lunedì 27 novembre 2017

Il pane dolce dello Shabbat per Michael, Micol ed Eleonora


Vi chiederete il perché di quel " ciao Michael" e chi sono anche Micol ed Eleonora. E' una storia lunga o forse anche no. Dipende dalla piega che prenderà questo post, scritto di getto e nemmeno riletto, d'istinto e seguendo le emozioni. Michael, Micol ed Eleonora, sono tre persone che si sono incontrate sulla strada della vita. hanno vissuto emozioni, momenti tristi, difficili e momenti fantastici. Sono persone speciali l'una per l'altra, che sono entrate a far parte anche nella community Mtc. 
Eleonora già presente con il suo blog Burro e miele trasformato poi a quattro mani con l'arrivo di Michael. Abbiamo accolto questo professore, di bellissimo aspetto, con un sorriso speciale, che ha fatto esclamare a tutte le donne della community un "ahhhh ppppero'!!", prima con un po' di timore e titubanza, e poi, una volta rotto il ghiaccio, con la nostra prorompente e contagiosa dose di "sana follia", abbiamo imparato a conoscerci un po' meglio, a farci insieme quattro risate o a parlare di argomenti seri, legati all' alimentazione. Tutto è filato liscio, come in una bella favola. Ma anche nelle belle favole arriva sempre il cattivo di turno.
La community, quando meno se l'aspettava, è stata scossa da questo fulmine a ciel sereno. Le condizioni di salute di Michael, il professore, il Doc, come lo chiamavamo, colui che guardavo con una dose di rispetto e simpatia, che pensavo fosse indistruttibile, che fosse impossibile che si ammalasse....ecco, è stato ricoverato in ospedale. 
In un attimo, grazie alla tecnologia, c'è stato un susseguirsi di notizie e aggiornamenti.
Ci siamo strette virtualmente tutte intorno a Micol, la moglie e a Eleonora, la figlia. Chi pregando, chi lanciando pensieri positivi, chi alla sua maniera insomma. Abbiamo postato pensieri, canzoni, dediche. La prima cosa che facevo al mattino, al risveglio, andavo a curiosare sulla pagina fb, con le gambe che tremavano e lo stomaco stretto stretto, gli aggiornamenti. Già al mattino presto, complice il fuso orario e il filo che legava e lega la famiglia del Doc, con Alessandra, la "mamma" dell'Mtc, si veniva informati quasi in tempo reale. Il Doc, quando si sarebbe ripreso, avrebbe passato giorni e giorni a leggere tutte le nostre dediche. Poi il 6 novembre, un piccolo miracolo, una piccola ripresa. Il suo amico e collega Yanai Ben Gal ci esortava a continuare cosi, pur non sapendo o non capendo bene che cosa in realtà stessimo facendo, ma la nostra unione e il filo conduttore che animava tutta la community per il mondo, stava portando i suoi frutti. Tutti abbiamo tirato un piccolo sospiro di sollievo. Non dovevamo demordere. La tensione e l'unione erano palpabili tanto erano intense. La sinergia che si è creata tra di noi era ed è forte, perchè non siamo solo virtuali, perchè con l'andare del tempo e in qualche occasione ci siamo conosciute di persona. Quindi sappiamo e sapevamo il potenziale che potevamo sprigionare.

Poi, un giorno, riceviamo la notizia che il Doc doveva subire un lungo e delicato intervento e che servivano tutte le preghiere e pensieri possibili e immaginabili. Come per la prima volta. Allora ecco che ci siamo riunite ancora virtualmente. Con maggiore intensità. Con maggiore ansia. Sempre con la speranza che passata questa tempesta, ci saremmo fatti tutti quanti una bella e sana risata liberatoria e un "te possino, che spavento ci hai fatto prendere Doc, non farlo mai piu'"....

Ma la mattina del 13 novembre, quando ho letto "Il nostro dottore non c'è piu'......." si è fermato tutto.
Continuavo a leggere "Il nostro dottore non c'è piu'...il nostro dottore non c'è piu'"....e non riuscivo ad andare avanti. A cosa serviva sapere il perchè? Purtroppo, le preghiere e i pensieri non sono bastati. 
La sana e bella risata liberatoria ha lasciato spazio allo sconforto, alla tristezza, all'incredulità, alle lacrime. Come era possibile? Ho preso questo come una specie di "tradimento". I nostri pensieri e preghiere, non sono stati sufficientemente forti da sfidare un destino già scritto. 

