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Visualizzazione post con etichetta pesce. Mostra tutti i post
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sabato 28 maggio 2016

"Come vetrate artistiche. Il cibo visto da Alessandro Colonnetta." e la mia Terrina di alici con pomodorini ciliegia


                                                             Pesce azzurro tela 70x50x4cm

Oggi ricorre la Giornata Nazionale del Cibo nell'Arte per Il Calendario del Cibo Italiano - Aifb e l'Ambasciatrice é Maria Teresa Cutrone, con il suo articolo, una persona veramente deliziosa, anche lei musicista, che ho conosciuto in alcuni blog tour con Aifb. Quindi, un "incontro" tra artisti a tutto tondo, per questa giornata celebrativa! Artisti "diversamente presenti", con una percezione della realtà tutta particolare, con una marcia in piu', o forse diversa, rispetto agli altri. Coi piedi per terra, concreti, ma anche sognatori, sensibili, con la capacità di sfuggire al quotidiano con le emozioni che la nostra arte ci trasmette e fa trasmettere. 

A questo punto, quale tra i famosi pittori, scegliere? Di quale opera pittorica parlare?
Il cibo è stato rappresentato già nei primi graffiti rupestri. Molto spesso, Nature morte adornano l'interno delle tombe degli antichi egizi. Non c'è periodo storico, che non abbia avuto capolavori di questo genere pittorico. Piu' o meno riccamente raffigurati.
Unire cibo e arte non è da tutti, e chi lo ha fatto, ha realizzato opere fantastiche. Anche scultori, (Dan CretuPhilip Haas), musicisti (dallo Zecchino d'OroMinaConteMorandiDe André...con le loro canzoni tra il serio e il faceto) architetti (i Giardini verticali di Patrick Blanc, e le creazioni di Hong Yi) si sono ispirati al cibo mettendolo al centro della propria arte. E tra i pittori, tutti sicuramente ricordiamo le opere di Caravaggio, Arcimboldo, Renoir, Botero, Carracci, Morandi, Matisse...
Rimarrete a bocca aperta per la bellezza!

Nonostante tutto, pur apprezzando i capolavori "del passato", quelli studiati ai tempi del Liceo Artistico,  ho scelto di parlare di un giovane pittore trentunenne, dei giorni nostri, che merita di essere menzionato tra i grandi. Mica facile parlare ex novo di un pittore cosi', su due piedi. Perché non ho voluto leggere nessuna critica, per non essere influenzata in nessun modo nella mia personalissima interpretazione.
Per me conta quello che mi ha colpito al primo sguardo: i colori accesi, definiti, diretti, senza distrazioni, ma tutto convogliato li', dove l'artista vuole incentrare il tema. Dove vuole che lo spettatore, "automaticamente" vada, o forse, piu' che automaticamente, guidato da emozioni dirette, forti, tenere. Da fare esclamare "uaooooo" dopo che hai ritrovato la parola. Perché la prima volta che ho visto i suoi quadri, é stato un colpo al cuore e allo stomaco, un'emozione davvero forte. Quella che mi colpisce tutte le volte che sono davanti ad un'opera d'arte. Ma questa volta é stata piu' "violenta". Due volte, in tempi abbastanza recenti, ho provato questa forte emozione, che ha un termine ben preciso, Sindrome di Stendhal, che oltre ad essere il titolo di un film di Dario Argento é un "disturbo" di natura psicologica/neurobiologica, per dirla in breve e in parole "povere", una reazione quasi esagerata provocata da una forte emozione, quando ci si trova davanti ad un'opera d'arte. 
La prima l'ho provata quando durante un blog tour Aifb, ci hanno portato alla Gipsoteca del Canova. Pensavo davvero di svenire. Tutto quel bianco, la bellezza e maestosità delle sue opere, ho sentito il cuore che accelerava a dismisura, la pelle d'oca e le lacrime che mi salivano agli occhi. Si, ho pianto. Mi sono dovuta sedere, ma davanti ad Amore e Psyche... non é stata una gran bella idea!
La seconda, quando ho visto i quadri questo pittore. Ti ci perdi, li guardi e riguardi, e non provi mai la stessa emozione, per l'impatto diretto, senza tanti fronzoli e giri "di immagini". Ogni volta ci leggi un messaggio sempre forte, che ti arriva al cuore. Questo specialmente per i quadri che riguardano i temi attuali. Perché ci entri, nella storia che raccontano, in momenti e con emozioni sempre diversi. E non puoi far finta di niente.
Guardandoli, mi ricordano le vetrate artistiche delle chiese. Quelle vetrate dai contorni definiti e colori accesi. Che mi lasciano a bocca aperta tutte le volte che li ammiro. Che mi fan fare pace con il mondo intero.

E solo in un secondo momento, dopo aver letto la sua biografia rendermi conto che avevo fatto centro, con il mio intuito e sensazioni, mi rende felice.
Chi é dunque questo giovane artista che mi ha trasmesso queste intense emozioni? E' Alessandro Colonnetta, laureato in Storia dell'arte antica, che lavora in un museo. Con l'arte nel sangue, se fin da piccolo ha disegnato, colorato, preferendo fogli e colori al posto dei giochi e della televisione. Se si aggiunge poi che è stato cresciuto da una nonna pittrice, che si alzava in piena notte a dipingere perchè aveva in testa forme e colori che scacciavano il sonno...bè, non servirebbe aggiungere altro! Con lei, che gli aveva insegnato le basi tecniche, passava pomeriggi interi a studiare oggetti, colori e prospettive. A questa nonna, Alessandro ha dedicato un bellissimo quadro, e secondo me anche questo, che testimonia il suo legame profondo con i nonni, parte integrante e fondamentale della sua vita, che possono ammirare orgogliosi i capolavori di questo nipote davvero speciale.
Matite e pennarelli hanno poi lasciato il posto ai colori acrilici e ad olio. Col tempo e tela dopo tela, ha continuato a studiare, sperimentare, alternato periodi frenetici e di inattività. Come ogni vero artista, perchè l'arte non si comanda ma si sente e si deve assecondare, ascoltare, vivere, amare.
Guardando i suoi quadri si puo' notare il suo amore per le scene composite e studiate, ma anche quelle d'impulso, e la predilezione dei toni primari (giallo, blu e rosso) le contrapposizioni tra i colori complementari (viola, verde e arancio), l'uso generoso del colore e i contorni definiti.
Nelle sue tele, c'è il suo mondo, la sua quotidianità, i suoi affetti, il mondo attuale con tutti i momenti belli e le tragedie.
Ama l'arte contemporanea, tra i pittori che ammira di piu', ci sono Cézanne, Van Gogh, August Macke, Franz Marc, l'espressionismo tedesco piu' in generale, Matisse e i Fauves (termine che in francese significa "belve, selvaggi" e col quale si indica un gruppo di pittori, perlopiù francesi, che all'inizio del Novecento han dato vita ad una breve, fino al 1908, ma importantissima impronta nell'evoluzione dell'arte. Questi pittori erano appunto Henri Matisse André Derain, Maurice de Vlaminck, Henry Manguin e Charles Camoin). 
Adora l'immenso, come lo definisce lui, Guttuso e " I sei di Torino" per rimanere nel territorio piemontese, (gruppo costituito nel 1928 da Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio ed Enrico Paulucci) e apprezza moltissimi artisti noti e meno noti, scovati sulle varie piattaforme on line, dove condivide la propria arte.

