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Visualizzazione post con etichetta castagne. Mostra tutti i post
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sabato 24 ottobre 2015

Quaglie "sapori d'autunno" in pastella di grano saraceno con sfere di polenta taragna tellina


Se la volta scorsa, ho preparato il pollo farcito seguendo gli ingredienti del cuore, e cioè la zucca, gli amaretti, la mostarda, la salamella mantovana che utilizzo quando preparo i tortelli di zucca, riportandomi alla memoria la mia infanzia, questa volta ho utilizzato gli ingredienti che mi portano in montagna, in Valtellina, e piu' precisamente a Teglio, dove ho trascorso le mie vacanze invernali/estive da quando avevo pochi mesi, fino a qualche anno fa.....
Assolutamente quasi alla fine del tempo concesso per presentare la ricetta per la sfida n. 51 dell' Mtc. Non pensavo nemmeno di riuscire a fare la prima, ed eccomi qua con la seconda proposta, e ne avrei fatte anche di piu', se non ci fosse stato il limite massimo di due ricette. Dove e come sia riuscita a trovare il tempo per fare tutto questo non lo so. Ma ieri ho avuto una giornataccia veramente pesante. Al lavoro, poi al cimitero a trovare mio papà, che ancora non mi sembra vero, le risposte scocciate di mia figlia.....insomma avevo il morale sotto i piedi. Da questo stato d'animo, al cucinare queste quaglie, non so come ci sia arrivata. Perchè quando uno è "scazzato", demoralizzato e in lotta col mondo intero, tutto ha, tranne che la voglia di fare, tantomeno di cucinare un piatto elaborato.
Invece mi sono ritrovata a fare la spesa, e stamattina a cucinare. Di solito le mie preparazioni avvengono con un sottofondo musicale che mi accompagna in tutte le fasi, ascolto, canticchio.....oggi invece è stato diverso. Nessuna musica di sottofondo. Solo il rumore del frigorifero che caricava, la lavatrice che andava, la caldaia che ogni tanto si accendeva. E ogni tanto, quando questi elettrodomestici smettevano per un attimo di funzionare, sentivo il "rumore" dei miei pensieri. Eravamo solo io e loro. Pensieri pesanti, forti, che fanno parte di questa fase della mia vita che mi vede decisamente in crisi. E nel silenzio mi sono ritrovata a disossare, farcire e cucire la mia quaglietta. Era come se fossi in trance. Mi sono ritrovata alla fine, a piatto finito, a rendermi conto di aver fatto un sacco di cose.....e mi stupisco ancora adesso di come abbia potuto farlo.
Ho deciso di cucinare le quaglie, farcendole con zucca, funghi, castagne, salamella, e friggendole con la pastella di grano saraceno......sapori rustici che mi riportano appunto in Valtellina.......

Io che non avevo mai disossato niente, ora ci ho preso gusto, e penso che se dovessi mangiare ancora un pollo....lo disosserei senza tanti problemi. E devo ringraziare la Patty....Patrizia Malomo del blog Andante con gusto, vincitrice della scorsa sfida, che ci ha proposto questa ricetta.

Tutte le spiegazioni, di come procedere per la tecnica del disosso, cottura e preparazione del gravy, le trovate qui, per non scrivere un post chilometrico. Spieghero' invece il procedimento di come ho cucinato gli altri ingredienti di questa ricetta.
L'importante è sincronizzare bene i tempi di preparazione. Per prima cosa preparare la pastella, disossare, farcire, cucire, mettere a cuocere. Mentre le quaglie cuociono, preparare la polenta, preparare il gravy e subito dopo impanare le quaglie e friggerle......sembra complicato ma no lo è.

Ingredienti
2 quaglie
1 salamella
4 castagne cotte
1 manciata di funghi
zucca q.b.
prezzemolo q.b.

olio extravergine di oliva q.b.
1 bicchiere di vino Gutturnio

per la polenta taragna tellina
500 g di farina di grano saraceno
1.5 l di acqua
250 g di burro
300 g di formaggio Valtellina Casera D.O.P.

per la pastella di grano saraceno
200 g di farina di grano saraceno fine
200 g di farina bianca 
un bicchierino di grappa
33 cl di birra o acqua minerale q.b.
1 uovo
1 pizzico di bicarbonato
sale e pepe

Brodo
preparato con la piccola carcassa delle quaglie, ali, interiora e collo

Esecuzione
Per prima cosa preparate la pastella di grano saraceno
In una bacinella unite tutti gli ingredienti e mescolate fino ad ottenere un impasto non troppo morbido che lascerete in frigorifero per circa un'ora e mezza. (vedere poi fotografia piu' sotto)

Procedete a disossare la quaglia come spiegato qui



farcite con salamella, zucca cotta al forno, funghi precedentemente messi in ammollo, strizzati e passati in padella con un filo di olio. burro e uno spicchio di aglio, e infine le castagne


cucite con filo da imbastire......


cuocete con un filo di olio, burro e uno spicchio di aglio, per 30 minuti. Cinque minuti prima dalla fine della cottura, sfumare con un bicchiere di vino Gutturnio.


e mentre le quaglie cuociono, preparate la polenta:
In un paiolo portate a ebollizione l'acqua salata con 50 g di burro. Versate tutta la farina di colpo e mescolate velocemente con un mestolo di legno. Formate una x da lato a lato, abbassate la fiamma
e fate cuocere per circa 20 minuti prima di mescolarla nuovamente dal basso verso l'alto. Questo procedimento fa si che la polenta risulti piu' soffice. Ora, sempre mescolando dal basso verso l'alto, fatela cuocere per 30 minuti, aggiungendo poco per volta il burro. A fine cottura spegnete la fiamma e aggiungete il formaggio tagliato a dadini mescolando velocemente.
(solitamente si versa subito sul tagliere, ma volendo fare le sfere e dovendo friggere le quaglie, l'ho lasciata coperta nella pentola, quindi si è un po' "compattata". L'ho versata in una ciotola inumidita per dare una forma a cupola) 

Impanare velocemente le quaglie nella pastella precedentemente preparata, fino a quando la superficie risulterà dorata.

adagiarle sulla polenta..............(per la fotografia!!!)


Tagliare a fette non troppo sottili e servire con le sfere di polenta taragna e il gravy, (ottenuto dal fondo di cottura delle quaglie, al quale ho aggiunto 3 mestoli di brodo, mezzo bicchiere di Gutturnio, passato con un colino e aggiunto la farina per addensare e fatto cuocere per 20 minuti), che ho volutamente lasciato piu' denso rispetto a quello preparato la volta scorsa

Impiattare .........la croccantezza della pastella di grano saraceno, il morbido della carne, il sapore degli altri ingredienti......






