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lunedì 24 settembre 2018

Tris di Canederli con pane nero




Mettetevi comodi. Oggi vi porto in montagna. Ad una festa. Ma non dovrete mettervi in ghingheri o mettere gli scarponi. Mettetevi comodi, leggete, e immaginate....

Oggi vi porto alla Festa de Lo Pan Ner. Il pane nero, che si tiene in alcune valli del nord d'Italia nelle giornate del 13 e 14 ottobre e vi portero' in Valle d'Aosta. Perchè proprio qui?
Perchè AIFB, in occasione di questa festa, ha indetto un contest rivolto a tutte le associate, che per partecipare dovranno preparare una ricetta inedita che ha come ingrediente principale il pane nero.
La vincitrice, sarà ospite in uno dei comuni presso i quali si svolgerà l'evento, e sarà coinvolta attivamente nelle varie fasi della festa, e visitare il Marchè au Fort nel borgo medievale di Bard.

Già lo scorso anno ho avuto la fortuna di essere ospite in un bellissimo B&B a Introd, un delizioso paese in provincia di Aosta, e di assistere all'accensione del forno del paese in occasione della festa de Lo Pan ner, documentata in questo mio racconto, che vi invito a guardare e leggere non tanto perchè l'ho scritto io, ma perchè sembra di tornare indietro nel tempo e come me, vedrete e scoprirete gesti e modi di vivere che nella vita frenetica cittadina si sono purtroppo persi.

Non tutti conoscono o consumano il pane nero, ma nelle nostre valli e anche nei paesini sperduti delle Alpi, è un pane che si mangiava e si mangia tutt'oggi, accompagnato da salumi, formaggi. minestre e zuppe che si preparava in grandi quantità, una sola volta all'anno, nell'unico forno del paese, per tutte le famiglie, e veniva "firmato" incidendo un simbolo di famiglia sulla sommità della pagnotta, per distinguerli gli uni dagli altri. Si accendeva il forno e si panificava per la collettività. Ed era una giornata di festa. Che mi hanno fatto rivivere le persone che ho conosciuto in quella occasione.
Ho seguito le varie fasi della preparazione dell'impasto, impastato qualche pagnotta, controllata la cottura, ho pranzato insieme a loro, bevuto vino rosso dalla stessa tazza sbeccata, venduto tutti i pani preparati, compresi quelli dolci, in un'atmosfera rilassata e amichevole, come se ci conoscessimo da tempo.

In questo forno a Introd, mi aveva colpito una frase scritta in Patois, incisa sul "contenitore" di legno, dove si impastavano rigorosamente a mano, gli ingredienti per fare il pane nero:

                 "Sensa pan e menti fei pa bon voyatze, lo bon pan làt lo flo de la chau
                  La farenna di dzallo feit pa de bon pan. Lo pan di mètre l'at sat croute"

Oggi pero' è diverso. Ormai viene piu' comodo acquistare il pane in panetteria, o se si panifica lo si fa nel forno di casa propria, ma solo in quantità necessaria per il fabbisogno familiare.

Mi sono talmente innamorata di questo posto, che avevo promesso che ci sarei ritornata. E cosi' è stato. In occasione del nostro anniversario di matrimonio, siamo andati Introd, nello stesso B&B, e mostrato i luoghi che avevo visitato. Mio marito è rimasto affascinato dal paesaggio valdostano. E dal momento che la Valtellina, dove ho trascorso fin da piccolissima le vacanze, la conosciamo come le nostre tasche....mi sa tanto che cambieremo valle per il nostro relax!

