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sabato 14 maggio 2016

"Wedding" cheesecake con acciughe e topping alla rucola



La scorsa sfida, per l' Mtc, è stata vinta da Fabio e Anna Luisa (Annalu'), del blog Assaggi di viaggio. Due personaggi veramente unici, napoletani col pedigree, che ho avuto la fortuna di incontrare in diversi blogtour. Una coppia che se non ci fossero bisognerebbe inventarli! Io, ma forse anche qualcun altro, mi aspettavo un piatto della tradizione partenopea, già stavo pensando a pizze, calzoni, friarielli...Invece, mi hanno stupito con questo tema che ci hanno servito su un vassoio molto elegante...La Cheescake dolce o salata. Ecco, altra bella sfida con la quale cimentarmi, visto che davvero non ne ho mai fatte!
Ad arricchire la bellezza del tema ecco che arriva la grande Dany del blog Acqua e Menta, che ci ha "stupite" ancora una volta con la sua magnifica infografica, questa volta con l'aggiunta del psico-test di Giulia, per la serie, dimmi il tuo topping e ti diro' chi sei....a me piacciono tutti, sono un misto tra acida, lady godiva, maliziosa, mangiatrice compulsiva...pero' non faccio testo.

Dopo varie elucubrazioni mentali, la faccio dolce, la faccio salata, ne faccio una, o due o tre.... ho optato per un'unica partecipazione, visto che come al solito il tempo non è dalla mia parte, salata cosi' "non ingrasso", visto che sono in perenne lotta con la bilancia, quindi buona la prima, e mi guardero' estasiata le versioni delle altre partecipanti.
Chi mi conosce, sa che quando cucino, o lo faccio nel piu' assoluto silenzio (dipende anche dall'ora), o con un sottofondo a manetta....stavo ascoltando Sogno di una notte di mezza estate di Felix Mendelssohn Bartholdy, un vero capolavoro composto da 11 pezzi, il piu' famoso dei quali, il n. 7, è la Marcia nuziale, mentre sceglievo tra coppapasta, stampini a cerniera, carta forno, decorazione...e...mi è venuta di colpo l'ispirazione. Che tra il dire e il fare ce ne vuole. Nella mia testa e sulla carta erano perfettissime, ma poi...insomma, non è come dirlo.
Ascoltando la Marcia nuziale, mi sono detta, perché no?! Cosi' ecco qua, la cheesecake da cerimonia per mio marito e.....in versione quadrata con i gamberoni, che a lui non piacciono, per me...

Ingredienti per le porzioni come da foto

Per la base:
150 g di pane grattugiato
6 filetti d'acciughe sott'olio
75 g di burro

Per il ripieno:
500 g Yogurt magro-1 cucchiaino raso di sale (per fare il "formaggio cremoso")
150 g di parmigiano reggiano grattugiato
4 filetti d'acciughe sott'olio
30 ml di latte
5 g di colla di pesce


Per il topping
100 g di ricotta
200 g rucola
1/2 cipolla
10 g di fogli di colla di pesce
1 cucchiaino di olio
sale

2 gamberoni e "roselline" d'acciughe per la decorazione
rum q.b.

Esecuzione
La sera precedente preparate il "formaggio cremoso". Aggiungete direttamente nel barattolo dello yogurt, il cucchiaino di sale. Mescolate e versate il contenuto su un tovagliolo di stoffa inserito in un colino o colapasta. Appoggiate il tutto su una ciotola o contenitore profondo, in quanto deve rimanere rialzato e non stare a contatto con il siero che si forma. Chiudete a fagotto e fate scolare il liquido giallognolo che ne esce. Lasciatelo in frigorifero per tutta la notte (comunque bastano anche solo tre ore, e il risultato è che si ottiene un composto cremoso e morbido. Piu' rimane in frigorifero piu' rimane compatto).
E' molto simile a quello "originale", solo che questo è piu' buono. Non perchè lo abbia fatto io, ma perchè è davvero piu' buono. E da quando la mia amica mi ha spiegato come farlo, lo preparo sempre io. Non riesco piu' a mangiare quell'altro, che è "pesante", plasticoso, insomma, non è la stessa cosa...
Preparate la base: versate il pane in una padella, aggiungete i filetti d'acciuga a pezzetti e due cucchiai dell'olio di governo. Fate cuocere fino a che il pane risulterà dorato. Versate sopra il burro sciolto ma non caldo. Mescolate bene e versarne sul fondo dei coppapasta rivestiti di carta acetata (io da forno) e poggiati su un foglio di carta da forno. Pressate bene con l'aiuto di un cucchiaio e riporre in frigo 10-15 minuti a rassodare.
Preparate il ripieno: mettete i fogli di gelatina ad ammollare in acqua fredda. Nel frattempo riscaldare il latte e sciogliervi i fogli di gelatina ben strizzati.Togliete dal tovagliolo il "formaggio cremoso" , aggiungete il parmigiano grattugiato, i filetti d'acciuga ed infine il latte con la gelatina. Versate sulla base di pane  e livellate scuotendo il supporto dello stampino con delicatezza.Mettete in frigo a rassodare per circa un'ora.


