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Visualizzazione post con etichetta colazione. Mostra tutti i post
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giovedì 5 maggio 2016

Dolci da credenza : La torta sabiosa



Oggi, ricorre la GN dei Dolci da credenza, per il Calendario del Cibo Italiano- Aifb, e Paola Sabino ne è l'Ambasciatrice.
Cosa si intende con questo termine? Tutte quelle torte e dolci non deperibili, quindi non farciti di panna, crema pasticcera ecc, che di sicuro, le nostre nonne e le nostre mamme, ci preparavano per la merenda. Io, per questa ricorrenza, propongo la torta Torta sabiosa o sabbiosa, che ho pubblicato pochissimo tempo fa, ma che condivido nuovamente volentieri.
E' una torta piena di ricordi, perchè oltre ad addolcire qualche evento speciale o come dolce della domenica,la nonna o la mamma la preparavano durante le vacanze estive o invernali che trascorrevamo a Teglio. Siccome non c'era il forno a gas, ma un fornello appoggiato su di un mobile, insomma, un po' di "fortuna", mi ricordo che questo impasto veniva versato nella tortiera sul fuoco, quella che ai giorni nostri viene chiamata Petronilla....il profumo si spandeva per tutta la grande casa, e poi veniva condivisa con gli altri parenti con i quali condividevamo la casa delle vacanze. E siccome noi bambini eravamo veramente ghiotti, questa torta, dopo la prima fetta ciascuno, spariva e veniva conservata in una credenza che conteneva i piatti di porcellana bianchi, o col bordino a quadretti bianchi e rossi, un po' lontana dalle nostre sgrinfie, ma nemmeno tanto, perchè i bambini si sa,sono curiosi, e dopo aver fatto la "posta", avevamo sbirciato dove veniva riposta!
Quindi non durava poi tanto...perchè golosi e numerosi, questa torta, era una delle merende piu' gettonate e sane che amavamo mangiare, tassativamente alle 16, con un bicchiere di latte munto dalle "mucche vere" della stalla vicina, per poi ritornare a giocare nel cortile....
Gli ingredienti e la spiegazione della sua realizzazione li potete trovare dettagliatamente in questo post.
Che dire...buon dolce da credenza a tutti!

                                            http://www.aifb.it/

sabato 23 aprile 2016

Lo strüdel "ampezzano"


Fino ad oggi non ci avevo mai pensato. Ma in occasione de La cucina di frontiera per Il Calendario del Cibo Italiano, la cui Ambasciatrice è Marina Bogdanovic, che ci spiega con il suo contributo qui, il significato di questa cucina, con lo Strudel che vi presento, mi è nata una riflessione.
Innanzi tutto, il tema bellissimo, La cucina di frontiera, che non è un dato per rimarcare le frontiere, geografiche, politiche, di fili spinati o muri, ma per far "capire" che tra i popoli confinanti, esiste un bagaglio di sapienza, cultura e tradizioni, che sconfinano appunto, "invadendo". "contaminando" e coinvolgendo pian piano, chi si trova proprio ai confini, per spargersi, con le modifiche magari, fino al prossimo confine....e da li, ancora un incontro, condivisione, contaminazione...senza mai finire, come nella vite senza fine. Perchè i popoli hanno sempre viaggiato, non per turismo come adesso, ma per gli scambi commerciali, motivi religiosi, per trovare lavoro e fortuna.
E anche i matrimoni, oltre ad essere d'amore, almeno quelli non combinati come facevano ai tempi, dove le unioni "importanti" erano già destinate sin dalla culla, e ignote ovviamente ai piccoli neonati, che si ritrovavano in giovine età, promesse spose/i per i giochi di potere e alleanza dei rispettivi genitori, sono una importante fusione di tradizione, cultura, sapienza. Cosi', ripensando al mio, di matrimonio, lo "scopro" sotto una luce diversa...l'unione amorosa della tradizione milanese-mantovana-ampezzana-veneta....e io aggiungerei anche "crucca", visto che Cortina d'Ampezzo, da dove arriva mio marito, è a pochi chilometri da San Candido...e parecchio lontana da Venezia. Quindi lo considero un veneto "crucco"...

Cosi' puo capitare che una ricetta nata in Turchia, varca il confine ed ecco qua... lo Strudel, che in tedesco significa vortice, che tutti conosciamo e che tutti almeno una volta abbiamo assaggiato.
Puo' essere dolce o salato, ma la versione piu' conosciuta è quella dolce a base di mele, pinoli, uvetta e cannella.
Le origini dello strudel partono dall'VIII secolo a.C., ovvero al tempo degli Assiri; simili dolci si ritrovano anche nell'Antica Grecia del III secolo a.C.. Probabilmente, anche grazie alla via della seta la ricetta si è così tanto diffusa andando però a modificare quella originale in diverse varianti: baklava, che seguiva le varie conquiste territoriali ottomane, il güllaç, precursore della baklava, consumato durante il Ramadan per la sua digeribilità, il börek, anche questo di origine turca, ripieno pero' di carne, formaggio, spinaci, e lo strudel.
Dal 1526 il sultano Solimano il Magnifico avrebbe diffuso la sua ricetta nei territori conquistati, ovvero fino all'Ungheria. I continui contatti tra l'impero ottomanno e quello austriaco fecero si che anche la ricetta dello strudel passasse i confini. Nel 1699 l'impero Austriaco conquistò l'Ungheria e dal 1867 all'impero austro-ungarico e quindi nel regno delle Tre Venezie.
Ecco perchè in Italia, tradizionalmente viene preparato nei territori un tempo compresi nell'Impero, principalmente Alto Adige, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Ogni luogo ha poi la sua ricetta: con la pasta frolla, con pasta da strudel tradizionale, sottile o con pasta sfoglia.
La ricetta "ampezzana" di mio marito, è quella che vi presento. Non tanto perchè esiste lo Strudel ampezzano, ma perchè come dicevo prima, i matrimoni, fan si che si uniscano anche le tradizioni di famiglia. E una volta entrate nel vortice delle "ricette di famiglia", quelle che cascasse il mondo, va fatta cosi' perchè cosi' me l'hanno insegnata, anche io "difendo" a spada tratta questa "mia" versione.
Ricette di famiglia nate con quello che di poco c'era in casa, nate per caso, per sbaglio, volutamente per non buttare via niente...
Ecco perchè mi sento di "difendere" cio' che mi è stato tramandato, senza cambiare una virgola o ingrediente, in un mondo dove a volte per "stupire" creano delle rivisitazioni che per piacere anche no!
Ecco perchè lo strudel che vedo nelle pasticcerie o panifici, non lo considero il "vero" strudel, e nemmeno lo compero! Qualcuno penserà che sbaglio, ma per me, quello "vero", è quello preparato da mio marito, che lo ha imparato dalla mamma e dalla nonna, che a loro volta lo hanno imparato dalla loro mamma e nonna ecc....in un filo indissolubile che se ne nessuno lo interrompe, è senza fine. Come la vite di vinciana memoria!
Una specie di "imprinting gastronomico". Ah si, che cosa ha di "diverso" questo strudel? Che non è preparato con la sfoglia, o con la pasta da strudel tradizionale, che rimangono mollicce, umide, si spaccano, ma con la "pasta pane", che da una consistenza piu' compatta, rimane comunque morbido, e resiste all'abbondante ripieno che li riempie. Piu' "rustico" e soddisfacente al palato, insomma, si sente qualcosa di concreto e consistente sotto ai denti. Il mio primo strudel che ho assaggiato da fidanzati, me lo ha preparato cosi'. Cosi' lo voglio per tutta la vita.

Quindi un grazie di cuore, a colui che me lo ha fatto conoscere, e che in questa occasione, si è messo all'opera per me. Ma soprattutto doppio grazie, perchè come per tutte le ricette di famiglia, quelle consolidate nel tempo, che si "sentono" sotto le mani, i cavalli di battaglia, quelle che si fanno ad occhi chiusi, non esistono dosi o bilance. Tutto ad occhio perchè "è cosi'"...quindi, dopo averlo "minacciato", sono riuscita a fargli scrivere le dosi esatte e soprattutto di ricordarsi di scattare anche le fotografie! Ed era talmente "preoccupato" di dimenticarsi qualcosa che....si è davvero dimenticato di aggiungere la cannella nel ripieno! Cosi' l'ha spolverizzata sulla superficie. Per questo ha questo colore scuro! Era cosi' mortificato, che lo voleva rifare!!!

Ingredienti
500 g farina bianca
    4 uova + 1
un pizzico di sale
1/2 bustina di lievito
1 bustina di vanillina
100 g di burro
    4 mele renette (meglio se quelle "vecchie")
250 g fichi secchi
150 g uvetta
  70 g  pinoli
2 cucchiai di zucchero
1 bicchierino di grappa
400 g marmellata (mirtilli o secondo i gusti)
cannella q.b.
rum q.b.
pane grattugiato q.b.

