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lunedì 21 novembre 2016

Tiramisu' salato...in punta di piedi, di scalpello e arie...


Bene. Non avevo tempo per bissare. Ma siccome poi mi sono venute milamila idee...tanto valeva fare i salti mortali per riuscirci. Tutta colpa del tema della sfida per l' Mtc
La prima cosa che devo cercare di fare è quella di sintetizzare la mia ispirazione, perchè nella mia scorsa ricetta mi sono ...dilungata un tantino tanto! Arduissima impresa...
Anche perchè altrimenti faccio morire la povera Susy May del blog Coscina di Pollo, vincitrice della scorsa sfida sulle Tapas, che si deve leggere tutte le ricette delle partecipanti....
Che cosa mi ha ispirato questa volta, a tal punto da farmi bissare?
Il lato sensuale e sexy del tema, che ho ampiamente esposto qui ? Boh, forse si, ma in maniera diversa. Mi sono domandata " Che cosa è sensuale, che cosa ispira sensualità, che non sia procurata da uno sguardo, un abbraccio, una carezza, un bacio?" quindi non da una percezione sensoriale tattile ma da un altro fattore? Subito, e non so perchè, mi è venuto in mente il colore bianco, le statue del Canova, la Galleria grande della Reggia di Venaria, Roberto Bolle, Farinelli, e alcune arie delle opere verdiane e pucciniane.... intricato? Forse. Folle? Anche.

Ditemi voi se non sono sensuali queste meraviglie...


Quando durante un blogtour  organizzato per Aifb ci hanno portato anche a vedere la Gypsoteca del Canova a Possagno, ecco, li ho sperimentato personalmente cosa vuol dire essere colpiti dalla Sindrome di Stendhal. Appena sono entrata nel salone che raccoglie i gessi delle sue opere, ho sentito un brivido percorrere tutta la schiena, la pelle d'oca, ho aperto la bocca facendo uscire uno strozzato "Oddddioooo", spalancato gli occhi e mi sono pure messa a piangere per l'emozione! Mi sono dovuta sedere, perchè davvero ero cosi' scossa da tutto quel bianco, magnificenza di quello che si presentava davanti ai miei occhi, che mi girava persino la testa.
Queste statue cosi' immacolate, che sembravano reali, nei loro movimenti, sguardi, muscoli scolpiti in ogni particolare, i capelli, prima in gesso e "freddo" marmo poi, mi trasmettevano emozioni uniche. E quel viso con i "chiodini" neri? Sono i rèperi, l'unità di misura per il passaggio dalla struttura in gesso alla scultura finale in marmo. La sensualità negli abbracci, negli sguardi, nei corpi avvinghiati e intrecciati, nelle bocche socchiuse. La sensualità fatta arte. O forse il contrario?
La stessa cosa, l'ho provata recentemente, quando siamo stati a visitare la Reggia di Venaria, la Galleria grande....mi sono appoggiata a mio marito, mentre guardavo quel salone infinito.

Roberto Bolle...va bene , parliamone...posto che ho una figlia che stravede per lui, che quando ha saputo che il suo papi, lo incontrava tutti i giorni quando era in Scala a suonare i quel periodo, e che non ha mai scattato una foto con relativo autografo, "Son li a suonare, mica a fare foto" " Si, ma ti rendi conto che è Bolle? Andavi su nella sala prove o nel camerino e potevi dire e' per mia figlia!!", (il papà brutto ora tornava utile...ahaha). Ve lo immaginate mio marito che punta Bolle tra una prova d'orchestra e un suo plié?! ahaha
E sempre la figlia che ad una rappresentazione di Romeo e Giulietta , nel bel mezzo dello spettacolo, negli assolo e nei Pas de deux, esclama, nemmeno tanto a bassa voce "Ma ti rendi conto, guarda che cosce, guarda che sedere che ha, che fisico, che spreco pero' porca miseria. Ma guarda questo che sminchio che è (rivolto ad un altro ballerino della compagnia), mentre io guardo in tralce la mia vicina di poltrona, sperando che non abbia sentito e invece ha sentito benissimo e sorride, mentre io penso ehhh gli ormoni della gioventu'...e i miei...eh...si, lo confesso, anche alla mamma piace Bolle, ovvio, ha una perfezione tale ed una bravura mostruosa, chi non rimane conquistata dal suo fisico! Io trovo sensuale anche La danza dei cavalieri, nelle movenze di tutti i personaggi, forse perchè tutto è sottolineato anche dalla musica che scandisce il movimento dei corpi.
Qui, nella scena del balcone e poi qui, nella scena della camera da letto, dove lui si accorge che lei è "morta" e la prende tra le braccia cercando di farla rinvenire? Oltre che ad essere un momento straziante e di una bellezza senza pari, è di una sensualità indescrivibile.
Poi, a guardare il candore della crema di mascarpone ai formaggi, mi viene in mente il candore delle ballerine in tutu' nel Il lago dei cigni e sempre lui. Bolle anche nella La bella addormentata nel bosco (completo), o nel Pas de deux o nell' assolo.... sono senza speranza.


La danza, espressione dei corpi, dove nel piu' assoluto silenzio della voce, i ballerini devono trasmettere, mimare la tragicità del momento, l'amore, la gioia, la disperazione, la vita e la morte, accompagnate dalla musica che fa tutto il resto. Secondo me, la forma d'arte piu' completa e toccante nel panorama artistico.
E se vogliamo sconfinare nei balli di sala, come non citare Shall we dance? I corpi che fluttuano nei loro abiti lunghi ed eleganti, leggeri come aria, in un abbraccio cosi' sensuale, gambe che si intrecciano e si lanciano in figure ben precise o improvvisate. In fin dei conti, la parola "tango", prima persona dell' indicativo presente "tangere", toccare, vuol dire quindi "io tocco". E nel tango, il linguaggio dei corpi, che si lasciano trasportare anche dall'improvvisazione, urlano e trasudano sensualità ed erotismo.

