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domenica 12 agosto 2018

Uova di quaglia e Cipolla d'Egitto caramellata con legumi e verdure



Nel caso vi trovaste a pronunciare "Ma che cipolla e cipolla d'Egitto!!", sappiate che non state dicendo una cosa cosi' per dire ma una verità!!
Si, perchè la cipolla d'Egitto esiste per davvero.

E' una piccola cipolla, ricca di vitamine e carotene, dissetante, nutriente, gustosa e digeribile, che di egiziano ha solo il nome, ma è ligure da oltre 500 anni.
La cipolla egiziana è stata reintrodotta negli ultimi decenni nell’estremo ponente ligure grazie alla passione e tenacia di alcuni agricoltori.Tanto piccolo quanto resistente, pensate che i bulbi vengono coltivati addirittura in Alaska, con temperature che si aggirano sui  -50 ° centrigradi!
Il suo nome “egiziana” non corrisponde assolutamente alle sue origini, ed è conosciuta in tutto il mondo come cipolla canadese, siberiana, altajana e ligure.
E’ una pianta xerofita, non necessita quindi di molta acqua. I piccoli bulbi ( grandi all’incirca come una moneta da 5 centesimi!), una volta piantati nel terreno ad almeno 50 cm di distanza l’uno dall’altro, non produrrà semi, ma germoglierà, dando origine a “propaguli” che potranno essere consumati o piantati a loro volta! Da qui, anche il nome di cipolla eterna.
Una delle sue particolarità è che può raggiungere anche l’altezza oltre un metro, e per questo viene chiamata anche cipolla albero, producendo un consistente numero di cipolle aeree nel corso degli anni.
Viene chiamata anche cipolla che cammina, questo perché essendo alta, il peso dello stelo e dei bulbilli la fa piegare su ste stessa arrivando anche a toccare il terreno. I bilbillo che toccano terra iniziano a radicare e a dare origine a nuove piantine.
La cipolla egiziana ha ben tre tipi di raccolto : i bulbi che sono stati piantati nel terreno, le foglie verdi che nascono dai bulbi piantati ed infine i bulbi aerei, che sarebbero poi “i frutti” che nascono dalle foglie!

Per questa ricetta, avendo a disposizione solo 5 piccoli bulbi, uno è stato "sacrificato" e interrato ho dovuto per forza fare una piccola monoporzione

Ingredienti
50 g di fagiolini verdi (cornetti), ceci, fagioli cannellini, carota. pomodorini ciliegia, Cipolla d'Egitto
basilico qualche foglia
3 uova di quaglia
zucchero q.b.
olio extra vergine d'olova q.b.

Esecuzione
Mettete in ammollo i fagioli cannellini per una notte. Scolateli e risciaquateli sotto l'acqua corrente. Versateli in una pentola di acqua fredda con qualche foglia di alloro e fate bollire per un'ora circa o fino a quando saranno teneri. Scolateli e metteteli da parte.
Usate lo stesso procedimento per i ceci.
Lavate i fagiolini verdi e metteteli a cuocere a vapore fino a quando saranno teneri. Tagliateli in due o tre parti (dipende dalla lunghezza)
Tagliate la carota a dadini e fatela cuocere a vapore.
Fate appassire brevemente la Cipolla d'Egitto con un filo di olio d'oliva e un cucchiaino di acqua e aggiungete un cucchiaino di zucchero e fatela caramellare.
Tagliate i pomodorini a cubetti.
Fate cuocere le uova di quaglia per 3/4 minuti, raffreddateli sotto l'acqua fredda e sgusciateli.
In una ciotola versate i legumi tagliati, conditeli con un filo di olio extravergine d0oliva
Su un piatto da portata appoggiate un coppapasta e inserite i legumi. Toglietelo. I legumi non staranno compattati ma si siederanno pero' in modo armonico. Appoggiate le uova e tutt'intorno i cubetti di pomodori e le cipolle caramellate. Qualche fogliolina di basilico.

“Questa ricetta partecipa al Contest MA CHE CIPOLLA D’EGITTO! 2018″









giovedì 26 aprile 2018

Risotto con finocchio, pera e Taleggio


Ecco qua, una ricetta con un ingrediente molto importante per la nostra alimentazione: il riso.
Una volta raccolto a mano dalle mondine, che con la schiena china e le gambe in ammollo nell'acqua, intonando canti per alleviare la fatica, si guadagnavano da vivere.
Molte notizie le trovate dettagliate nel blog Ricette e racconti di riso di  Valentina Masotti, ideatrice insieme ad Aifb, del contest "E tu come lo mantechi".
Poche e semplici "regole" per realizzare questo piatto.
Come riso ho utilizzato un Superfino Baldo, derivato dall'incrocio dell'Arborio, tipico del novarese, vercellese e pavese, che ha la caratteristica di assorbire bene i condimenti, e di ottenere un risotto cremoso e ben amalgamato.
Il finocchio perchè conferisce dolcezza e freschezza al risultato finale.
Il Taleggio DOP, che con la sua cremosità e gusto amalgama bene tutti gli ingredienti.

(Le zone di produzione di questo formaggio sono la Lombardia (nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia), il Piemonte (provincia di Novara), il Veneto (provincia di Treviso). La sua produzione nasce dall'esigenza degli abitanti della zona di conservare il latte prodotto in eccedenza. Inizialmente il formaggio così prodotto veniva chiamato “stracchino”, nome che per secoli in Lombardia ha contraddistinto, più che un determinato formaggio, in generale tutti i formaggi molli a forma quadrata. Il termine deriva dall'espressione dialettale "strach", che significa stanco, e si riferisce probabilmente alle condizioni delle mucche che giungevano in pianura dopo un lungo periodo estivo di permanenza in alpeggio.
Il nome Taleggio risale invece ai primi del Novecento, quando i casari della valle omonima sentirono la necessità di distinguere i loro formaggi da quelli provenienti da altre zone

E la pera?...per il detto "Al contadin non far sapere..." mi è venuto spontaneo aggiungerla sia nella fase finale della cottura, sia a cubetti come guarnizione.
E visto che "Il riso nasce nell'acqua e muore nel vino"....un bel e buon Barbera d'Asti DOCG ad accompagnare questo piatto.

Ingredienti per due persone
120 g riso Superfino Baldo
1/2 cipolla bianca
1 finocchio
1 pera
150 g di Taleggio DOP
Brodo qb
1 bicchiere vino rosso (io Barbera d'Asti DOCG)

per i cestini
Grana Padano qb

Esecuzione
Preparate i cestini di formaggio. In un padellino antiaderente mettete sul fondo la carta forno. Versate il Grana Padano grattugiato e livellate. Quando comincia a sciogliersi e imbiondire leggermente toglietelo e capovolgetelo su una tazza o stampini per dare la forma desiderata. Togliete delicatamente la carta e proseguite con lo stesso procedimento per gli altri cestini. (uno per commensale)
(io ho usato un padellino da 20 cm di diametro, ma sarebbe meglio leggermente piu' grande per poter dare una forma migliore ai cestini, che di solito mi riescono molto meglio rispetto a questi)

Tagliate finemente la cipolla e fatela appassire dolcemente con un goccio di olio extravergine d'oliva. Aggiungete il finocchio tagliato non molto finemente. (se volete che il finocchio rimanga piu "croccante", aggiungetelo qualche minuto prima della fine della cottura)
Aggiungete il riso e fatelo tostare per qualche minuto, mescolando sempre. Sfumate con il vino. Aggiungete il brodo caldo man mano che viene assorbito quello precedentemente aggiunto.
Cinque minuti prima della fine della cottura (all'incirca 15 minuti), aggiungete la pera tagliata a cubetti. A fine cottura, aggiungete il Taleggio e mescolate delicatamente.
Versate il risotto nei cestini preparati precedentemente decorando con qualche cubetto di pera cruda. (se avete la "barba" del finocchio. la parte verde in cima, per capirci. potete unirla al risotto o usarla come decorazione. I miei erano senza....)




con questa ricetta partecipo al contest

                                                     E tu come lo mantechi?

domenica 13 agosto 2017

Insalata di riso con Roquefort. pera. sedano, rucola e noci



Il blog langue da molto tempo, per i piu' disparati motivi. Non era mai capitato un periodo cosi'lungo!
Che cosa mi ha fatto decidere di ricominciare, anche se la parola ricominciare è una parola grossa?
Un "invito" da parte di un personaggio che mi è sempre risultato simpatico (e lo dico per davvero), Leonardo Romanelli, "toscanaccio" gastronomo, giornalista, sommelier, critico.... che un giorno, sulla pagina di fb ha pubblicato un post dove invitava blogger e non, a inviargli ricette di insalate di riso per un contest, cosi' mi sono detta "perchè no?".
Le origini di questo piatto le trovate descritte qui mentre i ricordi mi riportano alla mia infanzia e giovinezza. Quando il lunedi' di pasquetta, la zia Nice, che aveva una Posteria vicino ai Navigli, portava al picnic che si trascorreva tassativamente insieme ogni anno, ogni ben di dio: nervetti, insalata russa, insalata di riso, affettati, uova sode...il tutto consumato seduti per terra sui plaid a quadri o seduti su traballanti seggioline di tessuto appoggiati ad altrettanto traballanti tavolini, che per noi bambini erano "magici"....si aprivano a libro e ne uscivano quattro seggioline di una scomodità e sicurezza molto discutibili. Seguivano poi il caffè per i grandi, fatto con la caffettiera messa su un traballante, pure lui, fornelletto a gas....Bellissimi indelebili ricordi.
In tempi piu' vicini, l'insalata di riso, ha preso un po' le sembianze di un qualcosa "svuota frigo", un po' come per le torte salate o di pasta sfoglia, dove vanno a finire miseramente fondi di salumi, "culi" di formaggio, e altro ancora. Oppure ingredienti acquistati proprio per l'occasione, una miriade di colori e sapori, che ora, mi sembrano quasi "esagerati". Certo, il risultato è un piatto allegro, colorato, multisapore che fa festa....ma io, per la mia insalata, ho preferito utilizzare pochi ingredienti, quasi tono su tono, dai gusti contrastanti: il sapore deciso e pungente del Roquefort, che potete sostituire con un italianissimo Gorgonzola, il dolce delle pere, il fresco del sedano, il pizzicore della rucola e il croccante delle noci. Forse perchè ora sono in un periodo "minimal", serioso, riflessivo, non caciarone. Sul preludio della Manon Lescaut di Puccini, perchè cucino sempre con sottofondo  musicale, il risultato è quello che vedete nella fotografia....

