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Visualizzazione post con etichetta dolci lievitati. Mostra tutti i post
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giovedì 14 dicembre 2017

L'AVVENTO DEL TRIFLE per l'MTC: My mother in law's Madeira cake


L'attesa del Natale, le feste, le luci, i canti, i regali, l'albero e il presepe e le decorazioni, i buoni propositi, il profumo di biscotti che sanno di cannella e di spezie, che avvolgono la casa e ti accolgono appena entri...ecco....tutto questo dovrebbe riempirmi il cuore di gioia, di sana agitazione, di pianificazione per le feste, di programmi e progetti.
Invece, niente di tutto questo. Quest'anno piu' che mai ho lo spirito del Grinch. Sono circondata dal casino di gente che invade i centri commerciali, i negozi a tutte le ore del giorno e ogni giorno, che fa la spesa come se non ci fosse piu' un domani, che intasa le strade in maniera indecente. Mai come adesso vorrei essere in una baita in alta, anzi altissima montagna, nel silenzio, circondata dalla natura e dai suoi suoni e dal suo respiro.
Non ho nemmeno voglia di preparare l'albero e decorare la casa. Non ho voglia di pensare ai regali, in un mondo dove c'è tutto e troppo. Una volta l'oggetto dei tuoi sogni arrivava solo a Natale e non prima. Ora invece, se lo vedi te lo compri. Non ho voglia nè di fare biscotti, panettoni o pandori. Non ho voglia di pensare a pranzi, a tartine, a canapè, a ravioli e capponi ripieni. Forse, anzi, ne sono convinta, quando in casa non ci sono piu' i figli, svanisce quella magia che faceva apparire magico tutto quanto, in questo periodo. Quando "ricredevi" in Babbo Natale o in Gesu' bambino, e ti sentivi un po' loro, quando di notte ti alzavi sperando di non essere sgamata, quando ingollavi anche senza voglia il bicchiere di latte gelato, il mandarino e il biscotto, lasciandone qualche traccia del passaggio, e te ne tornavi a letto con quel mix sullo stomaco,  che non ti faceva riaddormentare, anche perchè all'albissima sentivi un urlo provenire dalla sala "E' arrivaaatooo guarda cosa mi ha portaaatoooo"....
Ora è tutto maledettamente normale, come se fosse un giorno qualunque, perchè comunque per me è un giorno qualunque. E se hai parenti come ospiti, passi qualche ora del tuo tempo a mangiare, a ricordare, ad aprire eventuali regali o "pensierini" e una volta fuori tutti, vorresti una bacchetta magica che riassetti tutto quanto. E per la serie hai spignattato per ore e hanno mangiato in un nanosecondo...ti ritrovi esausta spalmata sul divano....
Forse, l'unica cosa che "mi salva" da questa "nonvogliadifarefesta" sono i concerti con il coro, che ovviamente, visto il periodo, canta le carole di Natale. Un briciolo di bontà e di emozione, quando canto almeno le sento, quindi mi salvo un pochettino. Anche se cantare di fronte a quei vecchietti, alcuni quasi inconsapevoli di essere li, chi seduto sulla carrozzina, chi si dondola, chi piange, chi ti guarda con lo sguardo vacuo, chi ti fa un timido sorriso, chi ti applaude contenta come un bambino, chi vuole andare via "non mi piacciono queste canzoni qui", chi pronuncia nomi a me sconosciuti, chi chiama la mamma.....non è che ti aiuti tanto a risollevare il morale già vacillante.Ma per il resto....
Saranno tutte le menate e le notizie che proprio non ti aiutano ad essere contenta che mi rendono cosi' "Grinciosa"...ma poi ogni tanto risali a galla, ti sforzi di starci per un po', per poi ripiombare da dove sei venuta.
Un po' sdoppiata insomma....

E il salvagente, oltre al coro, è stato un trifle da scegliere tra una vasta gamma da riproporre per il Club del 27, che eccezionalmente anticipa la sua uscita al giorno 14....
Tra tutti quelli proposti, ho scelto questo, (by Nigella Lawson – da How to be a domestic godess) non per tributare la suocera, ma perchè era il piu' semplice, veloce, e piu' "indolore" da fare. Mi sono sforzata, e ho fatto tutto nell'unico giorno nel quale avevo un po' piu' tempo ed ero meno "grinciosa" del solito...evviva la sincerità!
Fatto, tagliato, imbibito e assemblato. E nonostante fosse stato creato in modalità Grinch, a dispetto che se non cucini con amore, emozione e passione non ti viene un bel niente....è piaciuto moltissimo e me lo hanno richiesto per altre occasioni. Ecco, a posto sono!!

Ingredienti
Stampo rettangolare da plum cake 25 x 10 x 6 ben imburrato e infarinato
Ingredienti (dose per 8-10 fette)
200 g di burro ammorbidito
200 g di zucchero più altro da spolverare sopra
1 bicchierino di Whisky Talisker invecchiato 10 anni
(la ricetta originale prevede il succo e buccia grattugiata di un limone)
3 uova grandi (circa 200 g pesate con il guscio)
300 g di farina 00
1 bustina di lievito per dolci
(la ricetta originale prevede  250 g di farina auto lievitante e 50 g di farina 00)

per la crema pasticcera
4 uova
100 gr di zucchero
  40 gr farina
500 ml di latte

Marron glacè
frutta secca mista (noci, nocciole, mandorle)
cacao amaro
caffè

Esecuzione
Accendete il forno a 170 gradi
Battete burro e zucchero fino ad avere un composto spumoso
Aggiungete il bicchierino di Whisky
Aggiungete le uova una per volta insieme a qualche cucchiaio di farina 00 alla quale è stato aggiunto il lievito, facendo assorbire bene prima di aggiungere il successivo
Aggiungete delicatamente tutto il resto della farina e infine il bicchierino di Whisky, battete bene fino ad avere un composto uniforme
Versate nello stampo, battete per togliere eventuali bolle di aria e spolverate la superficie con due
cucchiai di zucchero
Infornate a 170 gradi per circa un’ora, finché lo stecchino uscirà asciutto.
Fate raffreddare prima di sformare.


Mentre il dolce è in forno, preparate la crema pasticcera
Montate i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungete pian piano la farina setacciata. Quando è tutto ben amalgamato aggiungete a filo il latte tiepido mescolando con le fruste e portate a bollore, fino a quando si sarà addensata.
Lasciate raffreddare.

Tagliate i marron glacè a pezzetti, sgusciate la frutta secca e tagliatela a coltello grossolanamente
Preparate il caffè (4/6 tazzine) e lasciatelo raffreddare. Aggiungete un bicchiere di whisky e mescolate.

Assemblate il dolce nelle coppe, bicchieri o contenitori scelti.

con i marron glacè:
Tagliate il dolce a fette non troppo sottili, imbibitele velocemente nel liquido preparato e adagiatelo nel fondo della coppa. Aggiungete la crema pasticcera e qualche marron glacè. Continuate cosi alternando gli ingredienti fino al colmo della coppa.

con la frutta secca:
procedete come per quello sopra descritto, aggiungendo invece la frutta secca

con la frutta secca e cacao amaro:
procedete come per quello sopra descritto, spolverizzando il cacao amaro tra uno strato e l'altro.
(in alternativa potete aggiungere il cioccolato amaro alla crema pasticcera in fase di cottura ottenendo cosi la crema pasticcera al cioccolato)


questa ricetta è per


giovedì 3 marzo 2016

Torta Sabiosa o Sabbiosa...e dolci ricordi.