E ora veniamo a Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, il piu' famoso castrato della storia della lirica, piu' conosciuto con il nome di Farinelli.  Il padre Salvatore, grande appassionato di musica fece studiare Riccardo, il maggiore, da compositore e Carlo da cantante. Fu il fratello Riccardo a volere per Carlo la castrazione, eseguita poco dopo la morte del padre, avvenuta nel 1717. La castrazione è un'operazione chirurgica che consente ai maschi di poter conservare la propria voce di soprano o contralto prima che lo sviluppo possa modificarla.
All'epoca era d'uso, se non proprio obbligatorio, per chi intendeva intraprendere la carriera di cantante, la pratica di scegliere un nome d'arte, che poteva esprimere o significare diverse cose e conferire all'artista una certa personalità e farlo distinguere da tutti gli altri. In pratica, era come un marchio di fabbrica che doveva dare immediatamente l'idea del personaggio ed aiutare a farlo ricordare e a metterlo in mostra.
Sull'origine del nome Farinelli, o Farinello, ci sono tre ipotesi, la prima che derivasse dalla professione del padre Salvatore, il quale però mai esercitò la professione di mugnaio, né commerciò mai in farina, grano o granaglie. Più nobile l'associazione con la famiglia Farinel, violinisti e compositori provenienti dalla Francia ed in Italia girovaghi per tendenza e necessità. I Farinel però non vissero mai nel napoletano, né ebbero in famiglia un parente cantore evirato.
Resta soltanto quella che è l'ipotesi più accreditata, l'associazione con la nota famiglia di avvocati Farina, uno dei quali lo protesse e probabilmente lo finanziò durante il periodo in cui studiava col Porpora. Mori' all'età di 77 anni, in solitudine e in malinconia, nella villa sontuosa che aveva fatto costruire apposta a Bologna, che è andata distrutta purtroppo.


Il bellissimo film, premiato con il Golden Globe e con una nomination agli Oscar fu interpretato da Stefano Dionisi, mentre nelle parti cantate, per riprodurre la particolare voce di un castrato, sono state registrate separatamente le voci di un soprano donna, Ewa Małas-Godlewska, e di un controtenore uomo, Derek Lee Ragin, poi mixate con mezzi digitali. In queste celebri arie, tutta la sua bravura e particolarità della voce, che faceva svenire alcune dame e anche uomini del pubblico che lo ascoltava, per l'emozione che suscitava : Lascia ch'io pianga e Ombra fedele anch'io,

E per concludere, la semplicità, innocenza e sensualità nelle parole, nelle dichiarazioni d'amore di alcuni dei protagonisti dell'opera lirica, mai sguaiati o fuori luogo, quasi "fuori tempo" e "ridicoli" se paragonati a quelli dei giorni nostri.

Il tenenete Pinkerton che nella Madama Butterfly canta alla neo sposa Cio Cio San : Bimba dagli occhi pieni di malia, ora sei tutta mia. Sei tutta vestita di giglio. Mi piace la treccia tua bruna fra candidi veli.......Vieni, vieni! Vien, sei mia!

Il pittore Mario Cavaradossi che in Tosca, ricordando gli attimi d'amore con la sua Floria Tosca: E lucevan le stelle, Ed olezzava la terra. Stridea l'uscio dell'orto e un passo sfiorava la rena. Entrava ella fragrante, Mi cadea fra la braccia. O dolci baci, o languide carezze, Mentr'io fremente le belle forme disciogliea dai veli! qui decisamente piu' spinta rispetto alla prima...

E le castissime parole di Rodolfo che ne La Boheme canta : O Mimì, tu più non torni. O giorni belli, Piccole mani, odorosi capelli, Collo di neve! Ah! Mimi,

Il mio viaggio cultural-gastronomico si conclude qui....un gustoso tiramisu' salato, con una crema di mascarpone ai formaggi dal bianco abbagliante, affiancato dal radicchio rosso, per omaggiare la terra veneta, gli amori impossibili tra Romeo e Giulietta, il rosso dell'amore, il candore delle opere canoviane, e la cipolla caramellata, per dare "quel certo non so che" a tutto quanto.


per i savoiardi salati

Ingredienti
70 g g di albumi a temperatura ambiente
45 g  g di tuorli a temperatura ambiente
70  g di farina 00 setacciata
5 g di sale
5 g di zucchero

per la crema di mascarpone
250 g di mascarpone
 80 g di caprino
 80 g di Parmigiano grattugiato

1 cipolla
4/5 foglie di radicchio di Treviso
semi di papavero q.b.
zucchero q.b.

per il brodo
cipolla, sedano, alloro, carota

Esecuzione
Preparate i savoiardi salati montando a neve fermissima gli albumi aggiungendo lo zucchero e il sale (circa 10-15 minuti con le fruste elettriche).

In un piatto sbattete i tuorli con una forchetta, poi uniteli agli albumi delicatamente con una spatola in modo tale da non smontarli.
Aggiungete metà della farina e incorporate delicatamente al composto, poi unite l’altra metà e procedete allo stesso modo.
Mettete il composto in un sac-à-poche con bocchetta liscia del diametro di 1 cm circa e preparate 2 teglie coperte di carta forno, stendete il composto in strisce di 5-6 cm ciascuna.
Spolverizzate leggermente con dello zucchero e mettete in forno preriscaldato a 200° per circa 5-6 minuti.
Trascorso questo tempo, i vostri savoiardi saranno cotti e avranno formato una leggera crosticina croccante. Estraete dal forno i vostri biscotti e fate raffreddare.

(io ho avuto un "incidente di percorso"....piu' che a savoiardi, la prima infornata assomigliava a lingue di gatto....siccome non ero assolutamente soddisfatta, li ho rifatti e la seconda volta sono riusciti decisamente meglio, anche se il risultato puo' essere migliorato)


Preparate il brodo di verdure e lasciate raffreddare

Mescolate il mascarpone con i formaggi fino ad ottenere una crema morbida. Se dovesse risultare troppo compatta aggiungete un cucchiaio di latte.

