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Visualizzazione post con etichetta AIFB Marca Treviso in Bianco. Mostra tutti i post
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mercoledì 7 ottobre 2015

"Tutti i colori della Marca Trevigiana", Blog Tour "Bianco"....conclusion......


Cristina, soprannominata la donna dei selfie di gruppo, perchè ne ha scattati di fantastici, ci immortala prima di entrare al Museo del Caffè Dersut. Il marchio Dersut nasce nel 1949 a Conegliano (Treviso), negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, quando il caffè era un lusso per palati ormai assuefatti soltanto ai surrogati. Ma l'azienda affonda le sue radici addirittura nel XII secolo: il fondatore, il conte dr. Vincenzo, discendeva infatti dai Caballini di Sassoferrato, terra appartenente alla Badia di San Silvestro di Nonantola, che deteneva il potere di investire i feudatari.

Nel 1971 il dr. Giorgio, figlio del fondatore, conseguita la laurea con una tesi specialistica nel settore del caffè, fa il suo ingresso in azienda. E la qualità di questo caffè sbarca in tutto il mondo.
Compiamo un viaggio vero e proprio, nel mondo del caffè......dalla pianta, con le sue drupe, grosse come ciliege, verdi quando sono acerbe e rosse quando giungono a maturazione. Qui comincia la delicata estrazione dei semi del caffè crudo dalla drupa, con metodi che conferiscono al caffè le caratteristiche finali del prodotto finito.: metodo a "umido" dove le drupe vengono fatte fermentare in acqua e successivamente avviene l'essiccazione del chicco, o "naturale", che consiste di far essiccare le drupe lavate e pulite, al sole, e successivamente la separazione del chicco dalla buccia e dalla polpa.Gli arabica "lavati" danno origine ad un caffè con note fruttate, persistenzi, piacevolmenti acidule, dal gusto morbido e delicato. Gli arabica" naturale", sono corposi, di gusto morbido e forte ma armonici, con un sapore che ricorda il cacao, di bassa acidità e meno aromatici....al caffè fumante nella tazzina.
La Dersut ha ricevuto premi e riconoscimenti importanti, uno dei quali, quello piu' prestigioso, è quello che l'Accademia Italiana della Cucina, ha conferito ai titolari nel 1993 e cioè il premio della Qualità Dino Villani, assegnato annualmente ai titolari di aziende che si sono distinte in modo continuativo nella produzione enogastronomica di elevata qualità.


dopo aver sostato davanti ai sacchi di caffè, che arrivano al porto di Trieste, e aver visto i macchinari per la tostatura....

...siamo salite nel museo e li è stato un colpo d'occhio fantastico! Macchine vecchissime, ingombranti, piccole, macinini del caffè di legno che di sicuro tutti noi avranno visto nelle cucine delle nostre nonne. Una fantastica testimonianza di pezzi rari, da far invidia ai collezionisti piu' ambiziosi!


Ci siamo accomiatati, non prima di aver ricevuto un graditissimo omaggio: un caffè "gusto nobile" nella scatola di latta rievocativa dei 65 anni di produzione e un bellissimo libro, ricco di storia, fotografie di famiglia e curiosità su questa importante azienda.

Un altro produttore di eccellenze ci aspetta quindi non possiamo tardare! Eccoci gustare un aperitivo alla Latteria Perenzin, anche questa dalla storia dal sapore familiare. Il nonno Domenico cominciò in un paesino di nome Tarzo. Negli anni ‘50 suo figlio Angelo si spostò a Bagnolo San Pietro di Feletto, dove c’è l’attuale sede. Negli anni ‘80 Emanuela, pronipote di Domenico incontrò Carlo Piccoli, un giovane casaro con tanta voglia di crescere. Ecco nascere qualcosa di fantastico: cominciarono a lavorare latte biologico di capra e di vacca, e sperimentare formaggi affinati particolari. Carlo inventava e continua a creare tanti diversi formaggi, come il Castel Formaggio Medievale, il Piccolo Fiore di Bufala o il Capra ubriaco al Traminer.

Importanti sono i premi per i miglior formaggi, e i riconoscimenti attribuiti a questi due giovani e intraprendenti titolari della Latteria Perenzin: a Roma, nella sede della Città del Gusto del Gambero Rosso dove il Cheese Bar PER (acronimo di Percorsi Enogastronomici di Ricerca), entra nella prestigiosa Guida Foodies 2013 con la “Stella”. E oltre al premio per la qualità, hanno meritato quello all’innovazione consegnato a Milano ad Emanuela dal Gruppo 24 Ore dell’area Horeca, che ha attribuito al Cheese Bar PER il “Premio Horeca24 Innovazione dell’Anno”, ideato per valorizzare l’innovazione delle aziende e degli imprenditori nel mercato fuori casa. Questo importante premio è stato assegnato in quanto è stata riconosciuta una componente veramente innovativa e inusuale al locale: la latteria di famiglia si è evoluta in un locale polifunzionale che riunisce bottega dei formaggi, cheese bar, ristorante, sala per corsi legati all’arte casearia, eventi letterari, musicali e visite guidate agli ambienti produttivi. Una formula vincente, che partendo dalla produzione dei formaggi d’eccellenza riscopre il gusto di creare un contesto che ruota a 360° attorno al mondo del formaggio, con una attenzione particolare all’ecosostenibilità, all’utilizzo di materiali ecocompatibili e sistemi costruttivi ecosostenibili.


