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sabato 24 marzo 2018

Afternoon tea...very simply. And simply goodbye.


Questo mese per la sfida Mtc 71 andiamo tutti oltremanica...a Bath per la precisione. La vincitrice della precedente sfida, Valeria del blog Murzillo saporito, ci invita a preparare un afternoon tea in perfetto stile inglese.

Confesso che quando ho visto la ricetta, ho pensato di non partecipare. Per tanti motivi. Non che abbia nulla contro gli inglesi, il tea, la sfida o altro. Semplicemente no. 
Poi, mi sono "sforzata" e avendo saltato la precedente sfida, e dovendo7volendo rispettare un regolamento, mi sono ridotta all'ultimo, come potete vedere, a partecipare. Alla mia maniera, di corsa, senza preparazioni strabilianti. Già tanto che sono riuscita a fare tutto questo.
Non ho nemmeno il tempo e la testa e la voglia di scrivere altro. Per questo motivo vi invito a guardare le ricette delle altre sfidanti che hanno onorato con dovizia di particolari questo tema.

La mia preparazione prevede delle girelle di pasta brisè con pesto, prosciutto e Parmigiano Reggiano, panini integrali al latte con burro salato e marmellata di ciliegie fatta in casa da accompagnare con tea...già...quale tea? Sinceramente non lo so come si chiama. Lo ha comperato mio marito nell'ultima sua touneè in Oman. Posso solo dire che è affumicato e ha un sapore deciso. Come vedete, niente di esaltante.

E con questa sfida English style, saluto tutti e tutte. Mi prendo una pausa che non so quanto lunga sia. Dipende. Da tante cose. Ciao.....o forse.....goodbye.


Ingredienti per i panini:
300 gr farina di manitoba
200 farina integrale
  25 gr lievito di birra
  60 gr zucchero
    7 gr sale
300 ml latte
  50 gr burro

Esecuzione
Sbriciolate il lievito di birra in una ciotola, aggiungete due cucchiaini di zucchero e unite 100 ml di latte appena tiepido; mescolate per sciogliere i grumi e coprite la ciotola con un piattino, attendendo che sulla superficie del latte si formi una leggera schiuma. Nel frattempo scaldate appena il resto del latte, unitevi lo zucchero restante, il burro fuso e il sale, quindi mescolate bene per sciogliere il tutto.
Nella planetaria o in una ciotola capiente versate la farina, il composto di latte e il lievito che nel frattempo avrà formato la schiuma .Amalgamate fino a a che l'impasto sarà incordatoper almeno 15 minuti
Ponete l'impasto in una capiente ciotola e copritelo con un panno leggermente umido; mettetelo a lievitare in un ambiente tiepido e senza correnti d’aria per almeno due ore: la pasta deve raddoppiare il suo volume
Quando la pasta sarà lievitata, toglietela dalla ciotola e formate un salsicciotto e dal filone di impasto ricaverete tanti pezzetti del peso di circa 30 gr ciascuno con i quali formerete delle palline che adagerete su di una teglia foderata con carta forno. Per formare i panini non dovrete prendere il singolo pezzetto di pasta e formare una palla con movimento rotatorio dei palmi delle mani (come per fare una polpetta), perchè i panini non risulterebbero lisci, ma pieni di grinze. Dovrete invece lavorare il singolo pezzetto di impasto prendendolo con le dita delle due mani, tirare i bordi della pasta verso il basso e spingerla con i pollici alla base, premendola poi per saldarla.  Così facendo, porterete le increspature alla base della panino e la sua superficie risulterà liscia; la successiva lievitazione attenuerà tutte le increspature sottostanti. Spennellate i panini ottenuti con del latte tiepido e lasciateli lievitare per almeno mezz’ora in un posto tiepido e privo di correnti d'aria.
Nel frattempo accendete il forno a 220° e quando i panini saranno nuovamente lievitati, spennellateli con l’uovo sbattuto e infornateli per circa 18 minuti. Quando si saranno imbruniti, estraete i panini dal forno e lasciateli raffreddare.
(Questi panini, in versione non integrale li avevo preparati anche nel lontano 2013)

Per le girelle:
2 confezioni di pasta brisè, pesto, prosciutto cotto, Parmigiano Reggiano grattugiato

Esecuzione
Stendete la sfoglia , spalmatela con il pesto, spolverizzate con il Parmigiano e adagiate le fette di prosciutto. Arrotolate e tagliate a rondelle e a losanghe.
Infornate a 180° per 15 minuti o fino a quando risulteranno dorate in superficie.


Con questa ricetta partecipo alla sfida n 71

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martedì 15 novembre 2016

Il tiramisu' e I ponti di Madison County


 Appena vista la ricetta per la sfida n. 61 di Mtc, proposta dalla vincitrice Susy May del blog Coscina di Pollo, uaooooo....ma non puo' essere cosi' semplice, mi sono detta!Infatti poi, leggendo bene il regolamento, una serie di "te possino" mi sa che l'hanno raggiunta nell'immediato.
Se per alcune sfide precedenti, ho inizialmente avuto un vuoto creativo, per questa c'era un baratro! Si, perchè la ricetta è il Tiramisu', il che, direte voi, cosa vuoi che sia. Certo, niente di che, se non fosse che non deve essere un "semplice" tiramisu', ma che sia "sexy" "sensuale", ispirato/dedicato ad una icona sexy del cinema, ad una scena, momento ecc. ecc.
Ecco, qui il baratro. Ho "sfogliato" mentalmente i nomi e visi di attori e attrici famose, personaggi di fumetti, che potessero ispirarmi il tema. Qualcuno degno di nota. Niente. Ho forse terminato gli ormoni? Ho già raggiunto la pace dei sensi? Cosa è sexy e cosa no? Come interpretare un morbido tiramisu' senza scadere nel volgare o fraintendimenti? La parola sexy non è uguale per tutti. Sexy puo' essere un gesto, uno sguardo, il tono della voce....
Ma lo specchio mi rimanda una figura dove alcune parti del corpo sono inesorabilmente e inevitabilmente richiamate dalla forza di gravità....e insomma, non è che mi garba tanto stà roba, ma tant'è....ma io poi...sono mai stata sexy? Forse, ma dico forse, una volta, ormai "grande", 25enne, quando per una trasmissione che dovevamo fare per Canale 5, la sarta mi telefono' a casa per sapere all'incirca le misure per confezionare l'abito e io ho bisbigliato, vergognandomi come una ladra 90-60-90 "Come scusi? non ho sentito!" " NOVANTA-SESSANTA-NOVANTA". " Ahhhh complimenti signorina, ma lo sa che ha le misure perfette?". Ecco, forse ho raggiunto il lato sexy con quell'abito di scena, grigio perla, dallo spacco inguinale, scollo troppo scollo, tacco 12
Certo, per una che va a dormire con un imbarazzante pigiama felpato con su gli orsacchiotti, come se abitasse in Lapponia, che si avvicina di piu' alla Bridget Jones imbranata, ma cosi' genuina e simpatica e sexy a modo suo (pero' non ho i suoi mutandoni nè), che non alla Jessica Rabbit...
tenuta imbarazzante come la maglia con su la renna del bellissimo Colin Firth....

Poi, succede il "miracolo". Mentre ero nella sala d'aspetto dell'ospedale, in attesa di una visita, luogo che ispira sicuramente scene sexy e ricette...ecco che mi sono incominciati a ballare per la testa, possibili candidati, degni di entrare di tutto diritto nella sfida piu' "sessssssi" dell'Mtc.
Da che non avevo nemmeno un nome, eccone qua una serie che mi piaaacciono e che mi intrigano assai. Non ci sono tutti e nemmeno sono in ordine di "apparizione", perchè mi sarebbe costato un ulteriore spremimento di meningi stilare una classifica dettagliata. Sono loro, punto e basta. Un elenco magari discutibile, ma ovvio che ognuno ha i suoi gusti. Certo, Jonny Dep in Edward mani di forbice, dirà qualcuna....ma è cosi' intrigante! E alcuni come sono nel presente, non giovinotti aitanti e di primo pelo, "bambolottoni"  tartarugati e depilati come se fossero lombrichi, che se la tirano come non mai e che mi fanno parecchio senso, piuttosto che intrigarmi. Comunque, già era un inizio inquadrare le mie "icone sexy" del cinema, e poi decidere come svolgere il tema....piu' facile a dirsi che a farsi pero'. Sicuramente esistono anche le icone sexy al femminile, ma abbiate pietà, ho già preteso troppo dal mio unico neurone....
Ora tra questi, scegliere colui che sarebbe diventato il protagonista del tema...era il passo successivo.


