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lunedì 27 marzo 2017

La mia Torta di zucca e riso ligure per il Club del 27




Una nuova "avventura".  Non è una gara, non è una sfida, non è il numero totale dei partecipanti o iscritti, che sono molti molti di piu'. Ma che cos'è allora? Il Club del 27 "e’ un gruppo che nasce all’interno dell’ Mtc, ma aperto a chiunque voglia farne parte, con lo scopo principale di tornare a cucinare sul web come si faceva una volta: quando il cibo di internet non passava attraverso portali quotati in borsa, prezzemoline in tacco 12, foodblog che ormai sono dichiaratamente vetrine, eventi, lustrini, ricchi premi e cotillons. Ma quando si accendeva il pc con il solo scopo di condividere una ricetta che era riuscita bene, di capire perche’ qualcosa era andato storto, di invitare amici virtuali nelle stanze di una vita quotidiana in cui la cucina era, ancor prima che pretesto, fulcro, cardine, anima.....E ci piaceva cosi tanto che adesso torniamo alla riscossa, riorganizzandoci in un gruppo che mette di nuovo al centro quei contenuti e quello spirito. Lo si fa all’interno dell’MTC perche’ questa community ha sempre cercato di mantenere la sua identita’ (nello spirito della condivisione, nella gratuita’, nella liberta’ di chiunque vi partecipi) e perche’ l’altro obiettivo e’ quello di recuperare le ricette del Tema dei Mesi passati, per farle rivivere in questo clima. Sono talmente belle, talmente curate, talmente ben fatte- e a tal punto espressione di questa voglia di cucinare nuda e pura- che e’ un dolore, vederle travolte dal “panta rei” del web".....
queste sono le parole di Alessandra, che ci tiene simpaticamente e scherzosamente "a bada e in riga" qb, giusto perchè facendo, sbagliando, rifacendo con umiltà senza sentirsi chissà chi, si imparano sempre tante cose e si provano ricette che mai e poi mai avresti pensato di fare o perchè non le conoscevi o perchè ti ponevi dei limiti....

"E allora, ecco l’idea: perche’ non creare un club di appassionati di cucina, che si incontra tutti i giorni in uno spazio virtuale per cucinare il piatto che preferisce, nell’elenco di quelli indicati, come lo preferisce, discutendone con gli altri, condividendo successi e flop, dubbi e certezze, saperi collaudati e “dritte” fresche fresche- e che poi si da’ appuntamento il 27 di ogni mese, pubblicando i propri piatti?"

Ecco...detto...fatto...con la mia tessera n. 33, mi metto in gioco e via...se non fossi in perenne lotta con quella roba chiamata bilancia e se avessi avuto piu' tempo mi sarebbe piaciuto farne di piu' perchè sono tutte fantastiche, ma scegliendo quale fare mi sono accorta che avevo giust' appunto zucca e spinaci, insomma, come dire, erano già li...e cosi' ecco la mia torta. L'originale di Sabrina la trovate qui.

Ingredienti

Zucca gialla 500 g
Farina bianca 200 g
Riso vialone 100 g
Olio extravergine di oliva 65 g
Uova 2 più 1 albume
Maggiorana q.b.
Parmigiano grattugiato q.b.
Cipolla 1/2
Spinaci 180 g
Sale q.b.

Esecuzione
Pelate la zucca, togliete i semi e grattugiate con grattugia grande. Cospargete di sale (poco) e coprite per 20 minuti. Serve ad ammorbidire. Tritate la cipolla e saltate in padella con dell’olio.
Aggiungete gli spinaci mondati e ben asciutti, coprite con un coperchio e fate ammorbidire mescolando ogni tanto fino a cottura. Tritateli con un coltello appena raffreddati.
In una ciotola unite il trito di cipolla e spinaci, la zucca, il riso crudo, le quattro uova, una manciata di parmigiano e maggiorana tritata. Aggiustare di sale e aggiungere 30 g di olio, mescolare molto bene tutti gli ingredienti.

Con la farina, l’olio rimasto, un pizzico di sale e acqua tiepida fate una pasta, lavorandola bene.
Dividetela in quattro parti uguali.
Oliate una tortiera di 28 cm. (bassa, tipo crostata) prendete un pezzo di impasto e stendete per foderare il fondo della tortiera e fate debordare la pasta. Ungetela delicatamente con un pennello.
Fate altrettanto con un secondo pezzo di pasta, oliatela e posatela sul primo disco. Sistemate poi sopra tutto il composto preparato, livellandolo. Con la pasta restante fate altri due strati, oliateli e posateli sul ripieno.
Sbattete l’albume, unite una cucchiaiata d’olio e pennellate con esso la superficie della torta.
Mettete in forno moderato a 180°C e cuocete per un’ora. Durante la cottura gli strati di pasta in superficie tenderanno a rimanere staccati ed a formare delle decorative bolle di aria. Fatela raffreddare e mangiatela tiepida!


E’ squisita, sana e leggera!


N.B. Io ho fatto la metà della dose per il ripieno mentre per l’impasto non ho variato nulla. Pero' la prossima volta lo devo stendere piu' sottile, "riciclare" gli avanzi di pasta facendo dei grissini o altro e usare uno stampo meno alto.
Sbagliando si impara!!

e se volete trovare qualche spunto, le altre ricette le trovate qui !




domenica 19 marzo 2017

Terrina di verdure con formaggio splamabile in guscio di alga nori con verdure caramellate e zucca allo zenzero