Preparate il topping: fare soffriggere in padella la cipolla tagliata sottile, fino a quando sarà leggermente appassita.Frullate la cipolla con la rucola, aggiungete la colla di pesce che avrete precedentemente ammollato, ben strizzata. Aggiungete la ricotta e frullate ancora. Fate raffreddare il topping fino a che sia denso, versartelo sui cheesecakes e riponete in frigo ad addensare per due ore o più.Togliete il guscio ai gamberoni, incidete la parte superiore ed estraete l'intestino. In una padella versate un goccio di olio extravergine d'oliva, fate cuocere i gamberoni per pochi minuti, versate un bicchierino di rum e flambate.
Eliminate i coppapasta e la carta forno dai cheesecakes e, prima di servire, decorate a piacere con le roselline di acciughe e foglie di rucola





particolare della fetta della Wedding cheesecake...






qui invece con roselline di acciughe e gamberoni







con la versione quadrata con acciughe e gamberoni...per me...



con questa ricetta partecipo alla sfida n. 57 di Mtc


sabato 7 maggio 2016

Gelati Tonitto. Il gelato artigianale nella grande distribuzione


Poco tempo fa, a pochi passi dal Duomo di Milano, sono stata alla presentazione di alcuni nuovi gusti di gelato industriale dell’azienda Tonitto di Genova.
L'azienda è stata fondata nel 1939 come gelateria, e il nome deriva dal soprannome del fondatore Antonio Dovo, dettoTonitto, nel corso degli anni si è trasformata prima in laboratorio di produzione per la clientela e poi in una vera e propria azienda industriale in concorrenza con le grandi Multinazionali Unilever e Nestlè e le altre italiane, tra cui le più conosciute Sammontana e Sanson.

Il sogno di Antonio era proprio quello di poter offrire un gelato buono a tutte le famiglie italiane.
Ora sono Luca e Massimiliano Dovo che portano avanti questa grande attività.
Massimiliano, Direttore della Produzione si occupa di reperire le materie prime: solo latte italiano, uova fresche da allevamento a terra, frutta fresca e secca controllata lungo tutta la filiera produttiva.
Luca è l'Amministratore delegato, e ci tiene a ribadire che portano avanti il marchio di famiglia rimanendo fedeli ai principi del fondatore, con un prodotto semplice e genuino, evidenziato da subito sull'etichetta pulita (clean label), dove subito balzano agli occhi i pochi ma fondamentali ingredienti che lo compongono.
Un'altra persona molto importante che collabora con Tonitto è Renato Bottasso presidente della cooperativa F.A.R. - Rogelfrut Frutta surgelata di Rossana in provincia di Asti, che conta oltre 200 soci coltivatori e che lavora qualcosa come 12.000 tonnellate all’anno di frutta.

Con la presentazione dei nuovi sorbetti, la gamma dei prodotti Tonitto si compone di 3 varianti de "Il Gelato", 4 de "Il Gelato Yogurt" e 9 de "Il Sorbetto". I nuovi gusti presentati sono stati Mandarino di Ciaculli, Ananas e Mora&Mirtillo.

Anche se il consumo dei gelati è da molti anni in crisi, in Italia se ne consumano 10 kg pro capite e la parte del leone la fa la vendita e il consumo del gelato artigianale.
Il mercato italiano continua a produrre statistiche positive: nel corso del 2015 la vendita ha raggiunto quasi le 152 mila tonnellate di prodotto, di cui poco meno di 85 mila per i porzionati e multipack e oltre 67 mila per le vaschette per un valore, in oltre 876 milioni di euro totali, ripartiti in circa 565 milioni per i porzionati e poco meno di 311 milioni per le vaschette (Fonte dati Nielsen 2015).

Tonitto produce anche per l'estero: circa il 30% della produzione, 9 milioni di euro, viene esportato in oltre 20 paesi tra Europa, Medio Oriente, Sud America, Giappone, Russia e Irlanda.
Oltre al'attenzione per la salute del consumatore, Tonitto ha un occhio di riguardo anche per l'ambiente:l'attuale stabilimento è alimentato in parte da un impianto fotovoltaico, e per la nuova sede stanno progettando strumenti e impianti a consumo ridotto e CO2 free.

Molte altre informazioni sull'azienda e sul consumo dei gelati, le trovate anche qui.

