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sabato 7 novembre 2015

Blog tour Aifb in Garfagnana. Atto secondo


....si riprende il tour! Ritemprate da una bella dormita e da una abbondante colazione, di primo mattino, sotto un cielo finalmente sereno, ci rechiamo a visitare Banca del Germoplasmala a La Piana di Camporgiano. La direttrice, Fabiana Fiorani, ci illustra l'importante progetto regionale che consiste nella tutela e nella valorizzazione di antiche varietà locali di piante e alberi da frutto, attraverso un recupero attivo.

Nel terreno adiacente alla Banca del Germoplasma, vengono coltivate mele lucchesi e mele casciane, il fagiolo fico, il pomodoro fragola, il cavolo di Tresillico, la mela del Giappone (una località della Garfagnana)

Il recupero di queste varietà è avvenuto chiedendo ai bambini delle scuole di portare i semi delle piante che i nonni coltivano nell’orto e il loro utilizzo. In questo modo, non solo si è recuperato il vegetale ma anche un insieme di saperi e di modi di consumo, che possono anche variare da famiglia a famiglia.
La sezione di Camporgiano è stata inaugurata nel 2008 grazie ad un accordo tra l’Unione dei Comuni e la Regione Toscana, e le varietà vegetali sono conservate sia ex situ, cioè sotto forma di semi nelle celle frigorifere, sia in situ come piante vive, nel terreno tutto attorno al piccolo edificio.


Ci sono poi i numerosi coltivatori custodi, volontari che "adottano" una o più varietà vegetali, piantandole nel loro terreno (almeno 3 esemplari per ogni varietà) per proteggerle dalle contaminazioni, contribuendo così a evitarne la scomparsa. Fabiana ci porta nel giardino di casa sua, dove ci fa conoscere il marito, e ci mostra, oltre agli altri meli, un rarissimo "melo morto", che ha regalato al marito, e che viene coltivato e difeso con estrema cura.


Tutte le varietà di piante recuperate con il contributo della comunità, vengono diffuse e distribuite ai coltivatori locali situati in un piccolo raggio, in quanto le sementi non possono essere vendute perché non sono iscritte al registro comunitario delle varietà, ma solo in quello regionale. Il processo per renderle commercializzabili, però, è reso lungo e tortuoso dalla burocrazia oltre che essere contrastato dai grandi produttori sementieri, che considerano questi progetti come una concorrenza, secondo me stupidamente, perchè si corre il rischio di perdere un patrimonio storico importantissimo!

Lasciamo i campi e ci rechiamo al birrificio La Petrognola accolti da Roberto Giannarelli, che dopo averci fatto calzare e indossare cuffie, mascherine, sovrascarpe e camici, perchè non deve entrare nessun tipo di contaminazione esterna, essendoci la presenza di preziosi lieviti, ci mostra la sua azienda, fondata nel 2002, quando decide di iniziare la produzione della birra di farro, in una piccola stanza con pochissima attrezzatura. La birra di farro inizia ad avere il successo che merita, e nel 2006 è stata premiata come miglior birra artigianale dell'anno. Roberto che ci ha spiegato minuziosamente il processo di produzione, attraverso i vari passaggi: proteasi, metamilasi, alfamilasi, la coagolatura delle proteine che sembran fiocchi di neve, l'aggiunta del luppolo, la bollitura, la centrifuga, l'aggiunta di ossigeno per far partire i lieviti che da aerobici si convertono in anaerobici, e poi l'imbottigliamento... le tipologie di birre prodotte con tutte le difficoltà e le accortezze (sopratutto igieniche) da adottare.


Dopo questa interessante visita siamo stati ospiti dell'agriturismo Il Grillo, accolti dal giovane titolare, Stefano Bertolini ci ha coccolati proponendoci un antipasto tutto a base di farro : insalata di farro, arancino al farro e quiche con farina di farro, pasta con farina di farro ed ortiche condita con un ragù bianco di salsiccia e torte e biscotti con marmellate di loro produzione.


Nel pomeriggio abbiamo avuto il piacere di visitare il Caseificio Marovelli, a Vibbiana, dove si puo' ammirare la Fortezza delle Verrucole, visitata il giorno precedente, e che oggi, vista con il sole, acquista un'aria meno "inquietante e misteriosa".
Qui, la famiglia Marovelli produce da anni formaggi, sopratutto pecorino, ricotta, jogurt ed un'altro formaggio chiamato Bagiolo, che i produttori chiamano "Bagiolo il bacio diventato formaggio".


Ormai la giornata di visite è giunta al termine e ritorniamo in hotel, dove ci aspetta una rilassante e buonissima cena

Il tempo di postare qualche foto sui social, ridere a crepapelle con Elena, la mia compagna di stanza, per i selfie piu' terribile del secolo....e di nuovo a nanna....domani è l'ultimo giorno e ci aspettano altri programmi, si paventa la possibilità di escogitare un piano B, visto che saremo in "esterna" tutto il giorno e il tempo non promette nulla di buono....ma staremo a vedere, domani è un'altro giorno, come disse Rossella in Via col vento.....










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