Ogni mese, a turno, qualcuna di noi, si becca un sentito e corale "te possino" quando viene pubblicato il tema della sfida Mtc, Questo mese tocca a Giuliana Fabris del blog La gallina vintage. E da parte mia  molto sentito. Perchè non ho mai fatto una terrina, perchè di carne e pesce non mi andava, perchè sono (sarei) a dieta, perchè non avevo tempo, perchè ho fatto 15 giorni a casa dal lavoro per una bronchite coi fiocchi, quindi ero fiacca e debole, perchè il regolamento era ancora piu' "complicato" delle volte precedenti....ma poi ho preso "coraggio" e mi sono letta e riletta tutto quanto, con tutte le raccomandazioni, sul come e perchè e quante foto pubblicare pena la "squalifica". E ho cominciato a pensare a come e cosa fare. Non so per quale arcano motivo, mi sono venute in mente tre cose. tre desideri mai esauditi, che riguardano la mia infanzia/giovinezza.
Ho sempre desiderato il Cicciobello. Ma costava troppo e i miei non me lo hanno mai comperato. Pero' mia mamma lo ha regalato ad Alice quando aveva due anni. E quando ho visto questo bambolotto morbido, grande, sempre agognato, l'ho guardato, tenuto in braccio un attimo e morta li.
Poi è venuto il turno della Barbie. Guardavo tutte le location di questa bambola fortunata e ricca, la roulotte, la piscina ecc. A me non è arrivata ma a mia cugina, mia mamma l'ha regalata un Natale.
Non vi dico la mia delusione.
E infine, il cubo di Rubik. Ho sempre invidiato profondamente chi in quattro e quattr'otto riusciva a far combaciare tutti i colori. Io pero' ero brava al gioco del 15, anche li un minimo di destrezza ci voleva. Minima si. Ma che ci potevo fare? Quello avevo! E lo scorso anno, mio marito, mi ha fatto trovare il cubo agognato sulla tavola. La mia reazione è stata quella di una "pazza". "Il cuboooo. Il cubo di Rubik. Graaaazzzieee!!!", manco avessi ricevuto un diamante o una caccavella da cucina (che ogni tanto arriva e poi si lamenta che ho troppa roba....). Me lo sono "scombinato" perchè volevo poi rimettere a posto tutti i colori....ma ahimè invano, invanissimo....riuscivo da una parte ma non dall'altra, un nervoso! Cosi è rimasto a impolverarsi sul mobile, fino a quando un giorno, Alice è passata da casa e in quattro e quattr'otto me lo ha sistemato....sorvoliamo sui pensieri e parole che ho pensato e detto va!
Detto cio', alla fine di queste elucubrazioni mentali da ricovero obbligato e immediato, ho deciso come avrei fatto la terrina. Ho preso carta e colori e me la sono disegnata. "La mia terrina sarà come il cubo di Rubik"
Già, ho detto bene....sarà. Perchè tra il dire, il disegnare e il fare....ci sono una serie di incognite e variabili che....come potete vedere il risultato non è proprio "cubico". Ho passato piu' tempo a tagliare le verdure a quadrato che tutto il resto. E mentre assemblavo i colori, sembrava fosse tutto ok. Quando poi ho chiuso tutto con l'alga, mi sono detta "speriamo siano tutti allineati". Cosi è rimasta la "suspanssssss" fino al taglio. E quando ho visto l'interno, mi sono detta "si vabbè, nemmeno questo cubo è riuscito"....e allora vi presento la mia creazione che doveva chiamarsi Terrina Rubik ecc ecc ma che si è trasformata in una terrina tipo mosaico...e siccome non tutte le ciambelle riescono col buco...pazienza, era buona ma buona lo stesso, è questo che conta. Accompagnata dalle verdure che la compongono, caramellate, e dalla zucca caramellata e con lo zenzero.
Se c'è qualche ardimentoso precisino che vuole cimentarsi in una terrina alla Rubik....si faccia avanti. Le terrine di Giuliana le trovate qui, la mia qui di seguito, che piu' la guardo, piu' mi rivedo il cubo davanti agli occhi, piu' penso a come sarebbe dovuta essere e piu' mi diverto del mio risultato!

Ingredienti
1 kg di yogurt intero
1 cucchiaino di sale
verdure: peperone giallo, rosso, cornetti (fagiolini), scorzonera, 2 carote, zucca (io violina), zucchina
alga nori
zenzero qb (io in polvere)
4 fogli di colla di pesce

Esecuzione
Il giorno prima (io venerdî sera) preparate il "formaggio" spalmabile. Aggiungete un cucchiaino colmo di sale allo yogurt. Mescolate e versatelo in un fazzoletto a trama leggera, appoggiato in uno scolapasta. Chiudete i lembi del fazzoletto e strizzate leggermente. Vedrete che comincerà già a colare del liquido giallastro, Tenete chiuso il fazzoletto, appoggiate lo scolapasta su una ciotola o altro contenitore, facendo attenzione che il liquido di scolo non rimanga a contatto con il fazzoletto e mettete in frigorifero. Diciamo che sono sufficienti anche tre/quattro ore per ottenere un buon risultato. Piu' ore rimane, piu' rimane compatto.
(Sabato h 06.00!!) : Lavate e aprite i peperoni a metà, togliete i filamenti bianchi e i semi. Tagliate la zucca a metà, togliete i semi. Mettete queste verdure sulla leccarda e fate cuocere in forno fino a quando saranno cotti. Il tempo dipende dalla loro grandezza.
Togliete la pelle ai peperoni e la buccia alla zucca.
Fate cuocere in tegami separati le carote, la zucchina, la scorzonera, lasciando le carote e la zucchina leggermente "al dente".
Quando le verdure sono cotte, tagliatele per il lungo dando una forma quadrata.
Preparate la gelatina seguendo le indicazioni riportate sulla confezione, strizzatela e fatela sciogliere in un goccio di acqua. Aggiungetela al formaggio spalmabile e mescolate bene.
Rivestite uno stampo con la pellicola trasparente e adagiate i fogli di alga nori. Fate la base con il formaggio, adagiate tre tipi di verdure secondo i colori che preferite, fate uno strato di formaggio, adagiate ancora tre verdure, ancora formaggio e ancora tre verdure (ricordatevi di come è fatto il cubo...).
Chiudete la superficie con l'alga, inumidite le estremità e mettete in frigorifero tutta la notte.
 (Domenica): Fate caramellare le verdure con due cucchiai di zucchero.
Schiacciate un po' di polpa di zucca lasciando intero qualche pezzetto. Fatela caramellare e aggiungete alla fine due cucchiai di zenzero.
Togliete dallo stampo e impiattate

L'interno del "cubo scomposto"...
con questa ricetta partecipo alla sfida n. 64 di Mtc




domenica 12 febbraio 2017

Pollo fritto o Fried chicken per Mtc


Eccoci di nuovo in pista, o meglio ai fornelli, con la ricetta della sfida Mtc n. 63, che ci ha lanciato Silvia Zanetti, la vincitrice della volta scorsa sui Macarons: il Pollo fritto.
Una sfida goduriosa, se solo fosse capitata in altri momenti. Per la serie: momento apatico / languente culinario, momento, un po' troppo spalmato nel tempo, di problemini di salute, perenne lotta perennemente persa con la maledetta bilancia, che non si mangiano fritti in casa nostra se non solo durante le vacanze al mare all' Hotel Caruso, che non si mangia quasi piu' carne, che siamo rimasti in due quindi devo riproporzionare tutto quello che cucino o cucina mio marito...insomma, sono entrata un po' in "crisi".
Siccome il pollo, che già mangiamo raramente, non lo comperiamo al supermercato, ma direttamente dalla fornitrice di fiducia, che se chiedi un pollo piccolo ti guarda molto ma molto male, perchè da lei i polli sono cosi' punto e basta (dai 3,5 kg in su, e non sono pompati), ci siamo chiesti "Chi mangia tutto quel pollo?".
La soluzione piu' ovvia sarebbe stata quella di comperare solo due cosce al supermercato, ma....anche no grazie. Cosi' il pollone, è stato comperato dalla "sciüra dei polli", sezionato, porzionato seguendo le utilissime "istruzioni" di Daniela qui e utilizzato due cosce e un ala per questa ricetta, e il resto è stato omaggiato alla figlia, che era passata da casa per una visita lampo.
"Come al solito" mi sono messa come sottofondo un po' di buona musica, che ha spaziato dalla  Banda Musicale del Marines, a Porgy and Bess di Gershwing, da Candide di Bernstein alle Colonne sonore suonate dalla Chicago Synphony Orchestra e infine alla Musica Country..."Ma ce la facciamo a mangiare per le 3?", chiede mio marito, visto che mi stavo lasciando un po' prendere dalla musica...
Mentre friggevo, pensavo a quando siamo stati a Orlando in Florida, a Disney Word, con Alice che aveva 6 anni, e mentre noi bevevamo come cammelli per il caldo, nei parchi incrociavamo famiglie che addentavano una coscia fritta di quello che a noi sembrava un dinosauro...ma si sa, in America è tutto Big....

