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Visualizzazione post con etichetta ricette della tradizione.. Mostra tutti i post
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sabato 14 marzo 2015

Mini tarte con cinghiale in salsa "Dolceforte"



I Baci della sfida di febbraio dell' Mtc, vinta da Flavia del blog Cuocicucidici, lasciano il posto ad un'altrettanto gustosa e interessante sfida: la Brisée di Michel Roux.
Ad essere sincera, non avevo molta voglia di partecipare. Troppi pensieri, troppi intoppi, troppi imprevisti, troppe persone vicino a me che stanno male, me compresa. Troppo di tutto. Voglia di lasciare perdere, non avere piu' nessun desiderio, nessun programma perchè tanto sai che verrà sempre boicotatto. Trovarsi stanca, sfiduciata, nervosa, rassegnata, con le lacrime in tasca. Dover affrontare ogni volta quasi da sola tutto quanto, è snervante. Sentirsi come se si stesse camminando sulle uova, su un campo minato, non è sempre piacevole. Da un senso di precarietà e di insicurezza che ti spiazzano,ti destabilizzano. Nei pochi momenti di calma apparente, appunto apparente, hai quasi paura a tirare il fiato e un sospiro di sollievo, perché non appena ti azzardi a farlo, ecco che come una "punizione" ti arriva una telefonata, un sms, una notizia ovviamente non buona. E quando senti squillare il telefono o leggi il messaggio quasi tremi...non sai se leggerlo...guardi il numero memorizzato che ti sta chiamando e la salivazione sparisce all'istante...e allora ti sembra tutto cosi' stupido, frivolo e inutile quello che stai facendo. Ti sembra stupido stare su fb, ti sembra stupido e inutile avere il blog, che tanto in questo periodo non se lo fila nessuno, quindi....
Ma siccome non sono mai stata una che si è pianta addosso, nonostante tutte le cose che sono successe, ne sarei già stata ricoverata in qualche nosocomio per "impazzimento", in un attimo di relativa calma, per la serie "nessuna nuova, buona nuova", pensando a questa sfida, mi sono detta che per fortuna c'é l'Mtc che ti sprona un attimino, e chissenefrega se nessuno piu' mi legge, voglio riprendere per un attimo le redini della mia vita e guidarle dove voglio io, mi è balzato in mente subito come realizzare la mia ricetta. Non la "solita" torta salata, con il solito banale ripieno, che per buono che sia, questa volta mi sembrava quasi scontato....questa ricetta la dedico alla mia amica del cuore. Ci sono tre categorie di amicizie secondo me: amicizie, Amicizie, AMICIZIE. La nostra appartiene alla terza categoria. Quasi 40 anni di amicizia/vita condivisa, senza mai uno screzio. Momenti sereni, di studio, di stupidate (pochissime in verità), fin dai tempi del Conservatorio. Momenti pesanti, forti, confessioni, segreti, sogni, consigli, sorrisi e lacrime. Sempre insieme. Chi ci conosce e ci vede insieme "invidia" il nostro rapporto. Per questo stiamo cosi' male in questo periodo. Io a vedere lei che soffre e viceversa. Sembra quasi che viviamo in simbiosi. Unite sempre da qualche cosa. E siccome lei/noi, siamo dolci, forti e in questo momento anche molto vulnerabili....mi è venuta in mente una pietanza che mi aveva fatto assaggiare anni fa, e che mi era piaciuta molto (a mio marito un po' meno, per questo ho realizzato una monoporzione): il coniglio in salsa Dolce forte. A lei, Alice, che ha il nome di mia figlia, o meglio a mia figlia ho dato il nome uguale al suo, toscana verace (anche se è nata in Turchia). Perchè nonostante tutto non ci abbattiamo mai, ma lottiamo e mandiamo giu' sempre bocconi amari per reagire e dare forza agli altri. E forse quando arriva la classica e famosa goccia che fa traboccare il vaso, trabocchiamo di brutto.
Dolci e forti. Speciali come questo piatto. Che non a tutti puo' piacere. Come noi.

Un piatto tipico e antico della cucina fiorentina del quale si trovano tracce nei ricettari del '500.
Si preparavano così la lepre, il cinghiale, la lingua di manzo,usati nelle ricorrenze importanti e nei banchetti nell'epoca del grande Lorenzo dè Medici detto il Magnifico, Grande mecenate, colui che, tra le tante riforme e opere, scrisse i Canti Carnascialeschi, destinati ad essere cantati con accompagnamento musicale durante il carnevale, da un gruppo di maschere che camminavano sulla strada o erano sui carri. Queste maschere rappresentavano i mestieri ( principalmente quelli dello spazzacamino, del tessitore e del pittore) e lo scopo della rappresentazione era quello di descrivere i gesti e le abitudini di queste categorie e di alludere e riferirsi, grazie a doppi sensi, alla tematica della pratica dell'amore. Di autori quasi sempre anonimi, si cimentarono anche il Pulci e Poliziano. Ma quello piu' famoso che di sicuro abbiamo studiato a scuola è quello appunto scritto da Lorenzo il Magnifico, la celebre Canzona di Bacco :

                                                « Quant'è bella giovinezza,
                                                   Che si fugge tuttavia!
                                                   Chi vuol esser lieto, sia:
                                                   di doman non c'è certezza »

Qui, la versione meno "datata" interpretata da Angelo Branduardi.....

Quante ore passate a Storia della Musica ad ascoltare brani e a studiare quest'epoca meravigliosa della nostra Storia. Io, Alice, il nostro compagno Ugo che studiava liuto e sembrava nato apposta per suonare esclusivamente questo strumento. Storia di magnificenze, poeti, grandiosi personaggi, grandiosi musicisti, tra banchetti allietati da ghironde, lire, arciliuti, flauti, vielle, viole d'amore, flauti dolci.....

Più che una ricetta vera e propria era da considerarsi una salsa d’accompagnamento, unita a metà cottura ad animali come lepre o cinghiale preparati in umido.
Questa salsa veniva preparata con panforte e cavallucci tritati, cioccolata fuso nel burro, uvetta sultanina, pinoli e noci spezzettati, il tutto innaffiato con aceto e fatto cuocere, prima di essere unito alla carne.
Per chi amava particolarmente i contrasti, la salsa era aggiunta solo a cottura ultimata, per mantenere più integri e decisi i sapori dolci.
Prima dell’arrivo dalle Americhe della cioccolata, il Dolceforte prevedeva al suo posto il miele.
Al giorno d'oggi, solo i pochi fortunati che hanno ancora le nonne che preparano questa pietanza, hanno potuto assaggiare questa delizia. Che andrà persa nel tempo se nessuno tiene viva questa ricetta della tradizione.

Io non ho la pretesa di fare da "paladina" in questa "crociata culinaria". Ma ho voluto cimentarmi ugualmente, seguendo la ricetta della mia amica, scritta a mano, su un quaderno a righe ormai ingiallito dal tempo. Per lei.  Per me. Per tutti i toscani (che mi perdonino se ho peccato in qualche passaggio!). Per tutte quelle persone che vogliono provare sapori nuovi, decisi, contrastanti e coinvolgenti.

Ingredienti per il ripieno:
400 g polpa di cinghiale
2 fette di prosciutto
cipolla, carota, sedano,alloro
1 cucchiaio di farina
pepe in grani
brodo q.b.
2 dl di vino rosso
olio extra vergine d’oliva
sale e pepe
aglio

per la salsa Dolceforte:
50g cioccolata fondente
30g pinoli
60g uvetta e frutta candita
50g zucchero
noce moscata
2 chiodi di garofano
2 foglie di alloro
cannella
½ bicchiere d’aceto bianco

Esecuzione
Tagliate il cinghiale a tocchetti e metteteli a marinare nel vino con un po’ di aceto e qualche foglia di alloro per tutta una notte. Soffriggete il prosciutto, la cipolla, il sedano e la carota tritati.
Scolate il cinghiale dal vino e rosolatelo nel soffritto. Salate, pepate e cospargete con la farina. Sfumate con il vino rosso ed aggiungere il brodo necessario per ultimare la cottura che durerà circa un'ora.


Preparate nel frattempo il “Dolceforte” mescolando il cioccolato grattato, l’uvetta, i pinoli, i canditi, le spezie, le foglie di alloro sminuzzate, lo zucchero e l’aceto. Lasciate riposare per un'oretta. (il tempo di cottura del cinghiale). Quando il cinghiale sarà pronto versate questo condimento e fate bollire per qualche minuto, o servitelo immediatamente per lasciare piu' decisi i sapori. Nella mia ricetta ho riempito la pasta brisée preparata come segue e passato in forno per altri 10 minuti.
( la ricetta prevede il cioccolato fondente, ma avendolo finito, ho utilizzato il cacao amaro. Pasta e cinghiale "avanzati", infatti ne ho usati la meta', son pronti per altre preparazioni)


Ingredienti per la pasta brisée
250 g di farina
150 g di burro, tagliato a pezzettini e leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
un pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo

Esecuzione
Versate la farina a fontana sul piano di lavoro. Mettete al centro il burro, il sale, lo zucchero e l’uovo, poi mescolateli e lavorateli con la punta delle dita.
Incorporate piano piano la farina, lavorando delicatamente l’impasto finché assume una consistenza grumosa.
Aggiungete il latte e incorporatelo delicatamente con la punta delle dita finché l’impasto comincia  a stare insieme.
Spingete lontano da voi l’impasto con il palmo della mano, lavorando di polso, per 4 o 5 volte, finché è liscio. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettetela in frigo fino all’uso.
La Pasta Brisée si conserva benissimo in un contenitore a chiusura ermetica, per una settimana in frigo e fino a tre mesi in freezer.