Esecuzione
Mettete a bagno l'uvetta con il rum. Tagliate le mele a cubetti e i fichi in quattro.
Su un piano da lavoro, versate la farina e fate la fontana al centro. Sgusciate le uova, il sale, lo zucchero, la grappa, la vanillina, il lievito e con la forchetta cominciate ad amalgamare gli ingredienti. Quando sono amalgamati, Aggiungete il burro fuso o a temperatura ambiente e cominciate ad amalgamarlo al resto degli ingredienti e pian piano raccogliere la farina. Utilizzando le mani, cominciate a impastare fino a quando non si sarà ottenuto un panetto morbido ma compatto.
Versate un po' di farina sulla spianatoia e stendete l'impasto in un disco non troppo sottile di 50 cm di diametro circa (o di meno, con meno ripieno,il risultato sarà con la pasta piu' "alta").
Stendete la marmellata e adagiatevi le mele, uvetta strizzata, i fichi, la cannella. Spolverizzate con una manciata di pane grattugiato. Arrotolate il tutto facendo attenzione a non rompere la pasta (o lo arrotolate in un unico senso, oppure prima un lato e poi l'altro, congiungendoli al centro.
Imburrate la piastra del forno, cospargetela di pane grattugiato e adagiate delicatamente lo strudel. Spennellatelo con l'uovo sbattuto e infornate a 180° per 40 minuti o fino a quando la superficie sarà dorata.


Ecco l'interno ricco dello strudel di famiglia...



Lo Strudel per La cucina di frontiera - Calendario del Cibo Italiano - AIFB

                                                Banner per intestazione

domenica 10 aprile 2016

Biscotti di frolla montata



Fantastico! La sfida marina di marzo, lanciata da Anna Maria Pellegrino è stata vinta da Dany & Juri del blog Acqua e Menta, Lasciamo il mare e affrontiamo una sfida golosa.
Eh si, Mtc ha un sapore dolcissimo questo mese! Quale? Quello dei Biscotti!
Felice? Si e no....Si, perchè adoro i biscotti, quelli fatti in casa, intendiamoci. No, perchè in teoria sarei a dieta, e dovrei metterlo anche in pratica! Non che sia in stratosferico sovrappeso, ma mi ballano 7 kg di troppo, che fanno la differenza per la mia salute, sia fisica che mentale, dal momento che anche se sto attenta a quello che mangio, non cambia niente....cosi' mi viene un nervoso!!
Colpa del metabolismo bradipico, della menopausa, del dopo Pasqua, delle colleghe che compiono gli anni e che portano torte come se non ci fosse piu' un domani, e visto che sto attenta a quello che mangio, che male vuoi che faccia una fettina di torta.......boh...ma anche questo mese, si attenta alla mia dieta.
Cosi, letto il regolamento, che prevede la possibilità di cimentarsi in tre preparazioni differenti....anche se la gola, la voglia di imparare nuovi impasti, la curiosità della loro riuscita, mi fanno fare mila e mila programmi...c'è la voce della coscienza che mi "obbliga" ad una scelta soltanto. Anche perchè ho solo questo fine settimana a disposizione per realizzare la mia ricetta...Quindi, ho optato per un impasto che non ho mai provato: quello della frolla montata di Leonardo di Carlo.
Letto tutti i preziosi consigli e vista la stupenda infografica della Dany....


...mi sono messa all'opera.
Ad essere sincere, volevo andare "sul sicuro" con la pasta frolla tradizionale, quella che conosco, ma quando ho letto che Leonardo di Carlo, consigliava di tenere l'impasto al fresco per 10/12 h, già ero fuori tempo massimo dalla mia disponibilità. Cosi' mi sono lanciata con l'altra scelta, dove l'impasto andava utilizzato immediatamente.
Comincio a preparare l'occorrente, a pesare gli ingredienti e...il burro non mi basta.
Prendo la macchina e corro subito al supermercato che è abbastanza vicino a casa, ed esco col panetto di burro. Cerco la farina (Rino, c'è la farina W 130/150, se per caso decido di fare quel tipo di biscotti? Si c'è, l'ho comperata, è nel mobile)...la farina aveva un'altra W!!!! Riprendi la macchina e ritorna al supermercato...un'altra persona avrebbe lasciato perdere. Ma io no. Quando mi metto in testa di fare una cosa...
Finalmente, con tutti gli ingredienti presenti e pesati, mi metto ad impastare. Riesumo persino la mia pistola sparabiscotti, cosi' mio marito non deve piu' lamentarsi che impiccia, che non la uso piu', che spesa inutile...voglio dimostragli che per questi fantastici biscotti è ritornata utile!
Bella contenta, comincio a riempirla, scelgo il disco per farli a forma di margherita, ghirlanda e stella, ma...non mi funziona. Abbastanza contrariata, tolgo l'impasto dalla pistola e riempio una sacca da pasticcere e comincio a realizzare i miei biscotti ai tre gusti diversi.
Dopo aver conciato la cucina come un campo di battaglia, eccoli qua, caldi e profumati.
Devo pero' essere sincera e farmi un'autocritica. Il gusto è buonissimo, ma se dovessi rifarli, e sono sicura che li rifaro', devo ricordarmi di lasciarli un po' piu' "cicciosi". Cosi', anzichè realizzarne 50, quanti ne sono usciti, ne escono di meno, e meno sottili. Avendo paura che si gonfiassero durante la cottura, sono rimasta piu' scarsa nello spremere l'impasto. Ma sbagliando si impara, e queste sfide servono per imparare e mettersi alla prova. Nonostante cio', sono veramente soddisfatta.
Tre diverse forme e gusto: ho aggiunto la buccia di mezzo limone biologico passata al mixer, la buccia di mezza arancia biologica anche quella passata al mixer e un cucchiaio di semi di lavanda, pestati grossolanamente nel mortaio. Attenzione a non esagerare con questi, altrimenti si corre il rischio di avere in bocca un sapore "da profuma biancheria"...
Certo, con la sparabiscotti sarebbero state piu' precise ed originali, ma io sono ugualmente contenta!

Ingredienti (per 50 biscotti "sottili")
105 g di zucchero a velo
208 g di burro a 18°-20°C
250 g di farina debole W 130/150
62,5 g di uova intere a 20-22°C (circa un uovo e un tuorlo)
buccia di mezzo limone e arancia biologici tritati finemente
1 cucchiaio di semi di lavanda

Esecuzione
Mescolare o montare leggermente con la frusta la materia grassa con sale e aromi. Unire lo zucchero e montare leggermente la massa. Aggiungere poco per volta le uova. Inserire in più volte la farina e lavorare fino a completo assorbimento.
Dividete il composto in tre parti uguali e aggiungete gli aromi


Amalgamateli bene al composto e utilizzatelo immediatamente realizzando le forme desiderate, con l'aiuto di una sacca da pasticcere. Cuocete a 140° per 15/20 minuti, fino a quando saranno leggermente dorati. Estraeteli dal forno e lasciateli raffreddare su una gratella.




con questa ricetta partecipo alla sfida n. 56 di Mtc

                                            

venerdì 8 aprile 2016

Torta del Donizét de la Bergamasca per Il Calendario del Cibo Italiano





Oggi si festeggia la GN della Torta del Dunizet, per il Calendario del Cibo Italiano per  Aifb e Ilaria Talimani ne è l'Ambasciatrice che ci racconta le origini di questa torta.
La leggenda vuole che Rossini, avendo a tavola come ospite un Donizetti afflitto e triste, fece preparare dal cuoco, un dolce. In realtà questa torta è stato ideata da Alessandro Balzer nel 1948 per celebrare il centenario della morte del compositore e operista bergamasco, che scrisse piu' di settanta opere, le piu' famose delle quali sono L'elisir d'amore,la  Lucia di Lammermoore, Don Pasquale.....
Anche lui, come altri musicisti, non ebbe vita facile, in quanto fu colpito da gravi lutti che lo portarono allo sconforto totale (dalla morte del padre, della madre e della seconda figlia, due anni dopo anche la terza figlia e la moglie, che morì di colera) tanto da fargli dire "Senza padre, senza madre, senza moglie, senza figli... per chi lavoro dunque ? Tutto, tutto ho perduto". Nonostante tutto, non smise mai di comporre opere buffe e drammi romantici.
La sifilide gli provoco' la pazzia, venne rinchiuso nel manicomio d'Ivry-sur-Seine da cui uscì solo qualche mese prima della morte avvenuta nel 1848. La sua tomba si trova nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo. E' sempre una grande emozione visitare un luogo dove è sepolto un personaggio che ha contribuito con i suoi capolavori ad arricchire il panorama musicale italiano.
E io, anche se non lo amo tanto quanto Verdi e Puccini, ho tanti ricordi legati al suo nome. Al Teatro Donizetti di Bergamo, ho suonato nell'orchestra dove ho conosciuto colui che è diventato poi mio marito. Quindi, come non avere un buon ricordo?

E per onorare questa giornata storica, ho voluto contribuire con questo dolce, che ha un disciplinare ben preciso da rispettare! Lo trovate descritto dettagliatamente qui: Torta del Donizét de la Bergamasca

Io ho ridotto le dosi, proporzionando tutto quanto.

Ingredienti
130 g Burro
 75 g Zucchero
4 Tuorli
2 Albumi n.
40 g Farina
50 g Fecola
40 g Albicocche candite a cubetti minimo
60 Ananas candito a cubetti minimo
Concentrato di maraschino alcune gocce
Vaniglia una bacca

Esecuzione
Montare il burro insieme a 60 grammi di zucchero, aggiungere i tuorli uno alla volta e amalgamare bene il tutto.
Montare a neve i quattro albumi con i rimanenti 15 grammi di zucchero ed incorporare lentamente al composto precedente.
Aggiungere gradatamente la farina, la fecola e quindi i canditi di albicocca e ananas, insieme agli aromi di maraschino e vaniglia.