Tagliate sottilmente la cipolla, fatela imbiondire in un tegame con un goccio di olio extravergine d'oliva e aggiungete alla fine un paio di cucchiai di zucchero e fate caramellare.
Tagliate sottilmente anche il radicchio e fatelo appassire in una padella per pochissimi minuti, con un goccio di olio extravergine d'oliva

In una coppetta, fate un primo strato con i savoiardi leggermente imbibiti nel brodo di verdure, crema ai formaggi, un pizzico di semi di papavero, la cipolla caramellata, savoiardi, crema ai formaggi, semi di papavero, radicchio e cosi' via fino al bordo della coppetta. Terminate con un pizzico di semi di papavero.... ma non vi sembrano i rèperi?......







con questa ricetta partecipo alla sfida n. 61 di Mtc








sabato 20 febbraio 2016

Waffle con Gruyère e miele d'Acacia e Reblochon de Savoie au lait cru ai due mieli


Sembra quasi uno scioglilingua. Invece è la mia ricetta per la sfida n. 54 dell' Mtc proposta dai vincitori della scorsa sfida, Eleonora del blog Burro e Miele e il Dott. Meyers. Quando ho visto il tema di questa sfida, mi sono cascate le braccia. Ho persino pensato di gettare la spugna, perchè proprio non pensavo si potesse improntare una sfida con questo importante ingrediente, che in casa usiamo per alcune preparazioni, ma non proprio per cucinare un pasto completo!. Va da sè, che come tutte le volte, arrivo trafelata all'ultimo, con tante idee che mi sono frullate per la testa e con la convinzione di non essere degna di considerazione e all'altezza, vista la semplicità e banalità della mia proposta.
Ma quando una ha a disposizione la materia prima di un certo livello, non deve inventarsi niente di nuovo, altrimenti andrebbe a snaturare e ad alterare il gusto del piatto.
Quindi, ho pensato di servire la mia ricetta nella maniera piu' semplice e naturale possibile.
Reduce da una tourneé a Ginevra di mio marito che era a suonare con la OSR, ho utilizzato i formaggi che abbiamo acquistato prima di tornare a casa.
Mentre preparavo il tutto, pensavo a come mi ero sentita bene durante quei giorni, con la mente serena, lasciando a casa tutti i pensieri, anche se ad una certa ora del giorno, o quando ero sola, perchè lui era alle prove d'orchestra, questi cercavano di entrare forzatamente e violare quello stato di temporaneo benessere che stavo vivendo e che non volevo assolutamente intaccare con i pensieri negativi. Quindi, rivissuti brevemente ma scacciati altrettanto velocemente, ecco che i miei giorni di "grazia" e beatitudine, si sono succeduti uno dopo l'altro, facendomi sentire una "signora in trasferta". Tutte le volte che entravo nell'appartamento in affitto, e guardavo fuori dall'immensa vetrata che dava sulle case e sulle montagne di fronte, mi sentivo veramente felice. In quella cucina con poche "caccavelle" a disposizione ho preparato pranzi, pizze e focacce con grande piacere e ottimi risultati. Senza radio nè televisione. Lontano da tutto e da tutti.
Durante le giornate libere, le lunghe passeggiate sul lago o in qualche parco, e tutto il tempo solo per noi due, senza orari, scadenze, corse e altre cose che rendono la vita cosi' invivibile e poco "umana".
La consapevolezza che il suo lavoro, che una volta era stato anche il mio, è il lavoro piu' bello del mondo. La consapevolezza che ho la fortuna di potermi ritagliare un po' di tempo per me stessa e noi, quando mi è possibile, ora che la nostra bambina non è piu' bambina, e ha spiccato ormai il volo nel suo nido, e questa è sicuramente la faccenda piu' "dolorosa" che mi rattrista.
La consapevolezza, una volta ritornata a casa, e ricevuto notizie non molto belle, che mi han fatto piombare di colpo con i piedi per terra, che noi siamo di passaggio e non sappiamo veramente cosa ci aspetta domani. Nello spettacolo della nostra vita, il sipario si puo' chiudere alla fine o all'improvviso, lasciando tutto in sospeso. Il Carpe diem, sta diventando il mio modus operandi. Non sappiamo come vanno le cose, quindi voglio cogliere il massimo e l'attimo di tutto quello che mi si presenta giornalmente. Perchè " di doman non v'è certezza".... quindi, al diavolo se non ho passato l'aspirapolvere ma trascorso qualche ora in compagnia con un'amica a sorseggiare un té e guardarci negli occhi. Al diavolo se i vetri hanno gli aloni, e ho preferito passeggiare in un parco in una giornata di sole....è che purtroppo non tutti siamo liberi di gestire il nostro tempo come meglio ci aggrada. Vuoi per i mila mila impegni che ci assillano e riempiono la vita. E arrivati a fine giornata magari a dire "sarebbe bello se....". Ecco, io non voglio piu' arrivare alla fine della giornata e pensare che forse ho mancato un'occasione, o non fatto una certa cosa, che sarebbe stato bello se.....

Cosi' eccomi a trafficare con i miei "ricordi" ginevrini, dopo aver visto la fantastica infografica della Dani sull'uso  e abbinamenti dei mieli. la storia e la geografia del miele spiegato da Annalena, il mio banale ma gustoso contributo....le waffle, il mio cavallo di battaglia ormai, che mi salva in tante occasioni, prese dal nostro libro L'ora del paté alla pag 134, con qualche piccola modifica per l'occasione.

Ingredienti
per le waffle
    2 uova
  60 g burro fuso
100 g formaggio Gruyerè
150 g farina 00
un pizzico di sale
200 ml latte intero
un cucchiaio abbondante di miele d'Acacia

formaggio Reblochon de Savoie, miele di castagno e delizia di miele al caffè

Esecuzione
Sbattete le uova con una frusta, aggiungete il burro fuso e raffreddato, il Gruyerè grattugiato. Amalgamate il tutto, aggiungete il miele, la farina setacciata alternandola con il latte, il pizzico di sale e lasciate riposare il composto in frigorifero per almeno un'ora.
Versate un mestolo di impasto per volta sulla "gofriera" o piastra fino ad esaurimento degli ingredienti.
Dalla forma di formaggio, ritagliare dei dischi, o taglio preferito, adagiarli sulle waffle e aggiungere un cucchiaio di miele di castagno e sull'altro il miele al caffè.