Alla fine della presentazione, durante la quale ho potuto assaggiare parte di questi gelati, le puree di frutta, il cioccolato, le nocciole e la frutta fresca, mi hanno omaggiata dei gelati che vedete nella foto. Ora, sta a voi provare di persona la qualità di questi prodotti. Cercateli nella grande distribuzione e....buona degustazione!

Grazie anche  a Marzia Morganti della Marte Comunicazione per avermi dato la possibilità di conoscere questo prodotto italiano nel mondo!




giovedì 5 maggio 2016

Dolci da credenza : La torta sabiosa



Oggi, ricorre la GN dei Dolci da credenza, per il Calendario del Cibo Italiano- Aifb, e Paola Sabino ne è l'Ambasciatrice.
Cosa si intende con questo termine? Tutte quelle torte e dolci non deperibili, quindi non farciti di panna, crema pasticcera ecc, che di sicuro, le nostre nonne e le nostre mamme, ci preparavano per la merenda. Io, per questa ricorrenza, propongo la torta Torta sabiosa o sabbiosa, che ho pubblicato pochissimo tempo fa, ma che condivido nuovamente volentieri.
E' una torta piena di ricordi, perchè oltre ad addolcire qualche evento speciale o come dolce della domenica,la nonna o la mamma la preparavano durante le vacanze estive o invernali che trascorrevamo a Teglio. Siccome non c'era il forno a gas, ma un fornello appoggiato su di un mobile, insomma, un po' di "fortuna", mi ricordo che questo impasto veniva versato nella tortiera sul fuoco, quella che ai giorni nostri viene chiamata Petronilla....il profumo si spandeva per tutta la grande casa, e poi veniva condivisa con gli altri parenti con i quali condividevamo la casa delle vacanze. E siccome noi bambini eravamo veramente ghiotti, questa torta, dopo la prima fetta ciascuno, spariva e veniva conservata in una credenza che conteneva i piatti di porcellana bianchi, o col bordino a quadretti bianchi e rossi, un po' lontana dalle nostre sgrinfie, ma nemmeno tanto, perchè i bambini si sa,sono curiosi, e dopo aver fatto la "posta", avevamo sbirciato dove veniva riposta!
Quindi non durava poi tanto...perchè golosi e numerosi, questa torta, era una delle merende piu' gettonate e sane che amavamo mangiare, tassativamente alle 16, con un bicchiere di latte munto dalle "mucche vere" della stalla vicina, per poi ritornare a giocare nel cortile....
Gli ingredienti e la spiegazione della sua realizzazione li potete trovare dettagliatamente in questo post.
Che dire...buon dolce da credenza a tutti!

                                            http://www.aifb.it/

lunedì 2 maggio 2016

Pane ai 7 cereali, Schüttelbrot e Il pane e i forni delle Valli di Lanzo tra usanze, storia e tradizione


Oggi ricorre la Settimana della Collina per il Il Calendario del Cibo Italiano - AIFB e Sonia Nieri Turini ne è l'Ambasciatrice, con il suo contributo che potrete leggere qui. Ho conosciuto Sonia durante alcuni blog tour ai quali abbiamo partecipato, ed é il mio idolo! A parte la dolcezza della sua persona, nonostante sia una walkiria, che detto da me, che non sono affatto bassa, é tutto dire!, sforna dei pani e lievitati dolci che sono una autentica meraviglia. Rimango sempre a bocca aperta quando vedo le sue realizzazioni sul blog, e mi dispiace che siamo cosi' lontane...o forse é la sua fortuna, perché sono sicura che non la lascerei in pace!! Cosi', quando ho visto che ha realizzato lo Schuttelbrot, il pane del Tirolo, mi ha fatto venire voglia di provare a farlo. E' andata a finire che il mio contributo questa volta é triplo: un pane in cassetta, ai 7 cereali, realizzato con la comodità della macchina per il pane, che nonostante la "modernità" della sua realizzazione, ha comunque bisogno di attenzione, perché un impasto non corretto, ne pregiudica la riuscita. Morbido e soffice, con il gusto delicato dei cereali. Per le dosi, seguire le indicazioni della macchina, perché ognuna ha le sue indicazioni.

Poi il mio Schüttelbrot, seguendo le indicazioni di Sonia, un pane cotto nel forno, quindi con un procedimento diverso dal primo, e una caratteristica diversa. Croccante, si conserva a lungo, i semi di cumino e finocchio che gli danno un gusto particolare e fantastico.


