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Visualizzazione post con etichetta miele. Mostra tutti i post
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sabato 20 febbraio 2016

Tortine di grano saraceno con miele di castagno e delizia di miele al caffè



Seconda proposta...anche perchè piu' di due questa volta il regolamento non ne permette, per la sfida n. 54 dell' Mtc proposta dai vincitori della scorsa sfida, Eleonora e il Dott Meyers del blog Burro e Miele 

Per addolcire la giornata di domani, momenti preziosi da trascorrere con chi si ama, e la mia giornata di oggi, che mi vede un po' "col fiato corto"... il sabato è una benedizione/maledizione.
La prima, perchè finalmente ho tutta la giornata per me, libera di fare le cose che non sono riuscita a fare durante la settimana, o anche semplicemente di non fare un bel niente, ascoltare musica, coccolare la mia gatta, curare le mie piante. La seconda, perchè appunto avendo la giornata libera, anche la mia mente lo è, e come un cavallo allo stato brado, galoppa quà e là, senza forma, senza meta, senza limiti...pensieri belli che si alternano con quelli cupi. Cosi' mi aggiro per la casa vuota. La gatta appallottolata sui morbidi cuscini nuovi della sedia, la porta della cameretta chiusa, silenziosa, con il pigiama e le ciabatte buttati come capita, dall'ultima volta che è passata per casa. Un silenzio quasi irreale, che fa "rumore" e fa male, che fino allo scorso anno era interrotto dalle note del suo violoncello. Le chiacchierate a tavola, le discussioni, sentire il suo respiro e il suo girarsi e rigirarsi nel letto, perchè una mamma non dorme mai profondamente, ma sente sempre il respiro della sua creatura dentro di sè...Anche la gatta ha i suoi momenti di nostalgia, si mette davanti alla porta e miagola, cosi' la faccio entrare e ispeziona ogni angolo, poi si ferma in mezzo alla stanza e guarda il letto in alto e sta fissa senza muoversi per un bel po'. Fa una tenerezza incredibile, vedere di quanto sono sensibili gli animali e di quanto le manchi anche a lei. E le feste che le fa quando ritorna a casa sono incredibili!

Ma domani è un' altro giorno, e visto che abbiamo a pranzo i nostri amici del cuore, ne ho assaggiata una per "precauzione". Per divertirci, ci mangeremo una buonissima Fondue moitiè moitiè, come quella che abbiamo mangiato a Ginevra, per inaugurare il caquelon, il caratteristico tegame nel quale si intinge il pane, posto sul réchaud, il fornelletto da tavola. Il fine pasto, come vuole la tradizione ginevrina, almeno cosi' me l'hanno "venduta", si deve finire con le meringhe coperte con doppia panna. Ma visto che siamo a "dieta" (ahahah), e questa è un'altra storia, ho optato per queste tortine dal sapore rustico del grano saraceno, in ricordo della Valtellina, che mi ha in pratica vista crescere, e quindi porto sempre nel cuore, reso ancora piu' deciso ma assolutamente profumato e per niente prevaricante, dall'aggiunta del miele di castagno. Insomma, profumi e gusti caserecci, rustici, montanari, per queste morbidissime tortine, intinte per ultimo nel miele al caffè....una coccola per il palato e per gli occhi. Un'esperimento azzardato ma ben riuscito, perchè non ho mai sostituito lo zucchero con una buona parte di miele. Non sapevo come avesse reagito alla cottura, invece devo dire che sono molto soddisfatta del risultato.
Annalena spiega in maniera impeccabile la storia e la geografia del miele. Vi invito a leggere il suo prezioso contributo e se avete dubbi su quale miele utilizzare per le vostre ricette, guardate nell' infografica Dani e spariranno di sicuro!

Ingredienti
per 6 tortine
125 g farina di grano saraceno fine
  25 g fecola di patate
    2 uova
125 g burro
  35 g zucchero
  90 g miele di castagno
un pizzico di sale
zucchero a velo q.b.