Inutile dire che la sfida mensile che anima la community, è stata sospesa. E' vero che "the show must go on", ma in una community come questa...chi aveva voglia di lanciarsi nella sfida?
Si sono susseguiti pensieri, ricordi, frasi, canzoni che mi hanno immagonito e intristito. Perchè sono venute a galla le mie di "ferite". Perchè non è mai giusto perdere una persona cara cosi' a "tradimento", quando hai ancora "bisogno" di lei, stai condividendo con lei una parte importante della tua vita, quando vuoi capire e sapere ancora tante cose. Ma cosi' è stato. E non si puo' fare niente se non stringerci in un abbraccio corale e virtuale verso chi è rimasto.
Anche le parole del professor Yanai, che ha assistito all'intervento, e immagino la disperazione che ha provato in quel momento, mi hanno commosso: "E' ora che io lasci questo fantastico gruppo. Non senza ringraziarvi per tutti i pensieri e i segni di apprezzamento che ho ricevuto in questi giorni. Allora, addio persone adorabili, grazie ancora, per tutto il vostro sostegno. Avrei voluto fare di piu'"
Non so se si poteva fare di piu' di cosi'. So solo che come tutti i lutti che vanno elaborati, digeriti, accettati, ci vuole del tempo. Molto tempo. Anche se so che non è cosi'. E' un taglio profondo che si apre nel cuore ed è una ferita che non si rimarginerà mai, perchè quel cuore pulsa sempre, è sempre vivo e non permette la cicatrizzazione. Forse si attenua un pochino. Ma forse.

Che dire ancora, che non appaia stupido, scontato, inutile...non dico forza, vedrete che passerà, fatevi coraggio ecc....se c'è bisogno di piangere, incazzarsi, urlare di rabbia, riappacificarsi con i ricordi o altre emozioni che raffiorano pian piano o dirompenti, fatelo, carissime Micol ed Eleonora. 
Ora Michael, il Doc, sarà sempre presente in ogni luogo dove voi sarete. (e che cavolo pero', era piu' logico e meglio fosse presente anche lui!!). Il Doc che prima andava da New Dely a Tel Aviv con la stessa facilità e frequenza di come io prendo la metropolitana per girare in città.....il Doc che non ho mai voluto "disturbare" piu' di tanto con le mie domande che potevano sembrare semplicistiche e inopportune, quindi messe da parte, lasciando magari piu' spazio al tempo che verrà....ecco, anche qui ho sbagliato i tempi e mi pento di non aver osato di piu'....hai ragione Ele, ora New Dely non sarà piu' la stessa.

E come ha detto lui, sarà in alto a sinistra.....sarà li a vegliare su di voi, ad accompagnarvi anche nelle decisioni piu' difficili o leggere, in un tramonto, un arcobaleno, in una lacrima e in un sorriso. in un'altra dimensione, che solo voi sentirete cosi' presente e palpabile, perchè lo avete amato fino all'ultimo respiro.

Ecco il perchè di questa ricetta dedicata. Che non avrei mai voluto dedicare. Un omaggio da parte mia e di tutte noi, che a nostro modo abbiamo voluto ricordare il Doc. Chi ha avuto la fortuna di averlo conosciuto di persona, chi solo virtualmente, ma che comunque ha lasciato un bel ricordo di lui in Mtc. 
Già avevo preparato questo Pane dolce del sabato, con un altro ripieno, dedicandolo ad Ele, con altre motivazioni. 
Questo invece, l'ho preparato col magone. Perchè ha un altro significato. Perchè...perchè non è giusto, perchè non doveva finire cosi....