Assaggiamo le eccellenze di questa Latteria .....le foto parlano da sole. Peccato non sentirne pure il gusto e il profumo!


E dopo questo gustosissimo "intermezzo caseario", ci siamo aihmè dovuti salutare. Ognuna di noi, carica dei doni ricevuti dalle aziende in questo tour all'insegna del bianco, o acquistati per proprio conto, perchè proprio non se ne poteva farne a meno, vista la qualità, ha ripreso la via di casa.
Con la mente, gli occhi e la pancia, pieni di immagini, prelibatezze, sensazioni, emozioni, che rimarranno sicuramente per sempre nei nostri ricordi.
Per finire, non per importanza, ma per i saluti di rito a conclusione di qualche evento speciale, ringrazio l'Associazione Italiana Food Blogger per avermi dato la possibilità di scoprire le eccellenze del nostro territorio, purtroppo non sempre conosciute e condivise. Serena Aversano, che ha messo in moto tutta la macchina organizzativa, impeccabile in ogni particolare e momento. E poi le mie compagne di blog tour, che hanno condiviso con me selfie, camminate, assaggi di bontà infinite, momenti di riflessione, di apprendimento, risate e tante chiacchiere.

E per non lasciare incompiuto il mio contributo....recatevi in questi luoghi. Sono veramente fantastici e ricchi di storia. Personale e del territorio. Tradizioni portate avanti da "sognatori" e "difensori" delle tradizioni, che hanno alle spalle una solida attività, e che non vogliono assolutamente che si disperda nel e col tempo....mi darete ragione!

"Tutti i colori della Marca Trevigiana", Blog Tour "Bianco"......méditation.....


Ecco che una nuova giornata ci accoglie in tutta la sua bellezza e solarità. Destinazione Pieve di Santa Maria di Feletto. Nel sito del comune si trovano brevi ma interessanti notizie su questa antica Pieve..... "Il suo nome deriva dal latino "felix-icis", luogo ove abbondano le felci; infatti la zona era un tempo ricoperta da boschi ricchi di felci e di piante d'alto fusto: faggi, castani, roveri (riservati per l'arsenale di Venezia), ontani, aceri, betulle. Non mancavano tuttavia le superfici di terreno ricche di piantagioni di olivi e di viti, al punto che anche il doge di Venezia Francesco Foscari faceva cenno in una epistola del 1431 al “buon vino del Feletto”.
La storia di questo territorio, di vocazione vitivinicola, comincia con il cristianesimo, in epoca longobarda, quando fu eretta la chiesa dedicata a San Pietro Apostolo, quasi certamente sulle fondamenta di un precedente tempio pagano. La Pieve, ovvero casa della plebes cristiana nonché riferimento delle genti e del territorio di pertinenza, oltre che sul Feletto vero e proprio si estese fin da principio su un’area assai piu’ vasta comprendente le limitrofe frazioni di Formeniga, Collalbrigo ed il paese di  Refrontolo. Quella di San Pietro di Feletto, infatti, è una delle più antiche Pievi dell’intero territorio dell’antica Diocesi di Ceneda. La Millenaria Pieve, che sorge su un’altura panoramica, è introdotta da una gradinata centrale che conduce ad un sagrato coperto da un ampio portico, il quale con ogni probabilità fu aggiunto all’edificio nel Duecento. Sul lato destro dell'ingresso alla Pieve, è possibile ammirare il Cristo della Domenica, rara e curiosa immagine, simbolo della cultura religiosa popolare di fine Medioevo, volta a ricordare l’obbligo del riposo e della santificazione della domenica. Entrando nella chiesa si incontra a sinistra la cappella di San Sebastiano, il cui soffitto a crociera è stato decorato da uno splendido ciclo di affreschi risalenti alla seconda metà del Quattrocento, raffigurante episodi della vita di San Sebastiano. Nella navata centrale, sulla parete di sinistra, si trovano i dipinti più antichi, in stile bizantino, datati al XIII secolo. Sulla parete destra è raffigurato il Ciclo del Credo, singolare esempio di “Bibbia dei poveri”, ideato per essere compreso anche da chi non sapeva leggere"



Terminata la visita alla Pieve, ci siamo recate all'Abbazia Cicestense di Santa Maria di Follina, altro incredibile capolavoro. una simpatica, giovane e preparatissima guida, Cristina Chiesura, ci ha incantate raccontandoci la storia e la simbologia di questa Abbazia.
"Eretta su una precedente edificazione benedettina nel XII sec. rivista in epoca cistercense, l’attuale basilica (1305 abate Gualtiero da Lodi - 1335 abate Nordio di Treviso) presenta la tipica costruzione a pianta latina con la facciata rivolta a ponente e l’abside rivolta a levante proprio come prevedeva la simbologia cistercense.


