La cucina.Luogo dove sperimentare e perfezionare.Ogni piatto è legato a un ricordo della mia infanzia,di un viaggio o semplicemente a un momento condiviso in allegria.Dove anche un semplice piatto di pasta ha un sapore sublime. Perchè la sapiente combinazione di ingredienti e amore per cio' che si sta cucinando crea un sapore e un ricordo unici.Come la sapiente combinazione di note e interpretazione di Musicisti e del Direttore d'Orchestra creano una Musica che ti porti nel cuore.Per sempre.
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sabato 7 maggio 2016
Gelati Tonitto. Il gelato artigianale nella grande distribuzione
Poco tempo fa, a pochi passi dal Duomo di Milano, sono stata alla presentazione di alcuni nuovi gusti di gelato industriale dell’azienda Tonitto di Genova.
L'azienda è stata fondata nel 1939 come gelateria, e il nome deriva dal soprannome del fondatore Antonio Dovo, dettoTonitto, nel corso degli anni si è trasformata prima in laboratorio di produzione per la clientela e poi in una vera e propria azienda industriale in concorrenza con le grandi Multinazionali Unilever e Nestlè e le altre italiane, tra cui le più conosciute Sammontana e Sanson.
Il sogno di Antonio era proprio quello di poter offrire un gelato buono a tutte le famiglie italiane.
Ora sono Luca e Massimiliano Dovo che portano avanti questa grande attività.
Massimiliano, Direttore della Produzione si occupa di reperire le materie prime: solo latte italiano, uova fresche da allevamento a terra, frutta fresca e secca controllata lungo tutta la filiera produttiva.
Luca è l'Amministratore delegato, e ci tiene a ribadire che portano avanti il marchio di famiglia rimanendo fedeli ai principi del fondatore, con un prodotto semplice e genuino, evidenziato da subito sull'etichetta pulita (clean label), dove subito balzano agli occhi i pochi ma fondamentali ingredienti che lo compongono.
Un'altra persona molto importante che collabora con Tonitto è Renato Bottasso presidente della cooperativa F.A.R. - Rogelfrut Frutta surgelata di Rossana in provincia di Asti, che conta oltre 200 soci coltivatori e che lavora qualcosa come 12.000 tonnellate all’anno di frutta.
Con la presentazione dei nuovi sorbetti, la gamma dei prodotti Tonitto si compone di 3 varianti de "Il Gelato", 4 de "Il Gelato Yogurt" e 9 de "Il Sorbetto". I nuovi gusti presentati sono stati Mandarino di Ciaculli, Ananas e Mora&Mirtillo.
Anche se il consumo dei gelati è da molti anni in crisi, in Italia se ne consumano 10 kg pro capite e la parte del leone la fa la vendita e il consumo del gelato artigianale.
Il mercato italiano continua a produrre statistiche positive: nel corso del 2015 la vendita ha raggiunto quasi le 152 mila tonnellate di prodotto, di cui poco meno di 85 mila per i porzionati e multipack e oltre 67 mila per le vaschette per un valore, in oltre 876 milioni di euro totali, ripartiti in circa 565 milioni per i porzionati e poco meno di 311 milioni per le vaschette (Fonte dati Nielsen 2015).
Tonitto produce anche per l'estero: circa il 30% della produzione, 9 milioni di euro, viene esportato in oltre 20 paesi tra Europa, Medio Oriente, Sud America, Giappone, Russia e Irlanda.
Oltre al'attenzione per la salute del consumatore, Tonitto ha un occhio di riguardo anche per l'ambiente:l'attuale stabilimento è alimentato in parte da un impianto fotovoltaico, e per la nuova sede stanno progettando strumenti e impianti a consumo ridotto e CO2 free.
Molte altre informazioni sull'azienda e sul consumo dei gelati, le trovate anche qui.
Alla fine della presentazione, durante la quale ho potuto assaggiare parte di questi gelati, le puree di frutta, il cioccolato, le nocciole e la frutta fresca, mi hanno omaggiata dei gelati che vedete nella foto. Ora, sta a voi provare di persona la qualità di questi prodotti. Cercateli nella grande distribuzione e....buona degustazione!
Grazie anche a Marzia Morganti della Marte Comunicazione per avermi dato la possibilità di conoscere questo prodotto italiano nel mondo!
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giovedì 19 novembre 2015
A.I.F.B: Blog tour nelle terre marchigiane
e Giada, le due socie che hanno preso i contatti con i migliori produttori maceratesi, facendo si che questo nostro viaggio conoscesse le eccellenze del territorio.
Compattato il gruppo, ci siamo recate alla Locanda Fontezoppa, dove abbiamo soggiornato per tutta la nostra permanenza. Una bellissima struttura immersa nella vigna, dallo stile moderno e rustico insieme. Le camere hanno il nome delle cinque etichette piu' importanti dell'Azienda, e io ero nella Carapetto, e questo dimostra il legame sentito tra la locanda e la cantina. Il nome deriva da un’antica fonte d’acqua che sgorgava dove oggi si rincorrono i filari delle vigne.
E siamo stati pure fortunati perché avendo appena raccolto dell’uva cabernet sauvignon abbiamo assistito alla diraspatura, ovvero alla separazione degli acini dell’uva dai raspi.
La cantina attinge da vitigni impiantati intorno a Civitanova Alta, dal Sangiovese, Merlot, Cabernet, Lacrima, Maceratino, Incrocio Bruni al Pecorino ma anche a Serrapetrona si trovano gli impianti di Vernaccia Nera, Pinot Nero e Sangiovese.