Imburrare uno stampo a corona per ciambella del diametro di 24/26 cm., o uno stampo di silicone e versarvi il composto, mettere in forno a 180° per circa 40 minuti.
Lasciar raffreddare e spolverare con zucchero a velo.







giovedì 3 marzo 2016

Torta Sabiosa o Sabbiosa...e dolci ricordi.



Questo sofficissimo dolce, di origine venete, simile alla torta margherita, se vogliamo azzardare un paragone, giusto per far capire il tipo di torta, l' ho sempre "rivendicato" come di origini mantovane, dal momento che faceva parte del "dolce della domenica" o "se arriva qualcuno", e li se la giocavano la sbrisolona e questa. Mia mamma, mantovana, smentendomi, mi ha detto che lo ha imparato dalla Zaira, in Valtellina, quindi, va da sè che si è diffuso in altre regioni italiane!
Ah, la signorina Zaira, era la nostra padrona di casa delle vacanze, appunto signorina perchè non si è mai sposata, e incuteva un po' di "sano terrore" a noi bambini. Durante le vacanze, abitavamo insieme agli altri parenti, zii, nonni e cugini, in un'unica casa grandissima, vista con gli occhi di un bambino poi, tutto sembrava piu' grande, con pollaio, stalla e il fienile.
Lei abitava al piano terra, e, quando aprivi la porta di legno, sulla sinistra trovavi la porta della cucina enorme, con lavandino in granito grigio, tavolone al centro, camino e stufa economica, una madia e vari mestoli e pentole di rame appese a dei ganci, sulla destra la camera da letto, che abbiamo intravisto per sbaglio una volta sola, come se in quella stanza fosse proibito posare anche un solo sguardo.e al centro,la scala di legno che portava al piano superiore, e sul quale pianerottolo davano le nostre camere da letto, due cucine "abitabili" e un unico bagno. Senza riscaldamento. Quindi d'inverno, si facevano bollire pentoloni di acqua sulla stufa e via...in bagno, nel catino blu, a lavarci veloci veloci a turno.
La signorina Zaira, guai a chiamarla solo Zaira, perchè comunque eravamo educati e ci sembrava giusto chiamarla cosi'per portarle rispetto,vestiva dei sottanoni dalle fantasie piu' disparate e improbabili, con un grembiule nero sul davanti, il foulard in testa dal quale sbucavano i capelli e al mattino andava a piedi con la gerla sulle spalle o col trattore a "fare fieno". Noi speravamo di non incontrarla mai sul nostro cammino, quando salivamo la scala, primo, perchè quando ci vedeva o sentiva, usciva dalla cucina, si asciugava alla bell'è meglio le mani nel grembiule e ci voleva sbaciucchiare, ma con il mento con peli ispidi che ci pungevano non era affatto piacevole, e secondo, ci sgridava se correvamo sulla scala...quindi, o ci baciava o ci cazziava. Ma a parte questi "momenti", era molto riservata, schiva, si faceva i fatti suoi. E non abbiamo mai saputo quanti anni avesse. Quindi, agli occhi di noi bambini, sembrava una persona delle fiabe, circondata da un alone di mistero!
Sono andata a rivedere questa casa qualche anno fa, quando ho incontrato una delle nipoti. La signorina Zaira è morta, ovviamente. Ma quando sono entrata nel cortile e ho varcato la soglia di quella casa, mi si è fermato il cuore. Era rimasto tutto come una volta, come me lo ricordavo. Sono salita sulla scala di legno, che non mi sembrava piu' tanto larga come una volta. E una volta entrata nelle varie stanze era un continuo toccare con le mani il profilo dei mobili, gli interruttori a vista in ceramica con il filo di stoffa arrotolato, della stufa economica, delle coperte, come per accertarmi che non stessi vivendo in un sogno. E continuavo a mormorare meravigliata come fanno i bambini di fronte a qualcosa di "magico"..."Guarda qua....guarda là....ma è ancora uguale...."
E' stato veramente emozionante e ci ho lasciato là ancora un pezzo del mio cuore!

In tempi piu' "recenti", la  prima volta che i miei amici hanno avuto "la fortuna" di assaggiarla, era il lontano 1985...la nevicata del secolo. Mia mamma, guardando fuori dalla finestra esordiva dicendo "La taca no, la taca no"...ma poi i fatti hanno smentito questa sua previsione. Pranzo a casa mia, a base di cassoela e per finire il dolce "delle feste", la Sabiosa. Non vi sto a descrivere le loro facce mentre cercavano di deglutire la fetta di torta! E giu' spumante! Se lo ricordano ancora, sia per la nevicata, sia per il dolce!!
Detta cosi', sembra quasi un invito a non fare questa torta, ma vi garantisco che non è cosi'. Certo, il nome non gioca a suo favore. Diciamo che gli esagerati dicono che sembra di avere in bocca un "pastone" che non va giu' e che devi berci del vino. Questo potrebbe essere positivo! ahaha...quindi  provare per credere.
Inzuppata nel latte come prima colazione, accompagnata da un tè per una merenda o a fine pasto accompagnata da un buon bicchiere di spumante, è davvero una gioia per il palato!

Se doveste telefonare a mia mamma e chiedere le dosi vi risponderebbe "Ehhh...fai 3, 3 e 3 di tutto. Inforni a 180° per 40 minuti e via".....ma io vi scrivo per esteso gli ingredienti...che forse è meglio!
(Diciamo che la signorina Zaira, le ha insegnato la regola "dei numeri"...se usate due uova, fate due hg di tutto, se ne usate 4, usate 4 hg di tutto e cosi' via. Aumentando ovviamente anche le dosi del lievito)

Ingredienti
3 hg zucchero
3 hg di fecola
3 hg  di burro
3 uova
1/2 cucchiaino di lievito
zucchero a velo q.b.

Esecuzione
Montate bene i tuorli con lo zucchero fino a quando sono gonfi e bianchi. Questo è anche il "segreto" per avere un dolce sofficissimo. Aggiungete il burro sciolto ma non caldo. Versate la fecola man mano e il lievito. Alla fine gli albumi montati a neve fermissima. Versate in una tortiera e cuocete per 40 minuti a 180°. Nel dubbio, fate la prova stecchino, che deve uscire completamente asciutto dalla torta. Una spolverata zi zucchero a velo e.....


sabato 20 febbraio 2016

Tortine di grano saraceno con miele di castagno e delizia di miele al caffè



Seconda proposta...anche perchè piu' di due questa volta il regolamento non ne permette, per la sfida n. 54 dell' Mtc proposta dai vincitori della scorsa sfida, Eleonora e il Dott Meyers del blog Burro e Miele 

Per addolcire la giornata di domani, momenti preziosi da trascorrere con chi si ama, e la mia giornata di oggi, che mi vede un po' "col fiato corto"... il sabato è una benedizione/maledizione.
La prima, perchè finalmente ho tutta la giornata per me, libera di fare le cose che non sono riuscita a fare durante la settimana, o anche semplicemente di non fare un bel niente, ascoltare musica, coccolare la mia gatta, curare le mie piante. La seconda, perchè appunto avendo la giornata libera, anche la mia mente lo è, e come un cavallo allo stato brado, galoppa quà e là, senza forma, senza meta, senza limiti...pensieri belli che si alternano con quelli cupi. Cosi' mi aggiro per la casa vuota. La gatta appallottolata sui morbidi cuscini nuovi della sedia, la porta della cameretta chiusa, silenziosa, con il pigiama e le ciabatte buttati come capita, dall'ultima volta che è passata per casa. Un silenzio quasi irreale, che fa "rumore" e fa male, che fino allo scorso anno era interrotto dalle note del suo violoncello. Le chiacchierate a tavola, le discussioni, sentire il suo respiro e il suo girarsi e rigirarsi nel letto, perchè una mamma non dorme mai profondamente, ma sente sempre il respiro della sua creatura dentro di sè...Anche la gatta ha i suoi momenti di nostalgia, si mette davanti alla porta e miagola, cosi' la faccio entrare e ispeziona ogni angolo, poi si ferma in mezzo alla stanza e guarda il letto in alto e sta fissa senza muoversi per un bel po'. Fa una tenerezza incredibile, vedere di quanto sono sensibili gli animali e di quanto le manchi anche a lei. E le feste che le fa quando ritorna a casa sono incredibili!

Ma domani è un' altro giorno, e visto che abbiamo a pranzo i nostri amici del cuore, ne ho assaggiata una per "precauzione". Per divertirci, ci mangeremo una buonissima Fondue moitiè moitiè, come quella che abbiamo mangiato a Ginevra, per inaugurare il caquelon, il caratteristico tegame nel quale si intinge il pane, posto sul réchaud, il fornelletto da tavola. Il fine pasto, come vuole la tradizione ginevrina, almeno cosi' me l'hanno "venduta", si deve finire con le meringhe coperte con doppia panna. Ma visto che siamo a "dieta" (ahahah), e questa è un'altra storia, ho optato per queste tortine dal sapore rustico del grano saraceno, in ricordo della Valtellina, che mi ha in pratica vista crescere, e quindi porto sempre nel cuore, reso ancora piu' deciso ma assolutamente profumato e per niente prevaricante, dall'aggiunta del miele di castagno. Insomma, profumi e gusti caserecci, rustici, montanari, per queste morbidissime tortine, intinte per ultimo nel miele al caffè....una coccola per il palato e per gli occhi. Un'esperimento azzardato ma ben riuscito, perchè non ho mai sostituito lo zucchero con una buona parte di miele. Non sapevo come avesse reagito alla cottura, invece devo dire che sono molto soddisfatta del risultato.
Annalena spiega in maniera impeccabile la storia e la geografia del miele. Vi invito a leggere il suo prezioso contributo e se avete dubbi su quale miele utilizzare per le vostre ricette, guardate nell' infografica Dani e spariranno di sicuro!