Questo sofficissimo dolce, di origine venete, simile alla torta margherita, se vogliamo azzardare un paragone, giusto per far capire il tipo di torta, l' ho sempre "rivendicato" come di origini mantovane, dal momento che faceva parte del "dolce della domenica" o "se arriva qualcuno", e li se la giocavano la sbrisolona e questa. Mia mamma, mantovana, smentendomi, mi ha detto che lo ha imparato dalla Zaira, in Valtellina, quindi, va da sè che si è diffuso in altre regioni italiane!
Ah, la signorina Zaira, era la nostra padrona di casa delle vacanze, appunto signorina perchè non si è mai sposata, e incuteva un po' di "sano terrore" a noi bambini. Durante le vacanze, abitavamo insieme agli altri parenti, zii, nonni e cugini, in un'unica casa grandissima, vista con gli occhi di un bambino poi, tutto sembrava piu' grande, con pollaio, stalla e il fienile.
Lei abitava al piano terra, e, quando aprivi la porta di legno, sulla sinistra trovavi la porta della cucina enorme, con lavandino in granito grigio, tavolone al centro, camino e stufa economica, una madia e vari mestoli e pentole di rame appese a dei ganci, sulla destra la camera da letto, che abbiamo intravisto per sbaglio una volta sola, come se in quella stanza fosse proibito posare anche un solo sguardo.e al centro,la scala di legno che portava al piano superiore, e sul quale pianerottolo davano le nostre camere da letto, due cucine "abitabili" e un unico bagno. Senza riscaldamento. Quindi d'inverno, si facevano bollire pentoloni di acqua sulla stufa e via...in bagno, nel catino blu, a lavarci veloci veloci a turno.
La signorina Zaira, guai a chiamarla solo Zaira, perchè comunque eravamo educati e ci sembrava giusto chiamarla cosi'per portarle rispetto,vestiva dei sottanoni dalle fantasie piu' disparate e improbabili, con un grembiule nero sul davanti, il foulard in testa dal quale sbucavano i capelli e al mattino andava a piedi con la gerla sulle spalle o col trattore a "fare fieno". Noi speravamo di non incontrarla mai sul nostro cammino, quando salivamo la scala, primo, perchè quando ci vedeva o sentiva, usciva dalla cucina, si asciugava alla bell'è meglio le mani nel grembiule e ci voleva sbaciucchiare, ma con il mento con peli ispidi che ci pungevano non era affatto piacevole, e secondo, ci sgridava se correvamo sulla scala...quindi, o ci baciava o ci cazziava. Ma a parte questi "momenti", era molto riservata, schiva, si faceva i fatti suoi. E non abbiamo mai saputo quanti anni avesse. Quindi, agli occhi di noi bambini, sembrava una persona delle fiabe, circondata da un alone di mistero!
Sono andata a rivedere questa casa qualche anno fa, quando ho incontrato una delle nipoti. La signorina Zaira è morta, ovviamente. Ma quando sono entrata nel cortile e ho varcato la soglia di quella casa, mi si è fermato il cuore. Era rimasto tutto come una volta, come me lo ricordavo. Sono salita sulla scala di legno, che non mi sembrava piu' tanto larga come una volta. E una volta entrata nelle varie stanze era un continuo toccare con le mani il profilo dei mobili, gli interruttori a vista in ceramica con il filo di stoffa arrotolato, della stufa economica, delle coperte, come per accertarmi che non stessi vivendo in un sogno. E continuavo a mormorare meravigliata come fanno i bambini di fronte a qualcosa di "magico"..."Guarda qua....guarda là....ma è ancora uguale...."
E' stato veramente emozionante e ci ho lasciato là ancora un pezzo del mio cuore!

In tempi piu' "recenti", la  prima volta che i miei amici hanno avuto "la fortuna" di assaggiarla, era il lontano 1985...la nevicata del secolo. Mia mamma, guardando fuori dalla finestra esordiva dicendo "La taca no, la taca no"...ma poi i fatti hanno smentito questa sua previsione. Pranzo a casa mia, a base di cassoela e per finire il dolce "delle feste", la Sabiosa. Non vi sto a descrivere le loro facce mentre cercavano di deglutire la fetta di torta! E giu' spumante! Se lo ricordano ancora, sia per la nevicata, sia per il dolce!!
Detta cosi', sembra quasi un invito a non fare questa torta, ma vi garantisco che non è cosi'. Certo, il nome non gioca a suo favore. Diciamo che gli esagerati dicono che sembra di avere in bocca un "pastone" che non va giu' e che devi berci del vino. Questo potrebbe essere positivo! ahaha...quindi  provare per credere.
Inzuppata nel latte come prima colazione, accompagnata da un tè per una merenda o a fine pasto accompagnata da un buon bicchiere di spumante, è davvero una gioia per il palato!

Se doveste telefonare a mia mamma e chiedere le dosi vi risponderebbe "Ehhh...fai 3, 3 e 3 di tutto. Inforni a 180° per 40 minuti e via".....ma io vi scrivo per esteso gli ingredienti...che forse è meglio!
(Diciamo che la signorina Zaira, le ha insegnato la regola "dei numeri"...se usate due uova, fate due hg di tutto, se ne usate 4, usate 4 hg di tutto e cosi' via. Aumentando ovviamente anche le dosi del lievito)

Ingredienti
3 hg zucchero
3 hg di fecola
3 hg  di burro
3 uova
1/2 cucchiaino di lievito
zucchero a velo q.b.

Esecuzione
Montate bene i tuorli con lo zucchero fino a quando sono gonfi e bianchi. Questo è anche il "segreto" per avere un dolce sofficissimo. Aggiungete il burro sciolto ma non caldo. Versate la fecola man mano e il lievito. Alla fine gli albumi montati a neve fermissima. Versate in una tortiera e cuocete per 40 minuti a 180°. Nel dubbio, fate la prova stecchino, che deve uscire completamente asciutto dalla torta. Una spolverata zi zucchero a velo e.....


mercoledì 23 settembre 2015

Le Croissant sfogliati per la sfida n. 50 dell' Mtc



Dopo la pausa estiva ecco che ritorna alla grande la sfida del "gioco" piu' partecipativo e coinvolgente del web! Per la sfida n. 50 dell' Mtc, del quale festeggiamo "l'Anno Giubilare" con tante novità e un prossimo incontro dove potremo guardarci finalmente negli occhi e sentire il suono delle nostre voci, anche se qualcuno di noi si conosce già e ha proferito parole e sguardi, la vincitrice della sfida ormai lontana di giugno,  Luisa Jane Rusconi del blog  Rise of the Sourdough Preacher, dopo questi mesi di "silenzio"..."punzecchiature"...di "ho finalmente la ricetta".....ecco che se ne viene fuori bella bella con questa proposta! E quando abbiamo realizzato che cosa ci veniva richiesto di fare, un coro di amabili e innocenti "te possino" si è levato da ogni abitazione delle e dei partecipanti.....