La prima tappa del nostro viaggio ci ha portate a Potenza Picena presso il Frantoio Torresi, attivo dal 1964. Ci accoglie Tommaso, il giovanissimo erede di questo frantoio, che insieme alla madre, ci illustra la storia della loro attività. Storia che è ben visibile alle pareti, in quanto è testimoniata da vecchie foto in bianco e nero che ritraggono i capostipiti, Nello Torresi e Giuseppina Macellari, e dalla scritta "Il futuro ha un cuore antico", lo slogan che la famiglia Torresi ha scelto per rappresentare al meglio la propria attività: evoluzione nel tempo, mantenendo pero' intatti i principi che l'hanno sempre contraddistinta.
Ci hanno fatto degustare i loro prodotti e spiegato in termini tecnici le varie fasi per degustare l’olio. Innanzi tutto fate attenzione al colore, se l’olio si presenta di colore verde contiene più clorofilla oppure se di colore giallo contiene più carotene. Quello giallo è piu' maturo, mentre quello verde è piu' acerbo. Quando si sceglie un olio, siamo colpiti dall'odore, quindi stimoliamo il profilo sensoriale, poi nel palato, stimolando le papille gustative della lingua e poi la memoria olfattiva, quello che risale alla mente non appena lo annusiamo e poi quella visiva, distinguendone il colore.
Questa è la sequenza per assaggiare l'olio: versate una piccola quantità in un bicchierino, scaldate l’olio ponendo il bicchierino nel palmo della mano, con l’altro palmo coprite il bicchierino e iniziate a muovere in modo circolare il bicchierino nel palmo della mano. La rotazione deve essere dolce e lenta. Portate il bicchierino al naso e annusate l’olio con lo scopo di captare tutte le sensazioni gradevoli o meno. Assumete una quantità di olio pari ad un cucchiaino nella cavità orale, senza ingerirlo. Aspirate dell’aria, lentamente e delicatamente, poi in modo più vigoroso in modo da vaporizzare l’olio nel cavo orale. In questo modo vi è un primo contatto con le papille gustative. Fate attenzione alla percezione degli stimoli positivi di amaro e piccante. Fate riposare la bocca muovendo lentamente la lingua contro il palato. Aspirate nuovamente l’aria portando la lingua contro il palato e le labbra semiaperte, questa azione viene definita "strippaggio". Fra un assaggio e l’altro dell’olio per pulire la bocca una fettina di mela.
I prodotti di punta dell’azienda sono il Cuoreverde, che presenta un buon fruttato erbaceo e un profumo di mandorla acerba, è un olio sostanzialmente dolce e il Fiordolio armonico ed equilibrato dal colore verde con riflessi dorati, presenta un fruttato leggero con piacevoli note erbacee unite al sentore di mela, pomodoro e mandorla.
L'intensità e l'equilibrio di un olio d'oliva sono dati dalla qualità dell'oliva e il luogo dove è stata coltivata. Ad esempio. l'Ogliarola barese e la Coratina, che si coltivano al sud, producono un olio leggermente piu' piccante e amaro, in quanto essendo piante esposte al sole, mancando piu' acqua, reagiscono mettendo piu' antiossidanti nel frutto.
E' presente poi la qualità locale Pendolino, piu' delicata.
Alla fine della visita, Tommaso ci ha portate a visitare velocemente il paese.......selfie d'ordinanza di gruppo e poi con un gruppo di simpatici e curiosi anziani del posto che appena ci hanno visto, hanno incominciato a parlottare tra di loro...forse non avevano mai visto delle giovincelle cosi' briose tutte in un coplo solo!
Ritornate alla Locanda,abbiamo degustato i migliori vini.....
e deliziosi piatti........
Il nostro viaggio procede, dopo aver fatto colazione, verso Monte San Giusto, un piccolissimo borgo in provincia di Macerata, per la visita guidata del pastificio artigianale La Pasta di Aldo.
Ad esser sincera pensavo che il signore che ci aveva accolto, si chiamasse Aldo, ma ci ha subito svelato che questo nome è l'acronimo dato dai cognomi dei 2 titolari (Luigi ALzapiedi e Maria DOnnari) e che quindi il suo nome è Luigi! Ci racconta la sua storia, che nasce lontano, quando lui aveva 6 anni ed imparava dalla nonna l'arte di tirare la sfoglia. Svolge altri lavori ma il suo pensiero è sempre rivolto alla pasta fatta in casa, cosi' a 40 anni, fonda l'azienda che crea questa pasta eccellente, dove le sue mani esperte mescolano semole selezionate che fa essiccare con naturale lentezza per ottenere un prodotto di altissima qualità, tanto da essere scelto da Heston Blumenthal, (chef britannico, 3 stelle Michelin) a rappresentare la pasta in un programma della BBC dal nome "Perfection".
Per fare l'eccellenza le materie prime devono essere straordinarie e Luigi in questo è maniacale: sceglie con cura le semole di grano duro (tutte rigorosamente italiane, dall'Umbria alla Sicilia) diversificandole a seconda dei prodotti. Ad esempio: il tagliolino è fatto con un grano che assorbe poca acqua, così in cottura resta duro, uova rigorosamente biologiche, essiccazione lenta e a bassa temperatura. Amici ingegneri hanno realizzato le macchine per la lavorazione della pasta, quindi sono davvero uniche e speciali.