..... mi fanno rendere conto che nonostante abbia dovuto dedicare tutta la mattina alla preparazione di questo piatto, assorta nei miei pensieri.....ne è valsa la pena......

con questa ricetta partecipo alla sfida n. 51 di Mtc

 Mtc

lunedì 2 marzo 2015

Pan grigliato con lardo, Basajo, castagne e Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP


Sono stata conquistata dalla bontà e dalla particolarità dei formaggi La Casearia Carpenedo, che ci ha omaggiato di una gamma di sue creazioni, in occasione del blogtour a Mogliano Veneto per Radicchio tra le Stelle. Ho centellinato questi formaggi utilizzandoli il piu' possibile per le mie ricette. Questo è un'altro dei miei piatti inventati, utilizzando il pane fatto in casa, un saporitissimo formaggio Basajo, affinato in vino passito bianco, il buonissimo Radicchio Rosso Tardivo di Treviso e il lardo che arriva direttamente dagli zii che abitano a Mantova....quindi tutti prodotti sicuri per quanto riguarda gli standard della qualità e della provenienza. 
Da proporre come piatto unico, sfizioso, semplicissimo ma veramente gustoso.....perchè il caldo del pane che fa sciogliere la fettina di lardo e il formaggio, il gusto dolciastro delle castagne e la giusta leggera e gradevole amarezza del Radicchio....bè...da provare per credere!!

Ingredienti
pane casereccio
Formaggio Basajo
lardo a fettine 
castagne cotte
Radicchio Rosso Tardivo di Treviso

Esecuzione
Con la macchina del pane ho preparato una pagnotta seguendo le indicazioni del libretto in dotazione.


Se le castagne sono secche, fatele cuocere nel latte fino a quando saranno morbide.
Grigliate il radicchio sulla piastra.
Tagliate dal pane con un coppapasta dei cerchi che farete grigliare sulla piastra.
In una ciotola amalgamate il formaggio fino a ridurlo in una morbida crema.


Una volta che il pane è grigliato, appoggiate una fettina di lardo tagliata sottile, una fetta di pane, uno strato di formaggio, una fetta di pane, le castagne tagliate a piccoli cubetti e qualche foglia di radicchio grigliato.










venerdì 13 febbraio 2015

Risotto con verza, Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP, castagne e Vento d'estate



Era da un po' di tempo che lo volevo fare...e alla fine ci sono riuscita. Con una combinazione di ingredienti veramente speciali che hanno reso questo "semplice" risotto, in un "interessante" risotto.
Ingredienti tipicamente invernali ma con una "folata" di vento estivo. Acquistati e avuti in dono durante il tour Radicchio tra le stelle di gennaio, svolto in collaborazione e grazie all' Aifb , al  Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto IGP e OrtoRomi.
E ora, dopo il post piu' breve di tutta la mia vita... passiamo subito alla ricetta.

Ingredienti
140 g riso Carnaroli
  4/5 foglie di verza
  1 cespo di Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP
10 castagne
Formaggio Vento d'Estate de La Casearia Carpenedo
1 scalogno
olio extravergine d'oliva q.b.
brodo
vodka

Esecuzione
La sera precedente mettete a bagno le castagne e procedete con le indicazioni riportate sulla confezione. (rinvenire in acqua e cotte poi per circa 60 minuti in latte).
Tritate lo scalogno e tagliate a listarelle la verza e fate appassire con un filo di olio extravergine di oliva. Aggiungete il riso e fate tostare brevemente. Aggiungete un bicchierino di vodka e fate sfumare. Aggiungete qualche castagna tagliata a pezzetti, lasciatene qualcuna per la decorazione finale, e fate cuocere per circa 20 minuti. Il riso deve essere al dente.
Mentre il riso cuoce, irrorate il Radicchio con un po' di olio e un pizzico di sale e grigliatelo..Tagliatelo in due parti. Una metà, tagliatela a listarelle e aggiungetela al risotto pochi minuti prima di spegnere.


Impiattate decorando con qualche castagna intera, l'altra metà del radicchio e una generosa grattugiata di Vento d'Estate.

cosi'.....


o cosi......








sabato 7 febbraio 2015

Il castagnaccio


Oggi vi invito a fare un tuffo nel passato...perlomeno tutte le persone "datate" ma giovani dentro, che si ricordano di questo strano, originale, stravagante, curioso, personaggio che abitava a Villa Villacolle e che di nome faceva Pippilotta Virtuaria Rogaldinia Succiamenta Efrasilla Calzelunghe, per tutti Pippi Calzelunghe, piombata improvvisamente nella tranquilla cittadina svedese di Visby (nell'isola di Gotland) che va a vivere da sola in quella casa color verde e rosa pastello in compagnia di un cavallo bianco a pois neri, che lei chiama zietto e di una scimmietta, signor Nilsson. Tutti sono attratti dalla sua discutibile presenza in particolare quella di due bambini, Tommy ed Annika di dieci anni, che incuriositi accedono di soppiatto all'interno della villa e trovano una bambina loro coetanea, che si sta riposando con la testa ai piedi del letto e i piedi, che indossano scarpe piu' grandi di almeno 5 numeri, sul cuscino. I bambini fanno presto amicizia con la simpatica inquilina della villa e scopriranno presto che tiene in casa una grossa borsa con monete antiche di inestimabile valore, frutto a suo dire dei tesori misteriosi trovati dal padre, pirata nei mari del Sud. Essa inoltre è dotata di una forza sovrumana, ai limiti del paranormale, che subito metterà in atto alzando di peso il suo cavallo e facendo lo stesso con l'auto dei due malcapitati poliziotti, che dopo la soffiata avuta da zia Prysselius, vorrebbero farla sloggiare dalla villa.
Ma perchè vi parlo di Pippi? Perchè tutto questo è legato al contest lanciato da Elisa del blog Il fior di cappero ed Enrica del blog Coccola Time e già il nome induce alla riflessione e alla calma....
 E cosi' come capita quando si dice "pensa alla statua della Libertà senza che ti compaia davanti agli occhi", esempio applicabile a qualsiasi oggetto o monumento...ecco che solo a nominarla, nella mia mente è scattata la famosa canzoncina "Ecco sono qui, Pippi Calzelunghe cosi' mi chiamo, credo proprio che una come me non c'è stata mai"....Ricordo che da piccola mi guardavo il film. Erano gli anni '70, e alla televisione trasmettevano film e serie televisive del calibro I ragazzi di padre Tobia, Rin Tin Tin, Zorro, Gli Antenati, Mister Magoo, Barbapapà e tanti altri a seguire nel tempo.... 

Un contest che invita a fermarsi e a pensare alle bambine che siamo state, ai cibi confortevoli che ci hanno "confortato", quelli di paesi stranieri, o ispirati appunto da questo libro...