con questa ricetta partecipo alla sfida n. 54 di Mtc



giovedì 15 ottobre 2015

Sfera di Pecorino su Waffle al Pecorino stagionato e chutney di mango



Amo cucinare. Fin da piccola ho guardato curiosa le mani operose della nonna e della mamma che preparavano ravioli, tortelli di zucca, pasta sfoglia.....sono per metà milanese e per metà mantovana. La cucina di casa nostra è sempre stata "ruspante" ma "gentile", genuina, fatta di cose buone e tutte fatte in casa. Perchè a quei tempi non esistevano i piatti pronti, salti di quà e di là. A quei tempi le nonne e le mamme cucinavano tutto fin dalle prime ore dell'alba, e i pranzi della domenica si trasformavano in una vera festa per tutti i parenti che sedevano alla tavola imbandita con amore e bontà infinite. E sin da piccola ho imparato ad apprezzare i piatti della tradizione: la panada, la trippa, la casöela, la cervella, i ravioli, i tortelli di zucca, la sbrisolona, le lasagne, la polenta, i pizzoccheri (si andava sempre a Teglio in vacanza!).....piatti che senza difficoltà propongo ai miei cari, agli amici, che non disdegnano mai un invito alla mia tavola.
Amo cucinare secondo l'ispirazione del momento. a volte stravolgo la ricetta all'ultimo momento. Cucino sempre con un sottofondo musicale che mi accompagna fino a quando non ho finito.
Anche questa volta l'ho fatto. Pur avendo scelto di preparare un chutney, che proprio italiano non è, ma adoro le spezie, con il loro profumo intenso, inebriante, i colori, che hanno dato a questa "salsa" un gusto veramente indescrivibile, ho scelto il mio amato, italianissimo e toscanissimo Giacomo Puccini! Adoro tutte le sue opere, essendo musicista mi sembra ovvia e scontata questa precisazione, adoro la Toscana, i toscani, la cucina e la parlata toscana. La mia amica del cuore è toscana. Sono "reduce" da un blog tour nella Garfagnana che mi ha lasciato senza fiato, per la bellezza dei suoi paesaggi..... cosi', mentre la ricetta prendeva forma, mi sono ritrovata a cantare indistintamente le arie di Butterfly, Pinkerton e Suzuky! Chi mi conosce lo sa e sorvola....

Ma veniamo a noi, al perchè di questa combinazione Pecorino-mango.....

Quando sono stata scelta dal Consorzio Pecorino Toscano DOP e da  AIFB per il contest Mai dire mai, dove si sarebbe dovuto cucinare un piatto con un ingrediente assegnato dalla commissione, ed ho saputo che il mio ingrediente "atipico" sarebbe stato il mango, ammetto di aver avuto un attimo di esitazione. La mia mente ha incominciato ad elaborare gli ingredienti e non era mica facile creare un qualcosa di originale e non scontato.
Ne ho parlato, durante il lungo viaggio in Garfagnana, con Elena Arrigoni, azzardando qualche proposta, anche se non era la mia "compagna" di ingrediente. E mi è piaciuto questo scambio di idee!

Cosi' una volta a casa ecco fatto....ho pensato di utilizzare il Pecorino Toscano DOP Stagionato, dal gusto piu' deciso, per le waffle, mentre quello non stagionato, per la quenelle che sembrava un gelato. Con l'aggiunta di poco latte, quel tanto che basta per amalgamare morbidamente tutto quanto. Per poter assaporare appieno il suo sapore! Il chutney speziato, ha accompagnato egregiamente con i suoi profumi e sapori, il gusto di questo fantastico pecorino.



Ingredienti per 5 waffle
    2 uova
  50 g burro
100 g di Pecorino Toscano DOP Stagionato
150 g farina 00
200 ml latte

per la mousse di Pecorino
100 g Pecorino Toscano DOP
latte qb

per il chutney di mango
1 mango 1 (peso lordo 500-550 g)
3 cucchiai di uvette
120 g aceto di mele
120 g zucchero
1 scalogno tritato
1/2 cucchiaino di zenzero fresco
1/2 cucchiaino di cumino
1/2 cucchiaino di curcuma
4 bacche di cardamomo
1 cucchiaino di semi di senape
1/2 spicchio di aglio tritato
1/2 cucchiaino di peperoncino
1 stecca di cannella

Procedimento
Potete preparare il chutney il giorno precedente. Sbucciate il mango e tagliatelo a pezzettini non eccessivamente piccoli. Metteteli in una ciotola e copritelo con lo zucchero, mescolate con un cucchiaio e coprite con della pellicola per alimenti. Conservatelo in frigorifero per almeno due ore, volendo prolungate i tempi fino a 4 ore. Preparate le spezie secondo il quantitativo indicato. Per quanto riguarda il cardamomo aprite le capsule  utilizzate solo i semini interni. Pesate l'aceto. In una pentola mettete il mango con tutta l’acqua che avrà rilasciato, l’aceto e tutti gli altri ingredienti, senza dimenticarne nessuno. Portate a bollore, poi addolcite il fuoco al minimo e continuate a cuocere per un’ora circa, girando di tanto in tanto con il cucchiaio.I tempi possono variare in base all’intesita` del calore e alla quantita` di acqua rilasciata dal mango.Quando il liquido e` quasi completamente evaporato e ridotto ad uno sciroppo, spegnete il fuoco e mettete il mango chutney in un vasetto. Otterrete circa 400 g di mango chutney. Fatelo raffreddare completamente e conservatelo in frigorifero fino al momento di servire.

Tagliate a cubetti il Pecorino e copritelo con il latte. Lasciatelo riposare un'ora. Frullatelo aggiungendo del latte se risultasse troppo denso. Il composto deve essere leggermente morbido.

Sbattete le uova. Aggiungete il burro fuso completamente raffreddato. Aggiungete il Pecorino Stagionato grattugiato e amalgamate bene tutto quanto. Aggiungete la farina setacciandola, poco per volta, alternandola con il latte. Dovrete ottenere un composto morbido ma non liquido. Fate riposare il composto in frigorifero per un'ora.
Scaldate la macchina per le waffle seguendo le indicazioni, versate un mestolo di composto fino a esaurimento dello stesso.