INGREDIENTI PER LA BIGA
250 g farina di segale
250 ml acqua tiepida
10 g lievito di birra

INGREDIENTI PER L’IMPASTO
500 g farina di segale
250 g farina 0
400 ml acqua tiepida
10 g lievito di birra
20 g sale
5 g finocchio
5 g cumino
5 g trigonella/ fieno greco


PROCEDIMENTO PER LA BIGA
In una ciotola sciogliere il lievito nell’acqua, aggiungere la farina e mescolare fino ad ottenere un impasto compatto, lasciare riposare coperto da pellicola in luogo caldo ( 30° ) per circa un’ora
PROCEDIMENTO PER L’IMPASTO
Passato il tempo di riposo sciogliere il lievito nell’acqua, impastare la biga con la farina, i semi e aggiungere l’acqua  poco per volta alla fine aggiungere il sale e impastare fino ad ottenere un impasto sodo e ben amalgamato
lasciare riposare l’impasto per 15 minuti
formare dei panetti da 150 g ciascuno
disporre i panetti sopra un telo ben infarinato e lasciare riposare altri 15 minuti
a questo punto la ricetta tradizionale dice di metterli sopra un asse di legno larga e scuotere il panetto fino a quando diventa largo e sottile
ma io non avendo gli strumenti appositi, mi limito a spianarli con le mani allargandoli con la pressione dei polpastrelli come per fare delle focacce

fare riposare i pani formati circa 30 minuti
cuocere in forno caldo a 200° per circa 30/45 minuti 



Ma perchè ho scelto di fare il pane? Cosa c'entra con la collina? Collego questo importante e insostituibile elemento della nostra alimentazione, alle tradizioni, alle feste, alla cultura, che la gente di paese porta avanti da generazioni, o in alcuni casi, cerca di portare avanti, affinchè questo patrimonio non venga perso. Pane come elemento di vita quotidiana, sbocconcellato nelle brevi pause nei campi, con un pezzo di formaggio e via, ammorbidito poi nella minestra anche se era duro, perchè buttare il pane è un sacrilegio! Certamente, i ritmi del giorno d'oggi, hanno una cadenza cosi' diversa da quella dei nostri "vecchi". Tutto è fast, veloce, smart...si è perso il valore dell'attesa, dell'assaporare le piccole cose, la loro naturale velocità, il ritmo naturale...bisogna forzare tutto perchè sembra che non ci sia il tempo di aspettare, e cosi' si entra in un vortice dal quale è faticoso uscire.
Per questo ho scelto di contribuire a questa settimana con un argomento che mi ha entusiasmata fin dal primo momento...

Un giorno mio marito tenne un concerto con il Quintetto, mi sembra fosse Lanzo d'Intelvi e la Pro Loco dono' ai musicisti, un libro “Caro pane. Antichi forni e panificazione per i giorni feriali e per i riti delle feste nelle Valli di Lanzo“. Quando lo vidi, feci i salti di gioia! Ma era fantastico! Lo lessi tutto, era veramente interessante, dettagliato, con aneddoti, fotografie antiche in bianco e nero, insomma, un regalo veramente speciale! Già dal titolo si capisce l'importanza di quello che è contenuto in questo libro. In pratica, è il resoconto di un lavoro durato anni e anni di ricerca, che non è ancora finita, portato avanti da Giovanni Bregagna, appassionato di panificazione, che ha voluto lasciare come testimonianza per la sua lunga ricerca sulle tradizioni della sua valle, questo libro. In occasione de La cucina delle feste sempre per AIFB, pubblicai il mio contributo, che ho voluto estrapolare dal prezioso libro. Un lavoro lungo, ma che soddisfazione quando l'ho terminato! Lo potete trovare per esteso QUI.