Da poco piu' di un anno ha deciso di condividere la sua arte con l'apertura di un sito web, e con i social. Partecipa ad Artissima 2015, finalista del Concorso Sunday Painters organizzato da La Stampa e da gennaio 2016 collabora con il blog MTChallenge, creando ogni mese un dipinto legato alle tematiche affrontate nel corso delle sfide culinarie. E tutte noi, siamo ansiose di vedere quale meraviglia "sforna" per l'occasione. In questo contesto, ha avuto modo di esporre queste tele ed altre opere a tema culinario, nel corso della presentazione del libro "Torte salate" avvenuta nel mese di aprile alla Piazza dei mestieri di Torino. E' stato un successo su tutti i fronti . 
Se volete ammirare le sue opere, e davvero lo consiglio, andate qui o quiNe rimarrete sicuramente colpiti.
Altro di lui non saprei narrare. Ma di una cosa sono certa. Alessandro, già affermato e riconosciuto artista oggi, sarà sempre piu' affermato e riconosciuto nei giorni a venire. Perchè non puo' essere altrimenti. Certamente il mondo Artistico, quello con la A maiuscola, in generale, non è facile. Ne so qualcosa, anche se nel campo della musica classica. Ma lui ha saputo conquistare il pubblico con le sue opere "colorate" e dirette, che non passano inosservate. 

E come non invidiare la sua morosa, Giulia, che ho incontrato piu' volte, anche lei un'artista e cuoca, che assiste alla creazione di queste magnifiche tele? Per lei, diventa quasi un'"abitudine", non per banalizzare ovviamente, ma fa parte della sua vita, svegliarsi la mattina e imbattersi in questi colori e capolavori.Un inizio di giornata davvero speciale e grandioso! In ogni caso, per tutti, un bellissimo dono da parte di questo giovane artista.

Perchè ho scelto proprio la tela "Pesce azzurro", tra tutti? Perchè come lui ha detto, andando al mercato è stato attirato da queste alici, e io, che adoro questo pesce, sono stata colpita dal modo diretto con il quale lo ha rappresentato. Non ci sono da fare tanti giri di parole per descrivere la tela. Colpisce punto e basta. Con i loro occhioni spalancati, le sfumature intense color del mare, la loro "vitalità" ormai impossibile da essere presente.

E ho voluto "riprodurre" alla mia maniera questa sua tela. Anzi, avrei voluto. Si, perchè il mio intento è riuscito per metà. Mandare il marito a fare la spesa, dire prendi le alici, senza specificare che dovevano essere intere da pulire, come faccio sempre, perché mi sembrava una precisazione superflua, tornare a casa, aprire il frigorifero e vedere la confezione di alici già decapitate ed eviscerate...bè, non potete capire...un disastro...un disastro...ma ormai era fatta. Ho dovuto fare una modifica e via. Il piatto, dal punto di vista visivo, non richiama l'originale, se non per qualche colore, mentre dal punto di vista gustativo, direi che mi ha lasciata soddisfatta. 
Ma l'importante, in questo mio contributo, non era tanto parlare del mio semplice piatto, ma farvi conoscere questo grande artista. E spero di aver suscitato la vostra curiosità.
Ad ogni modo. qui riporto la mia ricetta


Ingredienti
alici, pane grattugiato, aglio, origano e olio extravergine di oliva q.b.

Esecuzione
Pulite le alici e sciacquatele delicatamente sotto il getto dell'acqua. In una terrina da forno, cospargete il fondo con del pane grattugiato aromatizzato con aglio, disponete i filetti di alici. Fate un secondo strato. Decorate con i pomodorini ciliegia tagliati a metà, ricoprendo tutta la superficie. Irrorate con un filo di olio extra vergine d' oliva e infornate a 180° fino a quando i pomodorini non saranno "appassiti"

con questo contributo partecipo alla GN del Cibo nell'Arte

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sabato 19 marzo 2016

Broeto de pesse... o Brodetto in rosso alla mia maniera



Eccoci qua. La sfida scorsa, per l' Mtc sul miele, lanciata da Eleonora e Michael è stata vinta da Anna Maria Pellegrino del blog La cucina di QB. Tutte abbiamo tremato, perchè conoscendo il personaggio che è, ci siamo chieste fino all'ultimo che cosa ci venisse proposto, e soprattutto, chiedevamo "pietà" e "comprensione", sulla scelta della sfida...Quando è uscito il tema, come al solito qualcuna ha gioito, fatto i salti di gioia, "disperata", è stramazzata al suolo ecc...ecc... io ho gioito qb.
Quando ho mostrato la fotografia del tema della sfida a mio marito, è sbiancato in volto, perchè da giovane ha avuto una "brutta esperienza ravvicinata" con "ingredienti simili"... cioè, appena arrivato a Milano abitava in una casa per studenti gestita da preti, e al ritorno dal concerto, lui e i suoi compagni di stanza/orchestra, si sono fatti una spaghettata. Non si sa bene, in quale preciso istante sia potuto succedere, mangiando una forchettata di pasta al sugo, si è mangiato anche uno scarafaggio. Al solo pensiero ancora oggi sta male! Mi ha raccontato che anni fa, al ricevimento dopo il concerto, in Spagna, c'erano immense tavolate a buffet con tutti i tipi di pesce, crostacei, paella. Pensava di rimanere a digiuno, ma alla sua risposta che non riusciva a mangiare niente di quello che c'era sulla tavola, gli hanno preparato un mega panino con jamon serrano, che per carità, non ho niente contro quel prosciutto, ma rinunciare a quell'altro ben di dio... "peccato che non ci fossi tu"...già, un vero peccato!
Potete immaginare che sfida "difficile" per me sia questa volta, anche perchè a me piacciono tutti i tipi di pesce e crostacei, quindi dobbiamo arrivare ad un compromesso...o mi faccio una monoporzione, o lui si mangia gli "altri" pesci...