Componete il piatto: su un waffle, mettete al centro una quenelle di Pecorino aiutandovi con il cucchiaio porzionatore del gelato e a parte il chutney di mango.




lunedì 23 marzo 2015

Mini tarte e quiche delle quattro stagioni


Ultima ricetta per la sfida lanciata da Flavia del blog Cuocicucidici per l' Mtc di marzo. Tema stupendo, ne avrei preparate non so quante, ma visto che sono in guerra con la bilancia e devo vincere io e non lei, (per salute non per vezzo), visto il tempo che mi manca sempre, visto il periodo altalenante di gnagniiiera/euforia e visto che manca colei che sbafava a tradimento tutto cio' che preparavo....mi sono ridotta a fare, come succede ormai molto spesso, a preparare delle monoporzioni per me e mio marito e basta. A meno che ci siano degli ospiti ovviamente. O al massimo, mini porzioni che il papi porta in quel di Torino, quando va in Conservatorio, e si incontra con la sua "bambina" che ovviamente gradisce questo servizio di catering un po' anomalo!

Questa volta non faro' nessun riferimento a Vivaldi, l'Arcimboldo o Buzzati, come avevo fatto la volta scorsa o alla famosa pizza. Le quattro stagioni di questa ricetta si riferiscono a ben altro.

Non so se vi è mai capitato di fare un bilancio della vostra vita. Sicuramente non sono nel mezzo del cammin di mia vita, perché di certo non campero' 106 anni! e non sono nemmeno arrivata alla fine, almeno spero, quindi non sarebbe nemmeno il caso di farli questi bilanci, ma a me capita spesso. E ne esco mica sempre contenta e soddisfatta. Certo, col senno di poi son tutti bravi. Ma se potessi davvero tornare indietro e cambiare alcuni avvenimenti, scelte, situazioni, lo farei volentieri. Ma siccome non si puo'. bisogna andare avanti e accettare tutto quello che si è costruito e passato, perchè se sono successe certe cose, se si sono fatte certe scelte e se si sono affrontate certe situazioni, è perchè da qualche parte stava scritto che cosi doveva essere. Certo, piu' facile a dirsi che a convincersi. Dicono che il destino è quello che noi ci disegnamo. E non sempre allora siamo dei bravi disegnatori. A volte ci si trova davanti ad un bivio e dover decidere magari anche in fretta, che strada prendere. E in base alla strada scelta, la nostra vita prenderà una certa piega. A volte non sei davanti a nessun bivio, sei li bella bella che cammini piu' o meno serenamente per la tua strada ed ecco che ti imbatti in situazioni che ti costringono a cambiare il percorso, a scalciare sassolini, ad aggirare sassi, a scavalcare macigni.
E scalcia oggi, aggira domani e scavalca dopodomani....ad un certo punto non ce la fai piu'. Entri in crisi. Non riesci ad affrontare serenamente e a mente lucida anche la piu' piccola e stupida cosa. Anche il tuo fisico ne risente e comincia a ribellarsi mandandoti segnali prima deboli e poi sempre piu' forti per farti capire che forse è il caso di smetterla di sottoporlo a questo ritmo. Entri cosi' in un labirinto del quale non vedi l'uscita ma ti perdi in continuazione. Quando sembra che hai intrapreso la via giusta e cominci a tirare il fiato, ecco che ti ritrovi nuovamente in un vicolo cieco e devi ricominciare da capo. E tutto questo è snervante e deprimente.
A furia di dover affrontare tutto da sola o quasi, arrivi ad un certo punto che la classica goccia che fa traboccare il vaso, lo fa traboccare di brutto.
La dottoressa ha detto che è arrivato il momento di pensare di piu' a me stessa e di crearmi uno spazio tutto mio....facile piu' a dirsi che a farsi, ma se l'ha detto il dottore...meglio obbedire no??!!

Cosi', in un impeto di ispirazione e riflessioni, è nato questo piatto. Forse, anzi sicuramente, il periodo che sto vivendo in questo momento e i bilanci sono gli ispiratori di queste "quattro stagioni" .
Inizialmente volevo fare 4 tarte o quiche "a tema" dal punto di vista "nutrizionale": infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia, ma visto il poco tempo a disposizione, non ho potuto "studiare" bene gli ingredienti. Cosi' ho interpretato le fasi della vita....anche se puo' essere che gli ingredienti non la rispecchino come dovrebbero...ho giocato di fantasia e di libera interpretazione. La mia....
una quiche ai quattro formaggi, bianca, morbida, il colore della purezza, dell'innocenza, della gioia della vita senza pensieri perchè anche se li hai c'è qualcuno che ti sta vicino e ti aiuta ad affrontare le tue paure. pensieri grandi per un piccolo, e piccoli per un grande. E quando mio fratello mi porta la sua bambina, rivivo questi momenti cosi' speciali e lontani ormai, e mi prende una nostalgia tale, che vorrei tornare indietro....
con verdure miste, filetti di acciughe, prezzemolo alla frutta secca, per quell'età che è "terribile", dove ti vedi brutta, nessuno ti vuole bene, nessuno ti capisce, vuoi la libertà ma vuoi qualcuno che ti stia vicino, non sai nemmeno tu quello che vuoi, sei tante cose insieme, astiosa, amorevole, acida, sensibile, crudele. Tutte le volte che ho dovuto affrontare questi momenti con la mia di "bambina"...ecco, qui non tornerei indietro invece!
con pollo al curry, cipolle caramellate e pinoli, ormai sai chi sei e che cosa vuoi, piu' o meno, o accetti quello che sei e fai alcune cose anche se non vuoi, affronti momenti morbidi e momenti piccanti, momenti che ti faranno versare lacrime, per poi ricominciare tutto da capo di nuovo. Quello che sto vivendo da tempo immemorabile....
con verdure, speck affumicato al ginepro, prezzemolo alla frutta secca, ormai sei giunto quasi al capolinea della tua vita e guardi tutto quello che hai creato, i segni che hai lasciato, le orme che qualcuno avrà seguito. Hai lanciato il seme del tuo essere uomo o donna, che come una giostra, girerà in quel moto perpetuo che si chiama vita. E questa fase, è quella che piu' mi spaventa e angoscia. Forse piu' del periodo che sto vivendo. Perchè forse ora ho ancora le capacità per reagire e scegliere. Ma quando saro' cosi' vecchia da non poter piu' reagire.... Potrebbero sembrare pensieri assurdi ed esagerati, pero' quando vado in istituto a trovare mio padre, e vedo persone abbandonate o visitate per poco tempo, che sono allettate o su una carrozzina, nella sala comune o ad aspettare che servano il pranzo o la cena già dalle quattro del pomeriggio!, persone silenziose o che chiamano il nome di qualcuno o che hanno lo sguardo perso nel vuoto, persone che quando le saluti si meravigliano e sembra rinascano solo per quel semplice saluto o rimangono silenziose con lo sguardo perso...mi viene addosso una tristezza!! E quando esco da li', tiro un respirone di sollievo nell'aria inquinata della città e mi allontano verso casa, con mille pensieri. La voglia di rimanere li a fare compagnia e la voglia di scappare da li' perchè mi mette tristezza tutto quanto....e mi sento davvero il peso dei miei anni addosso. Ed ecco che partono i bilanci....senza scampo e senza sconti per nessuno.

