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lunedì 1 febbraio 2016

Giornata Nazionale del Radicchio per il Calendario Italiano del Cibo


Oggi si festeggia la Giornata Nazionale del Radicchio, per il Calendario Italiano del Cibo che vede come Ambasciatrice Elisa  del blog Il fior di cappero, che ho avuto il piacere di conoscere, una donna che sprizza energia da tutti i pori nel vero senso della parola, e che ha scritto un prezioso contributo su questo fantastico "miracolo rosso", che vi invito a leggere.
Ho sempre adorato il radicchio, non dovrebbe mai mancare nemmeno sulle vostre tavole, perchè contiene importanti elementi che fanno bene alla nostra salute, ma l'ho apprezzato ancora di piu', quando ho avuto l'occasione di partecipare ad uno dei blog tour organizzati da AIFB- Associazione Italiana Food Blogger proprio nella terra del radicchio, Castelfranco Veneto. Abbiamo avuto la possibilità di andare a visitare un'azienda coltivatrice di questo fantastico tesoro rosso, scendere veramente sul campo, e vedere tutte le fasi della lavorazione, dallo sbianchimento allo stoccaggio del prodotto. Incredibile di quante fasi di lavorazione avvengono, prima di trovare sui banchi dei supermercati e negozi, questa fantastica cicoria. Una visita veramente interessante, dove abbiamo anche conosciuto persone che amano il loro lavoro e difendono con grande professionalità e dedizione, un prodotto della nostra tradizione italiana. La mia esperienza, che mi piacerebbe condividere con voi, la trovate descritta qui.
Quando sono ritornata a casa, ovviamente con una sporta piena di radicchio, e di altri prodotti che abbiamo ricevuto in omaggio o acquistato in questa occasione,  mi sono sbizzarrita a creare ricette.

Una "nuova" la propongo oggi, niente di speventosamente eccezionale, ma gustosa e semplicissima, visto che il mio tempo è veramente inesistente in questo periodo per una serie di motivi. Ma dovendo cucinarlo, ho pensato di stufarlo con un po' di aglio e chiuderlo dentro uno scrigno di pasta sfoglia, (per evitare che la verdura bagnasse troppo la sfoglia, ho fatto una base con il formaggio gratuggiato, ho messo il radicchio stufato, ho chiuso il tutto, come nella foto e spolverizzato con una generosa manciata di Parmigiano Reggiano


Senza altre aggiunte, per assaporare in tutta la sua bontà, il gusto leggermente amaro ma cosi' piacevole, e la croccantezza della sfoglia dorata... 20 minuti di cottura in forno a 180° ed ecco pronto...



In questo collage invece sono raffigurate alcune delle ricette che ho fatto nel tempo, non tutte, ma quelle che ritenevo piu' semplici, sfiziose, originali, da farvi conoscere.


e che potete visionare consultando i link sottostanti...

Barchette di radicchio e rapanelli
Crackers con crescenza e radicchio
Focaccia al radicchio
Cuori di frittata al radicchio
Radicchio Variegato di Castelfranco IGP con tonno, olive, aglio piccante, noci e mandorle
Pan grigliato con lardo, Basajo, castagne e Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP
Risotto con verza, Radicchio Rosso Tardivo di Treviso IGP, castagne e Vento d'estate
Lasagne di castagne con radicchio e funghi porcini
Occhiata con radicchio glassato e zeste d'arancia