E se alla fine del suo post, quando Anna Maria scrive:
"Allora vi chiedo, alla luce del tema e della ricetta che ha reso possibile questa sfida, avreste voglia di raccontarmi quando, nella vostra vita, un momento legato al cibo ha fatto la "differenza"? "... potrei dire che "quel" momento è stato per lui quello che ha fatto la differenza: odiare tutti i crostacei.
Per me invece, potrebbero essere tanti i momenti legati al cibo, che l'hanno fatta, questa differenza.
A partire dalle "origini", papà milanese e mamma mantovana, quindi sono cresciuta con pasta fatta in casa, ravioli, tortelli di zucca, sbrisolona, trippa, cassoeula, risotti, minestroni. Quando si andava a trovare gli zii a Mantova, che allevavano mucche e avevano immensi campi di grano e pannocchie, si ritornava con sacchetti pieni di verdure dell'orto e "le bestie fresche"....ho poi passato le vacanze durante la mia infanzia fino a tarda età, a Teglio, quindi va da sè che facevo scorpacciate di pizzoccheri, sciatt, panun, pane di segale... ho sposato un veneto, che piu' che veneto è quasi crucco, visto che è di Cortina d'Ampezzo, un bel montanaro, quindi ho mangiato senza ritegno, canederli in tutti i modi, in brodo o con l'insalata, di fegato o verdi, le fartaies, i casunziei e altre specialità...ho avuto la fortuna di viaggiare durante la mia carriera, quindi mi sono confrontata con cucina e tradizioni di altri paesi.
Forse è per questo motivo che sono veramente onnivora, e ne vado orgogliosa. Quando sono invitata da qualcuno, non sono un problema! O forse, è l'importanza del cibo che mi hanno passato quando ero piccola. Che non si butta via niente, e quello c'era e quello si mangiava. Non c'erano merendine confezionate, ma stupende torte fatte in casa e budini preparati con il cacao vero e non con le buste. Anche se la mamma lavorava trovava il tempo per non farci mai mancare cibi genuini. Quando mi mettevano "a mundà el ris" nel piatto fondo, (mondare il riso, togliere i chicchi un po' brutti e scuri) ero piccola, e non sempre mi piaceva farlo perchè era di un noioooooso!! Ora, tutte le volte che mondo il prezzemolo o taglio l'insalata a julienne (che una volta si diceva fine fine), mi viene in mente la zia Angelina, che affetta da poliomelite dall'età di quattro anni, ha vissuto l'intera vita su una sedia, e passava le giornate a guardare fuori dalla fnestra, "mundà el ris, el presemul e a taià l'insalada". E la minestra di riso e prezzemolo che faceva la nonna Teresina, sua sorella, era la piu' buona della galassia!
Per questo per me il cibo è "sacro". Ogni piatto è legato ad un ricordo e ad un momento della mia vita. E scusate se è poco.

Ma veniamo alla sfida odierna....la mia proposta, con pesce "normale" che mangia mio marito e con i crostacei che mi mangio io...quando ho detto al pescivendolo di farmi un bel misto per un brodetto di pesce, per una persona e mezza, ha strabuzzato un po' gli occhi... " Si, mi dia spada, merluzzo, solo una bella manciata di mazzancolle, due gamberoni, sa lui non mangia i crostacei, le cozze, ha solo quel sacchetto grande?". "Si"..." E ma sono troppe, non mangia nemmeno quelle"... "Signora, o cambia menu' o cambia marito, avrà pensato!!)..."Signora, le prenda surgelate già pulite allora". "Il merluzzo lo sfiletto?" "No. Si. Aspetti"..."Allora deciditi" rimbrotta mio marito. " Ma il pollo l'ho pure disossato" "Si ma adesso che non hai nemmeno il tempo di cucinarla quasi"..."Si, me la sfiletti per favore, ma mi dia la carcassa"...Mi riguarda stranito...sembravamo Carlo e Alice dei fumetti...o Sandra e Raimondo...o semplicemente io e lui cosi....

Se avete dubbi o indecisioni, vi consiglio di "studiare" la stupenda infografica della grande Dani del blog Acqua e Menta



Ingredienti
1 trancio di pesce spada
1 merluzzo
seppie
anelli di totano
gamberoni
mazzancolle
cozze
aglio q.b.
vino bianco
olio extravergine d'oliva
4 cucchiai passata di pomodoro
carota, sedano

Esecuzione
Eviscerate e pulite il merluzzo, sfilettatelo e mettere da parte la carcassa. ( a me lo ha fatto il pescivendolo). Togliete il guscio alle mazzancolle. Lasciatene da parte qualcuna intera.
Disponete i filetti e il trancio di spada in un vassoio, coprite con pellicola e mettete in frigo.
In una casseruola scaldate un paio di cucchiai di olio extravergine d'oliva, tostate, premendo con un mestolo, le carcasse fino a farle dorare, versate un paio di bicchieri di acqua freddissima  portate a bollore, unite la costa di sedano e la carota, abbassate il fuoco, schiumate e far ridurre il liquido della metà. Filtrate e mettete da parte e tenete al caldo.

Fate imbiondire gli spicchi di aglio. Aggiungete i crostacei, qualche mestolo di fumetto, il vino bianco, far evaporare e far cuocere a fuoco basso e coperto per 15’, unite i filetti tagliati a tocchetti, lo spada, i cucchiai di passata e cuocete per altri 5’, senza mai mescolare.