Esecuzione
Montate i tuorli con lo zucchero ottenendo un composto ben gonfio. Aggiungete il burro sciolto ma freddo. Aggiungete il miele, la farina, la fecola, il pizzico di sale, aggiungendo l'ingrediente successivo solo quando il precedente è ben amalgamato.Per ultimo, gli albumi montati a neve.


Riempite degli stampini monoporzione, sbatteteli delicatamente sulla superficie del tavolo per pareggiare bene il composto. Infornate a 170° per 30/40 minuti, fino a quando la superficie risulterà dorata e lo stuzzicadenti uscirà asciutto dalla torta.
(io li ho riempiti fino all' orlo, e sono lievitati "a cupola". Se li riempite per 1/3, ne ricaverete di piu' e saranno meno gonfi. Dipende dai vostri gusti.
Lasciateli raffreddare, spolverizzateli con zucchero a velo e servite con il miele al caffé



con questa ricetta partecipo alla sfida n 54 di Mtc


Waffle con Gruyère e miele d'Acacia e Reblochon de Savoie au lait cru ai due mieli


Sembra quasi uno scioglilingua. Invece è la mia ricetta per la sfida n. 54 dell' Mtc proposta dai vincitori della scorsa sfida, Eleonora del blog Burro e Miele e il Dott. Meyers. Quando ho visto il tema di questa sfida, mi sono cascate le braccia. Ho persino pensato di gettare la spugna, perchè proprio non pensavo si potesse improntare una sfida con questo importante ingrediente, che in casa usiamo per alcune preparazioni, ma non proprio per cucinare un pasto completo!. Va da sè, che come tutte le volte, arrivo trafelata all'ultimo, con tante idee che mi sono frullate per la testa e con la convinzione di non essere degna di considerazione e all'altezza, vista la semplicità e banalità della mia proposta.
Ma quando una ha a disposizione la materia prima di un certo livello, non deve inventarsi niente di nuovo, altrimenti andrebbe a snaturare e ad alterare il gusto del piatto.
Quindi, ho pensato di servire la mia ricetta nella maniera piu' semplice e naturale possibile.
Reduce da una tourneé a Ginevra di mio marito che era a suonare con la OSR, ho utilizzato i formaggi che abbiamo acquistato prima di tornare a casa.
Mentre preparavo il tutto, pensavo a come mi ero sentita bene durante quei giorni, con la mente serena, lasciando a casa tutti i pensieri, anche se ad una certa ora del giorno, o quando ero sola, perchè lui era alle prove d'orchestra, questi cercavano di entrare forzatamente e violare quello stato di temporaneo benessere che stavo vivendo e che non volevo assolutamente intaccare con i pensieri negativi. Quindi, rivissuti brevemente ma scacciati altrettanto velocemente, ecco che i miei giorni di "grazia" e beatitudine, si sono succeduti uno dopo l'altro, facendomi sentire una "signora in trasferta". Tutte le volte che entravo nell'appartamento in affitto, e guardavo fuori dall'immensa vetrata che dava sulle case e sulle montagne di fronte, mi sentivo veramente felice. In quella cucina con poche "caccavelle" a disposizione ho preparato pranzi, pizze e focacce con grande piacere e ottimi risultati. Senza radio nè televisione. Lontano da tutto e da tutti.
Durante le giornate libere, le lunghe passeggiate sul lago o in qualche parco, e tutto il tempo solo per noi due, senza orari, scadenze, corse e altre cose che rendono la vita cosi' invivibile e poco "umana".
La consapevolezza che il suo lavoro, che una volta era stato anche il mio, è il lavoro piu' bello del mondo. La consapevolezza che ho la fortuna di potermi ritagliare un po' di tempo per me stessa e noi, quando mi è possibile, ora che la nostra bambina non è piu' bambina, e ha spiccato ormai il volo nel suo nido, e questa è sicuramente la faccenda piu' "dolorosa" che mi rattrista.
La consapevolezza, una volta ritornata a casa, e ricevuto notizie non molto belle, che mi han fatto piombare di colpo con i piedi per terra, che noi siamo di passaggio e non sappiamo veramente cosa ci aspetta domani. Nello spettacolo della nostra vita, il sipario si puo' chiudere alla fine o all'improvviso, lasciando tutto in sospeso. Il Carpe diem, sta diventando il mio modus operandi. Non sappiamo come vanno le cose, quindi voglio cogliere il massimo e l'attimo di tutto quello che mi si presenta giornalmente. Perchè " di doman non v'è certezza".... quindi, al diavolo se non ho passato l'aspirapolvere ma trascorso qualche ora in compagnia con un'amica a sorseggiare un té e guardarci negli occhi. Al diavolo se i vetri hanno gli aloni, e ho preferito passeggiare in un parco in una giornata di sole....è che purtroppo non tutti siamo liberi di gestire il nostro tempo come meglio ci aggrada. Vuoi per i mila mila impegni che ci assillano e riempiono la vita. E arrivati a fine giornata magari a dire "sarebbe bello se....". Ecco, io non voglio piu' arrivare alla fine della giornata e pensare che forse ho mancato un'occasione, o non fatto una certa cosa, che sarebbe stato bello se.....