Staremmo ore e ore ad ascoltare le parole di questo esile uomo, che ci trasmette tutta la passione e la maestria in tutto quello che fa. Ma la tabella di marcia è copiosa di appuntamenti e a malincuore, ma con pacchi di pasta che abbiamo acquistato, salutiamo Luigi e Maria.
La tappa successiva è per il pranzo che consumeremo presso l'Agriturismo Agra Mater a Colmurano (MC), dove vengono utilizzate le materie prime coltivate nell'orto per creare menù settimanali nel totale rispetto della stagionalità dei prodotti.
Il tempo è davvero inclemente ma Lara e Melissa ci servono piatti deliziosi e curati nei minimi particolari accompagnati dalle birre artigianali di Birrifirma. Le etichette sono simpaticissime, come la campagna pubblicitaria, e ognuna ha col proprio gusto che si sposa ai vari piatti assaggiati. Non pensavo si potesse pasteggiare degustando birre al posto dei vini! Marco Simoni ci presenta anche il suo idromele. La struttura è dotata di fantastiche camere, quindi, chi volesse gustare cibo e birra in quantità puo' soggiornare senza problemi e visitare i dintorni che sono veramente fantastici.
Lasciato l'Agriturismo, abbiamo visitato il centro storico di Macerata, città medievale sede di un'antichissima università, con la guida turistica Michela Marconi, che ci ha fatto scoprire i segreti dello Sferisterio, e per una musicista come me, è stata un'emozione vedere questo piccolo gioiello, che d'estate si riempie di colori e note.....
....e alle 18, dopo aver visto in funzione l'Orologio astronomico della Torre Civica, i cui originali (statue e quadrante dello zodiaco) sono conservati all'interno del Palazzo Bonaccorsi che abbiamo visitato e ammirato in tutta la sua maestosità di affreschi e galleria di quadri.....
.....passeggiato tra i vicoli della città....
.....il pomeriggio si è concluso presso l'azienda agricola Si.Gi, dove Martina Buccolini e la mamma ci fanno degustare confetture, gelatine, sott'olio e liquori fatti a mano utilizzando sapori e profumi dell'antica tradizione marchigiana, come la giuggiola, la visciola, la mora di rovo, il vincotto.
Anche da qua è impossibile uscire a mani vuote!
L'ultimo giorno di questo lungo e intenso blog tour lo dedichiamo alla visita dell'azienda Varnelli, a Muccia, la più antica casa liquoristica delle Marche, fondata nel 1868, che produce artigianalmente distillati e liquori attingendo a ricette segretissime.
L'azienda ha una lunghissima storia, ed è attualmente gestita da 3 sorelle, Simonetta, Donatella ed Orietta, soprannominate Le Sibille....
Simonetta ci porta a vedere la produzione dell'amaro di cui ci sono due versioni, il Sibilla ed il Tonico. Anche se il Varnelli, a base di anice, tipica correzione del caffè è il prodotto principe indiscusso, non mancano altri prodotti per i piu' golosi, come quello a base di cioccolata.
Maura ci accompagna nella seconda parte del tour, e ci mostra la zona di produzione del liquore al caffè, fatto rigorosamente con espressi preparati uno ad uno e poi passiamo nella zona dell'imbottigliamento
Degustazione dei prodotti tipici, come il buonissimo ciauscolo e altre leccornie, foto finale e acquisti suggellano la fine di questo nostro stupendo e istruttivo viaggio in terra marchigiana.
Ritorniamo alla stazione e dopo i saluti di rito, che non finiscono mai, ognuna di noi ritorna nel luogo d'origine, con negli occhi, nella mente, e nel cuore, i racconti e i prodotti di tutte le persone che abbiamo conosciuto, e con il pensiero che la nostra Italia è proprio un bel paese, ricco di eccellenze, che vanno scoperte e condivise. Grazie Aifb! e ai miei compagni di viaggio!
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mercoledì 7 ottobre 2015
"Tutti i colori della Marca Trevigiana", Blog Tour "Bianco"....conclusion......
Cristina, soprannominata la donna dei selfie di gruppo, perchè ne ha scattati di fantastici, ci immortala prima di entrare al Museo del Caffè Dersut. Il marchio Dersut nasce nel 1949 a Conegliano (Treviso), negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, quando il caffè era un lusso per palati ormai assuefatti soltanto ai surrogati. Ma l'azienda affonda le sue radici addirittura nel XII secolo: il fondatore, il conte dr. Vincenzo, discendeva infatti dai Caballini di Sassoferrato, terra appartenente alla Badia di San Silvestro di Nonantola, che deteneva il potere di investire i feudatari.
Nel 1971 il dr. Giorgio, figlio del fondatore, conseguita la laurea con una tesi specialistica nel settore del caffè, fa il suo ingresso in azienda. E la qualità di questo caffè sbarca in tutto il mondo.
Compiamo un viaggio vero e proprio, nel mondo del caffè......dalla pianta, con le sue drupe, grosse come ciliege, verdi quando sono acerbe e rosse quando giungono a maturazione. Qui comincia la delicata estrazione dei semi del caffè crudo dalla drupa, con metodi che conferiscono al caffè le caratteristiche finali del prodotto finito.: metodo a "umido" dove le drupe vengono fatte fermentare in acqua e successivamente avviene l'essiccazione del chicco, o "naturale", che consiste di far essiccare le drupe lavate e pulite, al sole, e successivamente la separazione del chicco dalla buccia e dalla polpa.Gli arabica "lavati" danno origine ad un caffè con note fruttate, persistenzi, piacevolmenti acidule, dal gusto morbido e delicato. Gli arabica" naturale", sono corposi, di gusto morbido e forte ma armonici, con un sapore che ricorda il cacao, di bassa acidità e meno aromatici....al caffè fumante nella tazzina.