Il panico iniziale ha lasciato il posto al "dai che ce la faccio anche questa volta", per poi farmi ripiombare di nuovo in un pantano di se e ma....il tempo che manca, la dieta che dovrei iniziare, la difficoltà della ricetta, mila mila impegni.....tant'é che sono proprio arrivata all'ultimo momento.
Il risultato non è proprio come avrei voluto che fosse, ma per la serie "buona la prima", mi e ci siamo dovuti "accontentare" di questa sfornata.
Anche perchè l'inizio non è stato proprio dei piu' promettenti. Sulle note di Romeo e Giulietta di Prokofiev, alle 5.30 di mattina, dopo aver letto e riletto la ricetta non so quante volte, preparato gli ingredienti bene in vista e pesati, al posto di mettere il poco burro che necessitava nell'impasto iniziale, ho messo tutto quello che serviva per la sfogliatura. Panicoooo!! Per fortuna avevo altro burro in casa per fare almeno l'impasto di nuovo! Calcolati i tempi di riposo, corri a fare la spesa, ricompra il burro, comincia a sfogliare, riposi, di nuovo sfogliare, cena con gli amici, abbandona la cena e corri a casa a piedi (non sono molto distanti da casa nostra), mentre il pesce cuoce nel forno, verifica lo stato di lievitazione, ritorna dagli amici, finisci la cena, ritorna a casa e fai cuocere i croissant, insomma, alla una di mattina ero ancora li' che giravo per casa!

E al mattino dopo, la sorpresa, nell'aprire queste dorate delizie, che non erano proprio sfogliatissime come avrei voluto...va bè....ci ho provato. Il gusto è buono. Ci si riproverà in altri momenti meno vorticosi, senza distrazioni, con piu' calma....

Comunque, dal momento che la ricetta è collaudata alla grande da Luisa, e anche le altre partecipanti hanno sfornato delle autentiche meraviglie, state tranquilli che se seguite passo dopo passo il procedimento  riportato qui, il successo è davvero garantito!

Croissants
x circa 12 croissants

400 g farina 00, W300-330 meglio, se non possibile W350
220 ml latte
40 g burro ammorbidito a temperatura ambiente
30 g zucchero
4 g lievito di birra istantaneo
9 g sale
4 g aceto di vino bianco

200 g burro per sfogliatura


Quindi, ringraziando la Dani, che ci ha creato questo fantastico riassunto dei passaggi..............


..........passo a pubblicare le fotografie dei miei di passaggi e del risultato finale.....

il momento magico delle pieghe....

della creazione......

dell'ammirazione.....

della degustazione......

e con questa ricetta partecipo alla sfida di settembre n. 50


martedì 6 gennaio 2015

Angel cake.....una torta soffice di albumi...."cibo degli angeli".....


Prima ricetta "vera" dell'anno nuovo... si, perchè quelle precedenti erano in pratica "resoconti" dei piatti delle feste, quindi appartenenti ancora al vecchio anno!
Avendo fatto panettone e altre ricette che richiedevano solo l'utilizzo dei tuorli, mi erano avanzati un bel po' di albumi. Non volevo utilizzarli per fare le solite meringhe, nè tantomeno il solito
Ciambellone bianco o la Ciambella di albumi con frutta secca..... mi ricordavo di aver letto in giro di una torta soffice di albumi, la Chiffon cake o la Angel cake. Mi sono collegata a Giallo zafferano ed ecco qua. Mi ero sempre riproposta di farla, mi incuriosiva, chi l'aveva già cucinata ne esaltava le proprietà.la sofficità, la bontà. E non avevano tutti i torti! Una torta sofficissima, ma cosi' soffice e profumata che ....non vedo l'ora di avanzare ancora degli albumi per ripeterla! Vero è che in commercio vendono bottiglie con albume, ma una mia amica che ha provato a comperarlo, ha detto che ha buttato via tutto perchè davvero faceva schifo....
In pratica è una sorta di Pan di Spagna, proveniente dagli Stati Uniti, che per la sua particolarità è stato definito "cibo degli angeli"!
La differenza tra le due è che nella Chiffon cake vengono utilizzate le uova e olio, mentre nella Angel cake si utilizzano solo gli albumi e nessuna aggiunta di grasso, quindi è piu' leggera.
Cosi', mentre la piccola Alyssa dormiva, l'ho preparata e quando si è svegliata ha fatto un'ottima colazione con latte e una fetta di morbidissima torta. E quando l'ha assaggiata e ha detto "Baaava ziaaaaa....compimentiiii....buonaaa"...mi sono sciolta!!
E quando mio marito ha detto "E' proprio il contrario della Sabiosa"..... bè, non ho potuto dagli torto!!
Non avendo lo stampo per questo tipo di torta, mi sono arrischiata nell'usare uno stampo per ciambella (quello che alcuni chiamano Petronilla) che mia nonna usava sempre in montagna durante le vacanze, e non avendo il forno,  le cuoceva sulla cucina a gas. Siccome dalla fotografia mi sembrava fatto dello stesso materiale, ho provato. Non ho potuto metterlo nel forno, perchè avendo i manici....ma vi garantisco che questo stampo è stupendo uguale!!

Ingredienti
160 g Farina tipo 00 160 gr
  4 g  Sale
270 g Zucchero semolato
480 g albumi  (circa 12 uova)
una bustina di vanillina o i semi di 1 bacca
 6 g di  Cremor tartaro (oppure la stessa dose di lievito chimico in polvere per preparazioni dolci)

Esecuzione
Per preparare l'angel cake assicuratevi che gli strumenti per montare gli albumi siano perfettamente puliti, privi di ogni traccia di grasso.
Gli albumi devono essere a temperatura ambiente. Se cosi non fosse, procedete alla cottura  in un pentolino per bagnomaria oppure versando dell'acqua in un tegame capiente e sovrapponendo un pentolino più piccolo (in questo caso l'acqua non dovrà arrivare a toccare il fondo del pentolino). Separate gli albumi dai tuorli (questi ultimi potete conservarli al fresco coperti con pellicola a contatto ed usarli per preparare la crema pasticcera al cioccolato); versate gi albumi nel pentolino, accendete il fuoco dolce e inserite il termometro da cucina perchè la temperatura dovrà raggiungere i 45°; mescolate delicatamente gli albumi con una frusta mentre si scaldano  (in alternativa potete usare albumi a temperatura ambiente oppure scaldarli al microonde alla massima potenza 5-6 secondi alla volta). Una volta raggiunta la temperatura, versate gli albumi nella ciotola di una planetaria e sbatteteli con le fruste quando inizieranno a diventare bianchi, aggiungete  il cremor tartaro (o lievito) setacciato  e poi dopo un paio di minuti i semi della bacca di vaniglia (o una bustina di vanillina)
Mentre continuate a lavorare gli albumi versate lo zucchero non tutto insieme ma in tre volte  Quando anche lo zucchero si sarà incorporato e gli albumi saranno spumosi e omogenei, spegnete la planetaria


Trasferite il tutto in una ciotola capiente e aggiungete la farina e il sale setacciati . Con una spatola mescolate con delicatezza dall'alto verso il basso per evitare che il composto si smonti. Ora non vi resta che versare il composto nel classico stampo da angel cake o chiffon (18 cm di diametro del fondo, 23 cm in superficie e 10 cm di altezza) senza imburrarlo o infarinarlo (potete anche usare uno stampo per il pan di spagna imburrato e infarinato). Versate il composto a mano a mano nello stampo senza batterlo per uniformare il composto, ma distribuendolo delicatamente con la spatola o il cucchiaio .
Cuocete la angel cake in forno statico preriscaldato a 190° per 30-35 minuti (se forno ventilato 170° per 25-30 minuti).