Leggendo questo libro, si respira l'importanza che dà la gente delle valli ai ritmi della natura, alle tradizioni, alla socializzazione, allo scambio. E dove, se non davanti al forno di paese, la gente si riuniva, si raccontava, condivideva, gioiva o si rammaricava, raccontando spaccati di vita quotidiana? Nei paese ci si conosce tutti, e di tutti si sa. Ad alcuni potrebbe dar fastidio, soprattutto ai "cittadini", Potrebbe sembrare un'invasione alla privacy. Ma non c'è niente di piu' bello che condividere, essere partecipi, collaborare, difendere le tradizioni che una volta perse...addio.
E questo succede quando ritorno a Teglio, quando il postino o altre persone, si ricordano ancora di me, che mi hanno vista crescere da vacanza in vacanza! E mi viene in mente quando da piccola, e poi da ragazza, andavo con la mia amica Luciana, al forno del paese, l'unico, dove c'era l'Angelina, una vecchia signora che vestiva con un vestito lungo fino ai piedi, con un grembiulone nero, la lunghissima treccia raccolta in piu' giri, tenuta dalle forcine, con un foulard che le incorniciava il viso sempre sorridente, e quando entravamo nel suo forno, che era ricavato da un locale grezzo, si vedeva il muro grezzo, si sentiva un profumo intenso e stupendo del pane di segale, che ogni giorno infornava. E siccome non sempre era pronto, ci fermavamo a parlare con lei, che ci raccontava tante cose, ci guardavamo intorno e vedevamo le ruote di pane di segale appese alle travi di legno, erano quelle "vecchie", talmente dure, da mangiare nella minestra. Poi con maestria, prendeva la pala ed estraeva le ruote di pane e le posava sul tavolo. Ritornavamo a casa con il fumante contenuto e il cuore pieno di gioia, perchè era sempre bello parlare con l'Angelina.
Purtroppo piu' nessuno ha continuato a panificare dopo la sua morte. Il forno non c'è piu'. La gente prende il pane dall'unico panificio, che vende anche il pane di segale, ma non è piu' come quello di una volta. Questo è bianchiccio, e mi chiedo se davvero ce l'hanno messa la farina di segale...
Chiuso il forno, è come se si fosse spezzato un'incantesimo, che ci teneva rapiti nella sua bellezza ed unicità.
Per questo, vi invito a leggere il mio contributo, non perchè lo abbia scritto io, ma per rendervi conto dell'importanza di certi valori, usanze, tradizioni, che se non ci fossero persone disposte alla loro diffusione, condivisione e difesa, andrebbero perse. E sarebbe un vero peccato.
Per lasciare ai nostri figli un legame con il passato, che non é sicuramente moderno, all'avanguardia ecc. come quello dei giorni nostri, ma quante belle cose e quanti valori ci hanno insegnato! Perchè senza nessun riferimento e filo conduttore, non c'è storia. Perchè in un epoca di selfie e foto sul cellulare, è bello ogni tanto prendere in mano un album di vecchie fotografie, anche in bianco e nero, e cominciare a dire...questo è il tuo trisavolo, faceva il contadino....


Il Calendario del Cibo Italiano - AIFB

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sabato 23 aprile 2016

Lo strüdel "ampezzano"


Fino ad oggi non ci avevo mai pensato. Ma in occasione de La cucina di frontiera per Il Calendario del Cibo Italiano, la cui Ambasciatrice è Marina Bogdanovic, che ci spiega con il suo contributo qui, il significato di questa cucina, con lo Strudel che vi presento, mi è nata una riflessione.
Innanzi tutto, il tema bellissimo, La cucina di frontiera, che non è un dato per rimarcare le frontiere, geografiche, politiche, di fili spinati o muri, ma per far "capire" che tra i popoli confinanti, esiste un bagaglio di sapienza, cultura e tradizioni, che sconfinano appunto, "invadendo". "contaminando" e coinvolgendo pian piano, chi si trova proprio ai confini, per spargersi, con le modifiche magari, fino al prossimo confine....e da li, ancora un incontro, condivisione, contaminazione...senza mai finire, come nella vite senza fine. Perchè i popoli hanno sempre viaggiato, non per turismo come adesso, ma per gli scambi commerciali, motivi religiosi, per trovare lavoro e fortuna.
E anche i matrimoni, oltre ad essere d'amore, almeno quelli non combinati come facevano ai tempi, dove le unioni "importanti" erano già destinate sin dalla culla, e ignote ovviamente ai piccoli neonati, che si ritrovavano in giovine età, promesse spose/i per i giochi di potere e alleanza dei rispettivi genitori, sono una importante fusione di tradizione, cultura, sapienza. Cosi', ripensando al mio, di matrimonio, lo "scopro" sotto una luce diversa...l'unione amorosa della tradizione milanese-mantovana-ampezzana-veneta....e io aggiungerei anche "crucca", visto che Cortina d'Ampezzo, da dove arriva mio marito, è a pochi chilometri da San Candido...e parecchio lontana da Venezia. Quindi lo considero un veneto "crucco"...