lunedì 25 gennaio 2016

Minestrone invernale con tagliatelle di grano saraceno



Pizzicatemi. Anzi no, lasciatemi dormire ancora un po'. Lasciatemi assaporare ancora per un attimo, questo stato di beatitudine, di pace con il mondo ma soprattutto con me stessa, di incredibile benessere! Ma non sto sognando! Sono sveglissima e...mi sembra di vivere in un sogno...
Poche, anzi, rarissime volte mi sono sentita in questo stato, e le poche volte che ho minimamente goduto di un attimo di serenità si è sempre abbattuto il classico fulmine in ciel sereno. Ed ora, che mi sento cosi, ho quasi paura! Ma sono troppo contenta e rilassata, per farmi adombrare dalle nubi di quello che potrebbe accadere, dei se e dei ma, per non godermi fino in fondo questa buona dose di positività. 
Dopo una notte quasi insonne, per un materasso non molto adatto per la mia schiena, e il primo traffico mattutino, io, abituata a casa mia nel silenzio assoluto con il mio bel memorex, ho alzato le tapparelle e ho visto una spettacolare giornata, soleggiatissima e caldissima, troppo, per questo strano inverno, che mentre negli States sta sotterrando tutto, qua, nemmeno l'ombra o pochi centimetri.
Dal settimo piano di questo momentaneo nido d'amore, in questa città, lontano da tutto e da tutti, mi sento proprio bene. Le porte dei vicini che si aprono, le voci dei bambini che vanno a scuola, l'ascensore che sale e scende. Rumori di ordinaria vita quotidiana. Mi guardo intorno, e mi piace proprio. Mi sento come se fossi a casa mia, se non fosse per le poche pentole, accessori, strofinacci e altre caccavelle che riempiono la mia cucina. Penso che mi piacerebbe proprio abitarci. E quando dopo colazione sono scesa a fare una passeggiata, per le vie che ormai erano animate di persone, mi sono sentita padrona del mio tempo, di me stessa. Mi sono ritagliata un mio piccolo spazio, per il momento non piu' timbrature di cartellino, non piu' impegni assegnati, piombati tra capo e collo, scelti. No. Saro' io e solo io. Con mio marito ovviamente. Ma solo noi due. Ed é uno stato di grazia che ringrazio il cielo di poter provare e condividere una volta ogni tanto, con chi voglio. 
Ed é in questi momenti, che mi rendo conto di come la vita frenetica di ogni giorno, ci abbruttisce, ci incattivisce, ci allontana da quelli che sono, sarebbero i valori piu' importanti per e della nostra vita.
Invece passiamo la maggior parte del nostro tempo, a contatto con persone, colleghi, delle quali non ce ne frega poi piu' di tanto, forse perchè appunto considerati in veste di colleghi, lontani da casa, dalle persone che piu' contano, tutto perché dobbiamo lavorare e persone sopra di noi sono padrone del nostro tempo e della nostra vita. Che passa inesorabile, e quando è il momento magari di tirare le somme, c'è qualcuno che le tira prima di te...
E allora, decido che finchè posso, la vita me la voglio godere adesso con chi voglio, qui, ora. Non un domani avere rimorsi o rimpianti per quel ritaglio di tempo che non mi sono potuta ritagliare per stare vicino a chi conta. 
Certo, non lo posso sempre fare, ma visto che, come mi dicono e mi dico "mica ti danno la medaglia" "tanto non ti fanno mica il monumento"....ho indossato le ali della libertà e viaaaa.....