Ingredienti
per 6 tortine
125 g farina di grano saraceno fine
  25 g fecola di patate
    2 uova
125 g burro
  35 g zucchero
  90 g miele di castagno
un pizzico di sale
zucchero a velo q.b.

Esecuzione
Montate i tuorli con lo zucchero ottenendo un composto ben gonfio. Aggiungete il burro sciolto ma freddo. Aggiungete il miele, la farina, la fecola, il pizzico di sale, aggiungendo l'ingrediente successivo solo quando il precedente è ben amalgamato.Per ultimo, gli albumi montati a neve.


Riempite degli stampini monoporzione, sbatteteli delicatamente sulla superficie del tavolo per pareggiare bene il composto. Infornate a 170° per 30/40 minuti, fino a quando la superficie risulterà dorata e lo stuzzicadenti uscirà asciutto dalla torta.
(io li ho riempiti fino all' orlo, e sono lievitati "a cupola". Se li riempite per 1/3, ne ricaverete di piu' e saranno meno gonfi. Dipende dai vostri gusti.
Lasciateli raffreddare, spolverizzateli con zucchero a velo e servite con il miele al caffé



con questa ricetta partecipo alla sfida n 54 di Mtc


sabato 9 maggio 2015

Torta paradiso (o Torta Vigoni)



Di sicuro questa soffice torta ha allietato le merende di molti di noi. Quando i tempi erano come dilatati, non come adesso che è tutto una corsa contro il tempo, persino le merende, prese al volo, confezionate, che per quanto buone possano essere, io direi "comode" soprattutto, non hanno il sapore e il calore di quelle preparate dalle nostre nonne, mamme e zie...
Di sicuro ha allietato le mie di merende. Lasciati i giochi da cortile, (il gioco dell'elastico, il salto alla corda, il mondo, ce l'hai, rialzo, nascondino, figurine.....)  vestita con abiti "comodi per il gioco", al "richiamo" della mamma o della nonna che dal balcone chiamavano per la merenda, salivamo di corsa le scale, una rapida lavata di mani che colorava di nero gli asciugamani, e subito ci avventavamo sulle fette di torta ricoperte di candido zucchero a velo, che se per sbaglio ti entrava nel naso ti faceva tossire fino alle lacrime! E poi giu' di nuovo di corsa, con le tracce di zucchero a velo sulle magliette e appagati da tanta bontà.
O se capitava di andare a casa della nonna o qualche zia o conoscente in un giorno di festa, in abiti "giusti", elegante, con le scarpe di vernice tassativamente nere, magari abbellite con un piccolo fiocco di raso lucido od opaco e i calzini traforati fatti dalla mamma che lavorava il cotone con 4 ferri da calza, bella pettinata, allora ti avventavi con cautela alla fetta di torta, anzi ti avvicinavi quasi timorosa di sporcarti il vestito della festa, quindi assumevi una posa strana, protesa in avanti tu e la tua fetta di torta, il piu' lontano possibile dal vestito. Con l'eleganza di un'educanda! E se andavi fuori a giocare, le raccomandazioni della mamma ti accompagnavano per tutto il tempo, "Attenta a non sporcarti"....

Quanto tempo è passato da quelle merende. Per quanto mi riguarda, questa torta è legata a questi ricordi, e spero che anche mia figlia li riserbi nella sua mente e nel suo cuore, visto che ho sempre cercato di allietare le sue merende con torte fatte in casa.
E oggi ho utilizzato prodotti "genuini" perchè il tuffo nel passato fosse piu' "passato" possibile....il burro di una malga della Valchiavenna, le uova di una cascina vicina a casa nostra, la farina del mulino di Teglio, il limone omaggiato da una conoscente della Costiera Amalfitana.....e tanto tanto amore....

Ma quali sono le origini di questo soffice dolce?
La Torta Paradiso nasce a Pavia nel laboratorio di pasticceria di Enrico Vigoni sul finire dell’Ottocento. Si dice che dopo svariati esperimenti, fatta assaggiare ad una nobildonna, quest’ultima d’istinto esclamasse: “Questa torta è un paradiso!”.
Un'altra leggenda tramandata da generazioni narra che un frate erborista della Certosa per cercare tarassaco e angelica arcangelica violava  la Regola, varcando il recinto. Pare addirittura che incontrasse una sposina di Parona che generosamente gli fece assaggiare quella torta. Trovatala eccellente, il frate tornò ad incontrare la sposa per avere la ricetta, ma il Priore insospettito dalle frequenti assenze lo rinchiuse entro le mura del monastero. In ricordo della soave fanciulla, il frate costretto in cattività si dedicò alla preparazione della torta, che tanto piacque ai confratelli e fu battezzata “Torta Paradiso”.

Quale sia leggenda e quale sia verità poco importa, il fatto è che Enrico Vigoni seppe sfruttare i prodotti locali facilmente reperibili nelle campagne pavesi, quali zucchero, uova, farina, burro e fecola di patate, per creare un dolce che fosse semplice e avesse la durata di un paio di mesi, nonostante non esistessero i mezzi di conservazione e i conservanti di oggi. Quindi divenne il simbolo di Pavia e un “classico” della pasticceria italiana.
Nonostante l'alto contenuto di burro è leggera e soffice. Da gustare "in purezza" o abbinata ad un té o un calice di vino passito o un moscato.

  60 g di farina
  60 g di fecola di patate
125 g di burro
125 g di zucchero
    2 uova
1/2 bustina di lievito
la buccia grattugiata di un limone.
Lavorate con un mixer il burro con lo zucchero e la buccia di limone fino ad ottenere un composto omogeneo, unite quindi i tuorli e continuare a lavorarli fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete la farina e la fecola setacciate, poi incorporate molto delicatamente gli albumi montati a neve.
Infornate in una teglia da 20 cm, a 180 gradi, per 50 minuti circa, controllando la cottura con uno stuzzicadenti infilato nella torta, che deve fuoriuscire asciutto.



lunedì 27 aprile 2015

Pan di Spagna con ricotta bicolore e frutta secca


E come tutte le cose che prima o poi finiscono...anche la sfida dell' Mtc, è quasi giunta al termine. Quanti PdS dovrà giudicare e "assaggiare" Maria Grazia, prima di decretare il vincitore o la vincitrice?
Anche questa è stata una sfida dolcissima che ci ha viste "agguerrite" e determinate nella realizzazione di splendide basi, decorate e farcite secondo la propria fantasia e "pazzia".....
Questa è la mia ultima proposta, semplicissima. Preparate in una unica giornata le basi, le ho conservate nelle scatole di latta dei biscotti e mi sono durate morbide e soffici per 10 giorni!
Ho dovuto solo farcirle secondo il momento o evento e via...
Questa l'ho pensata strada facendo, mentre mescolavo la ricotta...e se la facessi bicolore? E che cosa aggiungo poi? Ma si, la frutta secca dai. Il morbido che nasconde il croccante. Una sorpresa per chi la mangerà, perchè non si aspetta di sentire scrocchiare sotto i denti nocciole, mandorle, noci pinoli e fichi secchi....potrebbe sembrare un po' troppo invernale e natalizio ma da come è stato "azzannato", poco importa che stagione richiamava.
Un po' una metafora della vita:che puo' essere dolce e morbida, bianca o nera, dove tutto fila liscio, senza intoppi fino a quando non incontra qualche duro ostacolo che va affrontato, che ci mette alla prova e qualche sassolino da togliere dalla scarpa. E siccome in questi momenti non sempre siamo soli ma siamo avvolti dalla dolcezza e dalla comprensione di chi ci sta accanto, ecco che anche la situazione piu' delicata, preoccupante, dura da affrontare, appare forse un tantino meno dolorosa e inaffrontabile.

Pensieri un po' "deliranti" che non hanno minimamente pensato le persone che lo hanno assaggiato. Per loro era "solamente" un PdS con della morbidissima ricotta e frutta secca. Morbido e croccante che stavano bene in compagnia l'uno dell'altro.
Quindi, basta perdere tempo e veniamo alla ricetta.

Il PdS , ingredienti e spiegazione lo trovate qui

gli altri ingredienti invece sono:
200 g ricotta
20 mandorle e nocciole
  5 noci
una manciata di pinoli
5 fichi secchi
1 cucchiaio abbondante di cacao amaro
1 cucchiaio di zucchero a velo
caffè e Marsala

Esecuzione
Mescolate la ricotta con lo zucchero a velo. Dividete il composto in due parti e ad una aggiungete il cacao amaro.
Nel composto bianco aggiungete i fichi secchi tagliati a coltello abbastanza finemente.
Nel composto al cacao aggiungete tutta la frutta secca tagliata grossolanamente con il coltello ( a parte i pinoli che sono già di ridotte dimensioni)

Imbibite le basi di PdS con caffè e Marsala e spalmate uno strato di ricotta al cacao e uno con quella bianca, in modo alternato, fino a farcire i tre strati. Spolverizzate con lo zucchero a velo.

Questo è il morbido e croccante interno.....bianco e nero...black and white....



con questa ricetta partecipo alla sfida n. 47 per l' Mtc di aprile

martedì 14 aprile 2015

Pan di Spagna ricotta e cioccolato.....confortino a conclusione di una giornatina "elettrica".....




