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Visualizzazione post con etichetta piatto unico. Mostra tutti i post
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martedì 25 aprile 2017

Sartu' con pollo speziato, piselli, pecorino toscano e besciamella di farina di segale alle 12 erbe


Quando ho visto che Marina del blog Mademoiselle Marina aveva vinto la scorsa sfida Mtc, pensavo che ci proponesse un piatto serbo o comunque "straniero". Invece, no, o perlomeno, non esattamente. Tutte quante siamo messe alla prova e alle prese con il Sartu', ricetta tipica della Napoli del ‘700 nata durante il dominio dei Borboni nel regno delle due Sicilie. I cuochi francesi che erano a servizio delle case aristocfatiche, hanno deciso di "complicarci" un po' la vita. Eh si, perchè anche se la preparazione è di per sè semplice, è comunque un po' lunga e delicata, specialmente quando arriva il momento di scoperchiare lo stampo che racchiude il nostro capolavoro. Si snocciolano tutti i nomi dei santi del Paradiso, si incrociano le dita, si trattiene il fiato come quando si fa la radiografia e.......voilà. Da come "reagisce" il nostro composto compattato, si capisce subito se è riuscito o no....
Snobbato e definito “sciacquapanza”, povero e insapore, questi cuochi ci hanno dimostrato l'esatto contrario. Perchè la ricetta tradizionale originale del sartù prevede un ripieno di mozzarella o provola, uova sode, piselli freschi, parmigiano grattugiato e ovviamente le polpettine di carne macinata e pane raffermo senza dimenticare i fegatini.
Il riso da utilizzare è il Carnaroli, perchè ha una buona percentuale di amido amilosio che aiuta a mantenere la forma del chicco non sfaldandosi e di amido amilopectina che dà collosità e cremosità al riso e assorbe maggiormente i sapori che si inseriscono nel risotto.
In alternativa al riso carnaroli si può usare il vialone nano che assorbe maggiormente i sapori ma mantiene bene la forma. Se vi piace il rischio utilizzate l'arborio...

Se volete approfondire l'argomento leggete i consigli di Eleonora

Letto e riletto il regolamento, avevo pensato di non partecipare, sia per la mancanza di tempo sia per altri mila motivi che non mi dilungo a spiegare...ma poi, eccomi qua, al pelo! Con un banalissimo sartu', perchè man mano che passava il tempo e comunque pensavo a come poterlo realizzare, dalle fotografie delle altre partecipanti, le mie idee venivano accantonate, perchè monoporzione, nero, alla mantovana, bicolore ecc, le avevano già presentate...
Comunque sia , è stato divorato stasera per cena, quindi devo dire che è andata bene dai.
Un po' "alternativo" per via delle spezie che ho usato e l'azzardo della besciamella.
Lo scorso anno, nel supermercato di Gex, un delizioso paesino francese al confine con la Svizzera, ho fatto incetta di spezie varie. Certo, magari farà un po' strano, ma non ho saputo resistere.
Cosi metà del riso l'ho condita con una spezia chiamata Chorba, e il pollo l'ho aromatizzato con una spezia di nome Poulet (ovviamente apposta per il pollo...)
La besciamella invece l'ho preparata con farina bianca e farina di segale, per dare un gusto un po' piu' "rustico", leggermente smorzato e profumato dalle 12 erbe aromatiche che ho sul balcone, nella parete attrezzata che mi ha gentilmente costruito mio marito (dopo che gli avevo tolto fiato e pelle dicendogli che mi sarebbe piaciuta tanto tanto ma tanto. Una ne avevo chiesta. Due me ne ha fatte....)


E ora veniamo alla ricetta

Ingredienti
Per le polpette
500 g carne trita
100 g salamella mantovana
100 g mortadella
grana grattugiato, prezzemolo q.b.
1 spicchio di aglio
farina di segale
salvia e rosmarino q.b.

500 g Carnaroli
1/2 cipolla
brodo vegetale
70 g grana grattugiato
3 uova intere
5 cucchiai di Chorba

Per il ripieno
4 fette di petto di pollo
Spezie (io Poulet)
piselli
pecorino toscano

per la besciamella aromatizzata:
50 g di burro
25 g di farina bianca
25 g farina di segale
500 ml di latte
sale q.b
erbe aromatiche: issopo, dragoncello, timo variegato, timo limonoso, santolina, crescione d'acqua, basilico, cerfoglio, melissa, maggiorana, santoreggia.

Esecuzione
polpette (ne sono uscite 90) :
In una ciotola mettete le 2 varietà di carne macinata con il prezzemolo e l’aglio tritati.
Mescolate con le mani e aggiungete l'uovo il sale e il pepe e poi formate delle palline; passatele nella farina di segale e cuocetele in un largo tegame con olio extravergine d'oliva, salvia e rosmarino
Scolate dall'olio e lasciatele riposare su un piatto con della carta assorbente per asciugare l'olio in eccesso.
risotto;
In una casseruola mettete 1 filo d'olio extravergine e la cipolla tagliata finemente.
Aggiungete il riso e fate tostare qualche minuto.
Aggiugnete il brodo vegetale, 1 mestolo alla volta, e portate la cottura del riso a ¾ mescolando spesso.
Togliete il riso dal fuoco e fate raffreddare prima di inserire le uova e il parmigiano.
Mescolate bene per amalgamare perfettamente il riso con le uova.
Dividete in due parti. In una aggiungete la spezia Chorba

ripieno:
In una padella mettete 1 filo d'olio, aggiungete la carne di pollo tagiata a listarelle e fatela dorare in tutte le sue parti. Aggiungete le spezie, amalgamate e mettete da parte.

besciamella:
In una casseruola preparate il roux facendo sciogliere il burro e amalgamandolo con le farine.
Aggiungete il latte, il sale e mescolate bene, facendo addensare la besciamella fino a quando il composto sarà liscio. A fuoco spento aggiungete le erbe aromatiche spezzettate.

Assemblamento del sartù:
Imburrate bene lo stampo e ricopritelo di pan grattato.
Fate la base con il riso bianco, dell'altezza di 1 cm. Foderate anche le pareti, alternando il riso bianco e il riso speziato, secondo la vostra fantasia.
Adagiate le polpettine, il pollo, i piselli e il pecorino
Fate un' altro strato di riso sopra il ripieno alto 1 cm; versate il ripieno restante.
Coprite con il riso, spolverate con il pan grattato e aggiungete qualche fiocco di burro.
Infornate a 180 ° per 35-40 minuti in forno statico. Sarete certi della cottura quando vedrete che i bordi saranno ben dorati e si staccheranno dallo stampo;
Togliete dal forno, fate riposare 15-20 minuti e sformate il sartù sul piatto da portata






le erbe utilizzate:


con questa ricetta partecipo alla sfida n 65 di Mtc








lunedì 27 marzo 2017

La mia Torta di zucca e riso ligure per il Club del 27




Una nuova "avventura".  Non è una gara, non è una sfida, non è il numero totale dei partecipanti o iscritti, che sono molti molti di piu'. Ma che cos'è allora? Il Club del 27 "e’ un gruppo che nasce all’interno dell’ Mtc, ma aperto a chiunque voglia farne parte, con lo scopo principale di tornare a cucinare sul web come si faceva una volta: quando il cibo di internet non passava attraverso portali quotati in borsa, prezzemoline in tacco 12, foodblog che ormai sono dichiaratamente vetrine, eventi, lustrini, ricchi premi e cotillons. Ma quando si accendeva il pc con il solo scopo di condividere una ricetta che era riuscita bene, di capire perche’ qualcosa era andato storto, di invitare amici virtuali nelle stanze di una vita quotidiana in cui la cucina era, ancor prima che pretesto, fulcro, cardine, anima.....E ci piaceva cosi tanto che adesso torniamo alla riscossa, riorganizzandoci in un gruppo che mette di nuovo al centro quei contenuti e quello spirito. Lo si fa all’interno dell’MTC perche’ questa community ha sempre cercato di mantenere la sua identita’ (nello spirito della condivisione, nella gratuita’, nella liberta’ di chiunque vi partecipi) e perche’ l’altro obiettivo e’ quello di recuperare le ricette del Tema dei Mesi passati, per farle rivivere in questo clima. Sono talmente belle, talmente curate, talmente ben fatte- e a tal punto espressione di questa voglia di cucinare nuda e pura- che e’ un dolore, vederle travolte dal “panta rei” del web".....
queste sono le parole di Alessandra, che ci tiene simpaticamente e scherzosamente "a bada e in riga" qb, giusto perchè facendo, sbagliando, rifacendo con umiltà senza sentirsi chissà chi, si imparano sempre tante cose e si provano ricette che mai e poi mai avresti pensato di fare o perchè non le conoscevi o perchè ti ponevi dei limiti....