Io ho usato come già detto, la "Petronilla", dopo che l'ho imburrata e infarinata e ho fatto cuocere a fiamma media per 20 minuti e poi bassa per altri 15.


Trascorso il tempo indicato, provate a punzecchiare l’angel cake con uno stecchino da spiedino e se uscirà asciutto, potete sfornare il dolce, altrimenti cuocetelo per qualche altro minuto. Sfornate l’angel cake  e capovolgetela su un tagliere poggiandola sugli appositi piedini. Io l'ho appoggiata capovolta sulla griglia del forno : in questo modo il dolce si raffredderà senza sgonfiarsi o inumidirsi. Una volta che sarà completamente freddo, sformatelo e con la lama di un coltello staccate delicatamente la base dello stampo. Servite la vostra angel cake semplice o accompagnata da una ricca crema pasticcera al cioccolato, oppure con un coulis di frutta o ancora ricoperta di glassa!



venerdì 2 gennaio 2015

"Pan-albero" su ricetta del Panettone classico di Giorilli


Metti che finalmente sei a casa in ferie e che vuoi riposarti, dedicarti alla cucina, fare le mille cose che non hai mai tempo di fare, mettere a posto le innumerevoli foto di ricette che hai fatto, postare le ricette che sono in bozza, andare a trovare amiche che non vedi da tempo, telefonare a quelle che non senti da tempo, sistemare un po' la casa, vedere negli armadi quello che c'è da tenere o scartare....
metti che in vista di tutto questo sei anche stanca, ma cosi' stanca, che non hai voglia di fare nessuna di queste cose...e metti che a grande richiesta ti chiedono, ma quest'anno non lo fai il panettone?
Come fare a dire di no? Cerchi di ottimizzare il tempo, di vedere quello che puoi rimandare, quello che devi assolutamente fare subito, insomma, ti metti un attimo in moto altrimenti se ti viene addosso la pelandrite....non combini proprio niente!!
Cosi' ecco che ti dedichi alla preparazione del panettone, che richiede calma, sangue freddo, il tempo necessario affinchè il risultato sia eccellente. Non è la prima volta che lo faccio, quindi so già cosa mi aspetta.
Senza la dovuta e giusta dose di entusiasmo, dovuta a un po' di pensieri, e questo non va bene....
comincio a preparare il tutto. E siccome sapevo di non avere lo stampo, ma nessuna voglia di andare a comperarlo, mi sono detta, vada come vada....
Questa volta ho voluto provare la ricetta del panettone classico di Giorilli, che ho visto preparata anche da altre blogger, con risultati stupendi, viste le loro fotografie.
E nonostante tutti i presupposti negativi e titubanti....il panettone è venuto bene ugualmente. Le foto, purtroppo non danno il giusto merito alla mia creazione. Nonostante la forma un po' inusuale il sapore è proprio quello del panettone classico. Quindi, confermo che l'abito non fa il monaco....meglio un panettone vestito da albero, ma buono, che un panettone vestito da panettone, ma mediocre....

E come volevasi dimostrare....viste tutte le cose che devo fare, ma anche che non mi devo tirare il collo e stancarmi per farle tutte. con calma mi postero' le ricette....un po' in ritardo, ma fino all'Epifania ho ancora tempo! C'è ancora aria di festa!
Ah...il pan-albero che volevo portare da mio fratello il giorno di Natale...è stato mangiato per metà alla vigilia, e non stava bene portare una cosa già iniziata....quindi gli altri sono rimasti a bocca asciutta!!

(Dose per 1 panettone da 1 kg)

Primo impasto:
75 gr di lievito naturale rinfrescato
75 gr di zucchero semolato
120 gr di acqua
55 gr di tuorli (3 tuorli)
75 gr di burro
240 gr di farina 320/350 W
Secondo impasto:

Tutto il primo impasto
60 gr di farina 320/350 W
Tutto il mix aromatico
3 gr di sale
70 gr di zucchero semolato
95 gr di tuorli
95 gr di burro (5 tuorli)
2 gr di malto d’orzo
120 gr di uvetta sultanina
60 gr di arancio candito in cubetti (9×9)
30 gr di cedro candito in cubetti (9×9)
Qui trovate le dosi per più di un pirottino o per misure diverse, sia con pasta madre solida che lievito liquido.

Mix aromatico per panettone:

30 gr di miele d’acacia
1 bacca di vaniglia
Mezza scorza di limone bio grattugiata
Mezza scorza di arancia bio grattugiata
Il mix aromatico è bene prepararlo il giorno prima, poiché dovrà macerare per 24 ore. Grattugiate la buccia del limone e dell’arancio, miscelateli in una ciotolina con la polpa del baccello di vaniglia e il miele e coprite con pellicola.

Pesiamo l'uvetta e mettiamola a bagno in una ciotola con acqua calda per mezz’ora. A questo punto va sciacquata bene e rimessa a bagno in acqua tiepida per 4/5 ore. Scolatela, strizzatela bene in maniera da farle perdere tutta l’acqua, e poi distribuitela su una placca da forno ricoperta con un canovaccio asciutto e pulito. Copritela con un altro canovaccio e lasciatela asciugare tutta la notte. L’uvetta andrà ripesata prima di inserirla nell’impasto, poiché una volta reidratata peserà di più.

La pasta madre va rinforzata in vista del panettone, avrà bisogno di essere al massimo della sua forza Quindi è opportuno rinfrescarlo spesso nei giorni precedenti, e il giorno in cui faremo il primo impasto, fare tre rinfreschi consecutivi e magari un bagnetto ad inizio giornata. Farlo sempre crescere al caldo, cioè 28°C coperto da pellicola, e controllare che raddoppi in 3 ore. Al termine di questa procedura, avremo il lievito pronto ed in forza per essere usato nella ricetta.

Ho iniziato la preparazione seguendo questa tabella:

Ore 8:00
Ore 12:00
Ore 16:00
Ore 20:00 primo impasto
Fatte tutte queste doverose premesse, passiamo alla ricetta.