Cosi' eccomi a trafficare con i miei "ricordi" ginevrini, dopo aver visto la fantastica infografica della Dani sull'uso  e abbinamenti dei mieli. la storia e la geografia del miele spiegato da Annalena, il mio banale ma gustoso contributo....le waffle, il mio cavallo di battaglia ormai, che mi salva in tante occasioni, prese dal nostro libro L'ora del paté alla pag 134, con qualche piccola modifica per l'occasione.

Ingredienti
per le waffle
    2 uova
  60 g burro fuso
100 g formaggio Gruyerè
150 g farina 00
un pizzico di sale
200 ml latte intero
un cucchiaio abbondante di miele d'Acacia

formaggio Reblochon de Savoie, miele di castagno e delizia di miele al caffè

Esecuzione
Sbattete le uova con una frusta, aggiungete il burro fuso e raffreddato, il Gruyerè grattugiato. Amalgamate il tutto, aggiungete il miele, la farina setacciata alternandola con il latte, il pizzico di sale e lasciate riposare il composto in frigorifero per almeno un'ora.
Versate un mestolo di impasto per volta sulla "gofriera" o piastra fino ad esaurimento degli ingredienti.
Dalla forma di formaggio, ritagliare dei dischi, o taglio preferito, adagiarli sulle waffle e aggiungere un cucchiaio di miele di castagno e sull'altro il miele al caffè.



con questa ricetta partecipo alla sfida n. 54 di Mtc



martedì 9 dicembre 2014

Biscotti di grano saraceno con zafferano, miele e frutta secca...per un Natale diverso, tra ricordi lontani, pensieri e molto altro....


Tutti gli anni, con l'arrivo delle festività ecco puntuali che ritornano stati d'animo contrastanti. Momenti di euforia da togliere il fiato, che ti fa sgranare gli occhi come un bambino curioso e non stare piu' nella pelle, si alternano a momenti di malinconia indescrivibile che ti fa piangere anche per un nonnulla e ti fa venire voglia di essere lontano da tutto e da tutti, e che finisca in fretta questo periodo.
Guardo le luminarie che addobbano le vie brulicanti di gente alla ricerca di un regalo possibilmente utile, ma anche con queste passo dall'allegria alla malinconia alla stessa velocità della luce.
Passa una pubblicità sul Natale ed ecco che la sua musica o canzone mi fa stringere il cuore e salire le lacrime agli occhi.
E allora mi fermo un attimo a pensare, e se chiudo gli occhi, i miei pensieri ritornano indietro come se stessi facendo ritornare all'inizio una vecchia cassetta....mi rivedo bambina, quando con emozione scrivevo la letterina a Gesu' Bambino che abitava in Via del Cielo n. 1. Ma che non mi portava mai il dono che avevo richiesto e non avevo mai il coraggio di chiedere il perchè. Per capire poi che Via del Cielo n. 1 non esisteva, e che i doni li comperavano mamma e papà e per quello non arrivava mai quello che avevo chiesto. Che anche se era poco, era sempre troppo rispetto alle possibilità economiche. Ma non c'era nè il tempo, nè la voglia, nè l'azzardo di fare capricci. Quello era e basta. Non per cattiveria. Ma per quei motivi che per un bambino sono distanti anni luce e non sfiorano nemmeno i suoi giovani pensieri.