Quindi, ecco la mia piccola proposta, versione infarinata, e versione con panatura creativa accompagnata dai Pickles, sottaceti lampo davvero eccezionali, per essere la mia prima volta  "Ma non potevi farne di piu'?" " Se avessi avuto piu' aceto lo avrei fatto" "Ma potevi andare a comperarlo". "Non ne avevo voglia"....
La scorzonera, è una radice amare, che non a tutti piace, anzi, quasi a nessuno, ma fa tanto bene, cosi' dicono. E siccome mangiata al vapore e condita con olio e pepe è ormai banale, ho provato a glassarla con lo sciroppo d'acero, giusto per stare in tema Ammmerica... "Quella roba li te la mangi te" "Certo che me la mangio io, ma è cosi' buona cosi'. La vuoi assaggiare?" " No che schifo"...
Il latticello mi spiaceva buttarlo, cosi' l'ho addensato e aggiunto erba cipollina (potete anche aggiungere l'aglio). "Cos'è quella roba bianca?" "Il latticello" "Ah"....
Ma si puo' mangiare? " No aspetta, devo fare la foto sul piatto" " E adesso?" "No, devo fare l'interno"....ahahaha....momenti Mtc...

Iniziamo va...

LATTICELLO 
Ingredienti per 500 g 
250 g latte parzialmente scremato
250 g yogurt magro
10 ml succo di limone filtrato
In una ciotola versate lo yogurt e il latte e stemperateli, infine aggiungete il limone. Lasciate a temperatura ambiente per 15 minuti circa e poi versatelo sulla carne, coprite con la pellicola e mettete in frigo per almeno 4 ore, meglio se tutta la notte.

2 cosce di pollo + un ala
POLLO FRITTO Panatura con farina
1,5 l olio per friggere di semi di mais o quello che preferite
200 g farina
sale
pepe

Esecuzione
Preparate un piatto fondo per appoggiare il pollo impanato, un piatto piano coperto da carta assorbente per appoggiare il pollo appena fritto e una placca da forno coperta anch’essa da carta assorbente per riporre il pollo fritto in forno e tenerlo al caldo.

Rimuovete la coscia dalla marinatura, lasciatelo scolare sopra una gratella posta su un foglio di carta da forno per mezz’ora almeno. Preparate una ciotola abbastanza capiente per contenere 3/4 pezzi di pollo alla volta e metteteci la farina con il sale e il pepe.
In alternativa mettete farina, sale e pepe dentro un sacchetto alimentare capiente.
Prendete la coscia di pollo, mettetela nella farina ed infarinatela pressando leggermente la carne oppure inseritela nel sacchetto, chiudetelo ed agitate finché non sarà ben infarinati.
Scuotete per eliminare la farina in eccesso ed appoggiatela sul piatto preparato in precedenza.

A questo punto prendete una casseruola dai bordi alti versate l’olio e scaldatelo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa.
Se non avete il termometro mettete un pezzo di pane nell’olio, quando dorerà sarà il momento di immergere il pollo.
Immergete nell’olio. Osservate l’olio: il pollo appena immerso friggerà formando molte bolle grandi e man mano che si cucinerà le bolle diminuiranno sempre più .

(sistema casalingo paraspruzzi...)


Quando il pollo avrà una colorazione dorata ed omogenea, ci vorranno circa 6/8 minuti di cottura a seconda della grandezza del pezzo, scolatelo dall’olio ed appoggiatelo sul piatto con la carta assorbente.
Una volta asciutto, se desiderate, potete tenerlo al caldo nel forno preriscaldato a 120°C circa, infornandolo sulla placca da forno.

POLLO FRITTO Panatura con uovo e pane aromatizzato
1 uovo
100 g farina
100 g pane grattato
sale
pepe
salvia e rosmarino,
1 cucchiaio di mandorle e 1 di nocciole
1,5 l olio per friggere di semi di mais o quello che preferite

Esecuzione
Rimuovete la coscia dalla marinatura, lasciatela scolare sopra una gratella posta su un foglio di carta da forno per mezz’ora almeno. Preparate un piatto fondo per appoggiare il pollo impanato, un piatto piano coperto da carta assorbente per appoggiare il pollo appena fritto e una placca da forno coperta anch’essa da carta assorbente per riporre il pollo fritto in forno e tenerlo al caldo.

Grattugiate il pane con la salvia, rosmarino, mandorle e nocciole.
Mettete l'uovo in una ciotola, mescolate con una forchetta, salate e pepate.
Ponete il pan grattato e la farina in altre due ciotole distinte altrettanto capienti.
Prendete la coscia, passatela nella farina pressando leggermente la carne e scuotetela per eliminare la farina in eccesso. Poi immergetela nell’uovo ed infine passatela nel pan grattato pressando nuovamente le carni.
Appoggiate il pollo sul piatto fondo.
Se desiderate una crosticina più consistente potete fare una doppia panatura nel pan grattato cioè pan grattato/uovo/pan grattato.
A questo punto prendete una casseruola dai bordi alti versate l’olio e scaldatelo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa.
Se non avete il termometro mettete un pezzo di pane nell’olio, quando dorerà sarà il momento di immergere il pollo.
Immergete nell’olio 3. Osservate l’olio: il pollo appena immerso friggerà formando molte bolle grandi e man mano che si cucinerà le bolle diminuiranno sempre più . Quando il pollo avrà una colorazione dorata ed omogenea, ci vorranno circa 6/8 minuti di cottura a seconda della grandezza del pezzo, scolatelo dall’olio ed appoggiatelo sul piatto con la carta assorbente.
Una volta asciutto, se desiderate, potete tenerlo al caldo nel forno preriscaldato a 120°C circa, infornandolo sulla placca da forno.