Infarinate leggermente il piano di lavoro (meglio se di marmo) e il mattarello. Stendete la pasta con colpi leggeri e pressione regolare, ruotandola di 90° e girandola di tanto in tanto, per evitare che attacchi e facilitare l’aerazione. Continuate così fino a ottenere le dimensioni e la forma desiderate.
Usate il mattarello stesso per misurare la vostra tortiera. Se usate un anello, appoggiatelo sulla carta da forno. Stendete l’impasto con un diametro di 5-7 cm superiore a quello della tortiera, in base all’altezza. Sollevate la pasta sul mattarello e srotolatela sullo stampo.
Rifilate la pasta in eccesso col coltello o passando il mattarello sulla tortiera. Lasciate raffreddare in frigo per 20 minuti perché non si crepi durante la cottura.


Prima di cuocere in bianco o di versare il ripieno, bucherellate il fondo con i rebbi di una forchetta per far fuoriuscire l’aria.
Se utilizzate degli stampini, con un tagliabiscotti delle giuste dimensioni o seguendo il profilo di un piatto, ricavate dei dischi per rivestire gli stampini singoli. In base alla profondità degli stampi, l’impasto dovrà avere un diametro maggiore di 4-7 cm di quello degli stampi. Mettete i dischi di pasta negli stampini e premete delicatamente con le dita per farli aderire e creare un bordo leggermente sollevato.
Rivestite il guscio di pasta con la carta forno e riempitelo con uno strato di pesi ( dai pesi in ceramica da forno, ai fagioli o ceci secchi, o riso) che tenga schiacciato l’impasto  evitando che si gonfi in maniera non uniforme.


Cuocete “in bianco” nel forno alla temperatura indicata dalla ricetta (di solito 180°-190°C) per il tempo previsto, poi togliete i  pesi e la carta e rimettete in forno perché la pasta si asciughi e colori per 5-10 minuti. Se il guscio non tornerà in forno per la cottura del ripieno, deve essere completamente cotto.
Riempite il guscio con il cinghiale e ripassate in forno per una decina di minuti

(dal momento che non sapevo quale sarebbe stato il risultato, ho eseguito la cottura in bianco, ma penso proprio che si possa cuocere tranquillamente tutto insieme)


questo è il morbidissimo, profumatissimo e speziatissimo boccone di carne con la salsa Dolceforte....


con questa ricetta partecipo alla sfida n. 46 per


domenica 9 marzo 2014

Tortelli mantovani di zucca della nonna Cornelia


Un bel...anzi, un certo giorno, ti capita tra capo e collo una notizia che mai e poi mai avevi minimamente pensato potesse arrivare. Una notizia che ti coglie cosi impreparata, di sorpresa, che inizialmente ti va in pappa il cervello, come se quella massa pensante perdesse la sua consistenza molliccia, e ti senti aggrovigliare le budella, la salivazione si azzera di colpo, e per fortuna sei seduta altrimenti potresti cadere per terra. In un nanosecondo, giusto per non far spaventare chi sta all'altro capo del telefono e per non fare la figura dell'ebete che è rimasta senza parole, cerchi di rimetterti in sesto, di far ritornare il cervello alla massa pensante iniziale, sperando che ti escano parole sensate, devi farti tornare la salivazione altrimenti esce un rantolo....cosi accusi il colpo, prendi tempo, elabori un sacco di cose, ti fai un sacco di pensieri, attendi, tergiversi,rinunci, no, aspetta e se poi...allora ci ripensi...bè in fondo cosa sarà mai, passa il tempo, ti consigli con l'amica del cuore, fai tesoro dei suoi consigli. E rimani in contatto con i tuoi fratelli che anche loro si sono trovati coinvolti loro malgrado in questa cosa e visto che sei la sorella maggiore sembra quasi che sei investita dello scettro di quella che porterà avanti la cosa, perlomeno che fa da portavoce tra chi ti ha dato la notizia e noi...ma anche no per la miseria! Io non voglio essere investita di e con nessuna carica. Voglio tornare al giorno prima di ricevere quella telefonata, in quel lontano giugno, caldo e assolato, che ha rivoluzionato la mia...nostra vita. E come è giusto che sia, ognuno di noi ha reagito alla sua maniera, chi piu' coinvolto, chi si è lasciato scivolare le cose rimanendo ai margini della cosa, e chi invece ha speso ogni istante della giornata e ogni energia della sua vita per affrontare la cosa. E sta ballando ancora adesso e chissà fino a quando ballerà!
Una situazione che mi ha portato indietro nel tempo, un dolore che non se n'era mai andato via, ma solo sopito, come sotto uno strato di cenere. Che mi ha portato a ricordare e rivivere ogni istante di nuovo, lasciandomi sfiancata e inebetita per il coinvolgimento fisico ed emotivo che avveniva su e dentro di me.
Un ritorno anzichè al futuro, come dice il film...un viaggio a ritroso con la macchina del tempo.....e immancabilmente sto ancora viaggiando e chissà per quanto tempo ancora viaggero'.....

Cosi', torna indietro di quà, pensa di là....mi ritrovo a fare la spesa e a vedere davanti ai miei occhi una bellissima zucca e mi sono ritrovata a preparare i tortelli, uno dei tanti piatti della mia infanzia...
Preparare la pasta, e pensare che questa operazione funge da antistress è un tutt'uno!
Cosi' eccomi qua alle prese con quello che ormai è il mio cavallo di battaglia,  senza pesare o misurare niente, a parte le dosi per preparare la sfoglia.
E per il ripieno....a occhio, come fa mia mamma, che quando le chiedo le dosi di una ricetta....io mi "arrabbio", ma poi mi rendo conto che davvero, quando una persona è abituata a preparare un piatto tante volte, poi non pesa piu' niente, e cosi mi riscopro ad assaggiare il ripieno, e ad aggiungere quello che manca, fino a "sentire" che è pronto, perchè con quel gusto e consistenza è cosi...buono al punto giusto....
Comunque poi le dosi le ho "estorte" a mia mamma.....

Ingredienti 
Per il ripieno:
 500 g  Zucca
 150 g Grana padano
 150 g Amaretti
 150 g Mostarda mantovana (solo di mele) Lazzaris

Per la pasta:
    4 uova
400 g farina
Sale q.b.

Esecuzione:
Preparate il ripieno il giorno prima. Tagliate la zucca a fette e fatela cuocere nel forno oppure a tocchetti in una pentola col coperchio a fuoco basso con l'aggiunta di un solo goccio di acqua.. Tritate la zucca, gli amaretti, la mostarda scolata dal suo liquido e il formaggio grana. Deve risultare un composto morbido ma “fermo”



Nel frattempo preparate la sfoglia : versate la farina e fate la classica fontana nella quale sguscerete le uova e un pizzico di sale. Con l'aiuto di una forchetta cominciate a sbattere delicatamente le uova raccogliendo man mano la farina sempre dal bordo facendo attenzione a non fare uscire il composto. Quando la farina è tutta assorbita cominciate a lavorare l'imapsto con le mani e continuate fino a quando otterrete un panetto morbido ed elastico.



Coprite la pasta con un canovaccio pulito , tagliatene un pezzetto e cominciate a tirare la sfoglia a mano o con la macchina per la pasta. Realizzate due sfoglie per volta altrimenti la pasta si secca e non riuscirete piu' a formare il tortello.
Adagiate un cucchiaino di ripieno sulla sfoglia e tagliatela a quadrati (o tagliate prima i quadrati e adagiatevi poi il ripieno). (foto 2).Piegate a triangolo con la punta verso il basso schiacciando bene i lati facendo attenzione a fare uscire l’aria altrimenti scoppia durante la cottura e a non “sporcare” con il ripieno i bordi altrimenti la pasta non si attacca. (foto 3).Unite gli altri due angoli tra il dito pollice l’indice,schiacciare (foto 4) e girare verso l’alto (foto 5) .Ecco il raviolo!

 
con questa dose di pasta ne ho realizzati 80!! (non tutti nella foto)
  

Immergete i ravioli in acqua salata bollente nel quale avrete aggiunto un goccio di olio di oliva affinchè  non si attacchino. Man mano che vengono a galla scolarli delicatamente con una schiumarola e condirli con il pesto alla salvia. Buon appetito!!
 

con questa ricetta partecipo al contest

http://colorsandfood.blogspot.it/2014/01/colors-bianco-inverno-e-comfort-food.html

giovedì 6 marzo 2014

Il ritorno del Picio...all'aglione questa volta, per Quanti modi di fare e rifare.