Ve ne racconto una cosi' tiro il fiato....cinque anni fa, Alice, la mia amica del cuore, organizzo' una festa a sorpresa per il compleanno del marito, mio amico prima di lei, invitando gli amici della nostra compagnia, tra i quali c'era anche il mio ex. Ovvio che prima mi chiese se ci fossero problemi, visto che avrebbe invitato anche mio marito.
Rassicurata dall'esito positivo della risposta, organizzo' la festa, riuscitissima, foto di rito, prima solo gli amici di vecchia data, poi gli amici con le rispettive mogli, mariti o compagne....ciao ciao, bella festa, vediamoci ancora, baci abbracci, mio marito che parla amichevolmente con il mio ex....
ci passiamo le foto, e Alice, nostra figlia, le guarda e... "ma chi é sto bellissimo qua?"... e io "Giulio, il mio ex moroso". Silenzio tombale. " E tu lo avresti lasciato per sposare papà????". La guardo con una faccia da ebete e lei continua a rincarare la dose...." Ma tu avresti lasciato questo figaccione per sposare papà cosi' brutto?"....ecco, carina proprio un sacco....bene, il figaccione che ho lasciato, dopo sette anni e mezzo di fidanzamento, assomiglia ad un attore qua sopra.....curiose? The winner is....anzi, was.... Jooooohn Travoltaaaaaa.....che ai tempi dei tempi assomigliava al Travolta dei tempi di Grease, ecco, per intenderci, senza il ciuffettone, ma proprio somigliante assai....e ora andiamo avanti va....che è meglio...e comunque il mio marito non è brutto ed è anche famoso in ambito concertistico. Ecco.

Ci siamo un attimo distratti nè! Bene, allora, prima mi viene in mente che tipo di tiramisu' preparare e poi far capolino man mano alcuni film che hanno "segnato" la mia vita, per le scene, i contenuti, le colonne sonore...

Il primo in assoluto Eyes wide shut, dove mistero, droga, sesso, rituali magici e inquietanti, accoppiamenti di ogni tipo, suspance, riempiono ogni minuto del film, senza lasciare un attimo di respiro. Dove niente è scontato, ma provocatorio. Non amo molto i due protagonisti, ma la vicenda, cosi' pazzescamente in bilico tra il reale e il surreale, ma è finzione o realtà alla fine ?, e le musiche che lo accompagnano sono pazzescamente coinvolgenti. Dal Waltz 2 from Jazz suite di Dmitrij Šostakovič, , Rex tremendae - Requiem di W. A Mozart , Nuages gris di F. Liszt ,  Musica ricercata No. II di György Ligeti,....

Poi Indovina chi viene a cena, sicuramente dai contenuti piu' casti, senza nessuna scena scabrosa o spinta, se non quella del bacio innocente che i due fidanzati si scambiano sul taxy, che li porterà a casa di lei, e dove annunceranno il fidanzamento, con reazioni, imbarazzi generali e disarmanti. perchè lei è bianca e lui è un nero, quindi viene affrontato un tema importante, quello dell' amore tra due persone di razza diversa, della paura delle chiacchiere della gente, la bigotteria, con attori fantastici, e quello che mi ha "conquistata", il bellissimo Sidney Poitier, Premi Oscar e Golden Globe e la "tenera" colonna sonora The glory of love di Frank de Vol

Il terzo Sul lago dorato, con due splendidi Henry Fonda e Katharine Hepburn, lui nell'ultimo film della sua lunga carriera, per il quale ha vinto il primo Oscar ed è stata l'unica volta che ha recitato insieme alla figlia Jane, e lei al suo quarto Oscar, primato rimasto ineguagliato. Film pluripremiato, Bellissima la colonna sonora On golden pond di Dave Grusin. La storia di questi due anziani coniugi che trascorrono la loro vecchiaia nel cottage chiamato appunto Golden Pond, nel nord del New England. Attimi di tenerezza, non quella prorompente, incontrollata, passionale degli adolescenti o degli amanti, che vediamo ad esempio in Unfaithful- l'amore infedele, per intenderci, ma una sensualità e sessualità piu' pacate ma non per questo meno sincere ed emozionanti. Vissute con un altro spirito, forse con la consapevolezza che ogni attimo è prezioso in modo diverso. Perchè anche da anziani si possono provare amore, emozioni, perchè dopo che i figli se ne sono andati, si riscopre la vera essenza delle proprie personalità, quella che si era magari accantonata per un po' in attesa che i figli crescessero, e ora che si è di nuovo soli, ecco che risale, non prorompente come da fidanzati, ma sempre bella e degna di essere vissuta. Il resto della vita da passare insieme magari non tutta sesso e improbabili posizioni, ma con altre sfacettature, perchè se alla base c'è del buono e roba di spessore, basta anche una sola delicata carezza e un bacio un po' tremante, a riscaldare il cuore, piu' delle posizioni del Kamasutra. (preciso che non siamo ancora allo stadio degli attori del film e che non utilizziamo il Kamasutra)

E poi veniamo al "protagonista" del tema, I ponti di Madison County diretto ed interpretato da Clint Eastwood con Meryl Streep, tratto dall'omonimo romanzo di Robert James Waller. Un film per il quale ho versato tante ma tante di quelle lacrime....
Ambientato nello stato dell'Iowa, narra della storia d'amore tra Francesca, una casalinga quarantacinquenne di origini italiane, e Robert, un fotografo cinquantaduenne. Momenti intensi sottolineati dai bellissimi brani I'll close my eyes Easy livingBlue gardeniaI see your face before meSoft windsBaby I'm yoursIt's a wonderful worldIt was almost like a songThis is alwaysFor all we knowDoes eyes. interpretate da fantastici musicisti in voga negli anni '50, o dalle voci "nere" penetranti al pari di Ella Fitzgerald e Billy Holiday che cantavano il blues, il jazz e i gospel.
La storia viene narrata attraverso i tre diari della donna ed alcuni altri significativi oggetti, lasciati in eredità ai suoi due figli, ai quali decide di raccontare il tradimento compiuto verso il loro padre, affinché la possano conoscere e comprendere intimamente. Francesca e Robert si conoscono in un momento in cui la famiglia di lei è fuori città per alcuni giorni, e tra i due si crea subito una forte alchimia: dopo il primo giorno trascorso insieme, sembra quasi che non riescano a separarsi. Nascerà presto un rapporto intensissimo che durerà però solo quattro giorni. Il quarto giorno Robert le chiede di lasciare tutto ed andare via con lui. Sensualissima la scena nella vasca da bagno e in tutti gli intensi momenti d'amore.
Ma posta davanti alla scelta di lasciare la famiglia, la vita monotona e scontata, per rifarsi una vita con un uomo che per la prima volta aveva riportato alla luce una forte sensualità, decide di stare con la famiglia, rinunciando all'amore della sua vita.
Straziante quella infinita, che lascia col fiato sospeso fino alla fine, di quando lei in macchina, sta per aprire la maniglia della porta per raggiungere Robert sotto un diluvio pazzesco e...... ( e Alice. nostra figlia, che mentre io piango come se non ci fosse un domani, urla "Ma noooooo, ma allora sei proprio pirla!!!")....
Solo dopo la morte del marito Richard, ormai anziana, Francesca decide di ricontattare Robert, ma scoprirà che è deceduto: le perverrà uno scatolone con molti ricordi che Robert ha lasciato per lei unitamente ad un libro di fotografie intitolato "Four Days - Remembering", a perenne memoria della loro meravigliosa quanto breve storia d'amore. Francesca si commuove, il loro sentimento è sempre stato vivo, anche nella lontananza forzata. Qui la scena che ti strappa il cuore....
I figli di lei, che inizialmente rimangono scioccati nell'apprendere la vicenda, della quale non nutrivano il minimo sospetto, dopo aver letto tutta la storia nei diari della madre, riusciranno a comprendere la dolorosissima scelta che Francesca ha compiuto e non oseranno biasimarla per il tradimento nei confronti del marito e loro padre Richard. Riusciranno a rispettare le ultime volontà di Francesca che ha disposto infatti di essere cremata e chiede che le sue ceneri vengano gettate dal ponte su cui è iniziata la sua storia d'amore con Robert (e dal quale si apprende che anche lui abbia chiesto ed ottenuto che fossero disperse le proprie ceneri). Il film si chiude sulla scena dei figli che si recano nel luogo dove sono state scattate le prime foto di Robert a Francesca, e, serenamente, disperdono le ceneri della madre......e io che singhiozzo in maniera imbarazzante.....