La Dersut ha ricevuto premi e riconoscimenti importanti, uno dei quali, quello piu' prestigioso, è quello che l'Accademia Italiana della Cucina, ha conferito ai titolari nel 1993 e cioè il premio della Qualità Dino Villani, assegnato annualmente ai titolari di aziende che si sono distinte in modo continuativo nella produzione enogastronomica di elevata qualità.
dopo aver sostato davanti ai sacchi di caffè, che arrivano al porto di Trieste, e aver visto i macchinari per la tostatura....
...siamo salite nel museo e li è stato un colpo d'occhio fantastico! Macchine vecchissime, ingombranti, piccole, macinini del caffè di legno che di sicuro tutti noi avranno visto nelle cucine delle nostre nonne. Una fantastica testimonianza di pezzi rari, da far invidia ai collezionisti piu' ambiziosi!
Ci siamo accomiatati, non prima di aver ricevuto un graditissimo omaggio: un caffè "gusto nobile" nella scatola di latta rievocativa dei 65 anni di produzione e un bellissimo libro, ricco di storia, fotografie di famiglia e curiosità su questa importante azienda.
Un altro produttore di eccellenze ci aspetta quindi non possiamo tardare! Eccoci gustare un aperitivo alla Latteria Perenzin, anche questa dalla storia dal sapore familiare. Il nonno Domenico cominciò in un paesino di nome Tarzo. Negli anni ‘50 suo figlio Angelo si spostò a Bagnolo San Pietro di Feletto, dove c’è l’attuale sede. Negli anni ‘80 Emanuela, pronipote di Domenico incontrò Carlo Piccoli, un giovane casaro con tanta voglia di crescere. Ecco nascere qualcosa di fantastico: cominciarono a lavorare latte biologico di capra e di vacca, e sperimentare formaggi affinati particolari. Carlo inventava e continua a creare tanti diversi formaggi, come il Castel Formaggio Medievale, il Piccolo Fiore di Bufala o il Capra ubriaco al Traminer.
Importanti sono i premi per i miglior formaggi, e i riconoscimenti attribuiti a questi due giovani e intraprendenti titolari della Latteria Perenzin: a Roma, nella sede della Città del Gusto del Gambero Rosso dove il Cheese Bar PER (acronimo di Percorsi Enogastronomici di Ricerca), entra nella prestigiosa Guida Foodies 2013 con la “Stella”. E oltre al premio per la qualità, hanno meritato quello all’innovazione consegnato a Milano ad Emanuela dal Gruppo 24 Ore dell’area Horeca, che ha attribuito al Cheese Bar PER il “Premio Horeca24 Innovazione dell’Anno”, ideato per valorizzare l’innovazione delle aziende e degli imprenditori nel mercato fuori casa. Questo importante premio è stato assegnato in quanto è stata riconosciuta una componente veramente innovativa e inusuale al locale: la latteria di famiglia si è evoluta in un locale polifunzionale che riunisce bottega dei formaggi, cheese bar, ristorante, sala per corsi legati all’arte casearia, eventi letterari, musicali e visite guidate agli ambienti produttivi. Una formula vincente, che partendo dalla produzione dei formaggi d’eccellenza riscopre il gusto di creare un contesto che ruota a 360° attorno al mondo del formaggio, con una attenzione particolare all’ecosostenibilità, all’utilizzo di materiali ecocompatibili e sistemi costruttivi ecosostenibili.
Importanti sono i premi per i miglior formaggi, e i riconoscimenti attribuiti a questi due giovani e intraprendenti titolari della Latteria Perenzin: a Roma, nella sede della Città del Gusto del Gambero Rosso dove il Cheese Bar PER (acronimo di Percorsi Enogastronomici di Ricerca), entra nella prestigiosa Guida Foodies 2013 con la “Stella”. E oltre al premio per la qualità, hanno meritato quello all’innovazione consegnato a Milano ad Emanuela dal Gruppo 24 Ore dell’area Horeca, che ha attribuito al Cheese Bar PER il “Premio Horeca24 Innovazione dell’Anno”, ideato per valorizzare l’innovazione delle aziende e degli imprenditori nel mercato fuori casa. Questo importante premio è stato assegnato in quanto è stata riconosciuta una componente veramente innovativa e inusuale al locale: la latteria di famiglia si è evoluta in un locale polifunzionale che riunisce bottega dei formaggi, cheese bar, ristorante, sala per corsi legati all’arte casearia, eventi letterari, musicali e visite guidate agli ambienti produttivi. Una formula vincente, che partendo dalla produzione dei formaggi d’eccellenza riscopre il gusto di creare un contesto che ruota a 360° attorno al mondo del formaggio, con una attenzione particolare all’ecosostenibilità, all’utilizzo di materiali ecocompatibili e sistemi costruttivi ecosostenibili.
Assaggiamo le eccellenze di questa Latteria .....le foto parlano da sole. Peccato non sentirne pure il gusto e il profumo!
E dopo questo gustosissimo "intermezzo caseario", ci siamo aihmè dovuti salutare. Ognuna di noi, carica dei doni ricevuti dalle aziende in questo tour all'insegna del bianco, o acquistati per proprio conto, perchè proprio non se ne poteva farne a meno, vista la qualità, ha ripreso la via di casa.