Quanto tempo è passato da quando ho imparato a fare i pici e ho partecipato con il Pane allo zafferano a Quanti modi di fare e rifare! Ottobre addirittura! Una serie di impedimenti e problemi che assorbivano il mio tempo, la mente e le energie, mi hanno un po' allontanato da questo mio angolo di relax e di svago. Tutti i mesi dicevo, che bella ricetta, questa volta la faccio, ma poi dovevo desistere. Se penso che una volta, partecipavo come una forsennata a tutti i contest che vedevo, con un'energia che mi stupivo io stessa di avere, perché mi riempivano di entusiasmo e di curiosità, puo' sembrare strano che abbia dovuto abbandonare seppur temporaneamente questa mia partecipazione assidua e attiva!
Poi, complici i problemi che stavo attraversando e che comunque non sono cessati, mi sono resa conto che ci sono cose che magari vanno prese di piu' in considerazione e alcune cose passano in secondo piano. Mi sono un po "stancata" di queste partecipazioni, che sto filtrando e facendo con un altro spirito. Un briciolo di "delusione", che pero' ora non me ne frega piu' niente, da parte di un contest al quale ho partecipato e vinto il primo premio, un bellissimo libro in palio che non è mai arrivato nonostante le promesse fatte dall'ideatrice del contest. Non mi ricordo piu' nemmeno il titolo del libro, né la ricetta con la quale ho partecipato, né il nome del blog e della persona che lo ha indetto. Ricordo solo che sono passati quattro anni! Ahaha.....
E cosi scelgo di partecipare a quelli che mi divertono e che mi insegnano qualcosa, che mi fanno conoscere anche se solo virtualmente persone nuove (anche se alcune le ho incontrate personalmente) che hanno le loro storie, le loro tradizioni e che comunque come me si divertono senza competizione e colpi bassi!
E ritornando sulla  pagina del blog, per vedere con che ricette si partecipa nel nuovo anno, ricette meravigliose, ho visto i pici proposti da Silvia, che ho conosciuto, del blog Una stella tra i fornelli !!!! Eh no, questa volta non posso non partecipare! Sono cosi' buoni, semplici e veloci da fare! Molto versatili, si possono proporre con diversi condimenti, ma questa volta sono proposti alla maniera toscana Doc e io li voglio provare!


 Ingredienti per 4 persone:

200 gr di farina di grano duro (oppure 100% tipo 0)
200 gr di farina 00
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
1 pizzico di sale
acqua q.b.

Setacciate bene la farina, fate la classica fontana e aggiungete piano piano tanta acqua finchè la pasta risulti compatta ma non troppo, aggiungendo anche un pizzichino di sale, poco perché altrimenti indurisce l'impasto e l'olio.
Fatela riposare coperta 30-60 minuti.
Poi stendere con il mattarello una sfoglia altra quasi un cm, e cominciate a tagliare delle strisce, che si stenderanno un po' come gli gnocchi formando dei filoncini lunghi, io mi regolo con la larghezza del mio asse di legno, essendo lungo 60 cm faccio prima un cordoncino lungo quanto l'asse, poi lo divido in 2 e stendo ancora fino ad arrivare alla lunghezza dell'asse, più sottili si fanno e meglio è, perchè poi in cottura si gonfiano parecchio e in teoria non dovrebbero superare i 3 mm di spessore.
Adagiateli in un panno di cotone utilizzando della farina di mais per non farli attaccare, o su un vassoio di cartone infarinato, cuoceteli in abbondante acqua salata, per almeno 10 minuti.


Per il condimento, che si preparerà in meno di 10 minuti, far scaldare in un'ampia padella dell'olio extravergine, sbucciare e schiacciare almeno 3-4 spicchi di aglio a persona, far insaporire l'olio con l'aglio, facendo attenzione a non bruciarlo, aggiungete del pomodoro fresco e appena appassisce spegnete la fiamma.

Saltate i pici una volta cotti e scolati aggiungendo solo alla fine del pecorino, ovviamente se piace, altrimenti il parmigiano grattato va benissimo!



Con questa ricetta partecipo all'appuntamento mensile

http://quantimodidifareerifare.blogspot.it/

domenica 23 febbraio 2014

Strudel di mele con frutta secca e crema pasticciera mandorlata


 Dopo il mio primo e unico, cosi pensavo, Strudel, eccomi qua, con la mia seconda, ma davvero ultima, lo posso confermare con certezza, proposta per l'Mtc. Cosi' Mari del blog Lasagnapazza, colei che ha lanciato questa sfida, potrà stare tranquilla, almeno per quanto mi riguarda!!
Mi sarebbe piaciuto provare altre varianti, questo dolce lo preparo abbastanza spesso, nella versione tradizionale, ma proprio non ho avuto tempo.
Complice anche un viaggio in quel di Dortmund, Düsseldorf e Colonia per seguire il marito in tourne, ho riposto "malvolentieri" gli attrezzi da cucina e....ho dovuto rilassarmi!
Quando riuscivo a collegarmi vedevo le fotografie di tutti gli strudel che facevano le mie amiche,mi dicevo seeee già, mi ritiro, anche se poi avevo una voglia matta di cucinare! Mica potevo prendere in prestito la cucina dell'hotel¨! Vi immaginate??!! Cosi' il mio è stato un riposo forzato: niente lavoro, niente mestieri di casa, niente spignattare....non che la cosa sia stata poi cosi' negativa,anzi!!
Abbiamo girato e rigirato per la città nei momenti liberi e visto le attrazioni del luogo, ho riposato e girato per negozi mentre lui provava, abbiamo mangiato nei locali tipici, e in un ristorante gestito da italiani che faceva delle lasagne e della pasta da urlo! Ho assistito ad un bellissimo concerto.
Ho staccato per un poco la spina da tutti i problemi che ho lasciato a casa, anche se a dire il vero, cercavo si di rilassare la mente, ma poi ovviamente il pensiero tornava da dove era partito.
Un altro momento che mi ha ritemprato sono stati il rito della colazione e il suo relax...scendere nella sala ancora semivuota, dare uno sguardo al buffet ricco, servirmi di ogni cosa pronta, scrutare dalle grande finestre il cielo plumbeo che a volte si apriva lasciando spazio al colore azzurro, salutare gli altri clienti vicini di tavolo, che davano uno sguardo alla mia colazione, che durava ben un'ora, e mangiavo veramente di tutto!
Uova e pancetta, formaggi misti accompagnati da gelatine di frutta, salmone con salsa al rafano, pane tostato, yogurt con cereali o semi misti, frutta fresca, pane burro e marmellata, brioche, succo di frutta, cappuccino, perchè il caffè era imbevibile, ed ero pronta ad affrontare la fredda giornata tedesca.
E ora che sono tornata alla solita vita, devo confessare che un po' mi manca il dolcefarniente!
La solita vita che mi ha subito fagogitato nei suoi frenetici ritmi. Ma oggi, ho trovato un briciolo di tempo per realizzare questa proposta, che avevo in mente già da tempo, e che non pensavo nemmeno di riuscire a realizzare.
Complici le brutte ma buone mele che mi ha portato mia mamma dalla Valtellina....che non potevano che finire o in una torta di mele o in uno strudel!
E come variante ho aggiunto un bel po' di frutta secca, che al primo morso crea contrasto con il morbido delle mele profumate di cannella.
Anche per la crema pasticciera ho fatto una variante....ho usato anche la farina di mandorle e direi che il risultato è stato positivo.....strudel già dimezzato, "ma si puo' mangiare o devi fare le foto?" ma che domande che fanno, come se non lo sapessero!!!! anche se al primo morso è uscito un ..."ma c'è la frutta secca e le banane...ma lo strudel va fatto con le mele!!!" Insomma, prima fanno i difficili e poi.....

 Ingredienti
per la sfoglia
150 g di farina 00
100 ml di acqua
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di sale

per il ripieno
700 g di mele
3 cucchiai di rum
50 g di pangrattato
30 g di burro
noci,nocciole,mandorle,uva passa,banane disidratate,fichi secchi,datteri q.b.
la scorza di ½ limone grattugiata
1 cucchiaino di cannella in polvere
20 g di burro fuso per spennellare la sfoglia
zucchero a velo a piacere per la superficie

per la crema pasticciera mandorlata
500 ml di latte
  4 tuorli
50 g di zucchero semolato
25 g di farina bianca
25 g di farina di mandorle
½ baccello di vaniglia

Preparate l’impasto per la sfoglia.
Scaldate l’acqua, deve essere abbastanza calda ma non bollente. Setacciate la farina in un recipiente, aggiungete il sale e l’olio e versate a mano a mano l’acqua calda mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e cominciate a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettete l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezz’ora. Nel frattempo accendete il forno e portatelo alla temperatura di 180°C, modalità statica.