Ingredienti
200 g riso
250 g Roquefort
    2 pere coscia
    3 gambe di sedano
rucola secondo i gusti
gherigli di noci secondo i gusti
olio extravergine di oliva q.b.
pepe

Esecuzione
Fate cuocere il riso per circa 15 minuti. Trascorso il tempo, scolatelo e raffreddatelo sotto l'acqua corrente per fermare la cottura. Versatelo in una zuppiera e conditelo con un filo di olio extra vergine di oliva. Aggiungete cubetti di Roquefort, la pera tagliata a dadini. la rucola tagliata sottile, i gherigli di noci e il sedano tagliato a rondellle al quale avrete tolto i filamenti.
Mescolate delicatamente e impiattate.




martedì 25 aprile 2017

Sartu' con pollo speziato, piselli, pecorino toscano e besciamella di farina di segale alle 12 erbe


Quando ho visto che Marina del blog Mademoiselle Marina aveva vinto la scorsa sfida Mtc, pensavo che ci proponesse un piatto serbo o comunque "straniero". Invece, no, o perlomeno, non esattamente. Tutte quante siamo messe alla prova e alle prese con il Sartu', ricetta tipica della Napoli del ‘700 nata durante il dominio dei Borboni nel regno delle due Sicilie. I cuochi francesi che erano a servizio delle case aristocfatiche, hanno deciso di "complicarci" un po' la vita. Eh si, perchè anche se la preparazione è di per sè semplice, è comunque un po' lunga e delicata, specialmente quando arriva il momento di scoperchiare lo stampo che racchiude il nostro capolavoro. Si snocciolano tutti i nomi dei santi del Paradiso, si incrociano le dita, si trattiene il fiato come quando si fa la radiografia e.......voilà. Da come "reagisce" il nostro composto compattato, si capisce subito se è riuscito o no....
Snobbato e definito “sciacquapanza”, povero e insapore, questi cuochi ci hanno dimostrato l'esatto contrario. Perchè la ricetta tradizionale originale del sartù prevede un ripieno di mozzarella o provola, uova sode, piselli freschi, parmigiano grattugiato e ovviamente le polpettine di carne macinata e pane raffermo senza dimenticare i fegatini.
Il riso da utilizzare è il Carnaroli, perchè ha una buona percentuale di amido amilosio che aiuta a mantenere la forma del chicco non sfaldandosi e di amido amilopectina che dà collosità e cremosità al riso e assorbe maggiormente i sapori che si inseriscono nel risotto.
In alternativa al riso carnaroli si può usare il vialone nano che assorbe maggiormente i sapori ma mantiene bene la forma. Se vi piace il rischio utilizzate l'arborio...

Se volete approfondire l'argomento leggete i consigli di Eleonora

Letto e riletto il regolamento, avevo pensato di non partecipare, sia per la mancanza di tempo sia per altri mila motivi che non mi dilungo a spiegare...ma poi, eccomi qua, al pelo! Con un banalissimo sartu', perchè man mano che passava il tempo e comunque pensavo a come poterlo realizzare, dalle fotografie delle altre partecipanti, le mie idee venivano accantonate, perchè monoporzione, nero, alla mantovana, bicolore ecc, le avevano già presentate...
Comunque sia , è stato divorato stasera per cena, quindi devo dire che è andata bene dai.
Un po' "alternativo" per via delle spezie che ho usato e l'azzardo della besciamella.
Lo scorso anno, nel supermercato di Gex, un delizioso paesino francese al confine con la Svizzera, ho fatto incetta di spezie varie. Certo, magari farà un po' strano, ma non ho saputo resistere.
Cosi metà del riso l'ho condita con una spezia chiamata Chorba, e il pollo l'ho aromatizzato con una spezia di nome Poulet (ovviamente apposta per il pollo...)
La besciamella invece l'ho preparata con farina bianca e farina di segale, per dare un gusto un po' piu' "rustico", leggermente smorzato e profumato dalle 12 erbe aromatiche che ho sul balcone, nella parete attrezzata che mi ha gentilmente costruito mio marito (dopo che gli avevo tolto fiato e pelle dicendogli che mi sarebbe piaciuta tanto tanto ma tanto. Una ne avevo chiesta. Due me ne ha fatte....)


E ora veniamo alla ricetta

Ingredienti
Per le polpette
500 g carne trita
100 g salamella mantovana
100 g mortadella
grana grattugiato, prezzemolo q.b.
1 spicchio di aglio
farina di segale
salvia e rosmarino q.b.

500 g Carnaroli
1/2 cipolla
brodo vegetale
70 g grana grattugiato
3 uova intere
5 cucchiai di Chorba

Per il ripieno
4 fette di petto di pollo
Spezie (io Poulet)
piselli
pecorino toscano

per la besciamella aromatizzata:
50 g di burro
25 g di farina bianca
25 g farina di segale
500 ml di latte
sale q.b
erbe aromatiche: issopo, dragoncello, timo variegato, timo limonoso, santolina, crescione d'acqua, basilico, cerfoglio, melissa, maggiorana, santoreggia.

Esecuzione
polpette (ne sono uscite 90) :
In una ciotola mettete le 2 varietà di carne macinata con il prezzemolo e l’aglio tritati.
Mescolate con le mani e aggiungete l'uovo il sale e il pepe e poi formate delle palline; passatele nella farina di segale e cuocetele in un largo tegame con olio extravergine d'oliva, salvia e rosmarino
Scolate dall'olio e lasciatele riposare su un piatto con della carta assorbente per asciugare l'olio in eccesso.
risotto;
In una casseruola mettete 1 filo d'olio extravergine e la cipolla tagliata finemente.
Aggiungete il riso e fate tostare qualche minuto.
Aggiugnete il brodo vegetale, 1 mestolo alla volta, e portate la cottura del riso a ¾ mescolando spesso.
Togliete il riso dal fuoco e fate raffreddare prima di inserire le uova e il parmigiano.
Mescolate bene per amalgamare perfettamente il riso con le uova.
Dividete in due parti. In una aggiungete la spezia Chorba

ripieno:
In una padella mettete 1 filo d'olio, aggiungete la carne di pollo tagiata a listarelle e fatela dorare in tutte le sue parti. Aggiungete le spezie, amalgamate e mettete da parte.

besciamella:
In una casseruola preparate il roux facendo sciogliere il burro e amalgamandolo con le farine.
Aggiungete il latte, il sale e mescolate bene, facendo addensare la besciamella fino a quando il composto sarà liscio. A fuoco spento aggiungete le erbe aromatiche spezzettate.

Assemblamento del sartù:
Imburrate bene lo stampo e ricopritelo di pan grattato.
Fate la base con il riso bianco, dell'altezza di 1 cm. Foderate anche le pareti, alternando il riso bianco e il riso speziato, secondo la vostra fantasia.
Adagiate le polpettine, il pollo, i piselli e il pecorino
Fate un' altro strato di riso sopra il ripieno alto 1 cm; versate il ripieno restante.
Coprite con il riso, spolverate con il pan grattato e aggiungete qualche fiocco di burro.
Infornate a 180 ° per 35-40 minuti in forno statico. Sarete certi della cottura quando vedrete che i bordi saranno ben dorati e si staccheranno dallo stampo;
Togliete dal forno, fate riposare 15-20 minuti e sformate il sartù sul piatto da portata






le erbe utilizzate:


con questa ricetta partecipo alla sfida n 65 di Mtc








lunedì 21 novembre 2016

Tiramisu' salato...in punta di piedi, di scalpello e arie...