Impiattate accompagnando con pane tostato 


con questa ricetta partecipo alla sfida n. 55 di Mtc




sabato 20 giugno 2015

Fishburger con olive taggiasche, capperi, pomodorini e verdure grigliate and Burger di salamella mantovana con caciocavallo affumicato e verdure grigliate


Ore 6.30. Nel silenzio della casa, con la piccola Alyssa che ancora se la dorme (speriamo fino alla fine di questo post!), il letto sfatto, panni da ritirare e stirare, lavastoviglie da svuotare, piante da bagnare, ricetta della Zapiekanka,sempre per il tema della sfida di giugno, da preparare, la Minnie appallottolata sulle gambe che fa da calorifero (con il caldo che fa!), la valigia da preparare, e non è un dettaglio da sottovalutare! ho letto da qualche parte che una donna quando deve preparare una valigia deve decidere non quello che deve portare ma quello da lasciare a casa...e un po' di vero c'è....
ore 7.10.....legge di Murphy....quando stai facendo qualcosa di importante o speri che quella cosa non deve accadere, stai pur certo che accade....e la bella addormentata si è svegliata....quindi pausa....

Ore 8. Rieccoci qua, con il post a tappe....non è facile gestire una duennequasitre che vuole giocare con la gatta, la gatta che soffia perchè non vuole giocare con la duennequsaitre....ziaaaa di qua...ziaaaa di là...cosa stai facendo zia....dov'è lo zio, zia....dov'è l'Alice (la cuginona, mia "bambina" 22enne) zia....quando partiamo zia....poi andiamo al parco zia....quando ritorna lo zio, zia....zia voglio l'acqua per favore....zia mi scappa la pipi'...zia devo fare la cacca....ehmm....
oohhhmmmm.......oohhmmmmm......caaaaalma......

Quindi, visto che devo dare retta alla duennequasitre, il tempo stringe e le cose da fare sono sempre rimaste li da fare, la casa ridotta ad un accampamento, con valigie pronte, da preparare, giochi, borse spiaggia, pannolini d'emergenza, e tutto il resto (non faccio la foto per "decenza")....concentro questo mio post. Tutti gli ingredienti e il procedimento dettagliato per realizzare il burger della sfida Mtc n 49 , proposto da Arianna del blog Saparunda's kitchen la trovate qui.

Sperando di non aver dimenticato nulla.....ecco la mia doppia ricetta (di tempo non ne ho, ma non so perchè raddoppio o triplico sempre le mie proposte! Per ottimizzare il tempo e gli ingredienti? Mistero. In effetti volevo "spararne" tre in un colpo solo, come nei miei "Trii" o "Quartetti" culinari, cosi' "non ci penso piu'"...ma....non ho avuto il tempo di triplicare in un'unica soluzione....cosi' questo mese ho proposto un "Solo" e un "Duetto", per dirla in termini musicali.....)

E per finire, confesso che non sono mai stata amante degli hamburger commerciali, infatti in "quella" catena sono andata solo (e per fortuna) tre volte in tutta la mia vita, e considerando la mia età direi che è un numero irrilevante, che non incide sulla mia salute....ma dopo questa sfida, ho davvero rivalutato questo fantastico burger...piatto unico, sfiozioso, da condividere con amici, per un picnic, da soli.....insomma, potrebbe sembrare un po' laborioso, visto che è preparato tutto quanto in casa, in effetti bisogna pianificare bene i tempi, ma con una buona organizzazione ce la si puo' fare e ne vale proprio la pena.....e se ce l'ho fatta io che ho milamilamila cose ancora da fare....figuriamoci una che ha tutto il tempo a disposizione, che meraviglie puo' creare!
Grazie Arianna!!

e ora.....continuiamo nelle faccende che incombono.....

Ingredienti per il Sausage Mantua burger
2 salamelle mantovane (quelle che mi fa lo zio!)
1 cucchiaio di semi di cumino
2 foglie di menta fresca (del mio vaso)

tagliate a coltello le salamelle, aggiungete il cumino e la menta sminuzzata con le dita, impastate e mettete l'impasto nell'apposito attrezzo per hamburger.



Ingredienti per 2 fishburgher :
250 g merluzzo
  20 olive Taggiasche
    1 cucchiaio colmo di capperi
  20 pomodorini datterini

Tagliate a coltello capperi e olive denocciolate. Tagliate a coltello i pomodorini, poneteli in un colino e fate perdere il liquido. Tagliate a coltello i filetti di merluzzo, dopo aver tolto le spine con una pinzetta. Impastate con le mani .

Mettete il composto nell'attrezzo degli hamburger ...


Tagliate a metà i buns....


Cominciate con la "costruzione" del panino con gli ingredienti desiderati:
melanzane e peperoni grigliati, asparagi, lattuga, caciocavallo affumicato, salamella mantovana, fishburger, con un bel po' di patate fritte come contorno (solo poche nella foto, ma servite a parte in quantità) e la fantastica salsa ketchup (stesso discorso come per le patate) :




con la salamella e tutto il resto.......





con il merluzzo e tutto il resto.....




con questa ricetta partecipo alla sfida n 49 per Mtc




lunedì 27 ottobre 2014

"Lasagna del pianista", ovvero Lasagna bicolore con "ragu'"di orata e code di gambero al Brandy