Cosi', tornando indietro nel tempo mi viene in mente il Castagnaccio. Piatto povero nel vero senso della parola, dal momento che le popolazioni contadine dell'Appennino avevano come base dell'alimentazione le castagne. 
E per me, pur senza essere una povera contadina dell'Appennino, quando la mamma ci preparava questo dolce, era una grande festa! La mamma, di origini contadine mantovana, conosceva il significato del lavoro, del sacrificio, delle rinunce, del correre e del rispetto del tempo. E la nostra infanzia (mia e di mio fratellino) è stata improntata su principi molto schietti e quasi "rudi". Niente fronzoli, niente superficialità, niente che potesse essere inutile. Pur non facendoci mancare niente di quello che potevano permettersi i nostri genitori, avevamo lo stretto indispensabile. La nostra infanzia è stata infanzia. Punto. Fino a quando abbiamo abitato fuori Milano, i miei giochi erano fatti di corse nei prati, nascondino nei campi di pannocchie, di capanne costruite tra gli alberi, piste di macchinine e gare di biglie con i miei compagni di scuola. Poi una volta arrivata in città, ho dovuto fare i conti con una realtà diversa e l'arrivo di un nuovo fratellino. Non c'erano piu' quegli spazi aperti e gare di biglie o capanne..c'erano alcune compagne di scuola con abiti e scarpe "alla moda", io che avevo a volte gli abiti donati dalle signore presso le quali mia mamma faceva le pulizie. E che si vedeva che non erano miei, perchè non vestivano come avrebbero dovuto vestire. A volte un po' troppo "da grande". Oppure rimessi in forma da uno zio sarto. Perchè il vestito nuovo, cosi come capitava per qualsiasi cosa che serviva, arrivava solo a Natale. E forse nemmeno quello che avevamo desiderato e scritto nella letterina spedita al Caro Gesu' Bambino Via del Cielo n. 1...Guardavo gli album delle figurine, le Barbie, i Ciccio Bello che non ho mai avuto e che nelle mani degli altri mi sembravano irraggiungibili. Ho imparato fin da piccola (10 anni) a badare ai miei fratelli, di cinque e un anno, mentre i miei genitori erano al lavoro, quindi, dopo la scuola, anzichè andare a giocare, stavo con loro, facevo i compiti, facevamo la merenda, ci litigavamo. Ma nonostante tutto, pur non essendo come oggi, l'epoca dei cellulari, dei computer, della Wii, delle macchine digitali e di altre modernità tecnologiche, siamo cresciuti in modo dignitoso e "pulito". Che quasi quasi ci ritornerei davvero indietro, solo per rivivere i pochi momenti spensierati. ad esempio quelli passati in colonia o in montagna con i nonni o nei giorni di festa alle grandi tavolate che ci riunivano.
Perchè in mezzo a tutto questo "niente", c'erano da vivere anche le liti quotidiane che mi/ci hanno devastato l'anima. Perchè in nome dei figli e di quello che dice la gente, non ci si separava, anche se sarebbe stato meglio. Perchè certe ferite lasciano un segno indelebile. 
Perchè poi un bel giorno il passato ritorna e ti presenta il conto. E tu sei in bilico tra lo scegliere tra quello che hai o non hai ricevuto e quello che ti chiedono di dare ora in cambio. E alla fine ti ritrovi a un punto, quasi inconsapevole di averla fatta quella scelta. Quasi come se non avessi davvero scelto tu, ma si fosse autoinvitata nella tua vita, stravolgendone il ritmo. E ti ritrovi a dialogare con quel padre che ti ha tanto ferito, e che quando eri tanto grande, ormai sposata,  quasi inutilmente se n'è andato via. Che non ha condiviso gioie e dolori, successi e insuccessi. Che non ha mai conosciuto le quattro nipoti che nel frattempo sono nate dai figli che ha abbandonato. E che ora è vecchio, solo, nel letto di un ricovero, con le gambe amputate per la malattia. E cerchi un qualcosa nel suo sguardo grigio/azzurro, per leggere un briciolo di bene e di tenerezza, che non ricordi di aver mai avuto, quando era logico e naturale che ci fosse. E nonostante tutto sei li davanti a lui, con una miriade di pensieri e stati d'animo. E quando te ne ritorni a casa, ti saluta con un bacio e con la solita frase "ti voglio bene"....e se la prima volta che l'hai udita ti ha frantumato il cuore, col passare del tempo hai scoperto che la dice a tutti....e allora il cuore ti si ricompone un po' , e comunque un piccolo sorriso ti increspa le labbra. In fin dei conti che male c'è a illudersi che la dica solo a te?!

E tra tutte le merende della mia infanzia, il semplicissimo pane burro e zucchero, pane burro e marmellata, pane mascarpone e zucchero, tuorlo sbattuto, questo castagnaccio morbido, profumato, caldo, rustico ma che addolcisce il cuore è uno dei dolci confortevoli che nonostante tutto, mi fa venire voglia di ritornare piccina. 

E come tutti i piatti del ricordo, le dosi non sono proprio pesate ma..."ad occhio"...perchè si "sente e si vede" quando è giusto e pronto un impasto....

Ingredienti
500 g Farina di castagne 
latte e/o acqua q.b. 
100 g uvetta
100 g pinoli
1 rametto di rosmarino  (facoltativo)
5 g Sale fino
Olio di oliva ( io Olio Dante )

Esecuzione
Mescolate la farina di castagne con latte e acqua, o solo latte o solo acqua, in base ai gusti, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo senza grumi. Aggiungete i pinoli e l'uvetta ammollata nell'acqua e asciugata. Ungete una pirofila con l'olio, versate il composto, aggiungete alcuni pinoli sulla superficie, irrorate con un filo di olio 


Infornate a 180° per 30/35 minuti, o fino a quando la superficie si "creperà"
Lasciatelo appena intiepidire e servitelo


con questa ricetta partecipo al contest



mercoledì 27 novembre 2013

Lat e castegn,ultima tappa dopo un viaggio tra i ricordi.....


Mamma,hai qualche ricetta vecchia con le castagne che facevate tu o la nonna?

" Ricett vecc,no.Fam pensà.Eh si,el lat cunt i castegn. Ma quela a lè minga nà riceta. La faseva la nona quand a serum picinin e la se mangiava al post della minestra o a culasiun.Ma i giuin a la cugnusen no. Nà volta quel che ghera se mangiava....el lat cun la pulenta o el ris o i castegn. Te se ricordet no che te la fasevi anca a ti quand te seret picinina e te la mangiavet insci' vulentera"....

Gnicccc....riapro il cassetto dei ricordi e...si,mi ricordo! Quando ero piccola la mia mamma mi faceva riso e latte per cena,e per me era una grande evento,quanto mi piaceva!
O al mattino a colazione mangiavo dei tazzoni con la polenta abbrustolita o con le castagne!
La polenta aveva quelle righe lunghe e nere che erano state lasciate dalla bistecchiera che usava per abbrustolirla,e la superficie era secca e quando la tuffavo nel latte andava a fondo.Poi bastava inciderne un po' la superficie col cucchiaio,ed ecco che allora si susseguivano una serie di sapori e consistenze...il latte caldo,il morbido della polenta,la crosticina che scroccava sotto i denti....
Il latte con le castagne,sempre abbrustolite,cosi grosse che quasi non ci stavano in bocca...o forse erano normali,ma si sa che da piccoli,tutto ci sembra piu' gigantesco.....

