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Visualizzazione post con etichetta pane. Mostra tutti i post
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lunedì 2 maggio 2016

Pane ai 7 cereali, Schüttelbrot e Il pane e i forni delle Valli di Lanzo tra usanze, storia e tradizione


Oggi ricorre la Settimana della Collina per il Il Calendario del Cibo Italiano - AIFB e Sonia Nieri Turini ne è l'Ambasciatrice, con il suo contributo che potrete leggere qui. Ho conosciuto Sonia durante alcuni blog tour ai quali abbiamo partecipato, ed é il mio idolo! A parte la dolcezza della sua persona, nonostante sia una walkiria, che detto da me, che non sono affatto bassa, é tutto dire!, sforna dei pani e lievitati dolci che sono una autentica meraviglia. Rimango sempre a bocca aperta quando vedo le sue realizzazioni sul blog, e mi dispiace che siamo cosi' lontane...o forse é la sua fortuna, perché sono sicura che non la lascerei in pace!! Cosi', quando ho visto che ha realizzato lo Schuttelbrot, il pane del Tirolo, mi ha fatto venire voglia di provare a farlo. E' andata a finire che il mio contributo questa volta é triplo: un pane in cassetta, ai 7 cereali, realizzato con la comodità della macchina per il pane, che nonostante la "modernità" della sua realizzazione, ha comunque bisogno di attenzione, perché un impasto non corretto, ne pregiudica la riuscita. Morbido e soffice, con il gusto delicato dei cereali. Per le dosi, seguire le indicazioni della macchina, perché ognuna ha le sue indicazioni.

Poi il mio Schüttelbrot, seguendo le indicazioni di Sonia, un pane cotto nel forno, quindi con un procedimento diverso dal primo, e una caratteristica diversa. Croccante, si conserva a lungo, i semi di cumino e finocchio che gli danno un gusto particolare e fantastico.


INGREDIENTI PER LA BIGA
250 g farina di segale
250 ml acqua tiepida
10 g lievito di birra

INGREDIENTI PER L’IMPASTO
500 g farina di segale
250 g farina 0
400 ml acqua tiepida
10 g lievito di birra
20 g sale
5 g finocchio
5 g cumino
5 g trigonella/ fieno greco


PROCEDIMENTO PER LA BIGA
In una ciotola sciogliere il lievito nell’acqua, aggiungere la farina e mescolare fino ad ottenere un impasto compatto, lasciare riposare coperto da pellicola in luogo caldo ( 30° ) per circa un’ora
PROCEDIMENTO PER L’IMPASTO
Passato il tempo di riposo sciogliere il lievito nell’acqua, impastare la biga con la farina, i semi e aggiungere l’acqua  poco per volta alla fine aggiungere il sale e impastare fino ad ottenere un impasto sodo e ben amalgamato
lasciare riposare l’impasto per 15 minuti
formare dei panetti da 150 g ciascuno
disporre i panetti sopra un telo ben infarinato e lasciare riposare altri 15 minuti
a questo punto la ricetta tradizionale dice di metterli sopra un asse di legno larga e scuotere il panetto fino a quando diventa largo e sottile
ma io non avendo gli strumenti appositi, mi limito a spianarli con le mani allargandoli con la pressione dei polpastrelli come per fare delle focacce

fare riposare i pani formati circa 30 minuti
cuocere in forno caldo a 200° per circa 30/45 minuti 



Ma perchè ho scelto di fare il pane? Cosa c'entra con la collina? Collego questo importante e insostituibile elemento della nostra alimentazione, alle tradizioni, alle feste, alla cultura, che la gente di paese porta avanti da generazioni, o in alcuni casi, cerca di portare avanti, affinchè questo patrimonio non venga perso. Pane come elemento di vita quotidiana, sbocconcellato nelle brevi pause nei campi, con un pezzo di formaggio e via, ammorbidito poi nella minestra anche se era duro, perchè buttare il pane è un sacrilegio! Certamente, i ritmi del giorno d'oggi, hanno una cadenza cosi' diversa da quella dei nostri "vecchi". Tutto è fast, veloce, smart...si è perso il valore dell'attesa, dell'assaporare le piccole cose, la loro naturale velocità, il ritmo naturale...bisogna forzare tutto perchè sembra che non ci sia il tempo di aspettare, e cosi' si entra in un vortice dal quale è faticoso uscire.
Per questo ho scelto di contribuire a questa settimana con un argomento che mi ha entusiasmata fin dal primo momento...

Un giorno mio marito tenne un concerto con il Quintetto, mi sembra fosse Lanzo d'Intelvi e la Pro Loco dono' ai musicisti, un libro “Caro pane. Antichi forni e panificazione per i giorni feriali e per i riti delle feste nelle Valli di Lanzo“. Quando lo vidi, feci i salti di gioia! Ma era fantastico! Lo lessi tutto, era veramente interessante, dettagliato, con aneddoti, fotografie antiche in bianco e nero, insomma, un regalo veramente speciale! Già dal titolo si capisce l'importanza di quello che è contenuto in questo libro. In pratica, è il resoconto di un lavoro durato anni e anni di ricerca, che non è ancora finita, portato avanti da Giovanni Bregagna, appassionato di panificazione, che ha voluto lasciare come testimonianza per la sua lunga ricerca sulle tradizioni della sua valle, questo libro. In occasione de La cucina delle feste sempre per AIFB, pubblicai il mio contributo, che ho voluto estrapolare dal prezioso libro. Un lavoro lungo, ma che soddisfazione quando l'ho terminato! Lo potete trovare per esteso QUI.