Attraverso il grande parco, vedo enormi scacchiere dove sono posizionate enormi pedine di dama e scacchi. Il ritrovo di pensionati, giovani, persone che si ritagliano un briciolo di tempo. Incrocio lo sguardo della signora che porta a passeggio il cane, la signora che tacchetta tutta elegante, il ragazzo con le cuffie nelle orecchie che slalomeggia con la bici, ragazzi e ragazze con gli zaini...e mi sento bene e persino bella. Fa niente se non parlo la loro lingua anche se la capisco abbastanza. Questo rimarrà comunque sempre un mistero. 
Il collega di mio marito, stringendomi la mano, mi dice "anscianté" (lo so che non si scrive cosi!!), anche se ho il cappello di lana, perché comunque l'aria mattutina é appena appena fresca, stile nonna Abelarda, con tutto il rispetto delle nonne che hanno questo nome.
Mi sento un po' "sciura" e penso a come sono le casalinghe e che cosa fanno, sempre ammesso che ci siano le casalinghe qua!!
Sarò lontana dalle solite notizie nefaste, dai gossip, dalle notizie inutile bombardate nel tuo cervello non appena accendi la radio o la tv. Qui, in questo appartamento, non ci sono né radio né televisione. E se il primo impatto é stato di sorpresa, adesso proprio non me ne frega niente.
Salgo dalla passeggiata e mi metto a cucinare questa minestra tutta invernale. Perchè ho avuto un'ispirazione, con quello che avevo a disposizione. Perchè la sfida di questo mese è "confortevole ed emozionante". Brava la Vitto (Vittoria), del blog La cucina piccolina, che ci ha dato la possibilità di "riesumare" ricette del cuore o cimentarci con altre preparazioni. E anche alla Dani e alla Annalena con le loro stupende infografiche che trovate pubblicate anche qui. Mi rendo conto che non è molto rifornita come cucina, ma il tavolo di cristallo temperato, le sedie trasparenti, la finestra che spara la giusta luce...mi intrigano. Con un attimo di disappunto mi rendo conto che non bolle quasi subito come a casa. Qui le piastre sono elettriche, e già temo che il bollore arrivi chissà quando. Ma ho deciso che il tempo lo lascio trascorrere come viene, senza fretta e come per incanto ecco che comincia a diffondersi il profumo del cavolo, carote, cipolle. Il tutto tagliato grossolanamente. Perchè mentre tagliavo, pensavo alla mia nonna, a quando faceva il minestrone con le verdure dell'orto, e lo faceva in maniera "rustica", senza pensare a "julienne" o "cubetti" ecc...ma tagliando tutto comunque con buongusto e armonia.
Butto la pasta, le tagliatelle di grano saraceno, che sono nient'altro che i pizzoccheri, che invece di finire alla "solita maniera", questa volta finiscono nella minestra. Ancora un po' di tempo e...pronti a tavola! Con un certo effetto perchè sul tavolo di cristallo, sembra tutto sospeso nel vuoto!
Mi racconta che prima della prova, il primo violino lo ha presentato all'intera orchestra e al direttore e tutti gli ahanno fatto l'applauso! Conoscendo la sua umilità e assenza di esibizionismo, immagino di come sia diventato rosso!,,,, "Attension si vu plé. Messieur Rino' Ghiretti' ".... sarei voluta essere li...che emozione!

E con una vista cosi', e spaccati di vita cosi', penso che anche il piu' povero dei piatti, assuma un sapore e un valore tutto suo...


Ingredienti
crauto rosso, cavolfiore, verza, sedano rapa, cipolla, patata, carota, indivia riccia, sale
100 g pizzoccheri 
olio extravergine di oliva q.b.
parmigiano gratuggiato, pepe nero q.b. 

Esecuzione
Togliete la parte esterna del sedano rapa. Tagliare tutte le verdure a tocchetti grossolani (o se volete dare un tocco piu' "raffinato", in maniera piu' accurata). 
Riempite di acqua, portate a bollore, salate e quando le verdure cominciano a diventare tenere, buttate la pasta e fatela,cuocere per una ventina di minuti.
Impiattate aggiungendo un filo di olio extravergine di oliva, una splverata di pepe nero  e grana gratuggiato....


 con questa ricetta partecipo alla sfida n.53 dell'Mtc

                                                              