E alla fine non mi importava nemmeno piu' di tanto mi sa, perchè tutto andava avanti come se niente fosse. La cosa che mi piaceva di piu' e che aspettavo con gioia, erano i pranzi che si facevano con i nonni, zii e cuginetti. Le lunghe tavolate, con piatti di fumante brodo con i ravioli di carne o con i tortelli di zucca. E il bollito con la verdura cotta che era servita per fare il brodo e il cotechino che facevano gli zii mantovani che avevano i campi e le bestie. Un Natale povero di portate, ma ricco di sapori. E quando ero piu' grandina, anche io aiutavo la mamma a fare i ravioli, alla mattina all'alba, a mettere un pochino di ripieno sul quadrato di pasta sfoglia fatta a mano, e uno in bocca, uno sulla sfoglia e uno in bocca..."Muchela de mangià chel basta no" (Smettila di mangiare che poi non basta...ma non era vero perchè ne preparava sempre di piu'....)

Ma poi col passare del tempo le cose sono cambiate. Ognuno si è creato la propria famiglia, giovani vite che prendono il posto di quelle dei "vecchi". Famiglie allargate che portano a tour vorticosi di qua e di là per non fare torto a nessuno.
Potrei andare avanti all'infinito con i miei ricordi che sono infiniti, ma ho dovuto avvolgere la cassetta fino ai giorni nostri. Quest'anno il mio Natale sarà diverso....ricco di colpi di scena, di euforia ma anche profonda malinconia....e se da una parte sono contenta, dall'altra sono spaventata e anche rassegnata.
Colpo di scena con paura per come si puo' evolvere la situazione e con quella dose giusta di gioia per il gesto coronerà la giornata di Natale, è quello che vede protagonisti noi tre fratelli con rispettivi e rispettive consorti e figlie che vanno dai 26 mesi ai 22 anni, e un padre che è rimasto assente per 26 anni. Che non ha conosciuto le nuore e nemmeno una delle nipoti. Che lo scorso anno ha espresso ai medici che lo avevano in cura, il desiderio di rivedere i propri figli. E dopo una lunga ricerca, quei figli sono stati trovati e messi di fronte ad una realtà crudele da lasciare senza fiato. Con i fantasmi del passato. Con tante domande senza risposte. Ognuno con il suo bagaglio di dolore e di ricordi. Un padre che ricordavamo cosi' come ci aveva lasciati, e che abbiamo ritrovato vecchio,solo, seduto su una sedia a rotelle perchè senza gambe. Che si ricordava ancora di noi e che ha rispolverato ricordi che sembravano cancellati ma che invece erano solo sbiaditi dal tempo, impolverati da quella patina di oblio che ci ha accompagnato fino a poco tempo fa. Che ci ha lasciato ammutoliti e ognuno cercava un segno negli occhi dell'altro. Per trovare un po' di coraggio. Per avere una risposta. Per ritrovare un attimo di conforto e di respiro dopo quello che avevamo visto. Perchè ci ha cercati dopo tutti questi anni? Che cosa vorrà mai? Lo fa perchè si è ravveduto o per convenienza?
Un padre che avremmo potuto ignorare nei suoi appelli e richieste, ma che invece non ne siamo stati capaci. Ed ecco che allora, dimentica e dimentichi del grande male, non fisico, che ci ha fatto, il giorno di Natale lo passerà insieme a noi e ai nostri consorti e alle nipoti, che nel frattempo ha conosciuto. Un gesto che è nato spontaneo e che abbiamo "assecondato" senza tante remore e ripensamenti. Perchè forse è cosi' che sta scritto che deve andare.
Non so come sarà vissuto questo momento. Da parte nostra sicuramente, lascerà un segno diverso nei nostri cuori e pensieri. Da parte sua, chissà se si accorgerà del tempo che ha perso, di quello che non ha vissuto, dei compleanni e feste che non ha mai condiviso.
Ma forse non è nemmeno questo il tempo delle domande e dei perchè. Sarà una giornata forse all'inizio un po' "imbarazzante" nei gesti, visto che è come se fosse il primo Natale che trascorriamo insieme e viste le sue condizioni fisiche. Un Natale che avremmo voluto trascorrere insieme anche lo scorso anno, ma che per motivi di salute non è stato possibile. Brutti momenti che mi hanno fatto dire "Non puoi andartene adesso, non ora che ci siamo ritrovati. Non puoi farci questo!" E poi la graduale ripresa, che ha stupito anche i medici....
Ma poi ci penseranno l'affetto e le parole delle nipoti, che sicuramente vivranno in maniera piu' spontanea e libera da pensieri, la vicinanza di questo nonno, sbucato all'improvviso. L'unica nota stonata in questo concerto di emozioni, sarà l'assenza della mamma che ha preferito non essere presente.