Leggendo questo libro, si respira l'importanza che dà la gente delle valli ai ritmi della natura, alle tradizioni, alla socializzazione, allo scambio. E dove, se non davanti al forno di paese, la gente si riuniva, si raccontava, condivideva, gioiva o si rammaricava, raccontando spaccati di vita quotidiana? Nei paese ci si conosce tutti, e di tutti si sa. Ad alcuni potrebbe dar fastidio, soprattutto ai "cittadini", Potrebbe sembrare un'invasione alla privacy. Ma non c'è niente di piu' bello che condividere, essere partecipi, collaborare, difendere le tradizioni che una volta perse...addio.
E questo succede quando ritorno a Teglio, quando il postino o altre persone, si ricordano ancora di me, che mi hanno vista crescere da vacanza in vacanza! E mi viene in mente quando da piccola, e poi da ragazza, andavo con la mia amica Luciana, al forno del paese, l'unico, dove c'era l'Angelina, una vecchia signora che vestiva con un vestito lungo fino ai piedi, con un grembiulone nero, la lunghissima treccia raccolta in piu' giri, tenuta dalle forcine, con un foulard che le incorniciava il viso sempre sorridente, e quando entravamo nel suo forno, che era ricavato da un locale grezzo, si vedeva il muro grezzo, si sentiva un profumo intenso e stupendo del pane di segale, che ogni giorno infornava. E siccome non sempre era pronto, ci fermavamo a parlare con lei, che ci raccontava tante cose, ci guardavamo intorno e vedevamo le ruote di pane di segale appese alle travi di legno, erano quelle "vecchie", talmente dure, da mangiare nella minestra. Poi con maestria, prendeva la pala ed estraeva le ruote di pane e le posava sul tavolo. Ritornavamo a casa con il fumante contenuto e il cuore pieno di gioia, perchè era sempre bello parlare con l'Angelina.
Purtroppo piu' nessuno ha continuato a panificare dopo la sua morte. Il forno non c'è piu'. La gente prende il pane dall'unico panificio, che vende anche il pane di segale, ma non è piu' come quello di una volta. Questo è bianchiccio, e mi chiedo se davvero ce l'hanno messa la farina di segale...
Chiuso il forno, è come se si fosse spezzato un'incantesimo, che ci teneva rapiti nella sua bellezza ed unicità.
Per questo, vi invito a leggere il mio contributo, non perchè lo abbia scritto io, ma per rendervi conto dell'importanza di certi valori, usanze, tradizioni, che se non ci fossero persone disposte alla loro diffusione, condivisione e difesa, andrebbero perse. E sarebbe un vero peccato.
Per lasciare ai nostri figli un legame con il passato, che non é sicuramente moderno, all'avanguardia ecc. come quello dei giorni nostri, ma quante belle cose e quanti valori ci hanno insegnato! Perchè senza nessun riferimento e filo conduttore, non c'è storia. Perchè in un epoca di selfie e foto sul cellulare, è bello ogni tanto prendere in mano un album di vecchie fotografie, anche in bianco e nero, e cominciare a dire...questo è il tuo trisavolo, faceva il contadino....


Il Calendario del Cibo Italiano - AIFB

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lunedì 2 marzo 2015

Pan grigliato con lardo, Basajo, castagne e Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP


Sono stata conquistata dalla bontà e dalla particolarità dei formaggi La Casearia Carpenedo, che ci ha omaggiato di una gamma di sue creazioni, in occasione del blogtour a Mogliano Veneto per Radicchio tra le Stelle. Ho centellinato questi formaggi utilizzandoli il piu' possibile per le mie ricette. Questo è un'altro dei miei piatti inventati, utilizzando il pane fatto in casa, un saporitissimo formaggio Basajo, affinato in vino passito bianco, il buonissimo Radicchio Rosso Tardivo di Treviso e il lardo che arriva direttamente dagli zii che abitano a Mantova....quindi tutti prodotti sicuri per quanto riguarda gli standard della qualità e della provenienza. 
Da proporre come piatto unico, sfizioso, semplicissimo ma veramente gustoso.....perchè il caldo del pane che fa sciogliere la fettina di lardo e il formaggio, il gusto dolciastro delle castagne e la giusta leggera e gradevole amarezza del Radicchio....bè...da provare per credere!!

Ingredienti
pane casereccio
Formaggio Basajo
lardo a fettine 
castagne cotte
Radicchio Rosso Tardivo di Treviso

Esecuzione
Con la macchina del pane ho preparato una pagnotta seguendo le indicazioni del libretto in dotazione.


Se le castagne sono secche, fatele cuocere nel latte fino a quando saranno morbide.
Grigliate il radicchio sulla piastra.
Tagliate dal pane con un coppapasta dei cerchi che farete grigliare sulla piastra.
In una ciotola amalgamate il formaggio fino a ridurlo in una morbida crema.


Una volta che il pane è grigliato, appoggiate una fettina di lardo tagliata sottile, una fetta di pane, uno strato di formaggio, una fetta di pane, le castagne tagliate a piccoli cubetti e qualche foglia di radicchio grigliato.










domenica 22 febbraio 2015

Crema di zucca con crostini ai cereali




Sempre per il gioco del mese di febbraio The recipe-tionist, dal blog di Sarah, una deliziosa crema di zucca, che adoro a dismisura. La utilizzo principalmente per fare i famosi tortelli mantovani, essendo io metà milanese e metà mantovana...ma non disdegno assolutamente dolci, zuppe, creme, risotti, ratatouille, stuzzichini e altro ancora, preparati con questo buonissimo ortaggio ricco di carotenoidi, del quale si utilizzano anche i fiori, da preparare fritti in pastella, farciti con mozzarella e acciuga o semplicemente cosi' , e i semi essiccati e consumati come snack o durante gli aperitivi.
Questa volta, visto il tempo freddo e uggioso....un po' di colore sulla tavola non ci sta proprio male!
Da gustare "in purezza" o con l'aggiunta di crostini ai cereali passati in padella con un filo di olio extravergine d'oliva, che sfrigolano non appena vengono tuffati nella crema...e strappano un sorriso.