"E allora, ecco l’idea: perche’ non creare un club di appassionati di cucina, che si incontra tutti i giorni in uno spazio virtuale per cucinare il piatto che preferisce, nell’elenco di quelli indicati, come lo preferisce, discutendone con gli altri, condividendo successi e flop, dubbi e certezze, saperi collaudati e “dritte” fresche fresche- e che poi si da’ appuntamento il 27 di ogni mese, pubblicando i propri piatti?"

Ecco...detto...fatto...con la mia tessera n. 33, mi metto in gioco e via...se non fossi in perenne lotta con quella roba chiamata bilancia e se avessi avuto piu' tempo mi sarebbe piaciuto farne di piu' perchè sono tutte fantastiche, ma scegliendo quale fare mi sono accorta che avevo giust' appunto zucca e spinaci, insomma, come dire, erano già li...e cosi' ecco la mia torta. L'originale di Sabrina la trovate qui.

Ingredienti

Farina bianca 400 g
Riso vialone 100 g
Olio extravergine di oliva 130 g
Uova 4 più 1 albume
Zucca gialla 500 g
Maggiorana q.b.
Parmigiano grattugiato q.b.
Cipolla 1/2
Spinaci 180 g
Sale q.b.

Esecuzione
Pelate la zucca, togliete i semi e grattugiate con grattugia grande. Cospargete di sale (poco) e coprite per 20 minuti. Serve ad ammorbidire. Tritate la cipolla e saltate in padella con dell’olio.
Aggiungete gli spinaci mondati e ben asciutti, coprite con un coperchio e fate ammorbidire mescolando ogni tanto fino a cottura. Tritateli con un coltello appena raffreddati.
In una ciotola unite il trito di cipolla e spinaci, la zucca, il riso crudo, le quattro uova, una manciata di parmigiano e maggiorana tritata. Aggiustare di sale e aggiungere 30 g di olio, mescolare molto bene tutti gli ingredienti.

Con la farina, l’olio rimasto, un pizzico di sale e acqua tiepida fate una pasta, lavorandola bene.
Dividetela in quattro parti uguali.
Oliate una tortiera di 28 cm. (bassa, tipo crostata) prendete un pezzo di impasto e stendete per foderare il fondo della tortiera e fate debordare la pasta. Ungetela delicatamente con un pennello.
Fate altrettanto con un secondo pezzo di pasta, oliatela e posatela sul primo disco. Sistemate poi sopra tutto il composto preparato, livellandolo. Con la pasta restante fate altri due strati, oliateli e posateli sul ripieno.
Sbattete l’albume, unite una cucchiaiata d’olio e pennellate con esso la superficie della torta.
Mettete in forno moderato a 180°C e cuocete per un’ora. Durante la cottura gli strati di pasta in superficie tenderanno a rimanere staccati ed a formare delle decorative bolle di aria. Fatela raffreddare e mangiatela tiepida!


E’ squisita, sana e leggera!


N.B. Io ho fatto la metà della dose per il ripieno mentre per l’impasto non ho variato nulla. Pero' la prossima volta lo devo stendere piu' sottile, "riciclare" gli avanzi di pasta facendo dei grissini o altro e usare uno stampo meno alto.
Sbagliando si impara!!

e se volete trovare qualche spunto, le altre ricette le trovate qui !




domenica 19 marzo 2017

Terrina di verdure con formaggio splamabile in guscio di alga nori con verdure caramellate e zucca allo zenzero


Ogni mese, a turno, qualcuna di noi, si becca un sentito e corale "te possino" quando viene pubblicato il tema della sfida Mtc, Questo mese tocca a Giuliana Fabris del blog La gallina vintage. E da parte mia  molto sentito. Perchè non ho mai fatto una terrina, perchè di carne e pesce non mi andava, perchè sono (sarei) a dieta, perchè non avevo tempo, perchè ho fatto 15 giorni a casa dal lavoro per una bronchite coi fiocchi, quindi ero fiacca e debole, perchè il regolamento era ancora piu' "complicato" delle volte precedenti....ma poi ho preso "coraggio" e mi sono letta e riletta tutto quanto, con tutte le raccomandazioni, sul come e perchè e quante foto pubblicare pena la "squalifica". E ho cominciato a pensare a come e cosa fare. Non so per quale arcano motivo, mi sono venute in mente tre cose. tre desideri mai esauditi, che riguardano la mia infanzia/giovinezza.
Ho sempre desiderato il Cicciobello. Ma costava troppo e i miei non me lo hanno mai comperato. Pero' mia mamma lo ha regalato ad Alice quando aveva due anni. E quando ho visto questo bambolotto morbido, grande, sempre agognato, l'ho guardato, tenuto in braccio un attimo e morta li.
Poi è venuto il turno della Barbie. Guardavo tutte le location di questa bambola fortunata e ricca, la roulotte, la piscina ecc. A me non è arrivata ma a mia cugina, mia mamma l'ha regalata un Natale.
Non vi dico la mia delusione.
E infine, il cubo di Rubik. Ho sempre invidiato profondamente chi in quattro e quattr'otto riusciva a far combaciare tutti i colori. Io pero' ero brava al gioco del 15, anche li un minimo di destrezza ci voleva. Minima si. Ma che ci potevo fare? Quello avevo! E lo scorso anno, mio marito, mi ha fatto trovare il cubo agognato sulla tavola. La mia reazione è stata quella di una "pazza". "Il cuboooo. Il cubo di Rubik. Graaaazzzieee!!!", manco avessi ricevuto un diamante o una caccavella da cucina (che ogni tanto arriva e poi si lamenta che ho troppa roba....). Me lo sono "scombinato" perchè volevo poi rimettere a posto tutti i colori....ma ahimè invano, invanissimo....riuscivo da una parte ma non dall'altra, un nervoso! Cosi è rimasto a impolverarsi sul mobile, fino a quando un giorno, Alice è passata da casa e in quattro e quattr'otto me lo ha sistemato....sorvoliamo sui pensieri e parole che ho pensato e detto va!
Detto cio', alla fine di queste elucubrazioni mentali da ricovero obbligato e immediato, ho deciso come avrei fatto la terrina. Ho preso carta e colori e me la sono disegnata. "La mia terrina sarà come il cubo di Rubik"
Già, ho detto bene....sarà. Perchè tra il dire, il disegnare e il fare....ci sono una serie di incognite e variabili che....come potete vedere il risultato non è proprio "cubico". Ho passato piu' tempo a tagliare le verdure a quadrato che tutto il resto. E mentre assemblavo i colori, sembrava fosse tutto ok. Quando poi ho chiuso tutto con l'alga, mi sono detta "speriamo siano tutti allineati". Cosi è rimasta la "suspanssssss" fino al taglio. E quando ho visto l'interno, mi sono detta "si vabbè, nemmeno questo cubo è riuscito"....e allora vi presento la mia creazione che doveva chiamarsi Terrina Rubik ecc ecc ma che si è trasformata in una terrina tipo mosaico...e siccome non tutte le ciambelle riescono col buco...pazienza, era buona ma buona lo stesso, è questo che conta. Accompagnata dalle verdure che la compongono, caramellate, e dalla zucca caramellata e con lo zenzero.
Se c'è qualche ardimentoso precisino che vuole cimentarsi in una terrina alla Rubik....si faccia avanti. Le terrine di Giuliana le trovate qui, la mia qui di seguito, che piu' la guardo, piu' mi rivedo il cubo davanti agli occhi, piu' penso a come sarebbe dovuta essere e piu' mi diverto del mio risultato!

Ingredienti
1 kg di yogurt intero
1 cucchiaino di sale
verdure: peperone giallo, rosso, cornetti (fagiolini), scorzonera, 2 carote, zucca (io violina), zucchina
alga nori
zenzero qb (io in polvere)
4 fogli di colla di pesce

Esecuzione
Il giorno prima (io venerdî sera) preparate il "formaggio" spalmabile. Aggiungete un cucchiaino colmo di sale allo yogurt. Mescolate e versatelo in un fazzoletto a trama leggera, appoggiato in uno scolapasta. Chiudete i lembi del fazzoletto e strizzate leggermente. Vedrete che comincerà già a colare del liquido giallastro, Tenete chiuso il fazzoletto, appoggiate lo scolapasta su una ciotola o altro contenitore, facendo attenzione che il liquido di scolo non rimanga a contatto con il fazzoletto e mettete in frigorifero. Diciamo che sono sufficienti anche tre/quattro ore per ottenere un buon risultato. Piu' ore rimane, piu' rimane compatto.
(Sabato h 06.00!!) : Lavate e aprite i peperoni a metà, togliete i filamenti bianchi e i semi. Tagliate la zucca a metà, togliete i semi. Mettete queste verdure sulla leccarda e fate cuocere in forno fino a quando saranno cotti. Il tempo dipende dalla loro grandezza.
Togliete la pelle ai peperoni e la buccia alla zucca.
Fate cuocere in tegami separati le carote, la zucchina, la scorzonera, lasciando le carote e la zucchina leggermente "al dente".
Quando le verdure sono cotte, tagliatele per il lungo dando una forma quadrata.
Preparate la gelatina seguendo le indicazioni riportate sulla confezione, strizzatela e fatela sciogliere in un goccio di acqua. Aggiungetela al formaggio spalmabile e mescolate bene.
Rivestite uno stampo con la pellicola trasparente e adagiate i fogli di alga nori. Fate la base con il formaggio, adagiate tre tipi di verdure secondo i colori che preferite, fate uno strato di formaggio, adagiate ancora tre verdure, ancora formaggio e ancora tre verdure (ricordatevi di come è fatto il cubo...).
Chiudete la superficie con l'alga, inumidite le estremità e mettete in frigorifero tutta la notte.
 (Domenica): Fate caramellare le verdure con due cucchiai di zucchero.
Schiacciate un po' di polpa di zucca lasciando intero qualche pezzetto. Fatela caramellare e aggiungete alla fine due cucchiai di zenzero.
Togliete dallo stampo e impiattate