Bene. Non avevo tempo per bissare. Ma siccome poi mi sono venute milamila idee...tanto valeva fare i salti mortali per riuscirci. Tutta colpa del tema della sfida per l' Mtc
La prima cosa che devo cercare di fare è quella di sintetizzare la mia ispirazione, perchè nella mia scorsa ricetta mi sono ...dilungata un tantino tanto! Arduissima impresa...
Anche perchè altrimenti faccio morire la povera Susy May del blog Coscina di Pollo, vincitrice della scorsa sfida sulle Tapas, che si deve leggere tutte le ricette delle partecipanti....
Che cosa mi ha ispirato questa volta, a tal punto da farmi bissare?
Il lato sensuale e sexy del tema, che ho ampiamente esposto qui ? Boh, forse si, ma in maniera diversa. Mi sono domandata " Che cosa è sensuale, che cosa ispira sensualità, che non sia procurata da uno sguardo, un abbraccio, una carezza, un bacio?" quindi non da una percezione sensoriale tattile ma da un altro fattore? Subito, e non so perchè, mi è venuto in mente il colore bianco, le statue del Canova, la Galleria grande della Reggia di Venaria, Roberto Bolle, Farinelli, e alcune arie delle opere verdiane e pucciniane.... intricato? Forse. Folle? Anche.

Ditemi voi se non sono sensuali queste meraviglie...


Quando durante un blogtour  organizzato per Aifb ci hanno portato anche a vedere la Gypsoteca del Canova a Possagno, ecco, li ho sperimentato personalmente cosa vuol dire essere colpiti dalla Sindrome di Stendhal. Appena sono entrata nel salone che raccoglie i gessi delle sue opere, ho sentito un brivido percorrere tutta la schiena, la pelle d'oca, ho aperto la bocca facendo uscire uno strozzato "Oddddioooo", spalancato gli occhi e mi sono pure messa a piangere per l'emozione! Mi sono dovuta sedere, perchè davvero ero cosi' scossa da tutto quel bianco, magnificenza di quello che si presentava davanti ai miei occhi, che mi girava persino la testa.
Queste statue cosi' immacolate, che sembravano reali, nei loro movimenti, sguardi, muscoli scolpiti in ogni particolare, i capelli, prima in gesso e "freddo" marmo poi, mi trasmettevano emozioni uniche. E quel viso con i "chiodini" neri? Sono i rèperi, l'unità di misura per il passaggio dalla struttura in gesso alla scultura finale in marmo. La sensualità negli abbracci, negli sguardi, nei corpi avvinghiati e intrecciati, nelle bocche socchiuse. La sensualità fatta arte. O forse il contrario?
La stessa cosa, l'ho provata recentemente, quando siamo stati a visitare la Reggia di Venaria, la Galleria grande....mi sono appoggiata a mio marito, mentre guardavo quel salone infinito.

Roberto Bolle...va bene , parliamone...posto che ho una figlia che stravede per lui, che quando ha saputo che il suo papi, lo incontrava tutti i giorni quando era in Scala a suonare i quel periodo, e che non ha mai scattato una foto con relativo autografo, "Son li a suonare, mica a fare foto" " Si, ma ti rendi conto che è Bolle? Andavi su nella sala prove o nel camerino e potevi dire e' per mia figlia!!", (il papà brutto ora tornava utile...ahaha). Ve lo immaginate mio marito che punta Bolle tra una prova d'orchestra e un suo plié?! ahaha
E sempre la figlia che ad una rappresentazione di Romeo e Giulietta , nel bel mezzo dello spettacolo, negli assolo e nei Pas de deux, esclama, nemmeno tanto a bassa voce "Ma ti rendi conto, guarda che cosce, guarda che sedere che ha, che fisico, che spreco pero' porca miseria. Ma guarda questo che sminchio che è (rivolto ad un altro ballerino della compagnia), mentre io guardo in tralce la mia vicina di poltrona, sperando che non abbia sentito e invece ha sentito benissimo e sorride, mentre io penso ehhh gli ormoni della gioventu'...e i miei...eh...si, lo confesso, anche alla mamma piace Bolle, ovvio, ha una perfezione tale ed una bravura mostruosa, chi non rimane conquistata dal suo fisico! Io trovo sensuale anche La danza dei cavalieri, nelle movenze di tutti i personaggi, forse perchè tutto è sottolineato anche dalla musica che scandisce il movimento dei corpi.
Qui, nella scena del balcone e poi qui, nella scena della camera da letto, dove lui si accorge che lei è "morta" e la prende tra le braccia cercando di farla rinvenire? Oltre che ad essere un momento straziante e di una bellezza senza pari, è di una sensualità indescrivibile.
Poi, a guardare il candore della crema di mascarpone ai formaggi, mi viene in mente il candore delle ballerine in tutu' nel Il lago dei cigni e sempre lui. Bolle anche nella La bella addormentata nel bosco (completo), o nel Pas de deux o nell' assolo.... sono senza speranza.


La danza, espressione dei corpi, dove nel piu' assoluto silenzio della voce, i ballerini devono trasmettere, mimare la tragicità del momento, l'amore, la gioia, la disperazione, la vita e la morte, accompagnate dalla musica che fa tutto il resto. Secondo me, la forma d'arte piu' completa e toccante nel panorama artistico.
E se vogliamo sconfinare nei balli di sala, come non citare Shall we dance? I corpi che fluttuano nei loro abiti lunghi ed eleganti, leggeri come aria, in un abbraccio cosi' sensuale, gambe che si intrecciano e si lanciano in figure ben precise o improvvisate. In fin dei conti, la parola "tango", prima persona dell' indicativo presente "tangere", toccare, vuol dire quindi "io tocco". E nel tango, il linguaggio dei corpi, che si lasciano trasportare anche dall'improvvisazione, urlano e trasudano sensualità ed erotismo.

E ora veniamo a Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, il piu' famoso castrato della storia della lirica, piu' conosciuto con il nome di Farinelli.  Il padre Salvatore, grande appassionato di musica fece studiare Riccardo, il maggiore, da compositore e Carlo da cantante. Fu il fratello Riccardo a volere per Carlo la castrazione, eseguita poco dopo la morte del padre, avvenuta nel 1717. La castrazione è un'operazione chirurgica che consente ai maschi di poter conservare la propria voce di soprano o contralto prima che lo sviluppo possa modificarla.
All'epoca era d'uso, se non proprio obbligatorio, per chi intendeva intraprendere la carriera di cantante, la pratica di scegliere un nome d'arte, che poteva esprimere o significare diverse cose e conferire all'artista una certa personalità e farlo distinguere da tutti gli altri. In pratica, era come un marchio di fabbrica che doveva dare immediatamente l'idea del personaggio ed aiutare a farlo ricordare e a metterlo in mostra.
Sull'origine del nome Farinelli, o Farinello, ci sono tre ipotesi, la prima che derivasse dalla professione del padre Salvatore, il quale però mai esercitò la professione di mugnaio, né commerciò mai in farina, grano o granaglie. Più nobile l'associazione con la famiglia Farinel, violinisti e compositori provenienti dalla Francia ed in Italia girovaghi per tendenza e necessità. I Farinel però non vissero mai nel napoletano, né ebbero in famiglia un parente cantore evirato.
Resta soltanto quella che è l'ipotesi più accreditata, l'associazione con la nota famiglia di avvocati Farina, uno dei quali lo protesse e probabilmente lo finanziò durante il periodo in cui studiava col Porpora. Mori' all'età di 77 anni, in solitudine e in malinconia, nella villa sontuosa che aveva fatto costruire apposta a Bologna, che è andata distrutta purtroppo.


Il bellissimo film, premiato con il Golden Globe e con una nomination agli Oscar fu interpretato da Stefano Dionisi, mentre nelle parti cantate, per riprodurre la particolare voce di un castrato, sono state registrate separatamente le voci di un soprano donna, Ewa Małas-Godlewska, e di un controtenore uomo, Derek Lee Ragin, poi mixate con mezzi digitali. In queste celebri arie, tutta la sua bravura e particolarità della voce, che faceva svenire alcune dame e anche uomini del pubblico che lo ascoltava, per l'emozione che suscitava : Lascia ch'io pianga e Ombra fedele anch'io,

E per concludere, la semplicità, innocenza e sensualità nelle parole, nelle dichiarazioni d'amore di alcuni dei protagonisti dell'opera lirica, mai sguaiati o fuori luogo, quasi "fuori tempo" e "ridicoli" se paragonati a quelli dei giorni nostri.

Il tenenete Pinkerton che nella Madama Butterfly canta alla neo sposa Cio Cio San : Bimba dagli occhi pieni di malia, ora sei tutta mia. Sei tutta vestita di giglio. Mi piace la treccia tua bruna fra candidi veli.......Vieni, vieni! Vien, sei mia!

Il pittore Mario Cavaradossi che in Tosca, ricordando gli attimi d'amore con la sua Floria Tosca: E lucevan le stelle, Ed olezzava la terra. Stridea l'uscio dell'orto e un passo sfiorava la rena. Entrava ella fragrante, Mi cadea fra la braccia. O dolci baci, o languide carezze, Mentr'io fremente le belle forme disciogliea dai veli! qui decisamente piu' spinta rispetto alla prima...