Ingredienti per 2 persone e 1/2:
600 gr di zucca
1/2 l di brodo vegetale caldo
1 cipolla bianca
1 rametto di rosmarino
30 gr di burro
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva (io Dante)
sale e pepe

Esecuzione
Pulite la zucca e tagliatela a dadi. In una pentola fate dorare la cipolla con il burro e l'olio, quindi aggiungete la zucca e fatela rosolare. Aggiungete il brodo e gli aghi di rosmarino e fate cuocere per una ventina di minuti (o finchè la zucca non risulti morbida). Frullate il tutto con il frullatore ad immersione, aggiustate di sale e pepe.
Tagliate il pane a cubetti e fateli dorare in una padella con un filo di olio extravergine d'oliva.
Serviteli a parte o direttamente nella crema.



con questa ricetta partecipo al contest di febbraio


sabato 17 gennaio 2015

Chenédi col formei...Canederli col formaggio.



Seconda proposta per la sfida dell' Mtc che ci vede alle prese con i Canederli di Monica del blog One in A Million vincitrice della sfida dei Muffins del mese di novembre.
Questa volta li ho serviti solamente in brodo. Saporiti e filanti! Una vera prelibatezza....e mentre li mangiavo, la mia mente tornava indietro nel tempo e facevo anche qualche considerazione.

Sfatiamo alcune cose su Cortina. Vero è che è la "Regina o la Perla delle Dolomiti", e su questo non si discute. Ma non è tutto oro quello che luccica....
Perchè si è abituati a "vederla" solo nei servizi dei tg, quando riprendono lo struscio, la gente impellicciata, che si diverte, che prende il sole sulle piste da sci. Ma Cortina d'Ampezzo non è "solo" questo. Non è solo cinepanettoni, vips, gente facoltosa che passa le vacanze in estate e inverno con al seguito la tata, di solito filippina, che cura i bambini, a volte di un capriccioso, che chissà perchè sono tutti bellissimi, stupendissimi, biondissimi, capelli a caschetto o lunghissimi, vestiti alla moda, ce ne fosse uno bruttino no, mai! mentre i genitori sono a rilassarsi con gli amici. 
Non è solo la Cortina dei divertimenti, degli happy hour, dei brunch, dei massaggi, dell'estetista, delle feste, della gente che per un determinato periodo dell'anno "conta". I "sior" (signori), o per essere piu' "cattivi" i fighetti.... che intasano il centro con Suv, macchinoni, jeep, in doppia fila, o con richieste pretenziose perchè pensano che qui è tutto concesso perchè loro possono e sono li e ogni desiderio deve essere esaudito.
Certo, spuntano qua e là le grandi ville dei grandi nomi. Se li conosci quei volti, magari li incontri anche per strada. 
La "vera" Cortina è fatta da altra gente. Che abita nelle varie "località", (o frazioni o sestieri) :
Acquabona ,Cadelverzo di Sopra, Cadelverzo di Sotto, Cadin di Sopra, Cadin di Sotto, Campo di Sopra , Campo di Sotto, Chiamulera, Chiave, Cimabanche, Fiames,  Fraina, Lacedel, Mortisa,  Pian da Lago, Pocol,  Rufreddo,  Sacus, San Biagio, Socol, Staulin,  Verocai,  Zuel .
Persone che svolgono diversi lavori come tutte le persone "normali"...cassiere e commesse del supermercato, della Cooperativa, dei negozi vari, che lavorano in ufficio, o fanno i muratori o falegnami o fabbri....che vanno a "fare fieno" chi ancora ha le bestie. Che vanno a "fare legna" per scaldare la propria casa e nel frattempo tiene  pulito il bosco. Che vivono li tutto l'anno, anche quando tutto è chiuso, ma che sono costrette a fare la spesa nei pochi negozi del paese che sono rimasti aperti, ma che tengono i prezzi alti come quando sono "in stagione".
Persone semplici e umili. Lavoratori. E come capita a tutti i "montanari", gente a volte un po' chiusa, pratica, senza troppi fronzoli o tante menate. Gente schietta.
Che due volte l'anno apre le porte di "casa sua" e guarda quel brulicare di gente che anima il corso, i negozi, i prati, i rifugi, le piste da sci. E alla fine della stagione si riappropria della sua terra, che rimane finalmente "silenziosa" e tranquilla. Forse, agli occhi di qualcuno un po' monotona, senza aspettative, senza sbocchi...ma sicuramente piu' genuina, piu' vivibile e "umana".

Ingredienti (per 4 persone, 15 pz)

BRODO
400 g muscolo di manzo;
1/4 di gallina
1 pezzo di biancostato
1 lingua di manzo
1 costa di sedano;
2 carote;
1 cipolla;
3 chiodi garofano;
1 foglia alloro;
2 cucchiai rasi sale grosso;
4 grani pepe nero;
2 lt acqua fredda;

CANEDERLI AI FORMAGGI
350 g pane raffermo, a dadini -1cm max-;
150 ml latte intero;
4 uova;
50 g parmigiano grattugiato;
300 g formaggi misti (io Montasio, Casera, Formaggella di Tremosine, Latteria)
150 g farina
1 cucchiaio erba cipollina tritata;
1 cucchiaio prezzemolo tritato;
1 cucchiaino raso sale fino;
1 pizzico pepe nero macinato;
1 pizzico noce moscata;

Esecuzione
Preparate il brodo.
Mettete in una pentola capiente dai bordi alti i pezzi di carne, il sedano e le carote lavati e tagliati a pezzettoni, la cipolla spellata in cui infilerete i chiodi di garofano, le spezie e poi versate l'acqua.
Mettete sul fuoco a fiamma media e portate a bollore. Con una schiumarola eliminate pian piano la schiumatura che si forma in superficie.
Abbassate la fiamma al minimo e fate cucinare semicoperto per circa 2 ore.