All’interno della basilica sono da segnalare tra le pregevoli opere presenti:
la grande ancona (o pala d'altare) lignea di stile neogotico costruita da maestranze veneziane nel 1921, copia perfetta dell’originale, presente alla chiesa di S. Zaccaria di Venezia. Essa accoglie la statua in arenaria della Madonna del Sacro Calice che qualcuno ipotizza di origina nubiana del VI sec. , da sempre oggetto di venerazione e pellegrinaggio da parte dei follinesi e dalle migliaia di fedeli provenienti da tutta Italia; l’affresco “Madonna con Bambino e Santi” del 1527 di Francesco da Milano; un notevole crocefisso ligneo di età barocca (epoca camaldolese) di autore sconosciuto.


Lo splendido chiostro, di età precedente alla basilica e perfettamente conservato, fu portato a termine nel 1268, quando i monaci cistercensi si insediarono nel monastero, come dimostra l’incisione su pietra posta sulla parte nord del chiostro stesso.
Si erge, dall’incrocio della navata centrale con il transetto di destra, la bella torre campanaria di stile romanico a pianta quadrata, il più antico manufatto presente nel complesso architettonico dell’abbazia.
La  sua simbologia è piuttosto complessa. Le colonne hanno forma d'alberi perchè San Bernardo, colui che ha scritto la regola cistercense, parlava della foresta come prima vera abbazia. Le colonne come gli alberi sono tutte diverse tra loro e formano un microcosmo in miniatura. La stessa forma del chiostro è poi un simbolo, quadrata come un tempo si credeva fosse la terra e va così a mettersi in contatto con il cielo, ovvero la fontana di forma circolare al centro. Da qui sgorga l'acqua, simbolo di Dio per eccellenza, che va ad abbeverare tutta questa selva di colonnine ai margini. Le colonne hanno dimensioni differenti non solo per motivi strutturali ma perchè rappresentano la Chiesa: agli angoli le 4 colonne più possenti sono i 4 angoli della terra, o i 4 evangelisti; le tre colonne su ogni lato che generano le aperture per entrare nel cortile diventano dodici come il numero degli apostoli o delle tribù di israele; le colonne a mezza via tra quelle grosse d'angolo e quelle sottili binate sono i padri della chiesa, che dopo gli "evangelisti" aiutano a sorreggere l'architrave della comunità cristiana; infine le colonnine binate sono 70, numero simbolico per definire tutti i fedeli. In modo diverso (più o meno, ovvero, più grosse o più sottili) ognuna concorre a sostenere e formare la chiesa. Le colonne quindi non sono solo il creato naturale, ma davvero immagine tutta della Creazione di Dio. 


Dopo aver camminato nel silenzio di questa meraviglia, rubando scatti al paesaggio, colonne, scorci, meditando su tutto e su niente... la pausa meditativa era finita...tempo fugit...il tour stava volgendo al termine quindi.....un po' malvolentieri, perchè era veramente un posto stupendo per stare tranquille, ma anche curiose di vedere che cosa ci avevano riservato gli organizzatori....ci siamo lasciate alle spalle l'Abbazia, direzione......curiosi.....cliccate piu' avanti!

domenica 27 settembre 2015

"Tutti i colori della Marca Trevigiana", Blog Tour "Bianco".....après-midi et soir....