Ecco, cosi' ho inteso la mia ricetta. Non un "banale" e "solito" tiramisu', ma un dolce voluttuoso, sensuale, con la sorpresa della croccante frutta secca e il sensuale marron glacè, si, perchè a me il marron glacè ispira sensualità, va bene? al primo morso. Come le sorprese che accompagnano la nostra vita. Che a volte procede "banale" "semplice", senza colpi di scena, e tu ti aspetti che sia cosi', perchè ti sta bene cosi e non vuoi avere menate o colpi di scena, la vivi la vita, la assecondi, la affronti.  Ma ecco che arrivano "le sorprese" che possono essere piacevoli o spiacevoli. assurde, paradossali, ironiche, profonde, strazianti, decisive, intense, impreviste, vissute....

Nel primo film, sicuramente la provocazione, il tradimento nemmeno celato, che irrompe nella quotidianità, nel secondo, l'annuncio che ha colto di sorpresa i genitori, per quel fidanzamento inaspettato, osteggiato ma poi appoggiato, nel terzo, un nuovo modo di intendere la sensualità e l'amore di questi due anziani coniugi, e in ultimo, quella piu' intensa, straziante, vissuta, che ha portato un alito di trasgressione nella banalità e quotidianità della vita della protagonista.

Perchè tutti, forse, piu' o meno inconsciamente, con il corpo o con la mente, siamo stati su uno di quei ponti, chiusi volutamente, per celare agli occhi di tutti una intensa storia d'amore nascente.
Un bicchiere diverso per ogni "ponte". Perchè non ne esiste uno uguale all'altro. Perchè ognuno vive il suo ponte a modo suo.
Perchè che si voglia o no, se Forrest diceva "La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita", Francesca dice che "Noi siamo le nostre scelte".

Ingredienti
250 g di mascarpone
2 uova
2 cucchiai di zucchero
200 g savoiardi
4 tazzine di caffè amaro
cacao amaro q.b.
nocciole, noci, mandorle. marron glacè

Esecuzione
Tritate grossolanamente a coltello, la frutta secca e i marron glacè.
Dividete il tuorlo dall'albume, metteteli in due ciotole separate.
Aggiungere lo zucchero ai tuorli e mescolarli bene anche con l'aiuto di fruste elettriche.
Unite il mascarpone e mescolate ancora fino ad ottenere un composto liscio e denso.
Montate i bianchi a neve ferma e poi incorporateli alla crema di  mascarpone.
Inzuppate i savoiardi uno alla volta e sistemateli nei bicchieri (o altro contenitore), versateci sopra la crema di mascarpone, frutta secca e marron glacè, e proseguite facendo uno strato dopo l'altro fino ad esaurimento degli ingredienti.





con questa ricetta partecipo alla sfida n. 61


giovedì 5 maggio 2016

Dolci da credenza : La torta sabiosa



Oggi, ricorre la GN dei Dolci da credenza, per il Calendario del Cibo Italiano- Aifb, e Paola Sabino ne è l'Ambasciatrice.
Cosa si intende con questo termine? Tutte quelle torte e dolci non deperibili, quindi non farciti di panna, crema pasticcera ecc, che di sicuro, le nostre nonne e le nostre mamme, ci preparavano per la merenda. Io, per questa ricorrenza, propongo la torta Torta sabiosa o sabbiosa, che ho pubblicato pochissimo tempo fa, ma che condivido nuovamente volentieri.
E' una torta piena di ricordi, perchè oltre ad addolcire qualche evento speciale o come dolce della domenica,la nonna o la mamma la preparavano durante le vacanze estive o invernali che trascorrevamo a Teglio. Siccome non c'era il forno a gas, ma un fornello appoggiato su di un mobile, insomma, un po' di "fortuna", mi ricordo che questo impasto veniva versato nella tortiera sul fuoco, quella che ai giorni nostri viene chiamata Petronilla....il profumo si spandeva per tutta la grande casa, e poi veniva condivisa con gli altri parenti con i quali condividevamo la casa delle vacanze. E siccome noi bambini eravamo veramente ghiotti, questa torta, dopo la prima fetta ciascuno, spariva e veniva conservata in una credenza che conteneva i piatti di porcellana bianchi, o col bordino a quadretti bianchi e rossi, un po' lontana dalle nostre sgrinfie, ma nemmeno tanto, perchè i bambini si sa,sono curiosi, e dopo aver fatto la "posta", avevamo sbirciato dove veniva riposta!
Quindi non durava poi tanto...perchè golosi e numerosi, questa torta, era una delle merende piu' gettonate e sane che amavamo mangiare, tassativamente alle 16, con un bicchiere di latte munto dalle "mucche vere" della stalla vicina, per poi ritornare a giocare nel cortile....
Gli ingredienti e la spiegazione della sua realizzazione li potete trovare dettagliatamente in questo post.
Che dire...buon dolce da credenza a tutti!

                                            http://www.aifb.it/

sabato 23 aprile 2016

Lo strüdel "ampezzano"


Fino ad oggi non ci avevo mai pensato. Ma in occasione de La cucina di frontiera per Il Calendario del Cibo Italiano, la cui Ambasciatrice è Marina Bogdanovic, che ci spiega con il suo contributo qui, il significato di questa cucina, con lo Strudel che vi presento, mi è nata una riflessione.
Innanzi tutto, il tema bellissimo, La cucina di frontiera, che non è un dato per rimarcare le frontiere, geografiche, politiche, di fili spinati o muri, ma per far "capire" che tra i popoli confinanti, esiste un bagaglio di sapienza, cultura e tradizioni, che sconfinano appunto, "invadendo". "contaminando" e coinvolgendo pian piano, chi si trova proprio ai confini, per spargersi, con le modifiche magari, fino al prossimo confine....e da li, ancora un incontro, condivisione, contaminazione...senza mai finire, come nella vite senza fine. Perchè i popoli hanno sempre viaggiato, non per turismo come adesso, ma per gli scambi commerciali, motivi religiosi, per trovare lavoro e fortuna.
E anche i matrimoni, oltre ad essere d'amore, almeno quelli non combinati come facevano ai tempi, dove le unioni "importanti" erano già destinate sin dalla culla, e ignote ovviamente ai piccoli neonati, che si ritrovavano in giovine età, promesse spose/i per i giochi di potere e alleanza dei rispettivi genitori, sono una importante fusione di tradizione, cultura, sapienza. Cosi', ripensando al mio, di matrimonio, lo "scopro" sotto una luce diversa...l'unione amorosa della tradizione milanese-mantovana-ampezzana-veneta....e io aggiungerei anche "crucca", visto che Cortina d'Ampezzo, da dove arriva mio marito, è a pochi chilometri da San Candido...e parecchio lontana da Venezia. Quindi lo considero un veneto "crucco"...