Perchè ho scelto di preparare questi canederli?
Primo, perchè amo la montagna. Fin da piccolissima, come ho già detto,  ho trascorso le mie vacanze in Valtellina, piu' precisamente a Teglio, che conosco ormai in ogni suo anfratto.
Ancora oggi ricordo quando da piccola, andavo con la mia amica Luciana, all'unico forno del paese, dove l'Angelina, vestita con un sottanone lungo, uno sciallle sulle spalle e un foulard in testa, preparava, cuoceva e vendeva il pane di segale. Scuro, profumato, appena sfornato o infilato tra le travi a seccare. Sento ancora il profumo di quel posto quando penso al pane di segale.
Secondo, perchè ho sposato un ampezzano D.O.C., che mi ha fatto conoscere la bontà di questi canederli. E siccome ero indecisa su quali preparare, ho deciso di fare un tris. In modo da farveli conoscere assieme. Anche perchè quando abbiamo amici ospiti, ci piace presentarli in questa trittica versione, perchè sono uno piu' buono dell'altro.
Quindi ecco qua, quelli con i salumi, da gustare o in brodo o con insalata, quelli al formaggio, e quelli verdi agli spinaci. E per la prima volta, anzichè usare il pane bianco, ho utilizzato il pane nero, che ha conferito ai canederli, un sapore rustico e ancora di piu' "montanaro"

Ecco la ricetta per preparare il pane nero:

PANE NERO DI SEGALE VALDOSTANO (n° 2 pani da circa 800 g cadauno), anche se io ne ho dimezzate le dosi, per non fare canederli in quantità industriali!

Ingredienti
Farina di segale integrale g 550 (io 275 g)
Farina di grano tenero tipo 0 g 250 (io 125 g)
Farina di grano tenero integrale g 200 (io 100 g)
Acqua g 650 (io 325)
Sale g 20 (io 10 g)
Lievito di birra fresco g 20 (o lievito di birra secco g 10)
(Con le mie dosi ho ottenuto in totale 750 g di cubetti, che dovrete dividere in tre parti da poter
utilizzare per i tre tipi di impasto)

per i canederli ai salumi (tot 8 pezzi):
250 g di pane
125 g di salumi (speck, salame, mortadella, in pezzi interi, ma se avete altri fondi  di salumi, vanno bene anche questi)
110 g di farina bianca
10 g di erba cipollina tagliata finemente
  2 uova
50ml di latte

per i canederli ai formaggi (tot. 8 pezzi):
250 g di pane
125 g di formaggio (Asiago e Latteria, Parmigiano Reggiano grattugiato)
110 g di farina bianca
  10 g di erba cipollina tagliata finemente
   2 uova
  50 ml di latte

per i canederli agli spinaci (tot 10 pezzi):
250 g di pane
125 g di formaggio ( Asiago, Latteria e Parmigiano Reggiano)
250 g di spinaci
110 g di farina bianca
10 g di erba cipollina tagliata finemente
  2 uova
 50 ml di latte

Brodo q.b.
burro q.b.
radicchio rosso di Treviso q,b,

Esecuzione
Mescolate le farine, sale e lievito. Aggiungete l'acqua e impastate fino ad ottenere un panetto liscio e leggermente morbido.
Lasciate lievitare coperto per 2 ore, o fino al raddoppio.
Preriscaldate il forno a 200°, infornatelo e fate cuocere per 50 minuti fino a quando si sarà formata una crosticina sulla superficie.
Tagliatelo a piccoli cubetti e lasciateli seccare fino al giorno successivo sulla leccarda del forno.


Tagliate i salumi e i formaggi in piccoli cubetti. Divideteli in tre ciotole differenti e
mescolateli con il pane e con gli altri ingredienti descritti per preparare i tre tipi di canederli

Bagnandovi le mani, prelevate una quantità di impasto e roteandolo tra le mani pressandolo leggermente, formate una sfera pari a poco meno di una pallina da tennis, che farete cuocere nel brodo bollente per 20 minuti (il brodo deve coprire completamente i canederli)
Potete utilizzare lo stesso brodo per tutti i tre tipi di canederli, cuocendo per primi quelli ai salumi, poi quelli ai formaggi e per ultimi quelli agli spinaci.


Servite i canederli ai salumi con il brodo

oppure con il radicchio tagliato sottile, quelli ai formaggi con il radicchio, e quelli agli spinaci con burro fuso e una spolverata di Parmigiano Reggiano.



Buon appetito!!

domenica 12 agosto 2018

Uova di quaglia e Cipolla d'Egitto caramellata con legumi e verdure



Nel caso vi trovaste a pronunciare "Ma che cipolla e cipolla d'Egitto!!", sappiate che non state dicendo una cosa cosi' per dire ma una verità!!
Si, perchè la cipolla d'Egitto esiste per davvero.