Dopo un breve riposo pomeridiano , la nostra giornata continua, sempre all'insegna del bianco, e in questo caso, bianco assoluto, nel vero senso della parola! Abbiamo infatti visitato la stupenda Gipsoteca del Canova a Possagno. E' la raccolta di gessi piu' importante d'Europa. Non è possibile descrivere con parole le sensazioni ed emozioni che ho provato nel vedere questo luogo. Oserei dire che mi ha "colpito" la sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze (città in cui si è spesso manifestata), quando ho visto i suoi capolavori raccolti nelle piccole sale. Ricordo che guardando in faccia Cristina, ci siamo dette "ho la pelle d'oca, mi viene quasi da piangere"....e a parte le allucinazioni, uno dei sintomi di questa sindrome, ho provato veramente tachicardia, capogiro, vertigini, e confusione! 
Una preparatissima guida, un docente di Storia e Filosofia, Giancarlo, dopo averci fatto soffermare nello "sbrattacucina", con il secchiaio in pietra locale, ci ha spiegato la vita e le opere del grande Maestro. 
Rimasto orfano di padre a soli quattro anni, rimane a vivere con il nonno Pasino, tagliapietre e scultore locale, mentre la mamma si risposa e va a vivere nel paese vicino. Fin da piccolo dimostra una inclinazione alla scultura lavorando con l'argilla. Inizio' i suoi primi passi nello studio dei Torretti, che lo iniziarono al mestiere e lo introdussero nel mondo veneziano, in pieno fermento culturale e artistico. Lasciato lo studio dei Torretti, avvio' una bottega in proprio e a soli 22 anni si trasferi' a Roma, affinando la sua arte, diventando cosi' il piu' grande scultore Neoclassico di tutti i tempi. qui realizzo' le sue opere piu' famose, dalle Grazie, Amore e Psiche, monumenti funebri, soggetti mitologici, ritratti. Lavoro' insomma per i sovrani, principi, papi e imperatori di tutto il mondo. Per questo le sue opere sono sparse ovunque. Le sue opere nascono seguendo la tecnica degli antichi greci, dal disegno all'argilla, dal gesso al marmo, applicando la tecnica del trasferimento delle misure dal modello in gesso al marmo, con i punti metallici (rèperi). E tutti i suoi lavori rispettano queste quattro fasi: il disegno, il bozzetto in terra cotta o in cera in modo da poter vedere subito realizzata la sua opera nata dal disegno, la colatura del gesso sul modello in argilla tenera, che veniva poi distrutto, e sul quale si inserivano i "rèpere", i chiodini sparsi lungo tutte le superfici della statua (poi con un apposito compasso appoggiato sui puntini, venivano riportate le misure esatte dal gesso al marmo), e poi il marmo, di solito proveniente da Carrara, che era la parte finale dell'opera. Il marmo è difficile da lavorare. Basta un colpo di scalpello sbagliato e il lungo lavoro viene irrimediabilmente rovinato, con una perdita considerevole di soldi. La tecnica del Canova invece, è geniale per questo. 
Quando i francesi occuparono Roma, Canova ritorno' a Possagno. Ritorno' a Roma con il fratellastro Monsignor Giovanni Battista Sartori, quando la situazione ritorno' meno preoccupante. Con l'avvento di Napoleone sulla scena politica, la produzione artistica dello scultore aumento', tant'è che gli proposero di diventare artista alla corte dell'imperatore. Lui rifiuto', e dopo la disfatta di Waterloo, con una abilissima azione diplomatica, riporto' in Italia numerose e preziose opere trafugate da Napoleone. Il pontefice, per questa azione in difesa dell' arte italiana, lo insigni' del titolo di Marchese d'Ischia con un vitalizio di tremila scudi, che lo scultore devolse all'Accademia d'Arte. Mori' a soli 65 anni, ma lascio' un segno indelebile nel patrimonio artistico, sia come scultore, sia come persona. Infatti, oltre agli incarichi ricevuti, le opere create, le lingue che parlava, i viaggi che compieva, partecipava alle adunanze nei circoli e salotti di intellettuali conversando con aristocratici e nobildonne e fu un grande mecenate che si prodigava ad aiutare fondazioni e giovani artisti, salvaguardando l'immenso patrimonio artistico e archeologico italiano ( se fosse ancora tra noi....o se ci fosse un personaggio di simil immensità....)


Le sue opere di immensa bellezza, toccano tematiche ben definite. L'intelligenza e l'azione (oltre ai vari busti e monumenti funerari), quello famoso Dedalo e Icaro (che siano Canova da piccolo e il nonno Pasino?....). La fede in Dio: le Metopi, i busti dei Papi, La Pietà..... La forza dell'eroe: Ercole e Lica, Teseo in lotta con il Centauro......Il gioco e la danza:Le grazie....L'amore e la morte: Adone e Venere, Amore e Psiche (vi invito a leggere qui il significato dell'opera).......
Non abbiamo potuto scattare fotografie all'interno delle sale, ma rimangono negli occhi le immagini di queste stupende ed bianchissime opere.