Con la mente, gli occhi e la pancia, pieni di immagini, prelibatezze, sensazioni, emozioni, che rimarranno sicuramente per sempre nei nostri ricordi.
Per finire, non per importanza, ma per i saluti di rito a conclusione di qualche evento speciale, ringrazio l'Associazione Italiana Food Blogger per avermi dato la possibilità di scoprire le eccellenze del nostro territorio, purtroppo non sempre conosciute e condivise. Serena Aversano, che ha messo in moto tutta la macchina organizzativa, impeccabile in ogni particolare e momento. E poi le mie compagne di blog tour, che hanno condiviso con me selfie, camminate, assaggi di bontà infinite, momenti di riflessione, di apprendimento, risate e tante chiacchiere.
E per non lasciare incompiuto il mio contributo....recatevi in questi luoghi. Sono veramente fantastici e ricchi di storia. Personale e del territorio. Tradizioni portate avanti da "sognatori" e "difensori" delle tradizioni, che hanno alle spalle una solida attività, e che non vogliono assolutamente che si disperda nel e col tempo....mi darete ragione!
Con la mente, gli occhi e la pancia, pieni di immagini, prelibatezze, sensazioni, emozioni, che rimarranno sicuramente per sempre nei nostri ricordi.
Per finire, non per importanza, ma per i saluti di rito a conclusione di qualche evento speciale, ringrazio l'Associazione Italiana Food Blogger per avermi dato la possibilità di scoprire le eccellenze del nostro territorio, purtroppo non sempre conosciute e condivise. Serena Aversano, che ha messo in moto tutta la macchina organizzativa, impeccabile in ogni particolare e momento. E poi le mie compagne di blog tour, che hanno condiviso con me selfie, camminate, assaggi di bontà infinite, momenti di riflessione, di apprendimento, risate e tante chiacchiere.
E per non lasciare incompiuto il mio contributo....recatevi in questi luoghi. Sono veramente fantastici e ricchi di storia. Personale e del territorio. Tradizioni portate avanti da "sognatori" e "difensori" delle tradizioni, che hanno alle spalle una solida attività, e che non vogliono assolutamente che si disperda nel e col tempo....mi darete ragione!
"Tutti i colori della Marca Trevigiana", Blog Tour "Bianco"......méditation.....
Ecco che una nuova giornata ci accoglie in tutta la sua bellezza e solarità. Destinazione Pieve di Santa Maria di Feletto. Nel sito del comune si trovano brevi ma interessanti notizie su questa antica Pieve..... "Il suo nome deriva dal latino "felix-icis", luogo ove abbondano le felci; infatti la zona era un tempo ricoperta da boschi ricchi di felci e di piante d'alto fusto: faggi, castani, roveri (riservati per l'arsenale di Venezia), ontani, aceri, betulle. Non mancavano tuttavia le superfici di terreno ricche di piantagioni di olivi e di viti, al punto che anche il doge di Venezia Francesco Foscari faceva cenno in una epistola del 1431 al “buon vino del Feletto”.
La storia di questo territorio, di vocazione vitivinicola, comincia con il cristianesimo, in epoca longobarda, quando fu eretta la chiesa dedicata a San Pietro Apostolo, quasi certamente sulle fondamenta di un precedente tempio pagano. La Pieve, ovvero casa della plebes cristiana nonché riferimento delle genti e del territorio di pertinenza, oltre che sul Feletto vero e proprio si estese fin da principio su un’area assai piu’ vasta comprendente le limitrofe frazioni di Formeniga, Collalbrigo ed il paese di Refrontolo. Quella di San Pietro di Feletto, infatti, è una delle più antiche Pievi dell’intero territorio dell’antica Diocesi di Ceneda. La Millenaria Pieve, che sorge su un’altura panoramica, è introdotta da una gradinata centrale che conduce ad un sagrato coperto da un ampio portico, il quale con ogni probabilità fu aggiunto all’edificio nel Duecento. Sul lato destro dell'ingresso alla Pieve, è possibile ammirare il Cristo della Domenica, rara e curiosa immagine, simbolo della cultura religiosa popolare di fine Medioevo, volta a ricordare l’obbligo del riposo e della santificazione della domenica. Entrando nella chiesa si incontra a sinistra la cappella di San Sebastiano, il cui soffitto a crociera è stato decorato da uno splendido ciclo di affreschi risalenti alla seconda metà del Quattrocento, raffigurante episodi della vita di San Sebastiano. Nella navata centrale, sulla parete di sinistra, si trovano i dipinti più antichi, in stile bizantino, datati al XIII secolo. Sulla parete destra è raffigurato il Ciclo del Credo, singolare esempio di “Bibbia dei poveri”, ideato per essere compreso anche da chi non sapeva leggere"
Terminata la visita alla Pieve, ci siamo recate all'Abbazia Cicestense di Santa Maria di Follina, altro incredibile capolavoro. una simpatica, giovane e preparatissima guida, Cristina Chiesura, ci ha incantate raccontandoci la storia e la simbologia di questa Abbazia.
"Eretta su una precedente edificazione benedettina nel XII sec. rivista in epoca cistercense, l’attuale basilica (1305 abate Gualtiero da Lodi - 1335 abate Nordio di Treviso) presenta la tipica costruzione a pianta latina con la facciata rivolta a ponente e l’abside rivolta a levante proprio come prevedeva la simbologia cistercense.