E' una piccola cipolla, ricca di vitamine e carotene, dissetante, nutriente, gustosa e digeribile, che di egiziano ha solo il nome, ma è ligure da oltre 500 anni.
La cipolla egiziana è stata reintrodotta negli ultimi decenni nell’estremo ponente ligure grazie alla passione e tenacia di alcuni agricoltori.Tanto piccolo quanto resistente, pensate che i bulbi vengono coltivati addirittura in Alaska, con temperature che si aggirano sui  -50 ° centrigradi!
Il suo nome “egiziana” non corrisponde assolutamente alle sue origini, ed è conosciuta in tutto il mondo come cipolla canadese, siberiana, altajana e ligure.
E’ una pianta xerofita, non necessita quindi di molta acqua. I piccoli bulbi ( grandi all’incirca come una moneta da 5 centesimi!), una volta piantati nel terreno ad almeno 50 cm di distanza l’uno dall’altro, non produrrà semi, ma germoglierà, dando origine a “propaguli” che potranno essere consumati o piantati a loro volta! Da qui, anche il nome di cipolla eterna.
Una delle sue particolarità è che può raggiungere anche l’altezza oltre un metro, e per questo viene chiamata anche cipolla albero, producendo un consistente numero di cipolle aeree nel corso degli anni.
Viene chiamata anche cipolla che cammina, questo perché essendo alta, il peso dello stelo e dei bulbilli la fa piegare su ste stessa arrivando anche a toccare il terreno. I bilbillo che toccano terra iniziano a radicare e a dare origine a nuove piantine.
La cipolla egiziana ha ben tre tipi di raccolto : i bulbi che sono stati piantati nel terreno, le foglie verdi che nascono dai bulbi piantati ed infine i bulbi aerei, che sarebbero poi “i frutti” che nascono dalle foglie!

Per questa ricetta, avendo a disposizione solo 5 piccoli bulbi, uno è stato "sacrificato" e interrato ho dovuto per forza fare una piccola monoporzione

Ingredienti
50 g di fagiolini verdi (cornetti), ceci, fagioli cannellini, carota. pomodorini ciliegia, Cipolla d'Egitto
basilico qualche foglia
3 uova di quaglia
zucchero q.b.
olio extra vergine d'olova q.b.

Esecuzione
Mettete in ammollo i fagioli cannellini per una notte. Scolateli e risciaquateli sotto l'acqua corrente. Versateli in una pentola di acqua fredda con qualche foglia di alloro e fate bollire per un'ora circa o fino a quando saranno teneri. Scolateli e metteteli da parte.
Usate lo stesso procedimento per i ceci.
Lavate i fagiolini verdi e metteteli a cuocere a vapore fino a quando saranno teneri. Tagliateli in due o tre parti (dipende dalla lunghezza)
Tagliate la carota a dadini e fatela cuocere a vapore.
Fate appassire brevemente la Cipolla d'Egitto con un filo di olio d'oliva e un cucchiaino di acqua e aggiungete un cucchiaino di zucchero e fatela caramellare.
Tagliate i pomodorini a cubetti.
Fate cuocere le uova di quaglia per 3/4 minuti, raffreddateli sotto l'acqua fredda e sgusciateli.
In una ciotola versate i legumi tagliati, conditeli con un filo di olio extravergine d0oliva
Su un piatto da portata appoggiate un coppapasta e inserite i legumi. Toglietelo. I legumi non staranno compattati ma si siederanno pero' in modo armonico. Appoggiate le uova e tutt'intorno i cubetti di pomodori e le cipolle caramellate. Qualche fogliolina di basilico.