Nell'Ala Nuova del Museo abbiamo visitato la mostra "Antonio Canova. L'arte violata nella Grande Guerra". Si tratta della più grande esposizione di gessi martoriati dai bombardamenti della Gipsoteca canoviana e della  campagna fotografica condotta da alcuni grandi operatori fotografici. E, novità assoluta, la presentazione di un restauro sensazionale: la Ebe di Canova, gravemente ferita dalla guerra,  con la tecnica del reverse engineering,(ingegneria inversa) cioè il processo di digitalizzazione di un oggetto fisico per la rimodellazione computerizzata di superfici geometriche, mediante apposite attrezzature e rielaborazioni, che si sviluppa in due fasi: la prima, denominata fase di acquisizione dei dati, si basa sulla “discretizzazione” del riferimento in punti contigui nello spazio che ne descrivono la forma per approssimazione. L'insieme dei punti campionati dal riferimento prende il nome di “nuvola di punti”. I punti, per essere visualizzati con appositi programmi di modellazione 3D, possono essere collegati fra loro mediante poligoni  detto mesh, che rappresenta per approssimazione il riferimento di partenza. Maggiore sarà la densità dei punti campionati, migliore risulterà l'approssimazione della mesh al riferimento. Le nuvole di punti possono essere ottenute per contatto con un tastatore o scansione laser delle superfici; La seconda fase, denominata fase di trasformazione, consiste nella rielaborazione della nuvola di punti in superfici definibili matematicamente.
Questa tecnica è stata usata per i restauri integrativi di Paolina e delle Grazie.

Vedere questi capolavori cosi' deturpati della loro integrità e bellezza, è stato come ricevere un colpo al cuore. Non ci si puo' capacitare di tale violenza su un'opera d'arte cosi grandiosa......



Terminata la visita alla Gipsoteca, ci rechiamo a vedere altre bellezze, questa volta della natura.                                               Visitiamo l'Azienda Vinicola Conte Loredan Gasparini


Siamo accolte dal sorriso solare e da una stretta di mano vigorosa di Lorenzo Palla, titolare dell'azienda, nella Tenuta Venegazzu', circondata dalle vigne, dove si erge in tutta la sua bellezza e maestosità la splendida villa palladiana Spineda, opera settecentesca dell’architetto F.M. Preti. A questa si affianca la casa colonica che ospita la cantina. I quarantasette ettari di vigneti che circondano gli edifici sono in prevalenza a bacca rossa, composti soprattutto dai vitigni Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec.
Siamo nell' Alta Marca Trevigiana, area collinare della provincia di Treviso che comprende Asolo ed il Montello, che è un rilievo collinare di forma ellittica lungo circa 13 km e largo 5 km, costituito da terra rossa che ricopre conglomerati di ciottoli calcarei, porfido e granito impastati con argilla, tutti detriti del fiume Piave e del dilavamento delle Alpi. Il punto più elevato ha un’altezza di 371 metri sul livello del mare. La superficie complessiva del Montello è di circa 6.000 ettari suddivisi in cinque comuni: Crocetta del Montello, Giavera del Montello, Montebelluna, Nervesa della Battaglia e Volpago del Montello.
Il terreno della riviera del Montello è caratterizzata da terreni argillosi ricchissimi di ferro e componenti minerali.
Il vino di punta dell’azienda, il famoso “Capo di Stato”, vino rosso fermo, di grande struttura, è stato inserito in una pubblicazione francese dal titolo “100 Vins de Légende” come uno fra i 100 vini al mondo che, per la loro storia ed il loro pregio, potessero essere unanimemente considerati come leggendari. Si racconta che De Gaulle e signora, in visita per la Biennale di Venezia nel 1967 all’Hotel Gritti, viene servito un Venegazzù Rosso. Il Presidente apprezza ed elogia pubblicamente questo vino e vuole sapere il nome di chi produce quello straordinario Bordeaux.
Piero Loredan, in segno di riconoscenza fa realizzare dal pittore padovano Tono Zancanaro due etichette per delle bottiglie speciali da inviare in dono alla coppia.
Dedicata alla signora Yvonne la figura di un uomo con la scritta “des roses pour madame”, ed al marito quella di una donna con la dicitura”…et pour Monsieur la Bombe”.

Ottimo anche il Prosecco Superiore, proveniente dai vigneti della zona dell’Asolo DOCG, di particolare struttura e sapidità.
Abbiamo subito degustato delle fantastiche bollicine assaporandone tutto il loro bouquet. 


....visitato "in notturna"  la vigna vecchia di 70 anni, con i suoi alti filari, come si usava una volta, e recate poi presso l' Agriturismo La Paterna di Giavera del Montello, un' antica casa colonica della fine del secolo scorso, per degustare un menu' sul tema  sempre del bianco ma annaffiato da preziosi rossi, tra i quali il fantastico Capo di Stato......


La giornata ricca di emozioni, si è conclusa all'Relais Le Betulle di Conegliano........ma la storia continua!

"Tutti i colori della Marca Trevigiana", Blog Tour "Bianco".....Le matin.....