Esecuzione
Riunire nella ciotola della planetaria la farina, la pasta madre spezzettata e l’acqua. Usate il gancio a uncino e fate partire la macchina per circa 10/15 minuti, quindi aggiungete lo zucchero e successivamente in più riprese il burro a pomata (andrà lasciato a temperatura ambiente per un paio d’ore prima dell’utilizzo, oppure ammorbidito a microonde). Solo dopo che il burro sarà completamente amalgamato al composto, aggiungete anche i tuorli, emulsionati con una forchetta e sempre in più riprese. Fate attenzione a non lavorare troppo l’impasto, misurate la temperatura con il termometro e se vi accorgete di avvicinarvi ai 26° fermatevi, riponete l’impasto il freezer per 10 minuti prima di procedere, questo discorso vale anche nel secondo impasto. Impastate fino ad ottenere un composto liscio, setoso, omogeneo ed elastico. Questa operazione dovrà durare circa 25 minuti. Ribaltate l’impasto sul piano di lavoro, ricordatevi di staccarne un pezzetto che vi servirà come “spia di lievitazione” e pirlatelo con l’aiuto di un tarocco. Riponete il primo impasto in una ciotola ampia dovrà contenere il triplo del volume e il pezzetto di impasto che useremo come “spia di lievitazione” lo andremmo ad inserire in un contenitore graduato per valutarne la crescita. Se non avete il contenitore graduato, usate un bicchiere con le pareti dritte e segnate il punto di partenza per capire esattamente quando avrà raggiunto il triplo (1+2), con un pennarello oppure un elastico. Coprirete entrambi i contenitori con pellicola, e riponeteli a lievitare cercando di avere una temperatura costante di circa 28/30°C. Se riusciamo ad avere una lievitazione stabile senza sbalzi di temperatura, il nostro impasto sarà pronto in circa 12 ore. Qualora, trascorso Il tempo l’impasto non risultasse pronto, attendere il completo sviluppo, in quanto anticipare i tempi significherebbe ottenere un prodotto finito con un alveolatura più chiusa allungandone anche i tempi delle lievitazioni successive.

Il mattino seguente, dopo che il primo impasto avrà triplicato il suo volume possiamo procedere. Vi consiglio mentre pesate tutti gli ingredienti di sgonfiare l’impasto lievitato e di riporlo in frigorifero per 30 minuti, in modo tale da abbassare la temperatura poiché partiamo da una lievitazione a 28°. Potete decidere di avvantaggiarvi raffreddando anche la ciotola e il gancio della planetaria. Inserite nella ciotola della planetaria il primo impasto, con la farina e il malto, fate partire a velocità minima e alzate successivamente e fate amalgamare bene il composto, circa 15 minuti. Quindi incorporate lentamente lo zucchero, e solo dopo il suo completo assorbimento, metà dei tuorli, il sale e gli aromi. Lavorate bene tutto fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. A questo punto aggiungete 70 gr di burro, amalgamate e poi aggiungete anche il resto dei tuorli. Impastare bene fino a raggiungere una consistenza elastica, quindi versare nell’impasto i restanti grammi di burro, precedentemente fuso a bagnomaria ma non caldo, l’uvetta, il cedro e l’arancio candito. Continuate ad impastare fino a che la frutta non si sia ben distribuita nel composto. Togliere l’impasto dalla macchina, riporlo in un contenitore e lasciarlo riposare 30 minuti, coperto da pellicola. Dopo questo periodo, ribaltare la massa sul piano, e lasciarla puntare all’aria per circa 15 minuti. Dopo di che, pesare la quantità necessaria a seconda dei pirottini a disposizione.




Se ne mette sempre un 10% in più di peso rispetto alla taglia della forma per compensare l’evaporazione dell’acqua in cottura. Questa dose è per un panettone da un kilo, quindi metteremo nel pirottino 1100 gr di impasto. Ma la ricetta è per 1200 gr totali, perchè strada facendo si perde sempre qualcosa, e se non si abbonda si rischia di ritrovarci con peso insufficiente. Dopo aver pezzato, formare il panetto con il metodo della pirlatura, e lasciar puntare per altri 15 minuti. Poi procedere ad una nuova pirlatura, e posizionare la massa all’interno del pirottino precedentemente sistemato su di una teglia. Riporre a lievitare, sempre coperto da pellicola, ad una temperatura di circa 28/30°C fino a quando l’impasto non sarà arrivato a circa 2 cm dal bordo del pirottino.


Ci vorranno circa 6/8 ore per esser pronto. Quando è il momento, riscaldare il forno a 165°C statico, e lasciare all’aria il nostro panettone scoprendolo per fargli formare una sottile pellicina in superficie che andremo ad incidere a croce con una lama, per poi posare al centro dei piccoli pezzetti di burro.  Possiamo anche “scarpare”, cioè dopo aver inciso a croce, staccare sempre con una lama i 4 lembi formatisi dal resto della massa, scarnificando. Posizionare al centro delle piccole noci di burro, e riposizionare i lembi verso il centro. Infornare nel forno caldo, posizionando la teglia nella posizione più bassa tenendo conto dello sviluppo che il panettone avrà in cottura. Il nostro dolce è cotto quando raggiunge al cuore, cioè nel suo centro, la temperatura di 94°C. Ci vorranno circa 50/55 minuti, e sarà necessario un termometro a sonda per misurare esattamente e senza possibilità di sbagliarsi la temperatura. Quando è cotto, sfornare, e infilzarlo alla base con gli appositi ferri (o in mancanza un paio di ferri da lana) per poterlo poi capovolgere e lasciarlo così in questa posizione per almeno due ore. Trascorso questo periodo, è possibile girare il panettone e rimuovere i ferri, ma prima di confezionarlo è necessario ancora aspettare almeno  10 ore di raffreddamento.


e questo è l'interno soffice e profumato....


un panettone dalla forma un po' insolita ma che sa di panettone classico!

martedì 16 dicembre 2014

DOLCI REGALI......perchè non c'è due senza tre!



E alla fine...eccoci qua! Di nuovo. Si. Con il terzo libro della collana dell'mtchallenge.
Come per le precedenti uscite, è stata un'emozione vedere concretizzato questo progetto ed un onore aver collaborato con fantastiche persone unite dalla passione per la buona cucina, in maniera professionale, con serietà ma anche con quella giusta dose di "pazzia" , genialità e allegria.
E anche un orgoglio vedere il proprio nome di fianco alla ricetta che è stata pubblicata!

Diverso dai due libri precedenti :

 e

perchè questa edizione prende spunto da una delle nostre gare sul babà, per arrivare ad ampliare la conoscenza di un'epoca a che segna un momento fondamentale nella storia della gastronomia, cioè il periodo compreso fra la fine del XVII  e gli inizi del XIX secolo, che videro la nascita e il trionfo della pasticceria, intesa come Arte.
Le ricette sono quelle degli impasti lievitati dolci conosciuti, ma anche di ricette storiche ed inedite. “Dolci Regali” non è solo un libro di ricette fantastiche,ma è anche la testimonianza  di un'epoca, quella delle grandi monarchie di questo periodo, nelle cui cucine prese forma la consapevolezza che la figura del pasticcere era molto importante. Grazie alla sua arte,i dolci che sfornava, diventarono il simbolo del potere che i monarchi assoluti rappresentavano: ecco allora arrivare dolci gonfi, “cresciuti”, che nelle loro forme alludono a tutte le manifestazioni del potere, sia quello terreno (le corone dei kugelhupf, dei babà, dei savarin, del Ferdinandkrapfen, del kringel e così via), sia quello sovrannaturale (le trecce che richiamano l'eternità e le forme a cupola, che alludono alla potenza generatrice) e così via.