“Questa ricetta partecipa al Contest MA CHE CIPOLLA D’EGITTO! 2018″









giovedì 26 aprile 2018

Risotto con finocchio, pera e Taleggio


Ecco qua, una ricetta con un ingrediente molto importante per la nostra alimentazione: il riso.
Una volta raccolto a mano dalle mondine, che con la schiena china e le gambe in ammollo nell'acqua, intonando canti per alleviare la fatica, si guadagnavano da vivere.
Molte notizie le trovate dettagliate nel blog Ricette e racconti di riso di  Valentina Masotti, ideatrice insieme ad Aifb, del contest "E tu come lo mantechi".
Poche e semplici "regole" per realizzare questo piatto.
Come riso ho utilizzato un Superfino Baldo, derivato dall'incrocio dell'Arborio, tipico del novarese, vercellese e pavese, che ha la caratteristica di assorbire bene i condimenti, e di ottenere un risotto cremoso e ben amalgamato.
Il finocchio perchè conferisce dolcezza e freschezza al risultato finale.
Il Taleggio DOP, che con la sua cremosità e gusto amalgama bene tutti gli ingredienti.

(Le zone di produzione di questo formaggio sono la Lombardia (nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia), il Piemonte (provincia di Novara), il Veneto (provincia di Treviso). La sua produzione nasce dall'esigenza degli abitanti della zona di conservare il latte prodotto in eccedenza. Inizialmente il formaggio così prodotto veniva chiamato “stracchino”, nome che per secoli in Lombardia ha contraddistinto, più che un determinato formaggio, in generale tutti i formaggi molli a forma quadrata. Il termine deriva dall'espressione dialettale "strach", che significa stanco, e si riferisce probabilmente alle condizioni delle mucche che giungevano in pianura dopo un lungo periodo estivo di permanenza in alpeggio.
Il nome Taleggio risale invece ai primi del Novecento, quando i casari della valle omonima sentirono la necessità di distinguere i loro formaggi da quelli provenienti da altre zone

E la pera?...per il detto "Al contadin non far sapere..." mi è venuto spontaneo aggiungerla sia nella fase finale della cottura, sia a cubetti come guarnizione.
E visto che "Il riso nasce nell'acqua e muore nel vino"....un bel e buon Barbera d'Asti DOCG ad accompagnare questo piatto.

Ingredienti per due persone
120 g riso Superfino Baldo
1/2 cipolla bianca
1 finocchio
1 pera
150 g di Taleggio DOP
Brodo qb
1 bicchiere vino rosso (io Barbera d'Asti DOCG)

per i cestini
Grana Padano qb

Esecuzione
Preparate i cestini di formaggio. In un padellino antiaderente mettete sul fondo la carta forno. Versate il Grana Padano grattugiato e livellate. Quando comincia a sciogliersi e imbiondire leggermente toglietelo e capovolgetelo su una tazza o stampini per dare la forma desiderata. Togliete delicatamente la carta e proseguite con lo stesso procedimento per gli altri cestini. (uno per commensale)
(io ho usato un padellino da 20 cm di diametro, ma sarebbe meglio leggermente piu' grande per poter dare una forma migliore ai cestini, che di solito mi riescono molto meglio rispetto a questi)

Tagliate finemente la cipolla e fatela appassire dolcemente con un goccio di olio extravergine d'oliva. Aggiungete il finocchio tagliato non molto finemente. (se volete che il finocchio rimanga piu "croccante", aggiungetelo qualche minuto prima della fine della cottura)
Aggiungete il riso e fatelo tostare per qualche minuto, mescolando sempre. Sfumate con il vino. Aggiungete il brodo caldo man mano che viene assorbito quello precedentemente aggiunto.
Cinque minuti prima della fine della cottura (all'incirca 15 minuti), aggiungete la pera tagliata a cubetti. A fine cottura, aggiungete il Taleggio e mescolate delicatamente.
Versate il risotto nei cestini preparati precedentemente decorando con qualche cubetto di pera cruda. (se avete la "barba" del finocchio. la parte verde in cima, per capirci. potete unirla al risotto o usarla come decorazione. I miei erano senza....)




con questa ricetta partecipo al contest

                                                     E tu come lo mantechi?

domenica 19 novembre 2017

Festa de Lo pan ner a Introd, Valle d'Aosta



La mia avventura inizia dal bellissimo B&B Le renard d'Introd, un gioiello immerso nel verde di prati e boschi, a 850 mt di altitudine, dove regna una pace che ti ristora e ti riappacifica col mondo intero, tanto che non vorresti piu' andare via da li per davvero. 
Nella parte privata dell'abitazione, arredata con un gusto raffinato ma senza eccessi, spicca un pianoforte mezza coda con appoggiati spartiti di ogni genere. Per ovvi motivi mi piace ancora di piu'!
I gestori, Alessandro e Andrea, mi mettono subito a mio agio, con la loro gentilezza e senso di ospitalità e mi servono una colazione stupenda, tutta preparata in casa dalle sapienti mani di Andrea, persino lo yogurt! Il tutto con il sottofondo delicato di musica jazz, e una splendida vista sulla valle.