L'interno del "cubo scomposto"...
con questa ricetta partecipo alla sfida n. 64 di Mtc




domenica 12 febbraio 2017

Pollo fritto o Fried chicken per Mtc


Eccoci di nuovo in pista, o meglio ai fornelli, con la ricetta della sfida Mtc n. 63, che ci ha lanciato Silvia Zanetti, la vincitrice della volta scorsa sui Macarons: il Pollo fritto.
Una sfida goduriosa, se solo fosse capitata in altri momenti. Per la serie: momento apatico / languente culinario, momento, un po' troppo spalmato nel tempo, di problemini di salute, perenne lotta perennemente persa con la maledetta bilancia, che non si mangiano fritti in casa nostra se non solo durante le vacanze al mare all' Hotel Caruso, che non si mangia quasi piu' carne, che siamo rimasti in due quindi devo riproporzionare tutto quello che cucino o cucina mio marito...insomma, sono entrata un po' in "crisi".
Siccome il pollo, che già mangiamo raramente, non lo comperiamo al supermercato, ma direttamente dalla fornitrice di fiducia, che se chiedi un pollo piccolo ti guarda molto ma molto male, perchè da lei i polli sono cosi' punto e basta (dai 3,5 kg in su, e non sono pompati), ci siamo chiesti "Chi mangia tutto quel pollo?".
La soluzione piu' ovvia sarebbe stata quella di comperare solo due cosce al supermercato, ma....anche no grazie. Cosi' il pollone, è stato comperato dalla "sciüra dei polli", sezionato, porzionato seguendo le utilissime "istruzioni" di Daniela qui e utilizzato due cosce e un ala per questa ricetta, e il resto è stato omaggiato alla figlia, che era passata da casa per una visita lampo.
"Come al solito" mi sono messa come sottofondo un po' di buona musica, che ha spaziato dalla  Banda Musicale del Marines, a Porgy and Bess di Gershwing, da Candide di Bernstein alle Colonne sonore suonate dalla Chicago Synphony Orchestra e infine alla Musica Country..."Ma ce la facciamo a mangiare per le 3?", chiede mio marito, visto che mi stavo lasciando un po' prendere dalla musica...
Mentre friggevo, pensavo a quando siamo stati a Orlando in Florida, a Disney Word, con Alice che aveva 6 anni, e mentre noi bevevamo come cammelli per il caldo, nei parchi incrociavamo famiglie che addentavano una coscia fritta di quello che a noi sembrava un dinosauro...ma si sa, in America è tutto Big....

Quindi, ecco la mia piccola proposta, versione infarinata, e versione con panatura creativa accompagnata dai Pickles, sottaceti lampo davvero eccezionali, per essere la mia prima volta  "Ma non potevi farne di piu'?" " Se avessi avuto piu' aceto lo avrei fatto" "Ma potevi andare a comperarlo". "Non ne avevo voglia"....
La scorzonera, è una radice amare, che non a tutti piace, anzi, quasi a nessuno, ma fa tanto bene, cosi' dicono. E siccome mangiata al vapore e condita con olio e pepe è ormai banale, ho provato a glassarla con lo sciroppo d'acero, giusto per stare in tema Ammmerica... "Quella roba li te la mangi te" "Certo che me la mangio io, ma è cosi' buona cosi'. La vuoi assaggiare?" " No che schifo"...
Il latticello mi spiaceva buttarlo, cosi' l'ho addensato e aggiunto erba cipollina (potete anche aggiungere l'aglio). "Cos'è quella roba bianca?" "Il latticello" "Ah"....
Ma si puo' mangiare? " No aspetta, devo fare la foto sul piatto" " E adesso?" "No, devo fare l'interno"....ahahaha....momenti Mtc...

Iniziamo va...

LATTICELLO 
Ingredienti per 500 g 
250 g latte parzialmente scremato
250 g yogurt magro
10 ml succo di limone filtrato
In una ciotola versate lo yogurt e il latte e stemperateli, infine aggiungete il limone. Lasciate a temperatura ambiente per 15 minuti circa e poi versatelo sulla carne, coprite con la pellicola e mettete in frigo per almeno 4 ore, meglio se tutta la notte.

2 cosce di pollo + un ala
POLLO FRITTO Panatura con farina
1,5 l olio per friggere di semi di mais o quello che preferite
200 g farina
sale
pepe

Esecuzione
Preparate un piatto fondo per appoggiare il pollo impanato, un piatto piano coperto da carta assorbente per appoggiare il pollo appena fritto e una placca da forno coperta anch’essa da carta assorbente per riporre il pollo fritto in forno e tenerlo al caldo.

Rimuovete la coscia dalla marinatura, lasciatelo scolare sopra una gratella posta su un foglio di carta da forno per mezz’ora almeno. Preparate una ciotola abbastanza capiente per contenere 3/4 pezzi di pollo alla volta e metteteci la farina con il sale e il pepe.
In alternativa mettete farina, sale e pepe dentro un sacchetto alimentare capiente.
Prendete la coscia di pollo, mettetela nella farina ed infarinatela pressando leggermente la carne oppure inseritela nel sacchetto, chiudetelo ed agitate finché non sarà ben infarinati.
Scuotete per eliminare la farina in eccesso ed appoggiatela sul piatto preparato in precedenza.

A questo punto prendete una casseruola dai bordi alti versate l’olio e scaldatelo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa.
Se non avete il termometro mettete un pezzo di pane nell’olio, quando dorerà sarà il momento di immergere il pollo.
Immergete nell’olio. Osservate l’olio: il pollo appena immerso friggerà formando molte bolle grandi e man mano che si cucinerà le bolle diminuiranno sempre più .

(sistema casalingo paraspruzzi...)


Quando il pollo avrà una colorazione dorata ed omogenea, ci vorranno circa 6/8 minuti di cottura a seconda della grandezza del pezzo, scolatelo dall’olio ed appoggiatelo sul piatto con la carta assorbente.
Una volta asciutto, se desiderate, potete tenerlo al caldo nel forno preriscaldato a 120°C circa, infornandolo sulla placca da forno.

POLLO FRITTO Panatura con uovo e pane aromatizzato
1 uovo
100 g farina
100 g pane grattato
sale
pepe
salvia e rosmarino,
1 cucchiaio di mandorle e 1 di nocciole
1,5 l olio per friggere di semi di mais o quello che preferite

Esecuzione
Rimuovete la coscia dalla marinatura, lasciatela scolare sopra una gratella posta su un foglio di carta da forno per mezz’ora almeno. Preparate un piatto fondo per appoggiare il pollo impanato, un piatto piano coperto da carta assorbente per appoggiare il pollo appena fritto e una placca da forno coperta anch’essa da carta assorbente per riporre il pollo fritto in forno e tenerlo al caldo.

Grattugiate il pane con la salvia, rosmarino, mandorle e nocciole.
Mettete l'uovo in una ciotola, mescolate con una forchetta, salate e pepate.
Ponete il pan grattato e la farina in altre due ciotole distinte altrettanto capienti.
Prendete la coscia, passatela nella farina pressando leggermente la carne e scuotetela per eliminare la farina in eccesso. Poi immergetela nell’uovo ed infine passatela nel pan grattato pressando nuovamente le carni.
Appoggiate il pollo sul piatto fondo.
Se desiderate una crosticina più consistente potete fare una doppia panatura nel pan grattato cioè pan grattato/uovo/pan grattato.
A questo punto prendete una casseruola dai bordi alti versate l’olio e scaldatelo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa.
Se non avete il termometro mettete un pezzo di pane nell’olio, quando dorerà sarà il momento di immergere il pollo.
Immergete nell’olio 3. Osservate l’olio: il pollo appena immerso friggerà formando molte bolle grandi e man mano che si cucinerà le bolle diminuiranno sempre più . Quando il pollo avrà una colorazione dorata ed omogenea, ci vorranno circa 6/8 minuti di cottura a seconda della grandezza del pezzo, scolatelo dall’olio ed appoggiatelo sul piatto con la carta assorbente.
Una volta asciutto, se desiderate, potete tenerlo al caldo nel forno preriscaldato a 120°C circa, infornandolo sulla placca da forno.