All’interno della basilica sono da segnalare tra le pregevoli opere presenti:
la grande ancona (o pala d'altare) lignea di stile neogotico costruita da maestranze veneziane nel 1921, copia perfetta dell’originale, presente alla chiesa di S. Zaccaria di Venezia. Essa accoglie la statua in arenaria della Madonna del Sacro Calice che qualcuno ipotizza di origina nubiana del VI sec. , da sempre oggetto di venerazione e pellegrinaggio da parte dei follinesi e dalle migliaia di fedeli provenienti da tutta Italia; l’affresco “Madonna con Bambino e Santi” del 1527 di Francesco da Milano; un notevole crocefisso ligneo di età barocca (epoca camaldolese) di autore sconosciuto.
Si erge, dall’incrocio della navata centrale con il transetto di destra, la bella torre campanaria di stile romanico a pianta quadrata, il più antico manufatto presente nel complesso architettonico dell’abbazia.
La sua simbologia è piuttosto complessa. Le colonne hanno forma d'alberi perchè San Bernardo, colui che ha scritto la regola cistercense, parlava della foresta come prima vera abbazia. Le colonne come gli alberi sono tutte diverse tra loro e formano un microcosmo in miniatura. La stessa forma del chiostro è poi un simbolo, quadrata come un tempo si credeva fosse la terra e va così a mettersi in contatto con il cielo, ovvero la fontana di forma circolare al centro. Da qui sgorga l'acqua, simbolo di Dio per eccellenza, che va ad abbeverare tutta questa selva di colonnine ai margini. Le colonne hanno dimensioni differenti non solo per motivi strutturali ma perchè rappresentano la Chiesa: agli angoli le 4 colonne più possenti sono i 4 angoli della terra, o i 4 evangelisti; le tre colonne su ogni lato che generano le aperture per entrare nel cortile diventano dodici come il numero degli apostoli o delle tribù di israele; le colonne a mezza via tra quelle grosse d'angolo e quelle sottili binate sono i padri della chiesa, che dopo gli "evangelisti" aiutano a sorreggere l'architrave della comunità cristiana; infine le colonnine binate sono 70, numero simbolico per definire tutti i fedeli. In modo diverso (più o meno, ovvero, più grosse o più sottili) ognuna concorre a sostenere e formare la chiesa. Le colonne quindi non sono solo il creato naturale, ma davvero immagine tutta della Creazione di Dio.
Dopo aver camminato nel silenzio di questa meraviglia, rubando scatti al paesaggio, colonne, scorci, meditando su tutto e su niente... la pausa meditativa era finita...tempo fugit...il tour stava volgendo al termine quindi.....un po' malvolentieri, perchè era veramente un posto stupendo per stare tranquille, ma anche curiose di vedere che cosa ci avevano riservato gli organizzatori....ci siamo lasciate alle spalle l'Abbazia, direzione......curiosi.....cliccate piu' avanti!
martedì 22 settembre 2015
"Tutti i colori della Marca Trevigiana". Blog Tour " Bianco" ...il Preludio
Eccomi qua, piena di entusiasmo e con la testa e il cuore ancora là, da dove sono ritornata,a descrivere questo fantastico blog tour, targato AIFB - Associazione Italiana Food Blogger, in collaborazione con il Consorzio di Promozione Turistica Marca Treviso, che avevo anticipato qua, descrivendo come si sarebbero svolte queste tre giornate.
Ora, che queste giornate sono state intensamente vissute, ecco le mie impressioni, su tutto cio' che abbiamo visto e toccato con mano nel vero senso della parola, io e le mie amiche socie, qua immortalate all'inizio di questa fantastica avventura!
(Precisazione iniziale....tutte le fotografie che ho scattato mi sono state autorizzate dal responsabile che ci ha fatto da guida all'interno delle aziende visitate)
Il benvenuto ci è stato dato presso il Fraccaro Cafè dalle autorità e da Luca Fraccaro, uno dei due figli dei fondatori.
Avevo già conosciuto questo Store, lo scorso Blog Tour, raccontato con parole e foto qui. Ma ci sono ritornata piu' che volentieri, perchè sapevo che cosa mi aspettava! Una fantastica pizza, realizzata con un lievito madre datato 1932! Ebbene si. La Fraccaro Dolciaria nasce nel 1932, quando Elena e Giovanni Fraccaro fondano un panificio fra le mura di Castelfranco dando inizio a una tradizione dolciaria destinata a diventare rinomata nel tempo e sempre piu' conosciuta. Nell'immediato dopoguerra viene inaugurato un secondo panificio specializzato in focacce, panettoni e plum-cake.
Il loro "segreto" è quello di utilizzare ingredienti di qualità, per prodotti che sono realizzati in modo artigianale, con la stessa atmosfera di una volta. E il lievito madre datato 1932 ne è la prova!
Per la complessità e la conservazione del lievito madre, molte aziende hanno abbandonato questo metodo di panificazione. Cosa che fortunatamente, non è successa in questa famiglia, che porta avanti con entusiasmo e convinzione, questo percorso, ottenendo cosi' ottimi prodotti che mantengono inalterati, con l'utilizzo di questo lievito naturale, fragranza, digeribilità, profumo, sofficità, alveolatura migliore. Prodotti che levitano dalle 12 alle 72 ore, senza fretta, che è nemica delle cose buone!