E le castissime parole di Rodolfo che ne La Boheme canta : O Mimì, tu più non torni. O giorni belli, Piccole mani, odorosi capelli, Collo di neve! Ah! Mimi,

Il mio viaggio cultural-gastronomico si conclude qui....un gustoso tiramisu' salato, con una crema di mascarpone ai formaggi dal bianco abbagliante, affiancato dal radicchio rosso, per omaggiare la terra veneta, gli amori impossibili tra Romeo e Giulietta, il rosso dell'amore, il candore delle opere canoviane, e la cipolla caramellata, per dare "quel certo non so che" a tutto quanto.


per i savoiardi salati

Ingredienti
70 g g di albumi a temperatura ambiente
45 g  g di tuorli a temperatura ambiente
70  g di farina 00 setacciata
5 g di sale
5 g di zucchero

per la crema di mascarpone
250 g di mascarpone
 80 g di caprino
 80 g di Parmigiano grattugiato

1 cipolla
4/5 foglie di radicchio di Treviso
semi di papavero q.b.
zucchero q.b.

per il brodo
cipolla, sedano, alloro, carota

Esecuzione
Preparate i savoiardi salati montando a neve fermissima gli albumi aggiungendo lo zucchero e il sale (circa 10-15 minuti con le fruste elettriche).

In un piatto sbattete i tuorli con una forchetta, poi uniteli agli albumi delicatamente con una spatola in modo tale da non smontarli.
Aggiungete metà della farina e incorporate delicatamente al composto, poi unite l’altra metà e procedete allo stesso modo.
Mettete il composto in un sac-à-poche con bocchetta liscia del diametro di 1 cm circa e preparate 2 teglie coperte di carta forno, stendete il composto in strisce di 5-6 cm ciascuna.
Spolverizzate leggermente con dello zucchero e mettete in forno preriscaldato a 200° per circa 5-6 minuti.
Trascorso questo tempo, i vostri savoiardi saranno cotti e avranno formato una leggera crosticina croccante. Estraete dal forno i vostri biscotti e fate raffreddare.

(io ho avuto un "incidente di percorso"....piu' che a savoiardi, la prima infornata assomigliava a lingue di gatto....siccome non ero assolutamente soddisfatta, li ho rifatti e la seconda volta sono riusciti decisamente meglio, anche se il risultato puo' essere migliorato)


Preparate il brodo di verdure e lasciate raffreddare

Mescolate il mascarpone con i formaggi fino ad ottenere una crema morbida. Se dovesse risultare troppo compatta aggiungete un cucchiaio di latte.

Tagliate sottilmente la cipolla, fatela imbiondire in un tegame con un goccio di olio extravergine d'oliva e aggiungete alla fine un paio di cucchiai di zucchero e fate caramellare.
Tagliate sottilmente anche il radicchio e fatelo appassire in una padella per pochissimi minuti, con un goccio di olio extravergine d'oliva

In una coppetta, fate un primo strato con i savoiardi leggermente imbibiti nel brodo di verdure, crema ai formaggi, un pizzico di semi di papavero, la cipolla caramellata, savoiardi, crema ai formaggi, semi di papavero, radicchio e cosi' via fino al bordo della coppetta. Terminate con un pizzico di semi di papavero.... ma non vi sembrano i rèperi?......







con questa ricetta partecipo alla sfida n. 61 di Mtc








martedì 15 novembre 2016

Il tiramisu' e I ponti di Madison County


 Appena vista la ricetta per la sfida n. 61 di Mtc, proposta dalla vincitrice Susy May del blog Coscina di Pollo, uaooooo....ma non puo' essere cosi' semplice, mi sono detta!Infatti poi, leggendo bene il regolamento, una serie di "te possino" mi sa che l'hanno raggiunta nell'immediato.
Se per alcune sfide precedenti, ho inizialmente avuto un vuoto creativo, per questa c'era un baratro! Si, perchè la ricetta è il Tiramisu', il che, direte voi, cosa vuoi che sia. Certo, niente di che, se non fosse che non deve essere un "semplice" tiramisu', ma che sia "sexy" "sensuale", ispirato/dedicato ad una icona sexy del cinema, ad una scena, momento ecc. ecc.
Ecco, qui il baratro. Ho "sfogliato" mentalmente i nomi e visi di attori e attrici famose, personaggi di fumetti, che potessero ispirarmi il tema. Qualcuno degno di nota. Niente. Ho forse terminato gli ormoni? Ho già raggiunto la pace dei sensi? Cosa è sexy e cosa no? Come interpretare un morbido tiramisu' senza scadere nel volgare o fraintendimenti? La parola sexy non è uguale per tutti. Sexy puo' essere un gesto, uno sguardo, il tono della voce....
Ma lo specchio mi rimanda una figura dove alcune parti del corpo sono inesorabilmente e inevitabilmente richiamate dalla forza di gravità....e insomma, non è che mi garba tanto stà roba, ma tant'è....ma io poi...sono mai stata sexy? Forse, ma dico forse, una volta, ormai "grande", 25enne, quando per una trasmissione che dovevamo fare per Canale 5, la sarta mi telefono' a casa per sapere all'incirca le misure per confezionare l'abito e io ho bisbigliato, vergognandomi come una ladra 90-60-90 "Come scusi? non ho sentito!" " NOVANTA-SESSANTA-NOVANTA". " Ahhhh complimenti signorina, ma lo sa che ha le misure perfette?". Ecco, forse ho raggiunto il lato sexy con quell'abito di scena, grigio perla, dallo spacco inguinale, scollo troppo scollo, tacco 12
Certo, per una che va a dormire con un imbarazzante pigiama felpato con su gli orsacchiotti, come se abitasse in Lapponia, che si avvicina di piu' alla Bridget Jones imbranata, ma cosi' genuina e simpatica e sexy a modo suo (pero' non ho i suoi mutandoni nè), che non alla Jessica Rabbit...
tenuta imbarazzante come la maglia con su la renna del bellissimo Colin Firth....

Poi, succede il "miracolo". Mentre ero nella sala d'aspetto dell'ospedale, in attesa di una visita, luogo che ispira sicuramente scene sexy e ricette...ecco che mi sono incominciati a ballare per la testa, possibili candidati, degni di entrare di tutto diritto nella sfida piu' "sessssssi" dell'Mtc.
Da che non avevo nemmeno un nome, eccone qua una serie che mi piaaacciono e che mi intrigano assai. Non ci sono tutti e nemmeno sono in ordine di "apparizione", perchè mi sarebbe costato un ulteriore spremimento di meningi stilare una classifica dettagliata. Sono loro, punto e basta. Un elenco magari discutibile, ma ovvio che ognuno ha i suoi gusti. Certo, Jonny Dep in Edward mani di forbice, dirà qualcuna....ma è cosi' intrigante! E alcuni come sono nel presente, non giovinotti aitanti e di primo pelo, "bambolottoni"  tartarugati e depilati come se fossero lombrichi, che se la tirano come non mai e che mi fanno parecchio senso, piuttosto che intrigarmi. Comunque, già era un inizio inquadrare le mie "icone sexy" del cinema, e poi decidere come svolgere il tema....piu' facile a dirsi che a farsi pero'. Sicuramente esistono anche le icone sexy al femminile, ma abbiate pietà, ho già preteso troppo dal mio unico neurone....
Ora tra questi, scegliere colui che sarebbe diventato il protagonista del tema...era il passo successivo.


Ve ne racconto una cosi' tiro il fiato....cinque anni fa, Alice, la mia amica del cuore, organizzo' una festa a sorpresa per il compleanno del marito, mio amico prima di lei, invitando gli amici della nostra compagnia, tra i quali c'era anche il mio ex. Ovvio che prima mi chiese se ci fossero problemi, visto che avrebbe invitato anche mio marito.
Rassicurata dall'esito positivo della risposta, organizzo' la festa, riuscitissima, foto di rito, prima solo gli amici di vecchia data, poi gli amici con le rispettive mogli, mariti o compagne....ciao ciao, bella festa, vediamoci ancora, baci abbracci, mio marito che parla amichevolmente con il mio ex....
ci passiamo le foto, e Alice, nostra figlia, le guarda e... "ma chi é sto bellissimo qua?"... e io "Giulio, il mio ex moroso". Silenzio tombale. " E tu lo avresti lasciato per sposare papà????". La guardo con una faccia da ebete e lei continua a rincarare la dose...." Ma tu avresti lasciato questo figaccione per sposare papà cosi' brutto?"....ecco, carina proprio un sacco....bene, il figaccione che ho lasciato, dopo sette anni e mezzo di fidanzamento, assomiglia ad un attore qua sopra.....curiose? The winner is....anzi, was.... Jooooohn Travoltaaaaaa.....che ai tempi dei tempi assomigliava al Travolta dei tempi di Grease, ecco, per intenderci, senza il ciuffettone, ma proprio somigliante assai....e ora andiamo avanti va....che è meglio...e comunque il mio marito non è brutto ed è anche famoso in ambito concertistico. Ecco.

Ci siamo un attimo distratti nè! Bene, allora, prima mi viene in mente che tipo di tiramisu' preparare e poi far capolino man mano alcuni film che hanno "segnato" la mia vita, per le scene, i contenuti, le colonne sonore...

Il primo in assoluto Eyes wide shut, dove mistero, droga, sesso, rituali magici e inquietanti, accoppiamenti di ogni tipo, suspance, riempiono ogni minuto del film, senza lasciare un attimo di respiro. Dove niente è scontato, ma provocatorio. Non amo molto i due protagonisti, ma la vicenda, cosi' pazzescamente in bilico tra il reale e il surreale, ma è finzione o realtà alla fine ?, e le musiche che lo accompagnano sono pazzescamente coinvolgenti. Dal Waltz 2 from Jazz suite di Dmitrij Šostakovič, , Rex tremendae - Requiem di W. A Mozart , Nuages gris di F. Liszt ,  Musica ricercata No. II di György Ligeti,....