Starei qui tutta la giornata, ma il dovere chiama. Eh si, perchè non sono in vacanza, ma sono qui per assistere ad un evento molto importante, la Festa de Lo Pan ner, ovvero Festa del pane nero, che si è tenuta nelle giornate 14 e 15 ottobre in Valle d'Aosta, Lombardia e Svizzera, durante le quali più di 50 comuni hanno riacceso i propri forni comuni per cuocere le tradizionali pagnotte di pane nero delle Alpi . AIFB (Associazione Italian Food Blogger), partner di questa iniziativa con la Regione autonoma della Valle d’Aosta, ha inviato 7 soci: io, CamillaTizianaElisabettaMonicaMaria Teresa e Cinzia, del Direttivo Aifb, che ha organizzato tutto quanto, per un blog tour nei vari paesi della regione che hanno partecipato alla festa del pane nero, nella giornata di sabato 14. E io sono stata "adottata" per l'occasione, dai simpatici "panificatori" di Introd. Persone comuni, che hanno altre attività, ma che per l'occasione si ritrovano a panificare questi splendidi pani con un entusiasmo e un' allegria contagiose!
Sono le 8 di mattina e mi incammino su per la salita verso il forno. L'aria è fresca ma piacevole.
Una volta arrivata vengo accolta da tutta la "banda del forno": Daniel, Roberto, Franco, Andrea, Marzia, Mathieu e Claudia che tra di loro parlano in Patois. Qualcosa ci capisco, ma molto poco. Pero' è bellissimo sentirli parlare tra di loro in quella lingua, con una cadenza quasi musicale. 
Lungo la strada e in prossimità del forno, ci sono palloncini e locandine che richiamano l'attenzione dei passanti. Ma come potro' constatare durante la giornata, le persone conoscono da anni questa manifestazione, e acquistano ad occhi chiusi senza chiedere piu' di tanto in proposito. Anzi, si fermano a parlare con i volontari del forno del piu' e del meno. Invece, le persone che passano di li per caso, e si distinguono perchè hanno la macchina fotografica al collo, chiedono persino di vedere come si fa il pane, e allora vengono invitati a entrare e ad assistere brevemente alla lavorazione.



Daniel è l'addetto al fuoco, che prepara con grande cura, perchè alla base di tutto c'è anche la giusta temperatura del forno.
Comincia a preparare la legna che non deve essere resinosa ma asciutta. Prepara un intreccio di ceppi all'imboccatura del forno, che spinge poi dentro con due lunghi pali e attizza il fuoco. E controlla che abbia preso con grande attenzione.

E mentre il fuoco arde, cominciamo a impastare gli ingredienti per formare le pagnotte.
Le dosi per preparare in casa il pane nero, della ricetta tipica valdostana sono:
Farina di segale integrale g 550
Farina di grano tenero tipo 0 g 250
Farina di grano tenero integrale g 200
Acqua g 620/650
Sale g 20
Lievito di birra g 20 *
*(in alternativa, lievito madre in quantità appropriata)
Ovviamente in questa giornata le dosi sono state aumentate....50 kg di farina, 5 kg farina di segale, 28 l di acqua.....

Si comincia col scaldare l'acqua sulla classica stufa a legna,a pesare gli ingredienti , a sciogliere il lievito.

Si mette tutto quanto nell'impastatore e si copre con un lenzuolo e una coperta di lana. Trascorsa quasi un'ora, si fa la "prova fiammifero". Si fa un buco nell'impasto e si accende un fiammifero. Se si spegne vuol dire che ci sono ancora i gas presenti nell'impasto. Se invece rimane acceso, vuol dire che l'impasto è pronto per essere lavorato. Vengono staccati grossolanamente dei pezzi, che prenderanno poi la forma di pagnotta, e si lasciano riposare sotto lenzuolo e coperta di lana.