Pickles
Ingredienti per la salamoia
250 ml di aceto bianco
250 ml di acqua
70 g di zucchero
2 cucchiai di sale

Cavolfiori, cipolla, finocchio, zucca, broccoletti di Bruxelles, taccole.

Affettate tutte le verdure con la mandolina, più saranno spesse e più impiegheranno a raggiungere il risultato desiderato, ma generalmente è questione di un tempo che va da 12 ore ad un paio di giorni. Per quanto riguarda broccolo e cavolfiore potete tagliare le cimette in quarti.
Mettete in un pentolino tutti gli ingredienti della salamoia e fate spiccare il bollore mescolando ogni tanto per far sciogliere zucchero e sale. Poco prima di spegnere aggiungete l’aneto.
Riempite i barattoli con le verdure affettate, premendo bene. Quando i barattoli sono pronti versate la salamoia in modo da riempire ogni buchino rimasto vuoto, chiudete col tappo, capovolgete il vaso un paio di volte per far penetrare bene il liquido ovunque e mettete a riposare in frigo. Durante il riposo agitate il vaso un altro paio di volte.

Scorzonera
sciroppo d'acero
zucchero
Con un pelapatate togliete la buccia alla radice di scorzonera. Tagliatela a tocchetti, e fatela cuocere a vapore lasciandola "al dente". Mettetela in una padella, aggiungete un paio di cucchiai di zucchero. Quando è sciolto, aggiungete due/tre cucchiai di sciroppo d'acero e fate glassare.

Salsa al latticello
erba cipollina (secondo i gusti)
farina qb
aglio (a piacere)
Versate il latticello in un tegame. Aggiungete erba cipollina e/o aglio. Se è troppo liquido, aggiustate la densità aggiungendo qualche cucchiaio di farina, poco per volta, fino a quando si sarà ottenuta la giusta consistenza.


con questa ricetta partecipo alla sfida n. 63 di Mtc


sabato 14 gennaio 2017

Risotto con zucca in zucca violina


E' un periodo un po'  "scazzato" (svogliato ) della mia vita. Il blog, angolo di svago e rifugio, langue. Non ho piu' tanta voglia di scrivere, pubblicare. fotografare, cucinare. E questo non è proprio un buon segno, per una che appena arrivava a casa dal lavoro, si piazzava di nuovo al pc a sistemare foto, ricette e brigavo e disfavo in cucina, inventando o cucinando. Ci sono altre priorità o semplicemente il "dolce far niente" e il  non far sapere a nessuno cosa mangio, faccio, penso. Per fortuna ho un marito che cucina benissimo, quindi si mette volentieri ai fornelli, ma questo anche prima che mi venisse addosso stà roba indefinita.
Cosi', quando faccio qualcosa degno di nota, o le sue di creazioni, fotografo (fotografa) e archivio, per la serie "non si sa mai" e mi ritrovo un po' di materiale che per ora è li, fermo, in attesa di tempi migliori.

Ma quando ho visto queste zucche, subito ho avuto una illuminazione "Dai, prendiamo anche queste, cosi' le uso come contenitore!". Non ci potevo credere...mi era venuta un'idea.

Al di là delle proprietà benefiche della zucca che qui condivido, 

".....può essere considerata l’ortaggio autunnale per eccellenza e viene spesso impiegata per la preparazione di numerose ricette. In effetti non dovrebbe mancare mai sulla nostra tavola, perché è un’ottima fonte di vitamine e di sostanze antiossidanti. In modo particolare la zucca fornisce al nostro organismo il betacarotene, indispensabile per la formazione della vitamina A. L’applicazione dell’olio di semi di zucca favorisce la guarigione delle scottature. Inoltre l’ortaggio presenta proprietà diuretiche e lassative non trascurabili.
Prendendo in considerazione le proprietà nutritive della zucca, bisogna considerare che, pur essendo queste ultime elevate, comunque non si tratta di un ortaggio calorico, visto che fornisce soltanto 17 calorie per ogni 100 grammi di polpa. I componenti essenziali che formano questo ortaggio sono il betacarotene, che il corpo utilizza per la formazione della vitamina A, e poi le vitamine B ed E. La seconda è nota per essere un ottimo antiossidante.
La zucca contiene molti sali minerali: calcio, fosforo, potassio, magnesio, ferro, selenio, sodio, manganese e zinco. Buona anche la quantità di fibre e l’ortaggio è ricco anche di diversi aminoacidi, come l’arginina, l’acido glutammico, l’acido aspartico e il triptofano.
Le proprietà terapeutiche della zucca sono dovute specialmente al betacarotene, che riesce a prevenire l’insorgenza di varie patologie. In effetti proprio il betacarotene riesce a proteggere il sistema circolatorio, è un antinfiammatorio e presenta delle proprietà antiossidanti: contrasta l’azione dei radicali liberi e rallenta l’invecchiamento delle cellule. Questa sostanza riesce ad avere anche degli effetti diuretici e lassativi.
Inoltre la zucca presenta delle proprietà sedative: è indicata per chi soffre di ansia, di nervosismo e di insonnia. Il consumo di semi di zucca o dell’olio derivante dall’ortaggio viene indicato per eliminare i parassiti intestinali e per trattare le infiammazioni della pelle, quando si verifica una scottatura o quando si ha un prurito intenso, con fenomeni di arrossamento.
La zucca, infatti, riesce ad ammorbidire la pelle e ha, inoltre, delle capacità emollienti, che la rendono molto utile anche nel caso di punture di insetti. A questo scopo si possono fare anche dei cataplasmi preparati con la polpa cotta e frullata.
Con la zucca si possono mettere a punto anche delle creme e delle maschere antinvecchiamento, che rendono sempre giovane l’aspetto. Il succo di zucca dovrebbe essere bevuto soprattutto in caso di ulcera e di acidità dell’apparato digerente.....",

ho una adorazione infinita per questo ortaggio, che ho imparato ad amare fin da piccola, in diverse preparazioni, una sopra tutte i famosi tortelli di zucca mantovani, essendo mamma e parenti al seguito, di quella magnifica città e dintorni.
Quindi, quando l'acquisto, lo faccio piu' con il cuore e la mente, che non dal punto di vista salutare, che comunque non passa in secondo piano, perchè va da sè, che se mi nutro bene, con cibi genuini, la mia saluta ne trae un enorme beneficio.
E per fare questa ricetta, di ingredienti sani ne ho usati parecchi o forse quasi tutti. La zucca mantovana acquistata dal contadino, il riso direttamente da un produttore del vercellese, vino rosso di una delle tante cantine visitate nel tempo, perchè per cucinare bisogna usare del buon vino e non vinacci, brodo preparato con dado fatto in casa, omaggio della cognata, burro di malga, olio extravergine del collega siciliano, grana del caseificio...insomma, mica male no?