Con la speranza che questo quartetto sia armonico e non dissonante per la maggior parte di voi....passiamo alla ricetta!

Ingredienti per la pasta brisée
250 g di farina
150 g di burro, tagliato a pezzettini e leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
un pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo

per i ripieni
1 uovo
ricotta, grana grattugiato, ricotta salata, primo sale
bocconcini di petto di pollo, curry, due cucchiai di panna, piccola cipolla, pinoli q.b.
carota, melanzana, zucchina, filetti d' acciuga, prezzemolo, noci, nocciole, mandorle q.b.
speck affumicato al ginepro.

La preparazione della pasta brisée la trovate qui. Quella che ho steso oggi è l'avanzo della scorsa preparazione, dal momento che ho preparato delle mini porzioni, e si puo' conservare in frigorifero per una settimana.

Stendete la pasta nelle pirofile imburrate, ricopritela con la carta forno e riempitele con faioli secchi o biglie di ceramica. Fate cuocere per 15 minuti, togliete i fagioli e infornate nuovamente per una decina di minuti per far dorare l'interno.


Tagliate la cipolla e fatela appassire in una padella con un filo di olio extravergine. Aggiungete un cucchiaio di zucchero e fatela caramellare.
Tagliate il petto di pollo a bocconcini. Fate appassire una cipolla in una padella con olio extravergine, aggiungete il pollo e fatelo dorare da tutti i lati. Aggiungete la panna e quasi alla fine della cottura, il curry. 
Fate grigliare la melanzana e tagliatela il piu' finemente possibile. Grattugiate una carota, aggiungete anche la melanzana e qualche filetto d'acciuga spezzettato.
Grattugiate il prezzemolo con qualche noce, mandorla e nocciola.
Tritate finemente lo speck e fatelo dorare in una padella con un filo di olio extravergine. Fate dorare anche qualche fettina tagliata sottile per la decorazione.

Sbattete l'uovo con un pizzico di sale. Aggiungete la ricotta, il grana e la ricotta grattugiati, il primo sale tagliato il piu' sottile possibile e la panna. Dividete il composto in quattro parti.

Ora componete le tarte e quiche:
foto 1: con il composto ai quattro formaggi
foto 2: una parte di composto al quale aggiungete i bocconcini di pollo, uno strato di cipolla caramellata, ancora una parte di composto con il pollo.
foto 3: una parte di composto al quale aggiungete le verdure tritate, le acciughe e un cucchiaio di prezzemolo alla frutta secca.
foto 4:una parte di composto al quale aggiungete lo speck e il prezzemolo alla frutta secca.



prima della cottura                                                       dopo la cottura



incontri ravvicinati....

ai quattro formaggi....


con verdure e speck affumicato al ginepro.....


con verdure e filetti d'acciughe....



con pollo al curry, cipolle caramellate e pinoli....



e con gli avanzi di pasta....

con questa ricetta partecipo alla sfida di marzo


lunedì 2 marzo 2015

Pan grigliato con lardo, Basajo, castagne e Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP


Sono stata conquistata dalla bontà e dalla particolarità dei formaggi La Casearia Carpenedo, che ci ha omaggiato di una gamma di sue creazioni, in occasione del blogtour a Mogliano Veneto per Radicchio tra le Stelle. Ho centellinato questi formaggi utilizzandoli il piu' possibile per le mie ricette. Questo è un'altro dei miei piatti inventati, utilizzando il pane fatto in casa, un saporitissimo formaggio Basajo, affinato in vino passito bianco, il buonissimo Radicchio Rosso Tardivo di Treviso e il lardo che arriva direttamente dagli zii che abitano a Mantova....quindi tutti prodotti sicuri per quanto riguarda gli standard della qualità e della provenienza. 
Da proporre come piatto unico, sfizioso, semplicissimo ma veramente gustoso.....perchè il caldo del pane che fa sciogliere la fettina di lardo e il formaggio, il gusto dolciastro delle castagne e la giusta leggera e gradevole amarezza del Radicchio....bè...da provare per credere!!

Ingredienti
pane casereccio
Formaggio Basajo
lardo a fettine 
castagne cotte
Radicchio Rosso Tardivo di Treviso

Esecuzione
Con la macchina del pane ho preparato una pagnotta seguendo le indicazioni del libretto in dotazione.


Se le castagne sono secche, fatele cuocere nel latte fino a quando saranno morbide.
Grigliate il radicchio sulla piastra.
Tagliate dal pane con un coppapasta dei cerchi che farete grigliare sulla piastra.
In una ciotola amalgamate il formaggio fino a ridurlo in una morbida crema.