Miiiiiii.....già i benefici di una settimana di vacanze, passate a casa, mica in giro, ma comunque dedicate a me, a quello che piace fare a me, e in compagnia del maritozzo (non quello con la panna)...sono andati a pallino. 
Se oggi fossi un dipinto di sicuro sarei l'Urlo di E. Munch!!

Già è iniziata male stamattina in metropolitana. Sto per uscire dai tornelli e vedo un gruppetto di extracomunitari, formato da una mamma con 5 bambine e un ragazzo che davanti ai tornelli parlava nella sua lingua. E già li mi erano saliti i fumi!! Avevo capito le loro intenzioni...lei prende un biglietto che ovviamente non passa, il ragazzo salta agilmente il tornello, le bambine piu' piccole passano da sotto, la mamma passa dal tornello, non so come, vista la mole, ma ce la fa ugualmente!
Subito vado a bussare all'omino della guardiola...e sbraito "Ma ha visto quelli come sono passati?" e lui candidamente mi risponde "Si, ma non posso farci niente, altrimenti a fine turno mi picchiano"....No, ma ci rendiamo conto? Allora se stai li seduto e basta senza far rispettare le regole del buon vivere civile, puoi anche startene a casa, cosi' l'amministrazione comunale risparmia sul tuo stipendio!! E cosi' tutti i santissimi giorni...altro che esaurimento nervoso! 
Come già mi dicono in molti, fregatene tanto non cambia niente anche se ti arrabbi. Certo, non cambia niente, pero' mi girano assai, dal momento che io pago la "bellezza" di 648 € annuali e se per disgrazia dovessi dimenticarmi l'abbonamento mi fanno subito la multa. A me si ma a tutta la fuffa che viaggia a sbafo no. Prova ad andare all'estero a fare una roba del genere....e ne ho girate di metropolitane!! Una roba cosi' non l'ho mai vista! Non sono razzista, per niente, ma vedere questo comportamento e altri ancora mi indispone. Pensare di venire qua in Italia e poter fare quello che si vuole perchè tanto......è avvilente! Vieni nel mio paese, ti comporti da persona civile in tutto e per tutto. Vieni nel mio paese come clandestino e tiri a campare delinquendo e truffando....bè, allora mica mi sta bene! 

Al lavoro poi non va meglio....atmosfera elettrica e agitata, statistiche, pratiche, la capa che ci riunisce per comunicazioni di servizio, bisogna abbattere le giacenze, venerdi arriva LUI, il Direttore....e poi esordisce dicendo "Per fortuna sei ritornata,si sentiva la tua mancanza"....(ma mica perchè mi amano!!! Solo per la produzione. Ho "capito" e "realizzato" di essere benvoluta perchè produco tanto......si va bè.....magari un po' di affetto lo provano dai, ditemi di si) ...mi sembra di vivere una situazione fantozziana. Ecco...sono la Pina del Ragionier Fantocci...e non vedo l'ora di uscire!!

Per fortuna c'è stata una parentesi dolce, che ha stemperato un pochino l' atmosfera carica e tesa, visto che la collega che ha compiuto gli anni ha portato una fantastica Torta Mimosa che è stata assaltata da tutti quanti. Ero talmente "caricata come una molla" che mi sono mangiata due fette accompagnate da un Berlucchi bello fresco.
E una volta arrivata a casa, dal momento che non mi era passata l'elettricità che avevo addosso, mi sono preparata in quattro e quattr'otto questo Pds. Avevo voglia di dolci, non volevo pensare a come farcirlo con ripieni e bagne da urlo. Il mio corpo oggi reclama dolci punto e basta. E questa proposta è di un banale pazzesco, "grezza", ma cosi' immediata e buona!

La base l'avevo già preparata qui. Ho "solo" preparato la farcitura con 100 g di ricotta e un bel po' di cioccolato dell'uovo di Pasqua omaggiato da mio fratello, imbibito con caffè e rum e una spolverizzata di zucchero a velo...via, il dolce del conforto è pronto. La fetta che doveva confortarmi pure....in pratica a conti fatti....oggi mi sono mangiata ben tre fette di torta!!! Non posso continuare cosi' pero'!!!Davvero, questo mese, la sfida dell' Mtc è un attentato alla linea, ai buoni propositi a tutto....mannaggia Maria Grazia!!! Ma come si puo' resistere!? All'ultimo boccone, un piccolo senso di colpa mi ha attraversato il corpo e la mente....vabbè. Ormai. Ci pensero' domani a mettermi a dieta......ehhm...stessa scena metropolitana, stessa atmosfera lavorativa...mi mangero' ancora una fetta di PdS che è avanzato oggi...sono entrata in un labirinto senza uscitaaaaaa!!!! 


Per gli ingredienti e procedimento vedere qui. Per tutti gli altri preziosissimi suggerimenti di Maria Grazia vedere qui. 


Imbibire di caffè e rum, farcire con ricotta e cioccolato, assemblare.....




tagliare........fotografare....


semplice, soffice, gustoso....confortante!


con questa ricetta partecipo alla sfida per l'Mtc n. 47 di aprile



sabato 21 febbraio 2015

Le macine....di casa mia.....



Tutte le volte che in passato comperavo i biscotti di quella marca che trasmette le pubblicità con le famiglie sempre cosi pomposamente e assurdamente iperfelici, gioiose subito appena sveglie belle fresche e riposate, che saltellano agili e scattanti appena giu' dal letto, o magari anche se hanno passato una notte completamente in bianco hanno un sorrisone stampato in faccia perchè tanto ci sono quei biscotti magici che ti tirano su, nel mulino in mezzo alla campagna, dove c'è sempre il sole, spighe di grano che ondeggiano nel vento....ritagliavo come Sarah, che ci ospita nel suo blog per il gioco The recipe-tionist di febbraio, gli ingredienti dalle confezioni, ripromettendomi di provare a rifarli. Cosa che puntualmente non ho mai fatto. Ma quando ho visto che tra le ricette da scegliere c'erano le famose macine, che non ho mai avuto il tempo/coraggio di fare, bè, ne ho approfittato subito!
Devo dire che il risultato in pratica è uguale alle originali, quindi, mi sa che prossimamente, visto che ho rotto il ghiaccio, come si suol dire, le riproporro' per le nostre colazioni o merende.
Anche se mio marito, che non è molto amante dei biscotti, o meglio, va a periodi, dopo che ne ha assaggiata, ha esclamato...uhm...troppo burro...poco zucchero....e continuava a mangiarle...quelle piu' grosse, i cuoricini, quelle normali....dimostrando cosi che poi alla fin fine non erano nè troppo burrose nè poco dolci...ahahah
E stamattina, con la sveglia che è suonata alle 5.15 anche se è sabato, la giornata è freddissima e piovosa, quindi l'umore non è dei migliori e promettenti.....per fortuna c'erano le mie macine a portare un po' di dolcezza e colore dorato sulla tavola della colazione....non abitero' in un mulino bianco circondato da fluttuanti spighe dorate, cieli azzurri e sole splendente, non balzero' mai giu' dal letto cosi' scattante e aitante,  ma almeno stamattina mi sono regalata un piccolo burroso peccato di gola home made!



Ingredienti per circa 900 g di biscotti:
500 g di farina 00
200 g di burro a temperatura ambiente
150 g di zucchero a velo
50 g d fecola di patate
100 ml di panna fresca
1 bustina di lievito
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pizzico di sale
1 uovo

Esecuzione
Lavorate a crema il burro con lo zucchero a velo, aggiungete l'uovo, la panna e l'estratto di vaniglia e mescolate con cura. Setacciate insieme la farina, il lievito e la fecola e aggiungeteli al composto precedente con un pizzico di sale. Mescolate, quindi mettete a riposare in frigorifero per una ventina di minuti. Stendete l'impasto in una sfoglia di circa 1 cm e con l'aiuto di un tagliabiscotti formate le vostre macine. Con gli "scarti" del buco sono usciti dei piccoli cuoricini......


Infornate in forno, in modalità STATICO e già caldo a 180°, per 10-12 minuti.



con questa ricetta di Sarah partecipo al contest di febbraio per


sabato 1 febbraio 2014

Tortine di carote




In tutte le culture l'ospite è sacro. Le forme più antiche di ospitalità gratuita erano già presenti presso le culture primitive, presso i Greci, i Romani,i Germani, gli Slavi, i Persiani, gli Indiani, gli Egizi, gli Ebrei e gli Arabi, in molte tribù dell’Africa, in Cina e in Giappone, fino agli Ainu del Pacifico e agli Indios delle Americhe.
L’ospitalità gratuita, proprio per il fatto di essere offerta senza alcuna ricompensa, comportava onerose spese e responsabilità, così che quasi dappertutto era limitata a due o tre notti e solo in casi particolari il padrone di casa poteva decidere di prolungarla.