Ingredienti
per due trecce ripiene:
500 gr di farina 0
2 uova grandi medie (circa 60-62 gr con il guscio)
100 gr di zucchero
20 gr di lievito di birra 
125 ml di acqua tiepida
125 ml di olio extra vergine d'oliva
10 gr di sale
100 gr di uva passa 
un tuorlo d'uovo
un cucchiaio di acqua
semi di sesamo e papavero

Esecuzione
Prima di tutto e importantissimo, setacciare la farina.
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare, versare poi l'olio e per ultimo le uova, uno ad uno, fino alla loro incorporazione. Lavorare fino a che l'impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare per almeno due ore, dopodichè, sgonfiare l'impasto e tagliarlo in due parti uguali. Tagliare poi ognuna delle parti in tre.
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 15. Spargere l'uva passa sulle tre parti.
Arrotolarle poi sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lungi "salsicciotti".
Unirli da un capo e cominciare ad intrecciare
Ripetere l'operazione per la seconda treccia. Adagiare le trecce su una placca da forno unta di olio. Lasciare lievitare ancora due ore.
Sbattere il tuorlo d'uovo con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sulla superficie; spolverare di semi di sesamo o papavero.
Infornare in forno già caldo e statico a 200°C per circa 15-20 minuti.




.....e per concludere, questa ultima foto. Quella che preferisco. Che ritrae le mani del Doc e Micol che in diversi momenti della loro vita, hanno condiviso con noi sui social.
Mani che hanno inpastato (Challah) insieme ad Ele, che hanno amato, che hanno suonato, che hanno accarezzato e consolato, che hanno dato forza, che hanno compiuto miracoli...Mani che non faranno piu' niente di tutto cio'. Ma che chi le ha strette le porterà sempre nel proprio cuore.

Un abbraccio gigante che non sapete quanto, carissime Micol ed Eleonora. 

Bennato, nella sua canzone L'Isola che non c'è dice....Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino.Poi la strada la trovi da te,Porta all'isola che non c'è.....
Dal 13 novembre, guarderemo con occhi diversi in alto a sinistra pero', perchè l'hai indicato tu, a Lolo, che ha detto:
- No, mamma, ti sbagli. Gli animali muoiono, ma le persone no. Le persone rimangono, basta       guardare in alto a sinistra per trovarle.
- Lolo, ma dove l'hai sentita questa?
- Me l'ha detto lui, quindi è vero. 
e che magari sei già su quell'isola che non c'è....mannaggia Doc...e le volte che mangero' o faro' del fritto, mi verranno in mente le tue parole...."il fritto fa bene"......

"ciao Michael" 


domenica 19 novembre 2017

Festa de Lo pan ner a Introd, Valle d'Aosta



La mia avventura inizia dal bellissimo B&B Le renard d'Introd, un gioiello immerso nel verde di prati e boschi, a 850 mt di altitudine, dove regna una pace che ti ristora e ti riappacifica col mondo intero, tanto che non vorresti piu' andare via da li per davvero. 
Nella parte privata dell'abitazione, arredata con un gusto raffinato ma senza eccessi, spicca un pianoforte mezza coda con appoggiati spartiti di ogni genere. Per ovvi motivi mi piace ancora di piu'!
I gestori, Alessandro e Andrea, mi mettono subito a mio agio, con la loro gentilezza e senso di ospitalità e mi servono una colazione stupenda, tutta preparata in casa dalle sapienti mani di Andrea, persino lo yogurt! Il tutto con il sottofondo delicato di musica jazz, e una splendida vista sulla valle.

Starei qui tutta la giornata, ma il dovere chiama. Eh si, perchè non sono in vacanza, ma sono qui per assistere ad un evento molto importante, la Festa de Lo Pan ner, ovvero Festa del pane nero, che si è tenuta nelle giornate 14 e 15 ottobre in Valle d'Aosta, Lombardia e Svizzera, durante le quali più di 50 comuni hanno riacceso i propri forni comuni per cuocere le tradizionali pagnotte di pane nero delle Alpi . AIFB (Associazione Italian Food Blogger), partner di questa iniziativa con la Regione autonoma della Valle d’Aosta, ha inviato 7 soci: io, CamillaTizianaElisabettaMonicaMaria Teresa e Cinzia, del Direttivo Aifb, che ha organizzato tutto quanto, per un blog tour nei vari paesi della regione che hanno partecipato alla festa del pane nero, nella giornata di sabato 14. E io sono stata "adottata" per l'occasione, dai simpatici "panificatori" di Introd. Persone comuni, che hanno altre attività, ma che per l'occasione si ritrovano a panificare questi splendidi pani con un entusiasmo e un' allegria contagiose!
Sono le 8 di mattina e mi incammino su per la salita verso il forno. L'aria è fresca ma piacevole.
Una volta arrivata vengo accolta da tutta la "banda del forno": Daniel, Roberto, Franco, Andrea, Marzia, Mathieu e Claudia che tra di loro parlano in Patois. Qualcosa ci capisco, ma molto poco. Pero' è bellissimo sentirli parlare tra di loro in quella lingua, con una cadenza quasi musicale. 
Lungo la strada e in prossimità del forno, ci sono palloncini e locandine che richiamano l'attenzione dei passanti. Ma come potro' constatare durante la giornata, le persone conoscono da anni questa manifestazione, e acquistano ad occhi chiusi senza chiedere piu' di tanto in proposito. Anzi, si fermano a parlare con i volontari del forno del piu' e del meno. Invece, le persone che passano di li per caso, e si distinguono perchè hanno la macchina fotografica al collo, chiedono persino di vedere come si fa il pane, e allora vengono invitati a entrare e ad assistere brevemente alla lavorazione.