Ingredienti
Zucca (mantovana o a piacere)
Zucca violina
120 g riso
1 cipolla
1 bicchiere di vino rosso
brodo q.b.
burro qb
olio extravergine di oliva
pepe
grana grattugiato qb

Esecuzione
Tagliate a fette la zucca e fatele cuocere in forno a temperatura media fino a quando saranno morbide. Fate lo stesso con la zucca violina.
Togliate la buccia alla zucca, ma lasciate intera la violina, che userete come contenitore per il risotto.
In un tegame, fate appassire la cipolla tritata con olio extravergine di oliva. Aggiungete il riso, fatelo tostare, sfumate con un bicchiere di vino e aggiungete man mano che si assorbe, il brodo.
Fate cuocere per una ventina di minuti circa, mantecate con una noce di burro e una manciata abbondante di grana grattugiato e riempite la zucca.
Una macinata di pepe e servite subito.
Ovviamente...mangiate anche il contenitore!!

E se pensate che di zucca ce n'è una sola, o poco piu', guardate qui e ne troverete delle belle, piu' o meno conosciute.

mercoledì 14 dicembre 2016

Fartaies


Mentre guardo le fotografie sento nel naso il profumo di fritto e in bocca il gusto di questa meraviglia, e mentre scrivo due righe, i pensieri si riavvolgono all'indietro, di ...diciamo...una trentina di anni fa, giusto quelli che mi separano dall'ieri e dall'oggi. Quando, nel lontano ottobre 1986, in un periodo un po' "tormentato" della mia vita, conobbi un ragazzo carino, con una barba che lo faceva sembrare leggermente piu' grande della sua età, che suonava nella mia stessa orchestra, o io nella sua chissà...che per tre mesi di seguito, tra i brindisi e i tormenti di Tosca e di Adriana Lecouvreur, viaggi in pulman per le trasferte per i vari teatri, tra nebbie, applausi, arie, assolo, lacrime, si perchè io mi commuovevo sempre, una tragedia riuscire a suonare, pause, panini al volo, pranzi, pizze, risate, confidenze, è stato un po' il mio "angelo custode", tanto che il settembre dell'anno seguente siamo diventati "per sempre".
Già da appena "nuizi", cioè fidanzati, mi ha portato a Cortina d'Ampezzo, ah si, perchè lui è ampezzano. Ho dei bellissimi ricordi di questo nostro inizio, nella sua terra, le sue montagne che facevano da cornice alla valle, la sua casa appena fuori dal centro, dalla quale si vedeva il campanile della chiesa illuminato di sera, e i tetti delle case, lontano da tutto e da tutti, specialmente durante la stagione turistica, dove i vipssss o quelli che se la tiravano, facevano le vasche avanti e indietro, tra pellicce e gioielli, dove ti capitava di vedere una Marta (Marzotto) o un Barilla o uno Sgarbi, un Christian (De Sica), un Kristian (Ghedina) o altri personaggi del jet set...
D'estate si andava "a fare legna" nel bosco, perchè cosi' erano le "regole", in agosto alla " Fèsta de ra Bàndes" (Festa delle Bande), con la sfilata dei Corpi bandistici che arrivavano dalle valli limitrofe e anche da piu' lontano lungo Corso Italia, nei loro caratteristici costumi, alle sagre dei vari sestieri dove si mangiavano i piatti tipici e poi a dicembre si aspettava San Niccolo'  che arrivava con gli angeli e la gerla piena di doni, disturbato dai diavoli, che facevano veramente paura, con le loro maschere, corpo peloso e catene sbattute sul terreno....e avanti cosi' per anni e anni.....

Cosi' ecco che questo dolce tipico, preparato durante le sagre e le feste, l'ho ambientato in atmosfera natalizia....
Ovviamente lo ha preparato mio marito, visto che è una ricetta della tradizione che non ammette "imitazioni".
Per curiosità sono andata a cercare in rete, e alla parola fartaies, ho visto di quelle robe, che subito mi sono "agitata". E qui divento davvero "esigente" e "cattiva". Se una cosa non la sai fare o la fai male, anzi proprio brutta brutta, non farla o non pubblicarla. O meglio, falla, fino a quando non si avvicina il piu' possibile all'originale, e poi decidi....perchè il web, è l'occhio sul mondo, chiunque puo' farsi un'idea di come puo' essere questa o quella ricetta. E siccome l'Italia e il mondo, sono pieni di ricette della tradizione, è doveroso provarle ma anche non stravolgerle, destrutturarle, "violentarle". Ci sono piatti della tradizione che vanno fatti cosi e basta. Che già hanno le loro "interpretazioni" perchè ogni famiglia ha la sua di tradizione e di segreto. Figuriamoci uno che arriva "da lontano" che si da magari le arie di aver interpretato questo o quello, alla perfezione!
Perchè non si puo' fare la Cassoeula senza verzini "perchè non ti piacciono o non li digerisci", i Pizzoccheri con la mozzarella e senza aglio "perchè se no sono pesanti", la Parmigiana con le melanzane cotte al vapore "perchè sono piu' leggere".....giusto per far capire il mio concetto.
Quindi, se io vedo un "vermicello" sottile di pasta fritta quasi bruciacchiata...ma anche no, grazie!

Qua, la ricetta tramandata da generazioni, ovviamente "ad occhio" perchè cosi' è, ma per l'occasione (e sotto tortura), con gli ingredienti pesati....
Nelle valli ladine è conosciuto con il nome singolare di Furtaia, nella Provincia Autonoma di Trento Straboi mentre nella Baviera, Strauben , che in tedesco (straub), vuol dire tortuoso,arricciato, scompigliato.

Ingredienti
6 uova
la buccia grattugiata di due limoni
½ bustina di lievito per dolci
1 cucchiaio di zucchero a velo
1 bicchierino di grappa o rum
500 g. di farina
250 ml. di latte
Strutto o olio per friggere.

Esecuzione
Sbattete bene le uova, ed aggiungete gli altri ingredienti uno alla volta, mescolate bene fino ad ottenere una pastella morbida. Scaldate abbondante olio in una padella larga e bassa. Prendete un imbuto e riempitelo di composto, tappando il buco sottostante per non farlo scendere, e quando siete pronti, togliete il dito e fate cadere la pastella nell’olio caldo partendo dal centro e muovendo l’imbuto in maniera circolare, dando una forma di spirale alla frittella. Friggete fino a che prende un colore dorato. Asciugate con carta forno in modo da togliere l’olio in eccesso , spolverizzate con zucchero a velo, servire calda accompagnata, se volete, da marmellata di mirtilli rossi.


con questa ricetta partecipo al Giveaway di Simona

Giveaway Di Natale di Batuffolando Ricette

mercoledì 7 dicembre 2016

Aspettando Cio Cio San.....