domenica 17 gennaio 2016

La Cassoeula per il Calendario Italiano del Cibo


E fu cosi' che...nonostante il poco tempo a disposizione, il richiamo delle novità, delle cose belle, della buona tavola, e di tutto il fermento che c'è in casa A.I.F.B.- Associazione Italiana Food Blogger per il nuovo nato, il Calendario Italiano del Cibo, ha avuto il sopravvento.
Come si fa a non rimanere entusiasti e coinvolti in questo progetto, che sta prendendo piede, sempre piu' concretamente, che ci porta a divulgare, in un mondo sempre piu' fast e poco food, tutte le ricette della tradizione gastronomica italiana, di famiglia, di ingredienti sconosciuti o poco consumati?
Un calendario dove potete ritrovare le ricette del "buon ricordo", quelle che non avete mai preso in considerazione, che non avete mai cucinato per una serie di motivi, che vi "spaventano" solo a sentirle nominare perchè non osate cimentarvi.
Parallelamente alle Giornate Nazionali, delle quali vi avevo parlato le volte scorse, si festeggerà anche una settimana dedicata ad un certo cibo, cucina, ingrediente. E questa settimana tocca alla Cassoeula, piatto tipicamente invernale, dove per la serie che del maiale non si butta via niente, allora mettiamo tutto quello che occorre per fare questo piatto fantastico!
Il piatto, così come viene preparato, nasce all'inizio del XX secolo, ma le sue varianti più antiche sono di origine incerta e controversa. Probabilmente, il piatto deriva ed è legato alla ritualità del culto popolare di Sant'Antonio abate, festeggiato il 17 gennaio, data che segnava la fine del periodo delle macellazioni dei maiali. I tagli di carne utilizzati per la cassoeula erano quelli più economici e meno nobili del maiale, come la cotenna, i piedini, la testa e le costine.avevano lo scopo di insaporire la verza, elemento invernale basilare della cucina contadina lombarda nei secoli scorsi, che per tradizione andava usata solo dopo la prima gelata, Con l'aggiunta di passata di pomodoro per dare un po' di colore al piatto.
Il nome deriva probabilmente dal cucchiaio con cui si mescola (casseou) o dalla pentola in cui si prepara (casseruola). Esiste un'altra spiegazione per il nome: è piuttosto noto che, per tradizione, il piatto venisse preparato dagli operai dei cantieri edili una volta che l'edificio fosse giunto al tetto ed il nome derivi dall'attrezzo utilizzato per mescolarla durante la cottura, per l'appunto la "cazzuola". È da segnalare inoltre che esiste un piatto della tradizione tedesca, il "Kasseler" ("càssola" nella pronuncia tedesca), consistente in tagli di maiale affumicato servito con un contorno di cavolo verza.
Per me, è il piatto del ricordo, di quando fin da piccola, la trovavo una vera leccornia. Un piatto condiviso con i parenti, conviviale, quando non si sapeva ancora cosa fossero i cellulari, e il tempo e la vita trascorrevano con un altro ritmo.
Ritmo che riconquisto tutte le volte che preparo questa prelibatezza. Perchè se è vero che in questo piatto ci sono le parti meno nobili del maiale, è un piatto di tutto rispetto, da preparare con tutti i santi crismi, e senza fretta.

Io sono qua in veste di contributrice di questa giornata per il Calendario Italiano del Cibo con la mia ricetta che trovate qui.

Potete leggere maggiori informazioni su questo piatto nel contributo che Gianni Senaldi, Ambasciatore di questa giornata, ha pubblicato per tutti noi.






sabato 16 gennaio 2016

Passato di verdure miste "speciale"


Provate a immaginare di voler fare una cosa, programmarla, nel mio caso fare una ricetta, scrivere il post, con toni leggeri, un po' "stupidino", senza tanta enfasi, o richiami a chissà quali pensieri filosofeggianti o ricordi. Pensate poi, che basta un niente per cancellare come un colpo di spugna la voglia di scrivere in tono leggero ecc.ecc. Che quando stai per preparare il "set" fotografico, rincasa tuo marito e ti dice che non sta bene e che ha passato mezz'ora in farmacia, dove si è fatto misurare la pressione, perchè mentre guidava gli girava la testa e aveva male al petto. E allora ti ritrovi a passare piu' di dieci ore al pronto soccorso, stringendogli la mano, l'ago nel braccio, gli esami, le luci, le voci alte delle infermiere, avanti il prossimo, tu che hai una paura fottuta ma che non devi darlo a vedere e ancora una volta mandi giu', buon viso a cattivo gioco, indossi la maschera, fai la forte, quando anche tu non sei in gran forma e vorresti magari piangere e urlare un bel vaffa perchè non cominciamo l'anno bisesto cosi' nè! Che il cervello ti va in pappa, ti si annebbia, perdi ogni pianificazione che ti eri fatta, cambiano le condizioni, le priorità delle cose, la vita.
E mentre sei li che aspetti, certi pensieri ti entrano di prepotenza e con violenza senza che tu possa far niente per evitarlo. Non vuoi che entrino, li vuoi scacciare ma porca miseria son già dentro di te. E ti rivedi quando di corsa eri al pronto soccorso per un'altra persona, tuo padre, e i medici che ti mandano fuori e ti rimandano a casa, signora è inutile che stia qui. Una, due, tre volte...ho perso il conto di quante volte gli ho stretto brevemente la mano per incoraggiarlo. Mentre aspetti, guardi quell'anziano solo, che con la camicia a scacchi, mezza fuori e mezza dentro, i pantaloni con la patta un po' aperta, la barba lunga e lo sguardo stanco, che trascina i piedi, chiede, infermiera io sono stanco, quando mi dite qualcosa. E ripenso a mio padre, di come si sentiva solo quando io non c'ero.
Allora senti un gran male dentro, pensi che forse potevi fare di piu', che dovevi rispondere al dottore, no io non me ne vado, pensavi di essere "guarita" dal periodo di lutto, di dolore, dei ricordi, ma non è cosi'. Ma non puoi liberartene. Non qui e non in questo momento. Perchè c'è un'altra persona importante della e per la tua vita, che sta male. E attendi, il tempo passa, la stanchezza ha quasi il sopravvento. Arriva un certo punto, che nei pronto soccorso, ad una certa ora, sembra che il tempo passi al rallentatore, come se la vita ti concedesse un attimo di calma, di ripresa di spazio, si abbassano le luci delle stanze dove i pazienti sono in osservazione, si abbassano i toni delle voci, si abbassano i respiri, i passi gommosi degli infermieri, come se fluttuassi nell'aria. E quando ti dicono che puoi tornare a casa ti sembra di ritornare coi piedi per terra, nel mondo colorato e rumoroso di sempre.