“Regali”, quindi, significa anzitutto “dei re” anche se, a dire il vero, il libro racchiude anche un'ampia sezione dei dolci dei poveri: perché anche questi ultimi avevano escogitato altrettante ricette per poter godere, seppure in occasioni speciali e non tutti i giorni, di quel piacere del superfluo che, nel loro caso, prende il nome di krapfen, di graffe, di buchteln, di buns, di torta delle rose e di molte altre ricette, altrettanto gustose.

E completano questa grande raccolta, il "solito" contributo della Community, oltre 50 ricette di sciroppi, bagne aromatiche, creme.Per finire poi con “la Dispensa del Castello”, una raccolta di liquori, conserve, acque profumate, praline ed altre golosità, da tenere a portata di mano per arricchire con un tocco personale e raffinato le vostre creazioni, per un totale di oltre 130 ricette, da combinare fra loro e per stupire i vostri ospiti.



Anche questo,concertato e diretto da quella fantastica donna che di nome fa Alessandra Gennaro in arte Van Pelt, rallegrato dai fantastici disegni della Mai, che ci lascia sempre a bocca aperta per quello che vediamo realizzato dalle sue mani e impreziosito dalle fantastiche fotografie di Paolo Picciotto, un grande professionista che è entrato nel nostro "girone creativo" e chissà cosa pensa di noi, esuberanti e vulcaniche pulzelle!



Ma che è anche un libro che non deve mancare sotto l'albero delle persone care, alle quali vogliamo fare dei regali...opsss...DOLCI REGALI...


Perchè l'uscita di questo libro, non è fine a sè stessa, ma come i precedenti, contribuisce a realizzare un progetto che ci sta molto a cuore.
Infatti, acquistando una copia di DOLCI REGALI, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.

E ora qualche nota tecnica....._

DOLCI REGALI
Collana “I libri dell'MTChallenge”
SAGEP Editori- Genova
Prezzo di copertina: 18,00 euro
Foto Paolo Picciotto
Illustrazioni Mai Esteve
Editor: Fabrizio Fazzari
Impaginazione: Barbara Ottonello
in vendita in tutte le librerie e su Amazon, IBS.

Natale è davvero alle porte....non lasciatevi sfuggire questo prezioso libro. Prezioso in tutti i sensi!
E perchè no.... regalare un cofanetto che racchiude i tre capolavori della collana, vi riempirà di gioia, riempirà di gioia chi lo riceve, riempierà di gioia chi porta avanti il progetto al quale abbiamo aderito con entusiasmo....




mercoledì 21 maggio 2014

Babà con frutta fresca e sorbetto al limone e con crema pasticcera alla lavanda



Sembrava strano che mi limitassi ad una sola ricetta, vero?! Eh si, non ho resistito, anche perchè i Babà della volta scorsa, erano si, buoni, pero' non mi sembrava facessero tanto onore ad Antonietta del blog  La trappola golosa , che con tanta dovizia di particolari, fotografie e suggerimenti, ci ha illustrato e insegnato come realizzare questo delizioso dolce campano per la sfida dell' Mtc.
Quindi non potevo finire cosi la sfida e offrirle un babà che neppure era stato realizzato con lo stampo originale, ma con le formine a forma di alberello di Natale!! Mi sembrava di farle uno sgarbo, e di snobbare e sminuire la sua ricetta, cosi mi sono spero riscattata un pochino, realizzandolo in uno stampo che proprio per babà non è nemnmeno questo, ma che almeno si avvicina. 
Ma che comunque ci azzecca ugualmente, perchè il babà non è propriamente nato in Campania! Eh no, deriva da un dolce di origine polacca, il babka ponczowa, che i cuochi francesi chiamarono "baba", mentre i napoletani  "babbà".
L'inventore  fu il re Stanislao Leszczyński ,suocero di Luigi XV, che si dilettava ad inventare sempre nuovi piatti. Il sovrano, era privo di denti e ghiotto del Kugelhupf, un dolce tipico francese dell'Alsazia che essendo troppo asciutto, venne bagnato di Tokaj e di sciroppo. Ecco fatto!! E la forma ricorda la gonna a forma di campana che indossano le anziane donne polacche chiamata babka.....
E ho per l'appunto utilizzato questo stampo, che avevo comperato tempo fa, non pensando che mi potesse tornare utile anche in questa occasione.
La volta scorsa l'ho preparato con il lievito madre, mentre questa volta ho utilizzato il lievito di birra.
E io, che sinceramente non ne andavo matta matta, devo dire che mi sono dovuta ricredere, e con me anche marito e figlia!! 

Devo sinceramente e modestamente dire che il risultato finale mi piace assai! Forse è riuscito un po' troppo alveolato, e questo deve essere stato il risultato della sbattitura sul piano di lavoro che mi ha preso un po' la mano....infatti, quando ho incominciato questa operazione, sottolineata dalle note del Dies Irae del Requiem di Verdi ,mio marito, sentendo dei colpi provenire dalla cucina, è venuto a vedere che cosa stesse succedendo!! E mi ha trovato che sbattevo ripetutamente l'impasto, e ci provavo gusto anche! A ripensarci in effetti sembravo un po' matta.....
E sentire poi la morbidezza tra le mani, quando dividevo le palline di impasto da posizionare nello stampo...è stato proprio terapeutico.
Ma poi, durante il completamento del dolce, dalla bagna, preparare la crema pasticcera, tagliare la frutta e disporre il tutto sul piatto da portata, i tono sono cambiati e dalla forza e impeto iniziali,  mi sono rilassata e concentrata ascoltando un bellissimo cd con stupendi Concerti, Sonate, Polacche, Notturni ecc di Chopin, famosissimo pianista e compositore polacco....bè, viste le origini di tutto quanto, non poteva essere diverso il sottofondo ovviamente.

L'unico rammarico è che non ho avuto il tempo materiale di preparare un sorbetto "vero"...ma comunque, visto che il protagonista della ricetta era lui, il babbà....io sono pienamente soddisfatta... e spero lo sia anche Antonietta! 

Ingredienti
300 g di farina bio tipo 0 Manitoba
3 uova  grandi
100 g di burro
100 g di latte
25 g di zucchero
10 g di lievito di birra
½ cucchiaino di sale fino

frutta fresca a piacere (kiwi, ananas, banana,fragole, melone, pera, mela)
menta per guarnire

gelatina di albicocche

Per la bagna
1 lt di acqua
400 g di zucchero
1 limone
1 cucchiaio di fiori di lavanda

Crema pasticcera alla lavanda
250 ml di latte
2 tuorli
2 cucchiai colmi di zucchero
2 cucchiai rasi di farina
1 cucchiaio di fiori di lavanda
30 g di burro

una confezione di sorbetto al limone

Esecuzione
Lievitino
Sciogliere il lievito di birra con 50 g di latte tiepido e 1 cucchiaino di zucchero e impastarli con 70 g di farina, tutti presi dal totale degli ingredienti. Lasciar lievitare fino al raddoppio, coprendo la ciotola con un telo inumidito.