Si ma come si fa che non mi ricordo? C'è un modo particolare?

"Ma vaaa,particular cusè! Te ciàpet i castegn e te le fe braschè,e pö ti a pelet,te fe scaldà el lat e ti a metet denter. Se no ti a pelet a crüd e ti a fe buli' nel lat fin che diventen tener"

Mamma parla italiano...braschè...cosa vuol dire brascheeeeeè?

"Brüstuli'...te fe un tai e ti a metet süla padela per i castegn"

Ahh ho capito!Ok grazie ciao...Si ciao fam savè.....fai sapere cosa? Se sono riuscita a fare le castagne nel latte?Mah....Con tutte le cose che preparo piu' complicate....

dopo due minuti...suona il telefono e..... ma perchè te servis la riceta cunt i castegn?...e si bella domanda...già...perchè mi serve la ricetta con le castagne?....ehhh,è per il blog,la ricetta del mese,quella dell'MTC,ogni mese una sfida diversa.....lemmecusè ?...Si va bè mamma,te lo spiego la prossima volta va....

a te pödet fa la pasta o i crespel. Iu mangià sü a Tej (Teglio) dumenica pasada cun la marmelada de maron glasè, a l'eren insci' bun!

Si ma io cercavo una ricetta antica....va bè faccio le castagne abbrustolite col latte...ciaooo

Questa è la conversazione mattutina con la mamma,alla ricerca di una ricetta antica,che non fosse banale,troppo inflazionata o sontuosa,ma che fosse davvero datata,un po' una ricetta della memoria.
E questa è davvero una ricetta dei ricordi.Anzi,una "non ricetta".Certo,mia mamma per esigenze legate al momento e al territorio dove abitava,era quasi obbligata a mangiare quello che c'era.
In tempo di guerra,nonni e zii vivevano nelle campagne mantovane,vivevano di quello che offriva la terra.Dove davvero non si buttava via niente.
Dove c'era il rispetto per il lavoro,la fatica nei campi e il raccolto dei suoi frutti.
Dove le bestie venivano accudite e poi vendute.La cascina dello zio Guglielmo,fratello della nonna Cornelia,con tutte le bestie,e i miei nonni alle prese con i campi e il maiale.
Momenti di vita contadina scanditi dalle fase lunari,dalla semina e dal raccolto,dall'uccisione del maiale e la preparazione del salame,della cassöela,del sanguinaccio....

Piatti della tradizione che senza la continuità di chi ama i legami e gli affetti andrebbero altrimenti persi.Ricette scritte su quadernetti a quadretti,con bella grafia.Ricette scritte solo nella mente,che quando ne chiedi le dosi,ti senti rispondere ...eh vai a occhio,lo vedi quando è pronto....eh si,sembra facile,potrebbe dire qualcuno. Si. All'inizio si fa un po di fatica,ma poi quando queste ricette diventano i tuoi cavalli di battaglia,li fai con tanta naturalezza che quasi ti sorprendi.
Ed ecco che per la besciamella non pesi niente ma vai ad occhio.E ti accorgi dalla consistenza e dal sapore,che non deve essere troppo di farina,che la besciamella è pronta. Perchè sa di besciamella.E il ripieno dei tortelli di zucca è pronto quando sa di cosi....e quello di carne anche....difficile da spiegare a parole!
Una serie di "non ricette" che ti porti impresse nella mente e nel cuore.

Mai nessun altra sfida,mi ha fatto tornare indietro nel tempo come questa.E pensare che aveva un solo ingrediente...una semplice ed umile castagna.Cosi semplice ma cosi preziosa.Che sa di tempi andati,di lunghe passeggiate nel bosco,con un piccolo bastone,gli scarponcini e un vecchio zaino da riempire col prezioso bottino.E poi tutti davanti alla stufa ad abbrustolirle,dopo che i grandi le avevano incise,e noi si aspettava con impazienza,tra uno scoppiettio e l'altro.E la mamma e la nonna che si ustionavano le dita per pelarle ancora calde e offrircele da mangiare subito perchè calde erano sono piu' buone.
Ecco perchè per l'ultima tappa del mio breve viaggio tra le castagne,concludo con una "non ricetta" del cuore
Ecco perchè prendo gli album di fotografie,la maggior parte in bianco e nero,e comincio a sfogliarli.Un gesto quasi inutile perchè le ho impresse nella memoria una per una.Ma riguardarle,mi da un senso di sicurezza,che quei momenti sono davvero stati vissuti e immortalati.E dentro di me mi sento esclamare....è vero guarda qua...mi ricordo questa foto....ecc....e quanta nostalgia risale dentro di me!

E voglio condividere questi scatti,che sembrano cosi "antichi"...ricordi e valori che ho trovato in comune anche con un altra amica di questa sfida ....la Eleonora in arte Tata Nora....non ho parole per descriverla!Il suo blog non è una vetrina di ricette e basta ma un pezzo di vita ogni volta.
.... io a 3 mesi...in una posa da brivido! Sul calorifero che se solo mi entusiasmavo un po' di piu' facevo uno di quei voli!!E oggi i bimbi sono messi nella sdraietta,nel dondolino con la musica,ben ancorati con le bretelle e cinture...i primi passi nel pratone,dove in pratica sono cresciuta,perchè mia mamma lavorava in una lavanderia,infatti la frazione si chiamava Lavanderie di Segrate,e quindi io passavo allo stato brado le mie giornate con i figli del padrone,a gattonare e poi a camminare e correre e giocare a nascondino,in mezzo alla terra,le formiche,l'erba che ti macchiava i vestiti...altro che asili nido e baby sitter....in posa dal fotografo,per la "foto bella"....a carnevale,vestita da marajà,ma solo per il tempo necessario per scattare la fotografia,perchè era del Mauro,uno dei figli del padrone.Come mi piaceva quel vestito!La cosa sconvolgente è che pur essendo piccola,io mi ricordo nitidamente quel pomeriggio quando ho indossato e tolto poi con dispiacere quel meraviglioso vestito luccicante riccamente rifinito con perle e ricami!....la macchinina rossa,anche quella non mia,perchè di soldi mica ce n'erano....e finalmente la mia pianola! Con il libriccino con il pentagramma e le canzoncine da suonare.I miei primi passi nel mondo della musica.Come mi piaceva suonarla!!......Al mare a Rimini,in braccio alla nonna Cornelia,che è morta due anni fa e mi manca un casino.Mi raccontava che ero una piccola bisbetica,parlavo con tutti,e anche in spiaggia andavo da tutti a chiacchierare e fare domande!Ma tutti le facevano i complimenti perchè ero una bambina simpatica,tiè!.....Il giorno del mio primo compleanno in braccio al nonno Armando,anche lui ormai non c'è piu',da 15 anni ma sembra ieri.Ero il suo orgoglio,perchè ero la sua prima nipote e per di piu' femmina....e poi con mia cuginetta acquisita,anche lei di nome Antonella,due mesi di differenza,a fare il trenino su un muretto a Parre e al di là c'era il vuoto.Anche qui una sicurezza!!!!