Cosi' puo capitare che una ricetta nata in Turchia, varca il confine ed ecco qua... lo Strudel, che in tedesco significa vortice, che tutti conosciamo e che tutti almeno una volta abbiamo assaggiato.
Puo' essere dolce o salato, ma la versione piu' conosciuta è quella dolce a base di mele, pinoli, uvetta e cannella.
Le origini dello strudel partono dall'VIII secolo a.C., ovvero al tempo degli Assiri; simili dolci si ritrovano anche nell'Antica Grecia del III secolo a.C.. Probabilmente, anche grazie alla via della seta la ricetta si è così tanto diffusa andando però a modificare quella originale in diverse varianti: baklava, che seguiva le varie conquiste territoriali ottomane, il güllaç, precursore della baklava, consumato durante il Ramadan per la sua digeribilità, il börek, anche questo di origine turca, ripieno pero' di carne, formaggio, spinaci, e lo strudel.
Dal 1526 il sultano Solimano il Magnifico avrebbe diffuso la sua ricetta nei territori conquistati, ovvero fino all'Ungheria. I continui contatti tra l'impero ottomanno e quello austriaco fecero si che anche la ricetta dello strudel passasse i confini. Nel 1699 l'impero Austriaco conquistò l'Ungheria e dal 1867 all'impero austro-ungarico e quindi nel regno delle Tre Venezie.
Ecco perchè in Italia, tradizionalmente viene preparato nei territori un tempo compresi nell'Impero, principalmente Alto Adige, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Ogni luogo ha poi la sua ricetta: con la pasta frolla, con pasta da strudel tradizionale, sottile o con pasta sfoglia.
La ricetta "ampezzana" di mio marito, è quella che vi presento. Non tanto perchè esiste lo Strudel ampezzano, ma perchè come dicevo prima, i matrimoni, fan si che si uniscano anche le tradizioni di famiglia. E una volta entrate nel vortice delle "ricette di famiglia", quelle che cascasse il mondo, va fatta cosi' perchè cosi' me l'hanno insegnata, anche io "difendo" a spada tratta questa "mia" versione.
Ricette di famiglia nate con quello che di poco c'era in casa, nate per caso, per sbaglio, volutamente per non buttare via niente...
Ecco perchè mi sento di "difendere" cio' che mi è stato tramandato, senza cambiare una virgola o ingrediente, in un mondo dove a volte per "stupire" creano delle rivisitazioni che per piacere anche no!
Ecco perchè lo strudel che vedo nelle pasticcerie o panifici, non lo considero il "vero" strudel, e nemmeno lo compero! Qualcuno penserà che sbaglio, ma per me, quello "vero", è quello preparato da mio marito, che lo ha imparato dalla mamma e dalla nonna, che a loro volta lo hanno imparato dalla loro mamma e nonna ecc....in un filo indissolubile che se ne nessuno lo interrompe, è senza fine. Come la vite di vinciana memoria!
Una specie di "imprinting gastronomico". Ah si, che cosa ha di "diverso" questo strudel? Che non è preparato con la sfoglia, o con la pasta da strudel tradizionale, che rimangono mollicce, umide, si spaccano, ma con la "pasta pane", che da una consistenza piu' compatta, rimane comunque morbido, e resiste all'abbondante ripieno che li riempie. Piu' "rustico" e soddisfacente al palato, insomma, si sente qualcosa di concreto e consistente sotto ai denti. Il mio primo strudel che ho assaggiato da fidanzati, me lo ha preparato cosi'. Cosi' lo voglio per tutta la vita.

Quindi un grazie di cuore, a colui che me lo ha fatto conoscere, e che in questa occasione, si è messo all'opera per me. Ma soprattutto doppio grazie, perchè come per tutte le ricette di famiglia, quelle consolidate nel tempo, che si "sentono" sotto le mani, i cavalli di battaglia, quelle che si fanno ad occhi chiusi, non esistono dosi o bilance. Tutto ad occhio perchè "è cosi'"...quindi, dopo averlo "minacciato", sono riuscita a fargli scrivere le dosi esatte e soprattutto di ricordarsi di scattare anche le fotografie! Ed era talmente "preoccupato" di dimenticarsi qualcosa che....si è davvero dimenticato di aggiungere la cannella nel ripieno! Cosi' l'ha spolverizzata sulla superficie. Per questo ha questo colore scuro! Era cosi' mortificato, che lo voleva rifare!!!

Ingredienti
500 g farina bianca
    4 uova + 1
un pizzico di sale
1/2 bustina di lievito
1 bustina di vanillina
100 g di burro
    4 mele renette (meglio se quelle "vecchie")
250 g fichi secchi
150 g uvetta
  70 g  pinoli
2 cucchiai di zucchero
1 bicchierino di grappa
400 g marmellata (mirtilli o secondo i gusti)
cannella q.b.
rum q.b.
pane grattugiato q.b.

Esecuzione
Mettete a bagno l'uvetta con il rum. Tagliate le mele a cubetti e i fichi in quattro.
Su un piano da lavoro, versate la farina e fate la fontana al centro. Sgusciate le uova, il sale, lo zucchero, la grappa, la vanillina, il lievito e con la forchetta cominciate ad amalgamare gli ingredienti. Quando sono amalgamati, Aggiungete il burro fuso o a temperatura ambiente e cominciate ad amalgamarlo al resto degli ingredienti e pian piano raccogliere la farina. Utilizzando le mani, cominciate a impastare fino a quando non si sarà ottenuto un panetto morbido ma compatto.
Versate un po' di farina sulla spianatoia e stendete l'impasto in un disco non troppo sottile di 50 cm di diametro circa (o di meno, con meno ripieno,il risultato sarà con la pasta piu' "alta").
Stendete la marmellata e adagiatevi le mele, uvetta strizzata, i fichi, la cannella. Spolverizzate con una manciata di pane grattugiato. Arrotolate il tutto facendo attenzione a non rompere la pasta (o lo arrotolate in un unico senso, oppure prima un lato e poi l'altro, congiungendoli al centro.
Imburrate la piastra del forno, cospargetela di pane grattugiato e adagiate delicatamente lo strudel. Spennellatelo con l'uovo sbattuto e infornate a 180° per 40 minuti o fino a quando la superficie sarà dorata.