Rieccomi. Dopo un letargico semi abbandono del blog, solo qualche ricetta ogni tanto, vuoi per tanti motivi, piu' e meno seri, la non voglia di cucinare, pubblicare, senza stimoli, eventi luttuosi ecc, eccomi in sordina di nuovo in scena.
E lo faccio con un "progetto" che mi frulla in testa da tanto, ma che per vari motivi non ha mai preso il via. Quello di dedicare una pagina del mio blog a musica e cucina, una sorta di Storia della Musica tra i fornelli, i piatti preferiti dai musicisti, le curiosità e tutto quello che mi viene in mente.
Ora, complici gli eventi, rieccomi di nuovo alla tastiera del pc per la "prima puntata".
Gli eventi sono che prima di tutto oggi è la festa di Sant'Ambroeus, per i milanesi è festa patronale (aldilà del fatto che non si va a lavorare, e per questo infinitamente lo ringraziamo, dovremmo ricordarlo anche per quello che ha fatto e lasciato nel corso della sua vita, ad esempio nella liturgia con il canto ambrosiano, o ricordato con il premio Ambrogino d'oro conferito dal Comune di Milano alle persone che si sono meglio contraddistinte con atti eroici o importanti.
Poi vengono allestite le bancarelle alla Fiera degli Gli Oh bej! Oh bej! che rappresentano una delle più antiche tradizioni milanesi: le prime origini storiche risalgono al 1288, periodo in cui una festa in onore di Ambrogio si svolgeva nella zona dell'antica Santa Maria Maggiore.
Ma le origini dell'attuale festa risalgono al 1510 e coincidono con l'arrivo in città di Giannetto Castiglione, primo Gran Maestro dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Egli era stato incaricato da Papa Pio IV di recarsi a Milano, nel tentativo di riaccendere la devozione e la fede verso i Santi da parte dei cittadini ambrosiani.
Arrivato nei pressi della città, Giannetto ebbe il timore di non venire accolto con favore dalla popolazione milanese, la quale non aveva mai manifestato forti simpatie nei confronti del Papa. Era inoltre il 7 dicembre, giorno in cui si festeggiava il patrono Ambrogio, in coincidenza con l'elezione vescovile del santo avvenuta il 7 dicembre 374. Decise allora di approntare un gran numero di pacchi, riempiti con dolciumi e giocattoli. Entrato a Milano iniziò con il suo seguito a distribuire il contenuto dei pacchi ai bambini milanesi, i quali si erano radunati intorno al corteo insieme ad una gran folla di cittadini.
Da allora si cominciò ad organizzare, nel periodo della festa dedicata ad Ambrogio, la fiera degli Oh bej! Oh bej!. Venivano allestite bancarelle di vestiti, vecchi giocattoli, e soprattutto di prodotti gastronomici. Tipici dell'epoca, insieme con mostarde e castagnaccio, erano i firòn: castagne affumicate al forno, bagnate di vino bianco e infilate in lunghi spaghi.
Le origini del nome Oh bej! Oh bej! risalgono ancora una volta all'episodio dell'ingresso in città di Giannetto Castiglione. Infatti il nome deriva dalle esclamazioni di gioia dei bambini milanesi che accettavano i doni dell'inviato papale: l'espressione lombarda "Oh bej! Oh bej!" significa "Oh belli! Oh belli!". Oggi, queste bancarelle hanno perso un po' della loro "originalità" e "cultura", in quanto si trovano anche cineserie ecc....
E poi, l'evento mondano per eccellenza, la Prima al Teatro alla Scala, tempio della lirica, orgoglio milanese. Il teatro prese il nome dalla chiesa di Santa Maria alla Scala demolita per far posto al Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala. Qui si sono succeduti nel tempo, i piu' importanti Musicisti compositori, Direttori d'orchestra, Cantanti, Registi, Scenografi e Costumisti. Basta dire semplicemente La Scala, e si capisce a che cosa ci si riferisce.
In questa occasione mondana, personaggi vip o anche no, politici e quant'altro, fanno sfoggio di opulenti  sfarzosi gioielli, abiti sontuosi, striminziti, azzardati, ridicoli, improbabili, tutto per far colpo, per far parlare di sè, e magari che facciano un'opera o un'altra a loro poco importa....perchè sinceramente vorrei sapere quanti di loro davvero apprezzano questa giornata esclusivamente per l'evento musicale e non per trucco e parrucco!
La "solita" Prima, con le "solite" contestazioni che fanno da contorno alla passerella del pubblico vip.

Quest'anno un'opera a me tanto cara, che mi fa piangere davvero come una fontana tanto è toccante. Infatti nel libretto viene definita "tragedia giapponese": Madama Butterfly di Giacomo Puccini nella prima versione del 1904, fischiata dal pubblico, che costrinse Puccini a rivedere alcune cose, come ad esempio l'aria "Addio fiorito asil" per rendere meno crudele il personaggio di Pinkerton.
Puccini scelse il soggetto della sua sesta opera dopo aver assistito al Duke of York's Theatre di Londra, nel luglio 1900, all'omonima tragedia (Madame Butterfly) in un atto di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto dell'americano John Luther Long dal titolo Madam Butterfly, apparso nel 1898.


Qui la trama dell'opera completa. Che riassumendo, è la tristissima storia d'amore tra una giovane quindicenne, che si sente "vecchia di già", ( quindici anni, l'età dei giochi e dei confetti) scelta in sposa da un sottotenente della Marina degli Stati Uniti, che la sposa per 999 anni, che mette incinta, che abbandona per ritornare in America, dove si risposa. Cio Cio San, che non lo ha mai dimenticato e sempre aspettato, e sempre rifiutato le promesse e le avance dei piu' ricchi uomini giapponesi che offrivano grandi ricchezze pur di sposarla, scopre che la nave del suo grande amore è ritornata, allora si prepara ad accoglierlo nuovamente per tutta la notte. La scena con il  Coro a bocca chiusa è veramente emozionante!
Lui  si reca nella casa di Butterfly (Cio Cio San) con la moglie Kate, dove scopre che dall'amore con la giovane bimba giapponese è nato un figlio, che rivuole. Quando vede come ha preparato la stanza per accogliere il suo ritorno, straziato canta  Addio fiorito asil.... Arriva Cio Cio San, che si accorge della presenza della bionda e giovane moglie, capisce tutto, e promettendo di lasciare all'uomo che ha sempre amato, il bambino, al riparo di un paravento, dopo aver salutato il figlio , si uccide perchè "con onor muore chi non puo' serbar vita con onore"....