La seconda giornata del nostro Blog Tour dedicato al tema del Bianco, piu' o meno come la notte che abbiamo passato, giusto per stare in tema, promosso dal Consorzio di Promozione Turistica Marca Treviso , è iniziata alle 5 di mattina! Si, avete letto bene. La cosa di per sè non mi ha sconvolto piu' di tanto, dal momento che tutte le mattine mi alzo a quell'ora per andare al lavoro. E nemmeno la destinazione alla Malga Molvine Binot a "soli" 1150 mt, dal momento che con i nostri amici siamo stati capaci di alzarci alle 2.30 di mattino e partire per rifugi a quasi 3000 mt!
Quindi, chi piu', chi meno sveglia, ingurgitato un caffè nero bollente, ci siamo dirette verso la malga a bordo del pulmino. Arrivate là, un freddo che non vi dico, come si puo' immaginare dalla foto che mi ritrae insieme a Tamara e Cristina. Ma subito ci hanno riscaldato la calorosa accoglienza di Serena, la proprietaria della malga, che girava con una t-shirt a maniche corte! il marito Gildo, Silvio con le sue mucche e un caffè servito in una "caffettiera" della nonna....con tanto di bottiglia di grappa.


Da brave blogger curiose siamo andate subito a curiosare in cerca di qualcosa da fotografare, fosse stato anche una balla di fieno! Il benvenuto del Sindaco del paese e altri rappresentanti dell'Amministrazione comunale, il Docente ed esperto in botanica Silvano Rodato e la nostra Presidentessa dell' AIFB Anna Maria Pellegrino che hanno sottolineato l'importanza di queste realtà purtroppo un po' "sconosciute" che portano avanti con orgoglio e anche fatica, nel nome della tradizione, un patrimonio che va salvaguardato, in quanto rappresenta la parte sana e inossidabile, per lo meno nei ricordi, di questo lavoro.

In effetti, se il giorno precedente abbiamo potuto constatare di come prodotti d'eccellenza, a parte qualche passaggio per forza manuale, vengono fatti con l'ausilio di macchinari costosissimi che garantiscono la tracciabilità e integrità del prodotto, oggi, abbiamo constatato come il prodotto finale che puo' essere latte, burro o formaggio, siano frutto di un lavoro faticoso, sentito e altresi' garantito in tutta la "catena" produttiva. Basta pensare al portare le mucche dalla valle alla malga, accudirle, spalare lo sterco, mungerle ad orari stabiliti, e dal loro latte tutta la procedura per ricavarne burro e formaggi...bè, non è cosa da poco! Lo abbiamo potuto constatare noi "cittadine", anche se io, avendo già girato alcune malghe della Valtellina, avevo già idea di quanto fosse non facile la vita di queste persone. Quindi la giornata di oggi si è svolta dal punto di vista sensoriale ed emozionale diversa da quella precedente.
Assistere al rituale della mungitura, e poi ad un segnale, le mucche che si mettono in fila all'unico abbeveratoio e dopo aver bevuto 50 lt di acqua!! salgono verso la montagna a pascolare, per scendere di nuovo alla sera. Qualche scatto rubato all'esterno e poi......


......tutte a vedere come si fa il burro, dalle mani di Serena che dopo aver preso un tot di burro, lo mette nello stampo di legno, dove ad ogni tacca, che è decorata si, anche per bellezza, ma anche per segnare gli ettogrammi, lo pressa, toglie i lati removibili dello stampo, e lo incarta......



....il formaggio...una volta messo il caglio, lascia riposare il latte adagiando una tazza di plastica sulla superficie. Quando la tazza non galleggia piu', ma lascia il segno, ecco che Serena rompe la cagliata e da li nascono gustosissime meraviglie!



Ma ora che abbiamo visto come si fa....vorremmo assaggiare anche i prodotti. E in un lampo, ecco sul tavolone grezzo all'esterno appaiono marmellate, burro, torte, miele, formaggi, pane, latte, caffè, tutto rigorosamente fatto in casa.



Dopo esserci rifocillate in abbondanza, eccoci pronte ad affrontare la salita, che le mucche hanno percorso un bel po' di tempo prima di noi....nel frattempo, Gildo, accende un fuoco scoppiettante e profumatissimo, per affumicare le ricotte fresche appena fatte.....


......eccoci in quota a raccogliere le erbe spontanee, dopo che il "proff" come lo chiamavamo ci ha stupito dicendoci : adesso mettetevi tutti a carponi, e guardate il prato dal punto di vista delle mucche. Che cosa vedete? Quali erbe mangereste e quali no? Dopo lo sbigottimento iniziale, abbiamo riconosciuto, sotto la sua guida, e raccolto e messo in un libriccino un po' di erbe: Piantagine, Alchemilla Potentilla, Achillea mille foglie, Cumino, Ortica di montagna, Rumex Acetosa (Lingua de vaca), Scabiosa, Timo Serpillo, Hyperico, Euphrasia, Gallium vero, Colchicum autumnale, Carlina Acaulis,Fragaria Vesca, Pederota Bonarota, visto Licheni rossi e verdi, indicatori ambientali, quando sono scuri indicano assenza di inquinamento......