Pickles
Ingredienti per la salamoia
250 ml di aceto bianco
250 ml di acqua
70 g di zucchero
2 cucchiai di sale

Cavolfiori, cipolla, finocchio, zucca, broccoletti di Bruxelles, taccole.

Affettate tutte le verdure con la mandolina, più saranno spesse e più impiegheranno a raggiungere il risultato desiderato, ma generalmente è questione di un tempo che va da 12 ore ad un paio di giorni. Per quanto riguarda broccolo e cavolfiore potete tagliare le cimette in quarti.
Mettete in un pentolino tutti gli ingredienti della salamoia e fate spiccare il bollore mescolando ogni tanto per far sciogliere zucchero e sale. Poco prima di spegnere aggiungete l’aneto.
Riempite i barattoli con le verdure affettate, premendo bene. Quando i barattoli sono pronti versate la salamoia in modo da riempire ogni buchino rimasto vuoto, chiudete col tappo, capovolgete il vaso un paio di volte per far penetrare bene il liquido ovunque e mettete a riposare in frigo. Durante il riposo agitate il vaso un altro paio di volte.

Scorzonera
sciroppo d'acero
zucchero
Con un pelapatate togliete la buccia alla radice di scorzonera. Tagliatela a tocchetti, e fatela cuocere a vapore lasciandola "al dente". Mettetela in una padella, aggiungete un paio di cucchiai di zucchero. Quando è sciolto, aggiungete due/tre cucchiai di sciroppo d'acero e fate glassare.

Salsa al latticello
erba cipollina (secondo i gusti)
farina qb
aglio (a piacere)
Versate il latticello in un tegame. Aggiungete erba cipollina e/o aglio. Se è troppo liquido, aggiustate la densità aggiungendo qualche cucchiaio di farina, poco per volta, fino a quando si sarà ottenuta la giusta consistenza.


con questa ricetta partecipo alla sfida n. 63 di Mtc


sabato 14 gennaio 2017

Risotto con zucca in zucca violina


E' un periodo un po'  "scazzato" (svogliato ) della mia vita. Il blog, angolo di svago e rifugio, langue. Non ho piu' tanta voglia di scrivere, pubblicare. fotografare, cucinare. E questo non è proprio un buon segno, per una che appena arrivava a casa dal lavoro, si piazzava di nuovo al pc a sistemare foto, ricette e brigavo e disfavo in cucina, inventando o cucinando. Ci sono altre priorità o semplicemente il "dolce far niente" e il  non far sapere a nessuno cosa mangio, faccio, penso. Per fortuna ho un marito che cucina benissimo, quindi si mette volentieri ai fornelli, ma questo anche prima che mi venisse addosso stà roba indefinita.
Cosi', quando faccio qualcosa degno di nota, o le sue di creazioni, fotografo (fotografa) e archivio, per la serie "non si sa mai" e mi ritrovo un po' di materiale che per ora è li, fermo, in attesa di tempi migliori.

Ma quando ho visto queste zucche, subito ho avuto una illuminazione "Dai, prendiamo anche queste, cosi' le uso come contenitore!". Non ci potevo credere...mi era venuta un'idea.

Al di là delle proprietà benefiche della zucca che qui condivido, 

".....può essere considerata l’ortaggio autunnale per eccellenza e viene spesso impiegata per la preparazione di numerose ricette. In effetti non dovrebbe mancare mai sulla nostra tavola, perché è un’ottima fonte di vitamine e di sostanze antiossidanti. In modo particolare la zucca fornisce al nostro organismo il betacarotene, indispensabile per la formazione della vitamina A. L’applicazione dell’olio di semi di zucca favorisce la guarigione delle scottature. Inoltre l’ortaggio presenta proprietà diuretiche e lassative non trascurabili.
Prendendo in considerazione le proprietà nutritive della zucca, bisogna considerare che, pur essendo queste ultime elevate, comunque non si tratta di un ortaggio calorico, visto che fornisce soltanto 17 calorie per ogni 100 grammi di polpa. I componenti essenziali che formano questo ortaggio sono il betacarotene, che il corpo utilizza per la formazione della vitamina A, e poi le vitamine B ed E. La seconda è nota per essere un ottimo antiossidante.
La zucca contiene molti sali minerali: calcio, fosforo, potassio, magnesio, ferro, selenio, sodio, manganese e zinco. Buona anche la quantità di fibre e l’ortaggio è ricco anche di diversi aminoacidi, come l’arginina, l’acido glutammico, l’acido aspartico e il triptofano.
Le proprietà terapeutiche della zucca sono dovute specialmente al betacarotene, che riesce a prevenire l’insorgenza di varie patologie. In effetti proprio il betacarotene riesce a proteggere il sistema circolatorio, è un antinfiammatorio e presenta delle proprietà antiossidanti: contrasta l’azione dei radicali liberi e rallenta l’invecchiamento delle cellule. Questa sostanza riesce ad avere anche degli effetti diuretici e lassativi.
Inoltre la zucca presenta delle proprietà sedative: è indicata per chi soffre di ansia, di nervosismo e di insonnia. Il consumo di semi di zucca o dell’olio derivante dall’ortaggio viene indicato per eliminare i parassiti intestinali e per trattare le infiammazioni della pelle, quando si verifica una scottatura o quando si ha un prurito intenso, con fenomeni di arrossamento.
La zucca, infatti, riesce ad ammorbidire la pelle e ha, inoltre, delle capacità emollienti, che la rendono molto utile anche nel caso di punture di insetti. A questo scopo si possono fare anche dei cataplasmi preparati con la polpa cotta e frullata.
Con la zucca si possono mettere a punto anche delle creme e delle maschere antinvecchiamento, che rendono sempre giovane l’aspetto. Il succo di zucca dovrebbe essere bevuto soprattutto in caso di ulcera e di acidità dell’apparato digerente.....",

ho una adorazione infinita per questo ortaggio, che ho imparato ad amare fin da piccola, in diverse preparazioni, una sopra tutte i famosi tortelli di zucca mantovani, essendo mamma e parenti al seguito, di quella magnifica città e dintorni.
Quindi, quando l'acquisto, lo faccio piu' con il cuore e la mente, che non dal punto di vista salutare, che comunque non passa in secondo piano, perchè va da sè, che se mi nutro bene, con cibi genuini, la mia saluta ne trae un enorme beneficio.
E per fare questa ricetta, di ingredienti sani ne ho usati parecchi o forse quasi tutti. La zucca mantovana acquistata dal contadino, il riso direttamente da un produttore del vercellese, vino rosso di una delle tante cantine visitate nel tempo, perchè per cucinare bisogna usare del buon vino e non vinacci, brodo preparato con dado fatto in casa, omaggio della cognata, burro di malga, olio extravergine del collega siciliano, grana del caseificio...insomma, mica male no?

Ingredienti
Zucca (mantovana o a piacere)
Zucca violina
120 g riso
1 cipolla
1 bicchiere di vino rosso
brodo q.b.
burro qb
olio extravergine di oliva
pepe
grana grattugiato qb

Esecuzione
Tagliate a fette la zucca e fatele cuocere in forno a temperatura media fino a quando saranno morbide. Fate lo stesso con la zucca violina.
Togliate la buccia alla zucca, ma lasciate intera la violina, che userete come contenitore per il risotto.
In un tegame, fate appassire la cipolla tritata con olio extravergine di oliva. Aggiungete il riso, fatelo tostare, sfumate con un bicchiere di vino e aggiungete man mano che si assorbe, il brodo.
Fate cuocere per una ventina di minuti circa, mantecate con una noce di burro e una manciata abbondante di grana grattugiato e riempite la zucca.
Una macinata di pepe e servite subito.
Ovviamente...mangiate anche il contenitore!!

E se pensate che di zucca ce n'è una sola, o poco piu', guardate qui e ne troverete delle belle, piu' o meno conosciute.

venerdì 23 settembre 2016

Pasta alla Norma (morte di Vincenzo Bellini)




Oggi è la GN della Pasta alla Norma, per il Calendario del Cibo promosso da AIFB . Un calendario molto importante che vede giornalmente pubblicati i piatti della tradizione italiana, noti e meno noti.
Per diffondere, difendere e conoscere il nostro grande patrimonio storico, culturale, enogastronomico.
Qui troverete nel dettaglio storia e ricetta di questo connubio musical-gastronomico che lega il musicista catanese morto precocemente e questo piatto, famosi in tutto il mondo.



giovedì 22 settembre 2016

Gnocchi di patate




Vi ricordate la pubblicità in bianco e nero dove Ernesto Calindri, in mezzo al traffico caotico di una piazza, seduto ad un tavolino, sorseggiava un bicchierino di liquido scuro dicendo "Contro il logorio della vita moderna, bevete Cynar"?
Ecco, se dovesse girare quella pubblicità adesso, altro che bicchierino...la bottiglia a canna, e nemmeno quella basterebbe!
Dopo la pausa estiva, che piu' che pausa chiamerei quasi letargo, allontanamento per milamila impegni e motivi dai social, se non per sporadiche apparizioni che nemmeno la  Madonna, incomprensioni virtuali che ti fan pensare se continuare o sparire, che ti fan passare tutta la voglia di fare e disfare, scazzi e mazzi, colleghi che mal sopporto, diverbio con la capa, preparazione ad un concorso, problemi vari di salute con annesse visite, pensieri per la "bambina" in tourneè in tutta Italia, che vedo viva, vegeta e arrivata a destinazione dalle foto che pubblica sui social, cosi' tiro un sospiro di sollievo ma anche di rassegnazione /tristezza, e in ultimo, un lutto in famiglia, dopo una lunga, dolorosa e incurabile malattia....vorrei, non importa in che ordine, un bottiglione di Cynar, una bacchetta magica, o scendere da questo mondo che gira troppo vorticosamente con tutti i suoi accadimenti che non mi lasciano un attimo di tregua.