Poi Indovina chi viene a cena, sicuramente dai contenuti piu' casti, senza nessuna scena scabrosa o spinta, se non quella del bacio innocente che i due fidanzati si scambiano sul taxy, che li porterà a casa di lei, e dove annunceranno il fidanzamento, con reazioni, imbarazzi generali e disarmanti. perchè lei è bianca e lui è un nero, quindi viene affrontato un tema importante, quello dell' amore tra due persone di razza diversa, della paura delle chiacchiere della gente, la bigotteria, con attori fantastici, e quello che mi ha "conquistata", il bellissimo Sidney Poitier, Premi Oscar e Golden Globe e la "tenera" colonna sonora The glory of love di Frank de Vol

Il terzo Sul lago dorato, con due splendidi Henry Fonda e Katharine Hepburn, lui nell'ultimo film della sua lunga carriera, per il quale ha vinto il primo Oscar ed è stata l'unica volta che ha recitato insieme alla figlia Jane, e lei al suo quarto Oscar, primato rimasto ineguagliato. Film pluripremiato, Bellissima la colonna sonora On golden pond di Dave Grusin. La storia di questi due anziani coniugi che trascorrono la loro vecchiaia nel cottage chiamato appunto Golden Pond, nel nord del New England. Attimi di tenerezza, non quella prorompente, incontrollata, passionale degli adolescenti o degli amanti, che vediamo ad esempio in Unfaithful- l'amore infedele, per intenderci, ma una sensualità e sessualità piu' pacate ma non per questo meno sincere ed emozionanti. Vissute con un altro spirito, forse con la consapevolezza che ogni attimo è prezioso in modo diverso. Perchè anche da anziani si possono provare amore, emozioni, perchè dopo che i figli se ne sono andati, si riscopre la vera essenza delle proprie personalità, quella che si era magari accantonata per un po' in attesa che i figli crescessero, e ora che si è di nuovo soli, ecco che risale, non prorompente come da fidanzati, ma sempre bella e degna di essere vissuta. Il resto della vita da passare insieme magari non tutta sesso e improbabili posizioni, ma con altre sfacettature, perchè se alla base c'è del buono e roba di spessore, basta anche una sola delicata carezza e un bacio un po' tremante, a riscaldare il cuore, piu' delle posizioni del Kamasutra. (preciso che non siamo ancora allo stadio degli attori del film e che non utilizziamo il Kamasutra)

E poi veniamo al "protagonista" del tema, I ponti di Madison County diretto ed interpretato da Clint Eastwood con Meryl Streep, tratto dall'omonimo romanzo di Robert James Waller. Un film per il quale ho versato tante ma tante di quelle lacrime....
Ambientato nello stato dell'Iowa, narra della storia d'amore tra Francesca, una casalinga quarantacinquenne di origini italiane, e Robert, un fotografo cinquantaduenne. Momenti intensi sottolineati dai bellissimi brani I'll close my eyes Easy livingBlue gardeniaI see your face before meSoft windsBaby I'm yoursIt's a wonderful worldIt was almost like a songThis is alwaysFor all we knowDoes eyes. interpretate da fantastici musicisti in voga negli anni '50, o dalle voci "nere" penetranti al pari di Ella Fitzgerald e Billy Holiday che cantavano il blues, il jazz e i gospel.
La storia viene narrata attraverso i tre diari della donna ed alcuni altri significativi oggetti, lasciati in eredità ai suoi due figli, ai quali decide di raccontare il tradimento compiuto verso il loro padre, affinché la possano conoscere e comprendere intimamente. Francesca e Robert si conoscono in un momento in cui la famiglia di lei è fuori città per alcuni giorni, e tra i due si crea subito una forte alchimia: dopo il primo giorno trascorso insieme, sembra quasi che non riescano a separarsi. Nascerà presto un rapporto intensissimo che durerà però solo quattro giorni. Il quarto giorno Robert le chiede di lasciare tutto ed andare via con lui. Sensualissima la scena nella vasca da bagno e in tutti gli intensi momenti d'amore.
Ma posta davanti alla scelta di lasciare la famiglia, la vita monotona e scontata, per rifarsi una vita con un uomo che per la prima volta aveva riportato alla luce una forte sensualità, decide di stare con la famiglia, rinunciando all'amore della sua vita.
Straziante quella infinita, che lascia col fiato sospeso fino alla fine, di quando lei in macchina, sta per aprire la maniglia della porta per raggiungere Robert sotto un diluvio pazzesco e...... ( e Alice. nostra figlia, che mentre io piango come se non ci fosse un domani, urla "Ma noooooo, ma allora sei proprio pirla!!!")....
Solo dopo la morte del marito Richard, ormai anziana, Francesca decide di ricontattare Robert, ma scoprirà che è deceduto: le perverrà uno scatolone con molti ricordi che Robert ha lasciato per lei unitamente ad un libro di fotografie intitolato "Four Days - Remembering", a perenne memoria della loro meravigliosa quanto breve storia d'amore. Francesca si commuove, il loro sentimento è sempre stato vivo, anche nella lontananza forzata. Qui la scena che ti strappa il cuore....
I figli di lei, che inizialmente rimangono scioccati nell'apprendere la vicenda, della quale non nutrivano il minimo sospetto, dopo aver letto tutta la storia nei diari della madre, riusciranno a comprendere la dolorosissima scelta che Francesca ha compiuto e non oseranno biasimarla per il tradimento nei confronti del marito e loro padre Richard. Riusciranno a rispettare le ultime volontà di Francesca che ha disposto infatti di essere cremata e chiede che le sue ceneri vengano gettate dal ponte su cui è iniziata la sua storia d'amore con Robert (e dal quale si apprende che anche lui abbia chiesto ed ottenuto che fossero disperse le proprie ceneri). Il film si chiude sulla scena dei figli che si recano nel luogo dove sono state scattate le prime foto di Robert a Francesca, e, serenamente, disperdono le ceneri della madre......e io che singhiozzo in maniera imbarazzante.....

Ecco, cosi' ho inteso la mia ricetta. Non un "banale" e "solito" tiramisu', ma un dolce voluttuoso, sensuale, con la sorpresa della croccante frutta secca e il sensuale marron glacè, si, perchè a me il marron glacè ispira sensualità, va bene? al primo morso. Come le sorprese che accompagnano la nostra vita. Che a volte procede "banale" "semplice", senza colpi di scena, e tu ti aspetti che sia cosi', perchè ti sta bene cosi e non vuoi avere menate o colpi di scena, la vivi la vita, la assecondi, la affronti.  Ma ecco che arrivano "le sorprese" che possono essere piacevoli o spiacevoli. assurde, paradossali, ironiche, profonde, strazianti, decisive, intense, impreviste, vissute....

Nel primo film, sicuramente la provocazione, il tradimento nemmeno celato, che irrompe nella quotidianità, nel secondo, l'annuncio che ha colto di sorpresa i genitori, per quel fidanzamento inaspettato, osteggiato ma poi appoggiato, nel terzo, un nuovo modo di intendere la sensualità e l'amore di questi due anziani coniugi, e in ultimo, quella piu' intensa, straziante, vissuta, che ha portato un alito di trasgressione nella banalità e quotidianità della vita della protagonista.

Perchè tutti, forse, piu' o meno inconsciamente, con il corpo o con la mente, siamo stati su uno di quei ponti, chiusi volutamente, per celare agli occhi di tutti una intensa storia d'amore nascente.
Un bicchiere diverso per ogni "ponte". Perchè non ne esiste uno uguale all'altro. Perchè ognuno vive il suo ponte a modo suo.
Perchè che si voglia o no, se Forrest diceva "La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita", Francesca dice che "Noi siamo le nostre scelte".

Ingredienti
250 g di mascarpone
2 uova
2 cucchiai di zucchero
200 g savoiardi
4 tazzine di caffè amaro
cacao amaro q.b.
nocciole, noci, mandorle. marron glacè

Esecuzione
Tritate grossolanamente a coltello, la frutta secca e i marron glacè.
Dividete il tuorlo dall'albume, metteteli in due ciotole separate.
Aggiungere lo zucchero ai tuorli e mescolarli bene anche con l'aiuto di fruste elettriche.
Unite il mascarpone e mescolate ancora fino ad ottenere un composto liscio e denso.
Montate i bianchi a neve ferma e poi incorporateli alla crema di  mascarpone.
Inzuppate i savoiardi uno alla volta e sistemateli nei bicchieri (o altro contenitore), versateci sopra la crema di mascarpone, frutta secca e marron glacè, e proseguite facendo uno strato dopo l'altro fino ad esaurimento degli ingredienti.





con questa ricetta partecipo alla sfida n. 61


lunedì 10 ottobre 2016

Trittico di Puccini a tavola



Passato il primo momento di "eh si, e poi.... cosa faccio??!!", ecco la mia proposta per la sfida n. 60 per Mtc. Come sempre, la vincitrice della sfida precedente, propone una ricetta, con regole e procedimenti ben precisi. Come sempre, ci si mette alla prova, si impara, si consolida quello che si sa, con un numero di ricette a discrezione delle partecipanti (ma sempre seguendo comunque il regolamento).
Questa volta, la vincitrice della scorsa sfida, la Mai, catalana verace, del blog Il colore della curcuma è stata davvero “perfida”. Si, perché la sfida verte su un piatto tipico del suo paese, e fin qui niente di “strano”. Ma non si é accontentata di proporci una sola ricetta da ripetere, ma di un tris, in un unico post, con un filo conduttore che le unisce, con delle regole ben precise.
Si tratta delle Tapas, declinate in tre versioni: Tapa, Pincho e Montadito.