.....e dopo il relax sull'erba che quasi sembravamo un quadro di Monet....siamo scese affamatissime alla Malga e divorato un pranzo dal gusto strepitoso. Fatto qualche acquisto, abbiamo dovuto salutare tutti quanti e ritornare in hotel, a riprendere un po' di forze...eh si....perchè al pomeriggio e sera ci aspettavano altre tappe di questo fantastico tour! 


ci aggiorniamo alla prossima tappa......

martedì 22 settembre 2015

"Tutti i colori della Marca Trevigiana". Blog Tour " Bianco" ...il Preludio



Eccomi qua, piena di entusiasmo e con la testa e il cuore ancora là, da dove sono ritornata,a descrivere questo fantastico blog tour, targato AIFB - Associazione Italiana Food Blogger, in collaborazione con il Consorzio di Promozione Turistica Marca Treviso, che avevo anticipato qua, descrivendo come si sarebbero svolte queste tre giornate.
Ora, che queste giornate sono state intensamente vissute, ecco le mie impressioni, su tutto cio' che abbiamo visto e toccato con mano nel vero senso della parola, io e le mie amiche socie, qua immortalate all'inizio di questa fantastica avventura!
(Precisazione iniziale....tutte le fotografie che ho scattato mi sono state autorizzate dal responsabile che ci ha fatto da guida all'interno delle aziende visitate)

Il benvenuto ci è stato dato presso il Fraccaro Cafè dalle autorità e da Luca Fraccaro, uno dei due figli dei fondatori.
Avevo già conosciuto questo Store, lo scorso Blog Tour, raccontato con parole e foto qui. Ma ci sono ritornata piu' che volentieri, perchè sapevo che cosa mi aspettava! Una fantastica pizza, realizzata con un lievito madre datato 1932! Ebbene si. La Fraccaro Dolciaria nasce nel 1932, quando Elena e Giovanni Fraccaro fondano un panificio fra le mura di Castelfranco dando inizio a una tradizione dolciaria destinata a diventare rinomata nel tempo e sempre piu' conosciuta. Nell'immediato dopoguerra viene inaugurato un secondo panificio specializzato in focacce, panettoni e plum-cake.
Il loro "segreto" è quello di utilizzare ingredienti di qualità, per prodotti che sono realizzati in modo artigianale, con la stessa atmosfera di una volta. E il lievito madre datato 1932 ne è la prova!
Per la complessità e la conservazione del lievito madre, molte aziende hanno abbandonato questo metodo di panificazione. Cosa che fortunatamente, non è successa in questa famiglia, che porta avanti con entusiasmo e convinzione, questo percorso, ottenendo cosi' ottimi prodotti che mantengono inalterati, con l'utilizzo di questo lievito naturale, fragranza, digeribilità, profumo, sofficità, alveolatura migliore. Prodotti che levitano dalle 12 alle 72 ore, senza fretta, che è nemica delle cose buone!

Lievito che viene "nutrito" o "rinfrescato"  ogni giorno con acqua e farina, che fermentano in modo naturale e nel quale sono presenti microorganismi che si cibano di questi ingredienti e trasformano gli zuccheri in anidride carbonica, facendo cosi' lievitare la pasta.

E siccome nel mio piccolo, anche io ho la mia bella "dote" di lievito madre storico, perchè è della bisnonna di una nostra conoscente, capite bene che quando ho visto questo.....


ebbene si, è stata un'emozione! Ma ci si puo' emozionare di fronte ad un canovaccio con dentro un composto di acqua e farina? Si. Si puo'. Perchè da questo prezioso lievito, che è vivo, nascono tutti i prodotti che questa Azienda produce con serietà, tradizione e amore.

E dal momento che la Fraccaro ha anche un'attenzione particolare anche per l'ambiente, in quanto utilizzano energie rinnovabili, per la produzione di energia pulita, e anche l'incarto dei prodotti è riciclabile, direi che puo' considerarsi un vanto per il nostro paese e per l'estero, visto e considerato che è stata protagonista nel 2015 a importanti manifestazioni del settore agroalimentare come nel Nord America per il Summer Fancy Food Show, A TuttoFood e Vinitaly.
E in ultimo, ma non per importanza, ha sponsorizzato un momento culturale, cosa che per una musicista come me, è un'argomentazione molto sentita.

E questo è tutto quello che ci hanno offerto al briefing di benvenuto con le autorità....una meraviglia!