E sarà una giornata doppiamente "provante", dal momento che questo sarà forse l'ultimo Natale che nostra figlia passerà con noi, dal momento che andrà a vivere da sola in un'altra città....e pure questo mi lascia attonita e senza fiato. Non sono la mamma chioccia, non ho il cordone ombelicale ancora attaccato, ma....anche se una sa che prima o poi questo momento arriverà, si rende conto di non essere mai pronta. E allora mi sovviene la poesia di Khalil Gibran I figli.... ma non è che mi conforti poi tanto!

E visto che a quanto pare le emozioni non arrivano mai col contagocce ma sotto forma di valanga, questo ponte di S.Ambrogio, insieme ai nostri amici, siamo andati a Mantova e Ferrara. E mi sono voluta fermare a Pietole, dove ricordavo vivono ancora i miei zii, quelli del cotechino. Quelli che avevano i campi e le bestie. Quelli che fino a quando ho avuto una decina d'anni, andavamo a trovare con la nostra Fiat 500 color sabbia e ritornavamo in città con i prodotti della campagna. In realtà sono gli zii di mia mamma, quindi per me sono acquisiti. Ma l'incontro è stato un po' una carrambata....io che non sapevo la via, siamo passati sulla piccola strada e guardando le cascine che trovavamo sul nostro cammino, l'ho riconosciuta subito e ho sentito un tonfo al cuore. Cosi' come l'avevo vista da piccola. E quando mi sono presentata, sciorinando una parte di albero genealogico per farmi riconoscere, si sono commossi e ci è mancato poco che mi mettessi a piangere pure io! Ma non volevo avere nessun tipo di cedimento. Non questa volta. Erano troppo commossi e dopo un grande abbraccio e bacio, li ho salutati con la promessa di ritornare con mia mamma, la loro vera nipote....

Cosi', in questo turbinio di emozioni, attendo che arrivi il giorno di Natale. Non mi immagino di come sarà. Ho imparato che niente è come vogliamo che sia. Non sempre. Quindi vivro' alla giornata, assaporando ogni istante che passerà e che mi sarà regalato. Non so se ricevero' qualche regalo. So di quelli che faro'. Ma il regalo piu' prezioso, quello che faremo e riceveremo, non ha prezzo. Ha solo un nome o forse tanti nomi. So di sicuro che lo ricorderemo come uno dei Natali piu' speciali della nostra vita, dall'infanzia ad oggi. Sicuramente sarà un regalo importante per una persona che per anni lo ha passato per scelta con altre persone e poi da solo. Ma non ci sarà posto per i perchè, per le domande e per le spiegazioni. Ci saranno solo i nostri sentimenti e i nostri sguardi a parlare. E la voce del nostro cuore. Che per un momento ha dimenticato. Perchè forse è giusto che sia cosi'. Perchè forse , da qualche parte, era scritto che doveva finire cosi.....