Preparate il ripieno.
Fate sciogliere in un tegame il burro e poi fatevi rosolare il pangrattato fino a farlo dorare (attenzione, basta un attimo per passare dallo stadio della doratura a quello della bruciatura). Spegnete il fuoco, versate il pane in un recipiente, fatelo leggermente raffreddare, quindi aggiungete la scorza del limone grattugiata, la cannella e mettete il composto da parte.
Lavate sotto l’acqua corrente le mele,tagliatele con l'apposito attrezzo o con un coltello a spicchi e poi a pezzetti.



prendete la frutta secca e tagliate i fichi a pezzetti,togliete il nocciolo ai datteri,tagliate le mandorle a pezzetti (o lasciatele anche intere se preferite),lasciate intere le nocciole e le banane essiccate e mettete a bagno l'uvetta con il rum




Stendete la sfoglia.
Mettete una tovaglia pulita (possibilmente lavata con sapone neutro e ben sciacquata), di lino o di cotone, sopra a un tavolo. Infarinate leggermente la tovaglia, prendete l’impasto e cominciate ad appiattirlo con le mani sopra alla tovaglia, quindi spianatelo aiutandovi con un mattarello. Quando la sfoglia comincerà ad essere abbastanza sottile mettete da parte il mattarello, sollevate la sfoglia dal tavolo aiutandovi con le mani e, tenendola con le nocche nella parte sottostante, cominciate a tirarla verso l’esterno facendola girare ogni tanto e facendo attenzione che non si rompa. La sfoglia deve diventare praticamente trasparente. Riponetela nuovamente sulla tovaglia, dovreste aver ottenuto una sfoglia quadrata di circa cinquanta centimetri per lato. Siccome i bordi saranno rimasti un po’ più spessi, passate con le dita lungo tutta l’estremità della sfoglia tirando la pasta per assottigliarla.



Disponete sulla sfoglia il composto di pangrattato, quindi sopra ad esso il ripieno di mele, lasciando liberi circa due centimetri di bordo.



A questo punto, aiutandovi con la tovaglia, cominciate a sollevare la sfoglia per arrotolarla sul ripieno. Fate fare un paio di giri, quindi ripiegate anche i due lembi esterni e continuate ad arrotolare fino alla fine.



Riponete la sfoglia in una teglia precedentemente imburrata, spennellate la superficie della sfoglia con il burro fuso e mettete a cuocere.


Ci vorranno circa trenta/quaranta minuti, ma siccome la cottura dipende molto dal forno, fate attenzione perché la sfoglia non deve diventare troppo scura bensì deve rimanere dorata.
Togliete la teglia dal forno e fate raffreddare lo strudel.


Preparate la crema pasticciera mettendo in una casseruola i tuorli, lo zucchero.. Mescolate bene il composto aggiungete le due farine e versatevi il latte freddo a filo sempre mescolando. Ponete la casseruola sul fuoco e mescolate fino a che la crema avrà preso consistenza, quindi spegnete il fuoco, aggiungete la vaniglia e fate raffreddare la crema ricoprendola con della pellicola per evitare che si formi la pellicina sulla superficie.

Una volta raffreddato, spolverate lo strudel con lo zucchero a velo, tagliatelo a fette e servitelo con la crema pasticciera







con questa ricetta partecipo al contest




mercoledì 1 gennaio 2014

Patè di lenticchie Umbre e pepe rosa con cotechino... e i miei "non auguri"..........




Primo post dell'anno nuovo,che di nuovo ha solo cambiato le cifre. Perchè per il resto mi sa che passerà come tutti quelli passati e che passeranno......
La prima giornata dell'anno è quasi giunta al termine e mi sto rilassando ricordando la serata trascorsa con gli amici del cuore. Una serata tranquilla,all'insegna della raffinata semplicità,senza strafare e senza doversi inventare effetti speciali per stupire .....cenone, trucco e parrucco, qualcosa di rosso, tacco 12 o altri artefizi. Condiviso con serenità la cena con portate semplici,una casetta di pancarrè farcita con salmone e caviale finto perché quello vero quel che costa si sa, affettati misti, gateau di patate patè,cotechino e lenticchie,casetta dolce,panettone,brindisi finale....
Come tutti a festeggiare e a scambiarci gli auguri di buon anno. Tra bacini e baciotti,tintinnamenti di calici,magari un po' di commozione. Magari qualcuno non lo festeggia nemmeno questo giorno,perchè alla fin fine è un giorno qualunque,è solo l'ultimo giorno dell'anno,quindi? Si fanno propositi e promesse,si augurano speranze e successi,salute e soldi e amore.......che non sempre si avverano...per quanto mi riguarda non mi auguro niente,non programmo niente e non mi auspico niente,perchè nonostante gli auguri i desideri e i buoni propositi,l'anno che verrà andrà come deve andare punto e basta. Che non sarà poi tanto diverso da quello che sta per finire,punto e basta. Vivere alla giornata senza tanti progetti e programmi perchè tanto possono cambiare da un momento all'altro.Cosi',non mi illudo e non mi viene il nervoso se mi sono programmata una cosa e poi per motivi ics non si è potuta realizzare.
Vedro' passare davanti ai miei occhi la solita vita,le solite persone che hanno deciso di vivere la loro vita con quella dose di "sano egoismo" che le fa stare bene anche se tu stai male.Quindi,oltre a ripromettermi che vorrei mettermi a dieta e che ci devo riuscire,mi devo ripromettere anche io di vivere la mia vita con il sano egoismo,e di pensare di piu' a me stessa. Tanto gli altri,quello che vogliono fare lo fanno lo stesso. Niente aspettative da e per nessuno quindi.anche se non condividi le loro scelte devi fregartene e andare avanti per la tua strada.Tanto loro fanno lo stesso nei tuoi confronti quindi perchè morirci? Tanto,finiro' in un ospizio,quando sarà il momento,come mi han sempre detto senza tanti complimenti,e quando saro' morta non mi faranno nessun monumento a titolo di ringraziameno per quello che ho fatto,quindi,perchè immolarmi come nà santa che tanto, santa non sono?Voglio fare le cose che mi fanno star bene e fregarmene degli altri senza infierire su di loro ovvio! Voglio voler bene alle persone che davvero mi vogliono bene e che contraccambiano sinceramente questo sentimento,e ignorare tutte le altre che mi stanno accanto per opportunismo o cosi' perchè ormai....Quindi,vorrei riuscire a non fare piu' bilanci della mia vita perchè ci sto da schifo.Troppe volte ho dovuto cambiare programma per ics motivi e troppe volte sono caduta per ics motivi.La mia vita non è andata proprio come avrei desiderato andasse.Nonostante la dedizione e i sacrifici che mi sono fatta .Anche se pensavo di aver seminato bene non ho raccolto altrettanto bene. L'anno che sta per finire non è stato nè piu' ne meno come quello degli anni precedenti....notizie buone (???), colpi di scena e sconvolgimenti (q.b.)....quindi....

Abbiamo fatto il conto alla rovescia,ci siamo scambiati baci e abbracci e abbiamo brindato come vuole il copione.Forse davvero con la speranza che domani sia migliore...perchè se dicono che la speranza è l'ultima a morire...un po' di vero ci sarà. E come dice la famosa Rossella...domani è un altro giorno quindi....nonostante il mio pensiero caustico,acido,poco confortante,per niente allegro e festoso come invece dovrebbe essere visto il periodo...un abbraccio a tutti quanti e..... auguri....comunque vada....si vede che è cosi che doveva andare.... :-))))
E come prima ricetta per accogliere il nuovo anno, ho sperimentato questo delizioso patè realizzato dalla Mapi, per il nostro primo libro dell' MTC . Un patè veramente gustoso, per dare un tocco particolare e presentare in maniera originale questa leguminosa ricca di proteine e di ferro, da gustare con crostini o come in questa ricetta, accompagnando il tradizionale cotechino.



Ingredienti
(per uno stampo da 500ml. o 4 stampini mono porzioni)
180 g lenticchie rosse
 1/2 l brodo vegetale
 1 cipolla tritata
 2 spicchi aglio
 2 cucchiai di pepe rosa
 30 g burro
 1 cucchiaio di Marsala
 1 rametto di maggiorana (o 2 cucchiaini di maggiorana secca)
 olio extravergine di oliva
Esecuzione
Soffriggete in un poco di olio, aglio e cipolla tritati per due o tre minuti, aggiungervi le lenticchie, la maggiorana e il pepe e mescolare bene per insaporirle. Aggiungere il brodo caldo a poco a poco e farle cuocere per 20 minuti (40 se non le avevate ammollate). Unite il Marsala e fatelo evaporare.
Passate la crema al setaccio per togliere le bucce se volete un composto vellutato, ma se volete un aspetto piu' rustico, frullatelo, aggiungendo il burro. Mescolate e amalgamate fino a quando sarà ben assorbito.
Versate il paté in stampini singoli in silicone o in uno stampo da plumcake rivestito con pellicola trasparente,che vi faciliterà poi il capovolgimento e compattate bene, livellatelo e mettetelo in frigorifero a rassodare per almeno due ore.
Sformate il paté e servitelo............

mercoledì 27 novembre 2013

Lat e castegn,ultima tappa dopo un viaggio tra i ricordi.....


Mamma,hai qualche ricetta vecchia con le castagne che facevate tu o la nonna?