Quando ho visto che per la sfida n. 59 dell' Mtc Annarita del blog Il bosco di alici, vincitrice della sfida precedente, aveva lanciato come tema quella degli gnocchi, ero contenta, ma non ho gioito o tremato come al solito. Non perchè non lo meritasse, anzi, ma perchè con lo stato d'animo in corso, non c'è proprio niente che mi arrivi al cuore e mi faccia gioire.
Io, che gli gnocchi ho imparato a farli fin da piccola, quelli veri, come quelli che ha proprio proposto Annarita. Quelli che la mamma faceva anche se non era giovedi, che mentre lei non vedeva (ma vedeva benissimo e faceva finta di niente) io toglievo dalla fila, non facendo sempre in tempo a rimpiazzare il vuoto, e piu' avanti, quelli che uno rigavo e uno mangiavo...
Ho visto tutte e tre le proposte, tutte bellissime. Avrei voluto partecipare mettendomi alla prova con le altre due ricette, ma proprio non ce l'ho fatta.
Perchè in cucina, se non sei con l'animo sereno, tranquillo, consapevole, concentrato, spensierato, ma con pensieri, distratta, con la malinconia e stato d'animo non proprio esaltante, ti viene tutto una schifezza. Come se trasmettessi tutte le tue emozioni e sensazioni negative in quello che stai preparando.
Quindi sono andata sul liscio, con gli gnocchi che conoscevo già, quelli semplici, sperando che con il mio stato d'animo non mi venissero fuori una schifezza.
Patate e sugo preparato dalla mami, prodotti del suo orto Valtellinese
Anche il sugo è semplice. Non ho voluto stravolgere il gusto dello gnocco, con sughi ricchi e fantasiosi. Anche perchè non ne avevo nè tempo, nè fantasia nè voglia.
Perchè se lo gnocco è buono, è buono anche senza condimento.
Certo, queste sfide servono per mettersi alla prova, per migliorarsi, per imparare. E mi spiace di non aver dato il massimo come per tutte le precedenti. Ma questa volta va cosi...the show go must go on...e va avanti in questa maniera. Semplicemente. Col groppo in gola, Col morale sotto i piedi. Ma almeno ci sono.

Ingredienti
Patate  600g
 Farina 00 180 g
Sale q.b.

 Per il sugo
 Salsa di pomodoro

Esecuzione
Lavate le patate e mettetele intere e con la buccia a cuocere  in acqua fredda. Scegliete patate delle stesse dimensioni in modo da avere una cottura uniforme. Dopo circa 30/40 min (dipende dalla pezzatura) saranno pronte.
Scolatele e passatele allo schiacciapatate con la buccia, togliendola man mano che si schiacciano le successive, direttamente sul piano da lavoro. (si evita cosi' di ustionarsi le dita e si risparmia tempo)
Allargate le patate schiacciate con un tarocco in modo da far uscire tutto il vapore residuo. A questo punto aggiungete il sale e la farina poco per volta e iniziare a impastare. E’ bene impastare il meno possibile altrimenti gli gnocchi diventeranno duri. La farina dovrebbe essere il 25% - 30% rispetto alle patate ma come dicevo sopra può dipendere da molti fattori.

Meno farina richiedono le patate e meglio è, gli gnocchi saranno più morbidi.
Una volta formata una pagnotta tagliatene dei pezzi con i quali ricavare dei filoncini che allungherete con le mani, facendoli roteare sulla spianatoia fino allo spessore di circa 1.5 cm poi tagliateli in gnocchi di circa 2 cm. Passate ogni gnocco sui rebbi di una forchetta, o sull'apposita asse di legno esercitando una certa pressione farli scorrere dal basso verso l'alto per creare le righe che raccoglieranno meglio il sugo.
Non li infarinate troppo altrimenti risulteranno appiccicosi, eventualmente usate della farina di riso che in acqua si scioglie completamente.

Cuoceteli subito in acqua bollente salata pochi alla volta, appena risalgono in superficie sono pronti per essere conditi con il sugo.



con questa ricetta partecipo alla sfida



lunedì 13 giugno 2016

Pizza "marinara" in teglia




Come avevo già anticipato qui , visto che ormai ero sveglia, e che avevo aperto il panetto di lievito, e che sono una testona curiosa, e che mi piace la pizza, perchè la pizza fa sempre festa...ecco anche la seconda versione suggerita da Antonietta del blog La trappola golosa, vincitrice della sfida precedente sui Cheescake. Sono veramente contenta di aver sperimentato anche la versione "in teglia". Anche questa volta, la sfida/scuola Mtc mi ha proprio soddisfatta.
Se volete anche divertirvi un po', e scoprire "che pizza siete", guardate l' Infografica della Dani e il relativo Psico-test della neo-mamma Federica
Anche per questa versione, ho dimezzato le dosi, e il lievito di birra, non sarà stato proprio 1/2 g precisissimo, ma se volete realizzarne di piu' potete seguire le indicazioni qui.

Ingredienti
225 g farina
145 ml acqua
   6 g sale
1/2 g lievito
pomodorini, acciughe, capperi, aglio, peperoncino

Esecuzione
Setacciare la farina, trasferirla in ciotola, fare la fontana, aggiungere il lievito di birra sciolto in una tazzina di acqua prelevata dal totale, il resto dell’acqua e il sale sulla farina, verso il bordo della ciotola.
Iniziare a incorporare man mano la farina,  intridendola con le dita e poi una volta terminato ribaltare sul piano da lavoro e impastare per 10 minuti, piegando e ripiegando più volte, schiacciando l’impasto senza strapparlo.
Trasferire in una ciotola, coprire con pellicola e lasciar a temperatura ambiente per 1 ora. Trasferire poi  in frigo per 8/10 ore, ma volendo anche 15/18  ore (le farine forti ci permettono questi tempi) .
Togliere dal frigo e lasciar a temperatura ambiente per 2 ore e comunque fino a quando l’impasto risulti gonfio.
Ribaltare sul piano da lavoro, stendere con le mani, senza schiacciare, ma allargando l’impasto dal centro verso il bordo, infilare le mani sotto il disco di pasta fino a poggiarlo su metà avambracci e traferire in una teglia oliata. Lasciar lievitare altre 2 ore.


Riscaldare il forno, condire la pizza, infornare sul ripiano centrale e cuocere per 20 minuti. Controllare la cottura: se sotto si presenta bianca, abbassare il ripiano, viceversa sopra.

Questo è il risultato....non serve aggiungere nessuna spiegazione vero?!