E io, che di solito mi scateno, la sfida delle insalate, dei pici o altre sono state memorabili, ora, che devo da regolamento proporne tre….il vuoto assoluto e nessuna idea.
Alla fine, stimolato, scatenato e riattivato l'unico neurone, mi sono arrivate una serie infinita di idee, a raffica, tanto che ho avuto difficoltà nello scegliere un "tris" a discapito di un altro. Perchè tutti avevano un filo conduttore speciale che mi intrigava e piaceva.
Ho pensato e ripensato, disegnato, scritto come dovevano essere, perchè con la memoria di Dori che mi ritrovo, stilato la lista della spesa….e alla fine ecco qua. La mia proposta “musical-culinaria”, scelta tra tanti personaggi, arie, trame, finali piu' o meno cruenti, lacrime e sorrisi, applausi…..

Ho scelto il Trittico, prima di tutto perché già la parola trittico, cioè tre, mi sembrava la piu' adatta a reggere la sfida, senza bisogno di arzigogolate motivazioni
Il Trittico è composto da tre opere, Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi, che sono state musicate da Giacomo Puccini, ognuna in un unico atto, che pur non avendo un filo conduttore l'una con l'altra, erano state composte per essere rappresentate come un insieme.
Puccini, in queste tre opere, voleva riprendere ognuna delle tre cantiche della Divina Commedia. Cosa che non ha fatto, in quanto solo nell'ultima, Gianni Schicchi, fa riferimento al XXX Canto dell'Inferno, dove il protagonista è dannato perché “falsatore di persone”.
Raramente é successo che fossero rappresentate insieme, ma possiamo ricordare la versione trasmessa in televisione nel 2008, del Teatro alla Scala, diretta da Riccardo Chailly, con la regia di Luca Ronconi

Qui l'esecuzione dell'Orchestra della Fondazione Arturo Toscanini, nel teatro Comunale di Modena, giusto per avere un idea di quali capolavori ci ha lasciato il musicista lucchese.

Vediamo brevemente le caratteristiche di queste opere:

Il tabarro, è un'opera di carattere verista, cupa, scura, piena di violenza. Ambientata nei bassifondi di Parigi nel 1910, sulle rive della Senna, tra scaricatori e donne del popolo.
Su una chiatta, vivono il vecchio Michele, sposato con la giovane Giorgetta, dalla quale ha avuto un figlio. Il rapporto è spento, Michele pensa che la moglie lo tradisca, e ripensa con nostalgia ai tempi felici, quando accoglieva entrambi sotto il suo tabarro. In effetti la moglie è innamorata del giovane Luigi, uno scaricatore, che incontra segretamente non appena il marito si addormenta, al segnale della luce di un fiammifero. Michele vuole andare a fondo della faccenda e medita vendetta. Accende cosi' la pipa, inconsapevole che, facendo un leggero bagliore, viene scambiato come messaggio da Luca, che si precipita sulla chiatta. Qui non trova l'amante ma il marito, che lo costringe a confessare il suo amore per la moglie e lo soffoca. Avvolge il corpo esanime nel suo tabarro. Giorgetta, spinta da un presentimento, sale in coperta dove vede il marito, che apre il tabarro, lasciando scoperto il corpo del giovane amante.

Suor Angelica, è tra le poche opere interpretata solo da personaggi femminili. E' l'opera preferita di Puccinii, che aveva una sorella di nome Iginia che era entrata tra le Monache agostiniane della frazione di Vicopelago di Lucca alle quali il maestro fece ascoltare l'opera al pianoforte.
L'azione si svolge verso la fine del XVII secolo, tra le mura di un monastero nei dintorni di Siena, dove Angelica, di famiglia aristocratica, ha preso i voti da sette anni, per scontare un peccato d'amore, dal quale è nato un bambino, allontanato subito dopo la nascita. Un giorno viene chiamata a colloquio con la vecchia, algida e distante zia principessa, che le chiede di firmare un atto con il quale lascia tutto il suo patrimonio familiare alla sorella Anna Viola, che deve andare in sposa. Angelica chiede con insistenza notizie del suo bambino, che non ha mai dimenticato. La zia, con inaudita freddezza, confida che è morto due anni per una grave malattia. Straziata da questa notizia, cade a terra in un pianto inconsolabile e consegna alla zia l'atto firmato. Di notte, non vista, si reca nell'orto del monastero, raccoglie alcune erbe velenose e con esse prepara una bevanda mortale, per poter raggiungere il suo bambino. Conscia, ormai troppo tardi, di aver commesso un peccato mortale, chiede perdono alla Vergine chiedendole un segno di grazia. La Madonna appare sulla soglia della chiesetta e, con gesto materno, sospinge il bambino fra le braccia della madre morente.

Gianni Schicchi, si ispira ad una vicenda accaduta realmente, e, come dicevo prima, l'episodio viene riportato nel XXX Canto dell'Inferno, dove il protagonista è dannato perché “falsatore di persone”.
E' sicuramente l'opera piu' famosa per via della bellissima aria O mio babbino caro, qui cantata dalla grandissima Maria Callas.
Si svolge a Firenze, nel 1299 ed è una farsa piena di avidità e connivenze. Buoso Donati è appena spirato e attorno al letto d morte i suoi parenti sono assorti in preghiera. Si dice che abbia destinato i suoi beni in beneficenza e questi sospetti vengono confermati con grande disappunto dei parenti, che pregano Gianni Schicchi, padre di Lauretta, innamorata di Rinuccio, figlio di Buoso, a escogitare un piano per cambiare l'eredità.
Contraffacendo la voce del defunto, e sdraiatosi nel suo letto, detta un nuovo testamento e con malizia e scaltrezza, destina a sé la casa di Firenze, la mula e i mulini.
Ovviamente, i parenti non possono protestare, altrimenti svelerebbero la truffa. Vengono scacciati da casa, e mentre i due giovani innamorati amoreggiano felici, il protagonista, rivolgendosi al pubblico, invoca l'attenuante di avere agito nell'interesse dei due giovani e del loro amore.

Unico musicista, opere in un unico atto, ecco il punto "d'unione", e tre capolavori assoluti dell'opera lirica.

Il mio trittico culinario l'ho cosi' interpretato:

Pincho: Crespella nera per simulare il tabarro sotto il quale troviamo cipolla stufata e flambata con Cognac e dadini di formaggio Brie (la cipolla, intesa come elemento fondamentale della Soupe d'oignon, il formaggio francese e il Cognac, visto che la vicenda si svolge a Parigi)

Tapa: porzione di catalogna saltata in padella, insaporita da acciughe, mandorle tostate, ceci, peperoncino, zucca, speck (la catalogna per rappresentare l'erba velenosa che ha ucciso Suor Angelica, arricchita con altri ingredienti per colorare e insaporire, perchè solo l"erba velenosa" mi sembrava un po' tristina...)

Montadito: Come il “falsatore di persone”, al posto del pane, della baguette solita, ho utilizzato come base, la Puccia secca, acquistata dal marito a Cortina d'Ampezzo. Un “pane falso” quindi, nel senso che non è tra i pani morbidi, ma pur di pane secco si tratta alla fin fine, per rispecchiare la caratteristica del personaggio dantesco e pucciniano. Non condito con troppi elementi, che rischierebbero di mescolarsi tra di loro senza captarne le caratteristiche, ma solo due, diretti e semplici.

Come sempre, in corso d'opera, mi sono venute in mente milamila varianti riguardo a quello che stavo preparando, ma visto che ormai la spesa era stata fatta e il tempo, come al solito, era risicato, ho dovuto procedere come avevo deciso all'inizio.




Ingredienti

Pincho:
per la crespella (con questa dose ne sono uscite 5)
1 uovo
100 ml latte
100 g farina 00
1 cucchiaio di nero di seppia in polvere
10 g di burro
1 pizzico di sale

per il ripieno
1/2 cipolla
Brie
Cognac

Esecuzione
Sbattete l'uovo con il latte. Aggiungete a pioggia la farina nella quale avete aggiunto il pizzico di sale e il nero di seppia e alla fine il burro fuso.
Scaldate una padellina antiaderente e versate un mestolo di composto fino ad esaurimento.
Farcite la crespella, chiudetela a piacere infilzandola con uno stecchino

Tapa
Catalogna,
ceci
speck
zucca
peperoncino q.b.
1 spicchio di aglio

Esecuzione
Lavate e tagliate a listarelle la parte verde delle foglie e passatele in padella con uno spicchio di aglio.  Una volta appassite, aggiungete i ceci, lo speck tagliato a listarelle e passato in padella per renderlo croccante. Trasferite il tutto in un piattino, aggiungete qualche fettina di zucca passata in forno, per decorare e il peperoncino.