e intanto il tempo passa...alla festa dei pizzoccheri in pineta,con il coro di montagna che mi piaceva un sacco e guardavo meravigliata quei vestiti fiorati e lunghi,e quante canzoni cantate insieme!....e qui ecco la signorina Zaira,la padrona di casa,che abitava al piano terra e noi avevamo il timore quando passavamo di fianco alla sua porta.Che non capivo mai perchè aveva la casa divisa in due,la cucina col grande camino sulla sinistra e la camera da letto sulla destra.Che si entrava in silenzio nel piccolo ingresso e poi piano piano salivamo le scale di legno facendo attenzione a non fare scricchiolare i gradini.E le volte che rumoreggiavi un po',
spalancava la porta della cucina e ti faceva morire di spavento!La signorina Zaira,zitella come si diceva allora,che aveva dei lunghi peli ispidi sul mento e pure i baffi,che ci dava i bacini e a me sinceramente facevano un po' schifo e senza essere vista,almeno lo spero! me li asciugavo via.Sono stata a rivedere la casa un po' di tempo fa ed è rimasta cosi come l'abbiamo lasciata noi,come la ricordavo,con il filo della luce esterno di cordoncino ritorto e l'interruttore bianco o nero con una levetta da girare a destra e a sinistra,e il bagno in comune,senza la vasca e il bagno lo facevamo nel grande catino,e i grandi,boh,sinceramente non mi ricordo dove lo facessero.Ma che stupende estati passavamo tutti insieme! Ognuno nella sua parte di casa in comune,tutti per uno e uno per tutti.E quando si doveva asciugare l'insalata,si andava nel corridoio "a scurli' l'insalada" chiusa dentro un canovaccio,tanto tutto il pavimento era di legno e si asciugava subito.E quando era l'ora della merenda mi ricordo che andavo nel pollaio,prendevo un uovo e lo bevevo cosi da crudo,o una bella fetta di pane burro e zucchero....ecco che dall'estate valtellinese sono ancora a trovare gli zii a Parma,questa volta in ottobre,nel mio cappottino color cammello,le mani in tasca che mi pulsavano perchè un cigno mi aveva data una beccata coi fiocchi!....e arriva di nuovo Natale,stessa letterina destinazione via del Cielo 1,questa volta una giacca a vento e un carrello con pentolini e tazzine di plastica (segnale??? ahahah) e l'immancabile scatola di Lego....il giorno di Natale con i nonni Armando e Cornelia e lo zio Adriano,con la mia mamma un tantino incinta di mio fratello Giordano che sarebbe nato a gennaio.....e con i nonni Lino e Teresina.....



Il tempo che scorre,un po' a colori e un po' in bianco e nero....una parte dei regali di Natale.Che tu non capivi mai perchè se sulla letterina a Gesu' Bambino che abitava in via del Cielo 1 avevi scritto che volevi il morbido Cicciobello tutto da abbracciare,ti arrivava tut'altro,dalla bambola Susanna, e poi Lisa,rigide che non potevi coccolartele come volevi e poi la cucina di plastica (sarà un segno....),e l'abbigliamento per la montagna...che strano,io il giradischi,il disco con i Cori di montagna,gli scarponi da sci e i pantaloni,mica avevo scritto che li volevo, su quella letterina!.....e la gita fino a Gressoney col pulman! Mi ricordo ancora adesso,ero la mascotte del pulman,e mi dondolavo in mezzo al corridoio facendo leva sulle braccia,nei miei pantaloni e scarponcini nuovi e tutti guardavano i miei capelli lunghi e lisci fino al sedere......



Tutte le volte che guardo questa foto mi vengono i brividi! Cosi a ridosso del burrone....in cima al P.so dello Stelvio,con il Ghiacciaio del Livrio sullo sfondo.....con mio fratellino Giordano,un patatone che dove lo mettevi stava,vestiti da tirolesi,di fronte alla cappellina della Madonna a Teglio...e sempre a Teglio,il giorno del mio compleanno,festeggiato con tutti i parenti per davvero,perchè era estate e tutti stavamo nella grande casa della già descritta signorina Zaira.....e su in pineta alla Festa dei pizzoccheri,con mio fratello che mi guarda mentre spalanco la bocca chissà pensando cosa e il nonno che mi sorride,già fin da piccola ero una buona forchetta.....e poi con la signora Pina e le sue figlie,a festeggiare l'ultimo dell'anno....



e qui si colorano i ricordi....a Parma,col vestito della festa,a trovare gli zii,con la borsettina ad uncinetto color celeste.....a Teglio,in mezzo a un campo di grano saraceno,quando ancora questa coltivazione la faceva da padrone,caduta un po' nell'oblio,e fortunatamente ritornata in auge adesso,con la riscoperta dei sapori antichi e delle tradizioni.....nella mia maglietta rossa mentre aspetto che dalla stazione della ovovia che portava a Prato Valentino,usciva una cabina di colore rosso,e non c'era verso di scattare la fotografia se per caso uscivano quelle di colore verde,giallo o blu.Io volevo quella rossa punto e basta.Ora la stazione della ovovia non c'è piu'....io e il mio papà,in una scalata di grandissima difficoltà,in doppia cordata! Che a vederla oggi la fai con un balzo ma allora,che messinscena e che racconto dettagliato al ritorno a casa!!....