Una volta che il pane è grigliato, appoggiate una fettina di lardo tagliata sottile, una fetta di pane, uno strato di formaggio, una fetta di pane, le castagne tagliate a piccoli cubetti e qualche foglia di radicchio grigliato.










venerdì 13 febbraio 2015

Risotto con verza, Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP, castagne e Vento d'estate



Era da un po' di tempo che lo volevo fare...e alla fine ci sono riuscita. Con una combinazione di ingredienti veramente speciali che hanno reso questo "semplice" risotto, in un "interessante" risotto.
Ingredienti tipicamente invernali ma con una "folata" di vento estivo. Acquistati e avuti in dono durante il tour Radicchio tra le stelle di gennaio, svolto in collaborazione e grazie all' Aifb , al  Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto IGP e OrtoRomi.
E ora, dopo il post piu' breve di tutta la mia vita... passiamo subito alla ricetta.

Ingredienti
140 g riso Carnaroli
  4/5 foglie di verza
  1 cespo di Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP
10 castagne
Formaggio Vento d'Estate de La Casearia Carpenedo
1 scalogno
olio extravergine d'oliva q.b.
brodo
vodka

Esecuzione
La sera precedente mettete a bagno le castagne e procedete con le indicazioni riportate sulla confezione. (rinvenire in acqua e cotte poi per circa 60 minuti in latte).
Tritate lo scalogno e tagliate a listarelle la verza e fate appassire con un filo di olio extravergine di oliva. Aggiungete il riso e fate tostare brevemente. Aggiungete un bicchierino di vodka e fate sfumare. Aggiungete qualche castagna tagliata a pezzetti, lasciatene qualcuna per la decorazione finale, e fate cuocere per circa 20 minuti. Il riso deve essere al dente.
Mentre il riso cuoce, irrorate il Radicchio con un po' di olio e un pizzico di sale e grigliatelo..Tagliatelo in due parti. Una metà, tagliatela a listarelle e aggiungetela al risotto pochi minuti prima di spegnere.


Impiattate decorando con qualche castagna intera, l'altra metà del radicchio e una generosa grattugiata di Vento d'Estate.

cosi'.....


o cosi......








lunedì 2 febbraio 2015

Formaggi Carpenedo con Radicchio e confettuta di Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP e frutti di bosco



Bella lei! Mette su un piatto dei pezzi di formaggio e la chiama ricetta! Si. Ed è una signora ricetta!
Perchè se alla base ci sono prodotti di qualità, gustati in purezza sono la fine del mondo. 
E siccome io ho avuto modo di assaggiarli direttamente in loco, durante l'evento Radicchio tra le Stelle documentato nei minimi particolari qui, volevo che anche mio marito li assaggiasse nella stessa maniera. Ho aggiunto "solamente" una deliziosa confettura di Radicchio Rosso Tardivo di Treviso con frutti di bosco, e del buonissimo Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP, acquistati presso l'Azienda Agricola Bellia Claudio che abbiamo visitato durante il tour. 
Questo poi è l'omaggio che ci ha fatto Alessandro del La Casearia Carpenedo, dopo che ci ha portato a visitare il suo caseificio, ampiamente raccontato qui.. Un cestino con dentro una piccola parte dei loro prodotti: una morbidissima Caciotta al radicchio, un delicatissimo Monteo, la Toma blu alle erbe a pasta semidura, affinato in barrique con fieno ed erbe aromatiche dal gusto intenso, piacevolmente aromatico che ricorda i profumi del sottobosco, il particolarissimo Basajo, erborinato a pasta cremosa di latte crudo ovino, affinato in pregiato vino passito bianco. dal gusto unico fondente in bocca dai retrogusti zuccherini del vino passito, il famoso Vento d'estate a pasta dura, affinato in barrique con fieno di alta montagna tagliato a mano dal sapore unico piacevolmente aromatico dal retrogusto che ricorda i profumi di fieno e fiori e per finire il "segretissimo" Blu 61 erborinato a pasta morbida affinato in Vino Raboso Passito Veneto IGT e mirtilli rossi. 


Cosi' ho grigliato il Radicchio......aperto il barattolo della confettura....ed ecco qua, una deliziosa tavolozza di sapori, da gustare con una sequenza logica....con il marito che annuiva ed esclamava...uh che buono questo!! ...Senti come sa di fieno!..Questo è un po' troppo forte per me....ahahah

Monteo, Cacio Radicchio, Vento d'estate...



Toma blu alle erbe, Basajo, Blu 61...



servito anche in maniera piu' "rustica"....


seguiranno altre ricette......

domenica 1 febbraio 2015

Aifb a La Casearia Carpenedo.....a chiusura del tour Radicchio tra le Stelle....


E con questa ultima tappa si conclude il tour "Radicchio tra le stelle" che ci ha fatto vivere momenti di relax, apprendimento, degustazione, compagnia e condivisione.
Un viaggio che ci ha portato in un territorio operoso, di gente semplice, dove abbiamo potuto per un po' dimenticare la fretta, l'orologio e le corse e godere di tante nozioni, raccontate da chi vive la terra in toto. Non a parole, ma con il frutto dell'esperienza dei "vecchi", delle tradizioni, dell'innovazione e della passione.
Vedere generazioni che si susseguono là dove costa fatica tirare fuori qualche cosa, ma quando quel "qualche cosa" è nato, c'è una grande emozione e soddisfazione
Cosi' ecco che la storica famiglia dei Carpenedo, composta da  commercianti appassionati stagionatori di formaggi. con 50 anni di esperienza, ci ha aperto le porte del suo Caseificio per farci scoprire con quanta sapienza e maestria, producono formaggi di grande qualità, che abbiamo degustato con vero piacere.

Affinare un formaggio è una vera e propria arte che non si può improvvisare ma richiede anni e anni di esperienza sul campo perchè il formaggio è un alimento vivo e un errato trattamento può provocare irrimediabili conseguenze come infiltrazioni di muffe cattive. Il formaggio reagisce alle diverse condizioni climatiche. Affinare' un formaggio vuol dire portare il prodotto, dopo la fase di stagionatura, a una qualità superiore da quello di partenza e a un gusto arricchito di odori, e sensazioni.

Diventare affinatori di formaggi vuol dire avere anche la volontà di mantenere vivo un settore di mercato messo in pericolo dalla multinazionalizzazione, dalla fretta a discapito della qualità.
La lavorazione in affinamento è molto laboriosa, ci sono i cali di peso e i costi legati a più o meno lunghe stagionature. Pero' fare le cose con calma, senza fretta del guadagno tutto e subito alla lunga questo ripaga.