Preparate i canederli
Tagliate a dadini piccoli il pane (per la ricetta potete guardare qui) e i formaggi 



Prendete un terrina capiente e versatevi il pane raffermo. Unite l'erba cipollina e il prezzemolo. Poi la farina, le uova e il latte



Aggiungete la noce moscata e impastate a fondo con le mani, compattando e distribuendo in maniera omogenea gli ingredienti, pressando bene.
Il composto sarà leggermente colloso, rimangono dei piccoli residui sulle mani, ma pochissimi.



Scaldate il brodo.
Inumiditevi leggermente le mani e formate una sfera, prima roteando e poi pressando a fondo con le mani, che abbia un diametro di 3-4 cm, come quando fate le polpette e come già spiegato qui



Non si deve sfaldare nel brodo ma rimanere compatto (puo' capitare che "perda" un pezzettino di pane, ma deve rimanere integro e non perdere la forma iniziale).
Cuocete fino a quando vengono a galla e comunque per almeno 5 minuti.



Scolateli, adagiateli in una zuppiera e copriteli per metà di brodo...



o direttamente in una tazza ciotola monodose....






l'effetto "filante" ......




veduta "aerea"....



...e per far contento il marito che dice che questa foto sembra piu' "antica"....



con questa ricetta partecipo alla sfida dell' Mtc



martedì 13 gennaio 2015

Canederli....o Chenédi ampezzani...per la sfida n 44 dell'Mtc



Quando ho letto la ricetta della sfida ho gioito come non mai. Se mai avessi vinto una delle sfide precedenti l'avrei proposta io. Invece ci ha pensato Monica del blog One in A Million vincitrice della sfida dei Muffins del mese di novembre.
Ebbene si. La sfida n. 44 dell' Mtc è incentrata sui Canederli!! O Knödel per dirla alla tedesca. O Knedilky in ceco. O Chenédi, per dirla in ampezzano.
Mentre nella cucina tedesca questi grossi gnocchi di pane sono molto diffusi e con molte varianti e nomi differenti (oltre a Knödel anche Klöße), nella cucina italiana sono presenti solamente nelle cucine regionali dell'Alto Adige e del Trentino, del Friuli, della Venezia-Giulia, dell'alto Veneto e dell'alta Valtellina. In friulano i canederli sono chiamati chineglis o chineghi. A Trieste vengono chiamati gnochi de pan (gnocchi di pane). Nelle valli ladine prendono il nome di bales o balotes, da bala (sfera, palla) che è la forma tradizionale di questa specialità.
I miei sono ampezzani. Piu' che miei dovrei dire di mio marito. Si, perchè lui è nato a Cortina, ed è stato lui a farmeli conoscere. E quelli che presento qua, sono i primi "chenédi" che ho assaggiato, quando sono andata per la prima volta a Cortina, il dicembre di 28 anni fa....una vita fa.....