Intanto il fuoco arde che è una meraviglia, scaldando tutta la volta del forno, che se diventa bianca, vuol dire che ha raggiunto la giusta temperatura.


Si riprendono i pezzi che avevano riposato sotto la coperta, si pesano, e si comincia a formare la pagnotta. L'impasto "grezzo" prende una forma piu' liscia e d armoniosa. Il profumo che si sente è fantastico.


Man mano che le pagnotte sono formate, si adagiano su tavole ricoperte da lenzuola e coperta di lana, sotto la quale riposano ancora fino alla lievitazione. Trascorso il tempo, vengono riprese poche alla volta e viene praticato un taglio, in questo caso a forma di spiga. 
Siccome una volta il forno del paese serviva a infornare il pane dei diversi nuclei familiari, ognuno aveva un suo simbolo o segno di riconoscimento, Quindi possiamo trovare pani con diversi tagli.
Anche qui ci vuole maestria, che si acquisisce col tempo. Il taglio deve essere della giusta profondità. Se si incide troppo si aprirebbe la pagnotta, Se si incide poco, non si cuocerebbe in maniera uniforme.

Si procede poi a dare forma anche ai galletti che vengono regalati ai bambini. Uvetta sultanina per fare l'occhio, ed è pronto per essere infornato.
Questa forma, che si trova sui campanili delle chiese e sui tetti delle case, è per ricordare l'influenza francese, che ha come simbolo appunto il gallo.

Mentre i pani prendevano forma e messi a lievitare, Daniel, si occupava della brace. Anche questo è un momento importante e fondamentale per la buona riuscita della cottura. 
Viene fatta cadere la cenere in una fessura all'imboccatura del forno, che viene poi prelevata in fondo da uno sportellino, facendo attenzione a rimuoverla completamente.

Una volta svuotato, l'interno viene lavato con uno straccio per rimuovere ogni risiduo. Ecco perchè c'è sempre un lavatoio di fianco al forno!
Una volta lavato tutto, si chiude immediatamente lo sportello, per evitare che si raffreddi l'interno.

Le pagnotte man mano vengono intagliate, adagiate su una lunga tavola e portate fuori per essere infornate. Anche qui il gioco di squadra è importante. Con gesti ormai consolidati nel tempo, le pagnotte, una alla volta, vengono adagiate sulla pala e inserite nel forno iniziando dal lato sinistro e a semicerchio per essere sicuri che tutte abbiano lo stesso grado di calore. Niente è approssimativo e lasciato al caso!

Mentre i pani cuociono, si rientra nel forno, perchè non è mica finita qui! Si devono preparare i pani dolci! E intanto curioso un po' in giro....
Questa è la madia dove una volta si impastavano gli ingredienti per fare il pane. La fatica era ben diversa in confronto a quella che si fa ai giorni nostri, grazie all'aiuto di grandi impastatori. Il risultato è uguale, ma forse toglie un po' di magia, poesia, esperienza....come per tutti gli impasti fatti a mano, l'impasto prende forma sotto le proprie mani, e solo la sapienza e l'esperienza fanno dire e sanno capire quando è pronto.

La scritta in Patois:
"Sensa pan e menti fei pa bon voyatze, lo bon pan làt lo flo de la chau
La farenna di dzallo feit pa de bon pan. Lo pan di mètre l'at sat croute"
dovrebbe significare, come mi ha tradotto Floriano, il collega trombonista valdotain di mio marito:
"Senza pane e mantello non si fa buon viaggio. Il buon pane ha il profumo della cenere.
La farina del diavolo non fa del buon pane, il pane dei maestri ha una crosta particolare"



Burro e latte vengono scaldati e mescolati. Di solito è un'operazione che si fa con le mani, ma visto che è un po' troppo caldo...viene mescolato con una banalissima pala. Anche qui le quantità di burro, latte, uvette e fichi secchi fanno "rabbrividire" per la dose....
I fichi vengono tagliati a pezzetti, mescolati insiene all'uvetta sultanina e aggiunti all'impasto.
Il procedimento è uguale a quello del precedente impasto, con le stesse fasi di lievitazione, formazione pani, riposo sotto la coperta e formazione pagnotte, alla quale partecipo pure io!