E oggi, mentre lui riposa e recupera le forze, e anche tu vorresti recuperarle, non ce la fai, perchè non lo perdi di vista, scruti il suo respiro e il suo viso, che se anche ti ha detto che sta bene, un po' sbattuto è!, e sei qui a scrivere "due righe". Lasci andare la voce dei tuoi pensieri ed emozioni, a getto, quello che all'inizio volevi scrivere non lo ricordi nemmeno piu'. Prima che qualche altra cosa ti devi il cammino. Perchè oggi vuoi una strada dritta e liscia.

Per pranzo hai portato in tavola un passato "speciale", per ingredienti ed emozioni ma di esecuzione semplice quasi imbarazzante. Hai voluto dare un aspetto rustico con la grattugia e il macinino vecchi che lo zio voleva buttare via. Mentre lui era seduto sul divano e ti guardava in silenzio, e ti ha fatto quasi paura questa sua "assenza", hai posizionato tovaglia, e tutto il resto, e fotografato. Con gesti lenti, attenta ad ogni dettaglio, senza premura, dai che si raffredda. Perchè forse hai capito che ogni momento della vita è prezioso e va vissuto per quello che è. Perchè la vita ti dà ma ti toglie anche. Sempre quando meno te lo aspetti. E se all'inizio volevi presentare un "semplice" passato, anche questo quello dei ricordi, ora ha cambiato significato e lo arricchisci con altri ingredienti che sai che gli fanno bene, che sei andata a comperare apposta per lui.
Un passato, che non è solo una forma verbale, un modo di definire un tempo che non torna piu', che hai vissuto e lasciato alle tue spalle, e che tutte le volte che sei vulnerabile ti sorpassa e ti ritorna davanti e ti presenta sempre il conto, quasi con un ghigno di sfida.

E mentre "decoravo" il mio piatto, con una calma e lentezza che non erano da me, pensavo alle consistenze e ai colori di quello che stavo aggiungendo. E ad ogni cucchiaiata era una dolce sorpresa per il palato. L'amaro dei cubetti di scorzonera, come certi momenti della vita. Il dolce e colorato sapore delle albicocche, come i momenti felici e solari. Il croccante dei semi di zucca, come i momenti "leggeri della vita"" che ti sorprendono. Il verde degli spinaci, come la speranza che a volte perdi per strada. La forma stupenda dei broccoletti, piccoli alberi, magia della natura...
Un passato caldo, confortante, che ti mette per un attimo in pace con il mondo e con la vita. Che è cosi' effimera, a volte ingiusta, che ti mette alla prova, sempre, nel bene e nel male. E ti rendi conto di essere a volte spettatore a volte protagonista degli eventi. Belli e brutti. Di essere come parte di un gioco dove c'è chi perde e chi vince. Una volta te e una volta me. La vita che a volte benedici e a volte maledici.