E questa è la terza e ultima, purtroppo, ricetta consentita della lasagna per il contest dell' Mtc, anche perché Sabrina mi sa che avrà il suo bel da fare a scegliere tra tutte le proposte arrivate, quindi, un numero massimo consentito era "doveroso"....La prima era quella dei ricordi, intensa e corposa, poi quella leggera, forse un po' troppo "banale" ma che è gustosissima e ora questa....quella "della follia"....non perchè sia impazzita, o forse si, visto cosa mi sono messa a fare....(ma anche in musica Vivaldi ,J.B.Lully, Corelli hanno composto bellissimi temi musicali cosi' chiamati. La follia è un antichissimo tema musicale di origine portoghese che si è sviluppato nel XVI e XVII secolo. L'origine del nome è dato dal rapido ritmo della danza e l'aspetto "sciocco" .
Non che mi voglia paragonare a questi illustri musicisti, ma mi è venuto spontaneo associare la parola follia alle loro composizioni!)
A essere sincera, avevo quasi paura a iniziare la preparazione, visto che le volte scorse me ne sono successe di ogni! Anche perchè dovevo fare da baby sitter alla duenne.....
Pero' mi sono rimboccata le maniche e mi sono messa a sfogliare mentre Alyssa, la duenne che ogni tanto "spesso"  mio fratello mi porta, guardava curiosa e mi chiedeva "Zia cos'è?" e io "il mattarello lungo"... "Zia, toccae a pasta"... e tocca la pasta...." Me la dai?".... e dalle un pezzettino di pasta....e per evitare incidenti di percorso e perdite di tempo,ho spedito zio (marito) e nipotina sul divano a vedere una vecchia vhs dove si vede mio marito che suona e quando lo vedeva, rimaneva un po' basita, perchè lo guardava dal vero e poi nella tv....e mentre loro si rilassavano davanti alla tv, con Alyssa che imparava i nomi e i suoni degli strumenti musicali, io andavo avanti a sfogliare e mi ascoltavo con l'Ipod, il bellissimo, intenso e toccante repertorio pianistico dei Notturni di Chopin.... bè, vista la lasagna che stavo componendo....

Penso che se ci fosse il premio per la lasagna piu' brutta, questo è proprio il mio!! E pensare che me la sono disegnata, tutta bellina bellina, precisa nelle proporzioni e nei colori (un conto è sulla carta, un conto è con "materiale edibile")....ma se ci dovesse essere quello per la meticolosità e l'impegno e per la nota di follia...quello mi sa che è mio....
Ovviamente potrebbe considerarsi un prototipo fattibile di miglioramenti, come ad esempio i tasti del pianoforte, che ho tagliato troppo corti e ho dovuto fare "una giunta"...ufffff.....
E un po' di ansia quando ho tuffato nell'acqua bollente la "sfoglia tastiera". E se mi vengono via i tasti??? mi sono chiesta! Già mi immaginavo i tasti neri fluttuare nell'acqua bollente...e invece hanno resistito!
Ma al momento di flambare i gamberi....la flambata è stata un po'....troppo viva e....a momenti va a fuoco la cucina! (Va bè, ho un pochino calcato la mano.... pero' ci siamo spaventati...)
E della preoccupazione del marito quando ha visto che posizionavo i suoi spartiti originali sul tavolino e ho appoggiato sopra il piatto, ne vogliamo parlare?! Ahah...dovevate vedere la faccia che ha fatto!!

Che altro dire....un grazie alla Sabri per averci dato la possibilità di sfogliare come le grandiose Azdore! Peccato poter fare solo tre ricette, perchè la lasagna è davvero infinita con le varie,succulenti e curiose farciture!
E ora, che il gran finale (almeno per l'impegno....) abbia inizio!

Ingredienti
per la pasta "normale"
1  uovo
50 g di farina bianca
50 g di farina di semola
un pizzico di sale

per la pasta nera
1 uovo
50 g di farina bianca
50 g di farina di semola
2 cucchiaini di nero di seppia in polvere

2 Orate
erba cipollina
250 ml di panna fresca
olio extravergine di oliva
1 carota
1 gamba di sedano
1 zucchina
1 cipolla piccola
code di gamberi

Esecuzione
Mettete a cuocere in forno le orate inserendo nella pancia uno spicchio di aglio, salvia e rosmarino.Un filo di olio e infornate per 30 minuti. Togliete la pelle e le lische e tritatela nel frullatore fino ad avere l'aspetto della carne trita. Tritate anche le verdure che farete soffriggere in un po' di olio extravergine. Aggiungete l' orata e fate insaporire velocemente.
Lasciate intiepidire e versate la panna e amalgamate bene il composto.



(in questa foto sono 4 perchè due sono state mangiate....)

Preparate la besciamella ( la scorsa ricetta ne avevo preparata in piu')

1,5 l di latte
120 g di burro
150 g di farina 0
noce moscata

Mettete a bollire il latte tenendone da parte un bicchiere.
Nel frattempo sciogliete il burro a fuoco lento, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno.
Togliete il burro dal fuoco e incorporare a poco a poco la farina mescolando con energia per evitare che si formino grumi.
Aggiungete il latte bollente un poco per volta.
Rimettete la salsa sul fuoco e continuate a rimescolare fino al bollore.
Aggiungete alla fine una copiosa grattugiata di noce moscata.

Per la pasta
Mettete sul tagliere le farine a fontana con al centro l'uovo
Lavorate molto bene ed energicamente l'impasto fino a quando non diventa liscio, aggiungendo, se necessario, della farina. Procedete alla stessa maniera per la pasta al nero di seppia
Fate riposare i due panetti coperti con una ciotola per una mezz'ora.



Riprendete l'impasto e stenderlo sottile con il matterello.
Impugnate il matterello tenendo le mani vicine e facendo pressione con il pollice e il palmo appena sotto. Partite dal cento e ruotate spesso la sfoglia. Man mano che cresce la ruoto arrotolandola sul matterello.




Dalla pasta nera ritagliate delle striscioline larghe come un mignolo e lunghe come un dito



Ricavate subito due sfoglie delle dimensioni della pirofila che andrete ad utilizzare. Sulla sfoglia bianca posizionate i "tasti neri" nella sequenza "tre-due-tre"......e schiacciateli delicatamente con la punta delle dita. Non usate il mattarello perchè altrimenti si sformano troppo.



Lasciate invece asciugare il resto della sfoglia che andrete poi a tagliare in tanti rettangoli.





Mettete a bollire abbondante acqua salata.
Preparate una ciotola di acqua ghiacciata e uno scolapasta.
Tagliate la sfoglia in grandi rettangoli.
Buttarne un paio per volta  nell'acqua bollente e quando riprende il bollore, scolarli con l'aiuto di una schiumarola, raffreddarli nell'acqua gelida e metterli a scolare bene stesi nello scolapasta.
Continuate in questo modo fino a cuocere tutti i rettangoli.


In una teglia da forno versate un mestolo di ragù e uno di besciamella e stendeteli bene fino a coprire il fondo.
Man mano che le lasagne si sono scolate bene dall'acqua stenderle nella teglia a strati, alternandole con uno strato di besciamella e uno di ragu' alternando fino a riempire la pirofila.