Daniel è l'addetto al fuoco, che prepara con grande cura, perchè alla base di tutto c'è anche la giusta temperatura del forno.
Comincia a preparare la legna che non deve essere resinosa ma asciutta. Prepara un intreccio di ceppi all'imboccatura del forno, che spinge poi dentro con due lunghi pali e attizza il fuoco. E controlla che abbia preso con grande attenzione.

E mentre il fuoco arde, cominciamo a impastare gli ingredienti per formare le pagnotte.
Le dosi per preparare in casa il pane nero, della ricetta tipica valdostana sono:
Farina di segale integrale g 550
Farina di grano tenero tipo 0 g 250
Farina di grano tenero integrale g 200
Acqua g 620/650
Sale g 20
Lievito di birra g 20 *
*(in alternativa, lievito madre in quantità appropriata)
Ovviamente in questa giornata le dosi sono state aumentate....50 kg di farina, 5 kg farina di segale, 28 l di acqua.....

Si comincia col scaldare l'acqua sulla classica stufa a legna,a pesare gli ingredienti , a sciogliere il lievito.

Si mette tutto quanto nell'impastatore e si copre con un lenzuolo e una coperta di lana. Trascorsa quasi un'ora, si fa la "prova fiammifero". Si fa un buco nell'impasto e si accende un fiammifero. Se si spegne vuol dire che ci sono ancora i gas presenti nell'impasto. Se invece rimane acceso, vuol dire che l'impasto è pronto per essere lavorato. Vengono staccati grossolanamente dei pezzi, che prenderanno poi la forma di pagnotta, e si lasciano riposare sotto lenzuolo e coperta di lana.


Intanto il fuoco arde che è una meraviglia, scaldando tutta la volta del forno, che se diventa bianca, vuol dire che ha raggiunto la giusta temperatura.


Si riprendono i pezzi che avevano riposato sotto la coperta, si pesano, e si comincia a formare la pagnotta. L'impasto "grezzo" prende una forma piu' liscia e d armoniosa. Il profumo che si sente è fantastico.


Man mano che le pagnotte sono formate, si adagiano su tavole ricoperte da lenzuola e coperta di lana, sotto la quale riposano ancora fino alla lievitazione. Trascorso il tempo, vengono riprese poche alla volta e viene praticato un taglio, in questo caso a forma di spiga. 
Siccome una volta il forno del paese serviva a infornare il pane dei diversi nuclei familiari, ognuno aveva un suo simbolo o segno di riconoscimento, Quindi possiamo trovare pani con diversi tagli.
Anche qui ci vuole maestria, che si acquisisce col tempo. Il taglio deve essere della giusta profondità. Se si incide troppo si aprirebbe la pagnotta, Se si incide poco, non si cuocerebbe in maniera uniforme.

Si procede poi a dare forma anche ai galletti che vengono regalati ai bambini. Uvetta sultanina per fare l'occhio, ed è pronto per essere infornato.
Questa forma, che si trova sui campanili delle chiese e sui tetti delle case, è per ricordare l'influenza francese, che ha come simbolo appunto il gallo.

Mentre i pani prendevano forma e messi a lievitare, Daniel, si occupava della brace. Anche questo è un momento importante e fondamentale per la buona riuscita della cottura. 
Viene fatta cadere la cenere in una fessura all'imboccatura del forno, che viene poi prelevata in fondo da uno sportellino, facendo attenzione a rimuoverla completamente.