Cosi' puo capitare che una ricetta nata in Turchia, varca il confine ed ecco qua... lo Strudel, che in tedesco significa vortice, che tutti conosciamo e che tutti almeno una volta abbiamo assaggiato.
Puo' essere dolce o salato, ma la versione piu' conosciuta è quella dolce a base di mele, pinoli, uvetta e cannella.
Le origini dello strudel partono dall'VIII secolo a.C., ovvero al tempo degli Assiri; simili dolci si ritrovano anche nell'Antica Grecia del III secolo a.C.. Probabilmente, anche grazie alla via della seta la ricetta si è così tanto diffusa andando però a modificare quella originale in diverse varianti: baklava, che seguiva le varie conquiste territoriali ottomane, il güllaç, precursore della baklava, consumato durante il Ramadan per la sua digeribilità, il börek, anche questo di origine turca, ripieno pero' di carne, formaggio, spinaci, e lo strudel.
Dal 1526 il sultano Solimano il Magnifico avrebbe diffuso la sua ricetta nei territori conquistati, ovvero fino all'Ungheria. I continui contatti tra l'impero ottomanno e quello austriaco fecero si che anche la ricetta dello strudel passasse i confini. Nel 1699 l'impero Austriaco conquistò l'Ungheria e dal 1867 all'impero austro-ungarico e quindi nel regno delle Tre Venezie.
Ecco perchè in Italia, tradizionalmente viene preparato nei territori un tempo compresi nell'Impero, principalmente Alto Adige, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Ogni luogo ha poi la sua ricetta: con la pasta frolla, con pasta da strudel tradizionale, sottile o con pasta sfoglia.
La ricetta "ampezzana" di mio marito, è quella che vi presento. Non tanto perchè esiste lo Strudel ampezzano, ma perchè come dicevo prima, i matrimoni, fan si che si uniscano anche le tradizioni di famiglia. E una volta entrate nel vortice delle "ricette di famiglia", quelle che cascasse il mondo, va fatta cosi' perchè cosi' me l'hanno insegnata, anche io "difendo" a spada tratta questa "mia" versione.
Ricette di famiglia nate con quello che di poco c'era in casa, nate per caso, per sbaglio, volutamente per non buttare via niente...
Ecco perchè mi sento di "difendere" cio' che mi è stato tramandato, senza cambiare una virgola o ingrediente, in un mondo dove a volte per "stupire" creano delle rivisitazioni che per piacere anche no!
Ecco perchè lo strudel che vedo nelle pasticcerie o panifici, non lo considero il "vero" strudel, e nemmeno lo compero! Qualcuno penserà che sbaglio, ma per me, quello "vero", è quello preparato da mio marito, che lo ha imparato dalla mamma e dalla nonna, che a loro volta lo hanno imparato dalla loro mamma e nonna ecc....in un filo indissolubile che se ne nessuno lo interrompe, è senza fine. Come la vite di vinciana memoria!
Una specie di "imprinting gastronomico". Ah si, che cosa ha di "diverso" questo strudel? Che non è preparato con la sfoglia, o con la pasta da strudel tradizionale, che rimangono mollicce, umide, si spaccano, ma con la "pasta pane", che da una consistenza piu' compatta, rimane comunque morbido, e resiste all'abbondante ripieno che li riempie. Piu' "rustico" e soddisfacente al palato, insomma, si sente qualcosa di concreto e consistente sotto ai denti. Il mio primo strudel che ho assaggiato da fidanzati, me lo ha preparato cosi'. Cosi' lo voglio per tutta la vita.

Quindi un grazie di cuore, a colui che me lo ha fatto conoscere, e che in questa occasione, si è messo all'opera per me. Ma soprattutto doppio grazie, perchè come per tutte le ricette di famiglia, quelle consolidate nel tempo, che si "sentono" sotto le mani, i cavalli di battaglia, quelle che si fanno ad occhi chiusi, non esistono dosi o bilance. Tutto ad occhio perchè "è cosi'"...quindi, dopo averlo "minacciato", sono riuscita a fargli scrivere le dosi esatte e soprattutto di ricordarsi di scattare anche le fotografie! Ed era talmente "preoccupato" di dimenticarsi qualcosa che....si è davvero dimenticato di aggiungere la cannella nel ripieno! Cosi' l'ha spolverizzata sulla superficie. Per questo ha questo colore scuro! Era cosi' mortificato, che lo voleva rifare!!!

Ingredienti
500 g farina bianca
    4 uova + 1
un pizzico di sale
1/2 bustina di lievito
1 bustina di vanillina
100 g di burro
    4 mele renette (meglio se quelle "vecchie")
250 g fichi secchi
150 g uvetta
  70 g  pinoli
2 cucchiai di zucchero
1 bicchierino di grappa
400 g marmellata (mirtilli o secondo i gusti)
cannella q.b.
rum q.b.
pane grattugiato q.b.

Esecuzione
Mettete a bagno l'uvetta con il rum. Tagliate le mele a cubetti e i fichi in quattro.
Su un piano da lavoro, versate la farina e fate la fontana al centro. Sgusciate le uova, il sale, lo zucchero, la grappa, la vanillina, il lievito e con la forchetta cominciate ad amalgamare gli ingredienti. Quando sono amalgamati, Aggiungete il burro fuso o a temperatura ambiente e cominciate ad amalgamarlo al resto degli ingredienti e pian piano raccogliere la farina. Utilizzando le mani, cominciate a impastare fino a quando non si sarà ottenuto un panetto morbido ma compatto.
Versate un po' di farina sulla spianatoia e stendete l'impasto in un disco non troppo sottile di 50 cm di diametro circa (o di meno, con meno ripieno,il risultato sarà con la pasta piu' "alta").
Stendete la marmellata e adagiatevi le mele, uvetta strizzata, i fichi, la cannella. Spolverizzate con una manciata di pane grattugiato. Arrotolate il tutto facendo attenzione a non rompere la pasta (o lo arrotolate in un unico senso, oppure prima un lato e poi l'altro, congiungendoli al centro.
Imburrate la piastra del forno, cospargetela di pane grattugiato e adagiate delicatamente lo strudel. Spennellatelo con l'uovo sbattuto e infornate a 180° per 40 minuti o fino a quando la superficie sarà dorata.


Ecco l'interno ricco dello strudel di famiglia...



Lo Strudel per La cucina di frontiera - Calendario del Cibo Italiano - AIFB

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domenica 10 aprile 2016

Biscotti di frolla montata



Fantastico! La sfida marina di marzo, lanciata da Anna Maria Pellegrino è stata vinta da Dany & Juri del blog Acqua e Menta, Lasciamo il mare e affrontiamo una sfida golosa.
Eh si, Mtc ha un sapore dolcissimo questo mese! Quale? Quello dei Biscotti!
Felice? Si e no....Si, perchè adoro i biscotti, quelli fatti in casa, intendiamoci. No, perchè in teoria sarei a dieta, e dovrei metterlo anche in pratica! Non che sia in stratosferico sovrappeso, ma mi ballano 7 kg di troppo, che fanno la differenza per la mia salute, sia fisica che mentale, dal momento che anche se sto attenta a quello che mangio, non cambia niente....cosi' mi viene un nervoso!!
Colpa del metabolismo bradipico, della menopausa, del dopo Pasqua, delle colleghe che compiono gli anni e che portano torte come se non ci fosse piu' un domani, e visto che sto attenta a quello che mangio, che male vuoi che faccia una fettina di torta.......boh...ma anche questo mese, si attenta alla mia dieta.
Cosi, letto il regolamento, che prevede la possibilità di cimentarsi in tre preparazioni differenti....anche se la gola, la voglia di imparare nuovi impasti, la curiosità della loro riuscita, mi fanno fare mila e mila programmi...c'è la voce della coscienza che mi "obbliga" ad una scelta soltanto. Anche perchè ho solo questo fine settimana a disposizione per realizzare la mia ricetta...Quindi, ho optato per un impasto che non ho mai provato: quello della frolla montata di Leonardo di Carlo.
Letto tutti i preziosi consigli e vista la stupenda infografica della Dany....