Lievito che viene "nutrito" o "rinfrescato" ogni giorno con acqua e farina, che fermentano in modo naturale e nel quale sono presenti microorganismi che si cibano di questi ingredienti e trasformano gli zuccheri in anidride carbonica, facendo cosi' lievitare la pasta.
E siccome nel mio piccolo, anche io ho la mia bella "dote" di lievito madre storico, perchè è della bisnonna di una nostra conoscente, capite bene che quando ho visto questo.....
ebbene si, è stata un'emozione! Ma ci si puo' emozionare di fronte ad un canovaccio con dentro un composto di acqua e farina? Si. Si puo'. Perchè da questo prezioso lievito, che è vivo, nascono tutti i prodotti che questa Azienda produce con serietà, tradizione e amore.
E dal momento che la Fraccaro ha anche un'attenzione particolare anche per l'ambiente, in quanto utilizzano energie rinnovabili, per la produzione di energia pulita, e anche l'incarto dei prodotti è riciclabile, direi che puo' considerarsi un vanto per il nostro paese e per l'estero, visto e considerato che è stata protagonista nel 2015 a importanti manifestazioni del settore agroalimentare come nel Nord America per il Summer Fancy Food Show, A TuttoFood e Vinitaly.
E in ultimo, ma non per importanza, ha sponsorizzato un momento culturale, cosa che per una musicista come me, è un'argomentazione molto sentita.
E questo è tutto quello che ci hanno offerto al briefing di benvenuto con le autorità....una meraviglia!
Terminata la visita ci siamo recate in un'altra importante azienda del settore alimentare, la MangiarsanoGerminal, nata negli anni 70, in un momento storico dove una sorta di rivoluzione culturale contestava la civiltà industriale, i suoi prodotti ed i danni ad essa riconducibili, proponeva attraverso cibi macrobiotici e biologici un ritorno ai valori fondamentali della nutrizione, in contrapposizione con le crescenti produzioni industriali di alimenti, e la loro sofisticazione chimica e tecnologica. Questa Azienda è specializzata nella produzione e commercializzazione di prodotti alimentari biologici e salutistici di alta qualità, senza glutine, senza latte, senza uova, la gestione di tutti gli allergeni. Il tutto con severe certificazioni di prodotto e procedura. Prodotti biologici realizzati con materie prime provenienti da agricoltura biologica e formulati senza l'uso di coloranti, conservanti, grassi idrogenati, che hanno un’azione benefica sulla salute o di contribuire a ridurre il rischio di malattie. Anche loro presenti ad importanti manifestazioni come Sana e Expo.
Vestite con camici, cuffie e calzari, siamo entrate nel cuore dell'azienda...dove un profumo di dolci e il movimento delle macchine, hanno rapito la nostra attenzione.....con che velocità da una dose di impasto, si realizza una profumatissima crostatina!
e dopo la visita abbiamo assistito ad una interessante lezione sull'evoluzione dei cereali, farine e grani antichi e la loro riscoperta nell'alimentazione moderna con Danilo Gasparini, docente di Cultura e Storia dell' alimentazione all'Università di Padova. Un viaggio dal Neolitico ai giorni nostri. "Passare da cacciatori a contadini, è stato per necessità. Il declino delle risorse naturali, disponibilità delle specie domesticabili a scapito di quelle selvatiche, piu' cibo = piu' popolazione e viceversa....La successione dei cereali nel tempo : farro,orzo,frumento,segale,miglio,sorgo,ancora frumento, mais....L'orzo che sparisce ai tempi dei romani che usano il frumento. Nell'Alto Medio Evo l'utilizzo della segale, sorgo, panico, che sono piu' rustici e capaci di sopportare gli sbalzi di temperatura....Nelle città la nascita di mestieri nuovi come il mugnaio, il fornaio, il panettiere. Il pane bianco mangiato dai ricchi e il pane scuro mangiato dai poveri. Il pane da carestia o Pane selvaggio, dove venivano utilizzati ghiande, semi d'uva, radici di felci. Il Pane di Natale, come marcatore temporale....." e tante altre nozioni interessantissime. E tanti nomi di personaggi famosi, medici, umanisti, studiosi, antropologi,come Piero Camporesi, Rodolfo il Glabro, Pietro Andrea Mattioli, Baldassarre Pisanelli, Michele Savonarola....
Ancora con il gusto dei prodotti degustati in bocca.....
......andiamo a Vedelago, all'Azienda Master, dove appena scese dal pulmino, siamo state accolte, anche se oserei dire "investite" da un profumo di patate vere bollite, nell'aria! Quello che sento in casa quando devo preparare gli gnocchi o il purè.
Le radici di Master hanno origini profonde ereditate dalle famiglie dei fondatori che storicamente operavano nel settore alimentare. Partendo nel 1980, con la commercializzazione di prodotti secchi e dolciari, hanno implementato la gamma con una linea di prodotti freschi e di gastronomia, per arrivare poi solo alla produzione degli gnocchi. Il figlio dei proprietari, Adriano, ci ha condotto all'interno del ciclo produttivo dell'azienda dove da una patata sporca di terra, nasce un morbidissimo e gustoso gnocco!
Con un sistema di controllo totale garantito dalle più rigorose Certificazioni di qualità riconosciute a livello internazionale, quali UNI EN ISO 22000, BRC, IFS e ICEA: la certificazione di garanzia per la produzione di alimenti con materie prime derivanti da coltivazione biologica.
Anche loro hanno un occhio di riguardo verso l'ambiente, impegnandosi a non sprecare l'acqua di lavaggio sporca, che attraverso un impianto di depurazione esce pulita, energia, e scarti di produzione.