" Ricett vecc,no.Fam pensà.Eh si,el lat cunt i castegn. Ma quela a lè minga nà riceta. La faseva la nona quand a serum picinin e la se mangiava al post della minestra o a culasiun.Ma i giuin a la cugnusen no. Nà volta quel che ghera se mangiava....el lat cun la pulenta o el ris o i castegn. Te se ricordet no che te la fasevi anca a ti quand te seret picinina e te la mangiavet insci' vulentera"....

Gnicccc....riapro il cassetto dei ricordi e...si,mi ricordo! Quando ero piccola la mia mamma mi faceva riso e latte per cena,e per me era una grande evento,quanto mi piaceva!
O al mattino a colazione mangiavo dei tazzoni con la polenta abbrustolita o con le castagne!
La polenta aveva quelle righe lunghe e nere che erano state lasciate dalla bistecchiera che usava per abbrustolirla,e la superficie era secca e quando la tuffavo nel latte andava a fondo.Poi bastava inciderne un po' la superficie col cucchiaio,ed ecco che allora si susseguivano una serie di sapori e consistenze...il latte caldo,il morbido della polenta,la crosticina che scroccava sotto i denti....
Il latte con le castagne,sempre abbrustolite,cosi grosse che quasi non ci stavano in bocca...o forse erano normali,ma si sa che da piccoli,tutto ci sembra piu' gigantesco.....

Si ma come si fa che non mi ricordo? C'è un modo particolare?

"Ma vaaa,particular cusè! Te ciàpet i castegn e te le fe braschè,e pö ti a pelet,te fe scaldà el lat e ti a metet denter. Se no ti a pelet a crüd e ti a fe buli' nel lat fin che diventen tener"

Mamma parla italiano...braschè...cosa vuol dire brascheeeeeè?

"Brüstuli'...te fe un tai e ti a metet süla padela per i castegn"

Ahh ho capito!Ok grazie ciao...Si ciao fam savè.....fai sapere cosa? Se sono riuscita a fare le castagne nel latte?Mah....Con tutte le cose che preparo piu' complicate....

dopo due minuti...suona il telefono e..... ma perchè te servis la riceta cunt i castegn?...e si bella domanda...già...perchè mi serve la ricetta con le castagne?....ehhh,è per il blog,la ricetta del mese,quella dell'MTC,ogni mese una sfida diversa.....lemmecusè ?...Si va bè mamma,te lo spiego la prossima volta va....

a te pödet fa la pasta o i crespel. Iu mangià sü a Tej (Teglio) dumenica pasada cun la marmelada de maron glasè, a l'eren insci' bun!

Si ma io cercavo una ricetta antica....va bè faccio le castagne abbrustolite col latte...ciaooo

Questa è la conversazione mattutina con la mamma,alla ricerca di una ricetta antica,che non fosse banale,troppo inflazionata o sontuosa,ma che fosse davvero datata,un po' una ricetta della memoria.
E questa è davvero una ricetta dei ricordi.Anzi,una "non ricetta".Certo,mia mamma per esigenze legate al momento e al territorio dove abitava,era quasi obbligata a mangiare quello che c'era.
In tempo di guerra,nonni e zii vivevano nelle campagne mantovane,vivevano di quello che offriva la terra.Dove davvero non si buttava via niente.
Dove c'era il rispetto per il lavoro,la fatica nei campi e il raccolto dei suoi frutti.
Dove le bestie venivano accudite e poi vendute.La cascina dello zio Guglielmo,fratello della nonna Cornelia,con tutte le bestie,e i miei nonni alle prese con i campi e il maiale.
Momenti di vita contadina scanditi dalle fase lunari,dalla semina e dal raccolto,dall'uccisione del maiale e la preparazione del salame,della cassöela,del sanguinaccio....

Piatti della tradizione che senza la continuità di chi ama i legami e gli affetti andrebbero altrimenti persi.Ricette scritte su quadernetti a quadretti,con bella grafia.Ricette scritte solo nella mente,che quando ne chiedi le dosi,ti senti rispondere ...eh vai a occhio,lo vedi quando è pronto....eh si,sembra facile,potrebbe dire qualcuno. Si. All'inizio si fa un po di fatica,ma poi quando queste ricette diventano i tuoi cavalli di battaglia,li fai con tanta naturalezza che quasi ti sorprendi.
Ed ecco che per la besciamella non pesi niente ma vai ad occhio.E ti accorgi dalla consistenza e dal sapore,che non deve essere troppo di farina,che la besciamella è pronta. Perchè sa di besciamella.E il ripieno dei tortelli di zucca è pronto quando sa di cosi....e quello di carne anche....difficile da spiegare a parole!
Una serie di "non ricette" che ti porti impresse nella mente e nel cuore.

Mai nessun altra sfida,mi ha fatto tornare indietro nel tempo come questa.E pensare che aveva un solo ingrediente...una semplice ed umile castagna.Cosi semplice ma cosi preziosa.Che sa di tempi andati,di lunghe passeggiate nel bosco,con un piccolo bastone,gli scarponcini e un vecchio zaino da riempire col prezioso bottino.E poi tutti davanti alla stufa ad abbrustolirle,dopo che i grandi le avevano incise,e noi si aspettava con impazienza,tra uno scoppiettio e l'altro.E la mamma e la nonna che si ustionavano le dita per pelarle ancora calde e offrircele da mangiare subito perchè calde erano sono piu' buone.
Ecco perchè per l'ultima tappa del mio breve viaggio tra le castagne,concludo con una "non ricetta" del cuore
Ecco perchè prendo gli album di fotografie,la maggior parte in bianco e nero,e comincio a sfogliarli.Un gesto quasi inutile perchè le ho impresse nella memoria una per una.Ma riguardarle,mi da un senso di sicurezza,che quei momenti sono davvero stati vissuti e immortalati.E dentro di me mi sento esclamare....è vero guarda qua...mi ricordo questa foto....ecc....e quanta nostalgia risale dentro di me!

E voglio condividere questi scatti,che sembrano cosi "antichi"...ricordi e valori che ho trovato in comune anche con un altra amica di questa sfida ....la Eleonora in arte Tata Nora....non ho parole per descriverla!Il suo blog non è una vetrina di ricette e basta ma un pezzo di vita ogni volta.
.... io a 3 mesi...in una posa da brivido! Sul calorifero che se solo mi entusiasmavo un po' di piu' facevo uno di quei voli!!E oggi i bimbi sono messi nella sdraietta,nel dondolino con la musica,ben ancorati con le bretelle e cinture...i primi passi nel pratone,dove in pratica sono cresciuta,perchè mia mamma lavorava in una lavanderia,infatti la frazione si chiamava Lavanderie di Segrate,e quindi io passavo allo stato brado le mie giornate con i figli del padrone,a gattonare e poi a camminare e correre e giocare a nascondino,in mezzo alla terra,le formiche,l'erba che ti macchiava i vestiti...altro che asili nido e baby sitter....in posa dal fotografo,per la "foto bella"....a carnevale,vestita da marajà,ma solo per il tempo necessario per scattare la fotografia,perchè era del Mauro,uno dei figli del padrone.Come mi piaceva quel vestito!La cosa sconvolgente è che pur essendo piccola,io mi ricordo nitidamente quel pomeriggio quando ho indossato e tolto poi con dispiacere quel meraviglioso vestito luccicante riccamente rifinito con perle e ricami!....la macchinina rossa,anche quella non mia,perchè di soldi mica ce n'erano....e finalmente la mia pianola! Con il libriccino con il pentagramma e le canzoncine da suonare.I miei primi passi nel mondo della musica.Come mi piaceva suonarla!!......Al mare a Rimini,in braccio alla nonna Cornelia,che è morta due anni fa e mi manca un casino.Mi raccontava che ero una piccola bisbetica,parlavo con tutti,e anche in spiaggia andavo da tutti a chiacchierare e fare domande!Ma tutti le facevano i complimenti perchè ero una bambina simpatica,tiè!.....Il giorno del mio primo compleanno in braccio al nonno Armando,anche lui ormai non c'è piu',da 15 anni ma sembra ieri.Ero il suo orgoglio,perchè ero la sua prima nipote e per di piu' femmina....e poi con mia cuginetta acquisita,anche lei di nome Antonella,due mesi di differenza,a fare il trenino su un muretto a Parre e al di là c'era il vuoto.Anche qui una sicurezza!!!!