...mi sono messa all'opera.
Ad essere sincere, volevo andare "sul sicuro" con la pasta frolla tradizionale, quella che conosco, ma quando ho letto che Leonardo di Carlo, consigliava di tenere l'impasto al fresco per 10/12 h, già ero fuori tempo massimo dalla mia disponibilità. Cosi' mi sono lanciata con l'altra scelta, dove l'impasto andava utilizzato immediatamente.
Comincio a preparare l'occorrente, a pesare gli ingredienti e...il burro non mi basta.
Prendo la macchina e corro subito al supermercato che è abbastanza vicino a casa, ed esco col panetto di burro. Cerco la farina (Rino, c'è la farina W 130/150, se per caso decido di fare quel tipo di biscotti? Si c'è, l'ho comperata, è nel mobile)...la farina aveva un'altra W!!!! Riprendi la macchina e ritorna al supermercato...un'altra persona avrebbe lasciato perdere. Ma io no. Quando mi metto in testa di fare una cosa...
Finalmente, con tutti gli ingredienti presenti e pesati, mi metto ad impastare. Riesumo persino la mia pistola sparabiscotti, cosi' mio marito non deve piu' lamentarsi che impiccia, che non la uso piu', che spesa inutile...voglio dimostragli che per questi fantastici biscotti è ritornata utile!
Bella contenta, comincio a riempirla, scelgo il disco per farli a forma di margherita, ghirlanda e stella, ma...non mi funziona. Abbastanza contrariata, tolgo l'impasto dalla pistola e riempio una sacca da pasticcere e comincio a realizzare i miei biscotti ai tre gusti diversi.
Dopo aver conciato la cucina come un campo di battaglia, eccoli qua, caldi e profumati.
Devo pero' essere sincera e farmi un'autocritica. Il gusto è buonissimo, ma se dovessi rifarli, e sono sicura che li rifaro', devo ricordarmi di lasciarli un po' piu' "cicciosi". Cosi', anzichè realizzarne 50, quanti ne sono usciti, ne escono di meno, e meno sottili. Avendo paura che si gonfiassero durante la cottura, sono rimasta piu' scarsa nello spremere l'impasto. Ma sbagliando si impara, e queste sfide servono per imparare e mettersi alla prova. Nonostante cio', sono veramente soddisfatta.
Tre diverse forme e gusto: ho aggiunto la buccia di mezzo limone biologico passata al mixer, la buccia di mezza arancia biologica anche quella passata al mixer e un cucchiaio di semi di lavanda, pestati grossolanamente nel mortaio. Attenzione a non esagerare con questi, altrimenti si corre il rischio di avere in bocca un sapore "da profuma biancheria"...
Certo, con la sparabiscotti sarebbero state piu' precise ed originali, ma io sono ugualmente contenta!

Ingredienti (per 50 biscotti "sottili")
105 g di zucchero a velo
208 g di burro a 18°-20°C
250 g di farina debole W 130/150
62,5 g di uova intere a 20-22°C (circa un uovo e un tuorlo)
buccia di mezzo limone e arancia biologici tritati finemente
1 cucchiaio di semi di lavanda

Esecuzione
Mescolare o montare leggermente con la frusta la materia grassa con sale e aromi. Unire lo zucchero e montare leggermente la massa. Aggiungere poco per volta le uova. Inserire in più volte la farina e lavorare fino a completo assorbimento.
Dividete il composto in tre parti uguali e aggiungete gli aromi


Amalgamateli bene al composto e utilizzatelo immediatamente realizzando le forme desiderate, con l'aiuto di una sacca da pasticcere. Cuocete a 140° per 15/20 minuti, fino a quando saranno leggermente dorati. Estraeteli dal forno e lasciateli raffreddare su una gratella.




con questa ricetta partecipo alla sfida n. 56 di Mtc

                                            

venerdì 8 aprile 2016

Torta del Donizét de la Bergamasca per Il Calendario del Cibo Italiano





Oggi si festeggia la GN della Torta del Dunizet, per il Calendario del Cibo Italiano per  Aifb e Ilaria Talimani ne è l'Ambasciatrice che ci racconta le origini di questa torta.
La leggenda vuole che Rossini, avendo a tavola come ospite un Donizetti afflitto e triste, fece preparare dal cuoco, un dolce. In realtà questa torta è stato ideata da Alessandro Balzer nel 1948 per celebrare il centenario della morte del compositore e operista bergamasco, che scrisse piu' di settanta opere, le piu' famose delle quali sono L'elisir d'amore,la  Lucia di Lammermoore, Don Pasquale.....
Anche lui, come altri musicisti, non ebbe vita facile, in quanto fu colpito da gravi lutti che lo portarono allo sconforto totale (dalla morte del padre, della madre e della seconda figlia, due anni dopo anche la terza figlia e la moglie, che morì di colera) tanto da fargli dire "Senza padre, senza madre, senza moglie, senza figli... per chi lavoro dunque ? Tutto, tutto ho perduto". Nonostante tutto, non smise mai di comporre opere buffe e drammi romantici.
La sifilide gli provoco' la pazzia, venne rinchiuso nel manicomio d'Ivry-sur-Seine da cui uscì solo qualche mese prima della morte avvenuta nel 1848. La sua tomba si trova nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo. E' sempre una grande emozione visitare un luogo dove è sepolto un personaggio che ha contribuito con i suoi capolavori ad arricchire il panorama musicale italiano.
E io, anche se non lo amo tanto quanto Verdi e Puccini, ho tanti ricordi legati al suo nome. Al Teatro Donizetti di Bergamo, ho suonato nell'orchestra dove ho conosciuto colui che è diventato poi mio marito. Quindi, come non avere un buon ricordo?

E per onorare questa giornata storica, ho voluto contribuire con questo dolce, che ha un disciplinare ben preciso da rispettare! Lo trovate descritto dettagliatamente qui: Torta del Donizét de la Bergamasca

Io ho ridotto le dosi, proporzionando tutto quanto.

Ingredienti
130 g Burro
 75 g Zucchero
4 Tuorli
2 Albumi n.
40 g Farina
50 g Fecola
40 g Albicocche candite a cubetti minimo
60 Ananas candito a cubetti minimo
Concentrato di maraschino alcune gocce
Vaniglia una bacca

Esecuzione
Montare il burro insieme a 60 grammi di zucchero, aggiungere i tuorli uno alla volta e amalgamare bene il tutto.
Montare a neve i quattro albumi con i rimanenti 15 grammi di zucchero ed incorporare lentamente al composto precedente.
Aggiungere gradatamente la farina, la fecola e quindi i canditi di albicocca e ananas, insieme agli aromi di maraschino e vaniglia.

Imburrare uno stampo a corona per ciambella del diametro di 24/26 cm., o uno stampo di silicone e versarvi il composto, mettere in forno a 180° per circa 40 minuti.
Lasciar raffreddare e spolverare con zucchero a velo.







giovedì 3 marzo 2016

Torta Sabiosa o Sabbiosa...e dolci ricordi.



Questo sofficissimo dolce, di origine venete, simile alla torta margherita, se vogliamo azzardare un paragone, giusto per far capire il tipo di torta, l' ho sempre "rivendicato" come di origini mantovane, dal momento che faceva parte del "dolce della domenica" o "se arriva qualcuno", e li se la giocavano la sbrisolona e questa. Mia mamma, mantovana, smentendomi, mi ha detto che lo ha imparato dalla Zaira, in Valtellina, quindi, va da sè che si è diffuso in altre regioni italiane!
Ah, la signorina Zaira, era la nostra padrona di casa delle vacanze, appunto signorina perchè non si è mai sposata, e incuteva un po' di "sano terrore" a noi bambini. Durante le vacanze, abitavamo insieme agli altri parenti, zii, nonni e cugini, in un'unica casa grandissima, vista con gli occhi di un bambino poi, tutto sembrava piu' grande, con pollaio, stalla e il fienile.
Lei abitava al piano terra, e, quando aprivi la porta di legno, sulla sinistra trovavi la porta della cucina enorme, con lavandino in granito grigio, tavolone al centro, camino e stufa economica, una madia e vari mestoli e pentole di rame appese a dei ganci, sulla destra la camera da letto, che abbiamo intravisto per sbaglio una volta sola, come se in quella stanza fosse proibito posare anche un solo sguardo.e al centro,la scala di legno che portava al piano superiore, e sul quale pianerottolo davano le nostre camere da letto, due cucine "abitabili" e un unico bagno. Senza riscaldamento. Quindi d'inverno, si facevano bollire pentoloni di acqua sulla stufa e via...in bagno, nel catino blu, a lavarci veloci veloci a turno.
La signorina Zaira, guai a chiamarla solo Zaira, perchè comunque eravamo educati e ci sembrava giusto chiamarla cosi'per portarle rispetto,vestiva dei sottanoni dalle fantasie piu' disparate e improbabili, con un grembiule nero sul davanti, il foulard in testa dal quale sbucavano i capelli e al mattino andava a piedi con la gerla sulle spalle o col trattore a "fare fieno". Noi speravamo di non incontrarla mai sul nostro cammino, quando salivamo la scala, primo, perchè quando ci vedeva o sentiva, usciva dalla cucina, si asciugava alla bell'è meglio le mani nel grembiule e ci voleva sbaciucchiare, ma con il mento con peli ispidi che ci pungevano non era affatto piacevole, e secondo, ci sgridava se correvamo sulla scala...quindi, o ci baciava o ci cazziava. Ma a parte questi "momenti", era molto riservata, schiva, si faceva i fatti suoi. E non abbiamo mai saputo quanti anni avesse. Quindi, agli occhi di noi bambini, sembrava una persona delle fiabe, circondata da un alone di mistero!
Sono andata a rivedere questa casa qualche anno fa, quando ho incontrato una delle nipoti. La signorina Zaira è morta, ovviamente. Ma quando sono entrata nel cortile e ho varcato la soglia di quella casa, mi si è fermato il cuore. Era rimasto tutto come una volta, come me lo ricordavo. Sono salita sulla scala di legno, che non mi sembrava piu' tanto larga come una volta. E una volta entrata nelle varie stanze era un continuo toccare con le mani il profilo dei mobili, gli interruttori a vista in ceramica con il filo di stoffa arrotolato, della stufa economica, delle coperte, come per accertarmi che non stessi vivendo in un sogno. E continuavo a mormorare meravigliata come fanno i bambini di fronte a qualcosa di "magico"..."Guarda qua....guarda là....ma è ancora uguale...."
E' stato veramente emozionante e ci ho lasciato là ancora un pezzo del mio cuore!