Mentre le pagnotte dolci riposano sulle tavole e sotto la coperta, andiamo a togliere il pane dal forno. Per capire se è cotto, viene tamburellato il fondo. Se fa un bel suono, che si capisce anche qua con l'esperienza, si toglie e si adagia su una grande tavola di legno. Anche il galletto è pronto!!
Mentre fuori dal forno si toglievano i pani, all'interno si procedeva a fare i tagli su quelli dolci, adagiarli sulla tavola di legno e portati fuori per la cottura.
Mentre aspettiamo la cottura dei pani dolci, vendiamo i pani preparati precedentemente, che sono ancora caldi, beviamo vino da una tazza sbeccata, che ci passiamo con allegria l'uno all'altro. Non c'è tempo per fare gli schizzinosi! E' un momento conviviale unico. Ci fermiamo un attimo perchè sta passando una mandria di mucche che stanno scendendo dalla malga per ritornare alla stalla, dopo la lunga stagione estiva. Il suono dei campanacci e l'invasione della strada sono un momento quasi magico. Adulti e bambini si fermano con gli occhi spalancati.
I pani dolci sono pronti! IL profumo che si sente nell'aria è qualcosa di indescrivibile.

E ora che i pani sono stati cotti e venduti quasi tutti, possiamo pensare a mangiare. Ci sediamo alla tavola di legno dove fino a poco prima avevano lievitato i pani. E mangiamo formaggi, salumi,torte salate, verdure sott'olio e bevuto ottimo vino.
La "banda del forno piu' scalchignato della valle", cosi' l'ha soprannominato spiritosamente Claudia, si scusava per il pranzo rustico e parco, che non erano riusciti a preparare altro...ma li ho rassicurati dicendo che era stupendo condividere questi attimi cosi' naturali e spontanei, condividendo prodotti genuini, preparati in casa, semplicemente fantastici.

Ora che siamo sazi e che i pani sono stati quasi tutti venduti, ci mettiamo in posa per la tradizionale foto di gruppo, che servirà come foto ufficiale per la giornata che si svolgerà il giorno seguente ad Aosta.

La giornata sta quasi volgendo al termine. Ci trasferiamo tutti giu' alla piazza di fronte alla Maison Bruile, dove vengono venduti i pochissimi pani rimasti, sorseggiando succo di mele e vino caldo speziato leggermente dolce, accompagnato da tozzetti di pane secco, che vengono ammorbiditi dal vino, chiamato Seuppa de l'âno, cioè zuppa dell'asino, forse perché se ne mangi/ bevi una scodella scopri la vicinanza tra l'uomo e l'animale! 

Insieme a Daniel andiamo a visitare il Museo Etnografico Maison Bruil- Maison de l'alimentation uno dei piu' importanti esempi di architettura rurale del Gran Paradiso. Tutti gli spazi necessari all'uomo e agli animali erano raggruppati in spazi ben definiti, sotto lo stesso tetto. Si trovano "la crotta" cioè la ghiacciaia naturale, lo spazio per l'essicazione, la cantina, il solaio, insomma, merita davvero una visita per capire come vivevano e conservavano tutto cio' che coltivavano e producevano, i contadini che abitavano questi luoghi.

Finchè c'è luce, mi addentro tra i vicoli di Introd. Un paese veramente pittoresco. Il suo nome deriva da Interaquas, in francese Entre eaux, per la sua posizione tra la valle di Rhémes e Valsavarenche, che fanno parte del Parco del Gran Paradiso. Da visitare sicuramente Maison Bruil, il Castello del 1260. passare sul ponte alto piu' di 80 mt costruito durante la Prima Guerra Mondiale. Questi luoghi sono famosi anche perchè in località Les Combes, una piccola frazione, Papa Giovanni Paolo II trascorreva le sue vacanze estive.