...A settembre io e Rino, suonavamo insieme per la stagione lirico-sinfonica nella stessa orchestra. A Cupido, distratto e commosso dai brindisi e dagli acuti tisici di Violetta, e dalla morte improvvisa di Adriana Lecouvreur, scappo' la freccia che colpi' i nostri cuori. Colpo di freccia, colpo di fulmine....Fu cosi' che a ottobre "ci mettemmo insieme". A dicembre lui andava sempre su per passare le feste di Natale con la sua famiglia, genitori, sorelle e nipoti, e mi propose di accompagnarlo....C'era da "convincere" mia mamma pero', ancora "vecchio stampo"... e comunicarle nel frattempo che la mia relazione durata sette anni e mezzo col mio moroso era finita e che il mio nuovo moroso era piu' giovane di me di quattro anni... bè, un niente no?!...cosi', una sera, alla fine di una recita alla Scala, passo' da casa mia. " Pero' vengo con il frack, altrimenti ora che metto via lo strumento e mi cambio viene troppo tardi". Ok gli dissi. Suono' il campanello, e ando' ad aprire mia mamma, che nel frattempo si era impigiamata e investagliata perchè stava per andare a letto. Appena si vide davanti quel ragazzo barbuto (la barba, che voleva tagliarsi prima di venire a casa mia!!! lo faceva piu' grande di quello che in realtà non fosse), con il frack, a momenti mi sviene! "Oh buonasera professore, mi scusi la vestaglia! Prego si accomodi, gradisce qualcosa da bere, un caffè?"....ehhhh, il fascino della divisa!! ahahah.... 
Cosi' a dicembre eravamo in viaggio verso Cortina. Un viaggio per me lunghissimo, senza fine, ma quando arrivammo a destinazione, davanti ai miei occhi si apri' un paesaggio fantastico! L'alto campanile della chiesa che si stagliava nel cielo di un azzurro mai visto,la neve sotto i raggi del sole cosi' bianca e brillante che faceva male agli occhi a guardarla e poi di sera, la luna che illuminava con la sua magica luce le montagne, e le luci delle case che sembravano tanti occhi nella notte, che man mano si chiudevano, bè, era fantastico! Passammo giorni stupendi su a Staulin, nella casa di legno di "Rubner", lontani dal traffico del centro, dove d'estate i pochi che passavano di là chiedevano il permesso di fotografare il balcone pieno di gerani rossi e dove i suoi parenti parlavano in ampezzano, e mi "traducevano" in italiano, ma io, sebbene non avessi mai sentito quel dialetto lo capivo benissimo....mah!! Era destino? Fu cosi' che da quel giorno tanti ne susseguirono, perchè a settembre dell'anno successivo ci sposammo.Passavamo estati e inverni, tra feste campestri a mangiare le Fartaies, facendo passeggiate al lago di Misurina o su in Faloria, dove suo padre, da giovane, faceva il macchinista della funivia, per poi andare a lavorare alla fabbrica di sci a Fiames. Mi raccontava che quando erano piccoli, lui e le sue sorelle si sedevano sul bordo della stazione della funivia, con le gambe penzoloni, a guardare giu' nella valle! E per andare a scuola, suo papà li caricava nella cabina e la azionava, e quando arrivavano giu' in paese, scendevano e andavano a scuola.....da brivido....oppure a "far legna", perchè La Ciasa de ra Regoles, (la “Casa delle Regole”), fulcro dell’amministrazione ampezzana, che dirigeva l’utilizzo del patrimonio collettivo, costituito da edifici, pascoli e boschi, assegnava ai "regolieri" un "pezzo" di bosco da tenere pulito, dove si andavano a tagliare gli alberi secchi, morti o malati, rigorosamente contrassegnati, e si portava a casa la legna da bruciare nella stua....
E in agosto a seguire la sfilata della Festa delle Bande (Fèŝta de ra Bàndes) che richiamava un sacco di gente ed era un appuntamento stupendo, colorato dagli stupendi vestiti tipici delle valli dalle quali provenivano. Anche Rino aveva suonato nella banda di Cortina, trampolino di lancio per il fantastico e bravissimo musicista che è diventato...e d'inverno andavamo in funivia su fino al Cristallo, a pattinare allo stadio del ghiaccio, la mia prima volta sugli sci da fondo, a fare lo struscio in mezzo alle sciure impellicciate e ingioiellate, ai vippsss che in realtà non ho mai visto a parte la Marzotto...o comodamente seduti sulla panca attaccati a "ra Stua" bollente, dove crepitavano i pezzi di legno che venivano bruciati. E per la festa di San Nicolo' far passare i Diavoli con le maschere e le catene che erano veramente terrorizzanti e gli Angeli, con San Nicolo' che porgeva i doni ad Alice e sua cuginetta, piu' "grande" di lei di soli 4 giorni.Ho avuto modo di mangiare e apprezzare nel tempo i Casunzei, i Leber chenedi, i Chenedi verdi, lo Smorum, la Puccia secca e morbida, i Nighele e lo Strudel (fatto con la pasta di pane e non sfoglia)  e altre specialità della sua famiglia.....quanti ricordi....

per questo mi piace tanto questa sfida...mi sento a "casa mia".....per questo voglio iniziare col proporre i chenédi allo speck. Nella maniera tradizionale. Perchè come ho sempre detto, e come penso sempre, ci sono dei piatti della tradizione che vanno fatti come da tradizione. Vero è che la cucina è inventiva, azzardo, fantasia, rivisitazione ecc....ma a volte si eccede e si snatura il piatto. E allora preferisco essere "banale" ma genuina piuttosto che azzardare abbinamenti "spinti"....
Come tutte le ricette che si tramandano, anche questa non ha proprio un elenco preciso di grammature. Come tutte le ricette della tradizione, si "sentono tra le mani o dal sapore" quando l'impasto o il sapore è quello giusto. Si va spesso a occhio.  Quando mi trovo a cucinare i famosi "cavalli di battaglia", non peso niente. Io che non sopporto questa cosa. E per questa ricetta mi sono imposta di essere il piu' precisa possibile. Queste "palle", nascono un po' per utilizzare il pane avanzato e raffermo e i fondi dei salumi.  Perchè non si buttava via niente, per rispetto verso il cibo, perchè  i contadini sapevano quanto fosse faticoso il lavoro e il raccolto e nulla andava sprecato. E da ingredienti "poveri" ricavavano dei piatti ricchi di sapori. Cosi' ecco che i fondi di speck, salame e altri insaccati, o addirittura anche il solo lardo, finivano insieme al pane, uova e farina sotto forma di sfere, gustati con brodo o insalata. E magari ogni famiglia ha il suo modo di servire e preparare questi chenédi, con quell'ingrediente segreto, che non sta scritto da nessuna parte ma che si tramanda di generazione in generazione, imparato e memorizzato attraverso gesti sapientemente trasmessi. Io li ho imparati cosi' e cosi' li continuero' a fare.....
 Ma non devono essere viste come uno "svuotafrigo", come quando si prepara una torta salata, una ratatouille, una frittata...con tutto il rispetto per questi gustosi piatti. Perchè allora non sarebbero piu' i chenédi. E ora veniamo alla ricetta! Qui trovate quella di Monica.

Ingredienti

per il brodo:
400 g muscolo di manzo;
1/4 di gallina;
1 pezzo di biancostato
1 lingua di manzo
1 costa di sedano;
2 carote;
1 cipolla;
3 chiodi garofano;
1 foglia alloro;
2 cucchiai rasi sale grosso;
4 grani pepe nero;
2 lt acqua fredda;

per i canederli: (15 pezzi)
350 g di pane vecchio
150 ml di latte
200 g di speck
150 g di salame 
150 g di mortadella
15 g di erba cipollina fresca o 4 cucchiai di quella secca
  4 uova
150 g di farina

Radicchio di Treviso o altra insalata a piacere

per il pane:
600 g di farina  (300 g. di farina e 150 g di Manitoba e 150 g di semola di grano duro)
350 g di acqua
150 g di Lievito Madre
2 cucchiaini di sale fino
1 punta di un cucchiaino di malto.