Si cresce,e il tempo dei giochi deve essere condiviso con gli impegni di scuola.La maestra Lucia,una signorina bella in carne,venuta dal sud,che aveva un grande neo sopra il labbro e che ci voleva un bene dell'anima! Tutti col grembiulino nero col fiocco azzurro,classe mista,si scriveva con la penna a sfera Bic e il primo biondino sulla sinistra seduto,era il mio amore segreto.Claudio si chiamava e io per tre anni, il tempo trascorso alle Lavanderie prima di trasferirci a Milano, tutte le mattine quando entrava in classe,mi batteva forte il cuore,gli correvo incontro e gli bisbigliavo in un orecchio io da grande ti sposero'. Bè,non ci siamo mai sposati nè so piu' che fine abbia fatto.Chissà se ha tirato un sospiro di sollievo quando me ne sono andata o se un tantino non gli è dispiaciuto!!....io in posa sul pattino,quando andavo in colnia con l'Alfa Romeo.I pianti che facevo quando ritornavo a casa e quando non ci sono piu' potuta andare, "per sopraggiunti limiti d'età".Ho passato i piu' bei momenti delle mie vacanze di bimba in quelle colonie....e poi ancora nei boschi di Teglio col nonno Armando...la nascita dell'altro fratellino Lorenzo,che è stato in pratica il mio bambolotto vivente,che mia mamma mi affidava quando era al lavoro di pomeriggio e io tornavo da scuola,bè non desideravo un Cicciobello morbido da coccolare??avevo solo 10 anni ma cosi era....la scalata piu' ardua questa volta,per davvero!!...e la poesia ai miei zii il giorno del matrimonio,una vergogna!Mi sentivo gli occhi di tutti puntati su di me,mentre recitavo i versi scelti dalla Suor Marina dell'asilo delle Lavanderie,asilo dove si mangiava il minestrone piu' buono della galassia!Quanto piangere quando non sono piu' potuta andare all'asilo per..."sopraggiunti limiti di età"!!!Mio fratello,il patatone, piangeva perchè non ci voleva andare e io piangevo perchè non ci potevo piu' andare!



....e qui mi fermo.....non so nemmeno quante siano le foto che ritraggono la mia vita dalla nascita ai giorni nostri.So solo che da mio padre ho imparato ad amare la fotografia e a fermare ogni ricordo oltre che nella mente anche con gli scatti fotografici. Dai miei genitori ho imparato ad amare la montagna,le cose semplici della vita.Pochi elogi....q.b. per dirla in termini culinari e tanto senso del dovere.Nessun capriccio perchè bastava uno sguardo fatto come si deve che subito si capiva che aria tirava e che si doveva obbedire senza tante storie....noi che a Natale era festa solo quel giorno,e i regali arrivavano solo quel giorno. Perchè di soldi.....che se una cosa la potevi fare la facevi altrimenti niente,per la serie non fare il passo piu' lungo della gamba.E questa cosa mi è rimasta ancora adesso.

Ecco,questa sono io.Io che sono cresciuta senza tanti frizzi e lazzi per la testa,con "e dopo il carosello tutti a nanna".Che ha imparato a scrivere davanti alla televisione con il maestro Manzi nel programma Non è mai troppo tardi,prima che a scuola con la maestra Luisa.Che non c'erano reality,e il tempo lo passavo all'aperto a correre nei campi di pannocchie e a costruire capanne insieme ai miei compagni di scuola.Che mi immedesimavo nella Freccia nera o ne La Citadella con il grande Alberto Lupo.Che cantavo a squarciagola Acqua azzurra acqua chiara e tutte le canzoni dei grandi,quelle "in bianco e nero" ....Io che da quel Gesu' Bambino che abitava in via del Cielo 1 ho ricevuto sempre qualcosa anche se non era quello che avrei voluto ricevere.Che ho imparato a memoria le arie delle Opere che ogni domenica mattina,tra un raviolo e l'altro,riempivano la casa.Che sono cresciuta nella semplicità delle cose,nei racconti dei nonni,di guerra,della filanda,dell'allevamento dei bachi da seta,della mamma che faceva i vestiti con la stoffa dei paracaduti degli americani.Che non erano favole ma storie vere.Che piange nel vedere il cartone animato Bamby o Pochaontas.Che rivedrebbe un migliaio di volte Pomodori verdi fritti alla fermata del treno o Il colore viola o tutti quei film che tanti considerano troppo sentimentali.Che Per un amico in piu' andrei davvero a piedi fino a Bologna.che so mantenere un segreto,che mi indigno davanti ai torti e alle ingiustizie,che mi incazzo anche da morire,che mi annullo per gli altri,perchè sono altruista a volte troppo.Io che do un sacco senza aspettarmi niente,anche se poi alla fine dentro di me un pochino indietro di tutto quel bene,ne vorrei indietro almeno una briciola.Che sono romantica,precisa,alternativa,rompiballe q.b.Che ho sofferto un sacco quando ho dovuto appendere la mia viola al chiodo e ho dovuto smettere di suonare,e ancora adesso mi fa male questo ricordo,che rivivo ogni giorno nei gesti e nei concerti di mio marito e di mia figlia.Che anche se faccio finta di niente e sembro forte,ogni nota è una sofferenza e una gioia. Che grazie al mio lavoro ho girato e rigirato mezza europa,conoscendo grandi musicisti,e un pezzetto di mondo,seguendo le tournee di mio marito.Io che sono cresciuta con le mie certezze e le mie debolezze.Io che sembro forte e tutta d'un pezzo ma che poi per la miseria,crollo ogni tanto.Io che speriamo che me la cavo...sempre.... Io,che ogni mese mi metto in gioco con una sfida.Sempre diversa e sempre coinvolgente.Che nonostante i periodi neri che ho passato e sto passando,trovo il tempo,strappato con le unghie dai ritagli che mi rimangono,per riuscire a stare a galla e a trovare un senso in quello che faccio....perchè come dice la bellissima canzone Senso di Vasco,che non amo particolarmente,ma in questa e in altre mitiche canzoni si, voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l'ha......

e la mia colazione antica in bianco e nero ha anche un colore.Quello dei giorni nostri. Perchè nonostante internet,cellulari,palmari,e altre diavolerie che subito vanno fuori moda perchè si.....i ricordi genuini,quelli che ci hanno lasciato un segno nel nostro cuore,quelli che ci portiamo gelosamente custoditi dentro il cassetto dei ricordi,quelli non scadono mai.Non vanno mai fuori moda e non ci tradiscono.E basta un colore,un profumo,
un suono,uno scorcio,a farci riaffiorare questo grande tesoro,che ci fa compagnia per sempre e che non ci lascerà mai.Ricordi che ci fanno increspare le labbra in un tenero sorriso,o in una sana risata o...perchè no,anche allagare gli occhi di nostalgia......



con la mia non ricetta di castagne abbrustolite e latte,ringrazio la Serena per aver proposto questo grande tesoro di ingrediente,tutti coloro che hanno avuto la bontà di arrivare fino in fondo a questo viaggio in bianco e nero e anche no....
 e partecipo alla sfida dell'MTC




lunedì 25 novembre 2013

Passato di castagne con pancetta affumicata e crostini di pane al rosmarino e.....sempre ricordi