Qui, l'infografica che ci ha preparato Dani di Acqua e Menta ...


e il "giro del mondo" che ci ha offerto Acquaviva spiegato qui



Ingredienti
Verdure miste (carota, verza, zucchina, cipolla, sedano, porro, zucca, lüertis, patata, piselli, fave, fagioli borlotti)
Sale q.b.
per guarnire
Broccoletto, radice di scorzonera. albicocche secche. spinaci freschi, semi di zucca. olio extravergine di oliva, grana grattugiato

Esecuzione
Mettete a bagno i fagioli come riportato sulla confezione. Fate cuocere a vapore il broccolo e  la radice di scorzonera separatamente. Lavate qualche foglia di spinacio.
Tagliate le verdure miste e fatele cuocere in una pentola capiente, aggiungendo sale q.b.
Passate con il mixer. Servite guarnendo con una cimetta di broccoletto, qualche dadino di scorzonera, un'albicocca tagliata a cubetti, una manciata di semi di zucca, gli spinaci tagliati a julienne, un filo di olio extravergine di oliva, grana (facoltativo)





Tutto questo, queste emozioni, questi pensieri, questo piatto, per una parte di vita trascorsa al ps, e per partecipare alla sfida del mese per l' Mtc, con il tema lanciato da Vittoria del blog La cucina piccolina. Che cascasse il mondo, all'ultimo momento, con le lacrime agli occhi, col fiatone, col sorriso, con mila mila ricette, con una sola, Spenta, carica, sui gomiti...mi apre sempre le braccia. E io mi lascio accogliere e trasportare...come di leopardiano Canto.. "Cosi tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragare m'è dolce in questo mare"



Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 53 di  Mtc



mercoledì 13 gennaio 2016

Baci di Dama per il Calendario Italiano del Cibo




Oggi è la giornata Nazionale dei Baci di Dama, un capolavoro di piccola pasticceria, che risale all'800, per il Calendario Italiano del Cibo- AIFB- Associazione Italiana Food Blogger e Francesca Maria Battilana ne è l'Ambasciatrice

Il bacio di Dama, un capolavoro di piccola pasticceria, che risale all'800. Si narra che questi baci abbiano avuto origine in Casa Savoia nel 1852. Molte sono le storie vere o presunte che narrano le sue origini. Di certo pero' sono nati a Tortona . Dall'abilità dei pasticceri Tortonesi che fanno risalire all'ottocento le origini di questa ricetta,che vedeva l'utilizzo delle mandorle,che costavano assai di piu' delle nocciole,altro prodotto tipico piemontese. Per questa ragione,la città di Tortona è famosa in tutta Italia per la produzione dei suoi Baci di Dama.

Contribuisco con questa mia ricetta che trovate descritta qui.

domenica 10 gennaio 2016

Minestra "dei ricordi""


Anno nuovo, (auguri), vita nuova...lo si dice sempre per scaramanzia ma tanto poi non cambia niente, se non magari in peggio, sfida nuova...la prima dopo il riposo natalizio. Il blog è andato un po' a riposo, per ricaricare le pile, io, per staccare dal mondo virtuale, per riprendere un po' di fiato, per fare un po' di bilanci, che non andrebbero mai fatti, di come è trascorso l'anno appena concluso. Ecco, per l'appunto, sarebbe stato meglio non farli questi bilanci...annus horribilis, e non era bisesto! Figuriamoci questo allora! Mi lascio alle spalle un bel po' di fardelli, di accadimenti, di pensieri, lutti, ma me li ritrovo comunque sempre addosso, perchè per certe cose, non si puo' far finta che non siano accadute. Forse, bisogna lasciare tempo al tempo, per lenire davvero alcune ferite, che sai già che comunque non si leniranno mai. Cerchi di farti forza e di dire la solita stupida frase "che la vita continua" "che c'è chi sta peggio di te"...e tiri avanti, con i tuoi alti e bassi, con la voglia di esultare o di sotterrarti, di amare tutti quanti o di mandare a quel paese tutti quanti. Con la voglia di cancellare tutto quanto, blog e social perchè li trovi inutili o di strafare perchè ti senti viva...eh si, mica facile la vita. Ti porta in alto, su su fino quasi alle stelle, e quando gioisci per questo stato di grazia, ti fa ripiombare a terra. E ti fai un gran male. Per questo ho quasi paura quando succede qualche cosa che mi fa stare bene e serena...ho il terrore della fregatura dietro l'angolo, e allora, gioiamo con moderazione và, che è meglio, cosi' se devo precipitare, non mi faccio troppo male.
E quando pensi che magari molli tutto, ecco che arriva un input che ti fa dire, no dai, andiamo avanti. E ti rimetti di nuovo in gioco. Cosi' lasci un attimo da parte i tuoi pensieri e non voglia, la tua apatia e...ti ritrovi a leggere con curiosità la sfida del mese, con un tema bellissimo, che sembra facile ma...non bisogna uscire con la solita frase, che zuppa, la solita minestra o altro intercalare. Questa è una signora sfida, lanciata da Vittoria Traversa, che ha vinto quella del mese di novembre per l'Mtc.
Perchè minestre, zuppe, passati, potage, vellutate, sono sorbiti in quasi tutto il mondo e in tutte le versioni tipiche del luogo. C'è chi ha la ricetta di famiglia, quella della tradizione, quella "azzardata", maritata, o no.  Ma quando si ha davanti un piatto di minestra fumante, si fa la pace con il resto del mondo. Perchè conforta, riscalda, nutre, perchè semplicemente si.
E Annalena Dani hanno riassunto in una bellissima infografica tutte le zuppe dal mondo. Guardate che meraviglia!