Un bellissimo tramonto mi fa capire che la giornata è giunta al termine. E' stata una giornata piena di emozioni, novità, scandita da momenti di attesa, gesti, parole, risate.
Una giornata fuori dal comune. Perchè ormai siamo abituati quasi tutti a comperare il pane nella grande distribuzione. A volte in eccesso, E tante volte lo si butta con leggerezza. Un gesto che dovrebbe far pensare. Dietro alla lavorazione del pane c'è una ritualità, un lavoro e una tradizione, che non si devono perdere assolutamente. Una volta i forni dei paesi erano un grande momento di aggregazione. Le famiglie si riunivano e panificavano per tutto l'anno. Dovremmo portare tutti piu' rispetto per questo alimento che accompagna le nostre pietanze e che ha una storia veramente antica. Un paio di anni fa ho fatto una ricerca sui forni tradizionali, i pani delle feste e tutte le tradizioni che ruotano intorno al pane. Trovate il mio articolo qui: Pani tradizionali delle Valli di Lanzo

Il giorno successivo, dopo un'altra fantastica colazione B&B, salutati Alessandro e Andrea, mi dirigo verso Aosta dove incontro le altre socie, (foto "rubata" a Monica) in piazza Chanoux, dove prosegue la festa. Abbiamo allestito lo stand dove pubblicizziamo le ricette preparate appositamente per l’occasione, partecipando ad un contest indetto dal comitato organizzatore, in collaborazione con la Regione Autonoma. Tutte le ricette prevedono il pane di segale come ingrediente principale della preparazione.



La giornata è davvero terminata. Si ritorna a casa con un sacchetto pieno di pane nero e dolce, formaggio, lardo....con il ricordo dei giorni passati tra montagne e gente stupende, che ci hanno dato l'occasione e l'onore di partecipare ad una festa cosi' unica e ricca di tradizione.

E poi, tra le altre cose, parlando con un signore, che ha un B&B proprio di fronte al forno, ho scoperto che era il marito di una ex violoncellista, sorella di una violinista che conoscevo da ragazza ma che avevo perso di vista. E conoscevo il loro papà, violinista dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Milano, quando ancora esisteva questa realtà. Mi ha mostrato l'album delle fotografie che lo ritraevano e mi sono davvero emozionata. E una volta arrivata a casa l'ho ricontattata. Bè, è stato un momento emozionante pure questo.
Questo viaggio mi ha portato tante cose, che terro' per sempre nel mio cuore. Quindi, davvero grazie a tutti quanti.


venerdì 26 maggio 2017

Leber chenedi per la tappa San Candido-Piancavallo del Giro d'Italia Aifb



Per questa tappa del Giro d'Italia targato Aifb vi propongo questi gustosissimi Leber chenedi. L'ingrediente che li caratterizza è il fegato, che non a tutti piace, ma per gli estimatori e i golosi sono una vera delizia!

Seguiteci fino alla fine.....

                                        

giovedì 25 maggio 2017

Chenedi Ampezzani e la tappa Moena-Ortisei del Giro d'Italia Aifb




Siamo ormai quasi in dirittura d'arrivo. IL Giro d'Italia Aifb prosegue tra le bellissime cime delle Alpi.
E prosegue anche la carrellata di questi buonissimi Chenedi Ampezzani......

                                            

martedì 23 maggio 2017

Canederli per la tappa Tirano-Canazei del Giro d'Italia Aifb



Per il 100° anniversario del Giro d'Italia, continuando a partecipare all'iniziativa lanciata da Aifb, rimaniamo in alta quota e gustiamoci questi sostanziosi e gustosi Chenedi col formei e Canederli verdi.

                                         

Pizzoccheri di Teglio. Sciatt e Manfrigole e la tappa Tirano-Canazei del Giro d'Italia Aifb


Continua il nostro Giro d'Italia virtuale e comodo per commemorare il 100° anno del Giro d'Italia. 
in collaborazione con Aifb
Quello "vero" lo lasciamo fare agli atleti. Io mi "limito" a ripubblicare queste ricette che sono il testimone di una "maratona culinaria" non indifferente!: PizzoccheriSciatt e Manfrigole che soddisfano i palati piu' golosi, che vogliono gustare sapori genuini, "forti", rustici e semplici.
Continuate a seguirci.... in questo viaggio. Ne scoprirete delle...buone!