E per questo meraviglioso contest, volevo preparare un piatto della tradizione, di quando ero piccola. Ma ho pensato di fare questi biscotti per dare un briciolo di dolcezza in piu' a tutto quanto. Perchè in fin dei conti questo Natale sarà speciale.
Come il sapore dei biscotti: il sapore rustico del grano saraceno, i pistilli di zafferano che colorano d'oro il latte, il croccante della frutta secca che a sorpresa trovi tra un morso e l'altro, e il delicato aroma del miele di Girasole che ho appena comperato....e alla fine una nevicata di zucchero a velo, come una polverina magica che porta sorrisi e leggerezza nel cuore.
Questi sono un'anteprima di quelli che sfornero' per i miei cari. Undici sacchettini a testimonianza che li ho preparati con il cuore per le persone che dal mio cuore non ci sono mai uscite e mai ci usciranno.

E anche a tutti voi....buon tutto!

Ingredienti
200 g di farina di grano saraceno fine
120 g di farina bianca
120 g di zucchero di canna
120 g di burro
    1 uovo
    1 bustina di lievito per dolci
    3 cucchiai di latte
1 pizzico di zafferano in pistilli
1 cucchiaio di miele di Girasole
6 noci, una manciata di mandorle e una di nocciole

Esecuzione
Mescolate lo zucchero con l'uovo fino a farlo diventare leggermente spumoso. Non diventerà gonfio e bianco come con lo zucchero bianco, ma si gonfierà leggermente.
Aggiungete il burro sciolto a temperatura ambiente. Scaldate leggermente il latte e aggiungete i pistilli di zafferano. Mescolate bene e versatelo nel composto. Versatele due farine alle quali avrete aggiunto il lievito e mescolate. Aggiungete la frutta secca tagliata non troppo finemente.
Dovrete ottenere un panetto compatto ma morbido. Stendete l'impasto tra due fogli da carta forno, appiattite delicatamente con il mattarello non troppo sottile.
Con gli stampini desiderati date le forme e adagiatele su una placca rivestita con carta forno.


Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti. Sfornateli, fateli raffreddare su di una gratella e spolverizzateli con zucchero a velo


Ecco il biscotto leggermente croccante fuori ma morbido dentro...........





con questa ricetta partecipo al 1° contest interamente dedicato alla cucina delle feste, organizzato dall' AIFB



sabato 22 dicembre 2012

Cubàita


Questo delizioso croccante dalle origini siciliane invece,l'ho preso alla pag. 84 e 85 del nuovo numero della nostra rivista,che ha preparato in maniera fantastica Olga Botta .
La parola "cubbiat" in arabo significa mandorlato. Volendo si possono utilizzare i pistacchi di Bronte,in onore della ricetta tradizionale.
Anche questo è finito tra i biscottini dei colleghi ed è stato apprezzato alla grande per il gusto originale del sesamo e delle mandorle.
Per essere la prima volta che lo preparo sono abbastanza soddisfatta. Quello di Olga è stupendo,ma dai commenti dei colleghi...buono,dal gusto arabeggiante...e per il fatto che non ne è avanzato...posso dedurre che era proprio buono!

Ingredienti
250 gr di miele
200 gr di semi di sesamo
100 gr di mandorle
  50 gr di zucchero
1 cucchiaio di olio di semi

Esecuzione
Sciogliete il miele e lo zucchero.Cuocete per 5 minuti.Unite le mandorle e cuocete fino a quando non si addensa. Versate su carta da forno unta con l'olio per lo spessore di 1 cm. lasciate raffreddare e tagliate a losanghe con un coltello unto di olio.

E anche qua...vi rinnovo i miei dolci auguri!