Montadito
Puccia secca
speck
formaggio Taragna

Esecuzione
Tagliate lo speck a listarelle e passateli in padella fino a renderli croccanti. Adagiare le fettine di formaggio tagliato a velo sulla puccia e adagiare le listarelle di speck croccanti.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 60




giovedì 22 settembre 2016

Gnocchi di patate




Vi ricordate la pubblicità in bianco e nero dove Ernesto Calindri, in mezzo al traffico caotico di una piazza, seduto ad un tavolino, sorseggiava un bicchierino di liquido scuro dicendo "Contro il logorio della vita moderna, bevete Cynar"?
Ecco, se dovesse girare quella pubblicità adesso, altro che bicchierino...la bottiglia a canna, e nemmeno quella basterebbe!
Dopo la pausa estiva, che piu' che pausa chiamerei quasi letargo, allontanamento per milamila impegni e motivi dai social, se non per sporadiche apparizioni che nemmeno la  Madonna, incomprensioni virtuali che ti fan pensare se continuare o sparire, che ti fan passare tutta la voglia di fare e disfare, scazzi e mazzi, colleghi che mal sopporto, diverbio con la capa, preparazione ad un concorso, problemi vari di salute con annesse visite, pensieri per la "bambina" in tourneè in tutta Italia, che vedo viva, vegeta e arrivata a destinazione dalle foto che pubblica sui social, cosi' tiro un sospiro di sollievo ma anche di rassegnazione /tristezza, e in ultimo, un lutto in famiglia, dopo una lunga, dolorosa e incurabile malattia....vorrei, non importa in che ordine, un bottiglione di Cynar, una bacchetta magica, o scendere da questo mondo che gira troppo vorticosamente con tutti i suoi accadimenti che non mi lasciano un attimo di tregua.

Quando ho visto che per la sfida n. 59 dell' Mtc Annarita del blog Il bosco di alici, vincitrice della sfida precedente, aveva lanciato come tema quella degli gnocchi, ero contenta, ma non ho gioito o tremato come al solito. Non perchè non lo meritasse, anzi, ma perchè con lo stato d'animo in corso, non c'è proprio niente che mi arrivi al cuore e mi faccia gioire.
Io, che gli gnocchi ho imparato a farli fin da piccola, quelli veri, come quelli che ha proprio proposto Annarita. Quelli che la mamma faceva anche se non era giovedi, che mentre lei non vedeva (ma vedeva benissimo e faceva finta di niente) io toglievo dalla fila, non facendo sempre in tempo a rimpiazzare il vuoto, e piu' avanti, quelli che uno rigavo e uno mangiavo...
Ho visto tutte e tre le proposte, tutte bellissime. Avrei voluto partecipare mettendomi alla prova con le altre due ricette, ma proprio non ce l'ho fatta.
Perchè in cucina, se non sei con l'animo sereno, tranquillo, consapevole, concentrato, spensierato, ma con pensieri, distratta, con la malinconia e stato d'animo non proprio esaltante, ti viene tutto una schifezza. Come se trasmettessi tutte le tue emozioni e sensazioni negative in quello che stai preparando.
Quindi sono andata sul liscio, con gli gnocchi che conoscevo già, quelli semplici, sperando che con il mio stato d'animo non mi venissero fuori una schifezza.
Patate e sugo preparato dalla mami, prodotti del suo orto Valtellinese
Anche il sugo è semplice. Non ho voluto stravolgere il gusto dello gnocco, con sughi ricchi e fantasiosi. Anche perchè non ne avevo nè tempo, nè fantasia nè voglia.
Perchè se lo gnocco è buono, è buono anche senza condimento.
Certo, queste sfide servono per mettersi alla prova, per migliorarsi, per imparare. E mi spiace di non aver dato il massimo come per tutte le precedenti. Ma questa volta va cosi...the show go must go on...e va avanti in questa maniera. Semplicemente. Col groppo in gola, Col morale sotto i piedi. Ma almeno ci sono.

Ingredienti
Patate  600g
 Farina 00 180 g
Sale q.b.

 Per il sugo
 Salsa di pomodoro

Esecuzione
Lavate le patate e mettetele intere e con la buccia a cuocere  in acqua fredda. Scegliete patate delle stesse dimensioni in modo da avere una cottura uniforme. Dopo circa 30/40 min (dipende dalla pezzatura) saranno pronte.
Scolatele e passatele allo schiacciapatate con la buccia, togliendola man mano che si schiacciano le successive, direttamente sul piano da lavoro. (si evita cosi' di ustionarsi le dita e si risparmia tempo)
Allargate le patate schiacciate con un tarocco in modo da far uscire tutto il vapore residuo. A questo punto aggiungete il sale e la farina poco per volta e iniziare a impastare. E’ bene impastare il meno possibile altrimenti gli gnocchi diventeranno duri. La farina dovrebbe essere il 25% - 30% rispetto alle patate ma come dicevo sopra può dipendere da molti fattori.

Meno farina richiedono le patate e meglio è, gli gnocchi saranno più morbidi.
Una volta formata una pagnotta tagliatene dei pezzi con i quali ricavare dei filoncini che allungherete con le mani, facendoli roteare sulla spianatoia fino allo spessore di circa 1.5 cm poi tagliateli in gnocchi di circa 2 cm. Passate ogni gnocco sui rebbi di una forchetta, o sull'apposita asse di legno esercitando una certa pressione farli scorrere dal basso verso l'alto per creare le righe che raccoglieranno meglio il sugo.
Non li infarinate troppo altrimenti risulteranno appiccicosi, eventualmente usate della farina di riso che in acqua si scioglie completamente.

Cuoceteli subito in acqua bollente salata pochi alla volta, appena risalgono in superficie sono pronti per essere conditi con il sugo.



con questa ricetta partecipo alla sfida



lunedì 13 giugno 2016

Pizza "marinara" in teglia




Come avevo già anticipato qui , visto che ormai ero sveglia, e che avevo aperto il panetto di lievito, e che sono una testona curiosa, e che mi piace la pizza, perchè la pizza fa sempre festa...ecco anche la seconda versione suggerita da Antonietta del blog La trappola golosa, vincitrice della sfida precedente sui Cheescake. Sono veramente contenta di aver sperimentato anche la versione "in teglia". Anche questa volta, la sfida/scuola Mtc mi ha proprio soddisfatta.
Se volete anche divertirvi un po', e scoprire "che pizza siete", guardate l' Infografica della Dani e il relativo Psico-test della neo-mamma Federica
Anche per questa versione, ho dimezzato le dosi, e il lievito di birra, non sarà stato proprio 1/2 g precisissimo, ma se volete realizzarne di piu' potete seguire le indicazioni qui.

Ingredienti
225 g farina
145 ml acqua
   6 g sale
1/2 g lievito
pomodorini, acciughe, capperi, aglio, peperoncino

Esecuzione
Setacciare la farina, trasferirla in ciotola, fare la fontana, aggiungere il lievito di birra sciolto in una tazzina di acqua prelevata dal totale, il resto dell’acqua e il sale sulla farina, verso il bordo della ciotola.
Iniziare a incorporare man mano la farina,  intridendola con le dita e poi una volta terminato ribaltare sul piano da lavoro e impastare per 10 minuti, piegando e ripiegando più volte, schiacciando l’impasto senza strapparlo.
Trasferire in una ciotola, coprire con pellicola e lasciar a temperatura ambiente per 1 ora. Trasferire poi  in frigo per 8/10 ore, ma volendo anche 15/18  ore (le farine forti ci permettono questi tempi) .
Togliere dal frigo e lasciar a temperatura ambiente per 2 ore e comunque fino a quando l’impasto risulti gonfio.
Ribaltare sul piano da lavoro, stendere con le mani, senza schiacciare, ma allargando l’impasto dal centro verso il bordo, infilare le mani sotto il disco di pasta fino a poggiarlo su metà avambracci e traferire in una teglia oliata. Lasciar lievitare altre 2 ore.


Riscaldare il forno, condire la pizza, infornare sul ripiano centrale e cuocere per 20 minuti. Controllare la cottura: se sotto si presenta bianca, abbassare il ripiano, viceversa sopra.