Primo impasto
Versare in una ciotola il resto della farina (230 g), fare la fontana, versarci il lievitino e le tre uova. Impastare schiacciando ripetutamente nella mano l’impasto per amalgamare le uova e aggiungere un cucchiaio alla volta di latte per ammorbidirlo un po’, man mano che se ne senta la necessità, facendo attenzione a non renderlo molle; poi impastare energicamente, sbattendolo verso la ciotola per una decina di minuti. Coprire e lasciar lievitare per 80/90 minuti e comunque fino al raddoppio.


Secondo impasto
In una ciotolina lavorare il burro a pomata, impastandolo con il restante zucchero (20 g) e il sale. Aggiungerlo al primo impasto  una cucchiaiata alla volta facendo  assorbire bene  prima di aggiungere  la successiva. Lavorare per 5 minuti nella ciotola, poi ribaltare l’impasto su un piano da lavoro e iniziare a lavorare energicamente piegandolo e sbattendolo più volte per 15/20 minuti. Qui bisogna avere tenacia e resistenza perché questa è quella fase in cui è possibile ottenere un babà spugnoso e morbido, capace di assorbire e trattenere la bagna.
Quando inizierà a staccarsi dalle mani e piegandolo manterrà una forma tondeggiante, senza collassare e vedremo l’accennarsi di bolle d’aria il nostro impasto è pronto.


Per poterlo sistemare agevolmente nello stampo preventivamente imburrato,(io ho usato lo stampo in silicone quindi non l'ho imburrato), staccare dalla massa dei pezzi di pasta schiacciandoli con pollice e indice, come volessimo strozzarli, ottenendo così 6 palline.
Una volta completato il giro, con l’indice  sigillare gli spazi tra una pallina e l’altra, coprire con un telo umido e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa per 2 ore, fino a triplicare di volume.


Accendere il forno  a 220°, raggiunta la temperatura infornare, abbassare a 200° e cuocere per 25 minuti.
Dopo circa 10 minuti di cottura coprire con un foglio di alluminio, per evitare che la superficie scurisca.
A cottura ultimata lasciar intiepidire per 15 minuti e capovolgere il babà possibilmente in una ciotola larga e bassa

La bagna
Versare l’acqua in una pentola, aggiungere lo zucchero, la scorza di limone, evitando accuratamente la parte bianca e lasciar sobbollire per 10 minuti.
Spegnere, lasciar intiepidire, passarlo attraverso un colino a maglie strette e versare sul babà ancora tiepido. Ogni 15/20 minuti, aiutandosi con un mestolino, raccogliere lo sciroppo sul fondo del babà e irrorarlo di nuovo. Continuare così finché non si presenta ben inzuppato e tratterrà lo sciroppo più a lungo, cedendolo sempre più lentamente. Spennellarlo con gelatina di albicocche sciolta in pochissima acqua.


Adagiarlo su un piatto da portata, facendolo scivolare con molta attenzione.


Servitelo con frutta fresca e il sorbetto di limone guarnito con foglie di menta fresca



e per i piu' golosi la versione con la crema pasticcera alla lavanda.....

Scaldare il latte aggiungendo un cucchiaio di fiori di lavanda e spegnere quando accenna a bollire.
Mettere a scaldare la pentola con l’acqua che servirà da bagnomaria per cuocere la crema.
Nella pentola dove invece cuoceremo la crema mettere i tuorli, lo zucchero e la farina setacciata; con una frusta amalgamarli energicamente. Con un colino, scolate il latte dai fiori di lavanda e incorporatelo versandolo a filo, continuando a mescolare. Passare nel bagnomaria a fuoco dolcissimo.

Girare sempre nello stesso verso, senza mai fermarsi per almeno 15 minuti e comunque fino a quando non avrà raggiunto la densità desiderata. Spegnere, aggiungere il burro e incorporarlo con la frusta. Lasciar raffreddare girando di tanto in tanto. Sistemare la crema in un sac a poche e tenerla in frigo fino al momento dell’utilizzo.



con questa ricetta partecipo a 

domenica 6 ottobre 2013

Three Kinds of Saffron Bread (Pane allo Zafferano).......



....per Quanti modi di fare e rifare....proposto da Euan....un gentleman che vive nel Gloucestershire....che tutte le volte che devo pronunciare questo nome mi si inceppa la parola prima che esca dalla bocca,e ne esce una parola sbiascicata e indefinita, gentleman che ha un bellissimo e dolcissimo blog!

Finalmente riesco a tornare tra i miei amati fornelli e agli appuntamenti fissi che avevo purtroppo dovuto abbandonare per motivi vari. Quando avevo la forza e il tempo di guardare al pc le varie ricette e altro,mi piangeva il cuore non poter partecipare,ma veramente non ne avevo nè il tempo nè la voglia di mettermi dietro a spignattare,fotografare,postare....tant'è che il piu' delle volte ero talmente stanca che mi addormentavo sul divano col pc sulle ginocchia...o se stavo sulla sedia...quasi quasi ci cadevo....
Ora che pian piano alcune cose si stanno piu' o meno sistemando e anche perchè un giorno mi sono detta che non era giusto annullare tutto quello che era un mio spazio,mi sono decisa di fare capolino tra le cose accantonate e cosi eccomi qua di nuovo a partecipare a questo appuntamento mensile che ci fa scoprire tante ricette della tradizione o particolari,che visto appunto siamo in tante a interpretare...quanti modi di fare e rifare ci sono di una ricetta proposta??? Non ne avete proprio idea! Qua la fantasia impera,anche se ovviamente ci sono delle regole base che bisogna seguire per non snaturare la ricetta.Fantasia si ma....con moderazione!!

Euan ci spiega che " il pane allo zafferano è una specialità della Cornovaglia, la contea, anche ducato, che si trova nell’estremità della stretta penisola sud-occidentale della Gran Bretagna. Amo la Cornovaglia come pochi altri luoghi del mondo, mi piacciono i Cornish Pasties (pasticci semicircolari che nel passato nutrivano i minatori di stagno), mi piace la clotted cream (panna densa, dorata, con una crosta) ed i “cream teas” che la usano. E naturalmente mi piace il pane allo zafferano, con il suo colore impressionante e il sapore ricco ma sottile. È buono con la clotted cream, con il burro, con la marmellata, tostato o no." ...e si augura che ci piaccia questa ricetta.....secondo voi?

Cosi,mentre Alice mi deliziava con i Capricci per violoncello,di una difficoltà mostruosa,dove occorre una precisione assoluta come in tutta la musica e tutte le cose del resto...io mi accingevo a preparare questa ricetta,leggendo bene le dosi....che anche queste devono essere di una precisione assoluta altrimenti si rischia di vanificare il risultato....basta una nota stonata a rovinare un'esecuzione....basta un ingrediente buttato li a caso a rovinare una preparazione...

Qui sono riportate le dosi che io ho seguito alla lettera come le sue indicazioni per preparare il pane,eccezione fatta per le parti che segnero' in rosso.....