Terminate con la "sfoglia tastiera", versate ancora un po' di besciamella sulla sfoglia bianca e infornate a 180 per 20 minuti. lasciate la lasagna nel forno qualche minuto prima di servirla.


Nel frattempo pulite dal guscio i gamberi, lasciando solo la parte finale sulla coda. Togliete la parte nera sottile dell'intestino e fateli cuocere per pochissimi minuti con un goccio di olio extravergine. Versate il Brandy e fiammeggiate.......



Tagliate la porzione desiderata e impiattate "l'ottava" di lasagna (perchè va dal do al do....) adagiando le code di gambero e il Brandy rimanente......









con questa ricetta partecipo al contest



sabato 27 settembre 2014

Riso pilaf con gallinella di mare al sesamo e peperoni caramellati


Ecco qua l'ultima ricetta per la sfida di settembre per l' Mtc. Ultima per davvero purtroppo,perchè domani è l'ultimo giorno utile per postare le proprie creazioni e siccome domani, sarà una giornata piena di impegni, ho dovuto/voluto concentrare le mie proposte in un unica giornata! E poi anche perchè le ricette "consentite" sono solo tre....una per i tre diversi modi di cucinare il riso che ci ha proposto/insegnato Annalena, che ringrazio perchè mi ha fatto scoprire un modo se non proprio nuovo di cucinare il riso, almeno mi ha fatto fermare un attimo a riflettere che come per tutto il cibo ci vuole "rispetto" e una "ritualità" nel cucinarlo. Che non basta buttare in pentola degli ingredienti per dire ho cucinato, ma che ognuno di loro si deve "sposare" con gli altri, in modo armonico, senza dissonanze e contrasti fastidiosi, un po' come nella musica. E io nelle ricette che ho sbirciato nel blog, ho trovato un'armonia di colori, sapori, consistenze, che mi ha lasciato davvero a bocca aperta!

Quindi, non potevo limitarmi ad una sola ricetta, con un solo metodo di cottura, ma ho voluto provare anche le altre due suggerite qui. Anche perchè l'ultima volta che ho mangiato il riso pilaf è stato tantissimo tempo fa, quando me lo ha cucinato la mia amica del cuore che è nata ad Ankara quindi, se non lo sapeva fare lei!!
E devo dire che, nonostante il tempo veramente risicato, è stato un piacere cucinare per me oggi. Due proposte, una dolce e questa... e ho anche avanzato il tempo per scegliere le foto e scrivere senza fretta il post, il che è tutto dire. Ma sto sognando o è vero?? Non mi sento per niente stanca, anzi, sono rilassata e soddisfatta per quello che ho preparato.
E stasera quando ritorna il consorte, troverà per cena un piatto un po' insolito e pure un dolcino....

Penso davvero che certe volte la cucina mi faccia da "terapia"....quindi grazie Annalena per aver proposto questo tema, che come ho già detto potrebbe sembrare banale ma che in realtà non lo è!

Ingredienti
  50 g di riso Basmati
100 ml di brodo di pesce
3 peperoni (giallo, rosso e verde)
1/2 cipolla
1 gamba di sedano
filetti di gallinella di mare
sesamo
olio extravergine di oliva q.b.
2 cucchiai di zucchero di canna
1 uovo

Esecuzione
Tritate la cipolla, metà dei peperoni e il sedano e fateli appassire in una padella dai bordi alti con un filo di olio extravergine di oliva. Aggiungete il riso e fate tostare per qualche minuto facendo attenzione a non farlo scurire troppo. Coprite tutto con il brodo di pesce e portate a bollore. Coprite e fate cuocere per 15 minuti fino a quando il riso avrà assorbito tutto il brodo, ed è sgranato, asciutto e un po' al dente. Lasciatelo riposare per 5 minuti.


Mentre il riso cuoce, passate i filetti di gallinella nell'uovo leggermente sbattuto e passateli nei semi di sesamo schiacciando delicatamente per farli aderire alla superficie. Metteteli in una pirofila con un filo di olio e fateli cuocere nel forno a 180° per 20 minuti.

Mentre il pesce cuoce tagliate a listarelle i peperoni messi da parte e fateli cuocere in una padella con poco olio di oliva fino a quando saranno morbidi. Aggiungete 2 cucchiai di zucchero di canna e alzate la fiamma per farli caramellare.

Impiattate e servite subito.



In alternativa potete riempire un peperone, cotto nel forno fino a quando si sarà ammorbidito, con il riso e servirlo come "contenitore"...



con questa ricetta partecipo al contest di settembre con


martedì 23 settembre 2014

Riso bianco e Venere con mazzancolle e seppioline al Brandy, vongole e filetti di gallinella di mare per l'Mtc


Dopo la lunga pausa estiva, che di estivo non ha avuto proprio niente, visto il tempo che ha fatto, eccoci di nuovo alle prese con le sfida per l' Mtc. Che come tema ha il riso.... si ma mica il "banale" riso come lo intende magari la maggior parte delle persone : in bianco, risotto, nella minestra, nelle arancine ecc...Questo è un signor riso! Nel senso che Annalena del blog Acuaqviva scorre, vincitrice della sfida precedente con la sua bellissima piadina, mi/ci ha fatto conoscere diversi modi per cuocere il riso, dandoci tanti consigli, cenni storici, tecniche e ricette stupende! E se andate a leggere il suo blog, potreste pensare che questa signora non sia italiana. Niente di piu' sbagliato! Ho avuto il piacere di conoscerla e trascorrere un po' di tempo con lei, insieme ad altre blogger, e questa signora minuta, dallo sguardo acceso, che sprizza energia e forza da tutti i pori, è una persona veramente speciale. Le sue ricette ci portano nel lontano Oriente, ci fa viaggiare attraverso le sue fotografie, i suoi fantastici piatti, i suoi racconti, i suoi consigli. Per questo dico che se il tema di questo mese poteva sembrare banale, in realtà non lo è. Come per tutte le tradizioni che vengono dall'Oriente, ad esempio quella della cerimonia del té, alla quale abbiamo assistito anni fa quando eravamo in Giappone, e mentre guardavo e partecipavo a tutta la cerimonia, mi sentivo in colpa per come a casa dicevo "mi faccio una tazza di té", e mi sembrava di aver compiuto un atto sacrilego, nel buttare la bustina nell'acqua bollente e via....anche per il riso, c'è una ritualità che per me lo eleva a cibo prezioso piu' di quanto non si pensi. Se si vuole approfondire la sua storia leggete qui.