In tempi piu' "recenti", la  prima volta che i miei amici hanno avuto "la fortuna" di assaggiarla, era il lontano 1985...la nevicata del secolo. Mia mamma, guardando fuori dalla finestra esordiva dicendo "La taca no, la taca no"...ma poi i fatti hanno smentito questa sua previsione. Pranzo a casa mia, a base di cassoela e per finire il dolce "delle feste", la Sabiosa. Non vi sto a descrivere le loro facce mentre cercavano di deglutire la fetta di torta! E giu' spumante! Se lo ricordano ancora, sia per la nevicata, sia per il dolce!!
Detta cosi', sembra quasi un invito a non fare questa torta, ma vi garantisco che non è cosi'. Certo, il nome non gioca a suo favore. Diciamo che gli esagerati dicono che sembra di avere in bocca un "pastone" che non va giu' e che devi berci del vino. Questo potrebbe essere positivo! ahaha...quindi  provare per credere.
Inzuppata nel latte come prima colazione, accompagnata da un tè per una merenda o a fine pasto accompagnata da un buon bicchiere di spumante, è davvero una gioia per il palato!

Se doveste telefonare a mia mamma e chiedere le dosi vi risponderebbe "Ehhh...fai 3, 3 e 3 di tutto. Inforni a 180° per 40 minuti e via".....ma io vi scrivo per esteso gli ingredienti...che forse è meglio!
(Diciamo che la signorina Zaira, le ha insegnato la regola "dei numeri"...se usate due uova, fate due hg di tutto, se ne usate 4, usate 4 hg di tutto e cosi' via. Aumentando ovviamente anche le dosi del lievito)

Ingredienti
3 hg zucchero
3 hg di fecola
3 hg  di burro
3 uova
1/2 cucchiaino di lievito
zucchero a velo q.b.

Esecuzione
Montate bene i tuorli con lo zucchero fino a quando sono gonfi e bianchi. Questo è anche il "segreto" per avere un dolce sofficissimo. Aggiungete il burro sciolto ma non caldo. Versate la fecola man mano e il lievito. Alla fine gli albumi montati a neve fermissima. Versate in una tortiera e cuocete per 40 minuti a 180°. Nel dubbio, fate la prova stecchino, che deve uscire completamente asciutto dalla torta. Una spolverata zi zucchero a velo e.....


sabato 20 febbraio 2016

Tortine di grano saraceno con miele di castagno e delizia di miele al caffè



Seconda proposta...anche perchè piu' di due questa volta il regolamento non ne permette, per la sfida n. 54 dell' Mtc proposta dai vincitori della scorsa sfida, Eleonora e il Dott Meyers del blog Burro e Miele 

Per addolcire la giornata di domani, momenti preziosi da trascorrere con chi si ama, e la mia giornata di oggi, che mi vede un po' "col fiato corto"... il sabato è una benedizione/maledizione.
La prima, perchè finalmente ho tutta la giornata per me, libera di fare le cose che non sono riuscita a fare durante la settimana, o anche semplicemente di non fare un bel niente, ascoltare musica, coccolare la mia gatta, curare le mie piante. La seconda, perchè appunto avendo la giornata libera, anche la mia mente lo è, e come un cavallo allo stato brado, galoppa quà e là, senza forma, senza meta, senza limiti...pensieri belli che si alternano con quelli cupi. Cosi' mi aggiro per la casa vuota. La gatta appallottolata sui morbidi cuscini nuovi della sedia, la porta della cameretta chiusa, silenziosa, con il pigiama e le ciabatte buttati come capita, dall'ultima volta che è passata per casa. Un silenzio quasi irreale, che fa "rumore" e fa male, che fino allo scorso anno era interrotto dalle note del suo violoncello. Le chiacchierate a tavola, le discussioni, sentire il suo respiro e il suo girarsi e rigirarsi nel letto, perchè una mamma non dorme mai profondamente, ma sente sempre il respiro della sua creatura dentro di sè...Anche la gatta ha i suoi momenti di nostalgia, si mette davanti alla porta e miagola, cosi' la faccio entrare e ispeziona ogni angolo, poi si ferma in mezzo alla stanza e guarda il letto in alto e sta fissa senza muoversi per un bel po'. Fa una tenerezza incredibile, vedere di quanto sono sensibili gli animali e di quanto le manchi anche a lei. E le feste che le fa quando ritorna a casa sono incredibili!

Ma domani è un' altro giorno, e visto che abbiamo a pranzo i nostri amici del cuore, ne ho assaggiata una per "precauzione". Per divertirci, ci mangeremo una buonissima Fondue moitiè moitiè, come quella che abbiamo mangiato a Ginevra, per inaugurare il caquelon, il caratteristico tegame nel quale si intinge il pane, posto sul réchaud, il fornelletto da tavola. Il fine pasto, come vuole la tradizione ginevrina, almeno cosi' me l'hanno "venduta", si deve finire con le meringhe coperte con doppia panna. Ma visto che siamo a "dieta" (ahahah), e questa è un'altra storia, ho optato per queste tortine dal sapore rustico del grano saraceno, in ricordo della Valtellina, che mi ha in pratica vista crescere, e quindi porto sempre nel cuore, reso ancora piu' deciso ma assolutamente profumato e per niente prevaricante, dall'aggiunta del miele di castagno. Insomma, profumi e gusti caserecci, rustici, montanari, per queste morbidissime tortine, intinte per ultimo nel miele al caffè....una coccola per il palato e per gli occhi. Un'esperimento azzardato ma ben riuscito, perchè non ho mai sostituito lo zucchero con una buona parte di miele. Non sapevo come avesse reagito alla cottura, invece devo dire che sono molto soddisfatta del risultato.
Annalena spiega in maniera impeccabile la storia e la geografia del miele. Vi invito a leggere il suo prezioso contributo e se avete dubbi su quale miele utilizzare per le vostre ricette, guardate nell' infografica Dani e spariranno di sicuro!

Ingredienti
per 6 tortine
125 g farina di grano saraceno fine
  25 g fecola di patate
    2 uova
125 g burro
  35 g zucchero
  90 g miele di castagno
un pizzico di sale
zucchero a velo q.b.

Esecuzione
Montate i tuorli con lo zucchero ottenendo un composto ben gonfio. Aggiungete il burro sciolto ma freddo. Aggiungete il miele, la farina, la fecola, il pizzico di sale, aggiungendo l'ingrediente successivo solo quando il precedente è ben amalgamato.Per ultimo, gli albumi montati a neve.