e intanto il tempo passa...alla festa dei pizzoccheri in pineta,con il coro di montagna che mi piaceva un sacco e guardavo meravigliata quei vestiti fiorati e lunghi,e quante canzoni cantate insieme!....e qui ecco la signorina Zaira,la padrona di casa,che abitava al piano terra e noi avevamo il timore quando passavamo di fianco alla sua porta.Che non capivo mai perchè aveva la casa divisa in due,la cucina col grande camino sulla sinistra e la camera da letto sulla destra.Che si entrava in silenzio nel piccolo ingresso e poi piano piano salivamo le scale di legno facendo attenzione a non fare scricchiolare i gradini.E le volte che rumoreggiavi un po',
spalancava la porta della cucina e ti faceva morire di spavento!La signorina Zaira,zitella come si diceva allora,che aveva dei lunghi peli ispidi sul mento e pure i baffi,che ci dava i bacini e a me sinceramente facevano un po' schifo e senza essere vista,almeno lo spero! me li asciugavo via.Sono stata a rivedere la casa un po' di tempo fa ed è rimasta cosi come l'abbiamo lasciata noi,come la ricordavo,con il filo della luce esterno di cordoncino ritorto e l'interruttore bianco o nero con una levetta da girare a destra e a sinistra,e il bagno in comune,senza la vasca e il bagno lo facevamo nel grande catino,e i grandi,boh,sinceramente non mi ricordo dove lo facessero.Ma che stupende estati passavamo tutti insieme! Ognuno nella sua parte di casa in comune,tutti per uno e uno per tutti.E quando si doveva asciugare l'insalata,si andava nel corridoio "a scurli' l'insalada" chiusa dentro un canovaccio,tanto tutto il pavimento era di legno e si asciugava subito.E quando era l'ora della merenda mi ricordo che andavo nel pollaio,prendevo un uovo e lo bevevo cosi da crudo,o una bella fetta di pane burro e zucchero....ecco che dall'estate valtellinese sono ancora a trovare gli zii a Parma,questa volta in ottobre,nel mio cappottino color cammello,le mani in tasca che mi pulsavano perchè un cigno mi aveva data una beccata coi fiocchi!....e arriva di nuovo Natale,stessa letterina destinazione via del Cielo 1,questa volta una giacca a vento e un carrello con pentolini e tazzine di plastica (segnale??? ahahah) e l'immancabile scatola di Lego....il giorno di Natale con i nonni Armando e Cornelia e lo zio Adriano,con la mia mamma un tantino incinta di mio fratello Giordano che sarebbe nato a gennaio.....e con i nonni Lino e Teresina.....



Il tempo che scorre,un po' a colori e un po' in bianco e nero....una parte dei regali di Natale.Che tu non capivi mai perchè se sulla letterina a Gesu' Bambino che abitava in via del Cielo 1 avevi scritto che volevi il morbido Cicciobello tutto da abbracciare,ti arrivava tut'altro,dalla bambola Susanna, e poi Lisa,rigide che non potevi coccolartele come volevi e poi la cucina di plastica (sarà un segno....),e l'abbigliamento per la montagna...che strano,io il giradischi,il disco con i Cori di montagna,gli scarponi da sci e i pantaloni,mica avevo scritto che li volevo, su quella letterina!.....e la gita fino a Gressoney col pulman! Mi ricordo ancora adesso,ero la mascotte del pulman,e mi dondolavo in mezzo al corridoio facendo leva sulle braccia,nei miei pantaloni e scarponcini nuovi e tutti guardavano i miei capelli lunghi e lisci fino al sedere......



Tutte le volte che guardo questa foto mi vengono i brividi! Cosi a ridosso del burrone....in cima al P.so dello Stelvio,con il Ghiacciaio del Livrio sullo sfondo.....con mio fratellino Giordano,un patatone che dove lo mettevi stava,vestiti da tirolesi,di fronte alla cappellina della Madonna a Teglio...e sempre a Teglio,il giorno del mio compleanno,festeggiato con tutti i parenti per davvero,perchè era estate e tutti stavamo nella grande casa della già descritta signorina Zaira.....e su in pineta alla Festa dei pizzoccheri,con mio fratello che mi guarda mentre spalanco la bocca chissà pensando cosa e il nonno che mi sorride,già fin da piccola ero una buona forchetta.....e poi con la signora Pina e le sue figlie,a festeggiare l'ultimo dell'anno....



e qui si colorano i ricordi....a Parma,col vestito della festa,a trovare gli zii,con la borsettina ad uncinetto color celeste.....a Teglio,in mezzo a un campo di grano saraceno,quando ancora questa coltivazione la faceva da padrone,caduta un po' nell'oblio,e fortunatamente ritornata in auge adesso,con la riscoperta dei sapori antichi e delle tradizioni.....nella mia maglietta rossa mentre aspetto che dalla stazione della ovovia che portava a Prato Valentino,usciva una cabina di colore rosso,e non c'era verso di scattare la fotografia se per caso uscivano quelle di colore verde,giallo o blu.Io volevo quella rossa punto e basta.Ora la stazione della ovovia non c'è piu'....io e il mio papà,in una scalata di grandissima difficoltà,in doppia cordata! Che a vederla oggi la fai con un balzo ma allora,che messinscena e che racconto dettagliato al ritorno a casa!!....



Si cresce,e il tempo dei giochi deve essere condiviso con gli impegni di scuola.La maestra Lucia,una signorina bella in carne,venuta dal sud,che aveva un grande neo sopra il labbro e che ci voleva un bene dell'anima! Tutti col grembiulino nero col fiocco azzurro,classe mista,si scriveva con la penna a sfera Bic e il primo biondino sulla sinistra seduto,era il mio amore segreto.Claudio si chiamava e io per tre anni, il tempo trascorso alle Lavanderie prima di trasferirci a Milano, tutte le mattine quando entrava in classe,mi batteva forte il cuore,gli correvo incontro e gli bisbigliavo in un orecchio io da grande ti sposero'. Bè,non ci siamo mai sposati nè so piu' che fine abbia fatto.Chissà se ha tirato un sospiro di sollievo quando me ne sono andata o se un tantino non gli è dispiaciuto!!....io in posa sul pattino,quando andavo in colnia con l'Alfa Romeo.I pianti che facevo quando ritornavo a casa e quando non ci sono piu' potuta andare, "per sopraggiunti limiti d'età".Ho passato i piu' bei momenti delle mie vacanze di bimba in quelle colonie....e poi ancora nei boschi di Teglio col nonno Armando...la nascita dell'altro fratellino Lorenzo,che è stato in pratica il mio bambolotto vivente,che mia mamma mi affidava quando era al lavoro di pomeriggio e io tornavo da scuola,bè non desideravo un Cicciobello morbido da coccolare??avevo solo 10 anni ma cosi era....la scalata piu' ardua questa volta,per davvero!!...e la poesia ai miei zii il giorno del matrimonio,una vergogna!Mi sentivo gli occhi di tutti puntati su di me,mentre recitavo i versi scelti dalla Suor Marina dell'asilo delle Lavanderie,asilo dove si mangiava il minestrone piu' buono della galassia!Quanto piangere quando non sono piu' potuta andare all'asilo per..."sopraggiunti limiti di età"!!!Mio fratello,il patatone, piangeva perchè non ci voleva andare e io piangevo perchè non ci potevo piu' andare!



....e qui mi fermo.....non so nemmeno quante siano le foto che ritraggono la mia vita dalla nascita ai giorni nostri.So solo che da mio padre ho imparato ad amare la fotografia e a fermare ogni ricordo oltre che nella mente anche con gli scatti fotografici. Dai miei genitori ho imparato ad amare la montagna,le cose semplici della vita.Pochi elogi....q.b. per dirla in termini culinari e tanto senso del dovere.Nessun capriccio perchè bastava uno sguardo fatto come si deve che subito si capiva che aria tirava e che si doveva obbedire senza tante storie....noi che a Natale era festa solo quel giorno,e i regali arrivavano solo quel giorno. Perchè di soldi.....che se una cosa la potevi fare la facevi altrimenti niente,per la serie non fare il passo piu' lungo della gamba.E questa cosa mi è rimasta ancora adesso.

Ecco,questa sono io.Io che sono cresciuta senza tanti frizzi e lazzi per la testa,con "e dopo il carosello tutti a nanna".Che ha imparato a scrivere davanti alla televisione con il maestro Manzi nel programma Non è mai troppo tardi,prima che a scuola con la maestra Luisa.Che non c'erano reality,e il tempo lo passavo all'aperto a correre nei campi di pannocchie e a costruire capanne insieme ai miei compagni di scuola.Che mi immedesimavo nella Freccia nera o ne La Citadella con il grande Alberto Lupo.Che cantavo a squarciagola Acqua azzurra acqua chiara e tutte le canzoni dei grandi,quelle "in bianco e nero" ....Io che da quel Gesu' Bambino che abitava in via del Cielo 1 ho ricevuto sempre qualcosa anche se non era quello che avrei voluto ricevere.Che ho imparato a memoria le arie delle Opere che ogni domenica mattina,tra un raviolo e l'altro,riempivano la casa.Che sono cresciuta nella semplicità delle cose,nei racconti dei nonni,di guerra,della filanda,dell'allevamento dei bachi da seta,della mamma che faceva i vestiti con la stoffa dei paracaduti degli americani.Che non erano favole ma storie vere.Che piange nel vedere il cartone animato Bamby o Pochaontas.Che rivedrebbe un migliaio di volte Pomodori verdi fritti alla fermata del treno o Il colore viola o tutti quei film che tanti considerano troppo sentimentali.Che Per un amico in piu' andrei davvero a piedi fino a Bologna.che so mantenere un segreto,che mi indigno davanti ai torti e alle ingiustizie,che mi incazzo anche da morire,che mi annullo per gli altri,perchè sono altruista a volte troppo.Io che do un sacco senza aspettarmi niente,anche se poi alla fine dentro di me un pochino indietro di tutto quel bene,ne vorrei indietro almeno una briciola.Che sono romantica,precisa,alternativa,rompiballe q.b.Che ho sofferto un sacco quando ho dovuto appendere la mia viola al chiodo e ho dovuto smettere di suonare,e ancora adesso mi fa male questo ricordo,che rivivo ogni giorno nei gesti e nei concerti di mio marito e di mia figlia.Che anche se faccio finta di niente e sembro forte,ogni nota è una sofferenza e una gioia. Che grazie al mio lavoro ho girato e rigirato mezza europa,conoscendo grandi musicisti,e un pezzetto di mondo,seguendo le tournee di mio marito.Io che sono cresciuta con le mie certezze e le mie debolezze.Io che sembro forte e tutta d'un pezzo ma che poi per la miseria,crollo ogni tanto.Io che speriamo che me la cavo...sempre.... Io,che ogni mese mi metto in gioco con una sfida.Sempre diversa e sempre coinvolgente.Che nonostante i periodi neri che ho passato e sto passando,trovo il tempo,strappato con le unghie dai ritagli che mi rimangono,per riuscire a stare a galla e a trovare un senso in quello che faccio....perchè come dice la bellissima canzone Senso di Vasco,che non amo particolarmente,ma in questa e in altre mitiche canzoni si, voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l'ha......