Ma tutto questo discorso ha senso se alla base c'è una conoscenza del valore del cibo. Non dobbiamo "riempire" il nostro stomaco e basta. Riempirlo si ma bene. Con prodotti di qualità, che ci fanno bene, dei quali si conosce la provenienza e la lavorazione. E se già alla base riusciamo ad avere tutto questo, non si corre il rischio di vedere quel grande divario tra prodotto commerciale e prodotto artigianale...nel senso che purtroppo, siamo abituati a "buttare" nel carrello della spesa la prima cosa che ci capita o la cosa scontata, non guardando nemmeno l'etichetta di provenienza. Si corre cosi' il rischio di acquistare un prodotto di bassa qualità, a discapito del gusto, della qualità e di un'alimentazione sana.
E ci sarà sempre il grande divario tra quello che costa "poco" e costa "tanto". Dimenticando che quel "tanto" è il frutto di "tanto" lavoro e tanti investimenti.

Antonio Carpenedo dice che non essendo piu' giovane dorme poco e cosi' nascono le idee per scoprire profumi e aromi nuovi. Ecco che nascono allora il Formaggio Ubriaco, col marchio registrato di loro proprietà. La gamma degli "ubriachi" é vastissima e pregiata e ognuno ha la sua caratteristica. Il fruttato ed elegante Prosecco, l'intenso Recioto, il robusto e sobrio Barbera, il tipico e intenso Raboso, il profumatissimo Fragola Clinto, al divino ed esoso Amarone fino al superbo Torcolato di Breganze.






E il Vento d'Estate, uno dei tanti "barricati", cioè selezionati in botti di rovere francese, nasce quasi per caso.....
Ci ha raccontato............... che i suoi genitori, Antonio e Giuseppina, di ritorno dal Grappa, dopo essere andati a prendere il Morlacco d'Alpeggio, trovarono sulla loro strada un trattore carico di fieno appena tagliato. Lo superarono, lo fecero fermare e ne riempirono il baule della macchina. Il tutto tra lo stupore del proprietario. Dopo vari esperimenti, è nato un formaggio che porta i profumi del fieno.
Infatti, quando ha aperto la barrique contenente questo formaggio, appositamente per noi, voi non avete idea del profumo che si è sprigionato nell'aria! E che gusto!


..........esperimenti.....



...camere segrete assolutamente off limits...dove si produce il buonissimo e particolarissimo Blu 61



Una volta salite dalle cantine dove abbiamo potuto vedere che tesoro viene sapientemente conservato,....



abbiamo trovato una tavola imbandita con formaggi deliziosi a dir poco!


E anche la degustazione è un 'arte. Non si improvvisa. Ma anche nel mio piccolo, sono riuscita ad apprezzare e "capire" aromi e profumi dei formaggi che ci hanno fatto degustare. Richiede concentrazione, essere a stomaco vuoto, senza forti profumi sulle mani, con la bocca "pulita" da aromi forte tipo caffè, menta, sigaretta...
E la sequenza dell'assaggio è simile a un rituale e deve rispettare delle sequenze rigorosissime: prima i formaggi freschi e delicati, poi quelli mediamente stagionati e alla fine quelli a lunga maturazione.

E la cosa bella, durante il viaggio della degustazione, è che tutti i sensi vengono coinvolti.
L'udito perchè con le nocche o con un apposito martelletto, durante la percussione, si "sente la risposta" che determina la presenza di difetti e il grado di maturazione.
La vista per valutare lo spessore della crosta e del sottocrosta, della pasta, il numero e il diametro delle occhiature e il colore dell'erborinatura.
Il tatto valutando la consistenza della pasta, confermato poi dalla degustazione e masticazione.
L'olfatto che è la parte piu' difficile, perchè richiede un notevole addestramento. Va annusato per qualche secondo e si deve cercare di scomporre l'odore nei diversi aspetti. Si puo' ripetere la cosa dopo 5-10 secondi ma non piu' di tre volte perchè interviene la "fatica sensoriale" che crea confusione. La gamma di sensazioni che si puo' percepire si puo' dividere in otto macro-categorie:
sentore di latte e derivati (yogurt, panna ecc...), sentore vegetale e di erbe aromatiche (erba tagliata, fieno,funghi....),sentore floreale (rosa, violetta, acacia....), sentore fruttato (agrumi, noce, mela...), sentore tostato (caffè affumicato, frutti secchi tostati....), sentori animali (letame, cuoio,lana....), sentore speziato (vaniglia, chiodo di garofano,noce moscata....), sentori diversi (rancido,cantina,cotto,muffe,legno....)
Il gusto che si differenzia sulle diverse parti della nostra lingua basato su quattro sensazioni primarie:
Dolce avvertibile sulla punta della lingua
Acido nelle zone laterali anteriori e sublinguari
Salato nelle zone laterali e dorsali
Amaro alla base della lingua

Quindi, se acquistiamo un formaggio di qualità, cerchiamo di non trangugiarlo in un boccone, ma di "sentirlo, guardarlo, annusarlo e gustarlo".

Inutile dire che anche da qua, siamo usciti con un graditissimo omaggio. Una serie di formaggi che abbiamo avuto modo di degustare  sul posto, da portare a casa per continuare ad assaporare ed elaborare sicuramente in una ricetta, da dedicare a chi in questi due giorni, ci ha fatto scoprire tanto.
Professionalità, dedizione, amore per il territorio e i suoi frutti, fatica, ma anche tanta soddisfazione.

e a chiusura del tour un grazie corale a tutte le blogger che mi hanno fatto compagnia e condiviso ogni tappa di questo fantastico viaggio cultural-enogastronomico, a chi ha organizzato e reso possibile tutto questo Aifb, Zeta Group, OrtoRomi, Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto IGP, Istituto alberghiero di Castelfranco Veneto, e ai produttori che ci hanno aperto le porte delle loro Aziende, Fraccaro Spumadoro, Ristorante Feva, Azienda Agricola Bellia Claudio, Ristorante San Martino che con fatica, amore, serietà, dedizione, gioia, difendono un grande patrimonio che viene tramandato da generazione in generazione.

Grazie!!!