Esecuzione
Rinfrescate il lievito madre pesando il lievito, aggiungendo pari quantità di farina e metà di acqua con un cucchiaino di miele d'acacia. Chiudete il barattolo o contenitore con l'apposito tappo e lasciate lievitare......



Setacciare la farina.
Lavorare il Lievito Madre con il malto e la farina aggiungendo l'acqua molto lentamente.
Appena l'acqua si sarà riassorbita, aggiungere il sale e lavorare energicamente fino a formare un panetto elastico e liscio.
Mettere l'impasto a lievitare in una ciotola di vetro unta d'olio e coperto con un canovaccio bagnato,  fino al raddoppio (attenzione: il lievito madre ci mette molto più tempo di quello di birra e per il primo raddoppi ci possono volere anche 3 ore)

Riprendere l'impasto e sgonfiarlo sulla spianatoia infarinata. Dar due pieghe all'impasto e formare il filone.
Spolverare di farina (io di semola rimacinata), praticare con una lametta delle incisioni sulla superficie e mettere il filone a lievitare sulla teglia rivestita di carta da forno coperto da un canovaccio bagnato o da un foglio di pellicola.
Io l'ho messo a lievitare per 6 ore (una notte). 
Infornare a forno caldo (225°C statico) per 10 minuti inserendo una bacinella di acqua sul fondo del forno per creare umidità.
Trascorsi i 10 minuti abbassare la temperatura a 200°C e proseguire la cottura per altri 35 minuti.
Togliere il pane dal forno e, capovolgendolo, battere con le nocche sul fondo. Se questo suonerà *vuoto* il pane sarà pronto. In caso contrario proseguire la cottura per 10 minuti.
Sfornare il pane e farlo raffreddare su una gratella.

(per la ricetta del pane sono andata a bussare nel blog Eleonora "Tata Nora", che prepara sempre delle vere meraviglie che sono una garanzia....e ho "prelevato"la sua ricetta)



      
Preparate il brodo.
Mettete in una pentola capiente dai bordi alti i pezzi di carne, il sedano e le carote lavati e tagliati a pezzettoni, la cipolla spellata in cui infilerete i chiodi di garofano, le spezie e poi versate l'acqua.
Mettete sul fuoco a fiamma media e portate a bollore. Con una schiumarola eliminate pian piano la schiumatura che si forma in superficie.
Abbassate la fiamma al minimo e fate cucinare semicoperto per circa 2 ore.
Togliete dal fuoco, prelevate delicatamente la carne, Coprite e tenete da parte.

Tagliate i salumi....



... e il pane a dadini



Amalgamateli insieme e aggiungete l'erba cipollina e  la farina


poi le uova e impastate con le mani


bagnandovi le mani con acqua fredda, prelevate la quantità di impasto che sta nel palmo della vostra mano, compattate il composto e cominciate a farlo "girare" nel palmo, dando una forma sferica, come quando si fanno le polpette, per intenderci.Il composto è della consistenza giusta se "appiccica" sulle mani, ma rimane insieme, senza sfaldarsi.


Cuocete i canederli tuffandoli nel brodo di carne in ebollizione.
Quando il brodo ricomincia a bollire abbassate il fuoco e cuocete per circa 20 minuti.



Una volta cotti, scolate i canederli allo speck e serviteli con il loro brodo di cottura....









.... o asciutti, con il radicchio di Treviso 






alla rustica, in ciotole in coccio......


o asciutti....



ripresa "aerea" dell'impiattamento dei miei chenédi.....




con questa ricetta partecipo alla sfida n. 44 


giovedì 5 dicembre 2013

E' scoccata L'ORA DEL paTE'



Ci sono occasioni, momenti o situazioni che ti crei,che sono la conclusione di un percorso o di un progetto.
Poi ci sono occasioni, momenti o situazioni nelle quali ti trovi senza quasi volerlo.Senza averle pianificate o studiate.Quelle per la serie essere al momento giusto nel posto giusto.E questa è una di quelle.
Nata per me per caso,buttata là come idea,in un momento particolarmente caotico,stressante ed emotivamente complicato e pesante della mia vita.Come un ancora di salvezza per farmi sentire se non bene,almeno un po' meglio.E mi sono trovata coinvolta,all'inizio in sordina,ma poi man mano che il progetto prendeva vita,il coinvolgimento è stato sempre piu' entusiasmante e la curiosità sempre piu' crescente!

Ma chi è la persona che mi ha proposto di partecipare a questo progetto? E' Alessandra,con la quale,ho una cosa in comune,del tipo che le nostre figlie studiano musica in Conservatorio,anche se in città diverse e quindi mi sono sentita subito in sintonia con lei.Che mi ha spiegato in che cosa consisteva il suo progetto,sognato e realizzato non dall'oggi al domani,ma a lungo,con grande impegno e determinazione.Il che è una garanzia per il motivo e la buona causa per la quale questo sogno ha preso vita.E questa è la seconda motivazione per la quale la stimo!
E chi ha partecipato a questo progetto? Chi si diverte tutti i mesi in una sfida coinvolgente cimentandosi in piatti fantastici,ma che nel momento del bisogno sa tendere una mano verso i piu'  bisognosi e allora partecipa con uno spirito diverso,con una gioia e responsabilità diversa nel cuore.Noi dell'MTC.
Poi se ci mettiamo una casa editrice storica,la Sagep,che ha creduto nel nostro progetto e lo ha materialmente concretizzato e Fabrizio che ci ha supportato...bè....il gran finale non poteva che essere un capolavoro!