E ora, vado a prepararmi per la mia prima casalinga....ovviamente ho scritto il post con il sottofondo della Butterfly, mi siedero' sul divano, certamente in teatro è un'altra cosa, insieme a mio marito, che questa volta non suona e che quindi potrà gustarsela come spettatore, e insieme ci godremo questa spettacolare opera, con fazzoletti di scorta per me, perchè già so come va a finre tutte le volte.....

e poi vi lascio un vecchio contributo culinario per omaggiare questa giornata nipponica, i Maki, che sinceramente non hanno niente a che vedere con la vera cucina giapponese, ma fanno tanto "oriente"
Quando mio marito era in tournè in Giappone, siamo andati a trovare Seiji ed Etsuko, i nostri amici, che ci hanno portato in un vero ristorante giapponese, con del vero cibo giapponese, che non ha niente a che vedere con quello che ci propinano nei All you can eat nati come funghi in ogni angolo delle nostre città.

Bene, nell'augurarvi buon Sant'Ambroeus, buona visione e buon ascolto ... al prossimo atto....


lunedì 21 novembre 2016

Tiramisu' salato...in punta di piedi, di scalpello e arie...


Bene. Non avevo tempo per bissare. Ma siccome poi mi sono venute milamila idee...tanto valeva fare i salti mortali per riuscirci. Tutta colpa del tema della sfida per l' Mtc
La prima cosa che devo cercare di fare è quella di sintetizzare la mia ispirazione, perchè nella mia scorsa ricetta mi sono ...dilungata un tantino tanto! Arduissima impresa...
Anche perchè altrimenti faccio morire la povera Susy May del blog Coscina di Pollo, vincitrice della scorsa sfida sulle Tapas, che si deve leggere tutte le ricette delle partecipanti....
Che cosa mi ha ispirato questa volta, a tal punto da farmi bissare?
Il lato sensuale e sexy del tema, che ho ampiamente esposto qui ? Boh, forse si, ma in maniera diversa. Mi sono domandata " Che cosa è sensuale, che cosa ispira sensualità, che non sia procurata da uno sguardo, un abbraccio, una carezza, un bacio?" quindi non da una percezione sensoriale tattile ma da un altro fattore? Subito, e non so perchè, mi è venuto in mente il colore bianco, le statue del Canova, la Galleria grande della Reggia di Venaria, Roberto Bolle, Farinelli, e alcune arie delle opere verdiane e pucciniane.... intricato? Forse. Folle? Anche.

Ditemi voi se non sono sensuali queste meraviglie...


Quando durante un blogtour  organizzato per Aifb ci hanno portato anche a vedere la Gypsoteca del Canova a Possagno, ecco, li ho sperimentato personalmente cosa vuol dire essere colpiti dalla Sindrome di Stendhal. Appena sono entrata nel salone che raccoglie i gessi delle sue opere, ho sentito un brivido percorrere tutta la schiena, la pelle d'oca, ho aperto la bocca facendo uscire uno strozzato "Oddddioooo", spalancato gli occhi e mi sono pure messa a piangere per l'emozione! Mi sono dovuta sedere, perchè davvero ero cosi' scossa da tutto quel bianco, magnificenza di quello che si presentava davanti ai miei occhi, che mi girava persino la testa.
Queste statue cosi' immacolate, che sembravano reali, nei loro movimenti, sguardi, muscoli scolpiti in ogni particolare, i capelli, prima in gesso e "freddo" marmo poi, mi trasmettevano emozioni uniche. E quel viso con i "chiodini" neri? Sono i rèperi, l'unità di misura per il passaggio dalla struttura in gesso alla scultura finale in marmo. La sensualità negli abbracci, negli sguardi, nei corpi avvinghiati e intrecciati, nelle bocche socchiuse. La sensualità fatta arte. O forse il contrario?
La stessa cosa, l'ho provata recentemente, quando siamo stati a visitare la Reggia di Venaria, la Galleria grande....mi sono appoggiata a mio marito, mentre guardavo quel salone infinito.

Roberto Bolle...va bene , parliamone...posto che ho una figlia che stravede per lui, che quando ha saputo che il suo papi, lo incontrava tutti i giorni quando era in Scala a suonare i quel periodo, e che non ha mai scattato una foto con relativo autografo, "Son li a suonare, mica a fare foto" " Si, ma ti rendi conto che è Bolle? Andavi su nella sala prove o nel camerino e potevi dire e' per mia figlia!!", (il papà brutto ora tornava utile...ahaha). Ve lo immaginate mio marito che punta Bolle tra una prova d'orchestra e un suo plié?! ahaha
E sempre la figlia che ad una rappresentazione di Romeo e Giulietta , nel bel mezzo dello spettacolo, negli assolo e nei Pas de deux, esclama, nemmeno tanto a bassa voce "Ma ti rendi conto, guarda che cosce, guarda che sedere che ha, che fisico, che spreco pero' porca miseria. Ma guarda questo che sminchio che è (rivolto ad un altro ballerino della compagnia), mentre io guardo in tralce la mia vicina di poltrona, sperando che non abbia sentito e invece ha sentito benissimo e sorride, mentre io penso ehhh gli ormoni della gioventu'...e i miei...eh...si, lo confesso, anche alla mamma piace Bolle, ovvio, ha una perfezione tale ed una bravura mostruosa, chi non rimane conquistata dal suo fisico! Io trovo sensuale anche La danza dei cavalieri, nelle movenze di tutti i personaggi, forse perchè tutto è sottolineato anche dalla musica che scandisce il movimento dei corpi.
Qui, nella scena del balcone e poi qui, nella scena della camera da letto, dove lui si accorge che lei è "morta" e la prende tra le braccia cercando di farla rinvenire? Oltre che ad essere un momento straziante e di una bellezza senza pari, è di una sensualità indescrivibile.
Poi, a guardare il candore della crema di mascarpone ai formaggi, mi viene in mente il candore delle ballerine in tutu' nel Il lago dei cigni e sempre lui. Bolle anche nella La bella addormentata nel bosco (completo), o nel Pas de deux o nell' assolo.... sono senza speranza.


La danza, espressione dei corpi, dove nel piu' assoluto silenzio della voce, i ballerini devono trasmettere, mimare la tragicità del momento, l'amore, la gioia, la disperazione, la vita e la morte, accompagnate dalla musica che fa tutto il resto. Secondo me, la forma d'arte piu' completa e toccante nel panorama artistico.
E se vogliamo sconfinare nei balli di sala, come non citare Shall we dance? I corpi che fluttuano nei loro abiti lunghi ed eleganti, leggeri come aria, in un abbraccio cosi' sensuale, gambe che si intrecciano e si lanciano in figure ben precise o improvvisate. In fin dei conti, la parola "tango", prima persona dell' indicativo presente "tangere", toccare, vuol dire quindi "io tocco". E nel tango, il linguaggio dei corpi, che si lasciano trasportare anche dall'improvvisazione, urlano e trasudano sensualità ed erotismo.