Ecco l'interno ricco dello strudel di famiglia...



Lo Strudel per La cucina di frontiera - Calendario del Cibo Italiano - AIFB

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domenica 10 aprile 2016

Biscotti di frolla montata



Fantastico! La sfida marina di marzo, lanciata da Anna Maria Pellegrino è stata vinta da Dany & Juri del blog Acqua e Menta, Lasciamo il mare e affrontiamo una sfida golosa.
Eh si, Mtc ha un sapore dolcissimo questo mese! Quale? Quello dei Biscotti!
Felice? Si e no....Si, perchè adoro i biscotti, quelli fatti in casa, intendiamoci. No, perchè in teoria sarei a dieta, e dovrei metterlo anche in pratica! Non che sia in stratosferico sovrappeso, ma mi ballano 7 kg di troppo, che fanno la differenza per la mia salute, sia fisica che mentale, dal momento che anche se sto attenta a quello che mangio, non cambia niente....cosi' mi viene un nervoso!!
Colpa del metabolismo bradipico, della menopausa, del dopo Pasqua, delle colleghe che compiono gli anni e che portano torte come se non ci fosse piu' un domani, e visto che sto attenta a quello che mangio, che male vuoi che faccia una fettina di torta.......boh...ma anche questo mese, si attenta alla mia dieta.
Cosi, letto il regolamento, che prevede la possibilità di cimentarsi in tre preparazioni differenti....anche se la gola, la voglia di imparare nuovi impasti, la curiosità della loro riuscita, mi fanno fare mila e mila programmi...c'è la voce della coscienza che mi "obbliga" ad una scelta soltanto. Anche perchè ho solo questo fine settimana a disposizione per realizzare la mia ricetta...Quindi, ho optato per un impasto che non ho mai provato: quello della frolla montata di Leonardo di Carlo.
Letto tutti i preziosi consigli e vista la stupenda infografica della Dany....


...mi sono messa all'opera.
Ad essere sincere, volevo andare "sul sicuro" con la pasta frolla tradizionale, quella che conosco, ma quando ho letto che Leonardo di Carlo, consigliava di tenere l'impasto al fresco per 10/12 h, già ero fuori tempo massimo dalla mia disponibilità. Cosi' mi sono lanciata con l'altra scelta, dove l'impasto andava utilizzato immediatamente.
Comincio a preparare l'occorrente, a pesare gli ingredienti e...il burro non mi basta.
Prendo la macchina e corro subito al supermercato che è abbastanza vicino a casa, ed esco col panetto di burro. Cerco la farina (Rino, c'è la farina W 130/150, se per caso decido di fare quel tipo di biscotti? Si c'è, l'ho comperata, è nel mobile)...la farina aveva un'altra W!!!! Riprendi la macchina e ritorna al supermercato...un'altra persona avrebbe lasciato perdere. Ma io no. Quando mi metto in testa di fare una cosa...
Finalmente, con tutti gli ingredienti presenti e pesati, mi metto ad impastare. Riesumo persino la mia pistola sparabiscotti, cosi' mio marito non deve piu' lamentarsi che impiccia, che non la uso piu', che spesa inutile...voglio dimostragli che per questi fantastici biscotti è ritornata utile!
Bella contenta, comincio a riempirla, scelgo il disco per farli a forma di margherita, ghirlanda e stella, ma...non mi funziona. Abbastanza contrariata, tolgo l'impasto dalla pistola e riempio una sacca da pasticcere e comincio a realizzare i miei biscotti ai tre gusti diversi.
Dopo aver conciato la cucina come un campo di battaglia, eccoli qua, caldi e profumati.
Devo pero' essere sincera e farmi un'autocritica. Il gusto è buonissimo, ma se dovessi rifarli, e sono sicura che li rifaro', devo ricordarmi di lasciarli un po' piu' "cicciosi". Cosi', anzichè realizzarne 50, quanti ne sono usciti, ne escono di meno, e meno sottili. Avendo paura che si gonfiassero durante la cottura, sono rimasta piu' scarsa nello spremere l'impasto. Ma sbagliando si impara, e queste sfide servono per imparare e mettersi alla prova. Nonostante cio', sono veramente soddisfatta.
Tre diverse forme e gusto: ho aggiunto la buccia di mezzo limone biologico passata al mixer, la buccia di mezza arancia biologica anche quella passata al mixer e un cucchiaio di semi di lavanda, pestati grossolanamente nel mortaio. Attenzione a non esagerare con questi, altrimenti si corre il rischio di avere in bocca un sapore "da profuma biancheria"...
Certo, con la sparabiscotti sarebbero state piu' precise ed originali, ma io sono ugualmente contenta!