Ci sono dei piatti che sono dei veri toccasana.A volte compiono miracoli e guariscono piu' delle medicine....piatti che fanno bene al corpo e alla mente.
Al corpo per la loro composizione e alla mente perchè ci fanno tornare indietro nel tempo,e magari ci scappa anche un groppo in gola per la nostalgia!
E allora,visto il tempo che non è dei piu' miti,anzi,è proprio freddino freddino,cosa c'è di meglio di un bel passato profumato,caldo e fumante? Certamente non è propriamente dietetico,ma è ricco di potassio,
magnesio,calcio fosforo,ferro....
Un passato denso,che ti fa sentire meglio,coccolata al punto giusto. Perchè una bella pastina aggiusta tutto,come ci diceva mia mamma quando eravamo piccoli.E io adoravo tutto quello che preparava,pastina in brodo compresa! Che quando si era in montagna,estate o inverno che fosse,un piattone di pastina o di minestrone con le verdure dell'orto,non quello surgelato delle buste,che non mi ricordo nemmeno se già c'era, non mancava mai sulla nostra tavola.Si passava il pomeriggio a "mundà la verdüra" sul balcone,
salutando la gente che passava sotto e che guardava su,perchè ci si conosceva proprio tutti e veniva spontaneo buttare su l'occhio quando si passava sotto casa di qualcuno che conoscevi,anzi guai se non lo facevi,veniva scambiato come uno sgarbo, o nella piccola piazzetta sulla quale si affacciavano le poche case,insieme all'Angelina,una simpatica e attivissima vecchina,che andava a preparare il pane di segale nel piccolo forno che aveva un po' distante da casa,il pane di segale quello vero,quello bello scuro,non come quello di adesso che è cosi chiaro che per me non è piu' nemmeno lo stesso anche nel sapore.Tutte,tra una chiacchiera e l'altra ad aprire i baccelli dei fagioli e dei piselli,a scartare le foglie piu' brutte delle coste,e poi su in casa con la cesta di vimini piena,a lavare le coste e le carote,il sedano e le zucchine ,a pelare le patate.E poi a tagliarle a tocchetti. E fare cuocere il minestrone ore ,che si sentiva il profumo fino in fondo alla via.
Pranzo e cena erano scanditi da orari ben precisi:alle 12 e alle 19.E su questo non si ammettevano discussioni.Sapete che il nonno vuole mangiare a quell'ora,quindi chi c'è c'è....
Ma con questa sospensione... che se per caso ti capitava una sola volta di arrivare tardi,te la dovevi vedere con il nonno,che comunque sia,brontolava un po' e basta,eravamo sempre puntuali.

Di solito a mezzogiorno si mangiava "la pastasüta",che il nonno accompagnava con una michetta di pane e un buon bicchiere di vino rosso che faceva il padrone di casa che aveva le vigne,e  alla sera qualcosa in brodo. Perchè cosi era.Punto e basta.E per noi era naturale fosse cosi.
E nel minestrone si buttava il riso,perchè al nonno piaceva cosi e nessuno aveva nemmeno l'ardire di controbattere. Non perchè non si potesse fare,ma semplicemente perchè era come un dato di fatto!
E il nonno Armando la pastina la allungava con un po' di vino rosso e.... pure io,anche se bambina, mangiavo con tanto gusto quel liquido fumante che da trasparente diventava rosso rubino,dal gusto un po' pungente...

E ancora adesso me la allungo col vino,tra la faccia schifata di marito e figlia,che diciamoci la verità....non capiscono proprio niente!! E il minestrone lo preferisco con il riso,e si mangia alle 12 e alle 19, impegni vari permettendo...le vecchie abitudini non muoiono mai!

Purtroppo la sfida dell'MTC sta giungendo al termine,le idee sono tante,ma c'è un limite massimo di 5 ricette quindi,bisogna un attimo fare la conta per vedere la fortunata che apparirà nel blog...ahahah. Oltre al limite delle ricette anche il mio tempo scarseggia purtroppo.Quindi idee tante ma il tempo non è mai tanto quanto quello che vorrei dedicare a tutte le cose che mi interessano e che mi stanno piu' a cuore,quindi sono sempre tirata e di corsa. Ma siccome mangiare bisogna mangiare...ecco che direziono le mie preparazioni verso quello che è il tema del mese e cioè la castagna,nel caso non si fosse capito!! "Colpa" di  Serena,che già mi sta simpatica perchè è toscana e perchè adoro i pici e le castagne,dalla faccia furbetta e sbarazzina come si puo' vedere nella pagina del suo dolcissimo e bellissimo blog Pici e castagne, semplice e dalle fotografie stupende,come tutti i blog che ho avuto l'occasione di visitare e commentare,di tutte le altre Emmeticine,blog che rappresentano la personalità e caratteristica di ciascuna di loro/noi....
Serena che ci ha lanciato una sfida proprio tutta da ...pelare! Qui un po' di storia.....e via,con la mia ricetta
per affrontare tutto questo,i rigori del freddo e i ricordi che ti saltano alla mente...se deve essere un tuffo nel passato...che passato sia!
Con dei contrasti di sapori e consistenze che hanno sorpreso anche mio marito,che quando ha visto la sua porzione ha detto ...ma io mica mangio tutta questa roba qui.....Come osi chiamare questa roba qui questa delizia??!! Va bè,mangia quella che ti senti,se ti piace,altrimenti me la mangio io....tempo di assaggiare due cucchiai e....con un sorrisone da orecchio a orecchio,marito e figlia,si sono trangugiati "sta roba qui" in un batter d'occhio!
Il gusto "dolciastro" della castagna,ridotta ad una purea vellutata e morbida,con il contrasto della pancetta croccante affumicata e dei crostini di pane insaporiti con il rosmarino....è stato veramente sorprendente!

Ingredienti
Castagne q.b.
3 patate
1 carota
1 scalogno
250 g di pancetta affumicata
sale q.b.
pane
rametto di rosmarino
olio extravergine di oliva

Esecuzione
Incidete e fate abbrustolire le castagne sulla apposita padella o nel forno e pelatele. In una padella fate stufare lo scalogno tagliato sottile e la carota a dadini con un filo di olio e un goccio di acqua.Aggiungete la pancetta tagliata a dadini Fate rosolare il tutto e aggiungete poi le castagne e le patate tagliate a tocchetti.Fate insaporire,versate acqua fino a ricoprire gli ingredienti,e fate cuocere fino a quando le patate e le castagne si cominciano a disfare.



In un tegame versate un filo di olio,aggiungete il rametto di rosmarino e il pane tagliato a cubetti.Fate dorare da tutte le parti e tenete al caldo.Con un minipimer passate tutto quanto,aggiustate di sale
Servite il passato aggiungendo il pane e la pancetta,come nella foto.....

Con questa ricetta partecipo al contest


mercoledì 13 novembre 2013

Castagnaccio e altro....per una sfida all' MTChallenge coi....ricci....