con questa ricetta partecipo alla sfida n. 58 di Mtc


Pizza con verdure "al piatto" doppia cottura


Il bello e il brutto di avere un marito "famoso" q.b. (in ambito concertistico classico/operistico/jazz), non da servizi su tabloid, gossip, tg ecc, (anche se per certi eventi importantissimi, c'è finito pure nei tg o sulla carta) ma nell'ambiente musicale ha il suo nome e il suo prestigio, è quello che ogni tanto ti "sparisce" per periodi piu' o meno lunghi in luoghi piu' o meno lontani (tipo giugno dello scorso anno era in Australia, cosi per dire). Ed è quello che è capitato proprio in questo periodo.
Lo si sapeva già da gennaio, che a giugno sarebbe dovuto ritornare a suonare, perchè è "lui" che vogliono (ci sarà un perchè!!), e sembrava cosi' lontano questo mese! Invece è arrivato in un batter d'occhio.
Cosi' mi ritrovo sola e "disperata" per vari motivi....
Punto primo, perchè anche la "bambina" 23enne, musicista pure lei, ha il suo bel da fare (eh si, siamo una famiglia molto "armoniosa"), quindi...lacrimuccia...
Punto secondo, oltre ad essere un bravissimo "musico", è anche un bravissimo marito e un efficiente "casalingo", tuttofare (bricoman, amministratore, lavandaio, fotografo, archivista, pero' non stira, insomma Mr Dubtfire è un/una pivellino/ina in confronto!), quindi le faccende domestiche e non, questo mese toccano a me...ma prima che formuliate maligni pensieri nei miei confronti, tipo "che fortuna servita e riverita" ecc...mi aiuta tanto perchè per problemi vari, non sono piu' "pimpante ed efficiente" come una volta...quindi con i miei ritmi (sempre perchè qua siam tutti musicisti), aiuto pure io...
Punto terzo, è un bravissimo "cuoco" e buongustaio, come altri famosi musicisti tipo Rossini, Verdi e Puccini, soprattutto gli piacciono i lievitati, il pane, le pizze e le focacce, da mangiare e da preparare ovviamente...e che sfida c'è questo mese per l'Mtc?! La pizzzaaa, quella "vera vera verace napoletana secondo il disciplinare" che ci ha lanciato la vincitrice della scorsa sfida dei Cheesecake, l'Antonietta Golino del blog La trappola golosa...
A posto sono, mi son detta, quando ho letto e riletto il regolamento. Sono sola, la gatta per curiosità assaggia la pizza ma non posso contare sul suo aiuto, quindi devo già modificare le dosi. Sono massimo tre ricette, che peccato, con tre metodi differenti le avrei volute fare tutte e tre. L'impasto va fatto tassativamente a mano, e qui arriva il mio "problema", impastare per 20 minuti, una tragedia. Ho solo un fine settimana per poter realizzare la pizza, e per la serie buona la prima, deve essere davvero buona. In ultimo, ma non per importanza, anzi, chi mi fotografa mentre impasto e nei vari passaggi....

Detto questo, mi sono armata di coraggio, orologio per calcolare i giusti tempi, gli ingredienti, la macchina fotografica, il disegno di come volevo realizzare la pizza, si perchè ho la memoria di Dori, la pesciolina di Nemo....e alle 5 di sabato mattina, si, alle 5, mi sono alzata per fare la pizza. Non sono normale vero? Si, avete tutte le ragioni per pensarlo e dirlo. Me lo dico spesso anche io, quando mi ritrovo a fare i salti mortali per realizzare una cosa, da quella di vitale importanza a quella un po' piu' "futile", quando ho il tempo contro, ma se mi metto in testa di fare una cosa, mi tiro il collo pur di farcela. Anche se non sempre viene capita e apprezzata la cosa, non dai familiari o amici piu' stretti, ma a me importa sapere di avercela messa tutta per realizzarla.
E bella o non bella, la mia pizza a me mi piace un sacco, anche se a me mi non si dice.
Ho seguito quindi pedissequamente le indicazioni di Antonietta, e appena ritorna mio marito, la devo rifare (ma questa volta la faccio impastare a lui!) perchè cosi' buona non l'ho mai assaggiata. Si, me la canto e me la suono da sola perchè (musicista) sono veramente entusiasta del risultato!
L'unica "difficoltà", impastare appunto per 20 minuti, riuscire a scattare le foto con la mano sinistra (e il bottone della macchina a destra) per riprendere la mano destra che impasta, mentre roteo l'impasto (quello proprio non sono riuscita a scattarlo) e mentre strizzo i pomodori pelati, e misurare i grammi del lievito di birra, che magari è stato un po' di piu' di 1/2 g, ma voglio vedere voi! Certo, esiste il cavalletto, ma il tempo era preziosissimo per me, per stare li' a cercare come fare l'autoscatto ecc...Quindi....giurin giuretto che ho fatto tutto come Antonietta "comanda"!!
Anche questo mese la sfida è allietata e arricchita dalla bellissima Infografica della Dani con relativo "Psico-test" della neo-mamma Federica....quindi che volere di piu'....che pizza sia!
Perchè la pizza è festa, è consolazione, è il piatto che aggiusta tutto, che ispira, che soddisfa, appaga i palati piu' esigenti, è semplice o "porca", la pizzata è dei tempi della scuola, della serata con amici, del dopo concerto, del dopo qualsiasi evento, del compleanno, del mordi e fuggi, del primo approccio neutro.....perchè la pizza è la piu' bella invenzione che ci potesse essere e che tutti tentano di copiarci Perchè la pizza non è mai banale e scontata. La pizza è vera arte. Non ci si puo' improvvisare pizzaioli.
Ed è anche raro, trovare una pizza veramente degna di questo nome, perchè quando si dice che le pizzerie nascono come funghi...come loro, ci sono quelli buoni e quelli velenosi. Nel nostro girare ed esplorare possiamo dire di averle contate sulle dita della mano, le pizzerie degne di questo nome.
Forse per questo abbiamo cominciato a farle in casa. Sempre meglio e sempre con piu' attenzione.
E questa volta, grazie alla sfida lanciata da Antonietta, le nostre pizze avranno quella marcia in piu'.

Qui trovate le dosi che ha suggerito Antonietta. Io, per i motivi di cui sopra, ho dimezzato le dosi.
Anche se a dirla tutta, ormai che avevo aperto il panetto del lievito, ho provato anche l'altra versione. Per la serie, se non mi complico la vita non sono contenta....mi spiace di non avere fatto tris, soprattutto per la mancanza di tempo e poi chi si mangia tutte le pizze? Anche se a ridirla tutta, mi ispira un sacco anche quella col lievito madre....e chissà che magari all'ultimo mi si apre uno spiraglio di tempo...vedremo...

Ingredienti
225 g farina
125 ml acqua
    6 g sale
1/2 g lievito di birra
asparagi, peperoni, cipolla, pomodorini, melanzane, uovo

Esecuzione
Misurare l’acqua, versarla in una ciotola, prelevarne una piccola quantità in due tazzine differenti: in una sciogliere il sale, nell’altra il lievito di birra.
Versare il contenuto con il lievito di birra nella ciotola con l’acqua e iniziare ad aggiungere gradualmente e lentamente la farina setacciata a parte, incorporandola man mano all’acqua, poi finita la farina aggiungere il sale sciolto in acqua, continuare ad amalgamare  fino a raggiungere il “punto di pasta”. Il disciplinare dice che questa fase deve durare 10 minuti.
Ribaltare sul piano da lavoro e lavorare 20 minuti. Non sottovalutare questo tempo: è estremamente necessario per ottenere un impasto non appiccicoso, morbido ed elastico e una pizza soffice e asciutta.
Piegare e schiacciare ripetutamente, poi all’avvicinarsi dei 20 minuti l’impasto diventerà morbido e sempre più cedevole e infine avrà un aspetto setoso.
A questo punto riporlo in una ciotola di vetro o porcellana, coprire con pellicola e lasciar lievitare per 2 ore.
Riporlo su un telo non infarinato, perché essendo un impasto ben incordato, non si attaccherà durante la lievitazione, e lasciar quindi lievitare per altre 4/6 ore a una temperatura di 25°C (come previsto dal disciplinare).

Mentre l'impasto lievita, preparate le verdure: tagliate la melanzana a fette e fate spurgare l'acqua per un paio d'ore, mettendole in uno scolapasta alternandole con del sale grosso. Tagliate a listarelle il peperone e fatelo stufare in una padella. Lessate brevemente gli asparagi. Tagliate sottilmente la cipolla e conditela con un filo di olio extravergine d'oliva

Riscaldare il forno alla massima temperatura insieme alla teglia che servirà per la cottura, senza mai aprire lo sportello. Una volta che il panetto è lievitato stenderlo su un ripiano, stavolta va bene anche il legno, spolverato con farina di semola, senza usare il mattarello ma allargandolo con le mani, dal centro verso il bordo e poi, come fanno i pizzaioli veri, facendolo debordare roteandolo, in modo che avvenga un’estensione più delicata.







Ho applicato il secondo modo di cottura, forse migliore rispetto al primo, perché produce immediatamente il classico cornicione alto tipico della pizza napoletana.
Scaldare il forno come per l’altro procedimento e scaldare contemporaneamente una padella di pietra o ghisa o comunque dal fondo spesso sul fornello della cucina, fino  a vederla “fumare”. Trasferirci il disco di pizza senza condire e lasciar cuocere per 2 minuti. Nel frattempo estrarre lo stampo  dal forno, trasferirci la pizza, condirla velocemente e lasciar cuocere in forno, nella parte più alta per 4/5 minuti e comunque finchè non risulti bella dorata.

Questo è il risultato: un bordo croccante, e tutto il resto lievitato al punto giusto, alveolato, e anche il centro cotto alla perfezione, non molliccio e crudo, come mi è capitato di mangiare in alcune pizzerie.



con questa ricetta partecipo alla sfida n. 58 di Mtc

http://www.mtchallenge.it/2016/06/mtc-n-58-la-ricetta-della-sfida-e.html

lunedì 30 maggio 2016

L'arte obesa di Fernando Botero e la mia "Matrioska" di verdure...