Una volta svuotato, l'interno viene lavato con uno straccio per rimuovere ogni risiduo. Ecco perchè c'è sempre un lavatoio di fianco al forno!
Una volta lavato tutto, si chiude immediatamente lo sportello, per evitare che si raffreddi l'interno.

Le pagnotte man mano vengono intagliate, adagiate su una lunga tavola e portate fuori per essere infornate. Anche qui il gioco di squadra è importante. Con gesti ormai consolidati nel tempo, le pagnotte, una alla volta, vengono adagiate sulla pala e inserite nel forno iniziando dal lato sinistro e a semicerchio per essere sicuri che tutte abbiano lo stesso grado di calore. Niente è approssimativo e lasciato al caso!

Mentre i pani cuociono, si rientra nel forno, perchè non è mica finita qui! Si devono preparare i pani dolci! E intanto curioso un po' in giro....
Questa è la madia dove una volta si impastavano gli ingredienti per fare il pane. La fatica era ben diversa in confronto a quella che si fa ai giorni nostri, grazie all'aiuto di grandi impastatori. Il risultato è uguale, ma forse toglie un po' di magia, poesia, esperienza....come per tutti gli impasti fatti a mano, l'impasto prende forma sotto le proprie mani, e solo la sapienza e l'esperienza fanno dire e sanno capire quando è pronto.

La scritta in Patois:
"Sensa pan e menti fei pa bon voyatze, lo bon pan làt lo flo de la chau
La farenna di dzallo feit pa de bon pan. Lo pan di mètre l'at sat croute"
dovrebbe significare, come mi ha tradotto Floriano, il collega trombonista valdotain di mio marito:
"Senza pane e mantello non si fa buon viaggio. Il buon pane ha il profumo della cenere.
La farina del diavolo non fa del buon pane, il pane dei maestri ha una crosta particolare"



Burro e latte vengono scaldati e mescolati. Di solito è un'operazione che si fa con le mani, ma visto che è un po' troppo caldo...viene mescolato con una banalissima pala. Anche qui le quantità di burro, latte, uvette e fichi secchi fanno "rabbrividire" per la dose....
I fichi vengono tagliati a pezzetti, mescolati insiene all'uvetta sultanina e aggiunti all'impasto.
Il procedimento è uguale a quello del precedente impasto, con le stesse fasi di lievitazione, formazione pani, riposo sotto la coperta e formazione pagnotte, alla quale partecipo pure io!


Mentre le pagnotte dolci riposano sulle tavole e sotto la coperta, andiamo a togliere il pane dal forno. Per capire se è cotto, viene tamburellato il fondo. Se fa un bel suono, che si capisce anche qua con l'esperienza, si toglie e si adagia su una grande tavola di legno. Anche il galletto è pronto!!
Mentre fuori dal forno si toglievano i pani, all'interno si procedeva a fare i tagli su quelli dolci, adagiarli sulla tavola di legno e portati fuori per la cottura.
Mentre aspettiamo la cottura dei pani dolci, vendiamo i pani preparati precedentemente, che sono ancora caldi, beviamo vino da una tazza sbeccata, che ci passiamo con allegria l'uno all'altro. Non c'è tempo per fare gli schizzinosi! E' un momento conviviale unico. Ci fermiamo un attimo perchè sta passando una mandria di mucche che stanno scendendo dalla malga per ritornare alla stalla, dopo la lunga stagione estiva. Il suono dei campanacci e l'invasione della strada sono un momento quasi magico. Adulti e bambini si fermano con gli occhi spalancati.
I pani dolci sono pronti! IL profumo che si sente nell'aria è qualcosa di indescrivibile.

E ora che i pani sono stati cotti e venduti quasi tutti, possiamo pensare a mangiare. Ci sediamo alla tavola di legno dove fino a poco prima avevano lievitato i pani. E mangiamo formaggi, salumi,torte salate, verdure sott'olio e bevuto ottimo vino.
La "banda del forno piu' scalchignato della valle", cosi' l'ha soprannominato spiritosamente Claudia, si scusava per il pranzo rustico e parco, che non erano riusciti a preparare altro...ma li ho rassicurati dicendo che era stupendo condividere questi attimi cosi' naturali e spontanei, condividendo prodotti genuini, preparati in casa, semplicemente fantastici.

Ora che siamo sazi e che i pani sono stati quasi tutti venduti, ci mettiamo in posa per la tradizionale foto di gruppo, che servirà come foto ufficiale per la giornata che si svolgerà il giorno seguente ad Aosta.