La nascita dell’ospitalità a pagamento è strettamente collegata all’intensificarsi del commercio e all’espansione dei mercati: In occasione delle fiere cittadine e dei mercati annuali, i luoghi di pellegrinaggio risultavano essere sovraffollati così che pellegrini e mercanti dovevano pernottare in alloggi di emergenza o all’aria aperta. Accadeva che fosse possibile trovare un buon alloggio solamente offrendo una grossa cifra o un pegno: mentre pellegrini e mercanti frequentavano volentieri taverne ed alberghi modesti, i nobili alloggiavano esclusivamente in casa di ricchi cittadini, fu cosi’ che l’ospitalità a pagamento si formò su basi di discriminazione sociale.
L’ospitalità assunse quindi diverse forme: gratuita concessa da un cittadino a un cavaliere, case adibite appositamente a tale funzione e piene di ospiti; il mercante che occasionalmente riceveva gli stranieri facendo loro pagare tutte o solo una parte delle prestazioni offerte. Normalmente accadeva che l’ospite non ricevesse il vitto dal padrone di casa, portandoselo invece con sé o acquistandolo al mercato.

E anche a tavola l'ospite è una figura ben definita.
Ogni cultura ha il suo modo di stare insieme a tavola, a come servire e come consumare il cibo. In alcuni paesi come lo Sri-Lanka,il Senegal e il Bangladesh, viene offerto un bicchiere di acqua e se questo viene donato a ridosso del pranzo o della cena, conviene accettarlo perchè significa che hai accettato anche l'invito a rimanere a mangiare. Si mangia con le mani, seduti tutti insieme davanti ad una grande scodella dalla quale si attinge con la mano destra e non con la sinistra,che viene usata per la pulizia intima,quindi "impura". In alcuni casi sono solo le donne che stanno in cucina, in altri non è solo una prerogativa femminile. Gli alcolici vengono consumati dai non musulmani e lontano dagli occhi dei bambini.
Nel mondo greco antico, il termine Xenia riassume tutto il concetto dell'ospitalità che si basava su tre principi di base: il rispetto del padrone di casa verso l'ospite, il rispetto dell'ospite verso il padrone di casa e la consegna di un "regalo d'addio" all'ospite da parte dell'ospitante.

Io, in qualità di ospite e ospitante,ho un bellissimo ricordo di tutte le volte che ho ricoperto questa figura. Rammento con gioia tutte le persone che sono passate da casa nostra e che abbiamo avuto il piacere di omaggiare e coccolare condividendo la nostra tavola. E di tutte le volte che io sono stata omaggiata e coccolata. Ma quella che piu' mi sta a cuore e ricordo con un misto di venerazione e rispetto sono i momenti che abbiamo trascorso insieme ai nostri amici giapponesi di Hyogo,sia quando li abbiamo ospitati in casa nostra sia quando loro ci hanno ospitato in un caratteristico ristorante quando siamo andati a trovarli.
Un incontro casuale,nato su un vagone del treno 17 anni fa e che dura tutt'oggi.
La prima volta che sono venuti in Italia,un 15 agosto piovoso cosi' non l'avevo mai visto,ma nonostante tutto abbiamo girato Milano,con il mio cervello che fumava,si,perchè Seiji il marito non parla inglese,Etsuko la moglie lo parla un po',e il papà di lui,un anziano che solo a guardarlo ti sentivi un senso di rispetto e di timore di fare o dire qualcosa di sbagliato,ovviamente anche lui solo giapponese!Quindi Rino parlava a me in italiano,io traducevo in inglese a Etsuko che traduceva in giapponese a loro, e ritraduceva in inglese a me che traducevo in italiano a Rino.... una volta ripartiti parlavo e pensavo ancora in inglese! 
E sono rimasti a bocca aperta per quello che avevo portato in tavola,per noi niente di che,per loro una vera scoperta,tant'è che dopo aver ringraziato ad ogni portata con un breve cenno di capo sul piatto, hanno scattato non so quante fotografie,chiedendo sempre il permesso di farlo!
E anche noi quando siamo stati in quel ristorante tipico,inginocchiati a terra,serviti da una donna in kimono,abbiamo passato dei momenti stupendi,che erano talmente carichi di rispetto e tradizione che anche a parlare tra di noi bisbigliavamo e dovrei scrivere "bisbigliando" sui tasti....Potrei parlare ore e ore dei momenti passati in quel magnifico paese......

Perchè tutto questo panegirco di parole? Per dire semplicemente che avevamo ospiti per un caffè due nostri amici,che sono molto attenti all'alimentazione, e Rino dice...perchè non prepari una torta di carote? 
Detto fatto...anzichè la torta, tortine monoporzione che sono state spazzolate fino all'ultima perchè sono......erano di un buono ma di un buono!!
E per riallacciarmi al discorso iniziale,che l'ospite è sacro, mi viene spontaneo preparare per lui qualcosa di speciale,qualcosa che apprezza,per farlo sentire a proprio agio e ben accetto.Per questo quando vedo che apprezza tutto quello che ho preparato,magari impiegandoci anche tanto tempo,sono orgogliosa e soddisfatta,non per una forma di vanità o altro,ma perchè so di averlo reso felice e amato.
Per questo quando sono ospite porto sempre qualche cosa in regalo,magari preparato con le mie mani o una bottiglia di vino che so è particolarmente apprezzata....è una forma di ringraziamento e di affetto che si ha nei confronti di queste persone!
E con queste tortine è stato proprio cosi........

Ingredienti
400 g carote
100 g fruttosio
150 g farina di mandorle
  70 g fecola
  50 g farina bianca
    4 uova
sale q.b.

Esecuzione
Mescolate la farina di mandorle con il fruttosio.Aggiungete le uova e montate fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso. Aggiungete la farina,la fecola e in ultimo le carote grattugiate e strizzate e amalgamate 
delicatamente.



Versate il composto in stampini singoli (io di silicone) e fate cuocere a 175° per 50 minuti.
Lasciateli raffreddare e ricopriteli con zucchero a velo..............


ecco il morbidissimo e "carottoso" interno......



venerdì 1 novembre 2013

Grecia......tra storia,cibo e mare blu....


Proviamo a pensare a Parigi ed evitare che la Tour Eiffel ci compaia davanti agli occhi....e cosi' per le altre capitali europee e non,o località che abbiamo visitato e che ci hanno particolarmente colpito e ne ricordiamo un angolo,uno scorcio,un profumo o il colore......
E' quello che capita a me quando penso ad ogni città e paese che ho visitato per lavoro e per diletto. E in questo caso,pensando alla Grecia,non posso fare a meno di vedere il mare con le sue sfumature che ti emozionano nell'anima e ti fanno sentire come un tutt'uno con la natura,libero e pulito da ogni pensiero,che quasi spiccheresti il volo insieme ai gabbiani,e le case dal bianco abbagliante che fa quasi male agli occhi quando le guardi!

Mi ricordo l'Isola di Simi che è una delle isole del Dodecaneso. La città di Simi, che dà il nome all’isola, è un paese caratterizzato dall’architettura neoclassica italiana che scende dalle colline e arriva sulle acque del porto Gialos. Grandi scalinate uniscono la zona bassa dalla zona alta, la parte più antica dell’isola e una volta in cima il nostro sguardo era attirato dalle case bianche e color pastello.E abbiamo avuto la brillante idea di percorrere i 350 scalini sotto il sole cocente,dopo aver mangiato moussaka e altre specialità locali....
fantastico no??!!
E poi Kalymnos, conosciuta come l'Isola delle spugne,perchè una volta questa pesca era la principale attività degli abitanti dell'isola... e Rodi,famosa per il Colosso di Rodi, statua del dio Helios, una delle sette meraviglie del mondo. La città medievale è stupenda e non a torto è considerata patrimonio dell'umanità.

Ed essendo io "datata",mi ricordo ancora quando la proff. delle medie ci aveva fatto studiare a memoria l'Iliade e l'Odissea,i due poemi epici del grande poeta greco Omero.

Lasciamo da parte i ricordi di scuola, e andiamo dritti alla ricetta della Baklava,un particolare e buonissimo dolce a base di pasta fillo,o in mancanza di quella,di pasta sfoglia,miele e frutta secca,molto popolare in Turchia e nei paesi balcanici,che accompagna la colazione,insieme al caffè e al buonissimo yogurt denso,che già è buono cosi al naturale,ma che si puo' arricchire con miele e frutta secca....

Ingredienti (6 Porzioni):

500 gr di pasta Fillo o di pasta sfoglia
350 gr di mandorle tritate
150 gr pistacchi tritati
cannella i polvere q.b
180 gr burro fuso

per lo sciroppo:
50 gr di miele
450 gr di zucchero
300 ml di acqua
2 cucchiai succo di limone

Esecuzione
Preparate lo sciroppo di zucchero facendolo sciogliere sul fuoco con l'acqua, il miele ed il succo di limone. Dopo qualche minuto di cottura diventerà denso, toglietelo dal fuoco e fatelo raffreddare nel frigorifero.
Se usate la pasta sfoglia dividete la pasta in almeno 12 parti e tirarle con l'aiuto di un mattarello in modo da ottenere 12 sfoglie sottilissime che stenderete in una pirofila rettangolare, ben imburrata e dai bordi alti.
Se invece usate la pasta fillo non occorre fare questa operazione in quanto le sfoglie sono già della giusta misura e spessore.
Spennellate la prima sfoglia con del burro fuso e adagiarci sopra altre 5 sfoglie che spennellerete ognuna con il burro.
Su questi primi 6 strati cospargere le mandorle ed i pistacchi tritati non troppo grossi; finite spolverizzando con la cannella in polvere.
Ricoprite il tutto con le altre 6 sfoglie che andranno spennellate ognuna, inclusa la superficie dell'ultima, con il burro restante.
Prendete un coltello e immergetelo in acqua bollente e tagliare la pasta, fino a toccare il fondo della teglia, diagonalmente nelle due direzioni in modo da ottenere dei rombi.
Infornate a 180º per circa 40 minuti il tempo necessario a che la pasta si cuocia bene e risulti bella dorata.
Togliete il Baklava dal forno e versarci subito sopra lo sciroppo freddo facendo in modo che entri bene nelle linee che racchiudono i rombi.
Fate raffreddare e servire.