Avrete notato che in questi giorni, ho postato ricette e quadri che potrebbero sembrare un po insoliti in un blog di cucina. Invece c'é un filo conduttore che li lega. Tutto é arte, se fatto con amore, sapienza, pazienza: musica, pittura scultura, giardinaggio e... cucina.
La tematica Cibo e arte mi sta particolarmente a cuore, perché mi riporta indietro nel tempo, a quando frequentavo il Liceo Artistico al Conservatorio di Milano, e una prof. bravissima,  mi ha fatto amare questa materia. Ancora oggi, appena ne abbiamo la possibilità, quando insieme ai nostri amici programmiamo un fine settimana, il nostro percorso è cultural-enogastronomico. 
Ci sono capolavori che non basterebbe una vita per vederli e apprezzarli tutti nei minimi particolari e perché in questi capolavori ci si puo' perdere e ritrovare mila mila volte...
Quindi ecco che una stupenda fotografia che ritrae una pietanza, diventa arte, una composizione floreale o un giardino diventano arte, e cosi' anche una scultura, una tela o una composizione musicale. Già avevo fatto alcuni riferimenti  qui su alcuni cantanti che avevano composto canzoni sul cibo, tra il serio e il faceto. Avevo parlato di Gioacchino Rossini e Giuseppe Verdi, che oltre ad essere fantastici compositori, erano anche raffinati buongustai e "cuochi". E girovagando qua e là, ho trovato un excursus sonoro/gastronomico scritto da Claudio Grasso.
Ma c'é un'altro momento, prettamente personale, quindi non documentato, che mi fa unire cibo e musica. Mi capita quando ascolto le Quattro stagioni di Antonio Vivaldi, che oltre a emozionare musicalmente, se chiudo gli occhi, "vedo" le stagioni con gli occhi delle note e le assaporo anche con i frutti delle stagioni che rappresentano...
Nel mio personale percorso cultural-enogastronomico sono partita con un giovanissimo e attuale Colonnetta, per passare tra le tavole imbandite del fiammingo Claesz, per finire tra i capolavori "obesi" di Fernando Botero, pittore colombiano, nato a Medellin nel 1932, famoso per le sue opere dalle forme "dilatate". Mi ha sempre affascinato, il suo "ardire" nel ritrarre figure umane, oggetti e situazioni taglia XXXXl!
Fernando era figlio di un rappresentante di commercio, ed era destinato a diventare un torero, ma durante gli studi al liceo prima, e all'Istituto delle Belle Arti di Medellin poi, si appassiona al disegno e dipinge acquarelli che hanno come tema i tori e le corride.
A soli 16 anno espone le sue prime opere e collabora con il giornale "El Colombiano", disegnando illustrazioni per i supplementi domenicali.
E' affascinato dall'ambiente culturale di Bogotà, città dove si trasferisce e aderisce alla scuola muralista messicana (i murales) guidata da Diego Rivera, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Silvio Benedetto, artisti che abbandonano le tecniche tradizionali e i classici utensili come il cavalletto, preferendo l'utilizzo delle vernici per automobili, colorando il cemento con la pistola ad aria per realizzare opere monumentali destinate al popolo, dove vengono dipinte lotte sociali, aspetti della storia messicana e sentimenti nazionalisti. 
Nel 1952 vince il secondo premio al Salone degli artisti di Bogotà, e con i soldi della vincita parte per l'Europa, per ammirare le opere di Francisco Goya e Tiziano Vecellio al Museo del Prado, dove lavora come copista mentre frequenta l'Accademia Reale San Fernando. Passa poi per Parigi e si ferma in Italia, dove tra il 1953 ed 1955 scopre il Rinascimento italiano e studia la tecnica dell'affresco, esegue diverse copie dei lavori di Giotto e studia i molti artisti senesi.
Ritorna in Colombia, dove é in auge l'avanguardia francese, che si discosta tantissimo dal suo stile, e che non lo attrae per niente, e amareggiato si trasferisce in Messico con la moglie, dove sperimenta per la prima volta, quello che sarà il suo stile inconfondibile
Sono diverse le tematiche trattate da Botero: donne, gruppi di famiglia, personaggi famosi, il circo, la mitologia, musica e ballo, nature morte, picnic, sculture, bozzetti... tutte con le forme voluttuose, morbide, sensuali, "tante".

Nel quadro "Picnic", datato 1989, uno di una lunga serie che ritraggono questo tema, il cibo, occupa uno spazio centrale, da protagonista, quasi "esagerato". I colori sono netti e precisi mentre i personaggi, dalle fattezze paciose, sono posti al margine: le mani grassocce della donna sulla sinistra, con le unghie laccate di rosso e la sigaretta stretta tra le dita, l'uomo sulla destra che dorme dopo aver mangiato. Per Botero, il cibo rappresenta vitalità, gioia, il fulcro dell’esistenza, e in questo quadro lo dimostra pienamente.

Questo Picnic invece, del 2001, vede le due imponenti figure al centro della scena, questa volta è la figura femminile che dorme, sempre con le unghie laccate di rosso, i tacchi sottili delle scarpe, ai piedi mollemente abbandonati nel sonno, e sempre comunque il cibo a completare il tutto ....


Molte delle sue opere sono conservate presso il museo a lui dedicato nella città di Bogotà. Mentre qui potete trovare tutte le sue opere, per argomenti, una piu' bella dell'altra!

Per "omaggiare" questo pittore, ho pensato di cucinare una melanzana, che era davvero degna di essere dipinta in uno di questi quadri. Dire al marito "Vai per favore a prendermi delle verdure tonde tonde che devo fare la ricetta per Botero", e vedere melanzane, zucchine, cipolle taglia "boterica" è stato un attimo! Ho dovuto per forza "inventarmi" qualche cosa che desse il senso del "tanto" alla mia ricetta. Che poi, chiamarla ricetta è un po' esagerato. Un semplice piatto tutto vegetariano, calorie veramente "inesistenti"...solo scena, per la "botericità" della composizione..Cosi' ecco la Matrioska....

Ingredienti
1 melanzana tonda
1 zucchina tonda
1 cipolla
pomodorini ciliegia
carote q.b.

Esecuzione
Tagliate a metà la melanzana, scavatela della polpa e salate leggermente l'interno. La parte superiore lasciatela intera, perché la utilizzerete come coperchio.
Tagliate la calotta alla zucchina, scavatela della polpa.
Tagliate la cipolla a metà e sfogliate un po' l'interno, inserire due pomodorini.
Tritate la polpa che avete svuotato precedentemente, aggiungete uno spicchio di aglio, (io anche le carote), qualche cucchiaio di curry, prezzemolo tritato un filo di olio extravergine d'oliva e livellate il tutto.
Mettetela in una pirofila, insieme anche alla calotta, irrorate con un filo di olio extravergine d'oliva e infornate a 180° fino a quando non sarà tenera



e anche questa "ricetta" a tema, la dedico a Maria Teresa Cutrone. Che oltre ad essere musicista, é una panificatrice mi che lascia a bocca aperta tutte le volte che vedo le sue creazioni. Non ci credete? Guardate De Gustibus Itinera....vi ricredrete.

sabato 28 maggio 2016

"Come vetrate artistiche. Il cibo visto da Alessandro Colonnetta." e la mia Terrina di alici con pomodorini ciliegia


                                                             Pesce azzurro tela 70x50x4cm

Oggi ricorre la Giornata Nazionale del Cibo nell'Arte per Il Calendario del Cibo Italiano - Aifb e l'Ambasciatrice é Maria Teresa Cutrone, con il suo articolo, una persona veramente deliziosa, anche lei musicista, che ho conosciuto in alcuni blog tour con Aifb. Quindi, un "incontro" tra artisti a tutto tondo, per questa giornata celebrativa! Artisti "diversamente presenti", con una percezione della realtà tutta particolare, con una marcia in piu', o forse diversa, rispetto agli altri. Coi piedi per terra, concreti, ma anche sognatori, sensibili, con la capacità di sfuggire al quotidiano con le emozioni che la nostra arte ci trasmette e fa trasmettere. 

A questo punto, quale tra i famosi pittori, scegliere? Di quale opera pittorica parlare?
Il cibo è stato rappresentato già nei primi graffiti rupestri. Molto spesso, Nature morte adornano l'interno delle tombe degli antichi egizi. Non c'è periodo storico, che non abbia avuto capolavori di questo genere pittorico. Piu' o meno riccamente raffigurati.
Unire cibo e arte non è da tutti, e chi lo ha fatto, ha realizzato opere fantastiche. Anche scultori, (Dan CretuPhilip Haas), musicisti (dallo Zecchino d'OroMinaConteMorandiDe André...con le loro canzoni tra il serio e il faceto) architetti (i Giardini verticali di Patrick Blanc, e le creazioni di Hong Yi) si sono ispirati al cibo mettendolo al centro della propria arte. E tra i pittori, tutti sicuramente ricordiamo le opere di Caravaggio, Arcimboldo, Renoir, Botero, Carracci, Morandi, Matisse...
Rimarrete a bocca aperta per la bellezza!