e la mia colazione antica in bianco e nero ha anche un colore.Quello dei giorni nostri. Perchè nonostante internet,cellulari,palmari,e altre diavolerie che subito vanno fuori moda perchè si.....i ricordi genuini,quelli che ci hanno lasciato un segno nel nostro cuore,quelli che ci portiamo gelosamente custoditi dentro il cassetto dei ricordi,quelli non scadono mai.Non vanno mai fuori moda e non ci tradiscono.E basta un colore,un profumo,
un suono,uno scorcio,a farci riaffiorare questo grande tesoro,che ci fa compagnia per sempre e che non ci lascerà mai.Ricordi che ci fanno increspare le labbra in un tenero sorriso,o in una sana risata o...perchè no,anche allagare gli occhi di nostalgia......



con la mia non ricetta di castagne abbrustolite e latte,ringrazio la Serena per aver proposto questo grande tesoro di ingrediente,tutti coloro che hanno avuto la bontà di arrivare fino in fondo a questo viaggio in bianco e nero e anche no....
 e partecipo alla sfida dell'MTC




giovedì 14 novembre 2013

Pici alle castagne e sapori d'autunno


La giornata di oggi è alquanto strana.O forse sono io ad esserlo. Già è iniziata in maniera vorticosa dal momento che tutti e tre abbiamo puntato la sveglia piu' o meno alla stessa ora,minuto piu',minuto meno,quindi ci siamo ritrovati ad occupare gli stessi spazi,ovvero cucina,bagno e disimpegno nello stesso momento.
Sembravamo palline del flipper,sguissshh di qua...sguissh di là. Dinnng,il timer del microonde che suona,
Vrrrrrr,la macchinetta del caffè che spande per la casa il suo profumo,Vvvvvv,il phone di Alice al massimo perchè altrimenti perde il treno...trucco, parrucco e barba davanti allo stesso specchio,ho finito la schiuma da barba,chi va a prendermela,scendo in cantina,che è una cosa che odio,e prendo la schiuma per Rino,hai tutto,si,il biglietto del treno,si,guardo se ho l'abbonamento,finestre chiuse,tutto a posto ok...
Ciao...ciao...a che ora tornate,alle otto,ok va bene,bacio,bacio...io da una parte verso il pulmann per Milano,loro due dall'altra,verso la stazione,destinazione Torino....
Un po ingrugnata,perchè la settimana non mi passa piu',è lunghissima...e quando sono in metropolitana,mi rendo conto che oggi non è mercoledi come ero convinta che fosse,ma giovedi!!!! Mi si apre il cuore,farei i salti di gioia,che bella notizia!
La giornata passa come al solito piena di cose da fare,una piccola pausa per il caffè e....usti...colpo al cuore...ho dimenticato la Minnie sul balcone!!! Noooo...poverina come faccio adesso?Come fa? Se deve mangiare,bere,andare in bagno,poi prende freddo,mado' che panico.Ho lo stomaco aggrovigliato,salivazione azzerata,povera micia,ma che stordita che sono,come si fa a dimenticarla sul balcone!!
Penso ad una soluzione poi Gnnnicccc,mi blocco di colpo...calma....ripeto a ritroso tutti i gesti che ho fatto prima di uscire di casa e.....no,non l'ho chiusa fuori sul balcone...l'ho anche accarezzata prima di chiudere la porta di casa.....ecco,forse non sono solo strana...sto impazzendo,o forse lo sono già....
Esco dall'ufficio e comincia a piovere,a dirotto,uff che tempo,ho freddo e sono senza ombrello,e non vedo l'ora di ritornare a casa perchè mi sono messa in mente di fare i pici alle castagne e non cambio certamente idea!
Ci ho pensato per tutto il viaggio di ritorno ai pici. Li ho scoperti per la prima volta in occasione di una delle sfide dell'MTC,quando la Patty,aveva vinto una sfida e proposto,come esige il regolamento,una sua ricetta per quella successiva.E mi sono letteralmente innamorata di quei lunghi fili di pasta semplici semplici,tant'è che ne ho preparati in un sacco di versioni....che se volete sapere quali li trovate qui.
Tempo a disposizione per realizzare quello che ho in mente,prima che ritornino a casa,tre ore.Si dovrei farcela,devo farcela!
Cosi mi metto di buona lena a preparare la cena,e nel giro di poco la cucina è ridotta ad un campo di battaglia! Verso la farina sull'asse di legno e dico tra me e me,vuoi scommetetre che quando comincio ad impastare suona il telefono...e cosi è mannaggia! Tutte le sere quelli che ti propongono contratti mega scontati e convenienti,ma signora lo sa che lei spende 35 euro al mese pe l'abbonamento,ah si,non lo sapevo nemmeno,ma come fa a saperlo lei resta un mistero! Non mi interessa,ma signora aspetti...click,metto giu'. Poi è il turno di Rino,che è alle prove di Alice e mi continua a mandare frammenti di registrazione...mamma mia che bravi che sono,Romeo e Giulietta,West Side Story...ciao adesso pero' non ti rispondo piu' perchè sto impastando i pici,ciao.Metto giu' con lui e telefona mia mamma....no ma allora se volete farmi uscire pazza ditelo! E poi ci si meraviglia se perdo i colpi!!! In un batter d'occhio arrivano le otto,sento girare la chiave nella toppa,sono loro,mamma mia che precisione,manco fossero svizzeri! E la prima cosa che dice Alice,quando vede che la cucina è ancora sottosopra e la tavola con la macchina fotografica sopra, che è ancora da apparecchiare,mormora,ecco,
anche stasera minimo minimo si mangia alle dieci.....Uhhh che nervi! Devi andare da qualche parte,no,e allora!Ma come li fai...ah no,io li voglio solo con i funghi,dice Alice,e io col sugo,dice Rino....va bè insomma,ne ho preparate tre versioni apposta,una almeno piacerà!
Padelle e pentole che sobbollono,finalmente i pici sono pronti e....via...impiattare e fotografare...ma allora si mangia o no,si ma che pochi che ne hai fatti....adesso li strozzo...con i pici magari,che son lunghi abbastanza per farlo!
Bè,per farla breve,si sono gustati tutti e tre le versioni,nessuno che parlava,solo un che buoooooniiiiii all'inizio dell'assaggio e poi silenzio....bè....la giornata vorticosa si è placata per un attimo durante la cena,che soddisfazione vederli mangiare con gusto questo mio esperimento!!

Il sapore della castagna che si lega al sapore dei funghi,della frutta secca e del sugo particolare,bè,è davvero l'autunno che ti esplode in bocca!
Ecco qua il procedimento per la realizzazione di questa gustosissima versione di pici,proprio come li fa la grande Patty,e questa ricetta la dedico tutta alla ideatrice della sfida del mese....la signorina Pici e castagne...
ovvero Serena!

Ingredienti
200 gr farina di castagne
100 gr farina di grano duro
acqua q.b. (quasi un bicchiere)
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
un pizzico di sale

Frutta secca (noci e nocciole) q.b.
castagne arrostite
funghi porcini secchi
pancetta affumicata
sugo di capriolo
burro e latte q.b.

Esecuzione
(La quantità di acqua è variabile dal tipo di farina che userete. In genere per questa quantità di farina un bicchiere o poco meno è sufficiente, ma sta a voi osservare quanta ne incorpora il vostro impasto per essere morbido e malleabile.
La proporzione dell'uso delle 2 farine è sempre 2:1, ovvero due parti di 00 ed una di semola rimacinata che conferisce struttura all'impasto. In questa maniera non avrete bisogno di uova.)

Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate perché questo indurisce la pasta.
Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina.
Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo.
“Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti. Ricordatevi che la vostra “palla” di pasta è una cosa viva, dovete volerle bene.
Dovrete ottenere una pasta liscia, vellutata e abbastanza morbida.
Fate riposare una mezz’ora avvolta nella pellicola.
Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe c.ca 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affinché non si secchi.
Cominciate a "filare" i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l'esterno.
Quando si tirano pici molto lunghi, la tecnica è quella di tirarli da un lato tenendo l'altra estremità con il palmo e piano piano allungandoli fino ad esaurire la pasta. Una volta tirato il vostro picio, fatelo rotolare nella farina di semola o di fioretto affinché non si appiccichi agli altri. Una pasta morbida e riposata si tira con estrema facilità.


Alcune Note importanti mentre preparate i vostri pici:
Non devono essere pici lunghissimi.
Ricordate che la pasta cresce nella cottura. Il picio non deve essere troppo grosso altrimenti vi troverete con una pasta grossolana. La dimensione corretta è più o meno quella del bucatino.
Il picio non è perfetto! Non deve esserlo. La sua bellezza deriva da bozze, schiacciature, diametro irregolare.
Ricordatevi di spolverare i vostri pici con farina di semola o fioretto una volta fatti. Smuoveteli ogni tanto nella farina per fargli asciugare e non appiccicarsi. E scuoteteli con delicatezza prima di immergerli in acqua.


Ecco qua i miei pici impastati su Asse per pasta in legno massello di Gp&me e fatti riposare in vassoio ovale medio palma Ecobioshopping ...e la frutta secca per il condimento....


I condimenti:
Ragu' di capriolo (già pronto)

Per il condimento ai funghi,fateli rinvenire in acqua,e quando sono ammorbiditi,strizzateli e fateli cuocere in una padella con del burro e del latte.Aggiungete la frutta secca tagliata in piccoli pezzi.Deve essere molto morbido.

Per la "carbonara" fate soffriggere la pancetta affumicata con un filo di olio,aggiungete le castagne tagliate a piccoli dadini e fate dorare il tutto.Aggiungete l'uovo alla fine,sulla pasta,come quando fate la carbonara classica.


Ed ecco le mie tre versioni al completo.....



e con questa partecipo alla sfida


mercoledì 13 novembre 2013

Castagnaccio e altro....per una sfida all' MTChallenge coi....ricci....


Mese nuovo sfida nuova! C'è trepidazione in casa MTC a ogni cambio mese.Lasciata la vecchia sfida che ci ha viste infornare,spremere,sgusciare e cuocere una quantità industriale di uova che le galline quasi hanno avuto un tracollo e si nascondevano al primo accenno di passi che orbitavano nei dintorni del loro pollaio....sfida che ci ha visto proporre colazioni ricche e sontuose,per contenuto e quantità di calorie e ingredienti,che ci ha messo alla prova nel cuocere in maniera insolita le famigerate uova,che anche chi era abituata a colazionare con un sorso di caffè nero e via,è stata rapita da questa ricca proposta oltreoceanica...
bene,abbiamo abbandonato pollai e aie e....siamo finite nei boschi in cerca di.....quando ero piccola mi sciorinavano questa filastrocca/indovinello...."Son dura e tondetta,color del caffè,sto chiusa in un riccio ma non per capriccio,vivo in montagna e mi chiamo....CASTAGNA"!!!!
Sfida rustica e....pungente!!
Quando ho visto l'annuncio del nuovo tema,ho fatto i salti di gioia! Si,adoro le castagne,anche se ad essere sincera,piu' che mangiarle come caldarroste e fare castagnaccio nella mia vita non ho fatto!
Ricordo le lunghe passeggiate nei boschi in cerca del prezioso frutto autunnale,da piccina,con mamma,papà,e numeroso parentado al seguito,con finale davanti alla stufa a legna con la padella colma di castagne che scoppiettavano,e poi da ragazza,con gli amici della compagnia,quando all'alba si partiva in treno verso i boschi,con zaini colmi di panini e altro per la colazione al sacco che sembrava dovessimo stare nei boschi un mese intero o in caso di smarrimento non si sa mai...che prontamente svuotavamo per fare spazio al bottino autunnale,e piu' che una castagnata era anche una scusa per stare insieme e divertirci come dei matti,come era giusto che fosse,vista la nostra giovane età e spensieratezza!

L'autunno è un mese particolare. Puo' scatenare diverse reazioni ed emozioni. E io non so dire quale stagione preferisco,perchè ognuna ha la sua magia,peculiarità,distinzione,carico di colori,profumi suoni e vitalità,che la rendono veramente speciale e unica per ognuno di noi.Quindi,se ognuno vive le stagioni in maniera personale è come se ci fossero piu' autunni,inverni,primavere ed estati!

In me scatena una serie di emozioni e sensazioni contrastanti.Emozioni e sensazioni che vanno dallo stupore alla commozione nel vedermi circondata dai colori tipici di questa stagione,che vanno dall'ocra al senape,dal verde al marrone,dal rosso al mattone,e le cortecce coperte di vellutato muschio.
La magia che si respira quando si entra in un bosco,quando i tuoi passi frusciano sul tappeto di foglie cadute,
passi che spezzano secchi rametti e ricci caduti.La sensazione di sentirsi ospiti di quel bosco,che quasi ti senti in imbarazzo e un intrusa ad addentrarti nel suo cuore.Una specie di timore e rispetto reverenziale.Bosco che in ogni stagione ha la sua magia.E in mezzo a questi colori e al suo profumo caratteristico,si,il profumo del bosco che ti entra nelle narici,ti senti in pace,serena e rapita da tanta bellezza e non ti fa paura come quello delle fiabe dove vive il lupo cattivo. Anzi,pensi che se per caso dovesse comparirti magicamente davanti uno gnomo o un Hobbit,lo seguiresti se solo ti facesse segno di farlo! Il bosco in autunno non è morto ma è ricco di vita diversa,piu' lenta,sopita, dai colori e luci meno chiassosi e frizzanti.Ma ugualmente bello!
L'autunno non è solo colore,cosi ben rappresentato dai grandi Caravaggio e Arcimboldo,ma è anche musica,magicamente descritto da Wagner nel Sigfrido in  Mormorio della foresta e da Vivaldi nell'Autunno....
Altre sensazioni le ho già esternate qua,per chi ha la voglia e la curiosità di leggerle.....

Quindi,ritornando alla ricetta....certo,castagna si ma...come??Sembra un ingrediente banale,ma cosi non è.
Certo,è un cibo "povero",infatti una volta era un po' considerato come il pane dei poveri.Frutto che ha sfamato intere generazioni montanare,e se volete saperne di piu' leggete attentamente qui!Ma non per questo deve essere banalizzato ancora di piu',anzi,mi sono accorta che puo' essere utilizzato per preparazioni rustico/eleganti!
Come ho detto prima,di impegnativo so fare solo il castagnaccio....pero' mi sembrava troppo scontato proporlo alla solita maniera e cosi....pensa che ti ripensa,l'ho modificato e proposto come vedete nella fotografia....è stata una sorpresa anche per me,anzi per noi!!!
Il gusto tipico del castagnaccio morbido al punto giusto,arricchito dalle castagne aromatizzate con un goccio di rhum e il croccante guscio di cioccolato fondente,affondato nella crema pasticcera...bè,vi posso assicurare che è una bontà!!

Ingredienti
300 gr di farina di castagne
300 ml di acqua
    1 pizzico di sale
    2 cucchiai di zucchero
100 gr di uvetta sultanina
100 gr di pinoli
olio extravergine di oliva

Castagne abbrustolite, rhum e zucchero q.b.
Cioccolato fondente q.b.
Cognac (facoltativo)

per la crema pasticcera
4 tuorli
500 ml di latte
    1 bustina di vanillina
100 gr di zucchero
  50 gr di farina

Fate rinvenire l'uvetta per 15 minuti in acqua o Cognac.Mescolate la farina di castagne con lo zucchero e il sale.Aggiungete il latte e mescolate togliendo gli eventuali grumi.Dovrete ottenere un composto morbido e abbastanza fluido.Aggiungete l'uvetta e una parte di pinoli e due cucchiai di olio.
Oliate una teglia da forno e versate il composto.Versate ancora un filo di olio e il resto dei pinoli.Fate cuocere a 180° per circa un'ora,o fino a quando la superficie si sarà "crepata"


Fatelo raffreddare e toglietelo dalla pirofila.Tagliate in porzioni quadrate o come preferite.
Tagliate in senso orizzontale,facendo attenzione a mantenere la fetta intatta il piu' possibile.
Riducete le castagne abbrustolite in piccoli pezzi,che andrete a caramellare con qualche cucchiaio di zucchero e aromatizzate con un goccio di Rhum.
Versate sulla prima fetta di castagnaccio un po' di questo composto,adagiate la seconda fetta

Sciogliete a bagno maria il cioccolato fondente e ricoprite completamente la "mattonella" di castagnaccio.
Mettete in frigorifero fino a quando si sarà solidificato



Preparate la crema pasticcera,montando i tuorli con lo zucchero e la vanillina.Versate la farina setacciata e quando è tutto ben amalgamato aggiungete il latte poco per volta.Fate cuocere fino a quando si sarà addensata.

Servite il castagnaccio insieme alla crema pasticcera......



il bellissimo interno.....



un tuffo nella crema....




.....e la mia proposta per la sfida dell' MTC