Riempite degli stampini monoporzione, sbatteteli delicatamente sulla superficie del tavolo per pareggiare bene il composto. Infornate a 170° per 30/40 minuti, fino a quando la superficie risulterà dorata e lo stuzzicadenti uscirà asciutto dalla torta.
(io li ho riempiti fino all' orlo, e sono lievitati "a cupola". Se li riempite per 1/3, ne ricaverete di piu' e saranno meno gonfi. Dipende dai vostri gusti.
Lasciateli raffreddare, spolverizzateli con zucchero a velo e servite con il miele al caffé



con questa ricetta partecipo alla sfida n 54 di Mtc


mercoledì 23 settembre 2015

Le Croissant sfogliati per la sfida n. 50 dell' Mtc



Dopo la pausa estiva ecco che ritorna alla grande la sfida del "gioco" piu' partecipativo e coinvolgente del web! Per la sfida n. 50 dell' Mtc, del quale festeggiamo "l'Anno Giubilare" con tante novità e un prossimo incontro dove potremo guardarci finalmente negli occhi e sentire il suono delle nostre voci, anche se qualcuno di noi si conosce già e ha proferito parole e sguardi, la vincitrice della sfida ormai lontana di giugno,  Luisa Jane Rusconi del blog  Rise of the Sourdough Preacher, dopo questi mesi di "silenzio"..."punzecchiature"...di "ho finalmente la ricetta".....ecco che se ne viene fuori bella bella con questa proposta! E quando abbiamo realizzato che cosa ci veniva richiesto di fare, un coro di amabili e innocenti "te possino" si è levato da ogni abitazione delle e dei partecipanti.....

Il panico iniziale ha lasciato il posto al "dai che ce la faccio anche questa volta", per poi farmi ripiombare di nuovo in un pantano di se e ma....il tempo che manca, la dieta che dovrei iniziare, la difficoltà della ricetta, mila mila impegni.....tant'é che sono proprio arrivata all'ultimo momento.
Il risultato non è proprio come avrei voluto che fosse, ma per la serie "buona la prima", mi e ci siamo dovuti "accontentare" di questa sfornata.
Anche perchè l'inizio non è stato proprio dei piu' promettenti. Sulle note di Romeo e Giulietta di Prokofiev, alle 5.30 di mattina, dopo aver letto e riletto la ricetta non so quante volte, preparato gli ingredienti bene in vista e pesati, al posto di mettere il poco burro che necessitava nell'impasto iniziale, ho messo tutto quello che serviva per la sfogliatura. Panicoooo!! Per fortuna avevo altro burro in casa per fare almeno l'impasto di nuovo! Calcolati i tempi di riposo, corri a fare la spesa, ricompra il burro, comincia a sfogliare, riposi, di nuovo sfogliare, cena con gli amici, abbandona la cena e corri a casa a piedi (non sono molto distanti da casa nostra), mentre il pesce cuoce nel forno, verifica lo stato di lievitazione, ritorna dagli amici, finisci la cena, ritorna a casa e fai cuocere i croissant, insomma, alla una di mattina ero ancora li' che giravo per casa!

E al mattino dopo, la sorpresa, nell'aprire queste dorate delizie, che non erano proprio sfogliatissime come avrei voluto...va bè....ci ho provato. Il gusto è buono. Ci si riproverà in altri momenti meno vorticosi, senza distrazioni, con piu' calma....

Comunque, dal momento che la ricetta è collaudata alla grande da Luisa, e anche le altre partecipanti hanno sfornato delle autentiche meraviglie, state tranquilli che se seguite passo dopo passo il procedimento  riportato qui, il successo è davvero garantito!

Croissants
x circa 12 croissants

400 g farina 00, W300-330 meglio, se non possibile W350
220 ml latte
40 g burro ammorbidito a temperatura ambiente
30 g zucchero
4 g lievito di birra istantaneo
9 g sale
4 g aceto di vino bianco

200 g burro per sfogliatura


Quindi, ringraziando la Dani, che ci ha creato questo fantastico riassunto dei passaggi..............


..........passo a pubblicare le fotografie dei miei di passaggi e del risultato finale.....

il momento magico delle pieghe....

della creazione......

dell'ammirazione.....

della degustazione......

e con questa ricetta partecipo alla sfida di settembre n. 50


sabato 9 maggio 2015

Torta paradiso (o Torta Vigoni)



Di sicuro questa soffice torta ha allietato le merende di molti di noi. Quando i tempi erano come dilatati, non come adesso che è tutto una corsa contro il tempo, persino le merende, prese al volo, confezionate, che per quanto buone possano essere, io direi "comode" soprattutto, non hanno il sapore e il calore di quelle preparate dalle nostre nonne, mamme e zie...
Di sicuro ha allietato le mie di merende. Lasciati i giochi da cortile, (il gioco dell'elastico, il salto alla corda, il mondo, ce l'hai, rialzo, nascondino, figurine.....)  vestita con abiti "comodi per il gioco", al "richiamo" della mamma o della nonna che dal balcone chiamavano per la merenda, salivamo di corsa le scale, una rapida lavata di mani che colorava di nero gli asciugamani, e subito ci avventavamo sulle fette di torta ricoperte di candido zucchero a velo, che se per sbaglio ti entrava nel naso ti faceva tossire fino alle lacrime! E poi giu' di nuovo di corsa, con le tracce di zucchero a velo sulle magliette e appagati da tanta bontà.
O se capitava di andare a casa della nonna o qualche zia o conoscente in un giorno di festa, in abiti "giusti", elegante, con le scarpe di vernice tassativamente nere, magari abbellite con un piccolo fiocco di raso lucido od opaco e i calzini traforati fatti dalla mamma che lavorava il cotone con 4 ferri da calza, bella pettinata, allora ti avventavi con cautela alla fetta di torta, anzi ti avvicinavi quasi timorosa di sporcarti il vestito della festa, quindi assumevi una posa strana, protesa in avanti tu e la tua fetta di torta, il piu' lontano possibile dal vestito. Con l'eleganza di un'educanda! E se andavi fuori a giocare, le raccomandazioni della mamma ti accompagnavano per tutto il tempo, "Attenta a non sporcarti"....

Quanto tempo è passato da quelle merende. Per quanto mi riguarda, questa torta è legata a questi ricordi, e spero che anche mia figlia li riserbi nella sua mente e nel suo cuore, visto che ho sempre cercato di allietare le sue merende con torte fatte in casa.
E oggi ho utilizzato prodotti "genuini" perchè il tuffo nel passato fosse piu' "passato" possibile....il burro di una malga della Valchiavenna, le uova di una cascina vicina a casa nostra, la farina del mulino di Teglio, il limone omaggiato da una conoscente della Costiera Amalfitana.....e tanto tanto amore....

Ma quali sono le origini di questo soffice dolce?
La Torta Paradiso nasce a Pavia nel laboratorio di pasticceria di Enrico Vigoni sul finire dell’Ottocento. Si dice che dopo svariati esperimenti, fatta assaggiare ad una nobildonna, quest’ultima d’istinto esclamasse: “Questa torta è un paradiso!”.
Un'altra leggenda tramandata da generazioni narra che un frate erborista della Certosa per cercare tarassaco e angelica arcangelica violava  la Regola, varcando il recinto. Pare addirittura che incontrasse una sposina di Parona che generosamente gli fece assaggiare quella torta. Trovatala eccellente, il frate tornò ad incontrare la sposa per avere la ricetta, ma il Priore insospettito dalle frequenti assenze lo rinchiuse entro le mura del monastero. In ricordo della soave fanciulla, il frate costretto in cattività si dedicò alla preparazione della torta, che tanto piacque ai confratelli e fu battezzata “Torta Paradiso”.

Quale sia leggenda e quale sia verità poco importa, il fatto è che Enrico Vigoni seppe sfruttare i prodotti locali facilmente reperibili nelle campagne pavesi, quali zucchero, uova, farina, burro e fecola di patate, per creare un dolce che fosse semplice e avesse la durata di un paio di mesi, nonostante non esistessero i mezzi di conservazione e i conservanti di oggi. Quindi divenne il simbolo di Pavia e un “classico” della pasticceria italiana.
Nonostante l'alto contenuto di burro è leggera e soffice. Da gustare "in purezza" o abbinata ad un té o un calice di vino passito o un moscato.