E ora veniamo a Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, il piu' famoso castrato della storia della lirica, piu' conosciuto con il nome di Farinelli.  Il padre Salvatore, grande appassionato di musica fece studiare Riccardo, il maggiore, da compositore e Carlo da cantante. Fu il fratello Riccardo a volere per Carlo la castrazione, eseguita poco dopo la morte del padre, avvenuta nel 1717. La castrazione è un'operazione chirurgica che consente ai maschi di poter conservare la propria voce di soprano o contralto prima che lo sviluppo possa modificarla.
All'epoca era d'uso, se non proprio obbligatorio, per chi intendeva intraprendere la carriera di cantante, la pratica di scegliere un nome d'arte, che poteva esprimere o significare diverse cose e conferire all'artista una certa personalità e farlo distinguere da tutti gli altri. In pratica, era come un marchio di fabbrica che doveva dare immediatamente l'idea del personaggio ed aiutare a farlo ricordare e a metterlo in mostra.
Sull'origine del nome Farinelli, o Farinello, ci sono tre ipotesi, la prima che derivasse dalla professione del padre Salvatore, il quale però mai esercitò la professione di mugnaio, né commerciò mai in farina, grano o granaglie. Più nobile l'associazione con la famiglia Farinel, violinisti e compositori provenienti dalla Francia ed in Italia girovaghi per tendenza e necessità. I Farinel però non vissero mai nel napoletano, né ebbero in famiglia un parente cantore evirato.
Resta soltanto quella che è l'ipotesi più accreditata, l'associazione con la nota famiglia di avvocati Farina, uno dei quali lo protesse e probabilmente lo finanziò durante il periodo in cui studiava col Porpora. Mori' all'età di 77 anni, in solitudine e in malinconia, nella villa sontuosa che aveva fatto costruire apposta a Bologna, che è andata distrutta purtroppo.


Il bellissimo film, premiato con il Golden Globe e con una nomination agli Oscar fu interpretato da Stefano Dionisi, mentre nelle parti cantate, per riprodurre la particolare voce di un castrato, sono state registrate separatamente le voci di un soprano donna, Ewa Małas-Godlewska, e di un controtenore uomo, Derek Lee Ragin, poi mixate con mezzi digitali. In queste celebri arie, tutta la sua bravura e particolarità della voce, che faceva svenire alcune dame e anche uomini del pubblico che lo ascoltava, per l'emozione che suscitava : Lascia ch'io pianga e Ombra fedele anch'io,

E per concludere, la semplicità, innocenza e sensualità nelle parole, nelle dichiarazioni d'amore di alcuni dei protagonisti dell'opera lirica, mai sguaiati o fuori luogo, quasi "fuori tempo" e "ridicoli" se paragonati a quelli dei giorni nostri.

Il tenenete Pinkerton che nella Madama Butterfly canta alla neo sposa Cio Cio San : Bimba dagli occhi pieni di malia, ora sei tutta mia. Sei tutta vestita di giglio. Mi piace la treccia tua bruna fra candidi veli.......Vieni, vieni! Vien, sei mia!

Il pittore Mario Cavaradossi che in Tosca, ricordando gli attimi d'amore con la sua Floria Tosca: E lucevan le stelle, Ed olezzava la terra. Stridea l'uscio dell'orto e un passo sfiorava la rena. Entrava ella fragrante, Mi cadea fra la braccia. O dolci baci, o languide carezze, Mentr'io fremente le belle forme disciogliea dai veli! qui decisamente piu' spinta rispetto alla prima...

E le castissime parole di Rodolfo che ne La Boheme canta : O Mimì, tu più non torni. O giorni belli, Piccole mani, odorosi capelli, Collo di neve! Ah! Mimi,

Il mio viaggio cultural-gastronomico si conclude qui....un gustoso tiramisu' salato, con una crema di mascarpone ai formaggi dal bianco abbagliante, affiancato dal radicchio rosso, per omaggiare la terra veneta, gli amori impossibili tra Romeo e Giulietta, il rosso dell'amore, il candore delle opere canoviane, e la cipolla caramellata, per dare "quel certo non so che" a tutto quanto.


per i savoiardi salati

Ingredienti
70 g g di albumi a temperatura ambiente
45 g  g di tuorli a temperatura ambiente
70  g di farina 00 setacciata
5 g di sale
5 g di zucchero

per la crema di mascarpone
250 g di mascarpone
 80 g di caprino
 80 g di Parmigiano grattugiato

1 cipolla
4/5 foglie di radicchio di Treviso
semi di papavero q.b.
zucchero q.b.

per il brodo
cipolla, sedano, alloro, carota

Esecuzione
Preparate i savoiardi salati montando a neve fermissima gli albumi aggiungendo lo zucchero e il sale (circa 10-15 minuti con le fruste elettriche).

In un piatto sbattete i tuorli con una forchetta, poi uniteli agli albumi delicatamente con una spatola in modo tale da non smontarli.
Aggiungete metà della farina e incorporate delicatamente al composto, poi unite l’altra metà e procedete allo stesso modo.
Mettete il composto in un sac-à-poche con bocchetta liscia del diametro di 1 cm circa e preparate 2 teglie coperte di carta forno, stendete il composto in strisce di 5-6 cm ciascuna.
Spolverizzate leggermente con dello zucchero e mettete in forno preriscaldato a 200° per circa 5-6 minuti.
Trascorso questo tempo, i vostri savoiardi saranno cotti e avranno formato una leggera crosticina croccante. Estraete dal forno i vostri biscotti e fate raffreddare.

(io ho avuto un "incidente di percorso"....piu' che a savoiardi, la prima infornata assomigliava a lingue di gatto....siccome non ero assolutamente soddisfatta, li ho rifatti e la seconda volta sono riusciti decisamente meglio, anche se il risultato puo' essere migliorato)


Preparate il brodo di verdure e lasciate raffreddare

Mescolate il mascarpone con i formaggi fino ad ottenere una crema morbida. Se dovesse risultare troppo compatta aggiungete un cucchiaio di latte.

Tagliate sottilmente la cipolla, fatela imbiondire in un tegame con un goccio di olio extravergine d'oliva e aggiungete alla fine un paio di cucchiai di zucchero e fate caramellare.
Tagliate sottilmente anche il radicchio e fatelo appassire in una padella per pochissimi minuti, con un goccio di olio extravergine d'oliva

In una coppetta, fate un primo strato con i savoiardi leggermente imbibiti nel brodo di verdure, crema ai formaggi, un pizzico di semi di papavero, la cipolla caramellata, savoiardi, crema ai formaggi, semi di papavero, radicchio e cosi' via fino al bordo della coppetta. Terminate con un pizzico di semi di papavero.... ma non vi sembrano i rèperi?......







con questa ricetta partecipo alla sfida n. 61 di Mtc