Non il solito libro di ricette e proposte trite e ritrite,ma un libro dal delicato color azzurro pastello,di 144 pagine con 41 ricette di paté, 8 di burri composti, 33 fra pani e crackers, grissni,muffins, scones chips e tutto quanto fa 17esima sfida dell' MTC,abbellito con le fantastiche fotografie di Sabrina e dalle bellissime illustrazioni di Roberta Sapino del blog Le Chat Egoiste.Edito dalla casa editrice :SAGEP EDITORI- GENOVA www.sagep.it  per il costo di 18,00 euro

Con questo libro, la community dell'MTChallenge sostiene il progetto “cuore di bimbi”,della Fondazione“aiutare i bambini”: nata nel 2000, per iniziativa dell'ingegner Goffredo Modena, la fondazione si propone di dare un aiuto ai bambini poveri, ammalati, senza istruzione, che hanno subito violenze fisiche o morali e garantire loro l'opportunità e la speranza di una vita degna di una persona,nel mondo e in Italia. Sono 71 i Paesi del Mondo in cui la Fondazione interviene, realizzando progetti mirati, concreti, nati per rispondere a emergenze reali e portati avanti con abnegazione,serietà e competenza. Fra questi, appunto, c'è “cuore di bimbi”, attivo dal 2005 in 10 Paesi, che ha permesso ad oggi di salvare la vita a 857 bambini altrimenti condannati da gravi cardiopatie congenite, con esiti spesso letali.
La Fondazione opera nella più assoluta trasparenza, nella convinzione che sia doveroso certificare ogni voce con la massima chiarezza, in un dialogo continuo che unisce chi è desideroso di fare del bene con chi ha la possibilità di farlo in modo concreto, rispettoso e consapevole di muovere nella stessa direzione: quella dell'aiuto alle tante vittime di questo mondo, rese ancora più indifese dall'essere bambini.
Da oggi, anche noi remiamo con Goffredo, con Sara e con gli oltre mille volontari sparsi sul territorio italiano - e lo facciamo con questo libro che è il primo tassello di quella che ci auguriamo possa essere una collaborazione duratura e proficua

Trovate a questi link tutte le informazioni:
http://www.aiutareibambini.it/
http://www.aiutareibambini.it/component/k2/item/310-sostieni-la-campagna-cuore-di-bimbi-
Il primo, è quello della home page della fondazione; il secondo, è quello del progetto che sosteniamo

Tutte le copie deL' ORA DEL paTE' contribuiscono alla campagna “cuore di bimbi”,in base ad un progetto che è nato contemporaneamente al libro e si è sviluppato in parallelo: potete trovarle in tutte le librerie d'Italia, su amazon e su Ibs, sul sito della casa editrice (http://www.sagep.it/easyStore/SchedeVedi.asp?SchedaID=2081) e sul sito della onlus, a questo indirizzohttp://www.aiutareibambini.it/oradelpate.”

E non si tratta di una vendita occasionale o a tiratura limitata. In questo caso ci sarebbero le fascette che si mettono e tolgono per l'occasione.Ogni acquisto che viene fatto,contribuisce a devolvere in beneficenza tutto quanto!In nome della massima trasparenza e correttezza,da parte di tutti.


Per questo motivo,sono emozionata ed orgogliosa per aver dato il mio piccolo contributo per la realizzazione di questo grande progetto.
E lo stesso potete fare voi. Si sa che il consumismo impera con l'avvicinarsi delle feste e coinvolge tutti con una frenesia a volte esagerata.E mette in crisi perchè non si sa mai cosa regalare.
E allora,quest'anno stupite con questo libro. Farete felici veramente tante persone che sono in difficoltà.

Nel ringraziare chi mi ha prestato attenzione fin qua,chi ha creduto in me,e a chi ha realizzato materialmente questo sogno,auguro a tutti quanti Serene Feste e un Anno migliore di quello che sta per finire.

E ringrazio fin da ora tutti coloro che ci vogliono sostenere in questo cammino. Perchè si sa....i bimbi di oggi saranno gli adulti di domani.E tutti dovrebbero avere gli stessi diritti e vivere i loro sogni e una vita degna di essere chiamata tale.Noi il primo passo lo abbiamo fatto.Ora ci auguriamo di farne tanti altri, insieme a sempre piu' persone......





domenica 6 ottobre 2013

Three Kinds of Saffron Bread (Pane allo Zafferano).......



....per Quanti modi di fare e rifare....proposto da Euan....un gentleman che vive nel Gloucestershire....che tutte le volte che devo pronunciare questo nome mi si inceppa la parola prima che esca dalla bocca,e ne esce una parola sbiascicata e indefinita, gentleman che ha un bellissimo e dolcissimo blog!