E ora andiamo al dunque... quando ho letto il tema, conoscendo Annalena, mi sembrava strano che proponesse il riso senza qualche sorpresa dietro! Infatti, leggendo il regolamento della sfida, sono rimasta, prima rapita, per tutta la descrizione sulle tecniche di cottura, e poi sconfortata perchè mi sono detta che visto il non-tempo che avevo, e come andava cotto, non avrei fatto nemmeno una ricetta.... invece poi, leggendo e rileggendo, mi sono un attimo convinta che forse potevo realizzare qualche cosa, se non di strabiliante, almeno di gustoso.....
E come al solito, quando mi metto all'opera, man mano che proseguo nei lavori mi vengono in mente tante cose e comincio con le variazioni sul tema. Con il risultato che la mia cucina diventa un campo di battaglia e dell'idea iniziale che ho partorito magari è rimasto ben poco!
Ovviamente ho scelto il giorno meno adatto per mettermi a realizzare questo piatto, perchè ho dovuto portare alcune cose alla mia amica Alice che esponeva le sue creazioni alla "Festa sull'aia" di fronte a casa mia e poi avevo a pranzo mio fratello, cognata e nipotina, pero' era l'unico giorno nel quale potevo fotografare con la luce diurna una mia ricetta...cosi' mi sono detta...oggi riso per tutti e via!

Quindi, andando avanti e indietro alla festa ho iniziato a cucinare alle 10.30 e i miei ospiti arrivavano alle 11.30, con una creatura di quasi due anni che appena ti vede in cucina vuole subito mangiare!
E' stata una lotta contro il tempo, quattro padelle con i quattro tipi di pesce a cuocere, (togliere tutto il guscio, tranne la testa, e il budellino alle mazzancolle, perchè fa brutto vedere i commensali che litigano col guscio e si sporcano le mani e il resto si raffredda...) due tipi di riso....che uno potrebbe dire, già non hai tempo cosa ti metti a fare cose complicate....ma alla fine ce l'ho fatta e alle 12 in punto eravamo tutti a tavola!
Bene, per tutte le tecniche e procedimento di cottura delle altre ricette vi rimando al blog di Annalena

Per la mia ricetta ho riportato tutti i suoi passaggi.

Ingredienti
200 g di riso bianco
200 g di riso Venere
1 confezione di seppioline
1 confezione di vongole già sgusciate ( o quelle veraci col guscio che sono piu' coreografiche)
1 confezione di filetti di gallinella di mare
1 confezione di mazzancolle
brodo di pesce q.b.
salsa di soia q.b.
1 Bicchiere di Brandy
8 cucchiai di aceto di mele
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaino di sale
aglio q.b.

Esecuzione
Versare il riso in una ciotola capace, coprire con circa il doppio di acqua fredda e “sprimacciarlo” tra le dita e roteandolo nell'acqua e massaggiandolo per circa un minuto, fino a che l’acqua risulta praticamente bianca. Versare in un colino, sciacquare sotto un getto gentile di acqua corrente, rimettere il riso nella ciotola lavata e ripetere lo stesso procedimento per altre tre o quattro volte, fino a che l’acqua è chiara.
Versare di nuovo il riso sciacquato nella ciotola lavata, riempire  con abbondante acqua, che dovrebbe a questo punto rimanere limpida, e lasciar riposare il riso a mollo dai 20 ai 40 minuti


Scolare e sciacquare di nuovo bene il riso, versarlo in una pentola di acciaio dal fondo spesso e coprire brodo di pesce  in pari volume o poco più (1 tazza di riso per 1 tazza di liquido più 1 cucchiaio) che superi il riso di circa 2 cm. per circa 20 minuti

Nel frattempo pulite le mazzancolle togliendo il guscio, tranne quello della testa e della coda. Con un coltellino affilato incidete la parte superiore e togliete il budellino nero sotto il getto delicato dell'acqua.
In un padellino dorate uno spicchio di aglio con un filo di olio extravergine di oliva, aggiungete le vongole e fatele cuocere a fuoco dolce per 5 minuti. Aggiungete una manciata di prezzemolo e lasciate coperto.
Sciacquate le seppioline, e mettetele in una padella nella quale avrete fatto dorare uno spicchio di aglio che poi toglierete. Aggiungete un bicchierino di Brandy e sfumatele. A fine cottura aggiungete una manciata di prezzemolo tritato. Lasciatele coperte fino alla fine.
In un altra padella passata con un filo di olio, fate cuocere i filetti di gallinella dalla parte della pelle. Quando sarà dorata, giratele e fate cuocere ancora per 5 minuti. Tenete coperto.

Scaldare in un pentolino l’aceto con lo zucchero e il sale e, quanto è tutto ben sciolto, spegnere e lasciar raffreddare.
Appena il riso è cotto trasferirlo su un piano di legno o in un’ampia ciotola dal fondo piatto, versarvi sopra l’aceto freddo e con un cucchiaio di legno a spatola bagnato mescolare il riso dal basso verso l’alto e dai lati verso il centro con grande delicatezza, fino a che il riso si è quasi totalmente raffreddato, si è profumato in modo uniforme ed i chicchi sono lucidi.
Coprire il riso con un canovaccio umido.

Mentre cuoce il riso bianco,ripetete la stessa operazione con quello nero e fatelo cuocere in acqua non salata. Scolatelo e conditelo con un filo di salsa di soia

Se i pesci si sono raffreddati troppo, date una scaldata velocissima: Aggiungete le vongole al riso bianco e mescolate delicatamente.

Impiattate aiutandovi con un coppapasta per tenere uniti i due tipi di riso. Adagiate i pesci che avete cotto in precedenza, mettendo per ultime le mazzancolle che avrete flambato con il restante Brandy e accompagnate con una ciotolina di salsa di soia

(La foto è sfuocatissima, ma dovevo scegliere se lasciare che la cucina prendesse fuoco o se era piu' importante il "fuoco" della fotografia....)