Ingredienti (per 50 biscotti "sottili")
105 g di zucchero a velo
208 g di burro a 18°-20°C
250 g di farina debole W 130/150
62,5 g di uova intere a 20-22°C (circa un uovo e un tuorlo)
buccia di mezzo limone e arancia biologici tritati finemente
1 cucchiaio di semi di lavanda

Esecuzione
Mescolare o montare leggermente con la frusta la materia grassa con sale e aromi. Unire lo zucchero e montare leggermente la massa. Aggiungere poco per volta le uova. Inserire in più volte la farina e lavorare fino a completo assorbimento.
Dividete il composto in tre parti uguali e aggiungete gli aromi


Amalgamateli bene al composto e utilizzatelo immediatamente realizzando le forme desiderate, con l'aiuto di una sacca da pasticcere. Cuocete a 140° per 15/20 minuti, fino a quando saranno leggermente dorati. Estraeteli dal forno e lasciateli raffreddare su una gratella.




con questa ricetta partecipo alla sfida n. 56 di Mtc

                                            

venerdì 8 aprile 2016

Torta del Donizét de la Bergamasca per Il Calendario del Cibo Italiano





Oggi si festeggia la GN della Torta del Dunizet, per il Calendario del Cibo Italiano per  Aifb e Ilaria Talimani ne è l'Ambasciatrice che ci racconta le origini di questa torta.
La leggenda vuole che Rossini, avendo a tavola come ospite un Donizetti afflitto e triste, fece preparare dal cuoco, un dolce. In realtà questa torta è stato ideata da Alessandro Balzer nel 1948 per celebrare il centenario della morte del compositore e operista bergamasco, che scrisse piu' di settanta opere, le piu' famose delle quali sono L'elisir d'amore,la  Lucia di Lammermoore, Don Pasquale.....
Anche lui, come altri musicisti, non ebbe vita facile, in quanto fu colpito da gravi lutti che lo portarono allo sconforto totale (dalla morte del padre, della madre e della seconda figlia, due anni dopo anche la terza figlia e la moglie, che morì di colera) tanto da fargli dire "Senza padre, senza madre, senza moglie, senza figli... per chi lavoro dunque ? Tutto, tutto ho perduto". Nonostante tutto, non smise mai di comporre opere buffe e drammi romantici.
La sifilide gli provoco' la pazzia, venne rinchiuso nel manicomio d'Ivry-sur-Seine da cui uscì solo qualche mese prima della morte avvenuta nel 1848. La sua tomba si trova nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo. E' sempre una grande emozione visitare un luogo dove è sepolto un personaggio che ha contribuito con i suoi capolavori ad arricchire il panorama musicale italiano.
E io, anche se non lo amo tanto quanto Verdi e Puccini, ho tanti ricordi legati al suo nome. Al Teatro Donizetti di Bergamo, ho suonato nell'orchestra dove ho conosciuto colui che è diventato poi mio marito. Quindi, come non avere un buon ricordo?

E per onorare questa giornata storica, ho voluto contribuire con questo dolce, che ha un disciplinare ben preciso da rispettare! Lo trovate descritto dettagliatamente qui: Torta del Donizét de la Bergamasca

Io ho ridotto le dosi, proporzionando tutto quanto.

Ingredienti
130 g Burro
 75 g Zucchero
4 Tuorli
2 Albumi n.
40 g Farina
50 g Fecola
40 g Albicocche candite a cubetti minimo
60 Ananas candito a cubetti minimo
Concentrato di maraschino alcune gocce
Vaniglia una bacca

Esecuzione
Montare il burro insieme a 60 grammi di zucchero, aggiungere i tuorli uno alla volta e amalgamare bene il tutto.
Montare a neve i quattro albumi con i rimanenti 15 grammi di zucchero ed incorporare lentamente al composto precedente.
Aggiungere gradatamente la farina, la fecola e quindi i canditi di albicocca e ananas, insieme agli aromi di maraschino e vaniglia.

Imburrare uno stampo a corona per ciambella del diametro di 24/26 cm., o uno stampo di silicone e versarvi il composto, mettere in forno a 180° per circa 40 minuti.
Lasciar raffreddare e spolverare con zucchero a velo.