  60 g di farina
  60 g di fecola di patate
125 g di burro
125 g di zucchero
    2 uova
1/2 bustina di lievito
la buccia grattugiata di un limone.
Lavorate con un mixer il burro con lo zucchero e la buccia di limone fino ad ottenere un composto omogeneo, unite quindi i tuorli e continuare a lavorarli fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete la farina e la fecola setacciate, poi incorporate molto delicatamente gli albumi montati a neve.
Infornate in una teglia da 20 cm, a 180 gradi, per 50 minuti circa, controllando la cottura con uno stuzzicadenti infilato nella torta, che deve fuoriuscire asciutto.



lunedì 27 aprile 2015

Pan di Spagna con ricotta bicolore e frutta secca


E come tutte le cose che prima o poi finiscono...anche la sfida dell' Mtc, è quasi giunta al termine. Quanti PdS dovrà giudicare e "assaggiare" Maria Grazia, prima di decretare il vincitore o la vincitrice?
Anche questa è stata una sfida dolcissima che ci ha viste "agguerrite" e determinate nella realizzazione di splendide basi, decorate e farcite secondo la propria fantasia e "pazzia".....
Questa è la mia ultima proposta, semplicissima. Preparate in una unica giornata le basi, le ho conservate nelle scatole di latta dei biscotti e mi sono durate morbide e soffici per 10 giorni!
Ho dovuto solo farcirle secondo il momento o evento e via...
Questa l'ho pensata strada facendo, mentre mescolavo la ricotta...e se la facessi bicolore? E che cosa aggiungo poi? Ma si, la frutta secca dai. Il morbido che nasconde il croccante. Una sorpresa per chi la mangerà, perchè non si aspetta di sentire scrocchiare sotto i denti nocciole, mandorle, noci pinoli e fichi secchi....potrebbe sembrare un po' troppo invernale e natalizio ma da come è stato "azzannato", poco importa che stagione richiamava.
Un po' una metafora della vita:che puo' essere dolce e morbida, bianca o nera, dove tutto fila liscio, senza intoppi fino a quando non incontra qualche duro ostacolo che va affrontato, che ci mette alla prova e qualche sassolino da togliere dalla scarpa. E siccome in questi momenti non sempre siamo soli ma siamo avvolti dalla dolcezza e dalla comprensione di chi ci sta accanto, ecco che anche la situazione piu' delicata, preoccupante, dura da affrontare, appare forse un tantino meno dolorosa e inaffrontabile.

Pensieri un po' "deliranti" che non hanno minimamente pensato le persone che lo hanno assaggiato. Per loro era "solamente" un PdS con della morbidissima ricotta e frutta secca. Morbido e croccante che stavano bene in compagnia l'uno dell'altro.
Quindi, basta perdere tempo e veniamo alla ricetta.

Il PdS , ingredienti e spiegazione lo trovate qui

gli altri ingredienti invece sono:
200 g ricotta
20 mandorle e nocciole
  5 noci
una manciata di pinoli
5 fichi secchi
1 cucchiaio abbondante di cacao amaro
1 cucchiaio di zucchero a velo
caffè e Marsala

Esecuzione
Mescolate la ricotta con lo zucchero a velo. Dividete il composto in due parti e ad una aggiungete il cacao amaro.
Nel composto bianco aggiungete i fichi secchi tagliati a coltello abbastanza finemente.
Nel composto al cacao aggiungete tutta la frutta secca tagliata grossolanamente con il coltello ( a parte i pinoli che sono già di ridotte dimensioni)

Imbibite le basi di PdS con caffè e Marsala e spalmate uno strato di ricotta al cacao e uno con quella bianca, in modo alternato, fino a farcire i tre strati. Spolverizzate con lo zucchero a velo.

Questo è il morbido e croccante interno.....bianco e nero...black and white....



con questa ricetta partecipo alla sfida n. 47 per l' Mtc di aprile

martedì 14 aprile 2015

Pan di Spagna ricotta e cioccolato.....confortino a conclusione di una giornatina "elettrica".....




Miiiiiii.....già i benefici di una settimana di vacanze, passate a casa, mica in giro, ma comunque dedicate a me, a quello che piace fare a me, e in compagnia del maritozzo (non quello con la panna)...sono andati a pallino. 
Se oggi fossi un dipinto di sicuro sarei l'Urlo di E. Munch!!

Già è iniziata male stamattina in metropolitana. Sto per uscire dai tornelli e vedo un gruppetto di extracomunitari, formato da una mamma con 5 bambine e un ragazzo che davanti ai tornelli parlava nella sua lingua. E già li mi erano saliti i fumi!! Avevo capito le loro intenzioni...lei prende un biglietto che ovviamente non passa, il ragazzo salta agilmente il tornello, le bambine piu' piccole passano da sotto, la mamma passa dal tornello, non so come, vista la mole, ma ce la fa ugualmente!
Subito vado a bussare all'omino della guardiola...e sbraito "Ma ha visto quelli come sono passati?" e lui candidamente mi risponde "Si, ma non posso farci niente, altrimenti a fine turno mi picchiano"....No, ma ci rendiamo conto? Allora se stai li seduto e basta senza far rispettare le regole del buon vivere civile, puoi anche startene a casa, cosi' l'amministrazione comunale risparmia sul tuo stipendio!! E cosi' tutti i santissimi giorni...altro che esaurimento nervoso! 
Come già mi dicono in molti, fregatene tanto non cambia niente anche se ti arrabbi. Certo, non cambia niente, pero' mi girano assai, dal momento che io pago la "bellezza" di 648 € annuali e se per disgrazia dovessi dimenticarmi l'abbonamento mi fanno subito la multa. A me si ma a tutta la fuffa che viaggia a sbafo no. Prova ad andare all'estero a fare una roba del genere....e ne ho girate di metropolitane!! Una roba cosi' non l'ho mai vista! Non sono razzista, per niente, ma vedere questo comportamento e altri ancora mi indispone. Pensare di venire qua in Italia e poter fare quello che si vuole perchè tanto......è avvilente! Vieni nel mio paese, ti comporti da persona civile in tutto e per tutto. Vieni nel mio paese come clandestino e tiri a campare delinquendo e truffando....bè, allora mica mi sta bene! 

Al lavoro poi non va meglio....atmosfera elettrica e agitata, statistiche, pratiche, la capa che ci riunisce per comunicazioni di servizio, bisogna abbattere le giacenze, venerdi arriva LUI, il Direttore....e poi esordisce dicendo "Per fortuna sei ritornata,si sentiva la tua mancanza"....(ma mica perchè mi amano!!! Solo per la produzione. Ho "capito" e "realizzato" di essere benvoluta perchè produco tanto......si va bè.....magari un po' di affetto lo provano dai, ditemi di si) ...mi sembra di vivere una situazione fantozziana. Ecco...sono la Pina del Ragionier Fantocci...e non vedo l'ora di uscire!!

Per fortuna c'è stata una parentesi dolce, che ha stemperato un pochino l' atmosfera carica e tesa, visto che la collega che ha compiuto gli anni ha portato una fantastica Torta Mimosa che è stata assaltata da tutti quanti. Ero talmente "caricata come una molla" che mi sono mangiata due fette accompagnate da un Berlucchi bello fresco.
E una volta arrivata a casa, dal momento che non mi era passata l'elettricità che avevo addosso, mi sono preparata in quattro e quattr'otto questo Pds. Avevo voglia di dolci, non volevo pensare a come farcirlo con ripieni e bagne da urlo. Il mio corpo oggi reclama dolci punto e basta. E questa proposta è di un banale pazzesco, "grezza", ma cosi' immediata e buona!

La base l'avevo già preparata qui. Ho "solo" preparato la farcitura con 100 g di ricotta e un bel po' di cioccolato dell'uovo di Pasqua omaggiato da mio fratello, imbibito con caffè e rum e una spolverizzata di zucchero a velo...via, il dolce del conforto è pronto. La fetta che doveva confortarmi pure....in pratica a conti fatti....oggi mi sono mangiata ben tre fette di torta!!! Non posso continuare cosi' pero'!!!Davvero, questo mese, la sfida dell' Mtc è un attentato alla linea, ai buoni propositi a tutto....mannaggia Maria Grazia!!! Ma come si puo' resistere!? All'ultimo boccone, un piccolo senso di colpa mi ha attraversato il corpo e la mente....vabbè. Ormai. Ci pensero' domani a mettermi a dieta......ehhm...stessa scena metropolitana, stessa atmosfera lavorativa...mi mangero' ancora una fetta di PdS che è avanzato oggi...sono entrata in un labirinto senza uscitaaaaaa!!!! 


Per gli ingredienti e procedimento vedere qui. Per tutti gli altri preziosissimi suggerimenti di Maria Grazia vedere qui. 


Imbibire di caffè e rum, farcire con ricotta e cioccolato, assemblare.....




tagliare........fotografare....


semplice, soffice, gustoso....confortante!


con questa ricetta partecipo alla sfida per l'Mtc n. 47 di aprile