Questo è il risultato finale...total black per me......


e con sfondo bianco perchè mio marito ha detto che nero su nero non si capiva niente....


e i commensali hanno gradito... compresa la creatura quasi duenne!

con questa ricetta partecipo ala contest



domenica 24 agosto 2014

Ravioli di grano saraceno alla Norma con sugo alla pescatora


Eccomi qua, dopo un periodo di latitanza, di nuovo presente. Non che abbia tenuto a digiuno la mia famiglia, ma non ho avuto tempo per postare e non sempre ho fotografato quello che man mano ho preparato in questo periodo.Complice la pigrizia estiva, e si, perchè nonostante piova un giorno si e un giorno anche, siamo ancora in estate, la stanchezza, il lavoro, la luna eh si sono Cancro quindi anche lunatica.... e ci voleva questo bellissimo contest a darmi una svegliata!
All'inizio ero in piena crisi creativa, e questo non era un buon segnale, dal momento che mi butto a capofitto in molteplici creazioni! Ma poi ho avuto un'improvvisa illuminazione!
Complici il tema del contest, anzi, le categorie del contest, le melanzane dell'orto della mia amica, i pomodorini del mio balcone, si perchè ho avuto la brillante idea di provare a piantarli e con grande gioia ne sono cresciuti piu' di 100, a dispetto del tempaccio che ha imperversato fino ad ora. Una ricotta salata che mi faceva l'occhiolino tutte le volte che aprivo il frigorifero, la farina di segale che mia mamma mi ha portato direttamente dal mulino di Teglio....insomma, mi è venuto in mente di fare inizialmente una normalissima pasta alla Norma, ma poi mi sono detta che forse potevo osare qualcosa di piu'....avrei fatto i ravioli!
Prima di tutto perchè il raviolo ha accompagnato la mia infanzia: l'ho già raccontato altre volte, ma non mi stanchero' mai di ripeterlo. Questo piatto rappresentava il piatto della festa, quando ci riunivamo tutti insieme, e io aiutavo mia mamma a realizzarli. Prima mettendo solo il ripieno di carne sulla sfoglia, uno in bocca e uno su quella, poi imparando a farli pure io. Sia quelli di carne che quelli di zucca, perchè la mamma è mantovana e quindi era logico che nei giorni di festa si mangiassero anche quelli!  I primi da gustare con del buonissimo brodo di carne, gli altri con burro fuso e salvia o con il sugo.....
E riepilogando mentalmente gli ingredienti che ho utilizzato, ho fatto una sorta di viaggio da Nord a sud, con prodotti a km 0....la preziosa farina di grano saraceno, con i suoi caratteristici fiorellini bianchi tipica della Valtellina, che fin da piccolissima ho visto crescere nei campi di Teglio dove ho trascorso le mie vacanze estive ed invernali dall'età di 4 mesi agli oltre anta....gli ingredienti della pasta alla Norma, tipica della Sicilia, in onore delle amiche siciliane che continuano a dirmi di andare a trovarle, e un giorno mi dovro' pur decidere a farlo!,in una versione piu' leggera perché non ho fritto la melanzana,i ravioli, ricordo della mia infanzia. Il tutto condito con un sugo alla pescatora, che ricorda il mare e quanto sia importante l'utilizzo del pesce....ed è uscito questo piatto del quale sono veramente soddisfatta per il gusto e la riuscita. Un raviolo dal sapore "rustico" del grano saraceno, ma anche molto delicato nel ripieno, e un tocco di salato della ricotta...un mix di sapori davvero armoniosi. Almeno per me e per chi li ha gustati.

Ingredienti
100 g farina di grano saraceno fine
100 g di farina bianca
    2 uova
un pizzico di sale

  2 melanzane
20 pomodorini ciliegia
ricotta salata

Salsa di pomodoro
gamberetti, seppioline.
scalogno

Esecuzione
Tagliate a fette una melanzana e mettetela in uno scolapasta alternando un pizzico di sale grosso tra uno strato e l'altro per un ora circa. Sciacquatele e grigliatele.
Tagliate a cubetti l'altra melanzana e fatela stufare in una padella con un po' di olio extravergine di oliva.
Tagliate a piccoli cubetti i pomodorini e metteteli in un colino a maglie fitte e lasciateli fino a quando avranno perso la loro acqua.
Mettete le melanzane cotte in uno scolapasta per far perdere il liquido in eccesso. Se invece sono "asciutte" non occorre eseguire questa operazione.
Mescolate le melanzane con i pomodori e aggiungete la ricotta salata grattugiata grossolanamente.

Fate un leggero soffritto con dello scalogno. Aggiungete i gamberetti e le seppioline pulite e tagliate a metà.Versate il pomodoro e fate cuocere fino a quando si sarà leggermente ristretto. Aggiustate di sale.

Mescolate le due farine e versatele sulla spianatoia. Fate la fontana e al centro sgusciate le uova e un pizzico di sale. Con l'aiuto di una forchetta sbattete le uova raccogliendo man mano la farina. Quando sarà tutta assorbita, impastate con le mani fino ad ottenere un panetto compatto ma morbido. Avvolgetelo in un canovaccio per evitare che si secchi la superficie.
Con l'aiuto della macchina per la pasta, tirate delle sfoglie non troppo sottili (io sul numero 6). (Preparate una sfoglia, massimo due, per volta, che andrete a farcire subito, affinché non si secchi troppo)
Adagiate un cucchiaino di ripieno lasciando due dita di distanza tra un mucchietto e l'altro e con l'aiuto di una rotella o un coltello tagliate la pasta sfoglia con la forma di un quadrato.


Procedete con la preparazione del raviolo: una volta adagiato il ripieno, prendete il quadrato di pasta, piegate un angolo con la punta rivolta verso di voi schiacciando bene i lati. Sovrapporre le due punte superiori e schiacciarle delicatamente per farle aderire l'una con l'altra. Alzare le punte verso l'alto...e il raviolo è fatto!

Cuoceteli in abbondante acqua bollente salata, facendoli sobbollire con delicatezza, altrimenti si rompono.
Quando vengono a galla, scolateli delicatamente e adagiateli su una fetta di melanzana grigliata. Condite con il sugo e aggiungete una generosa manciata di ricotta salata grattugiata.



Questa ricetta partecipa, nella categoria "Timballo", al Contest " I magnifici 6: il contest dell'anno"