Ho accompagnato questo buonissimo dolce con una tazza di caffè e dello yogurt greco arricchito con una manciata di frutta secca,e a parte un po' di ripieno della Baklava che mi era avanzato....

E augurandovi καλημερα vi lascio con la bellissima poesia del nostro Ugo Foscolo,dedicata all'Isola natia Zante....anche questa studiata a memoria nei tempi che furono...e le note del famosissimo e coinvolgente Sirtaky,composta nel 1964 per il film Zorba il Greco...

A ZACINTO

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Petit déjeuner dans le bistrot


Chissà se anche i pittori Manet,Monet,Degas, e i compositori J.P.Rameau,P.Dukas e Massenet per dirne alcuni tra i piu' famosi e altri numerosissimi, appartenenti a tutti i campi del sapere  che contribuirono a rendere grande la Francia. come Voltaire, Balzac, Napoleone, Pasteur, Édith Piaf, Truffaut,Godard, Brigitte Bardot e Chanel e tanti altri ancora,nelle prime ore delle giornate parigine,avevano l'abitudine di entrare nei Bistrot sulla Senna o su a Montmartre, nella bellissima piazzetta,a gustare caldi e soffici croissant,delicate crèpes farcite accompagnate da una fumante tazza di caffè!

Saltando a tempi piu' recenti,ricordo il nostro soggiorno parigino di due anni fa in un freddissimo dicembre in occasione dei mercatini natalizi lungo i Champe Elyseés,con un occhio all'Arco di Trionfo, passeggiando in Rue de Mouffetard, o su a Montmartre cercando il bar dove avevano girato il film Il fantastico mondo di Ameliè,aggirandoci tra i pittori che sfidando il freddo,in quella splendida giornata di sole,che illuminava tutto il paesaggio imbiancato,dipingevano paesaggi sulle piccole tele poggiate sui cavalletti,come facevano i pittori di un tempo e rimanere a bocca aperta di fronte all'imponente Basilique du Sacré-Coer, e da li volgere lo sguardo all'orizzonte e vedere Parigi imbiancata con i suoi comignoli fumanti e subito che salta in mente Rodolfo che nel La Boheme canta "Nei cieli bigi guardo fumar dai mille comignoli Parigi",e quel giorno quando eravamo in cima a Notre Dame e incomincio' a nevicare mandando in tilt il traffico,ma che spettacolo vedere quei grossi fiocchi di neve cadere e posarsi sui Gargoyles e immancabilmente ti viene in mente Il gobbo di Notre Dame! E in cima all'Arc du Triomphe,guardare lontano e dire uh, La Defense! Andiamo! E ritrovarci anche li in mezzo ai mercatini dove ti saliva alle narici il profumo del vin brulè!
Adoro Parigi! La prima volta che l'ho visitata è stato quando sono andata a suonare e insieme alla mia amica del cuore Alice, che stava preparando la tesi sul Liberty,l'abbiamo girata in lungo e in largo,anche al di fuori degli itinerari turistici,tutta a piedi e quante foto abbiamo scattato!
Adoro l'atmosfera bohemienne che respiro a Montmartre e nel quartiere Latin, dove ho davvero cercato il Caffè Momus della Boheme ma non l'ho trovato! Adoro i Musei da perderci le ore e gli occhi da quante opere d'arte sono esposte.
Adoro le crepes,la baguette che davvero portano in mano avvolta solo da un pezzo di carta,e tutte le altre specialità. Adoro Parigi anche se i parigini non sempre sono gentili con noi italiani....
E ascoltando La vie en rose della grande Edith Piaf vi lascio la mia colazione....Crèpes con marmellata di mandarino,piccola baguette con burro e marmellata,yogurt con muessli e frutta secca,un soffice croissant e una tazza di caffè............

Crèpes

Ingredienti per 4 crèpes
    1 uovo
120 ml latte
100 gr di farina
1 pizz. di sale

Sbattete l'uovo con il pizzico di sale e il latte. Aggiungete la farina e mescolate fino ad ottenere un composto liscio e senza grumi.
Ungete un padellino antiaderente con del burro e versate un piccolo mestolo di composto.Fate dorare da entrambi i lati.


Croissant (ricetta di anice e cannella)

Ingredienti:
275 gr di manitoba
275 gr di 00
15 gr di lievito di birra fresco o 250 gr di lievito madre
10 gr di sale
90 gr di zucchero
1 tuorlo
170 gr di acqua
115/125 gr di latte
30 gr di burro

Inoltre:
290 gr di burro per i "giri"
1 uovo per la spennellatura finale

Esecuzione
Preparare un poolish con 170 gr di acqua dove si sarà fatto sciogliere il lievito e 150 gr di farina presa dal totale, mescolando quanto basta per amalgamare. Coprire con pellicola e far riposare 1 ora.

Versare il poolish nella planetaria insieme a 2 o 3 cucchiai di farina, e impastare con il gancio K o foglia. Aggiungere il tuorlo, far assorbire e unire metà dello zucchero. Ad assorbimento incorporare ancora poca farina, far assorbire, unire l'altra metà dello zucchero e impastare bene.

Continuare con latte e farina fino ad esaurimento, aggiungere il sale e impastare bene fino a che l'impasto sarà liscio ed elastico. Aggiungere gli aromi, il burro poco alla volta e incordare, finendo col gancio a uncino. Se si fa a mano, ci vorranno almeno 20/25 minuti.
Porre in una ciotola, coprire con pellicola e mettere in frigo per 1 ora.

Circa 10 minuti prima di tirar fuori l'impasto, prendere il burro, porlo tra due fogli di carta forno e aiutandosi col mattarello battendo, portarlo ad un rettangolo di 26x20 cm. E' importante che il burro, durante la manipolazione, mantenga la consistenza della plastilina, del pongo.

A questo punto tirar fuori l'impasto e col mattarello, stenderlo in un rettangolo di 38x22 cm.

Prendere il burro e posizionarlo sul rettangolo di impasto, deve occupare i 2/3 inferiori di questo, facendo bene attenzione a lasciare 1 cm. libero di lato.
Piegare sul burro la parte superiore dell'impasto.
Sovrapporre ora su questa, la parte di impasto coperta dal burro.
Porre in frigo il panetto ottenuto per 10 minuti.
Tirarlo fuori dal frigo e posizionare il "pacchetto" davanti a voi, avendo cura che la parte aperta sia alla vostra destra.

Picchiettare ora col mattarello il panetto in modo da distribuire il burro in modo uniforme, e, al tempo stesso stenderlo in un rettangolo che abbia il lato corto davanti a voi, ad uno spessore di circa 7/8 mm.
Piegare verso il centro prima il lembo inferiore della sfoglia.
Poi quello superiore.
Girare il panetto di 90° sempre con il lato aperto alla vostra destra. Coprirlo con pellicola e metterlo su un vassoio in frigo per 40 minuti.
Abbiamo fatto la 1° piega.
Tirar fuori dal frigo e fare altre 2 pieghe seguendo i passaggi spiegati precedentemente
Alla 3° ed ultima piega, porre ancora in frigo per 40 minuti.


Tirar fuori il pacchetto dal frigo e stenderlo in un rettangolo lungo e stretto, alto 7 mm. Questa volta lavorarlo solo nel senso della lunghezza.
Tagliare dei triangoli isosceli con un coltello ben affilato che abbiano una base di 9 cm. e un'altezza di 15 cm. circa.
Praticare un taglio di 1 cm e 1/2 circa al centro della base.
Formare i croissant tirando leggermente e delicatamente con le mani, più lungo è il triangolo più giri si riescono a fare e più bello viene esteticamente. Si inizia ad avvolgere strettino, partendo dalla base verso la punta e allargando il taglio.
La punta si fa in modo di farla capitare sulla parte anteriore e sotto il cornetto, altrimenti in lievitazione o in cottura si solleva.
Dopo aver arrotolato, curvare leggermente le punte laterali verso di voi.
A questo punto abbiamo due strade:

Posizionare i croissant su una leccarda coperta da carta forno, coprirli con pellicola e attendere il raddoppio, circa 2 ore e 45 minuti a 20°.
Pennellare poi di uovo sbattuto, spolverare di zucchero e infornare a 220° statico per 5 minuti. Poi abbassare la temperatura del forno a 190°e proseguire fino a cottura completa, circa 9 minuti, fino a che saranno di un bel biondo scuro.
Oppure a 200° ventilato per 5 minuti per poi proseguire a 180°fino a doratura completa.

Disporli su un vassoio, metterli in freezer e, non appena congelati, trasferli in un sacchetto per alimenti. Quando si vorranno cuocere, basterà tirarli fuori 6 ore prima, e proseguire come sopra.
Spolverare di zucchero a velo!


Se si usa il lievito madre vanno allungati i tempi di riposo del pastello da 1 ora a 2 ore e ad 1 ora e mezza il riposo tra una piega e l'altra in frigo.
Far lievitare i croissant già formati fino al raddoppio dei pezzi, il tempo dipende dalla forza del lievito madre e dalle temperature esterne


 

domenica 20 ottobre 2013

Benedict's sweet egg on bagel with sunflower seeds,glazed ham and hollandaise sauce witht dried fruit and more...