E dopo aver visto il ciclo produttivo, abbiamo potuto assaggiare questi gnocchi, in un menu' a tema "Bianco" a cura dello Chef stellato Dinato Nicola presso il suo Ristorante Feva.
Una delizia, uno piu' buono dell'altro.
Tra una chiacchiera e l'altra, intervallata da un buonissimo vino e degustazione degli gnocchi, la giornata si è conclusa all'Hotel San Giacomo a Paderno del Grappa.
Ci aspetta una giornata intensa con sveglia all'alba. Destinazione mungitura presso una Malga....ma questa...è un'altra storia.....
venerdì 17 aprile 2015
B.WELL – Eating Wellness For a Healthy Living – 25 Aprile 2015
Condivido con voi, con immenso piacere, un evento importantissimo, che io e altri soci dell' AIFB- Associazione Italiana Food Blogger , in collaborazione con l' Hotel Bristol Buja di Abano Terme e un team di professionisti, vivremo sabato 25 aprile alle 16.30.
Un evento che prende il nome di “B.Well, Eating Wellness For A Healthy Living”, (Mangiare sano per una vita in salute) in cui la sana alimentazione, si unisce ai benefici delle Terme Euganee, che in epoca romana erano conosciute anche come “acquae patavine”, fonte di benessere e salute.
Il team composto dallo Chef Claudio Crivellaro, dalla nutrizionista dott.ssa Maria Teresa Nardi e dal cardiologo dott Gianfranco Buja ha declinato questa esigenza nel progetto “B.Well Menù”: 56 ricette e 14 menù completi da un punto di vista nutrizionale ed accattivanti per la vista, l’olfatto e il gusto, sensi che non dovrebbero mai andare in vacanza quando ci si siede a tavola.
Dopo qualche settimana di test, dove è stato riscontrato un importante apprezzamento da parte dei Clienti dell’ Hotel Bristol Buja, sono pronti per presentare il progetto B.Well con un weekend tutto dedicato al Eating Wellness For A Healthy Living, patrocinato dallo I.O.V. di Padova, che si declinerà,sabato 25 aprile alle ore 16.30, con una tavola rotonda, “Si fa presto a dire sana alimentazione!” tenuta dalla Prof.ssa Lorenza Caregaro, direttore dell’U.O.C. di “Dietetica e Nutrizione Clinica”, Dipartimento di Medicina Università degli Studi di Padova e Segretario Generale ADI (Ass. Italiana Dietetica e Nutrizione Clinica), dalla Dott.ssa Maria Teresa Nardi, responsabile Servizio di Nutrizione Clinica dell’Istituto Oncologico Veneto e dal Dott. Gianfranco Buja, Specialista in Cardiologia e moderata dalla giornalista Elena Cognito. Prima e dopo due momenti importanti dedicati alla cucina live, con la “Pasticceria dei senza” e le insolite ricette dello Chef Pasticcere Enrico Magro,alle ore 15.00, e con le nuove tecniche di cottura che lo Chef Michele Viale illustrerà sapientemente dalle ore 17.30.
L’aperitivo sarà il preludio del B.Well Dinner dove alle ore 20.00 un buffet, su prenotazione, che si declinerà nelle oltre 50 ricette che compongono il B.Well Menù saprà allietare tutti i sensi.
Dopo qualche settimana di test, dove è stato riscontrato un importante apprezzamento da parte dei Clienti dell’ Hotel Bristol Buja, sono pronti per presentare il progetto B.Well con un weekend tutto dedicato al Eating Wellness For A Healthy Living, patrocinato dallo I.O.V. di Padova, che si declinerà,sabato 25 aprile alle ore 16.30, con una tavola rotonda, “Si fa presto a dire sana alimentazione!” tenuta dalla Prof.ssa Lorenza Caregaro, direttore dell’U.O.C. di “Dietetica e Nutrizione Clinica”, Dipartimento di Medicina Università degli Studi di Padova e Segretario Generale ADI (Ass. Italiana Dietetica e Nutrizione Clinica), dalla Dott.ssa Maria Teresa Nardi, responsabile Servizio di Nutrizione Clinica dell’Istituto Oncologico Veneto e dal Dott. Gianfranco Buja, Specialista in Cardiologia e moderata dalla giornalista Elena Cognito. Prima e dopo due momenti importanti dedicati alla cucina live, con la “Pasticceria dei senza” e le insolite ricette dello Chef Pasticcere Enrico Magro,alle ore 15.00, e con le nuove tecniche di cottura che lo Chef Michele Viale illustrerà sapientemente dalle ore 17.30.
L’aperitivo sarà il preludio del B.Well Dinner dove alle ore 20.00 un buffet, su prenotazione, che si declinerà nelle oltre 50 ricette che compongono il B.Well Menù saprà allietare tutti i sensi.
Perché se “siamo quello che mangiamo” non c’è niente di più bello, e buono, che essere consapevoli di ciò.
Gli Chef Enrico Magro e Claudio Crivellaro
Per Info e Prenotazione della cena cliccate qui
Grazie ad AIFB- Associazione Italiana Food Blogger saremo ospiti in questa meravigliosa struttura per un week end indimenticabili
Info & Location:
Hotel Terme Bristol Buja
Abano Terme (Padova), Via Monteortone 2
Tel +39 049 866 93 90
Mail –_> info@bristolbuja.it
Sito —> http://www.bristolbuja.it
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