Fin da piccola ho imparato ad apprezzare la bontà delle minestre e passati fatti rigorosamente in casa. D'estate poi, in montagna, mi ricordo che ci sedavamo nel cortile o sul balcone, a sgranare piselli, fagioli, mondare le foglie delle biete, cipolle e tutto l'occorrente, rigorosamente coltivato nell'orto vicino a casa. Si chiacchierava del piu' e del meno, si "spettegolava", le chiacchiere di paese, si ricordavano i vecchi tempi, i figli che crescevano...io e la mia amica Luciana che avevamo "voglia di libertà" ma erano altri tempi e tutta questa libertà non ce la davano, e allora sognavamo di quando saremmo state piu' grandi "che potevamo fare tutto quello che volevamo"...
Il profumo di minestrone che si sentiva quando ci si avvicinava a casa, o quando, finite le vacanze, ritornando da scuola aprivi la porta di casa, era impagabile e me lo ricordo ancora adesso. E chi trovava la crosta del grana, si sentiva privilegiato, e doveva poi, suo malgrado, condividerla con i fratelli o sorella, dipendeva dal fortunato vincitore! Quasi sempre con il riso dentro, o il passato con i crostini dorati, anche quelli fatti con il pane avanzato. Una poesia in tavola! Non come adesso che basta aprire una busta surgelata e far passare per minestrone il contenuto, o peggio ancora, le zuppe e i minestroni in barattolo! Dobbiamo riportare sulle nostre tavole i sapori genuini, autentici e stagionali che per "comodità" abbiamo dimenticato, non io pero'.  Non ci si ammazza di fatica a preparare un minestrone con le verdure "vere", dell'orto o acquistate. Il risultato è davvero diverso nel gusto e nel portafoglio.

Qui le infografiche di Dani di Acqua&Menta


e il "giro del mondo" di Acquaviva che trovate ben spiegate qui



La mia proposta per questa sfida, é una semplicissima ma profumata minestra "mista", con cereali che ho acquistato quando sono stata in un blog tour in Garfagnana, e zucca e patate di una contadina che ho la fortuna di avere abbastanza vicina a casa.
E anche oggi, sono ritornata indietro nel tempo, con questo semplice piatto...

Ingredienti
100 g farro
100 g lenticchie
100 g orzo
150 g zucca
1 patata
brodo di verdura
alloro, olio extravergine di oliva, sale e pepe q,b,

pasta di pane (io con lievito madre)
semi di sesamo

Esecuzione
Preparate un brodo di verdura, che aggiungerete alla minestra o che condirete e consumerete a parte.
A freddo, mettete tutti gli ingredienti, zucca e patata tagliate a cubetti, l'alloro e fate cuocere per 45/50 minuti.


Ho servito tutto quanto in ciotole di terracotta, per rendere piu' "rustico" il risultato...un filo di olio extravergine di oliva, e a piacere una spolverata di pepe...