Questo è il risultato....non serve aggiungere nessuna spiegazione vero?!



con questa ricetta partecipo alla sfida n. 58 di Mtc


Pizza con verdure "al piatto" doppia cottura


Il bello e il brutto di avere un marito "famoso" q.b. (in ambito concertistico classico/operistico/jazz), non da servizi su tabloid, gossip, tg ecc, (anche se per certi eventi importantissimi, c'è finito pure nei tg o sulla carta) ma nell'ambiente musicale ha il suo nome e il suo prestigio, è quello che ogni tanto ti "sparisce" per periodi piu' o meno lunghi in luoghi piu' o meno lontani (tipo giugno dello scorso anno era in Australia, cosi per dire). Ed è quello che è capitato proprio in questo periodo.
Lo si sapeva già da gennaio, che a giugno sarebbe dovuto ritornare a suonare, perchè è "lui" che vogliono (ci sarà un perchè!!), e sembrava cosi' lontano questo mese! Invece è arrivato in un batter d'occhio.
Cosi' mi ritrovo sola e "disperata" per vari motivi....
Punto primo, perchè anche la "bambina" 23enne, musicista pure lei, ha il suo bel da fare (eh si, siamo una famiglia molto "armoniosa"), quindi...lacrimuccia...
Punto secondo, oltre ad essere un bravissimo "musico", è anche un bravissimo marito e un efficiente "casalingo", tuttofare (bricoman, amministratore, lavandaio, fotografo, archivista, pero' non stira, insomma Mr Dubtfire è un/una pivellino/ina in confronto!), quindi le faccende domestiche e non, questo mese toccano a me...ma prima che formuliate maligni pensieri nei miei confronti, tipo "che fortuna servita e riverita" ecc...mi aiuta tanto perchè per problemi vari, non sono piu' "pimpante ed efficiente" come una volta...quindi con i miei ritmi (sempre perchè qua siam tutti musicisti), aiuto pure io...
Punto terzo, è un bravissimo "cuoco" e buongustaio, come altri famosi musicisti tipo Rossini, Verdi e Puccini, soprattutto gli piacciono i lievitati, il pane, le pizze e le focacce, da mangiare e da preparare ovviamente...e che sfida c'è questo mese per l'Mtc?! La pizzzaaa, quella "vera vera verace napoletana secondo il disciplinare" che ci ha lanciato la vincitrice della scorsa sfida dei Cheesecake, l'Antonietta Golino del blog La trappola golosa...
A posto sono, mi son detta, quando ho letto e riletto il regolamento. Sono sola, la gatta per curiosità assaggia la pizza ma non posso contare sul suo aiuto, quindi devo già modificare le dosi. Sono massimo tre ricette, che peccato, con tre metodi differenti le avrei volute fare tutte e tre. L'impasto va fatto tassativamente a mano, e qui arriva il mio "problema", impastare per 20 minuti, una tragedia. Ho solo un fine settimana per poter realizzare la pizza, e per la serie buona la prima, deve essere davvero buona. In ultimo, ma non per importanza, anzi, chi mi fotografa mentre impasto e nei vari passaggi....

Detto questo, mi sono armata di coraggio, orologio per calcolare i giusti tempi, gli ingredienti, la macchina fotografica, il disegno di come volevo realizzare la pizza, si perchè ho la memoria di Dori, la pesciolina di Nemo....e alle 5 di sabato mattina, si, alle 5, mi sono alzata per fare la pizza. Non sono normale vero? Si, avete tutte le ragioni per pensarlo e dirlo. Me lo dico spesso anche io, quando mi ritrovo a fare i salti mortali per realizzare una cosa, da quella di vitale importanza a quella un po' piu' "futile", quando ho il tempo contro, ma se mi metto in testa di fare una cosa, mi tiro il collo pur di farcela. Anche se non sempre viene capita e apprezzata la cosa, non dai familiari o amici piu' stretti, ma a me importa sapere di avercela messa tutta per realizzarla.
E bella o non bella, la mia pizza a me mi piace un sacco, anche se a me mi non si dice.
Ho seguito quindi pedissequamente le indicazioni di Antonietta, e appena ritorna mio marito, la devo rifare (ma questa volta la faccio impastare a lui!) perchè cosi' buona non l'ho mai assaggiata. Si, me la canto e me la suono da sola perchè (musicista) sono veramente entusiasta del risultato!
L'unica "difficoltà", impastare appunto per 20 minuti, riuscire a scattare le foto con la mano sinistra (e il bottone della macchina a destra) per riprendere la mano destra che impasta, mentre roteo l'impasto (quello proprio non sono riuscita a scattarlo) e mentre strizzo i pomodori pelati, e misurare i grammi del lievito di birra, che magari è stato un po' di piu' di 1/2 g, ma voglio vedere voi! Certo, esiste il cavalletto, ma il tempo era preziosissimo per me, per stare li' a cercare come fare l'autoscatto ecc...Quindi....giurin giuretto che ho fatto tutto come Antonietta "comanda"!!
Anche questo mese la sfida è allietata e arricchita dalla bellissima Infografica della Dani con relativo "Psico-test" della neo-mamma Federica....quindi che volere di piu'....che pizza sia!
Perchè la pizza è festa, è consolazione, è il piatto che aggiusta tutto, che ispira, che soddisfa, appaga i palati piu' esigenti, è semplice o "porca", la pizzata è dei tempi della scuola, della serata con amici, del dopo concerto, del dopo qualsiasi evento, del compleanno, del mordi e fuggi, del primo approccio neutro.....perchè la pizza è la piu' bella invenzione che ci potesse essere e che tutti tentano di copiarci Perchè la pizza non è mai banale e scontata. La pizza è vera arte. Non ci si puo' improvvisare pizzaioli.
Ed è anche raro, trovare una pizza veramente degna di questo nome, perchè quando si dice che le pizzerie nascono come funghi...come loro, ci sono quelli buoni e quelli velenosi. Nel nostro girare ed esplorare possiamo dire di averle contate sulle dita della mano, le pizzerie degne di questo nome.
Forse per questo abbiamo cominciato a farle in casa. Sempre meglio e sempre con piu' attenzione.
E questa volta, grazie alla sfida lanciata da Antonietta, le nostre pizze avranno quella marcia in piu'.

Qui trovate le dosi che ha suggerito Antonietta. Io, per i motivi di cui sopra, ho dimezzato le dosi.
Anche se a dirla tutta, ormai che avevo aperto il panetto del lievito, ho provato anche l'altra versione. Per la serie, se non mi complico la vita non sono contenta....mi spiace di non avere fatto tris, soprattutto per la mancanza di tempo e poi chi si mangia tutte le pizze? Anche se a ridirla tutta, mi ispira un sacco anche quella col lievito madre....e chissà che magari all'ultimo mi si apre uno spiraglio di tempo...vedremo...

Ingredienti
225 g farina
125 ml acqua
    6 g sale
1/2 g lievito di birra
asparagi, peperoni, cipolla, pomodorini, melanzane, uovo

Esecuzione
Misurare l’acqua, versarla in una ciotola, prelevarne una piccola quantità in due tazzine differenti: in una sciogliere il sale, nell’altra il lievito di birra.
Versare il contenuto con il lievito di birra nella ciotola con l’acqua e iniziare ad aggiungere gradualmente e lentamente la farina setacciata a parte, incorporandola man mano all’acqua, poi finita la farina aggiungere il sale sciolto in acqua, continuare ad amalgamare  fino a raggiungere il “punto di pasta”. Il disciplinare dice che questa fase deve durare 10 minuti.
Ribaltare sul piano da lavoro e lavorare 20 minuti. Non sottovalutare questo tempo: è estremamente necessario per ottenere un impasto non appiccicoso, morbido ed elastico e una pizza soffice e asciutta.
Piegare e schiacciare ripetutamente, poi all’avvicinarsi dei 20 minuti l’impasto diventerà morbido e sempre più cedevole e infine avrà un aspetto setoso.
A questo punto riporlo in una ciotola di vetro o porcellana, coprire con pellicola e lasciar lievitare per 2 ore.
Riporlo su un telo non infarinato, perché essendo un impasto ben incordato, non si attaccherà durante la lievitazione, e lasciar quindi lievitare per altre 4/6 ore a una temperatura di 25°C (come previsto dal disciplinare).

Mentre l'impasto lievita, preparate le verdure: tagliate la melanzana a fette e fate spurgare l'acqua per un paio d'ore, mettendole in uno scolapasta alternandole con del sale grosso. Tagliate a listarelle il peperone e fatelo stufare in una padella. Lessate brevemente gli asparagi. Tagliate sottilmente la cipolla e conditela con un filo di olio extravergine d'oliva

Riscaldare il forno alla massima temperatura insieme alla teglia che servirà per la cottura, senza mai aprire lo sportello. Una volta che il panetto è lievitato stenderlo su un ripiano, stavolta va bene anche il legno, spolverato con farina di semola, senza usare il mattarello ma allargandolo con le mani, dal centro verso il bordo e poi, come fanno i pizzaioli veri, facendolo debordare roteandolo, in modo che avvenga un’estensione più delicata.







Ho applicato il secondo modo di cottura, forse migliore rispetto al primo, perché produce immediatamente il classico cornicione alto tipico della pizza napoletana.
Scaldare il forno come per l’altro procedimento e scaldare contemporaneamente una padella di pietra o ghisa o comunque dal fondo spesso sul fornello della cucina, fino  a vederla “fumare”. Trasferirci il disco di pizza senza condire e lasciar cuocere per 2 minuti. Nel frattempo estrarre lo stampo  dal forno, trasferirci la pizza, condirla velocemente e lasciar cuocere in forno, nella parte più alta per 4/5 minuti e comunque finchè non risulti bella dorata.

Questo è il risultato: un bordo croccante, e tutto il resto lievitato al punto giusto, alveolato, e anche il centro cotto alla perfezione, non molliccio e crudo, come mi è capitato di mangiare in alcune pizzerie.



con questa ricetta partecipo alla sfida n. 58 di Mtc

http://www.mtchallenge.it/2016/06/mtc-n-58-la-ricetta-della-sfida-e.html