Chi mi conosce sa quanto sia testarda e determinata,anche quando tutto va a rotoli e vorresti mandare tutti e tutto a quel paese!Magari si rallentano i ritmi,sembra che si sparisca dalla situazione,che ci si isoli,che si vuole essere lasciate in pace.Ma sotto sotto c'è sempre quella fiammella che seppur debole,è sempre li,in attesa di tempi migliori,di essere rivitalizzata e pronta a fiammeggiare come ai vecchi tempi.
Ecco,per sintetizzare,è quello che mi è capitato ultimamente. Tempo da dedicare alle mie cose pari a zero,
voglia di cucinare idem,voglia di togliere tutto con un click ma per fortuna non avere nemmeno il tempo di fare quello!
E cosi ecco che ti vengono in mente certi appuntamenti fissi,ai quali non vuoi rinunciare,che ti aiutano a risalire un attimo quel buco nel quale sei caduta. Anche se magari ti trovi a dire ma con tutto il casino che hai,proprio a questo devi pensare.....
E l' MTC è uno di quegli appuntamenti. Che nonostante il tuo umore,stato d'animo e tutto il resto proprio non ci rinunci.Magari non partecipi come vorresti,ti limiti ad una ricetta,anzi,parti proprio con quel proposito per scoprire poi strada facendo di come ti senti coinvolta e ti accorgi di cucinare non una sola ricetta ma due,forse tre e magari anche quattro...
Accorgerti che le cose che fai ti aiutano per un attimo ad allontanarti dai pensieri che ti stanno assorbendo fino al midollo,e se gli altri pensano che magari vuoi fare la ganza,primeggiare o stupire,non te ne importa niente.Sai che a te fa bene e ti rilassa anche se arrivi stanca morta per l'impegno che ci hai messo,e ti ritrovi la cucina ridotta come un campo di battaglia che vorresti avere una bacchetta magica per rimetetre a posto tutto quanto!
Che anche se non conosci personalmente quasi nessuno degli Emmeticini,senti che sono come una presenza sicura e fissa,una specie di ancora di salvezza,e quando leggi un commento che ti hanno lasciato,ti si riempie il cuore di gioia,perchè ti senti considerato perchè qualcuno ha dedicato un poco del suo prezioso tempo per scriverti qualche breve o lungo commento.
Magari ti scrivi con loro in chat,quel diabolico strumento moderno che allontana e avvicina tutti quanti.Per sfogarti,per chiedere un parere,per dissipare un dubbio,per sparare una stupidata e qualche battuta che ti fa dire, ma mica siamo tanto normali nè...Ma per fortuna esiste,perchè altrimenti come faremmo a comunicare tra di noi,che siamo fisicamente cosi' lontani?
Magari leggendo queste parole viene da storcere il naso,perchè si incolpa la tecnologia per il raffreddarsi dei rapporti interpersonali,della dipendenza che creano questi strumenti...certo,farebbe immensamente piu' piacere incontrarsi di persona e guardarsi negli occhi e sentire la propria voce,ed è capitato di trovarci in un locale,tempo fa,con un gruppo di fantastiche e simpatiche ragazze,non faccio i nomi perchè rischierei di dimenticarne qualcuna e questo mi dispiacerebbe molto,ma chi mi ha incontrato lo sa quindi....trovarsi allo stesso tavolo a condividere pietanze,pizze e tante risate dopo aver rotto il ghiaccio perchè era la prima volta che ci si incontrava...per ritrovarsi "cacciate" fuori dal locale perchè ormai era la una passata e dovevano chiudere!
Ma come si fa a trovarci con i mille impegni che uno ha? Come faccio andare a trovare chi abita a Genova,
Parma o addirittura in Olanda??!! Tanto per citarne qualcuna.....quindi ben venga il nostro appuntamento ticchettante,ritagliato dopo che abbiamo riordinato la cucina ma anche no,impigiamato i bimbi ma anche no, insomma,tutte le volte che voglio aggiornarmi con loro!

E' quello che è successo questo mese,pensando di partecipare con una sola ricetta,perchè si....e invece mi sono ritrovata a farne quattro,perchè...si !

Forse anche perchè cucinando la mia mente vaga lontano,sull'onda dei ricordi,stimolata da un sapore,da un odore,da gesti atavici,o stimolata a inventare o azzardare!
Ogni mese,con una ricetta,si impara e si sperimenta,si viaggia vicino o lontano,come in questo caso,siamo andati fino in America!
E se apro per un attimo la valigia dei ricordi,ne trovo di intensi e coinvolgenti.....alcuni li ho già raccontati la volta scorsa,quindi non mi ripeto.....

Questa è davvero la mia ultima ricetta,dove ho voluto azzardare nella preparazione,provare con accostamenti insoliti,un mio saluto a tutti quanti e ringraziarli per essere passati a lasciare un commento nelle precedenti ricette.

Una tavola "esagerata"....che sapete che è la mia colazione tipo di quando sono all'estero o anche no?
Perchè è vero che al mattino butto giu' una tazza di latte tiepido e via,e mi sono concessa queste delizie solo per i fine settimana....ma davvero quando sono fuori casa la mia colazione dura per davvero un'ora! Parto con il salato e finisco con il dolce....assaggio una cosa di ogni pietanza che c'è servita sul buffet!
In Giappone con la colazione tipica,finendo con quella europea,a Berlino,la prima mattina,in bicchierini di vetro c'era un composto a cubetti non ben definito di tutti i colori,e pensando fosse macedonia,ovviamente l'ho preso....affondo il cucchiaino e scopro con "meraviglia" che non era macedonia ma peperonata fredda!!!
Rino e Alice che mi guardavano disgustati,ma mica potevo buttarla via! Non si butta via il cibo e poi...era gustosa!E non mi è nemmeno rimasta sullo stomaco!
Dicono che è meglio comperarmi un vestito che darmi da mangiare...forse hanno ragione...e spero che il metabolismo,che con l'età si modifica,non si rivoti contro di me perchè altrimenti...altro che donna cannone di Venditti!
Comunque,non c'è niente di piu' bello che una bella mangiata in compagnia dei propri cari e amici,senza freni,senza fare gli schizzinosi o i salutisti a tutti i costi.E dal momento che il tempo è prezioso,e non ci si trova piu' spesso come una volta,se ci si trova a condividere un pranzo o una cena...al diavolo insalatine scondite,semini,bacche....

E giusto per ribadire quanto sia testarda....i cookies che avevo fatto ieri non mi piacevano proprio per niente,quindi cosa è successo? Mi sono alzata alla mia solita ora cioè presto,e ho rifatto i cookies,che non sono proprio venuti come questi ma sicuramente meglio degli altri.

Tutto è nato con un disegno,mentre ero sul pulmann e aspettavo di ritornare a casa dal lavoro....da pazzi vero?! Mi sono trovata a disegnare sul retro degli orari del pulmann quello che mi veniva in mente!


E questo è il risultato....

L'uovo alla Benedict cotto in acqua zuccherata, su bagel ,con prosciutto cotto glassato in una padella antiaderente con una spolverizzata di zucchero, accompagnato dalla salsa olandese con frutta secca e miele e roselline di prosciutto cotto glassate.....  

 questa è la produzione di ieri....



la ricetta dei muffins....


I Doughnuts....metà li ho fritti e metà li ho cotti al forno (tot 20 pz)

1 bustina di lievito di birra
30 ml di acqua tiepida
175 ml di latte  tiepido
1 uovo 
40 gr di burro 
45 gr di zucchero 
370 gr di farina 
un pizzico sale 
olio per friggere
per la glassa
75 gr di burro
200 gr di zucchero a velo
80 ml di acqua calda
1 bustina di vanillina
Sciogliete il lievito nell'acqua. Aggiungete il latte scaldato e l'uovo e mescolate bene.
Unite il burro, zucchero, farina e sale.
Impastate per circa 10 minuti e lasciate a riposare coperto per 1 ora.
Stendete con il matterello e un po di farina non troppo sottile.Con l'aiuto di un coppapasta ricavate dei tondi e con il tappo di una bottiglia fate il foro al centro.Lasciateli lievitare ancora 45 minuti.
Friggete in olio di semi e spolverizzateli con lo zucchero a velo o semolato se li volete mangiare subito,altrimenti lasciateli raffreddare e rivestiteli con la glassa che avrete ottenuto mescolando lo zucchero a velo con l'acqua e il burro e lasciate indurire.


Glassate anche quelli al forno e spolverizzateli con gli zuccherini colorati e con lo zucchero a velo.
La ciambella fritta e glassata,quella di Homer per intenderci,avrebbe dovuto essere ricoperta di glassa colorata, ma ho preferito servirla cosi al naturale.....


la ricetta dei  cookies è qui. E questa è l'infornata mattutina.....


Macedonia scomposta....kaki,uva e melograno,fico d'India,pere caramellate alla cannella....


Come bevanda un fresco succo di mela.......

                             Yogurt ......



la lunga domenica culinaria......e per fortuna avevo preparato gran parte delle portate ieri!!


bene...in attesa di sapere che cosa ci riserverà la prossima sfida....buon proseguimento a tutti quanti,perchè io mi fermo qui.....

Utilizzati: Asse per la pasta in legno massello di GP&me e Piatto in palma Quadra di Ecobioshopping

con questa ultima colazione partecipo alla sfida di