Per 12 panini ROTONDI o 2 pani
Ingredienti
 Un pizzico grande di filamenti di zafferano
 1 cucchiaio di acqua bollente
 150 ml di latte
 125 g di burro non salato
 100 ml d’acqua
 600 g di farina bianca per pane
     5 g di sale marino fine
     7 g di lievito di birra secco di azione veloce
   85 g di zucchero semolato
 1 uovo medio
 200 g di uva passa
 2 cucchiai di miele per la glassa (facoltativo)
 2 teglie foderate con carta da forno o due stampi per pane di 500g ben unta con burro fuso. Meglio se avete stampi bassi e lunghi.

Schiacciare i fili di zafferano in un mortaio poi trasferirli ad una piccola ciotola e versarvi sopra l’acqua bollente. Lasciar riposare per almeno un’ora per tirare il colore e il sapore dallo zafferano.

Portare il latte ad ebollizione. Sciogliere il burro nel latte quindi aggiungere l’acqua insieme allo zafferano e la sua acqua. Se la miscela non è tiepida, lasciarla raffreddare.



In una ciotolina sciogliete il lievito con una tazzina di latte (tolto dai 150 ml che occorrono) e fate fare la schiumetta (foto 1)
In una grande ciotola, mescolare la farina, il sale, il lievito e lo zucchero. Aggiungere il latte e l’uovo e mescolare bene.

Trasferire l’impasto sul piano di lavoro non infarinato. Impastare per 5-10 minuti fino a che diventa liscio ed elastico. Per ultimo, incorporare l’uva passa (io quella bianca e il tutto nella planetaria)
Un consiglio o suggerimento...l'uva passa fate in modo di lasciarla tutta all'interno senza che fuoriesca altrimenti correte il rischio che si carbonizzi ed è un vero peccato!.......



Rimettere l’impasto nella ciotola, coprire, e lasciare in un luogo caldo fino a quando si raddoppia. Ci vorrà forse due ore o anche di più.













Dopo la lievitazione, trasferire l’impasto sul piano spolverato con un poco di farina e schiacciarlo delicatamente.
Per fare i panini, dividere l’impasto in 12 e formare delle palle. Appiattirle leggermente e mettere sulle teglie, lasciando almeno 3cm tra loro.

Per fare i pani, prendere metà della pasta, dividerlo in 6/7 parti uguali e fare delle palline. Mettere nel stampo come mostrato nella foto.

Coprire i pani/panini e lasciare raddoppiare. Anche questa lievitazione potrebbe essere molto lenta.

il mio a forma di fiore........



e di treccia.....


il tutto su asse per pasta in legno massello di GP&me

Preriscaldare il forno a 220C (ridurre per forno ventilato).

Cuocere i panini per circa 15-20 minuti, i pani per circa 30 minuti, o finché saranno ben dorati. Se colpiti sul fondo dovrebbero suonare vuoti.




Per la glassa, mettere due cucchiai di miele e uno cucchiaio di acqua in una padella e portare a ebollizione. Spennellare i pani/panini due volte con la glassa mentre sono ancora caldi.



(Rino...mi scatti tu le foto visto che al mattino c'è una luce migliore,metti una bella tovaglia ne fai una in generale e poi i particolari e poi mi tagli una fetta e mi fotografi l'interno....ritorno a casa e....la tovaglia blu!!!! a me che piace tono su tono....e il particolare no perchè aveva paura di rovinare tutto....ahahaha...cosi' un po' sul blu e un po' sul rosso.....questo dolce ha avuto ugualmente un gran successo!!!)







e con questo magnifico pane partecipo all'appuntamento mensile di Quanti modi di fare e rifare



mercoledì 24 aprile 2013

L'ultima colomba di primavera.....(con lievito madre di Morandin)



Come dicevo la volta scorsa qua,è stata un'impresa mica da ridere quest'anno la scelta della ricetta della colomba!
Ma dopo che la prima versione con il lievito madre è stata veramente un grande successo,ho bissato con la versione al cioccolato ed è stata una soddisfazione ancora piu' grande!
Morbida e soffice ancora piu' della prima,una vera sorpresa,anche perchè fino a che non l'ho tagliata,come l'altra del resto, non mi sono potuta rendere conto di come fosse,se cotta al punto giusto,se il cioccolato fosse ben distribuito....cioccolato che mi ha creato un momento di panico nel momento della glassatura!
Una mia collega mi ha portato delle uova che hanno regalato ai suoi figli,che,svanito il momento iniziale per vedere la sorpresa,hanno dimenticato proprio il cioccolato!
Cosi ho pensato bene di utilizzarlo,spezzettato,nell'impasto finale. E fino a qui niente di strano.
La brutta sorpresa l'ho avuta al momento della glassatura.Scaldo a bagnomaria le uova,cominciano a sciogliersi delicatamente e lentamente,e,nello stesso istante in cui penso,eh ma guarda che bella cremina al cioccolato è venuta....ha incominciato ad addensarsi,a diventare grumoso e ammappazzato.....nooooo....
non sapevo piu' come fare,ho aggiunto un po' di panna fresca,che al momento ha risciolto il cioccolato,ma poi di nuovo raggrumato....disperazione...cosi' all'ultima aggiunta di panna,cogliendo l'attimo giusto di liquidità,l'ho spiaccicato sulla colomba e distribuito gli zuccherini....ma non mi piaceva nemmeno un po' il risultato ottenuto....e comunque,nonostante la glassa non fosse belle liscia e lucida ma un po' piu' rustica,è stata apprezzata anche in questa versione...mah!
Morale della favola: non usate il cioccolato al latte per fare la glassa,ma quello fondente!


Non mi ripeto nell'elencatura degli ingredienti e procedimento che potrete trovare integralmente QUA
Nella foto si vedono le fasi delle lievitazioni e la consistenza dell'impasto......

e le fasi della "pirlatura" (foto 1 e 2) (su Asse di legno massello di GP&me ) la posa dell'impasto nel pirottino (foto 3 e 4)
e il risultato dopo l'ultima lievitazione di 7 ore (foto 5)
E nella foto 6 la glassatura moooolto rustica!!!



La versione con gocce di cioccolato suggerita da Morandin è questa:

É sufficiente eliminare quanto segue dal 2° impasto :
Arancia candita cubettata,165gr e cedro candito cubettato,55gr.
Sostituire con : 175gr di gocce di cioccolato semi fondente fredde di frigorifero.
Inoltre (da fare la sera): in un padellino fare fondere il burro del 2° impasto e ai primi sfrigolii spegnere e aggiungere la buccia grattata di 1 arancia.Coprire con pellicola e riservare in frigorifero fino al momento dell'utilizzo.
Nel momento dell'aggiunta degli aromi se avete della buona pasta di arancia aggiungetene un cucchiaino.

Bene,e con questa versione cioccoltosa si chiude il ciclo delle colombe...anche se i colleghi mi hanno fatto notare che ci sono le colombe con la crema al pistacchio,al limoncello,alla crema,alla.....si lo so!!!
Ma ormai è passato il periodo...anche se oggi,mentre ci stavamo gustando una splendida torta preparata dalla collega,un delizioso pan di Spagna con fragole e crema...mi hanno detto....la prossima volta ci starebbe bene una versione salata....che ne dici di un bel.....panettone gastronomico?........naaaaaaaaaa.....vi assicuro che i calendari sono stati tutti aggiornati,ma a quanto pare....la gola non conosce stagioni e mesi!!