Mese nuovo sfida nuova! C'è trepidazione in casa MTC a ogni cambio mese.Lasciata la vecchia sfida che ci ha viste infornare,spremere,sgusciare e cuocere una quantità industriale di uova che le galline quasi hanno avuto un tracollo e si nascondevano al primo accenno di passi che orbitavano nei dintorni del loro pollaio....sfida che ci ha visto proporre colazioni ricche e sontuose,per contenuto e quantità di calorie e ingredienti,che ci ha messo alla prova nel cuocere in maniera insolita le famigerate uova,che anche chi era abituata a colazionare con un sorso di caffè nero e via,è stata rapita da questa ricca proposta oltreoceanica...
bene,abbiamo abbandonato pollai e aie e....siamo finite nei boschi in cerca di.....quando ero piccola mi sciorinavano questa filastrocca/indovinello...."Son dura e tondetta,color del caffè,sto chiusa in un riccio ma non per capriccio,vivo in montagna e mi chiamo....CASTAGNA"!!!!
Sfida rustica e....pungente!!
Quando ho visto l'annuncio del nuovo tema,ho fatto i salti di gioia! Si,adoro le castagne,anche se ad essere sincera,piu' che mangiarle come caldarroste e fare castagnaccio nella mia vita non ho fatto!
Ricordo le lunghe passeggiate nei boschi in cerca del prezioso frutto autunnale,da piccina,con mamma,papà,e numeroso parentado al seguito,con finale davanti alla stufa a legna con la padella colma di castagne che scoppiettavano,e poi da ragazza,con gli amici della compagnia,quando all'alba si partiva in treno verso i boschi,con zaini colmi di panini e altro per la colazione al sacco che sembrava dovessimo stare nei boschi un mese intero o in caso di smarrimento non si sa mai...che prontamente svuotavamo per fare spazio al bottino autunnale,e piu' che una castagnata era anche una scusa per stare insieme e divertirci come dei matti,come era giusto che fosse,vista la nostra giovane età e spensieratezza!

L'autunno è un mese particolare. Puo' scatenare diverse reazioni ed emozioni. E io non so dire quale stagione preferisco,perchè ognuna ha la sua magia,peculiarità,distinzione,carico di colori,profumi suoni e vitalità,che la rendono veramente speciale e unica per ognuno di noi.Quindi,se ognuno vive le stagioni in maniera personale è come se ci fossero piu' autunni,inverni,primavere ed estati!

In me scatena una serie di emozioni e sensazioni contrastanti.Emozioni e sensazioni che vanno dallo stupore alla commozione nel vedermi circondata dai colori tipici di questa stagione,che vanno dall'ocra al senape,dal verde al marrone,dal rosso al mattone,e le cortecce coperte di vellutato muschio.
La magia che si respira quando si entra in un bosco,quando i tuoi passi frusciano sul tappeto di foglie cadute,
passi che spezzano secchi rametti e ricci caduti.La sensazione di sentirsi ospiti di quel bosco,che quasi ti senti in imbarazzo e un intrusa ad addentrarti nel suo cuore.Una specie di timore e rispetto reverenziale.Bosco che in ogni stagione ha la sua magia.E in mezzo a questi colori e al suo profumo caratteristico,si,il profumo del bosco che ti entra nelle narici,ti senti in pace,serena e rapita da tanta bellezza e non ti fa paura come quello delle fiabe dove vive il lupo cattivo. Anzi,pensi che se per caso dovesse comparirti magicamente davanti uno gnomo o un Hobbit,lo seguiresti se solo ti facesse segno di farlo! Il bosco in autunno non è morto ma è ricco di vita diversa,piu' lenta,sopita, dai colori e luci meno chiassosi e frizzanti.Ma ugualmente bello!
L'autunno non è solo colore,cosi ben rappresentato dai grandi Caravaggio e Arcimboldo,ma è anche musica,magicamente descritto da Wagner nel Sigfrido in  Mormorio della foresta e da Vivaldi nell'Autunno....
Altre sensazioni le ho già esternate qua,per chi ha la voglia e la curiosità di leggerle.....

Quindi,ritornando alla ricetta....certo,castagna si ma...come??Sembra un ingrediente banale,ma cosi non è.
Certo,è un cibo "povero",infatti una volta era un po' considerato come il pane dei poveri.Frutto che ha sfamato intere generazioni montanare,e se volete saperne di piu' leggete attentamente qui!Ma non per questo deve essere banalizzato ancora di piu',anzi,mi sono accorta che puo' essere utilizzato per preparazioni rustico/eleganti!
Come ho detto prima,di impegnativo so fare solo il castagnaccio....pero' mi sembrava troppo scontato proporlo alla solita maniera e cosi....pensa che ti ripensa,l'ho modificato e proposto come vedete nella fotografia....è stata una sorpresa anche per me,anzi per noi!!!
Il gusto tipico del castagnaccio morbido al punto giusto,arricchito dalle castagne aromatizzate con un goccio di rhum e il croccante guscio di cioccolato fondente,affondato nella crema pasticcera...bè,vi posso assicurare che è una bontà!!

Ingredienti
300 gr di farina di castagne
300 ml di acqua
    1 pizzico di sale
    2 cucchiai di zucchero
100 gr di uvetta sultanina
100 gr di pinoli
olio extravergine di oliva

Castagne abbrustolite, rhum e zucchero q.b.
Cioccolato fondente q.b.
Cognac (facoltativo)

per la crema pasticcera
4 tuorli
500 ml di latte
    1 bustina di vanillina
100 gr di zucchero
  50 gr di farina

Fate rinvenire l'uvetta per 15 minuti in acqua o Cognac.Mescolate la farina di castagne con lo zucchero e il sale.Aggiungete il latte e mescolate togliendo gli eventuali grumi.Dovrete ottenere un composto morbido e abbastanza fluido.Aggiungete l'uvetta e una parte di pinoli e due cucchiai di olio.
Oliate una teglia da forno e versate il composto.Versate ancora un filo di olio e il resto dei pinoli.Fate cuocere a 180° per circa un'ora,o fino a quando la superficie si sarà "crepata"


Fatelo raffreddare e toglietelo dalla pirofila.Tagliate in porzioni quadrate o come preferite.
Tagliate in senso orizzontale,facendo attenzione a mantenere la fetta intatta il piu' possibile.
Riducete le castagne abbrustolite in piccoli pezzi,che andrete a caramellare con qualche cucchiaio di zucchero e aromatizzate con un goccio di Rhum.
Versate sulla prima fetta di castagnaccio un po' di questo composto,adagiate la seconda fetta

Sciogliete a bagno maria il cioccolato fondente e ricoprite completamente la "mattonella" di castagnaccio.
Mettete in frigorifero fino a quando si sarà solidificato



Preparate la crema pasticcera,montando i tuorli con lo zucchero e la vanillina.Versate la farina setacciata e quando è tutto ben amalgamato aggiungete il latte poco per volta.Fate cuocere fino a quando si sarà addensata.

Servite il castagnaccio insieme alla crema pasticcera......



il bellissimo interno.....



un tuffo nella crema....




.....e la mia proposta per la sfida dell' MTC