Nonostante tutto, pur apprezzando i capolavori "del passato", quelli studiati ai tempi del Liceo Artistico,  ho scelto di parlare di un giovane pittore trentunenne, dei giorni nostri, che merita di essere menzionato tra i grandi. Mica facile parlare ex novo di un pittore cosi', su due piedi. Perché non ho voluto leggere nessuna critica, per non essere influenzata in nessun modo nella mia personalissima interpretazione.
Per me conta quello che mi ha colpito al primo sguardo: i colori accesi, definiti, diretti, senza distrazioni, ma tutto convogliato li', dove l'artista vuole incentrare il tema. Dove vuole che lo spettatore, "automaticamente" vada, o forse, piu' che automaticamente, guidato da emozioni dirette, forti, tenere. Da fare esclamare "uaooooo" dopo che hai ritrovato la parola. Perché la prima volta che ho visto i suoi quadri, é stato un colpo al cuore e allo stomaco, un'emozione davvero forte. Quella che mi colpisce tutte le volte che sono davanti ad un'opera d'arte. Ma questa volta é stata piu' "violenta". Due volte, in tempi abbastanza recenti, ho provato questa forte emozione, che ha un termine ben preciso, Sindrome di Stendhal, che oltre ad essere il titolo di un film di Dario Argento é un "disturbo" di natura psicologica/neurobiologica, per dirla in breve e in parole "povere", una reazione quasi esagerata provocata da una forte emozione, quando ci si trova davanti ad un'opera d'arte. 
La prima l'ho provata quando durante un blog tour Aifb, ci hanno portato alla Gipsoteca del Canova. Pensavo davvero di svenire. Tutto quel bianco, la bellezza e maestosità delle sue opere, ho sentito il cuore che accelerava a dismisura, la pelle d'oca e le lacrime che mi salivano agli occhi. Si, ho pianto. Mi sono dovuta sedere, ma davanti ad Amore e Psyche... non é stata una gran bella idea!
La seconda, quando ho visto i quadri questo pittore. Ti ci perdi, li guardi e riguardi, e non provi mai la stessa emozione, per l'impatto diretto, senza tanti fronzoli e giri "di immagini". Ogni volta ci leggi un messaggio sempre forte, che ti arriva al cuore. Questo specialmente per i quadri che riguardano i temi attuali. Perché ci entri, nella storia che raccontano, in momenti e con emozioni sempre diversi. E non puoi far finta di niente.
Guardandoli, mi ricordano le vetrate artistiche delle chiese. Quelle vetrate dai contorni definiti e colori accesi. Che mi lasciano a bocca aperta tutte le volte che li ammiro. Che mi fan fare pace con il mondo intero.

E solo in un secondo momento, dopo aver letto la sua biografia rendermi conto che avevo fatto centro, con il mio intuito e sensazioni, mi rende felice.
Chi é dunque questo giovane artista che mi ha trasmesso queste intense emozioni? E' Alessandro Colonnetta, laureato in Storia dell'arte antica, che lavora in un museo. Con l'arte nel sangue, se fin da piccolo ha disegnato, colorato, preferendo fogli e colori al posto dei giochi e della televisione. Se si aggiunge poi che è stato cresciuto da una nonna pittrice, che si alzava in piena notte a dipingere perchè aveva in testa forme e colori che scacciavano il sonno...bè, non servirebbe aggiungere altro! Con lei, che gli aveva insegnato le basi tecniche, passava pomeriggi interi a studiare oggetti, colori e prospettive. A questa nonna, Alessandro ha dedicato un bellissimo quadro, e secondo me anche questo, che testimonia il suo legame profondo con i nonni, parte integrante e fondamentale della sua vita, che possono ammirare orgogliosi i capolavori di questo nipote davvero speciale.
Matite e pennarelli hanno poi lasciato il posto ai colori acrilici e ad olio. Col tempo e tela dopo tela, ha continuato a studiare, sperimentare, alternato periodi frenetici e di inattività. Come ogni vero artista, perchè l'arte non si comanda ma si sente e si deve assecondare, ascoltare, vivere, amare.
Guardando i suoi quadri si puo' notare il suo amore per le scene composite e studiate, ma anche quelle d'impulso, e la predilezione dei toni primari (giallo, blu e rosso) le contrapposizioni tra i colori complementari (viola, verde e arancio), l'uso generoso del colore e i contorni definiti.
Nelle sue tele, c'è il suo mondo, la sua quotidianità, i suoi affetti, il mondo attuale con tutti i momenti belli e le tragedie.
Ama l'arte contemporanea, tra i pittori che ammira di piu', ci sono Cézanne, Van Gogh, August Macke, Franz Marc, l'espressionismo tedesco piu' in generale, Matisse e i Fauves (termine che in francese significa "belve, selvaggi" e col quale si indica un gruppo di pittori, perlopiù francesi, che all'inizio del Novecento han dato vita ad una breve, fino al 1908, ma importantissima impronta nell'evoluzione dell'arte. Questi pittori erano appunto Henri Matisse André Derain, Maurice de Vlaminck, Henry Manguin e Charles Camoin). 
Adora l'immenso, come lo definisce lui, Guttuso e " I sei di Torino" per rimanere nel territorio piemontese, (gruppo costituito nel 1928 da Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio ed Enrico Paulucci) e apprezza moltissimi artisti noti e meno noti, scovati sulle varie piattaforme on line, dove condivide la propria arte.

Da poco piu' di un anno ha deciso di condividere la sua arte con l'apertura di un sito web, e con i social. Partecipa ad Artissima 2015, finalista del Concorso Sunday Painters organizzato da La Stampa e da gennaio 2016 collabora con il blog MTChallenge, creando ogni mese un dipinto legato alle tematiche affrontate nel corso delle sfide culinarie. E tutte noi, siamo ansiose di vedere quale meraviglia "sforna" per l'occasione. In questo contesto, ha avuto modo di esporre queste tele ed altre opere a tema culinario, nel corso della presentazione del libro "Torte salate" avvenuta nel mese di aprile alla Piazza dei mestieri di Torino. E' stato un successo su tutti i fronti . 
Se volete ammirare le sue opere, e davvero lo consiglio, andate qui o quiNe rimarrete sicuramente colpiti.
Altro di lui non saprei narrare. Ma di una cosa sono certa. Alessandro, già affermato e riconosciuto artista oggi, sarà sempre piu' affermato e riconosciuto nei giorni a venire. Perchè non puo' essere altrimenti. Certamente il mondo Artistico, quello con la A maiuscola, in generale, non è facile. Ne so qualcosa, anche se nel campo della musica classica. Ma lui ha saputo conquistare il pubblico con le sue opere "colorate" e dirette, che non passano inosservate. 

E come non invidiare la sua morosa, Giulia, che ho incontrato piu' volte, anche lei un'artista e cuoca, che assiste alla creazione di queste magnifiche tele? Per lei, diventa quasi un'"abitudine", non per banalizzare ovviamente, ma fa parte della sua vita, svegliarsi la mattina e imbattersi in questi colori e capolavori.Un inizio di giornata davvero speciale e grandioso! In ogni caso, per tutti, un bellissimo dono da parte di questo giovane artista.

Perchè ho scelto proprio la tela "Pesce azzurro", tra tutti? Perchè come lui ha detto, andando al mercato è stato attirato da queste alici, e io, che adoro questo pesce, sono stata colpita dal modo diretto con il quale lo ha rappresentato. Non ci sono da fare tanti giri di parole per descrivere la tela. Colpisce punto e basta. Con i loro occhioni spalancati, le sfumature intense color del mare, la loro "vitalità" ormai impossibile da essere presente.

E ho voluto "riprodurre" alla mia maniera questa sua tela. Anzi, avrei voluto. Si, perchè il mio intento è riuscito per metà. Mandare il marito a fare la spesa, dire prendi le alici, senza specificare che dovevano essere intere da pulire, come faccio sempre, perché mi sembrava una precisazione superflua, tornare a casa, aprire il frigorifero e vedere la confezione di alici già decapitate ed eviscerate...bè, non potete capire...un disastro...un disastro...ma ormai era fatta. Ho dovuto fare una modifica e via. Il piatto, dal punto di vista visivo, non richiama l'originale, se non per qualche colore, mentre dal punto di vista gustativo, direi che mi ha lasciata soddisfatta. 
Ma l'importante, in questo mio contributo, non era tanto parlare del mio semplice piatto, ma farvi conoscere questo grande artista. E spero di aver suscitato la vostra curiosità.
Ad ogni modo. qui riporto la mia ricetta


Ingredienti
alici, pane grattugiato, aglio, origano e olio extravergine di oliva q.b.

Esecuzione
Pulite le alici e sciacquatele delicatamente sotto il getto dell'acqua. In una terrina da forno, cospargete il fondo con del pane grattugiato aromatizzato con aglio, disponete i filetti di alici. Fate un secondo strato. Decorate con i pomodorini ciliegia tagliati a metà, ricoprendo tutta la superficie. Irrorate con un filo di olio extra vergine d' oliva e infornate a 180° fino a quando i pomodorini non saranno "appassiti"

con questo contributo partecipo alla GN del Cibo nell'Arte

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