Finalmente riesco a tornare tra i miei amati fornelli e agli appuntamenti fissi che avevo purtroppo dovuto abbandonare per motivi vari. Quando avevo la forza e il tempo di guardare al pc le varie ricette e altro,mi piangeva il cuore non poter partecipare,ma veramente non ne avevo nè il tempo nè la voglia di mettermi dietro a spignattare,fotografare,postare....tant'è che il piu' delle volte ero talmente stanca che mi addormentavo sul divano col pc sulle ginocchia...o se stavo sulla sedia...quasi quasi ci cadevo....
Ora che pian piano alcune cose si stanno piu' o meno sistemando e anche perchè un giorno mi sono detta che non era giusto annullare tutto quello che era un mio spazio,mi sono decisa di fare capolino tra le cose accantonate e cosi eccomi qua di nuovo a partecipare a questo appuntamento mensile che ci fa scoprire tante ricette della tradizione o particolari,che visto appunto siamo in tante a interpretare...quanti modi di fare e rifare ci sono di una ricetta proposta??? Non ne avete proprio idea! Qua la fantasia impera,anche se ovviamente ci sono delle regole base che bisogna seguire per non snaturare la ricetta.Fantasia si ma....con moderazione!!

Euan ci spiega che " il pane allo zafferano è una specialità della Cornovaglia, la contea, anche ducato, che si trova nell’estremità della stretta penisola sud-occidentale della Gran Bretagna. Amo la Cornovaglia come pochi altri luoghi del mondo, mi piacciono i Cornish Pasties (pasticci semicircolari che nel passato nutrivano i minatori di stagno), mi piace la clotted cream (panna densa, dorata, con una crosta) ed i “cream teas” che la usano. E naturalmente mi piace il pane allo zafferano, con il suo colore impressionante e il sapore ricco ma sottile. È buono con la clotted cream, con il burro, con la marmellata, tostato o no." ...e si augura che ci piaccia questa ricetta.....secondo voi?

Cosi,mentre Alice mi deliziava con i Capricci per violoncello,di una difficoltà mostruosa,dove occorre una precisione assoluta come in tutta la musica e tutte le cose del resto...io mi accingevo a preparare questa ricetta,leggendo bene le dosi....che anche queste devono essere di una precisione assoluta altrimenti si rischia di vanificare il risultato....basta una nota stonata a rovinare un'esecuzione....basta un ingrediente buttato li a caso a rovinare una preparazione...

Qui sono riportate le dosi che io ho seguito alla lettera come le sue indicazioni per preparare il pane,eccezione fatta per le parti che segnero' in rosso.....

Per 12 panini ROTONDI o 2 pani
Ingredienti
 Un pizzico grande di filamenti di zafferano
 1 cucchiaio di acqua bollente
 150 ml di latte
 125 g di burro non salato
 100 ml d’acqua
 600 g di farina bianca per pane
     5 g di sale marino fine
     7 g di lievito di birra secco di azione veloce
   85 g di zucchero semolato
 1 uovo medio
 200 g di uva passa
 2 cucchiai di miele per la glassa (facoltativo)
 2 teglie foderate con carta da forno o due stampi per pane di 500g ben unta con burro fuso. Meglio se avete stampi bassi e lunghi.

Schiacciare i fili di zafferano in un mortaio poi trasferirli ad una piccola ciotola e versarvi sopra l’acqua bollente. Lasciar riposare per almeno un’ora per tirare il colore e il sapore dallo zafferano.

Portare il latte ad ebollizione. Sciogliere il burro nel latte quindi aggiungere l’acqua insieme allo zafferano e la sua acqua. Se la miscela non è tiepida, lasciarla raffreddare.



In una ciotolina sciogliete il lievito con una tazzina di latte (tolto dai 150 ml che occorrono) e fate fare la schiumetta (foto 1)
In una grande ciotola, mescolare la farina, il sale, il lievito e lo zucchero. Aggiungere il latte e l’uovo e mescolare bene.

Trasferire l’impasto sul piano di lavoro non infarinato. Impastare per 5-10 minuti fino a che diventa liscio ed elastico. Per ultimo, incorporare l’uva passa (io quella bianca e il tutto nella planetaria)
Un consiglio o suggerimento...l'uva passa fate in modo di lasciarla tutta all'interno senza che fuoriesca altrimenti correte il rischio che si carbonizzi ed è un vero peccato!.......



Rimettere l’impasto nella ciotola, coprire, e lasciare in un luogo caldo fino a quando si raddoppia. Ci vorrà forse due ore o anche di più.













Dopo la lievitazione, trasferire l’impasto sul piano spolverato con un poco di farina e schiacciarlo delicatamente.
Per fare i panini, dividere l’impasto in 12 e formare delle palle. Appiattirle leggermente e mettere sulle teglie, lasciando almeno 3cm tra loro.

Per fare i pani, prendere metà della pasta, dividerlo in 6/7 parti uguali e fare delle palline. Mettere nel stampo come mostrato nella foto.

Coprire i pani/panini e lasciare raddoppiare. Anche questa lievitazione potrebbe essere molto lenta.

il mio a forma di fiore........



e di treccia.....


il tutto su asse per pasta in legno massello di GP&me

Preriscaldare il forno a 220C (ridurre per forno ventilato).

Cuocere i panini per circa 15-20 minuti, i pani per circa 30 minuti, o finché saranno ben dorati. Se colpiti sul fondo dovrebbero suonare vuoti.




Per la glassa, mettere due cucchiai di miele e uno cucchiaio di acqua in una padella e portare a ebollizione. Spennellare i pani/panini due volte con la glassa mentre sono ancora caldi.



(Rino...mi scatti tu le foto visto che al mattino c'è una luce migliore,metti una bella tovaglia ne fai una in generale e poi i particolari e poi mi tagli una fetta e mi fotografi l'interno....ritorno a casa e....la tovaglia blu!!!! a me che piace tono su tono....e il particolare no perchè aveva paura di rovinare tutto....ahahaha...cosi' un po' sul blu e un po' sul rosso.....questo dolce ha avuto ugualmente un gran successo!!!)







e con questo magnifico pane partecipo all'appuntamento mensile di Quanti modi di fare e rifare