E non siamo uscite a mani vuote! Ci hanno omaggiato di un buonissimo Panettone Tre Presidi e Fondazione Slow Food


Terminata la visita ci siamo recate in un'altra importante azienda del settore alimentare, la MangiarsanoGerminal, nata negli anni 70, in un momento storico dove una sorta di rivoluzione culturale contestava la civiltà industriale, i suoi prodotti ed i danni ad essa riconducibili, proponeva attraverso cibi macrobiotici e biologici un ritorno ai valori fondamentali della nutrizione, in contrapposizione con le crescenti produzioni industriali di alimenti, e la loro sofisticazione chimica e tecnologica. Questa Azienda è specializzata nella produzione e commercializzazione di prodotti alimentari biologici e salutistici di alta qualità, senza glutine, senza latte, senza uova, la gestione di tutti gli allergeni. Il tutto con severe certificazioni di prodotto e procedura. Prodotti  biologici realizzati con materie prime provenienti da agricoltura biologica e formulati senza l'uso di coloranti, conservanti, grassi idrogenati, che hanno un’azione benefica sulla salute o di contribuire a ridurre il rischio di malattie. Anche loro presenti ad importanti manifestazioni come Sana e Expo.
Vestite con camici, cuffie e calzari, siamo entrate nel cuore dell'azienda...dove un profumo di dolci e il movimento delle macchine, hanno rapito la nostra attenzione.....con che velocità da una dose di impasto, si realizza una profumatissima crostatina!


e dopo la visita abbiamo assistito ad una interessante lezione sull'evoluzione dei cereali, farine e grani antichi e la loro riscoperta nell'alimentazione moderna con Danilo Gasparini, docente di Cultura e Storia dell' alimentazione all'Università di Padova. Un viaggio dal Neolitico ai giorni nostri. "Passare da cacciatori a contadini, è stato per necessità. Il declino delle risorse naturali, disponibilità delle specie domesticabili a scapito di quelle selvatiche, piu' cibo = piu' popolazione e viceversa....La successione dei cereali nel tempo : farro,orzo,frumento,segale,miglio,sorgo,ancora frumento, mais....L'orzo che sparisce ai tempi dei romani che usano il frumento. Nell'Alto Medio Evo l'utilizzo della segale, sorgo, panico, che sono piu' rustici e capaci di sopportare gli sbalzi di temperatura....Nelle città la nascita di mestieri nuovi come il mugnaio, il fornaio, il panettiere. Il pane bianco mangiato dai ricchi e il pane scuro mangiato dai poveri. Il pane da carestia o Pane selvaggio, dove venivano utilizzati ghiande, semi d'uva, radici di felci. Il Pane di Natale, come marcatore temporale....." e tante altre nozioni interessantissime. E tanti nomi di personaggi famosi, medici, umanisti, studiosi, antropologi,come Piero Camporesi, Rodolfo il Glabro, Pietro Andrea Mattioli, Baldassarre Pisanelli, Michele Savonarola....



Ancora con il gusto dei prodotti degustati in bocca.....



 ......andiamo a Vedelago, all'Azienda Master, dove appena scese dal pulmino, siamo state accolte, anche se oserei dire "investite" da un profumo di patate vere bollite, nell'aria! Quello che sento in casa quando devo preparare gli gnocchi o il purè.


Le radici di Master hanno origini profonde ereditate dalle famiglie dei fondatori che storicamente operavano nel settore alimentare. Partendo nel 1980, con la commercializzazione di prodotti secchi e dolciari, hanno implementato la gamma con una linea di prodotti freschi e di gastronomia, per arrivare poi solo alla produzione degli gnocchi. Il figlio dei proprietari, Adriano, ci ha condotto all'interno del ciclo produttivo dell'azienda dove da una patata sporca di terra, nasce un morbidissimo e gustoso gnocco!
Con un sistema di controllo totale garantito dalle più rigorose Certificazioni di qualità  riconosciute a livello internazionale, quali UNI EN ISO 22000, BRC, IFS e ICEA: la certificazione di garanzia per la produzione di alimenti con materie prime derivanti da coltivazione biologica.
Anche loro hanno un occhio di riguardo verso l'ambiente, impegnandosi a non sprecare l'acqua di lavaggio sporca, che attraverso un impianto di depurazione esce pulita, energia, e scarti di produzione.

E dopo aver visto il ciclo produttivo, abbiamo potuto assaggiare questi gnocchi, in un menu' a tema "Bianco" a cura dello Chef stellato Dinato Nicola  presso il suo Ristorante Feva.
Una delizia, uno piu' buono dell'altro.


Tra una chiacchiera e l'altra, intervallata da un buonissimo vino e degustazione degli gnocchi, la giornata si è conclusa all'Hotel San Giacomo a Paderno del Grappa.
Ci aspetta una giornata intensa con sveglia all'alba. Destinazione mungitura presso una Malga....ma questa...è un'altra storia.....