Volendo, potete servire nello stesso contenitore, che coprirete con un disco di pasta pane (io impastata con lievito madre e semi di sesamo) e metterete nel forno caldo fino a quando "il coperchio" risulterà dorato e croccante...

o sempre con la stessa pasta di pane, create dei cestini, che coprirete all'interno con carta da forno e riempirete di fagioli secchi e cuocerete nel forno a 180° fino a quando saranno lievitati. Togliete i fagioli e lasciate ancora per una decina di minuti anche a forno spento. Riempite i cestini cosi' ottenuti, e avrete delle porzioni individuali per i vostri commensali...il pane poi lo potete mangiare con la minestra, piu' densa, ma se anche fosse piu' brodosa, la ciotola di pane regge bene fino alla fine...

con questa ricetta partecipo alla prima sfida dell'anno nuovo dell' Mtc n. 53


sabato 9 gennaio 2016

Le vele del sorriso- Intagli thai e solidarietà



Le feste sono finite, finalmente o no, e si riprende il "solito" tran tran quotidiano. Anche il blog è andato piu' o meno "in vacanza", un piccolo stacco dal mondo virtuale per rigenerarsi un pochino. Ma ora, eccoci finalmente di nuovo in pista, con un po' di energia in piu', tanti progetti da sviluppare nel corso del nuovo anno, che hanno già mosso i primi passi. E anche se con un po' di ritardo, volevo parlarvi di un evento importantissimo che si è svolto lo scorso dicembre e precisamente domenica 20 al quale ho partecipato in compagnia di Elena ArrigoniMarzia RivaAnna Laura Mattesini e Walter Zanirato ne La Cucina di Altamura a Varese, in qualità di ospiti, quali soci AIFB- Associazione Italiana Food Blogger.
L’associazione Ristoworld Italia con il progetto Le vele del sorriso sta lavorando alla raccolta di fondi per il reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, 
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e noi siamo stati  invitati ad assistere e a partecipare attivamente alla dimostrazione di una forma d'arte meravigliosa e affascinate: l'intaglio Thai.
L'ospitalità gioiosa di Maurizio Altamura, la gentilezza e la pazienza di Michele Borraccino, Giuseppe Iammarino e Mariano Torsello che hanno avuto nei nostri confronti, intagliatori alle prime armi, un po' impacciati all'inizio, un po' meno verso la fine della giornata, hanno reso il nostro pomeriggio creativo e veramente interessante. Ma anche troppo breve, per imparare per davvero tutti i gesti che fanno di un semplice tubero, frutta o verdura, un vero capolavoro.



Una forma d'arte cosi' delicata, minuziosa, riflessiva, non poteva che essere legata a questo grandioso progetto per la raccolta fondi. 
La malattia è brutta, ingiusta, inconcepibile, crudele per qualsiasi persona venga colpita, ma quando si tratta di un bambino, ecco che si rimane ancora piu' colpiti, basiti, affranti, senza parole.
Anche io ho perso amici e parenti, e quando ti tocca cosi' da vicino, ti senti disarmato, spaesato e quasi inutile.
Ma per tante persone che non ce l'hanno purtroppo fatta, ce ne sono altre che escono vittoriose da questa esperienza. E ce lo racconta commosso, Michele (Mikeleart ) che ci spiega che ha aderito a questa iniziativa, dando il suo fondamentale contributo, a seguito dell'esperienza vissuta con suo figlio che è riuscito a guarire. E questa è una bellissima vincita!
Quante volte ho ammirato le tavole eleganti e importanti, immaginando il lavoro che stava dietro a quei capolavori esposti. E in questa occasione ho potuto toccare con mano, nel vero senso della parola, quanto è bella e rilassante questa forma d'arte. Creare fiori, animali, o altre forme che sembrano pizzi, con pazienza certosina, è una grandissima soddisfazione per lo chef  e il suo staff, che oltre a pensare al menu', si occupano anche alle decorazioni, magari lavorando tutta notte. Tutto curato nei minimi particolari con pazienza, precisione, lentezza, perchè in questa arte, la parola premura, fretta o approssimazione non esistono. Il tempo scorre lento, mentre tra le tue mani, attraverso gli appositi stiletti, anche quelli di una bellezza indescrivibile, man mano prende vita un fiore o altro....una magia!

Per chiunque volesse conoscere piu' a fondo il progetto e contribuire potete cliccare QUI