La giornata sta quasi volgendo al termine. Ci trasferiamo tutti giu' alla piazza di fronte alla Maison Bruile, dove vengono venduti i pochissimi pani rimasti, sorseggiando succo di mele e vino caldo speziato leggermente dolce, accompagnato da tozzetti di pane secco, che vengono ammorbiditi dal vino, chiamato Seuppa de l'âno, cioè zuppa dell'asino, forse perché se ne mangi/ bevi una scodella scopri la vicinanza tra l'uomo e l'animale! 

Insieme a Daniel andiamo a visitare il Museo Etnografico Maison Bruil- Maison de l'alimentation uno dei piu' importanti esempi di architettura rurale del Gran Paradiso. Tutti gli spazi necessari all'uomo e agli animali erano raggruppati in spazi ben definiti, sotto lo stesso tetto. Si trovano "la crotta" cioè la ghiacciaia naturale, lo spazio per l'essicazione, la cantina, il solaio, insomma, merita davvero una visita per capire come vivevano e conservavano tutto cio' che coltivavano e producevano, i contadini che abitavano questi luoghi.

Finchè c'è luce, mi addentro tra i vicoli di Introd. Un paese veramente pittoresco. Il suo nome deriva da Interaquas, in francese Entre eaux, per la sua posizione tra la valle di Rhémes e Valsavarenche, che fanno parte del Parco del Gran Paradiso. Da visitare sicuramente Maison Bruil, il Castello del 1260. passare sul ponte alto piu' di 80 mt costruito durante la Prima Guerra Mondiale. Questi luoghi sono famosi anche perchè in località Les Combes, una piccola frazione, Papa Giovanni Paolo II trascorreva le sue vacanze estive.

Un bellissimo tramonto mi fa capire che la giornata è giunta al termine. E' stata una giornata piena di emozioni, novità, scandita da momenti di attesa, gesti, parole, risate.
Una giornata fuori dal comune. Perchè ormai siamo abituati quasi tutti a comperare il pane nella grande distribuzione. A volte in eccesso, E tante volte lo si butta con leggerezza. Un gesto che dovrebbe far pensare. Dietro alla lavorazione del pane c'è una ritualità, un lavoro e una tradizione, che non si devono perdere assolutamente. Una volta i forni dei paesi erano un grande momento di aggregazione. Le famiglie si riunivano e panificavano per tutto l'anno. Dovremmo portare tutti piu' rispetto per questo alimento che accompagna le nostre pietanze e che ha una storia veramente antica. Un paio di anni fa ho fatto una ricerca sui forni tradizionali, i pani delle feste e tutte le tradizioni che ruotano intorno al pane. Trovate il mio articolo qui: Pani tradizionali delle Valli di Lanzo

Il giorno successivo, dopo un'altra fantastica colazione B&B, salutati Alessandro e Andrea, mi dirigo verso Aosta dove incontro le altre socie, (foto "rubata" a Monica) in piazza Chanoux, dove prosegue la festa. Abbiamo allestito lo stand dove pubblicizziamo le ricette preparate appositamente per l’occasione, partecipando ad un contest indetto dal comitato organizzatore, in collaborazione con la Regione Autonoma. Tutte le ricette prevedono il pane di segale come ingrediente principale della preparazione.



La giornata è davvero terminata. Si ritorna a casa con un sacchetto pieno di pane nero e dolce, formaggio, lardo....con il ricordo dei giorni passati tra montagne e gente stupende, che ci hanno dato l'occasione e l'onore di partecipare ad una festa cosi' unica e ricca di tradizione.

E poi, tra le altre cose, parlando con un signore, che ha un B&B proprio di fronte al forno, ho scoperto che era il marito di una ex violoncellista, sorella di una violinista che conoscevo da ragazza ma che avevo perso di vista. E conoscevo il loro papà, violinista dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Milano, quando ancora esisteva questa realtà. Mi ha mostrato l'album delle fotografie che lo ritraevano e mi sono davvero emozionata. E una volta arrivata a casa l'ho ricontattata. Bè, è stato un momento emozionante pure questo.
Questo viaggio mi ha portato tante cose, che terro' per sempre nel mio cuore. Quindi, davvero grazie a tutti quanti.